Esistono due tipi di poeta
due archetipi, di poesia, diciamo
esiste il poeta, quello pieno di talento
molto produttivo, a tratti grafomane, un po artistoide
un po borderline, molto disadattato, sudato, sporco, unto
pezzente, povero in canna, con problemi di alcol
morto di sete, morto di seghe, morti di fame, morto di stenti
che si alza a mezzogiorno, si sgrulla, si gratta, si strira, si sturba
fa due tre lavori assieme e fatica ad arrivare a fine mese
nessuno se lo caga nessuno lo conosce
e le sue serate, come si dice in gergo fanno “forno”
e poi c’è quello pusillanime
con talento zero, nessun amore per la poesia
ingnorante come una capra convessa, borioso come la merda
noioso come una crosta al culo, semi analfabeta
idiota al bequadro, ma ehi …
con l’agenda zeppa di numeri di telefono
ed ecco ora, riassunto, in parole povere urgenti ed essenziali
l’incontro tra i due archetipi-
Quel poeta
ha passato una vita a fare bandi
bandi concorsi gare graduatorie
una vita a leccare culi, sucare cazzi
cazzi belli nodosi, belli grossi di quelli che ti vengo dentro
ma mica per piacere, no no per arrivare
arrivare lassù in cima, diventare un qualcosa un qualcuno
diventare famoso, un v.i.p, una star, un viso, un volto
un nome, un cognome, qualcosa più di un semplice numero
quel poeta ha stretto più mani lui
di un diplomatico di professione
e quando c’è al potere la destra
ha dato ragione alla destra, attaccando la sinistra
e quando c’è al potere la sinistra
ha dato ragione alla sinistra, attaccando la destra
e quando c’è al potere il centro
ha dato ragione a tutti, attaccando se stesso
e se c’era Dio, ha baciato le natiche a Dio
e se c’era la Scienza, ha baciato le pile alla scienza
scaricando il green pass e inoculandosi nove dosi, senza fiatare
quel poeta ha passato la vita
a frequetare salotti, i salotti buoni
le feste, le cene, i pranzi, le merende, gli aperitivi, le colazioni
ha coltivato contatti e battuto pacche sulle spalle
e s’è fatto sodomizzare da cani e porci
s’è fatto pisciare in bocca, cacare addosso
s’è fatto fare di tutto pur di arrivare
certo, libri zero, anzi se gli chiedevi
chi era, chessò roba semplice
oserei dire, scolastica, tipo Leopardi o Pavese
o Alda Merini o Gozzano o Manzoni
cominciava a girargli la testa e gli usciva sangue dal naso
però aveva la rubrica del telefono bolsa
e stava sempre al cellulare, non staccava mai
e ora, finalmente, dopo secoli passati
a lucidare con la lingua i mocassini alla gente che conta
ora, finalmente, aveva un contratto in mano
un contratto per una prossima pubblicazione
con una casa editrice di quellle che contano
che poi così la tua poesia viene recensita, fa dibattito
e vai in televisione, sul terzo canale
a farti scansionare da critici e intellettuali
e il tuo conto in banca lievita
e le ragazze, cominciano a ronzarti intorno
e mangi la tartrina col patè d’oca
e pasteggi a champagne
e ora, dopo tanto peregrinare
aveva il successo a portata di mano
l’unico problema è che avendo passato la vita
a scaricare bandi e coltivare “amicizie” altlocate
non aveva mai scritto una cippa di minchia
e quel poco che aveva scritto faceva schifo al cazzo
quattro sputi di poesie in croce pregne di banalità
spudoratamente copiate come stile a Dino Campana
ma piene di strafalcioni ortografici
come se fossero state scritte da un babbano decerebrato
che tipo conta ancora colle dita fino a dieci, col mal di testa però
e allora, il pusillanime disperato
chiama quell’altro, il poeta quello pieno di talento
ma che si alza a mezzogiorno
e che cerca di vivere la vita quel tanto che basta
per alimentare di numero e di qualità la sua poesia
e gli propone di stipulare un “patto d’acciaio”
-avanti amico, prestami il tuo repertorio
diciamo a tutti di averlo scritto a quattro anni, ragiona…
tu c’hai il talento, ma non c’hai i contatti
io sono uno scalzacani, ma sono una faina nel leccare culi
insieme, possiamo spaccare il mondo
avanti, forza, uniamoci, fondiamoci cazzo
non sei stufo di fare serate dove ti pagano
giusto solo una birra calda del supermercato che sa di piscio!?
non sei stufo di faticare a mettere insieme il pranzo colla cena!?
non sei stufo di pascerti tra amori tossici e due di picche!?
non ti sei rotto i coglioni di andare a letto
con quattro battone cinesi, al massaggio cinese
di quelle zeppe di malattie che le paghi cinque euro
per fartelo succhiare senza preservativo
e poi ti ritrovi il sifiloma sulla cappella
tempo zero muori crepi nell’anonimato
e finisci i tuoi giorni a farti sbattere
in qualche ospedale psichiatrico o nella fossa comune!?
avanti amico, qua la mano
schiaffiamola nero su bianco questa dannata
“Santa Allenaza Artistica”!!!
e i morsi della fame del poeta di talento
erano tali, che si lasciò convincere
e l’opera prima fu stilata a quattro mani
e ci fu subito il botto
luci, riflettori, recensioni, sesso, successo, soldi a palate!
e fu così che il poeta di talento, grazie a sta gabola
divenne poeta di successo e smise di fare la fame
e cominciò a darci dentro
con puttane caviale automobili e cocaina
e tempo zero, smise pure di scrivere, consumato dalla bambagia
e con ogni ben di dio a portata di mano
presto, divenne depresso, stanco, apatico, bolso, gonfio
sempre più paranoico, sempre più ansioso
e si diede fuoco, insieme ai suoi soldi
davanti alla sue puttane
mentre, l’altro, l’altro il poeta pusillanime
senza talento che aveva passato la vita a coltivare contatti
divenne un tipo curioso, calmo, pacato, lucido
e diede alle fiamme la sua rubrica zeppa di numeri
e si mise addirittura, a leggere un libro
e presto prese ad isolarsi
a leggere sempre di più, a scrivere sempre di più
mandò tutti regolarmente affanculo
e morì in povertà, nella sua stamberga in affitto
soffocato da migliaia di libri
e da milioni di pagine di poesia
che non avrebbe mai letto nessuno
e la morale di questa storia
e che come la metti la metti
sai già che se decidi di fare il poeta
la vita te la farà pagare cara e salata
e ti toccherà di essere dotato, di un culo bello accogliente
e di avere la bocca disposta ad ingoiare una tonnellata di merda
e dovrai portare pazienza, molta pazienza
se in questo mondo di poeti
tu vorrai sopravvivere
se no, puoi smettere di fare il poeta
e darti al teatro, e li, li è tutta un altra storia
li, nel teatro, di culi belli accoglienti
ce ne vogliono due!