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        <title><![CDATA[Stories by Forwardto - Studi e competenze per scenari futuri on Medium]]></title>
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            <title>Stories by Forwardto - Studi e competenze per scenari futuri on Medium</title>
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            <title><![CDATA[Quale spazio per il futuro?]]></title>
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            <dc:creator><![CDATA[Forwardto - Studi e competenze per scenari futuri]]></dc:creator>
            <pubDate>Wed, 24 Jan 2024 11:13:57 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2024-01-24T11:13:57.767Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<p>di Francesca Fattorini</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*xmZd1iwFUc34PXo71cVWig.jpeg" /><figcaption>Photo by <a href="https://unsplash.com/it/@anniespratt">Annie Spratt</a> from Unsplash.</figcaption></figure><p>Dopo la fine del Comunismo negli anni ’90, in Albania ha inizio un periodo travagliato tra il collasso economico e i disordini sociali, che portarono migliaia di persone a fuggire dal Paese. Nel 2000, un pittore 36enne, Edi Rama, eletto sindaco nella città di Tirana, si fa largo in un contesto che presenta una montagna di problemi da risolvere con zero budget. Rama, oggi primo ministro albanese, decide per prima cosa di far abbattere gli edifici abusivi e ridipingere con colori vivaci i grigi palazzi della città.</p><blockquote>Quando dipingemmo il primo edificio, spalmando un radiante arancio su un sobrio grigio di una facciata, accadde qualcosa di inimmaginabile. Ci fu un ingorgo e una folla di persone si riunì come se fosse il luogo di un avvenimento spettacolare o la visita improvvisa di una pop star.<br>La riqualificazione degli spazi pubblici fece rivivere il sentimento dell’appartenenza a una città che le persone avevano perso. L’orgoglio delle persone nei loro luoghi di vita, dove ci furono sentimenti che sono stati sotterrati profondamente per anni sotto la furia di costruzioni abusive e barbariche che sono spuntate fuori negli spazi pubblici. E quando i colori sono emersi ovunque, l’animo del cambiamento ha iniziato a trasformare lo spirito delle persone <em>(Rama in un </em><a href="https://www.ted.com/talks/edi_rama_take_back_your_city_with_paint"><em>TEDx Talk</em></a><em> del 2012).</em></blockquote><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/900/1*E41qdRlp1ZjELDVj9RUPxQ.jpeg" /><figcaption>«La bellezza faceva da guardiano laddove la polizia municipale, o lo Stato stesso, mancavano» — il commento di Rama alla trasformazione del contesto urbano.</figcaption></figure><p>Il cambiamento è stato quello di indurre un processo di <strong>auto-responsabilizzazione dei cittadini</strong>, che hanno iniziato a buttare meno rifiuti per strada e a pagare le tasse, generando una forma di “rituale di interazione”. È un processo che Filippo Barbera descrive nel primo capitolo del suo libro “<a href="https://www.laterza.it/scheda-libro/?isbn=9788858152539">Le piazze vuote. Ritrovare gli spazi della politica</a>” (Laterza, 2023): «<em>nel rituale le persone interagiscono in compresenza fisica all’insegna di un ritmo comune, un mutuo focus di attenzione, barriere verso gli outsider, emozioni condivise. Elementi, questi, generativi di effervescenza collettiva, valori, identità di gruppo e senso di obbligazione intrinseca</em>».</p><p>Il punto centrale è che non conta solo <em>stare insieme</em>, condividendo lo stesso spazio, ma anche attivare un <em>fare insieme</em>. Ed è uno dei punti toccati durante la presentazione del libro di Barbera, il 19 dicembre scorso, nella quale sono intervenuti Claudio Marciano (Università di Genova), Laura Sinagra Brisca (Forwardto) e Ianira Vassallo (Politecnico di Torino), con l’introduzione di Laura Orestano (SocialFare) e la moderazione di Alberto Robiati (Forwardto). In poche parole occorre interrogarsi sulla <strong>qualità delle relazioni nello spazio</strong>. Quante volte attraversiamo di sfuggita le piazze della nostra città per recarci in un negozio o le transitiamo per arrivare alla fermata dell’autobus? Durante questo passaggio percepiamo la prossimità nello spazio con migliaia di persone, ma non instauriamo relazioni sociali (non prolungate nel tempo), storie condivise o segni di appartenenza collettiva.