Giovan Bartolo Botta

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Storie di Teatro – il “pirandellismo” emotivo di Salvo Randone

In teatro on marzo 31, 2025 at 4:39 PM

(…) Pirandello negli anni quaranta era già un “cavallo di battaglia” dei grandi del nostro teatro. Ruggeri si distinse nell’Enrico IV, nel Piacere dell’Onestà, in Tutto per Bene. Renzo Ricci nei Sei personaggi in cerca d’autore, Memo Benassi nell’Enrico IV. I lunghi monologhi pirandelliani erano una stimolante palestra di virtuosismi, e in alcuni casi, solo di quelli. (…) Salvo Randone aveva avuto il primo approccio col teatro di Pirandello nel 1939 in Vestire gli Ignudi con la compagnia Tofano/Maltagliati. E con l’Uomo la bestia e la virtù nella compagnia di Cominetti. Nel 1947, a 41 anni, affrontò il teatro del suo grande conterraneo con una propria compagnia in Sicilia. In ditta con Randone, Nadia Naldi, attrice raffinata che poi diverrà sua moglie. Due le commedie scelte – il Piacere dell’Onestà ed Enrico IV. Entrambe con la regia di Stefano Landi, figlio di Pirandello. Inevitabile dunque il confronto tra il grande Ruggeri e l’astro nascente del teatro siciliano ed italiano Salvo Randone. Due scuole, due stili a confronto, ma soprattuto, due modi diversi di leggere ed interpretare Pirandello. Un metch a distanza il cui esito appare scotato a vantaggio di Randone. – ecco il vero Pirandello, titolarono i giornali di Sicilia. -verità e umanità in Pirandello, segnalava il critico Andrè Maurois sulla Gazzetta del Sud. – Randone ha dato un interpretazione del personaggio di Baldovino esemplare per misura, drammaticità, umanità. Ecco un attore che ha capito Pirandello, e che riesce a farlo capire. Roberto De Monticelli dopo aver visto lo spettacolo scrive sul Giorno nel 1967 – Randone ha un grosso merito, quello di aver “sepolto”, e speriamo definitivamente, il modello di un certo pirandellismo. Ce n’era bisogno, e il rammarico e che si sia perso così tanto tempo. Il suo Baldovino, umanissimo, ha un che di dolorosamente personale. Nei toni, svariatissimi, di alti e bassi, acuti e soffiati, brilla un intelligenza interpretativa mai stanca. (…) e il pubblico non resiste, e dilaga nell’applauso. Il fatto è che recitare è insieme arte e mestiere. E a una simile perfetta fusione delle due cose, è sempre più raro assisterne a teatro. Ebbene, con Randone, accade. Veniamo all’interpretazione di Randone dell’Enrico IV. Rispetto a Ruggeri, con Randone, il tragico grottesco della finta pazzia era più accentuato. Ed era un gioco coinvolgente per lo spettatore, teatralissimo, che durava per tutti e tre gli atti, guidato dal protagonista con spietata lucidità e dolorosa ironia, fino al colpo di spada finale che lo condannava a fare il pazzo per sempre. (…) Randone emozioni ce ne da sempre a piene mani, qualunque cosa faccia. (…)

breve sunto tratto dal libro

Salvo Randone, una vita a teatro edizioni rm

di Gaetano Saglimbeni (critico teatrale)

Ennio Cavalli – Il tuo corpo

In Uncategorized on marzo 31, 2025 at 4:27 PM

Il tuo corpo è una camorra

estorce fantasie e disonora il sabato

le gambe, argini di fuso orario

infiammano la pianura

gli occhi sono una vanteria della luce

uno sguardo sposta set di comparse

e squadre di operai con le tenaglie

le labbra arancioni colorano il sentito dire

scendono a patti con la chiusura dei mercati

i seni sono un guanto di sfida

pulsante d’emergenza

nel precipizio di notti bianche

un boccaglio per resistere sott’acqua

il culo, una vena di marmo

sfuggita a Michelangelo

la vita stretta alla sua cinta di pelle

sprezzante e ciarliera

madonna piangente

forse non sai di esistere

nel tuo busto di gesso.

