Lo chiediamo al dott. Stefano Montanari laureato in Farmacia nel 1972 presso l’Università di Modena con una tesi in microchimica, già insegnante di nanotecnologie e nanopatologie presso la scuola IFOA (Istituto Formazione Operatori Aziendali), autore di numerosi articoli scientifici sulle nanopatologie e sull’inquinamento ambientale, autore e coautore di diversi libri scientifici e divulgativi sull’argomento delle nanopatologie.
Dal 2004 riveste la carica di Direttore scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di Modena. Insieme alla dott.ssa Antonietta Morena Gatti bioingegnere,ha fondato“Free Health Academy” , la “piattaforma ideata per trattare temi di attualità, alimentazione, scienza, ricerca, medicina, salute, ambiente e analisi di laboratorio con i relativi risultati”, si apprende dal suo sito (link sotto).
Per qualche milione di anni, con enormi differenze di tempo, di luogo, e di caratteristiche di clima, flora e fauna, l’Uomo si è curato con ciò che la Natura (di cui l’uomo fa parte) gli metteva e gli mette a disposizione.
Poi, poco più di un secolo fa, l’uomo ha cominciato a modificare alcuni prodotti naturali come, ad esempio, l’acido salicilico trasformato in acetilsalicilico (Aspirina), e poi si è dato a sintetizzare in laboratorio molecole che avevano il vantaggio di non richiedere raccolte di piante, limitazioni territoriali e attese per il raggiungimento del cosiddetto tempo balsamico della pianta, e di poter produrre tutte le quantità desiderate.
Da lì è cominciato l’allontanamento “farmaceutico” dalla Natura e l’introduzione in farmacologia di sostanze artificiali di cui non si aveva esperienza.
Era inevitabile accorgersi che le sostanze di sintesi consentivano margini di guadagno irraggiungibili con quelle naturali. Ed era altrettanto inevitabile che il concetto di business si sovrapponesse all’etica ippocratica della salute. È raro che morale e denaro convivano in virtuosa armonia. Da lì la lobby in cui i concorrenti, alla fine, mangiano tutti allo stesso tavolo.
Mira a far cronicizzare le malattie per non perdere i propri clienti?
In un libro che ho scritto e che è in via di pubblicazione c’è un paragrafo che può essere esplicativo: “Le persone sane sono dei malati senza saperlo” faceva dire il commediografo francese Jules Romains ad un suo personaggio, e nel 1976, Henry Gadsen, allora direttore della casa farmaceutica Merck, la produttrice, fra l’altro, del vaccino contro il Papilloma virus, in un’intervista concessa alla rivista Fortune dichiarò: “Il nostro sogno è produrre farmaci per le persone sane. Questo ci permetterebbe di vendere a chiunque”. E lo scrittore satirico austriaco, ceco di nascita, scriveva: “Una delle malattie più diffuse è la diagnosi.”
Le ditte farmaceutiche, ora ricchissime e potentissime, esercitano un’influenza determinante sul concetto di salute e sulla preparazione dei medici. È cosa ormai abituale, per esempio, che certi parametri quantitativi come, tra i molti altri, colesterolemia, glicemia, o valori di pressione arteriosa, siano modificati da personaggi che, di fatto, altro non sono se non impiegati delle ditte farmaceutiche. Così, con un tocco di bacchetta magica, milioni di soggetti perfettamente sani sono trasformati d’incanto in casi clinici e, inevitabilmente, in clienti. Il dramma è che molti medici, spesso in buona fede, ci cascano.
È vero che la devastazione delle cure naturali è stata fatta dalla Dinastia Rockefeller verso la metà dell’1800?
Che quei signori abbiano una responsabilità è innegabile, ma sono stati in parecchi altri a saltare sul carro. Oggi, soldatini spendibili di un business multimiliardario, abbiamo personaggi travestiti da medici o, addirittura, da scienziati, che si prodigano per far credere che le sostanze naturali siano inattive quando non persino dannose.
Santa Ildegarda di Bingen, monaca benedettina mistica medievale tra le altre cose, fu autrice di numerosi libri di medicina, salute e nutrizione molto interessanti, vero?
Per prima cosa bisogna sfatare un convincimento creato ad arte: quello che la Medicina sia una scienza. Nulla di tutto ciò: la Medicina non ne ha le caratteristiche fondamentali, ed è nient’altro che una disciplina che si deve servire di conoscenze scientifiche prodotte da altri. La Medicina si basa sulla statistica: un farmaco guarisce una persona, è inefficace su altre, è dannoso su altre ancora. Un parametro quantitativo indica malattia per una persona ed è indifferente per un’altra. Quindi, non scienza ma esperienza che ci dice quali sono i limiti statistici entro cui ci si può muovere. Se l’esperienza è quella di qualche anno di uso di una molecola o di parametri accolti “perché lo dico io”, la Medicina precipita nel grottesco. Santa Ildegarda scriveva riportando esperienze più che millenarie e, dunque, molto meno inaffidabili di quelle, oggettivamente inesistenti, della Medicina spacciata oggi.
Ogni individuo è un mondo a sé stante, ma i pazienti vengono trattati allo stesso modo seguendo protocolli?
L’uomo è in assoluto l’animale più complesso del Pianeta, e non esistono due individui biologicamente sovrapponibili. I protocolli sono la resa incondizionata della dignità dei medici e una sciagura per i malati. Nel libro in pubblicazione di cui dicevo scrivo: “Ormai molti anni fa, nella prima metà degli Anni Settanta del secolo scorso, mi trovavo negli Stati Uniti per una serie di relativamente brevi soggiorni presso alcuni ospedali.
Una delle cose che più mi lasciarono perplesso fu il vedere degli avvocati che si aggiravano nei vari reparti, distribuendo biglietti da visita. Il motivo di quelle insolite presenze, mai viste in Italia, mi fu spiegato da un amico cardiochirurgo. Gli avvocati invitavano i pazienti reduci da terapie o da interventi chirurgici a portare in tribunale i medici che si erano presi cura di loro, esistesse o no un motivo. L’accordo era che, se il giudice avesse assolto il medico, nessuna spesa sarebbe stata imputata al paziente che era ricorso in giudizio. Nel caso di una condanna, invece, avvocato e cliente si sarebbero spartiti il “bottino.” Dunque, una proposta di scommessa vantaggiosa: per chi promuoveva la causa non c’erano rischi economici, ma c’era solo la mira di ricavare qualcosa o, magari, molto più di qualcosa, stanti le consuetudini vigenti nei tribunali americani. E spesso la proposta era accettata.
Senza entrare in alcun modo in commenti e in discussioni sulla giustizia e sul modo di gestirla, non era poi così raro che un avvocato abbastanza esperto trovasse qualche appiglio per far condannare il medico.
Come è prassi più o meno dovunque, i medici statunitensi erano tutti assicurati, e le assicurazioni si trovavano sempre più spesso a dover fare fronte alle spese legali crescenti dei loro assicurati. Inevitabilmente, i premi richiesti alla clientela schizzarono a cifre sempre meno sostenibili e, inoltre, quando il medico si ritrovava ad essere condannato penalmente, non c’era copertura assicurativa che tenesse: la responsabilità penale è personale. Era ovvio che bisognava difendersi, e non si tardò troppo a trovare la maniera.
Gruppi di professionisti della Medicina riconosciuti come autorevoli furono incaricati di compilare le metodiche diagnostiche e terapeutiche per ogni condizione patologica, e così nacquero i cosiddetti “protocolli”.