</p><p><strong>Le piazze sono molto spesso spazi di mobilitazione</strong> (basti pensare alle manifestazioni in tutta Italia per Giulia Cecchettin), <strong>ma ormai raramente sono spazi di produzione</strong>. In questo senso, questi “nonluoghi” sono schiacciati sulla contingenza, quando dovrebbero essere spazi per prendere impegni condivisi e produrre delle discontinuità rispetto al presente. Come renderli tale? La risposta la fornisce Barbera, che suggerisce di rendere le piazze degli spazi aperti e performativi, in grado di accogliere anche delle opposizioni, attraverso l’attivazione di reti al di fuori dei nostri perimetri abituali (come persone, organizzazioni e territori) e andando a intercettare visioni di futuro alternative. Per questo è necessario <strong>allargare lo spazio alle voci marginali</strong>, ossia persone, organizzazioni e territori che patiscono disuguaglianze economiche, sociali o di riconoscimento. In questo spazio non si trascura nessuno: neanche le persone non ancora esistenti, ma i cui interessi vanno tutelati già oggi (come le generazioni future). <br>Punti di vista diversi, funzionali a comprendere la complessità e capaci di produrre una domanda di futuro che verrà poi trasformata in offerta dalla politica.</p><p>Per concludere la riflessione: <strong>le piazze non sono vuote, sono soltanto malamente frequentate</strong>. Dobbiamo riscoprire lo spazio pubblico come luogo in cui gli individui possano pensare e agire come cittadini, dove si coltivano connessioni significative e durature nel tempo allo scopo di trovare soluzioni innovative ai propri bisogni o alle proprie mancanze.</p><p>Oltre ai temi qui menzionati e trattati nel primo capitolo del libro, il volume di Barbera affronta anche gli “<strong>spazi intermedi dell’elaborazione politica</strong>” (spazi occupati dalle classi dirigenti e dal ceto politico) e gli “<strong>spazi dei luoghi di vita o delle persone-nei-luoghi</strong>” (spazi dove avviene l’atterraggio del futuro), complemento necessario per dare forma politica ai temi descritti.</p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=ee84f74ffd6f" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
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            <title><![CDATA[SIGNALSPECTRUM | Nostalgia del passato: roba da collezionisti e #AdultMoney]]></title>
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            <dc:creator><![CDATA[Forwardto - Studi e competenze per scenari futuri]]></dc:creator>
            <pubDate>Tue, 16 Jan 2024 10:59:37 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2024-01-16T16:31:30.852Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<p>di Francesca Fattorini</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*4rpVJZXpp3YQI-ZgtUhR8w.jpeg" /></figure><p>“<em>Non voglio crescere / Perché, tesoro, se lo facessi / non potrei essere un bambino di Toys ‘R’ Us.</em>”</p><p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=nRMmvRpmZ8I">Quel jingle degli anni ’80</a> di Toys “R” Us, catena di negozi specializzati nella vendita di giocattoli e prodotti per l’infanzia diffusa negli Stati Uniti, sembra essere diventato obsoleto dal momento in cui gli adulti sono diventati i nuovi bambini.</p><p><em>Franchise</em> storici, come Star Wars, insieme a produttori di giocattoli come Lego e Hasbro, che certamente accompagnano da sempre l’infanzia dei più piccoli, stanno sempre più puntando a <strong>prolungare la loro presenza nelle case (e nella vita) delle persone</strong>. Basti pensare alla serie di action figure “<a href="https://hasbro-pulse-eu.myshopify.com/it/collections/star-wars-the-black-series">The Black Series Star Wars</a>” oppure al “<a href="https://www.lego.com/it-it/product/millennium-falcon-75192">Millennium Falcon</a>” in 7541 mattoncini Lego. E l’ondata rosa di Barbie che ha investito le sale cinematografiche di tutto il mondo ne è un’ampia dimostrazione…</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*9Vlq62mYlxlC747-OLek1g.jpeg" /><figcaption>Totem nella parte dedicata agli adulti nello store LEGO di Torino.</figcaption></figure><p>Sul perché le cose del passato ci rendano deboli di cuore viene in soccorso la psicologia, secondo cui il ricordo dei giochi dell’infanzia ci restituisce un <strong>piacevole sollievo dai momenti di stress </strong>innescati dalle responsabilità della vita adulta.