Lucettina è di nuovo in viaggio, devo recuperare un branco di giovani studenti che sono da quasi un mese in Portogallo per un piccolo programma Erasmus e sarò a Coimbra fino a lunedì prossimo, poi torniamo tutti a casa e a scuola.
Il viaggio di andata è stato un po’ complesso.
Classico Ryanair Pisa -Porto, poi flixbus fino a Coimbra, partenza da Pisa ore 17, biglietto bus già preso per la corsa delle 19.10 (c’è un’ora di differenza con l’Italia).
A Pisa il volo era più un carro bestiame.
Tre scolaresche, fra terza media e primo biennio, bimbi piccoli spaventati e, ovviamente, un sacco di pisani, come i due accanto a me che ho ovviamente ascoltato tutto il tempo perché a me l’accento pisano mi fa curioso da morì.
Alle 17.15 non eravamo ancora partiti.
La hostess ci dice che è perché stanno ancora facendo rifornimento.
Alle 17.30 il comandante decide di vuotare il sacco.
A Porto c’è una tempesta in corso, non sanno se riusciranno a partire, in ogni caso non prima di una quarantina di minuti.
E aggiunge la frase che mi fa leggermente gelare.
Chi preferisce rinunciare al volo lo faccia adesso e lasci l’aereo.
In che senso?
Qualcuno lo prende in parola e in effetti scende.
Io sono sempre più perplessa.
Alla fine l’aereo parte, con un’ora e mezzo di ritardo, ora e mezzo passata DENTRO l’aereo, con i ragazzi che hanno iniziato a tirare fuori masserizie per una sagra paesana e dopo venti minuti l’aria era satura di panino con la cotoletta, chewing gum alla fragola, piede, ascella, rutto e scorreggia di adolescente satollo.
Io e i pisani si voleva morì.
Come mi capita spesso, al decollo mi sono addormentata, per svegliarmi pochi minuti dopo con le urla disperate del bambino, che poverino, non ha MAI PIÙ smesso di piangere.
Sono arrivata a Porto che credevo di essere morta e in putrefazione, invece erano i piedi della 2B.
A Porto, avendo perso il mio Flixbus, ho aspettato quello delle 21.40, chiedendomi in modo ossessivo compulsivo se:
- Avessi l’ora giusta al cellulare.
- Fossi alla fermata giusta.
- Di nuovo se avessi l’ora giusta.
- Di nuovo se fossi alla fermata giusta.
E così via a piacere.
Alle 21.38 sono stata approcciata da una ragazza polacca.
Scusi, sono molto preoccupata, non so se sono nel posto giusto, e se è l’orario corretto, perché il mio bus doveva essere già qui due minuti fa.
La volevo abbracciare.
Le avrei voluto dire oh, kara zorella dell’ est… Ti kapisco, anke a me mankano quelle kare, rassikuranti, per scemi indicazioni mitteleuropee, ma ormai la mia italianità mi ha rieducato.
Ma le ho detto, fingendo sicumera:
Siamo nel posto giusto, me l’ha detto l’autista per Lisbona del Flixbus che è già partito, il bus è in ritardo per la tempesta, fra poco arriverà di sicuro.
E dentro di me sapevo che neanche io, in fondo, sapevo dove cazzo ero e se davvero sarebbe arrivato lì, in mezzo alla tempesta, come l’olandese volante.
Alla fine è arrivato, sono salita un pochino stremata e sono arrivata a Coimbra. Da lì un taxi fino all’appartamento nel blocco di case dove vivono i ragazzi.
E da oggi si comincia questa nuova piccola avventura.
Stay tuned!