Se il medico fosse finito in tribunale, il giudice, ovviamente ignorante non solo dei risvolti più complessi ma quasi sempre delle basi stesse della Medicina, avrebbe domandato all’imputato se, nel caso di cui si dibatteva, si fosse attenuto al protocollo. A quel punto, la difesa avrebbe sciorinato tutto l’elenco dei passaggi cui era stata sottoposta la presunta parte lesa, lo si sarebbe confrontato con il protocollo santificato dai luminari, e, se tutto fosse risultato burocraticamente coincidente, l’assoluzione sarebbe stata certa. Per gli addetti ai lavori, questa si chiama “Medicina Difensiva”.
La medicina naturale, legata ad una sana alimentazione, all’attività sportiva promuove un benessere non solo fisico, ma anche mentale individuale e collettivo secondo le esigenze di ciascuno?
Più o meno 25 secoli fa, Ippocrate sosteneva che la prima medicina è il cibo. Purtroppo, l’alimentazione sta cambiando radicalmente strada, e si vedano, ad esempio, le porcherie industriali di cui si rimpinzano i bambini o i locali di fast food sempre affollati. È un fatto che la maggior parte degli inquilini di questo pianeta, quelli che vivono nel mondo ricco, ignorano le proprietà degli alimenti, proprietà che vanno dal benefico al vero e proprio veleno. Come accade per i farmaci, anche la percezione del cibo è stata efficacemente distorta dalle industrie, tanto che molto spesso si preferisce l’alimento addizionato di sostanze deleterie a quello naturale, perché così si è addestrati. Quanto all’attività sportiva, mi pare che oggi ci sia una specie di ripresa, e così anche per quanto riguarda l’approccio spirituale alla vita. Spero di non sbagliare.
Dai semi alle terapie digitali, dalle pillole alle biotecnologie, passando per la terapia genica, fino ai vaccini a mRna. Possiamo fare un breve nella storia del farmaco?
Per milioni di anni i vegetali sono stati le nostre medicine, così come continuano ad essere per gli animali allo stato brado. Credo che tutti abbiano visto animali carnivori (trasformati da noi quasi in onnivori) mangiare occasionalmente delle erbe, e questo perché la Natura li accompagna verso il recupero del loro equilibrio. Noi, invece, siamo stati ipnotizzati al punto di affidarci a prodotti sempre più lontani dalla Natura, fino ad arrivare alla follia di modificare il nostro patrimonio genetico. Da non credente ma da curioso delle religioni, non posso non vedere la stretta somiglianza di questo atteggiamento con quello dell’angelo che volle sfidare Dio e che finì all’inferno. Per quanto riguarda i cosiddetti “vaccini” a mRNA, a me viene da sorridere. Chiunque abbia nozioni di tecnica farmaceutica non può non sapere che i vaccini sono altra cosa e che si sta giocando con il fuoco.
Il siero covid è stato utilizzato come apripista per l’autorizzazione delle biotecnologie (mRna, adenovirus…) applicabili poi in tutti gli ambiti farmaceutici?
Le aziende farmaceutiche hanno lavorato per anni in modo perverso ma, sotto qualche aspetto, ammirevole. Lo dico da sportivo che riconosce la forza dell’avversario. Piano piano, con abilità, con pazienza, e senza lesinare sulle spese, queste sono arrivate a dettare le regole per la politica, a modificare il concetto non solo di Medicina, ma addirittura di scienza cancellando ciò che poteva essere imbarazzante, introducendo vere e proprie assurdità, e a rendere culturalmente e psicologicamente dipendenti miliardi d’individui. Ora, da anni, sono riuscite a commercializzare prodotti privi di qualunque sperimentazione, totalmente al di fuori di ogni esperienza pregressa, e persino a far diventare il loro uso obbligatorio a fronte di pene severissime per i non osservanti. Sono in molti a non sapere che certi prodotti di largo uso sono tecnicamente illegali. Eppure…
I farmaci curano poco, alleviano i sintomi, ma non risolvono la causa?
Questo è un altro dei malintesi in cui siamo caduti. Il sintomo non è altro che il segnale trasmesso dall’organismo per dirci come ci sia qualcosa che non funziona. È come la lucetta sul cruscotto che indica la scarsità di carburante nel serbatoio o la pressione dell’olio troppo bassa. È ovvio che non posso illudermi che, spegnendo la lucetta, il serbatoio si riempia di carburante o che la lubrificazione torni ad essere corretta. Nascondere i sintomi non è troppo difficile, ma non avremo fatto altro che lasciar progredire la malattia senza che scatti l’allarme. Insomma, in fondo, facciamo un danno. Un mal di testa passa con la pastiglietta, ma può essere dovuto a mille cause diverse, da una notte insonne a un bicchiere di troppo, da una postura scorretta a un cancro. Passa tutto, tranne che la malattia. Noi ci siamo imbattuti in militari che, al ritorno dalle missioni, tenevano comportamenti strani e fastidiosi per gli altri. La soluzione applicata era costituita da psicofarmaci che, di fatto, rendevano meno sgradevole il soggetto. Il problema di cui ci rendemmo conto era un cancro del cervello, e con lo psicofarmaco…
La storia della vaccinazione è lunghissima. Ciò che ha dato la svolta è l’idea di fine Settecento di un medico inglese che lavorava in Scozia, un tale Edward Jenner, che sentì come, almeno a detta degli abitanti del luogo, i mungitori di vacche affette da vaiolo bovino erano più resistenti degli altri individui al vaiolo umano. Così, pensò di graffiare la pelle delle sue cavie umane con una punta intinta nel pus di una vacca infetta, con questo scatenando la malattia in forma lieve e rendendo il soggetto immune come accadeva per chi si era ammalato naturalmente. Tra parentesi, ricordo che l’immunità naturale conseguita dopo la guarigione da tante malattie infettive (morbillo, pertosse, parotite, rosolia…) dura tutta la vita. In effetti, quella di Jenner era un’idea ragionevole, ma i fatti vollero che l’idea non funzionasse e, per questo, al contrario di quanto accade naturalmente, Jenner ripeté quel graffio innumerevoli volte, facendo quello che noi oggi chiamiamo richiamo, ma senza effetto. Insomma, fu un fallimento perché la Natura non si fa imbrogliare e si accorge di quella sorta di trucco. Per varie ragioni, però, tra psicologia e interesse, la vaccinazione (il nome viene dal siero di vacca) cominciò a prendere piede e a diffondersi per altre malattie infettive. Il fallimento fu totale, come testimoniato con chiarezza dagli enti di statistica inglese e americano, ma l’illusione continua con l’entusiasmo di chi preferisce non sapere. Aggiungo che, stando a quanto lo stesso Ministero della salute italiano fa sapere attraverso 28 comunicati a partire dal 2015, una malattia come la poliomielite è dovuta in molti casi proprio al vaccino. Chi ne vuole sapere di più può leggere il libro “Vaccini e Mascherine: Sì o No”? che ho scritto con mia moglie Antonietta Gatti.
Il sistema delle vaccinazioni è da mettere integralmente in discussione?