</p><p>“<em>Il</em> <em>Kidulting ci dà l’opportunità di tornare, anche se solo per pochi istanti, a tempi più semplici che ci hanno portato gioia</em>”, <a href="https://www.wellandgood.com/kidulting-nostalgia/">afferma la psicologa clinica Carla Marie Manly</a>.</p><p>Quel momento di allegra spensieratezza costituisce anche un v<strong>alore sociale di appartenenza</strong>, perché i ricordi nostalgici ci connettono con coloro che amiamo, rafforzando la nostra percezione di sentirsi meno soli. Per questo motivo scherzare insieme agli amici e provare nostalgia insieme può donare conforto ai momenti incerti del presente.</p><p>Su TikTok, dove ogni giorno migliaia di persone condividono video stravaganti, esiste persino il canale <a href="https://www.tiktok.com/discover/adult-money?lang=en">#AdultMoney</a>, che racchiude al suo interno video di <strong>adulti che acquistano giocattoli per se stessi</strong> e “non hanno rimpianti a riguardo”. Come accade in questo video:</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fwww.tiktok.com%2Fembed%2Fv2%2F7022514595696741658&amp;display_name=tiktok&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.tiktok.com%2F%40iyantlsg%2Fvideo%2F7022514595696741658&amp;image=https%3A%2F%2Fp16-sign-useast2a.tiktokcdn.com%2Ftos-useast2a-p-0037-aiso%2F3076283da82a4732a3a4d2bca4a6c461_1635056596%7Etplv-dmt-logom%3Atos-useast2a-pv-0037-aiso%2Fa9273ec8972545498d68e01c33a2daab.image%3Fx-expires%3D1705500000%26x-signature%3Dsk6%252BpNIj6tpBR1sxQ%252FNGoKSw7PY%253D&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=tiktok" width="340" height="700" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/6c064c388e96959e408daee16919983d/href">https://medium.com/media/6c064c388e96959e408daee16919983d/href</a></iframe><p>Ma non è solo una questione di avere, ma anche di chi (voler) essere: lo abbiamo visto nel <a href="https://medium.com/@Forwardto/signalspectrum-incertezza-per-il-futuro-perché-abbiamo-così-paura-di-ciò-che-non-conosciamo-a53dda1ebcc7">primo #SIGNASPECTRUM della serie sul Kidulting</a>.</p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=fed5d4113d10" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
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            <title><![CDATA[SIGNALSPECTRUM | Incertezza per il futuro: perché abbiamo così paura di ciò che non conosciamo…]]></title>
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            <category><![CDATA[giovani]]></category>
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            <dc:creator><![CDATA[Forwardto - Studi e competenze per scenari futuri]]></dc:creator>
            <pubDate>Mon, 18 Dec 2023 07:50:27 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2024-01-18T17:26:32.926Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<h3>SIGNALSPECTRUM | <strong>Incertezza per il futuro: perché abbiamo così paura di ciò che non conosciamo (ancora)?</strong></h3><p>di Francesca Fattorini</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*urJPNhBtTEaqcOJCe9oJrw.png" /></figure><p>Alla fine dell’<a href="https://medium.com/@Forwardto/trendspotting-celo-celo-manca-manca-cosa-manca-ai-giovani-per-essere-adulti-9a4ae77af304">articolo sul fenomeno del Kidulting</a>, trend legato al desiderio degli adulti di impegnarsi in attività ludiche per lo più destinate a un pubblico più giovane, ci eravamo lasciati con la promessa di indagare il contesto nel quale il Kidulting si sta sviluppando. Lo faremo attraverso due filoni principali che sono alla base di questo trend: <a href="https://medium.com/@Forwardto/signalspectrum-nostalgia-del-passato-roba-da-collezionisti-e-adultmoney-fed5d4113d10"><strong>nostalgia del passato</strong></a> e <strong>incertezza per il futuro</strong>. Iniziamo proprio da quest’ultimo.</p><p>Chi sono i “giovani”? Se dovessimo attenerci soltanto al parametro dell’età, secondo i requisiti per l’assunzione con un contratto di apprendistato in Italia, dovremmo ritenere giovani soltanto coloro che rientrano nel range che va dai 18 ai 29 anni. Dovrebbe essere questo infatti l’intervallo ideale in cui un individuo si forma perché ha poche esperienze alle spalle, ma grandi prospettive per il futuro. Ma in un Paese in cui, secondo gli <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/yth_demo_030/default/table?lang=en">ultimi dati EUROSTAT</a>, si esce mediamente dalla propria famiglia di origine a 30 anni, si può affermare di essere adulti dopo i 30?