Gli anni del primo orecchino (poesia su Bettino Craxi)

In poesie di quarantena, polverie o poesie on marzo 29, 2025 at 3:32 PM

Ahhh…certe volte ti prende

quella nostalgia di Craxi

che metti piede dal tabacchino

giusto solo per comprarti

un pacchetto di MS, morbide, ovviamente

niente sigaretta elettronica

nessuna cicca biologica

zero svampo, zero frocerie moderne

il tabacco vero

ll tabacco che conta

deve essere provvisto di combustione

e deve fare male

un male cane, un male boia

deve provocare dolore al cuore

quasi quanto un lutto

o un amore malato finito a manate

e certe volte

ti prende quella nostalgia

di Bettino Craxi

che ti compri il pacchetto morbido

e ti apri una birra, in lattina

e ti piazzi al parchetto

al giardino pubblico

in mezzo ai tossici

e rifletti, rimugini sull’importanza cruciale della memoria

avere memoria presuppone

che ci si doti di pacchetto di sigarette

rigorosamente morbido

e di birra tassativamente in lattina

pacchetto morbido, e birra in lattina

come i vecchi alla bocciofila

e li, la memoria si mette in moto

e pensi a Craxi, e ai tempi in cui Craxi imperava

quando avevi tutto a portata di mano

anche se non avevi in mano, un soldo di cacio

e il tabacco aveva un sapore migliore

così come la birra, che pulsava di oro

e la fica, che sapeva di pesca

e i baci con la lingua, estorti con una poesia

e le prime mani sotto al maglione

estorte in maniera pacata, Craxi, Craxi, Bettino Craxi

oddio quanta faccia di tolla

in quel linciaggio di monetine

quanto stilicidio, quale infamia!

quando saremo dall’altra parte del velo

allo spirito trapassato di Craxi

ci toccherà chiedergli scusa

per adesso però, gli invochiamo protezione

e di provare ancora una volta, nella vita, quel brivido

di un bacio in bocca dato come quando che avevi

gli anni, del primo orecchino!

Percy Bysse Shelly- demogorgone

In Uncategorized on marzo 29, 2025 at 3:18 PM

Questo è il giorno che al despota del cielo

s’apre nel vuoto abisso, per miracolo

del figlio della terra-la violenza

è tratta prigioniera nel profondo

dal suo trono terribile di forza

sopportatrice, chiusa in un saggio cuore

balza l’amore, e dal’ultimo tempo

di una ferma pazienza e da uno stretto margine scivoloso d’agonia

erta come un dirupo, per avvolgere

con un ala risanatrice il mondo

coraggio, nobiltà, scienza, pazienza

sono i sigilli dell’avvenimento sicuro

che rinchiuse la voragine sopra il potere della distruzione

se mai, con mano giusta, il tempo eterno

padre di molte imprese e delle ore, liberasse il serpente

che volesse tutto stringerlo con la sua lunghezza

quelli sono gli incanti atti a riprendere possesso d’un destino liberato

soffrire pene che la speranza può pensare senza fine

perdonare offese oscure più della notturna ombra

o del gelo esanime di morte

sfidare ogni potenza pur se appaia onnipotente

amare, sopportare fino a che la speranza tragga in alto

dal suo disastro il fine cui pur tende

non vacillare o mutare o pentirsi, questo

Titano Prometeo, è l’essere buoni, grandi, felici, belli, liberi

questa è gioia, vittoria, impero, vita.

una svastica

In poesie di quarantena, polverie o poesie on marzo 27, 2025 at 3:15 PM

ahhh…a favore dei vaccini

a favore del green pass

a favore della guerra

più che un artista

mi sembri un gerarca

ti fai inoculare la merda

con noncuranza

con leggerezza

con spensieratezza, e fischietti

friulì, friulà, un po svampito, un poco distratto

con quel tanto che basta di testa tra le nuvole

che ti fa sembrare babbeo

inoculare, la broda, senza pensarci

zero dubbi

niente domande

nessuna risposta, niente

a favore dei vaccini

a favore del green pass

a favore della guerra

scarichi infame, la tua infame tessera verde

e la sbatti in faccia alla povera gente

come per dire

-eccomi eh, sto in regola

tutto apposto eh, andrà tutto bene

tutto a gonfie vele, insieme, ce la faremo

insieme, ne usciremo, tutto molto bello

più che un artista

mi sembri, una croce uncinata

a favore dei vaccini

a favore dell green pass

a favore della guerra

scendi in piazza e lecchi l’arma

ti suki la punta della pallottola

come se fosse

un cazzo di lonticchio

di pane tostato

e si faccia pure la guerra

lontano dagli occhi

lontano dal cuore

così che la tua stupida arte inutile e superflua

distante da sguardi indiscreti

possa ancora macinare

una manciata di verdoni

e qualche pompino scoperto con tanto di ingoio

più che un artista

mi sembri un ufficiale in alta uniforme

a favore dei vaccini

a favore del green pass

a favore della guerra

più che un artista

mi pari una svastica.

di Giovan Bartolo Botta

ASMA di Poesia

Produzioni Nostrane – Ultras Teatro

Ce ne vogliono due!