Se la Medicina mirasse al benessere delle persone, i vaccini sarebbero stati accantonati subito. Oggi, poi, dopo i nostri 18 anni di analisi su quei prodotti, non dovrebbe sussistere alcun dubbio. E se si ragionasse onestamente sul divieto di analizzare i cosiddetti vaccini anti-Covid, gli eventuali dubbi residui scomparirebbero. Ma, come diceva a metà Cinquecento il cardinale Carlo Carafa, la gente vuole essere imbrogliata e, dunque, sia imbrogliata. Insomma, chi vuole somministrarsi quei prodotti, lo faccia. Obbligare, però, il prossimo a farlo è grottescamente assurdo oltre che palesemente illegittimo. Deve essere chiaro che il medico, quando vaccina, per obbligo deontologico deve necessariamente assumersi tutte le responsabilità civili e penali dell’atto che compie, cosa che non solo non avviene, ma che, proprio su pretesa dei medici che non possono non sapere che cosa fanno, con una mostruosità giuridica è stata esentata da ogni responsabilità. Non tenere conto di questa situazione è quanto meno bizzarro.
Con le vaccinazioni si esercita un controllo sul corpo umano con il fine di rendere inefficiente il sistema immunitario?
I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Basta osservare la differenza che corre tra i bambini vaccinati e quelli non vaccinati per accorgersene.
Le vaccinazioni nel tempo portano a malattie talvolta fatali a cominciare soprattutto da quelle pediatriche, contribuendo alla de-popolazione mondiale?
Chi sta ai vertici del Pianeta ci ha informato molto chiaramente, direi quasi con spericolata onestà, che siamo in troppi e, quindi, dobbiamo sfoltire la popolazione. Secondo questi saggi, tre miliardi sono quanto la Terra può reggere. Da dove arrivi quel numero non saprei dire, ma, se lo hanno detto loro… Detto tra parentesi, nessuno di quei personaggi ha pensato di dare l’esempio lasciando spazio agli altri e facendoci fare un piccolo passo verso quei tre miliardi virtuosi. Più di un secolo fa Rudolf Steiner aveva detto che sarebbero stati i vaccini a de-popolare il mondo e ad attribuire potere a chi li detenesse.
Non basterebbe rinforzare il sistema immunitario, seguire una dieta sana, una modesta attività sportiva e le normali regole d’igiene?
Sì, ma come si sfoltirebbe la popolazione? E da dove arriverebbero i quattrini per le ditte farmaceutiche con tutta la circolazione che quei quattrini hanno?
E non solo il genoma umano. Con i batteri specchio che sono l’ultima moda di una biologia con connotati ingenuamente diabolici si fa un altro passo importante.
A proposito dei pericolosissimi “vaccini” a mRNA autoreplicanti finanziati da Bill Gates, il Prof. Kevin McKernan fondatore di Medicinal Genomics dichiara che: “il vaccino potrebbe fuoriuscire dalla persona vaccinata e infettare gli altri”. Sarebbe un disastro! L’approvazione ufficiale finale spetta alla Commissione Europe. Che ne pensa?
Il fenomeno è in corso da qualche anno. La Commissione Europea non ha la minima competenza tecnica sull’argomento e, temo, dipende da entità che nulla hanno a che fare con il bene comune.
Nell’era digitale si è arrivati alla telemedicina … “Grazie al 5G si potrà somministrare un farmaco da remoto” – diceva Vittorio Colao già ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale nel governo Draghi (2021-2022), in una intervista del 2018. Si va verso il venir meno del rapportodiretto medico-paziente?
Con un’accelerazione violenta, il distacco tra medico e paziente lo abbiamo visto nel corso della cosiddetta pandemia. Quando ne aveva voglia, il medico rispondeva al telefono, spesso consigliando meccanicamente terapie ridicole come Tachipirina (peraltro un marchio registrato di cui il governo faceva pubblicità) e “vigile attesa”. Quanto a recarsi al capezzale del paziente, non se ne parlava nemmeno. La telemedicina è un modo per spersonalizzare i rapporti umani e per trasformarci in amebe, tutti rigorosamente uguali dal punto di vista biologico. C’è, poi, l’illusione della rapidità. Nei fatti, una visita telematica dura il doppio di una tradizionale.
Scomparirà la figura del medico con l’impiego dell’Intelligenza Artificiale?
L’intelligenza artificiale è la resa della dignità all’autoproclamato principe dell’universo. Oltre a cancellare la dignità, quel sistema toglie anche l’allenamento al cervello, ed è come se un maratoneta si allenasse in automobile. Inoltre, è indispensabile sapere che l’intelligenza artificiale non è affatto intelligente perché non ragiona, ma funziona esclusivamente usando i dati che il suo costruttore ha inserito. Oltre quello non può andare. Questo è pericolosissimo, perché inserendo dati fasulli o non inserendone altri, si può rendere inefficiente il sistema o influenzare a piacimento il risultato. Per quanto riguarda le ricerche di mia moglie Antonietta Gatti e mie, se avessimo avuto la cosiddetta intelligenza artificiale a condurci, non saremmo arrivati da nessuna parte. Questo perché ogni giorno facevamo (e facciamo) scoperte che, come è ovvio, non potevano né possono far parte delle istruzioni del sistema. Per fare un paragone, sarebbe stato come un automobilista che usa il navigatore per un territorio la cui rete stradale non è stata inserita nell’apparecchietto. Nessun problema ad usare l’intelligenza artificiale, ma questo solo se, con senso critico, se ne sfrutta la rapidità e la completezza con cui quella combina i dati di cui dispone. Ma mai deve decidere per noi, e questo in ogni applicazione, con la Medicina in testa. Giusto una domanda: se l’intelligenza artificiale sbaglia perché non ha dati sufficienti e qualcuno ci rimette la salute o la vita, di chi è la colpa? Qualche mese fa un tale urtò la mia automobile facendo una manovra vietata e pericolosa. A sua totale discolpa quella persona disse che “glielo aveva detto il navigatore,” una versione semplice d’intelligenza artificiale.
(…) il Sè superiore, nel sogno di altre vite, desidera intensamente fare nuove esperienze, ma non tiene conto dei “debiti” che i suoi diversi “corpi fisici” hanno contratto nel corso dei pellegrinaggi sulla Terra (…) gli Angeli “archivisti” (biblioteca/archivio universale degli Akasha) col “libro” delle memorie della vita in mano, comunicano al Sè superiore tutte le azioni intraprese, che devono per forza essere portate a termine. Allora il Sè superiore decide, lucidamente, la parte del Destino che comporterà eventi che dovrà necessariamente vivere nei suoi Corpi, e contro i quali la sua volontà sarà impotente (…) una volta raggiunto l’accordo con il Sè superiore, gli Angeli archivisti consegnano la pratica agli Angeli del Destino, affinchè essi possano trovare per l’anima il giusto ricettacolo adatto in cui incarnarsi, per poter così esprimere la volontà della personalità immortale (Sè superiore) e “riscattare” i debiti stabiliti. A questo punto gli Angeli del Destino si mettono al lavoro e iniziano a costruire un Corpo Vitale, che è il Controllore di quello Fisico, e il cui scopo è l’espressione del potenziale dei Corpi Astrale e Mentale sulla Terra. (…) giunto alle soglie del corpo fisico il Sè superiore perde, per così dire, tutti i suoi diritti, e la vita diventa la prosecuzione delle esistenze precedenti. Incarnarsi sarà il primo problema del Sè sueriore (…)
brevissimo sunto tratto dal libro
“Gli Angeli Custodi” mondadori
di Francois Bernard Termès (giornalista/ricercatore)
Enrica Bonaccorti, operazione al cuore di 8 ore: “Arterie tutte ostruite, ho rischiato di morire, non avevo dolori né fitte”
Operazione a cuore aperto e 4 bypass, il dramma e la paura di morire per l’attrice e conduttrice di 73 anni che raccomanda: “Controllatevi quanto più potete”
Enrica Bonaccorti ha fatto sapere attraverso un lungo post su Facebook il dramma che l’ha colpita, durante l’estate, motivo della sua assenza dai social e dalla tv, ma per fortuna adesso la situazione si è stabilizzata e ha preferito raccontare quello che le è successo con una grande e saggia raccomandazione a tutti coloro che la seguono: “Fate tesoro della mia esperienza e controllatevi quanto più potete”.