</p><p><strong>Un’altra domanda potrebbe essere: fino a quando manteniamo lo “stigma” di giovani?</strong></p><p>Secondo la XIV edizione dell’Osservatorio europeo curato da Demos per la Fondazione Unipolis, la risposta varia di Paese in Paese e noi italiani siamo i più “generosi” quando si tratta di considerare qualcuno “giovane” (la media è di 51 anni, con la vecchiaia che comincia a 74 anni). Questa percezione è figlia dell’“<strong><em>incertezza biografica</em></strong><em>, [che] non appare più come una condizione transitoria, legata ad una particolare fase di passaggio, ma si propone come un aspetto permanente dell’esperienza individuale associandosi all’idea che la costruzione del proprio divenire sia un processo che continua per tutto l’arco della vita</em>” [Rampazi, M., <em>Storie di normale incertezza. Le sfide dell’identità nella società del rischio</em>, 2009].</p><p>Per raccontare la realtà complessa dei giovani, oltre agli indicatori demografici che mostrano uno squilibrio nel rapporto tra giovani e anziani in Italia, possiamo prendere in considerazione anche i <strong>“riti di passaggio”</strong>, ossia quegli eventi che segnano la transizione all’età adulta (conclusione del percorso di studi, entrata nel mondo del lavoro…[1]). Per farla breve, la dilatazione dei tempi dei “riti di passaggio” genera la conseguente posticipazione delle esperienze — che generalmente la società avrebbe associato a specifiche fasi della vita — producendo in questa fascia di popolazione un inevitabile senso di disorientamento.</p><p>Riprendendo quindi i dati Demos, restiamo giovani più a lungo, non grazie a qualche miracolosa crema anti-rughe, bensì per il fatto che il percorso di crescita e di formazione è sempre un processo continuo, il quale blocca l’individuo in uno stallo: finché non si ha un lavoro che offra concrete opportunità di sviluppo professionale (ed economico), non si può seriamente pensare né di acquistare una casa né di avere dei figli.</p><p>Ecco due esempi tratti da TikTok:</p><ul><li><strong>30enni in crisi di identità</strong></li></ul><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fwww.tiktok.com%2Fembed%2Fv2%2F7270640076953013547&amp;display_name=tiktok&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.tiktok.com%2F%4090skid4lyfe%2Fvideo%2F7270640076953013547&amp;image=https%3A%2F%2Fp16-sign.tiktokcdn-us.com%2Fobj%2Ftos-useast5-p-0068-tx%2F27f7604623be4007bd3956335bca8b14_1692827823%3Fx-expires%3D1702033200%26x-signature%3D9mxXZIHEc%252BNJRl0H5HPBRkevYQs%253D&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=tiktok" width="340" height="700" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/90f247e10d027d4dd8254c32f1a3a642/href">https://medium.com/media/90f247e10d027d4dd8254c32f1a3a642/href</a></iframe><p>Il video “<em>POV: you’re a millennial in their 30’s trying to choose a personality</em>”, che con alcuni elementi visivi ricorda un videogioco di guerra, ci propone una gamma di possibilità per costruire la nostra personalità. Così come si scelgono le armi e gli oggetti di equipaggiamento per il proprio avatar-soldato, in questo POV (per i profani: si tratta dell’acronimo <em>Point of View</em>, una modalità di esprimere se stessi e condividere la propria vita con tutti gli altri utenti attraverso un preciso punto di vista) occorre “scegliere saggiamente” una personalità tra: alcolista, divoratore di libri, viaggiatore o collezionista di carte.</p><p><strong>Chi si prenderà cura di te?</strong></p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fwww.tiktok.com%2Fembed%2Fv2%2F7221317884935523627&amp;display_name=tiktok&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.tiktok.com%2F%40the_mannii%2Fvideo%2F7221317884935523627&amp;image=https%3A%2F%2Fp16-sign.tiktokcdn-us.com%2Ftos-useast5-p-0068-tx%2Fefd54b9e9c7f4ba8ab1821a8e89a807e_1681344107%7Etplv-dmt-logom%3Atos-useast5-i-0068-tx%2Fc0e109bddb224181bd5ba03000f7d717.image%3Fx-expires%3D1702033200%26x-signature%3DutLBH%252F%252F5AwDeJGZI6YpVLOQRT1A%253D&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=tiktok" width="340" height="700" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/78398f119d72535ab3df9d65ec01cc08/href">https://medium.com/media/78398f119d72535ab3df9d65ec01cc08/href</a></iframe><p>Parte