In poesie di quarantena, polverie o poesie on marzo 24, 2025 at 2:26 PM

Esistono due tipi di poeta

due archetipi, di poesia, diciamo

esiste il poeta, quello pieno di talento

molto produttivo, a tratti grafomane, un po artistoide

un po borderline, molto disadattato, sudato, sporco, unto

pezzente, povero in canna, con problemi di alcol

morto di sete, morto di seghe, morti di fame, morto di stenti

che si alza a mezzogiorno, si sgrulla, si gratta, si strira, si sturba

fa due tre lavori assieme e fatica ad arrivare a fine mese

nessuno se lo caga nessuno lo conosce

e le sue serate, come si dice in gergo fanno “forno”

e poi c’è quello pusillanime

con talento zero, nessun amore per la poesia

ingnorante come una capra convessa, borioso come la merda

noioso come una crosta al culo, semi analfabeta

idiota al bequadro, ma ehi …

con l’agenda zeppa di numeri di telefono

ed ecco ora, riassunto, in parole povere urgenti ed essenziali

l’incontro tra i due archetipi-

Quel poeta

ha passato una vita a fare bandi

bandi concorsi gare graduatorie

una vita a leccare culi, sucare cazzi

cazzi belli nodosi, belli grossi di quelli che ti vengo dentro

ma mica per piacere, no no per arrivare

arrivare lassù in cima, diventare un qualcosa un qualcuno

diventare famoso, un v.i.p, una star, un viso, un volto

un nome, un cognome, qualcosa più di un semplice numero

quel poeta ha stretto più mani lui

di un diplomatico di professione

e quando c’è al potere la destra

ha dato ragione alla destra, attaccando la sinistra

e quando c’è al potere la sinistra

ha dato ragione alla sinistra, attaccando la destra

e quando c’è al potere il centro

ha dato ragione a tutti, attaccando se stesso

e se c’era Dio, ha baciato le natiche a Dio

e se c’era la Scienza, ha baciato le pile alla scienza

scaricando il green pass e inoculandosi nove dosi, senza fiatare

quel poeta ha passato la vita

a frequetare salotti, i salotti buoni

le feste, le cene, i pranzi, le merende, gli aperitivi, le colazioni

ha coltivato contatti e battuto pacche sulle spalle

e s’è fatto sodomizzare da cani e porci

s’è fatto pisciare in bocca, cacare addosso

s’è fatto fare di tutto pur di arrivare

certo, libri zero, anzi se gli chiedevi

chi era, chessò roba semplice

oserei dire, scolastica, tipo Leopardi o Pavese

o Alda Merini o Gozzano o Manzoni

cominciava a girargli la testa e gli usciva sangue dal naso

però aveva la rubrica del telefono bolsa

e stava sempre al cellulare, non staccava mai

e ora, finalmente, dopo secoli passati

a lucidare con la lingua i mocassini alla gente che conta

ora, finalmente, aveva un contratto in mano

un contratto per una prossima pubblicazione

con una casa editrice di quellle che contano

che poi così la tua poesia viene recensita, fa dibattito

e vai in televisione, sul terzo canale

a farti scansionare da critici e intellettuali

e il tuo conto in banca lievita

e le ragazze, cominciano a ronzarti intorno

e mangi la tartrina col patè d’oca

e pasteggi a champagne

e ora, dopo tanto peregrinare

aveva il successo a portata di mano

l’unico problema è che avendo passato la vita

a scaricare bandi e coltivare “amicizie” altlocate

non aveva mai scritto una cippa di minchia

e quel poco che aveva scritto faceva schifo al cazzo

quattro sputi di poesie in croce pregne di banalità

spudoratamente copiate come stile a Dino Campana

ma piene di strafalcioni ortografici

come se fossero state scritte da un babbano decerebrato

che tipo conta ancora colle dita fino a dieci, col mal di testa però

e allora, il pusillanime disperato

chiama quell’altro, il poeta quello pieno di talento

ma che si alza a mezzogiorno

e che cerca di vivere la vita quel tanto che basta

per alimentare di numero e di qualità la sua poesia

e gli propone di stipulare un “patto d’acciaio”