Enrica Bonaccorti, operazione al cuore di 8 ore: il racconto
“Amici miei cari, carissimi, non ho più postato nulla da metà luglio, e non perché fossi in vacanza in qualche isola sperduta o perché avessi deciso di troncare i miei rapporti con voi. Al contrario, vorrei che quello che è successo a me, un’operazione improvvisa a cuore aperto, lasciasse una traccia di conoscenza in tutti quelli che mi leggono, perché io non avevo nessuna fitta al cuore, non avevo alcun dolore”.
“I miei sintomi erano solo una grande stanchezza e davvero poco fiato, che imputavo a un po’ di depressione e soprattutto all’età, mentre mia figlia Verdiana continuava a ricordarmi quanto fosse in forma Sandra Milo che è ben più grande di me. L’unica stranezza è che un giorno a inizio luglio comincio ad avere ovunque un prurito terribile, tutto il corpo diventa rosso fuoco a macchie. Non avevo cambiato niente nell’alimentazione o nei farmaci, non avevo preso sole, insomma era solo il mio corpo che urlava che qualcosa non andava. Ovviamente mi faccio controllare a fondo da un dottore che trova un calcolo a un rene”.
La diagnosi di Enrica Bonaccorti
Da lì comincia il calvario della Bonaccorti e dopo vari controlli, una tac e una coronarografia, si stabilisce che c’erano tutte le arterie ostruite, i medici la sottopongono così a una lunga operazione, durata ben otto ore e 4 bypass.
“Morale della favola: mi han detto che ho avuto una gran fortuna, una scoperta accidentale che mi ha salvato la vita”, dice. Quando si è diffusa la notizia, sul web sono state effettuate numerose ricerche per capire se ci potesse essere una correlazione fra il malore improvviso e il vaccino Covid, ma per il momento non ci sono informazioni sulla vaccinazione ed eventuali reazioni avverse.
Nel post Bonaccorti ringrazia il prof Massimo Massetti, direttore del dipartimento di scienze cardiovascolare del Policlinico Gemelli, che insieme al dott Lauria e alla sua equipe l’hanno operata, e tanti altri medici che l’hanno seguita con grande attenzione.
Pausini, Bonaccorti, Giorgi, Allevi, Purgatori e un milione di altri: eccole, le reazioni avverse al Vaccino Covid
Ogni giorno è una alluvione di vip che raccontano malattie improvvise e importanti. Nessuno ammette la correlazione, ma è lì, sotto gli occhi di tutti. E per un vip, ci sono centomila persone sconosciute. Intanto, l’Aifa ammette: abbiamo obbligato a vaccinarsi al buio.
Giovanni Allevi suonerà al prossimo Festival di Sanremo. In tempi normali non sarebbe una notizia, al più un lancio pubblicitario, oggi è quasi una epifania perché Allevi a poco più di 50 anni si è ammalato di mieloma e da 18 mesi si sottopone a una chemio sfibrante. La sua celebre fronda riccioluta è sparita sotto un berretto di lana e lui saluta il ritorno sulla scena come l’evasione da un incubo. Non esagera. Quando ci si scopre un cancro del sangue, si sprofonda nel baratro del trauma, e da lì è solo una processione di choc. Allevi si era vaccinato, invitava a vaccinarsi. Eleonora Giorgi in televisione racconta di essersi scoperta un cancro al pancreas. Si era vaccinata nell’aprile di due anni fa e subito aveva raccontato di esperienze strane, disorientanti nel suo corpo, già la notte successiva alla dose. Non si sente più di escludere una correlazione. Enrica Bonaccorti ha rischiato la vita, le è franato il cuore, le hanno inserito un numero assurdo di bypass, l’intervento è durato 9 ore. È l’ombra della donna che conoscevamo. Anche lei sfiorata da un sospetto: fossero state quelle dosi, nelle quali avevo creduto, che ero arrivata a sostenere pubblicamente? Ma poi ha scelto di rimuovere quel tarlo, i medici l’hanno rassicurata: gli stessi che l’avevano indotta a vaccinarsi. È perché, sostengono, e lei li prende per buoni, non faceva ginnastica da bambina, e poi fumava troppo (quanto? 10 pacchetti al giorno?). Andrea Purgatori, il giornalista, stroncato da malattia improvvisa e mai chiarita, ischemie e metastasi che s’affacciavano e comparivano dalle autopsie. Il tennista Matteo Berrettini, che malinconicamente assiste al trionfo in Coppa Davis del rivale Sinner, lui che del vaccino era stato testimonial e dopo il terzo shot non è stato più capace di reggere la racchetta. Il corridore Jackobs, stessa storia, che non riesce più a finire una gara, muscoli di cartone bagnato. L’hanno spedito in America, ufficialmente con un nuovo allenatore ma la verità è che lo sottopongono a terapie all’avanguardia disintossicanti dalla spike, in Italia ancora non riconosciute. Laura Pausini sempre in televisione confessa una malattia improvvisa e micidiale, una tachicardia violentissima “e il cuore mi esce dal petto”. Si era vaccinata regolarmente e si è scoperta la malattia un paio d’anni dopo, a quasi 50 anni. Quando qualcuno di questi vip muore, come per l’attrice Anna Kanakis, a 61 anni, ci si limita al pleonasmo informativo, “è morta, era malata”, ma nessuno spiega di cosa e da quando e se ci sia una coincidenza sospetta con la somministrazione. Ma c’è sempre. Come nel caso del Piero Pelù che si “vergogna di essere uomo” ma non di essersi vaccinato non si sa quante volte, dopodiché gli è insorta una sordità che probabilmente gli impedirà altri concerti, e qui soffoco l’ironia visto che dell’allegra schiera faccio parte pure io: linfoma, dopo due dosi. Ma su X c’è chi mi accusa di speculare sulla malattia, probabilmente inventata, per tirar fango sui vaccini.