tutto da qui: giovani e denatalità. Ogni anno ISTAT scatta un’istantanea sulla situazione italiana, dove ci sono sempre meno nascite (con una età sempre più avanzata della donna alla nascita del primo figlio). Se da un lato la popolazione invecchia, dall’altro lato i giovani molto probabilmente stanno sviluppando aspirazioni diverse rispetto a quelle dei loro genitori. Certo, si ritarda il momento di costruirsi una famiglia, ma subentra comunque l’esigenza di avere compagnia. E chi meglio di un cane o un gatto può farla? (Ne avevamo parlato <a href="https://medium.com/@Forwardto/trendspotting-amici-pelosetti-la-pet-economy-79e1633489a">qui</a>). Ma sorge spontanea la domanda: chi si prenderà cura di noi quando saremo anziani?</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*u7D3M2_WBvSlmuwL" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*G6ZNPeMrEPdrR3a1" /><figcaption>E se Cenerentola dovesse tardare il “momento pappa”?</figcaption></figure><p>[1] Se volete saperne di più, vi invito a leggere il mio saggio in “Moltiplicare i futuri. Teorie, prassi e finzioni”, Sossella Editore, 2023.</p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=a53dda1ebcc7" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
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            <title><![CDATA[TRENDSPOTTING | e-game industry: nuove frontiere della beneficenza]]></title>
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            <dc:creator><![CDATA[Forwardto - Studi e competenze per scenari futuri]]></dc:creator>
            <pubDate>Mon, 20 Nov 2023 08:28:33 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2023-11-20T08:28:33.998Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<p>di Thomas Pasquale</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*bb_dkoiTaXoo-jhDtIlYbw.jpeg" /><figcaption>Image by <a href="https://unsplash.com/it/@everywheresean">Sean Do</a> from Unsplash.</figcaption></figure><p>La <em>e-game industry</em> sta sempre più toccando target adulti e maturi, a discapito degli adolescenti. Basti pensare che negli USA l’età media di chi videogioca si attesta sui 33 anni, lontana dalla fase adolescenziale (<a href="https://www.theesa.com/resource/2022-essential-facts-about-the-video-game-industry/">Entertainment Software Association — 2022</a>).</p><p>Oggi il mondo del gaming fattura annualmente più di 384 miliardi di dollari con una crescita annua del 7,89%, dall’ambito mobile a quello console, dai giochi “<em>tripla A</em>” (videogiochi prodotti e distribuiti da un editore di medie o grandi dimensioni, in genere con budget di sviluppo e marketing particolarmente elevati, fonte: Wikipedia) a quelli creati da sviluppatori indipendenti<a href="https://www.statista.com/outlook/dmo/digital-media/video-games/worldwide"> (Videogame — Statista Market Forecast -2023</a>).</p><p>E se <em>“da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, </em>anche <strong>l’industria videoludica può rendersi partecipe nel sociale con diverse iniziative benefiche</strong>. Per esempio, a seguito dell’invasione russa, alcune imprese hanno contribuito al supporto della popolazione ucraina.</p><p>Humble Bundle è un rivenditore digitale di videogiochi per piattaforma PC, dove propone <em>bundle</em> contenenti diversi titoli videoludici a prezzi convenienti. Per l’emergenza, ha lanciato un bundle chiamato “<em>Stand with Ukraine</em>”, totalizzando più di 18 milioni di euro nell’unica settimana in cui è stato disponibile (<a href="https://www.humblebundle.com/stand-with-ukraine-bundle">Stand with Ukraine Bundle</a>). Il bundle conteneva oltre 120 giochi con un valore di listino pari a 2.000 dollari, venduto al consumatore con un costo minimo di 40 $, permettendo così ad acquirenti più benevoli di investire più denaro per la causa (<a href="https://www.trendhunter.com/trends/stand-with-ukraine">Humanitarian Game Bundles — Trendhunter- 2022</a>).</p><p>Ancora Humble Bundle ha proposto di aiutare le popolazioni in difficoltà a causa del terremoto in Siria e Turchia. Il bundle “<em>Türkiye-Syria Earthquake Relief</em>” ha offerto più di 1.000 $ tra giochi, libri e fumetti (il 100% del ricavato è andato ad organizzazioni benefiche come <em>“Save The Children”</em> o <em>“International Medical Corp”</em> a sostegno delle iniziative di soccorso per il terremoto: <a href="https://blog.humblebundle.com/2023/03/01/support-turkiye-syria-earthquake-relief-efforts-by-picking-up-this-bundle/">Support Türkiye-Syria earthquake relief efforts</a>).