-avanti amico, prestami il tuo repertorio

diciamo a tutti di averlo scritto a quattro anni, ragiona…

tu c’hai il talento, ma non c’hai i contatti

io sono uno scalzacani, ma sono una faina nel leccare culi

insieme, possiamo spaccare il mondo

avanti, forza, uniamoci, fondiamoci cazzo

non sei stufo di fare serate dove ti pagano

giusto solo una birra calda del supermercato che sa di piscio!?

non sei stufo di faticare a mettere insieme il pranzo colla cena!?

non sei stufo di pascerti tra amori tossici e due di picche!?

non ti sei rotto i coglioni di andare a letto

con quattro battone cinesi, al massaggio cinese

di quelle zeppe di malattie che le paghi cinque euro

per fartelo succhiare senza preservativo

e poi ti ritrovi il sifiloma sulla cappella

tempo zero muori crepi nell’anonimato

e finisci i tuoi giorni a farti sbattere

in qualche ospedale psichiatrico o nella fossa comune!?

avanti amico, qua la mano

schiaffiamola nero su bianco questa dannata

“Santa Allenaza Artistica”!!!

e i morsi della fame del poeta di talento

erano tali, che si lasciò convincere

e l’opera prima fu stilata a quattro mani

e ci fu subito il botto

luci, riflettori, recensioni, sesso, successo, soldi a palate!

e fu così che il poeta di talento, grazie a sta gabola

divenne poeta di successo e smise di fare la fame

e cominciò a darci dentro

con puttane caviale automobili e cocaina

e tempo zero, smise pure di scrivere, consumato dalla bambagia

e con ogni ben di dio a portata di mano

presto, divenne depresso, stanco, apatico, bolso, gonfio

sempre più paranoico, sempre più ansioso

e si diede fuoco, insieme ai suoi soldi

davanti alla sue puttane

mentre, l’altro, l’altro il poeta pusillanime

senza talento che aveva passato la vita a coltivare contatti

divenne un tipo curioso, calmo, pacato, lucido

e diede alle fiamme la sua rubrica zeppa di numeri

e si mise addirittura, a leggere un libro

e presto prese ad isolarsi

a leggere sempre di più, a scrivere sempre di più

mandò tutti regolarmente affanculo

e morì in povertà, nella sua stamberga in affitto

soffocato da migliaia di libri

e da milioni di pagine di poesia

che non avrebbe mai letto nessuno

e la morale di questa storia

e che come la metti la metti

sai già che se decidi di fare il poeta

la vita te la farà pagare cara e salata

e ti toccherà di essere dotato, di un culo bello accogliente

e di avere la bocca disposta ad ingoiare una tonnellata di merda

e dovrai portare pazienza, molta pazienza

se in questo mondo di poeti

tu vorrai sopravvivere

se no, puoi smettere di fare il poeta

e darti al teatro, e li, li è tutta un altra storia

li, nel teatro, di culi belli accoglienti

ce ne vogliono due!

danneggiati da vaccino – la testimonianza di una donna rovinata da Astrazeneca! (guarda le foto)

In Uncategorized on marzo 22, 2025 at 5:03 PM

Sono tornata di corsa dalla spesa perché sentivo che le fiamme iniziavano ad uscire da sotto i vestiti.

Non è un bello spettacolo vedere una signora, tra le corsie del supermercato, sfigurata da una bestia senza pietà.

Da quattro anni

Quarantotto mesi

Millequattrocentoquaranta giorni

Trentaquattromilaciquecentossessanta ore

Brucio.

Vorrei vedere loro.

Quei criminali che mi hanno ridotta a vivere in un fuoco perenne.

Quelli ancora a piede libero.

Quelli che per trenta denari hanno venduto la mia salute ad Astrazeneca.

La mia salute e quella di un numero indicibile di persone.

Penso sarebbero già impazziti.

Si sarebbero strappati la carne e le viscere ustionate da

fiamme eterne .

Io no.

Domani, 22 marzo, saranno quattro anni

Quarantotto mesi

Millequattrocentoquaranta giorni

Trentaquattromilaciquecentossessanta ore che imparo a vivere andando a fuoco.

Diventando più forte

Giorno dopo giorno.

Nonostante tutto, il mio corpo e il mio spirito traboccano di energia vitale.