Centocinquantamila reazioni avverse al vaccino Covid finalmente ammesse da Aifa, ma il numero è camuffato al ribasso e verosimilmente si tratta di dieci volte tanto. Aifa è l’ente in cui si dicevano: queste (reazioni) le togliamo, nessuno parli, bisogna salvare il vaccino. E l’ex vertice, Nicola Magrini, fino a prova contraria resta indagato per omicidio e somministrazione di farmaci pericolosi per la salute. Oggi Aifa confessa di aver dato via libera ai vaccini senza “possedere i dati sull’efficacia e la sicurezza”. Quindi mentivano e lo facevano sulla pelle nostra, sul nostro sangue: si parla di cancri, di cuori rotti, di paralisi, di infarti, di menomazioni permanenti. Omicidio? Di più, strage organizzata. Una strage da milioni di vittime. Una strage perpetuata occultando, falsificando, dicendo bugie. E nessuno tocca davvero il capo dello Stato, i capi del Governo, i responsabili di tutte le istituzioni coinvolte, quelli del servizio pubblico, i direttori di testate televisive e della carta stampata, i testimonial, i propagandisti, i virologi cialtroni, gli stessi che si abbandonano a messaggini di sconcertante meschinità e infantilismo all’indirizzo di un tennista. Nessuno prende davvero iniziative. La commissione d’inchiesta è abortita a nascere, è una burletta, così ha voluto Mattarella e tutti si sono inchinati. Forse ha ragione il complottismo, la dietrologia di chi vede governanti e amministratori come semplici, grottesche figure di un presepe i cui responsabili stanno molto al di sopra. Ovunque, e particolarmente in Italia. L’operazione dissimulatoria è continua, il travisamento della verità incessante, la distorsione dei fatti perenne, la manipolazione dei dati spietata. Hanno cancellato da un momento all’altro il canale youtube alla giornalista Marina Pastorelli (a chi scrive hanno rimosso due interviste in cui parlava del proprio tumore). Hanno mandato i parassiti e i delatori a censurare e vietare sui social, quegli stessi social che si sono vantati di avere alterato la diffusione delle notizie in tema di vaccini. Roba da galera, ma i padroni dei social sono troppo grandi, troppo ricchi, troppo finanziatori della politica nel suo complesso, troppo coinvolti coi servizi segreti dei vari Paesi; spesso coincidono con i burattinai del presepe globale, oppure sono culo e camicia, legati dai fili spinati della finanza, dei soldi. Parlo con la mia terapista, mi dice che il suo medico di famiglia l’ha sconsigliata di assumere il vaccino per l’influenza, avendo lei contratto una forma di ipotiroidismo dopo il vaccino. Già, non c’è solo l’isola dei famosi accidentati, per ogni vip che esce allo scoperto (anche se non arriva mai ad accusare i vaccini), ci sono cento, mille, centomila persone non conosciute che patiscono le stesse o altre conseguenze. Altri calvari. E poi lo sanno tutti che il vaccino antinfluenzale è un mix tossico di fiale scadute. Lo sanno tutti che stanno ideando nuove pandemie per nuovi vaccini che causeranno nuove malattie letali per far saltare la pubblica sanità a tutto vantaggio di quella privata. E chi la controlla quella privata? I padroni dei vaccini, che poi coincidono con i signori della transizione energetica e sono sempre gli stessi burattinai del presepe. Detta in maniera facile, tagliata col rasoio di Occam, funziona così. Solo chi ci sta passando, chi ogni giorno segna le stazioni del suo calvario, può averne una conferma che non lascia più margine di dubbio. Mentre sto scrivendo questo pezzo mi arriva un messaggio da un amico: “Un mio collega come te: le dosi, poi il linfoma. Domani comincia la chemio”.
Profondo lutto nel mondo del giornalismo sportivo, la stimata giornalista aveva solo 33 anni. Una ragazza solare e ben voluta da tutti.
Una passione per il Napoli e per Napoli immensa, la città partenopea e il mondo del giornalismo sportivo piangono Ludovica Carlucci, giovane giornalista abruzzese morta all’età di soli 33 anni a causa di una grave malattia. Una notizia che ha profondamente colpito chi l’ha conosciuta e apprezzata come professionista e come amica. Una ragazza solare dal cuore generoso e colmo di energia positiva.
Amava lo sport in modo totale, ma il calcio era la sua era passione. Terminata l’Università di Lingue ha scelto d’intraprendere la strada del Giornalismo sportivo e così passo dopo passo ha ottenuto il tesserino da Giornalista. Sempre con il sorriso, con la voglia di raccontare, di dare voce ai tifosi. Nella stagione 2022-2023, trasferta dopo trasferta, conferenza dopo conferenza è riuscita a vedere il suo Napoli diventare Campione d’Italia.
Lo stadio Maradona era per lei diventata una seconda casa. Amava Napoli, la considerava la sua seconda città e come poteva partiva dalla sua Chieti. Ha collaborato con le testate sportive NapoliSera, Il Pallone Gonfiato e Napolipiu. La redazione di AreaNapoli.it si stringe al dolore della famiglia Carlucci.
La testata NapoliSera ha voluta ricordarla così: “La ricorderemo per tante cose, tante occasioni, eventi, interviste e video. E’ stato un onore ad averla con noi. Ci ha lasciato tanto, la sua passione per il giornalismo in primis. Dirle addio oggi è doloroso, ma doveroso. La vogliamo ringraziare per averci dimostrato che nulla è impossibile e che se la vita ci da un motivo per esser tristi, ne dobbiamo avere uno in più per non mollare. Ludovica era questa, si sapeva far volere bene e dava amore a tutti. Voleva diventare bordo-campista, e siamo certi che prima o poi lei ci sarebbe riuscita. Era forte, testarda, preparata. Il suo amato Napoli lo ha seguito fino da ultimo con tutto il suo cuore. E’ stata più di una collega, è stata la nostra famiglia. Ci stringiamo al dolore dei familiari, in particolare modo ai genitori a cui porgiamo le nostre più sentite condoglianze. Ciao Ludo, sarai sempre dentro i nostri cuori e tiferemo con te il Napoli”.
Anche la redazione di NapoliPiu l’ha salutata con un messaggio commovente che vi riportiamo in parte: “Oggi quel sorriso si è spento, lasciando un vuoto che fa male, un silenzio assordante che grida la sua assenza. Ma il suo spirito continuerà a vivere in ogni riga che scriveremo, in ogni storia che racconteremo, perché Ludovica ci ha insegnato che il giornalismo è prima di tutto cuore, è passione, è vita. A chi ci legge, perdonate se queste parole sembrano spezzate dal dolore. Perché oggi non abbiamo perso solo una collega straordinaria: abbiamo perso una sorella, un’amica, un pezzo della nostra anima. Riposa tra gli angeli, dolce Ludovica. La tua Napoli, quella che tanto amavi, oggi piange la figlia che aveva scelto di esserlo con il cuore. E noi, la tua famiglia di napolipiu.com, ti porteremo per sempre con noi, in ogni parola, in ogni emozione, in ogni battito di questo cuore azzurro che tanto amavi”.
-stavo bene, poi ho fatto il vaccino, e sono cominciati i guai…
Sono una vittima del vaccino
Incrocio le dita e spero di uscirne. Il paradosso è che mia moglie non si è vaccinata, ha avuto il Covid e ora sta benissimo”. Le parole del leghista lasciano tutti di stucco. “Dovrei essere oscurato da Telegram e dai social perché porto una narrazione basata sulla mia esperienza diversa da quella del mainstream. Non sono no vax, tant’è che mi sono vaccinato. Ma oggi ci penserei due volte”.
Ma cosa ha Castelli? “Non avevo nulla, stavo bene. Dopo una settimana” dalla dose sono cominciati i guai. “Un valore che per me fino ad allora era completamente sconosciuto è salito alle stelle. È il D-dimero’, un indicatore del rischio di trombosi. Non ho mai avuto problemi simili. Ora incrocio le dita perché è estremamente elevato e sono una sorta di dead man walking. Speriamo di no”. “Ma no”, prova a sdrammatizzare la Panella. “Faccio le corna”, conclude Castelli
Simone Muratore, promessa mantenuta del calcio che chiude a 26 anni per un tumore “post vaccinale” al cervello
Non solo l’ex di Juventus, Atalanta e Reggiana: 800 atleti caduti solo nel 2023, di più nel 2024. E nelle scuole, già in quelle elementari, non si contano i ricoveri di bambini con improvvise patologie cardiache. Ma guai a parlarne! “E’ sempre successo” e morta lì.