</p><p>Non solo bundle, Epic Games ha organizzato una campagna di beneficenza sul popolare Fortnite per sostenere gli sforzi umanitari in Ucraina, vendendo oggetti di gioco per l’occasione come <em>skin </em>(oggetti di personalizzazione per personaggi di gioco) o armi, e donando la totalità del ricavato in beneficenza. Solo nei primi giorni, questa campagna ha raccolto più di 36 milioni di dollari. Anche Microsoft, una delle piattaforme su cui viene lanciato il gioco, ha deciso di devolvere in beneficenza tutti i ricavati dalle transazioni sottolineando l’impegno nelle cause sociali.</p><p>In conclusione, <strong>l’industria videoludica è maturata notevolmente nel corso degli ultimi anni</strong>, dimostrando di non essere solo una forma di intrattenimento, ma anche una fonte di supporto per iniziative sociali e creando un impatto positivo nella società.</p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=03b881dd2f7c" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
        </item>
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            <title><![CDATA[TRENDSPOTTING | Celo Celo, manca manca: cosa manca ai giovani per essere adulti?]]></title>
            <link>https://medium.com/@Forwardto/trendspotting-celo-celo-manca-manca-cosa-manca-ai-giovani-per-essere-adulti-9a4ae77af304?source=rss-23e6364a4d8d------2</link>
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            <category><![CDATA[pandemia]]></category>
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            <category><![CDATA[giovani]]></category>
            <category><![CDATA[kidult]]></category>
            <category><![CDATA[giocattoli]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Forwardto - Studi e competenze per scenari futuri]]></dc:creator>
            <pubDate>Fri, 20 Oct 2023 08:01:40 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2023-10-20T08:01:40.448Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<p>di Francesca Fattorini</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*6IPF1aolXRZ4JfmjhoatXA.jpeg" /></figure><p>Era il 2001 quando il grande schermo provava a tradurre narrativamente uno dei timori più grandi dei genitori: avere un figlio ventottenne, intellettualmente dotato e affascinante, che non intende andarsene di casa. Fino a qualche tempo fa avremmo definito Tanguy, giovane protagonista dell’omonimo film, come un “mammone”; oggi, invece, esistono altri appellativi per denotare la categoria dei “bambini un po’ cresciuti”, che amano <strong>coltivare il proprio fanciullo interiore</strong> (e non necessariamente lo fanno ancora all’interno delle mura di casa della famiglia di origine).</p><p>Oggi assistiamo a un nuovo trend, che in inglese viene definito <strong>“Kidulting”</strong>. Questa nuova tendenza, legata al desiderio degli adulti di impegnarsi in attività ludiche per lo più destinate a un pubblico più giovane, sembrerebbe incidere sia su un piano prettamente psicologico che, più in generale, a livello culturale come fenomeno che sta prendendo piede tra i “millennials”. In pratica, il Kidulting — sostiene la psicologa clinica Carla Marie Manly in un articolo di <a href="https://www.wellandgood.com/kidulting-nostalgia/">Well+Good</a> — sarebbe “un ritorno naturale e semplice alle attività infantili conosciute e piacevoli, dove la familiarità dell’attività è spesso lo sfondo perfetto per rilassarsi”.</p><p>A quanto pare il particolare sfondo che ha influito sul bisogno di rilassarsi sarebbe stata proprio la pandemia, durante la quale sarebbe esploso questo fenomeno. Proprio il <strong>periodo pandemico</strong>, secondo <a href="https://www.npd.com/news/press-releases/2022/the-npd-group-u-s-toy-industry-retail-sales-increased-by-13-in-2021/">un rapporto del Gruppo NPD</a>, ha avuto un forte impatto sul comportamento dei consumatori, facendo da traino per le vendite dei giocattoli nel 2021: le vendite al dettaglio di giocattoli negli Stati Uniti hanno generato 28,6 miliardi di dollari nel 2021 rispetto ai 25,4 miliardi di dollari del 2020. Questo perché il reddito disponibile derivato dalla mancanza delle principali forme di intrattenimento (cinema, concerti…) e il maggior tempo a disposizione avrebbero generato la necessità di cercare modi alternativi per svagare se stessi e i propri figli. Nel 2021, secondo un sondaggio della <a href="https://www.toyassociation.org/PressRoom2/News/2022_News/58-percent-of-parents-buy-toys-for-themselves.aspx">Toy Association </a>condotto negli Stati Uniti, su circa 2000 genitori che hanno acquistato giocattoli il 58% di loro li aveva acquistati per sé.