giovedì 29 gennaio 2026

L'ombra della spada

È il balzo emotivo che destabilizza, la scossa del dover fare un passo fuori dal sentiero tracciato dalle CONVENZIONI, del dover abbandonare la sicurezza avvolgente che tiene così tante persone con i piedi ben piantati su quel sentiero.
Nella società, sposarsi e creare una famiglia è uno dei modi principali per dare sicurezza e soprattutto  SIGNIFICATO alla propria esistenza.

Ciascuno, anno dopo anno, non manca mai di RISPETTARE il proprio ruolo. 
Bambina, bambino.
Adolescente.
Giovane.
Sposa, sposo.
Genitore.
Nonna, nonno.
A ogni tappa sai chi sei, qual è il tuo dovere, qual è il POSTO che ti compete.

CHI SEI? 
Nessun problema, sei la persona che ha creato tutto quello che hai davanti agli occhi.
Constatarlo dà una soddisfazione IMMEDIATA, riconosciuta da tutti come un DIRITTO e allo stesso tempo come un DOVERE da mantenere. 

Ma cosa succede se ci si trova a non voler essere più parte di questa consolante continuità familiare?

Se decidi di uscire dal seminato, dove ti siedi durante i pranzi di famiglia?
Dove mi siedo io?

Chi sono io, se smetto di essere ciò che era previsto che fossi?

Virginia Woolf ha scritto: "Attraverso il vasto continente della vita di una donna si disegna l'ombra di una SPADA. 
Da un lato di questa spada, dove 'tutto è regolare' ci sono le consuetudini, la tradizione e l'ordine. 
Ma dall'altro lato, per chi è tanto FOLLE da attraversare quell'ombra e scegliere una vita che non obbedisce alle convenzioni, 'tutto è confuso, niente è regolare'

Sono molte le PERSONE che si sono trovate  ad attraversare 'l'ombra della spada', non solo donne. Persone che hanno scelto di vivere la propria vita in modo IMPERFETTO piuttosto che vivere in modo perfetto l'imitazione di quella di un altro.
Attraversare l’ombra della spada non rende popolari e nemmeno "amabili" (non è la parola giusta, ma non la trovo).
Non rende facili da comprendere.
Non ti dà approvazione.
Ma restare dall’altra parte sarebbe un tradimento lento, quotidiano, silenzioso verso se stessi. 

Molti la chiamano confusione.
Alcuni la chiamano errore.
Qualcuno la chiama egoismo.
Ed è proprio per questo che arrivano i tentativi di rimetterti al TUO posto... al TUO POSTO! Perchè loro lo sanno qual è il tuo posto!

“Ma che ti manca?”

Come se la felicità fosse una checklist.
Come se il sopravvivere bastasse  per non poter sentire il vuoto.
Come se il dolore dovesse giustificarsi con una mancanza evidente, certificabile, condivisibile.

“Dai, sii buona.” o ESSE BONA... come si dice a Gubbio.

Esse Bona: un invito gentile a rientrare nei ranghi. A non fare troppo rumore. A non chiedere troppo. A non sentire troppo.

Esse bona: adattati.
Esse bona: non complicare (AGLI ALTRI)  le cose.

Esse bona. Bona ad accettare (la volontà degli ALTRI). Bona a capire (i bisogni DEGLI ALTRI). Bona a ridare priorità (alle esigenze DEGLI ALTRI). Bona a ringraziare e ad accontentare (GLI ALTRI).

Bona SOPRATTUTTO a non disturbare l’ordine delle cose.

Ma se io NON volessi essere più BONA??

Se fossi stanca di essere composta, ragionevole, riconoscente per ciò che dovrebbe bastarmi?
Se non volessi più essere all’altezza delle aspettative, ma solo all’altezza di me stessa?

E se ok, non mi mancasse niente…ma mi mancassi io?

Forse voglio essere vera?.
Forse voglio essere FELICE, anche se la mia felicità non è approvata, autorizzata dai RUOLI?
Forse voglio smettere di chiedere sempre il PERMESSO? 

Io vorrei cominciare a vivere la mia vita. A 53 anni credo che sia legittimo.
Una vita forse disarticolata, sicuramente imperfetta, ma vera.