“Non ero più lo stesso” dice Simone Muratore. Ci credo, ha dovuto reimparare a muoversi, parlare, respirare, vivere, se il suo può ancora chiamarsi vivere. Va in pensione, a 26 anni, verso un futuro troppo precoce e troppo scuro per poter essere riempito. Non era “una giovane promessa” del pallone, era una promessa mantenuta, passato per Juventus, Atalanta, per la Nazionale juniores, per i primi successi, i primi trofei. Poi lo mandano alla Reggiana, dove nel 2021 lo vaccinano come i compagni, tutti, di tutte le squadre e, come è come non è, dopo poche settimane si scopre un cancro al cervello. Hanno niente da dire i propagandisti vaccinali, “non ha risolto ma ci ha salvato”, ai quali va tutto il nostro disprezzo e neppure basta? Finire di giocare a 26 anni per un tumore in testa, doversi rifare una vita ancora ragazzo. “Avevo paura di non svegliarmi più”. Per forza, ma neppure lui parlerà, neppure lui ammetterà o almeno ipotizzerà il minimo sindacale che la decenza reclama. Se no nel mondo dello sport, magari come factotum, non ci resta e neppure lo chiamano, eventualmente, ai programmi zoccoleschi dell’esibizionismo laido Ci ho provato con tutto se stesso, dice Muratore, ma se ti operano al cervello che altro puoi fare? “Non ero più come prima, ci sono stati giorni che facevo fatica anche ad alzarmi dal letto eppure ero in via di guarigione”. Se può consolarlo chi scrive fatica ancora oggi, otto mesi dopo la fine di una chemioterapia spaventosa, durante la quale sono finito più volte in ospedale, una delle quali dato quasi per spacciato. E ancora oggi mi può capitare di spegnermi di colpo, mentre sto parlano o mangiando, come si spegne una candela, come finisce la carica al robottino delle pile, nello sgomento dei presenti. Una cosa umiliante, che poi debbono trascinarmi a braccia sulla poltrona o letto più vicini.
Tutto per una sporca faccenda chiamata Covid e chiamata vaccino: la stessa cosa, un intruglio di laboratorio per sfoltire – ha ragione Silvana de Mari – la popolazione in esubero, per renderla sterile, per costringerla a uno stato di permanente malattia o invalidità. Il cancro rovina e spaccia indifferentemente sierati e no, comunque contagiati a suo tempo. Cosa hanno da dire gli squallidi propagandisti del “è sempre successo”, del “il vaccino non sarà sicuro ma ci ha salvati”? Salvati da che? È dura accettare la propria devastazione solo per le facce dei politici di regime e dell’informazione parassitaria e ignobile, feccia che vorresti vedere, tutta insieme, al posto tuo, sulla stessa poltrona, però a oltranza. Simone Muratore può ancora ringraziare di essere vivo: gli 800 colleghi atleti solo nel 2023, gli altrettanti se non di più nel 2024 che si chiude, no; e siamo ancora all’inizio, la falcidie di sierati che cascano o si scoprono condannati dilaga di giorno in giorno. Basta scorrere questo stesso sito ogni giorno, ma neppure questo giornale può dar conto di tutti quelli che muoiono, sono troppi, sono innumerevoli. Per esempio l’altro calciatore, ex delle giovanili del Perugia, Giulio Chiani, 31 anni, arresosi ieri a una malattia incurabile che in pochi mesi lo ha mangiato. Ovviamente, nessuna consapevolezza quanto a dosi e correlazioni, nessuna ipotesi, l’informazione da Libro Cuore preferisce sprecarsi in accenti patetici, notazioni strappalacrime.
E che potrebbero dire se hanno il preciso ordine di tirar via? Se ancora oggi dopo milioni di morti in tre anni sono tenuti a ripetere che i vaccini salvano? “Viareggio, uccisa a 35 anni dalla malattia: il sorriso più amato”. Come? Ma sì, parlano di una povera barista, Martina Laura d’Amico, succhiata in 8 mesi da una misteriosa malattia “che le ha spento il sorriso”. E che altro volete sapere voi provocatori, voi ficcanaso novax? “E’ arrivato questo momento tragico per tutti quelli che la conoscevano, che sono davvero tanti. Ormai era un volto conosciuto per la clientela con cui si era instaurato un bel rapporto. Amata da tutti per la sua gentilezza, generosità e disponibilità, questa notizia ha destato un dolore profondo non solo nei familiari, ma anche in tutti gli amici”. Poi dicono che l’intelligenza artificiale ucciderà il giornalismo, la scrittura. Quale scrittura, quale giornalismo? Al limite è un passo avanti, tenuto conto che i giornalisti, a parte i galoppini sconosciuti come gli estensori di questa robaccia, rispondo ai nomi purtroppo più diffusi di Scanzi, Parenzo, eccetera, per dire quelli che invitavano a sputare nei piatti dei novax, che si divertivano a vederli morire come mosche. A questi chiedi un minimo di oggettività, di mestiere? O ai finti ragionevoli che avvolgono la realtà nella stagnola bugiarda della propaganda? Intanto, senza che se ne sappia niente, gli istituti didattici dalle Alpi al Lilibeo, a partire dai più precoci, versano in stato di allerta se non di emergenza: per il Covid risorgente? No, per le conseguenze dei vaccini, come nel plesso delle scuole elementari di Greve in Chianti dove nel giro di dieci giorni due bambini vengono portati all’ospedale, in ambulanza, per problemi cardiaci. Dice una maestra, naturalmente dietro garanzia di anonimato: “Mai successa una cosa simile in trent’anni di insegnamento. Bambini con problemi al cuore!”. È sempre successo? Anche io quando stavo in reparto di ematologia sentivo mormorare: non sappiamo più dove mettervi da due anni, tra linfomi, mielomi e leucemie siamo sommersi. Poi arrivava l’infermiera ringhiando perché tenevo la mascherina storta, la mascherina che serviva a niente in una sala di tutti malati di cancro “ma qui comandiamo noi”
Vaccino COVID-19: La Proteina Spike e il Legame con l’Autoimmunità
Oggi prendiamo in esame uno studio scientifico, per mettere in luce i meccanismi che potrebbero spiegare gli effetti avversi a lungo termine.
Cosa ci dicono i dati?�
Persistenza della Spike: La proteina Spike rimane nell’organismo per un periodo prolungato dopo la vaccinazione. Durante questo tempo, può legarsi ai recettori ACE-2 delle cellule, contribuendo a disfunzioni endoteliali e infiammazioni.
Produzione di autoanticorpi:� Gli anticorpi anti-Spike possono legarsi per errore a proteine umane, scatenando una risposta autoimmune.
Attivazione dell’asse Spike/ACE-2/TGF-β:� Questa interazione attiva percorsi biologici associati a infiammazioni croniche, fibrosi e disfunzioni immunitarie, aumentando il rischio di complicazioni a lungo termine.
Mimica molecolare:� La proteina Spike mostra similitudini molecolari rispetto alle proteine umane. Questa similitudine confonde il sistema immunitario, che non riesce a distinguere le cellule amiche da quelle da attaccare, e si attiva a sproposito. Questo processo, chiamato autoimmunità, è alla base della maggior parte degli effetti avversi.
Perché è importante? �Conoscere questi meccanismi è fondamentale per comprendere meglio i potenziali effetti a lungo termine della vaccinazione e per garantire un monitoraggio più accurato delle persone colpite.
Non parliamo di numeri, ma di vite. Il Comitato Ascoltami continua a lavorare per sensibilizzare, sostenere chi è stato colpito e portare attenzione su queste problematiche.