E la mia sete di giustizia e verità non si placherà finché mi sarà concesso di camminare su questa terra.

Non mi arrenderò. MAI.

Marcel Proust – stanco d’aver sofferto…

In Uncategorized on marzo 19, 2025 at 5:35 PM

stanco d’aver sofferto, più stanco d’aver amato

dopo avermi affascinato con i suoi sfondi, la vita

stringe intorno a me il suo cerchio monotono

ed il mio sogno, sentendo il suo orizzonte chiuso

malinconicamente si ritira e si stupisce

chissà se ascoltando l’autunno così toccante

soffoca un singhiozzo o trattiene un canto

tanto solenne quanto l’ora e come essa sfuggente

il mio cuore senza saperlo stava cambiando.

danni da vaccino – il nesso causale tra vaccino covid e S.L.A, ne parla la dottoressa Rosanna Chifari (medico)

In Uncategorized on marzo 19, 2025 at 4:43 PM

Il 16 marzo è andata in onda una nuova puntata di “Next”, il programma di approfondimento di Radio Roma News, nato dalla collaborazione con Assodigit, 1Life e Nexus Edizioni. Il conduttore, Davide G. Porro, ha guidato un dibattito ricco e stimolante, in cui si sono confrontati esperti di diverse discipline: medici, politici e giuristi. I temi centrali del confronto sono stati le implicazioni della pandemia, l’efficacia dei vaccini e il ruolo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nell’affrontare la crisi globale.

Affetti avversi del vaccino, l’intervento della dottoressa Rosanna Chifari

Durante la trasmissione, un intervento particolarmente rilevante è stato quello della dottoressa Rosanna Chifari, medico neurologo, che ha discusso delle eventuali conseguenze a lungo termine della campagna vaccinale anti-Covid. In particolare, la dottoressa ha messo in evidenza gli effetti avversi verificati anche a distanza di mesi dalla somministrazione del vaccino. Tra le problematiche sollevate, ha parlato delle possibili ricadute e riacutizzazioni della SLA in pazienti già affetti da questa grave malattia neurodegenerativa.

Ha detto in merito Rosanna Chifari: “Allora, ci sono senz’altro, e sono ormai comprovate, esiste una robustissima letteratura scientifica che documenta il fatto. Come d’altro canto, il profarmaco genico che viene inoculato, altro non è che un patogeno non attenuato che provoca la produzione della proteina Spike, che altro non è che una tossina. Quindi, il nostro corpo produce costantemente una tossina che è anche una neurotossina ed è fortemente infiammatoria. Questo spiega, si comporta anche come una proteina prionica. Spieghiamo ai nostri spettatori: che cos’è una proteina prionica? È una proteina in grado di modificare le nostre proteine nella loro forma patologica. E quindi, si è assistito a un incremento notevolissimo di sclerosi multipla, morbo di Alzheimer, anche in età prima mai viste, al di sotto anche dei 45 anni”.

“Effetti anche a distanza di pochi mesi”

E ancora: “La Creutzfeldt-Jakob, la cosiddetta mucca pazza, che non vedevamo da 30 anni, ha avuto un incremento notevolissimo e quasi sempre è correlata al vaccino. Ma non a distanza di tanti anni, abbiamo riscontrato già questo problema quasi immediatamente dopo i primi mesi dal vaccino, perché si mettono in atto tutta una serie di meccanismi infiammatori, neuroinfiammatori e autoimmunitari che sono correlati a queste patologie che, peraltro, sono anche molto più aggressive e molto più veloci, perché sono molto più accelerati. Per esempio, la SLA. Ho visto moltissimi casi di SLA, uno di questi l’abbiamo portato anche all’attenzione dei media e all’attenzione dei giudici, che speriamo siano illuminati, che è direttamente correlata alla proteina Spike del farmaco genico sperimentale noto come vaccino Covid. Ed è molto più veloce, perché mentre prima aveva diversi anni di evoluzione, come sappiamo, ora nel giro di un anno, un anno e mezzo, porta a morte”.

