Scrive Nietzsche nell’Anticristo:
«Il cristianesimo deve la sua vittoria a questa miserabile adulazione della vanità personale – in tal modo esso ha attratto a sé precisamente tutti i falliti, tutti coloro che covano la rivolta, tutti coloro che se la sono cavata male, l’intera feccia e schiuma dell’umanità. La “salvezza dell’anima” – significa: “intorno a me ruota il mondo”… Il veleno della dottrina dei “diritti uguali per tutti” – è stato diffuso dal cristianesimo nel modo più sistematico; procedendo dagli angoli più segreti degli istinti cattivi, il cristianesimo ha fatto una guerra mortale ad ogni senso di venerazione e di distanza fra uomo e uomo, cioè al presupposto di ogni elevazione, di ogni sviluppo della cultura – con il risentimento delle masse si è fabbricato la sua arma principale contro di noi, contro tutto quanto v’è di nobile, di lieto, di magnanimo sulla terra, contro la nostra felicità sulla terra…
… il cristianesimo è una rivolta di tutto quanto striscia sul terreno contro ciò che possiede un’altezza».
Il filosofo russo Semën Ljudvigovič Frank sembra rispondergli in piena seconda guerra mondiale:
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