Alcuni lo hanno notato per esperienza diretta, o perché lo hanno riscontrato attraverso i propri cari oppure attraverso gli amici o i conoscenti.
Le persone che hanno ricevuto i vaccini Covid presentano spesso dei cambiamenti di personalità che sfociano non di rado anche in vari disturbi di carattere psichiatrico.
Fino ad ora, tali affermazioni potevano essere facilmente respinte dai vari propagandisti del siero lautamente ricompensati dalle case farmaceutiche, ma adesso iniziano ad uscire degli studi che documentano effettivamente come i vaccinati abbiano questi problemi.
Lo studio in questione è stato eseguito da un gruppo di ricercatori sudcoreani guidati dal professor Hong Jin Kim presso l’università Inje del Paik Hospital.
I medici sudcoreani per giungere alle loro conclusioni non si sono basati affatto su un campione ridotto.
Hanno preso in esame almeno il 50% della popolazione di Seul che ha ricevuto due dosi di vaccino Covid, un numero pari a circa 2,027,353 e i risultati sono stati abbastanza netti.
Larga parte delle persone che hanno ricevuto questi sieri hanno iniziato a presentare tutta una serie di disturbi psichici quali schizofrenia, depressione, e altre sintomatologie che colpiscono in particolare la sfera umorale dei soggetti.
Le percentuali sono ancora più esplicite. Il 68% dei vaccinati ha sviluppato delle severe forme di depressione, un altro 43,9% si è ritrovato invece vittima di frequenti stati di natura ansiogena, e un 93,4% ha problemi legati all’insonnia.
La lista purtroppo delle problematiche riguarda anche disturbi dell’appetito e sessuale, dato che già in passato diversi vaccinati risultano essere divenuti sterili in seguito alla somministrazione di sieri.
I ricercatori della Corea del Sud identificano chiaramente il problema nel vaccino, anche se, a nostro giudizio, non individuano correttamente la vera causa.
Il gruppo di Hong Jin Kim afferma infatti che “la neuro infiammazione causata dalle proteine spike può contribuire ad occorrenze di alcuni effetti avversi psichiatrici come la depressione e l’ansia, dissociazione, disturbi dello stress, e disordini di natura somatica”.
A detta dei medici che hanno condotto tale ricerca il colpevole è dunque da individuarsi nella proteina Spike prodotta dai vaccini contro il Sars-Cov-2, che ancora oggi, va ricordato, non risulta essere stato isolato, come hanno persino dichiarato i due “virologi” Drosten e Corman che hanno sviluppato i loro test PCR senza nemmeno avere un campione isolato del virus.
Individuare correttamente il contenuto dei vaccini è infatti la chiave per poi comprendere le problematiche che stanno sorgendo nelle persone che hanno ricevuto questi sieri sperimentali.
Grafene o proteina spike?
In diversi articoli precedenti, si sono prese in esame le analisi di laboratorio fatte dal biologo spagnolo dell’università di Almeria, Pablo Campra, che, ad oggi, non solo non sono state smentite, ma hanno trovato altre conferme.
Secondo le analisi prodotte da Campra infatti nei vaccini Covid non ci sarebbe nulla di quanto scritto nel bugiardino, e questo aspetto è cruciale per comprendere il tipo di operazione che hanno messo in atto le varie case farmaceutiche che hanno partecipato alla produzione e distribuzione di questi sieri.
Campra nella sua analisi produsse i numeri dei lotti di diversi vaccini quali Pfizer, Moderna, e Astrazeneca in modo che qualora un domani qualcuno decidesse di portarlo in tribunale per queste sue ricerche, il ricercatore spagnolo avrebbe buon gioco a dimostrare la provenienza delle fiale ricevute, ma nessuno, ad oggi, non ha ancora adito nessuna via legale nei suoi confronti, forse perché le cause invece che demolire il suo caso, demolirebbero quello di chi vorrebbe eventualmente smentirlo.
Il biologo pubblicò i suoi risultati nel giugno del 2021, e le analisi di laboratorio mostrarono che i sieri più che essere di origine biologica, sono in realtà un composto sintetico a base di ossido di grafene e nanobot.
Le analisi al microscopio di Campra che mostrano la presenza del grafene nei vaccini
I risultati sono abbastanza chiari ed univoci e altri scienziati, quali Karen Kingston, sono giunti alle medesime conclusioni.
Il grafene: l’ossessione dell’establishment
Il grafene viene descritto dalle varie istituzioni politiche e tecnologiche come una sorta di “panacea” da molto tempo, e questo spiega perché già nel 2013 l’Unione europea aveva dato vita ad un progetto di nome Graphene Flagship, finanziato dalla Commissione europea con 1 miliardo di euro attraverso ovviamente i contributi degli stati membri.
A Graphene Flagship hanno partecipato ben 118 atenei universitari europei tra i quali l’università La Sapienza, La Cattolica, l’università di Regensburg, e prestigiosi istituti di ricerca quali il CNR, l’istituto Max Planck e le industrie aerospaziali israeliane, soltanto per citare alcuni nomi di questa lunga e affollata lista.
C’era chiaramente un interesse multidisciplinare per il grafene da molto tempo prima che iniziasse la farsa pandemica, ma i suoi utilizzi erano lontani dall’essere il “sacro Graal” miracoloso che le varie istituzioni scientifiche europee volevano e vogliono far credere.
Il grafene infatti se immesso nell’organismo si rileva essere un elemento altamente tossico che porta alla progressiva degenerazione del sistema immunitario e ad un aumento degli infarti.
A confermarlo sono state anche fonti al di sopra di ogni sospetto, per così dire, come quelle dell’università Cattolica che mentre partecipava alle ricerche europee sul grafene, pubblicava nel 2018 uno studio firmato da quattro medici e biologi di questo ateneo, nel quale si affermava che “l’ossido di grafene può condurre alla trombogenicità e all’attivazione di cellule immuni”.
Non si contano le persone sane e gli atleti che stanno soffrendo di infarti e di miocarditi, e i numeri, a questo proposito, sono davvero agghiaccianti.
Soltanto dal 2021 al 2022, il numero dei morti per infarto tra gli sportivi di tutto il mondo è salito alla folle percentuale del 1700%, e questo è avvenuto durante e dopo la somministrazione dei sieri, che se contengono grafene, come risulta dalle analisi, non avevano altro effetto chiaramente che quello di provocare una strage di massa.
Il depopolamento è difatti una vera e propria ossessione dei vari circoli del mondialismo, e a spiegarlo ancora più chiaramente fu proprio l’uomo dei vaccini per eccellenza, Bill Gates, che in una conferenza Ted del 2010 disse apertamente che se si fosse fatto un “buon lavoro” con i vaccini si sarebbe potuto ridurre notevolmente la popolazione del pianeta.
Si entra nel campo della eugenetica e soprattutto del malthusianesimo perché la falsa filosofia di fondo dell’elitarismo globale è che le risorse del pianeta siano finite e limitate per un certo ristretto numero di abitanti, quando in realtà è esattamente vero il contrario, dal momento che in più di un’occasione è stato dimostrato che l’aumento delle persone in un Paese non faccia ridurre il numero delle risorse, ma lo faccia aumentare, considerata la maggiore manodopera disponibile per produrre beni alimentari e dare una decisiva spinta alla crescita economica.