Una vita che mi assomigli. Completamente. E tu. da quale lato della spada sei?

Questa è la mia vita - Ligabue


sabato 24 gennaio 2026

Carpe Diem

Oggi ho rivisto per l’ennesima volta L’attimo fuggente. Un film memorabile, capace di offrire infinite lezioni di vita. Ci insegna a comprendere la poesia come scintilla di rivelazione: non qualcosa da misurare (ahiahiahi Piticchino mio, la poesia non si misura 😆 come famo) ma da vivere e assaporare. 
Ci invita a osare, a NON temere il cambiamento, e ci mette in guardia dai rischi del conformismo e dalla difficoltà di DIFENDERE le proprie convinzioni di fronte agli altri. Ma, soprattutto, ci insegna a cogliere l’attimo per rendere speciale la nostra esistenza.

Dum loquimur, fugerit invida aetas:
carpe diem, quam minimum credula postero.

Innumerevoli opere poetiche e letterarie si sono ispirate al celebre invito di Orazio. Carpe diem è forse l’espressione più famosa al mondo, perché delinea con lucidità e crudezza la condizione umana: due parole dense di retorica, ma elastiche nel significato, capaci di racchiudere insieme possibilità e futilità, aspirazioni e limiti. Di questo siamo fatti NOI uomini, ed è ciò che poeti, scrittori e persone comuni raccontano, ciascuno a suo modo, nella quotidiana lotta per dare senso all’esistenza.

Impossibile non pensare a John Keating, lo straordinario professore di inglese del film. Le sue parole, sconvolgenti ed esaltanti, segnano profondamente i suoi studenti...

«Siamo cibo per i vermi, signori! Che lo vogliate o no, ognuno di noi un giorno smetterà di respirare, si raffredderà e morirà».

Da qui nasce la salvezza possibile: cogliere l’attimo che fugge e NON ritorna. Ma per comprenderne davvero il significato è necessario contestualizzare l’insegnamento di Orazio, come fa Keating in una delle scene più celebri del film:

«Questi ragazzi (indicando foto di studenti del passato) ora sono concime per i fiori. Ma se ascoltate con attenzione, li sentirete bisbigliare il loro monito: carpe diem. Cogliete l’attimo, ragazzi. Rendete straordinaria la vostra vita».

I versi di Orazio – tra i più celebri della latinità – recitano:

«Mentre parliamo, il tempo invidioso sarà già fuggito: cogli l’attimo, confidando il meno possibile nel domani».

Il carpe diem incarna una vera e propria filosofia di vita, ma è anche una delle sententiae più fraintese. Lungi dall’essere un invito al godimento sfrenato, esso nasce da una constatazione profondamente razionale: l’uomo NON può conoscere né determinare il FUTURO. L’unico tempo su cui può intervenire è il PRESENTE. Per questo Orazio invita a cogliere l’attimo, hic et nunc, senza lasciarsi condizionare da timori o attese che appartengono al domani, un territorio ignoto a chiunque. Il futuro non è che non conti, capiamoci, ma... ma... non ci appartiene. Puntando troppo al futuro rischiamo di perdere di vista il presente. Capite?

Non è un’esortazione al godere in modo sfrenato infischiandosene di tutto, ma ad assaporare l’unicità dell’istante, consapevoli dei nostri limiti e della finitudine che ci definisce. La vita, (dono di Dio, degli dei, del caso, della materia o di ChiCavoloVePare) va vissuta in profondità, afferrata con responsabilità e libertà. Libertà!!! Liberi di vivere ed essere FELICI. È il messaggio che il professor Keating cerca di imprimere nelle menti e nei cuori dei suoi studenti.

Al di là di poesie, libri e film, il messaggio di Orazio resta di un’attualità sconvolgente. Non si tratta di agire d’istinto, ma di vivere davvero: un momento speciale, uno sguardo, un mercoledì, un abbraccio, un bacio per cui valga la pena esistere. Senza maschere. Consapevoli che possiamo modificare solo il nostro presente e che, sempre e comunque, siamo padroni di noi stessi. Ce lo dobbiamo!!! CAzzo!