Ha concluso: “Quindi è una sorta di Olocausto, lasciatemelo dire, possiamo prendere a prestito questo termine perché di questo si tratta. E la cosa gravissima è che loro sapevano già, e hanno ammesso di saperlo, di questi effetti collaterali”.

fonte – radio roma

ASMA di Poesia sinossi & scheda tecnica

In asma di poesia/prove per un romanzo, attualità, Bio Asma di Poesia, biografie parallele, Poetry urban story on marzo 18, 2025 at 6:46 PM

“Con ASMA di Poesia. Guarisci. Guarisci te stesso. Col sistema corpo/specchio. ASMA, ma di poesia. Le parole che vorresti sentire. Le parole che vorresti. Ti fossero dette. Dalla culla alla tomba. Assumi, dosi massicce. Di ASMA di Poesia. Con ASMA di poesia. Ridi, piangi, spesso e volentieri, rifletti. Ci piace dire ciò che ci pare. Senza curarci del parere degli altri. O del governo. O dell’opposizione. O della scienza. O della religione. Asma di Poesia se ne fotte del dogma. Se ne sbatte altamente lo scroto, di tutto il ciarpame che ruota. Attorno al ‘politicamente corretto’. Riguardo alla scrittura creativa. E questo non si può, e questo non si dice, e se dici questo quell’altro potrebbe offendersi! Questa o qull’altra minoranza, questa o quell’altra maggioranza, potrebbero storcere il naso! Ma vaffanculo va! Ma pure sti cazzi! A chi tocca tocca. Nessuno s’ingrugna. La scrittura creativa non guarda in faccia nessuno. La scrittura creativa non ha appelli, appigli, amici, cugini, amanti o parenti stretti. La scrittura creativa non stringe mani, né batte pacche sulle spalle. La scrittura è sola. Solitaria. Ci sei solo tu, e ciò che ti preme di dire. Nient’altro. Tutto Il resto è fuffa. Fuffa, fanfaluca, noia, boria, ridda da bar, polpettone da intellettuale di plastica! La poesia è tutto ciò che hai, tutto ciò che ti serve. Quelle parole sono oro. Il tuo oro colato. E te le sei sudate, tutte, sino all’ultima sillaba. Non esiste giudizio, ma solo presa di coscienza. E sete di conoscenza. a questo serve la poesia. A guardarsi. Dentro. A guardarsi attorno. A coprirsi, le spalle. A canalizzare su pagina. Tutto quanto il nero di seppia. Tutto quanto il cinabro, il cimurro, l’odio, il rancore, il dolore, il sopito, il non/detto, l’appena sussurrato. Che ci caratterizza. Quello è il compito, del poeta, della poesia, della scrittura drammaturgica. Altrimenti, che cazzo lo si fa, a fare!? Così tanto per!? Tanto per i soldi!? Tanto per la passera!? no. Certo che no! Altrimenti fosse stato solo per quello, si sarebbero fatte altre scelte. Altre scelte di vita. Chessò io. Si sarebbe potuti diventare degli. Industriali cocainomani, paranoici, viziati, viziosi, poltroni, pigri, fagnani e nulla facenti. Tizi flosci, molli. E invece no! Noi s’è scelto l’urgenza. Quel tipo d’urgenza, che spesso comporta, il fare la fame, la sete, e le seghe. ASMA di Poesia. Ciò che vorresti sentire. In culo alla cricca orwelliana! Conflitto di scena! E basta!”

ASMA di Poesia

Reading poetico di attitudine punk/allopatica

con Giovan Bartolo Botta, Matteo Mingoli, Lucrezia Lattanzio, Edoardo Bromuro, Daniele Casolino, Alfonso Canale, Enzo Tatti

Special guest: Daniele Capaccio

ASMA di Poesia è un essere policefalo e deforme che porta la poesia dal vivo in tutta Roma e fuori città da più di 7 anni. Agisce, interviene, provoca e sopratutto dice e racconta la realtà individuale di ognuno dei componenti, attraverso la cartina tornasole del gesto poetico. Risiede e opera nel quadrante est di Roma e ha al suo attivo decine, decine e decine di serate, avendo portato la poesia nei teatri, nei locali, nei festival, nelle piazze. Un coro dissonante di sette voci (più un imbucato), ma che condivide armoniosamente la presenza viva dell’artista a contatto con il pubblico, gli ascoltatori, i passanti casuali.

ASMA di Poesia: “Ci piace dire il cazzo che ci pare!

luci – piazzato bianco su quintatura nera

luci in sala – accese

microfono con asta/ leggio

durata spettacolo 1 ora e 15 minuti circa

prezzo – modico, ma trattabile, in contanti e subito

per info scrivici sulla pagina facebook

ASMA di Poesia

o su quella dei singoli componenti del gruppo

sempre a tua disposizione h24

per declamarti i particolari più peperini…

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