Il grafene è la chiave di tutto il puzzle dei vaccini e un numero così elevato di questi sieri, superiore ai 2 miliardi, appare impossibile che sia stato prodotto soltanto nell’arco di 6-8 mesi come sarebbe avvenuto nel 2020, il primo anno di esordio della farsa pandemica.
Chiunque abbia un minimo di famigliarità con le procedure industriali delle case farmaceutiche potrà confermare che per arrivare a produrre dei numeri così elevati ci vogliono anni, e questo dimostra, ancora una volta, come quanto accaduto nel 2020 non sia stato affatto il frutto della casualità, ma il risultato di una operazione studiata a tavolino con molta meticolosità e con immensi fondi a disposizione.
La domanda da porre in un prossimo futuro alle case farmaceutiche sarà da quando hanno realmente iniziato nei loro laboratori a lavorare allo sviluppo di questi sieri, e diversi indizi sulla tempistica vengono offerti non solo dal lancio di Graphene Flagship, ma anche dall’altro elemento trovato nei sieri, ovvero i citati nanobot.
I nanobot potrebbero essere la risposta ai risultati dei medici sudcoreani che erroneamente hanno attribuito i cambiamenti di personalità dei vaccinati alla proteina spike, quando in realtà sul banco degli imputati dovrebbero finire questi sofisticati apparecchi tecnologici.
Si tratta di microchip talmente piccoli da essere invisibili all’occhio umano e che possono essere soltanto visti al microscopio.
A sviluppare un certo interesse per i nanobot negli anni passati è stato in particolare lo scienziato israeliano, Ido Bachelet, dell’università Bar Ilan di Tel Aviv.
La presentazione del funzionamento dei nanobot tenuta da Ido Bachelet
Israele ricorre frequentemente nella storia della nascita di questo siero e delle tecnologie ad esso collegato.
Lo stato ebraico sembra infatti avere un ruolo “privilegiato” perché non solo è israeliano il ricercatore in questione, ma lo sono anche personaggi che hanno fondato e gestito le aziende partner della Pfizer, quali la famigerata Orgenesis, fondata da Sarah Ferber, anch’ella nativa dello stato ebraico.
Bachelet è comunque uno degli uomini chiave di questa storia. Nel 2013, presenta entusiasta al suo pubblico il funzionamento dei nanobot e mostra come questi possano essere inseriti a migliaia dentro una siringa e poi iniettati dentro il corpo umano.
Lo scienziato israeliano ne descrive le “fantastiche” funzioni che consentono a questi di rilasciare i vari farmaci nell’organismo nella maniera meno invasiva possibile, ma quando il farmaco in questione è principalmente il grafene, gli effetti sono quelli che si vedono nelle persone affette dalla strage dei malori improvvisi e quelli già citati dai ricercatori dell’università Cattolica.
Alla Pfizer però non devono aver avuto tali perplessità e rimasero così folgorati dalle ricerche di Bachelet che decisero di iniziare una stretta collaborazione con lui che ha portato, con ogni probabilità, alla produzione del farmaco distribuito nel 2020 e nel 2021, chiamato impropriamente “vaccino”.
I nanobot svolgono un ruolo importante nel funzionamento dei sieri.
Questi dispositivi elettronici sono, per così dire, integrati con il grafene e sono l’elemento determinante per creare questa complessa interazione tra le due sostanze, ma hanno anche un risvolto, se possibile, ancora più inquietante.
Diversi ricercatori hanno dimostrato come i vaccinati emettano dei codici MAC rilevabili con degli apparecchi bluetooth.
E’ un fenomeno probabilmente riscontrato da diversi lettori anche quotidianamente, attraverso l’uso di varie applicazioni del telefono che consentono di vedere questi singolari codici alfanumerici trasmessi dalle persone vaccinate, in assenza anche di qualsiasi dispositivo, che sarebbero in teoria collegate da remoto ad una rete che non solo controlla le loro funzioni vitali ma anche il loro comportamento.
Se qualche decennio addietro tali ipotesi appartenevano alla sfera della fantascienza, oggi sono, purtroppo, divenute realtà ed esiste anche una letteratura scientifica che spiega come tali microchip e nanobot siano in grado di cambiare la personalità del soggetto che li riceve e anche la sua libera volontà.
Il campo in questione a questo punto si interseca. Non si è più soltanto nella sfera della tecnologia più avanzata ma anche in quella teologica, dal momento che questi microchip riescono a interferire nella libera determinazione dell’individuo, tanto da ridurne o annullarne il suo libero arbitrio.
La vaccinazione di massa è servita certamente per ridurre la popolazione ma anche al tempo stesso a condurre degli esperimenti per testare questi nanobot in grado di cambiare e/o governare a comando la personalità di chi riceve tali sieri.
Non è un qualcosa anche questo nato in un giorno. C’erano studi al riguardo già negli anni passati e c’erano in corso degli esperimenti per testare l’efficacia dei microchip come strumenti di controllo della volontà di un individuo.
I microchip impiantati nei detenuti californiani
La prova che le grandi corporation stavano conducendo esperimenti simili viene anche dai documenti recentemente pubblicati dalla corte distrettuale orientale della California in merito ad una causa presentata da Dawn Delore contro il dipartimento penitenziario del suo stato.
Dawn Delore era una dipendente di una delle carceri dello stato californiano e aveva iniziato a presentare dei problemi di salute in seguito alla esposizione a delle frequenze elettromagnetiche sul posto di lavoro.
Le frequenze venivano utilizzate per uno scopo preciso, ovvero quelle di controllare i microchip neuronali impiantati ad alcuni detenuti senza il loro espresso consenso.
A fornire la tecnologia era stata l’IBM che aveva sviluppato questi microchip che stavano dando i risultati “sperati”.
Se i detenuti iniziavano a manifestare un comportamento aggressivo verso le guardie e altri detenuti, allora da remoto tali microchip venivano attivati e il detenuto smetteva di dare problemi, e persino quando veniva aggredito non dava più segni di reazione violenta.
Si spegneva di fatto la volontà della persona e la si induceva in un profondo stato di letargia che poteva durare anche 22 ore al giorno.
Si giocava, in altre parole, a fare Dio attraverso questi microchip che sono di fatto divenuti la terribile applicazione di quello si vedeva in un film del 2004, Il Candidato Manchuriano.
Nel film, uno dei protagonisti, il soldato Raymond Shaw, veniva sottoposto ad un intervento di un microchip nel suo cervello che consentiva ai vari “programmatori” di controllare a piacimento la sua volontà.
La scena nella quale il soldato Shaw riceve il microchip nel cervello
L’uomo diveniva di fatto un burattino di chi lo controllava, spesso agenzie di intelligence che lo trasformavano in un agente MK-Ultra, il famigerato programma di controllo del pensiero sviluppato dalla CIA nel dopoguerra e che oggi appare preistoria rispetto agli enormi avanzamenti tecnologici fatti in materia di controllo del pensiero.
Il vaccino, a quanto pare, sembra anche aver varcato questa soglia. Non soltanto uno strumento di morte, ma anche uno di controllo della mente umana.
E’ stato un attacco non soltanto alla vita, ma anche al libero arbitrio dell’essere umano.
Giovan Bartolo Botta. Nato a Belo Horizonte (Brasile), anno di grazia 1981. Cuspide. Diseducazione cuneese. Attore teatrale. Un attore qualunque. Esponente della corrente teatrale ipocondriaca. Ultras teatro a guardia di una fede. Produzioni Nostrane la sezione. Inizio attività di guitto con la compagnia Talli Ruggeri, successivamente lo ritroviamo in piccoli ... Continua a leggere →