E allora carpe diem smette di essere una frase consumata dall’eco delle citazioni e diventa una SCELTA quotidiana, silenziosa e coraggiosa. Non l’urlo di chi fugge dal tempo, ma il passo fermo e DETERMINATO di chi lo attraversa. Cogliere l’attimo significa abitare il presente, dire  (sì, sì, sì) a ciò che siamo ADESSO, con tutte le nostre fragilità e le nostre imperfezioni... 

Significa avere il coraggio di vivere una vita che ci somigli, non straordinaria agli occhi degli altri, ma vera, AUTENTICA ai nostri. Perché il tempo fugge, sì, ma l’attimo vissuto con consapevolezza resta. E in quell’attimo, minuscolo e infinito insieme, l’esistenza trova finalmente voce, senso, respiro. QUESTA signori è VITA!

E forse non è un caso se lo stesso invito ritorna anche dove meno ce lo aspetteremmo. In Kung Fu Panda, il maestro Oogway lo dice con parole semplicissime: il passato è storia, il futuro è un mistero, ma il presente è un dono. Ecco perché si chiama presente.
Cambiano i versi, cambiano i maestri, cambiano i contesti. Ma la verità resta la stessa: la vita accade adesso. E chiede solo di essere vissuta. 


Claudio Baglioni - La vita è adesso


Buona vita.

giovedì 22 gennaio 2026

Se devo chiedertelo, non lo voglio più.

Non ti chiedo di darmi un bacio.
Non chiedermi scusa quando penso che tu abbia sbagliato.
Non ti chiederò nemmeno di abbracciarmi quando ne ho più bisogno, o di invitarmi a cena il giorno del nostro anniversario.
Non ti chiedo di andare a percorrere il mondo, a vivere nuove esperienze, e tanto meno ti chiedo di darmi la mano quando saremo in mezzo a quella città.
Non ti chiedo di dirmi quanto sono bella, anche se è una bugia, né di scrivermi niente di bello.
Non ti chiederò nemmeno di chiamarmi per dirmi com’è andata la giornata, né di dirmi che ti manco.
Non ti chiederò di ringraziarmi per tutto quello che faccio per te, né che ti preoccupi per me quando i miei animi sono a terra, e ovviamente, non ti chiederò di appoggiarmi nelle mie decisioni.
Non ti chiederò nemmeno di ascoltarmi quando ho mille storie da raccontarti.
Non ti chiederò di fare niente, nemmeno di stare al mio fianco per sempre.
Perché se devo chiedertelo, non lo voglio più.
Frida Kahlo

Mercoledì 21.01.2026. ore 5 di mattina (non scrivo i minuti) 

Ho usato WhatsApp come moleskine per fissare il pensiero. Avevo deciso di risistemarlo meglio questo pensiero. Ma da un po' i miei messaggi in bottiglia non sono più in balìa delle onde. Hanno un destinatario. Hanno un cuore a cui essere dedicati, un cuore puro. Un cuore onesto. Un cuore AUTENTICO. Ho scritto questo. Non lo modifico. Perchè la spontaneità è un gran valore...

“C’è una frase che gira sui social di Frida Kahlo 
“Se devo chiedertelo, non lo voglio più.”

È una frase potente. Seducente per la maggior parte 
Ma l’amore non è una frase ben riuscita.
È un luogo abitato da persone imperfette, distratte, piene di storie diverse.

Nessuno ama con la palla di cristallo in mano.
Nessuno sa sempre cosa serve all’altro, quando serve, come serve.
Pensare il contrario significa chiedere all’amore di stare sulle spine..

Chiedere non toglie dignità al sentimento.
Chiedere lo rende praticabile.
È il gesto di chi sceglie la chiarezza al posto del silenzio
Non si chiede perché manca l’amore.
Si chiede perché c'è.
Perché si vuole dare all’altro la possibilità di esserci davvero, non per intuizione, ma per scelta.

L’idea che chi ama debba sapere senza domandare ha fatto più danni di molte cattiverie dichiarate.
Ha trasformato bisogni in colpe e silenzi in distanze irreparabili.

L’amore adulto non dice: “Se mi ami dovresti capirlo.”
Dice: “Te lo dico, perché voglio restare.”

E in questo spazio, dove ci si parla invece di indovinarsi, l’amore smette di essere una prova e diventa finalmente un incontro… 

Io e te! Parleremo sempre vero amore?

Eccole le mie parole amore mio. Ho solo aggiunto il testo  di Frida Kahlo per intero. Avrei il bisogno di commentarlo, di commentare parola per parola. Lo farò. Non qui. Lo farò in un altro post. Questo è TUO. Piticchino MIO!




Buona vita.

lunedì 5 gennaio 2026

La magia di due corpi...

... che combaciano perfettamente.

Lui sorride, quasi stupito, e dice piano:
«Guarda che bello, guarda quanto siamo belli».

Lei guarda davvero.
Sì, sono davvero incredibilmente belli.

COMBACIANO. Perfettamente. Quei due corpi combaciano con una naturalezza disarmante.
Come forme pensate insieme, come se si fossero aspettati a lungo senza saperlo

Non è solo una questione di corpi che si adattano. Si fondono insieme, con una lentezza consapevole che accende il desiderio e lo lascia esplodere. Ogni movimento trova risposta nell’altro. Ogni movimento è una domanda a cui l’altro risponde sì senza parlare. Sì. Sì Sì! 

PAZZESCO penso. Pazzesco... C’è una bellezza silenziosa in quel combaciare. Le curve dei corpi si compensano. Le distanze si annullano. Nessun movimento, nessun gesto è troppo o troppo poco. Non manca NIENTE. Niente è da correggere. Tutto arriva nel momento giusto. TUTTO. 

I corpi si cercano, si vogliono, si trovano! Trovano una misura comune, fatta di contatto e ascolto, trovano il loro ritmo. Quei corpi sembrano conoscersi già, sapere dove fermarsi e dove spingersi oltre...

E le sue mani... Quelle  mani che si posano con sicurezza, seguono le linee del corpo, ne ascoltano il calore, il desiderio. Quelle mani che accendono.

Le bocche si avvicinano e si amano, si comprendono nel ritmo del respiro. Quel respiro nel respiro. Niente di più sensuale.. 

La pelle riconosce la pelle. Fame e tenerezza. FAME e TENEREZZA. Respiri e pelle.

   Era tanto tempo che aspettava l'uomo...
   Un uomo dolce e duro nell'amore
   Che sa come prendere e poi dare
   Con cui scopare, parlare, mangiare
   E poi di nuovo farsi far l'amore
   Per seppellirsi tutta nell'odore
   Che le rimane addosso delle ore
   Che non si vuole mai più lavare
   Per non rischiare di dimenticare...

Lei si sente come quella donna.
Quella che viene guardata davvero.
Quella che viene scelta. Amata. 

Lui la fa sentire donna. Così. Perchè LUI sa fare l’amore.
Perché fare l’amore NON è solo accarezzare un corpo, ma farlo vibrare, fremere, accendere. Centimetro dopo centimetro. Millimetro dopo millimetro. E far vibrare, fremere e accendere tutto quello che c'è SOTTO la pelle!

Fare l'amore è scombussolare lo stomaco, far sospendere il respiro nei polmoni, far battere il cuore all'impazzata, sciogliere tensioni, alleviare dolori! È quella sensazione di serenità che ti rimane addosso, come se anche il corpo avesse finalmente il diritto al suo spazio!

   È che stasera voglio solo
   Fare l'amore come un animale
   Voglio fare l'amore fino a che fa male
   Voglio fare l'amore, voglio fare l'amore...

Le loro canzoni.
Fare l’amore è anche questo.
E questo è arte. È dialogo tra due corpi e due anime. Nutrirsi del piacere dell'altra persona e darne è qualcosa che ti segna per sempre. Certe carezze, certi sguardi, certi odori, non si dimenticheranno mai. E non è solo memoria tattile, ma memoria del cuore.

E mentre restano così, uniti, veri è chiaro che non si stanno semplicemente toccando.
Si stanno finalmente trovando, si stanno conoscendo. Anzi. Si stanno RIconoscendo.





Buona vita.




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