</p><p>Secondo il già citato <a href="https://www.npd.com/news/thought-leadership/2023/repositioning-retail-for-2023/">Gruppo NPD</a>, che ha definito i Kidults come coloro che hanno un’età superiore ai 12 anni e che acquistano giocattoli per sé stessi, negli Stati Uniti questo segmento costituisce il 25% dei consumatori di giocattoli, spendendo circa 9 miliardi di dollari all’anno in questa tipologia di beni. <a href="https://www.npd.com/news/blog/2023/in-europe-toy-sales-to-children-have-declined-by-e200m-since-2019-but-they-have-increased-by-e1b-for-kidults/"><strong>E in Europa non siamo da meno</strong></a>: il mercato dei Kidults ha raggiunto un valore di 4,6 miliardi di euro nel 2022 in 5 Paesi europei (Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Spagna). Le vendite di giocattoli destinati ai bambini sono diminuite di 200 milioni di euro dal 2019, ma sono aumentate di 1 miliardo di euro per i Kidults (nel 2019, le vendite ai Kidults rappresentavano solo il 23,4% delle vendite totali di giocattoli, ma nel 2022 sono balzate al 28%).</p><p><strong>Quali sono le dinamiche che influiscono sull’andamento del Kidulting?</strong></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*7GWBh3QT97Htyzjb" /></figure><p>Nella disciplina <em>futures&amp;foresight </em>ci avvaliamo di metodi per <strong>scansionare l’ambiente esterno</strong> in cerca di tutti quei fenomeni che potrebbero avere un <strong>alto potenziale di impatto sul futuro di un determinato tema</strong>. Esistono “scansioni” — come l’<a href="https://medium.com/@Forwardto/driving-forces-trends-megatrends-mappare-lordinario-per-orientarsi-nel-futuro-9c95fcc56217"><em>environmental scanning</em> </a>— che si avvalgono di cifre e percentuali, che sono state monitorate e documentate da fonti autorevoli, per ricostruire lo sviluppo di una tendenza (come abbiamo fatto in questo articolo) e, altre, come l’<em>horizon scanning</em>, che si concentrano sui fenomeni emergenti, il più vicino possibile alla loro prima manifestazione e prima che diventino una tendenza consolidata o un “fatto comune”. Per questa tipologia di scansione non si ha a che fare con dati certi, ma con “segnali deboli” o indizi di futuro. Per questo le fonti di un <em>horizon scanning</em> sono le più disparate… Proveremo quindi a studiare il contesto nel quale il Kidulting si sta sviluppando, indagando negli spazi in cui si possono trovare prove evidenti di come viviamo oggi e al contempo tracce nascoste su come potrebbe essere il nostro domani.</p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=9a4ae77af304" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
        </item>
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            <title><![CDATA[INSIGHTS | Radio: il segnale disturbato da altri media]]></title>
            <link>https://medium.com/@Forwardto/insights-radio-il-segnale-disturbato-da-altri-media-aca2257111b9?source=rss-23e6364a4d8d------2</link>
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            <category><![CDATA[ascolto]]></category>
            <category><![CDATA[radio]]></category>
            <category><![CDATA[medium]]></category>
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            <dc:creator><![CDATA[Forwardto - Studi e competenze per scenari futuri]]></dc:creator>
            <pubDate>Tue, 10 Oct 2023 09:11:26 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2023-10-10T09:11:26.240Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<p>di Thomas Pasquale</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*rolqPNaGTaEyRHdMnbCTXA.jpeg" /><figcaption>Image from Quantumrun.</figcaption></figure><p>(<em>in collaborazione con Quantumrun — </em><a href="https://www.quantumrun.com/"><em>www.quantumrun.com</em></a>)</p><p><strong>La radio continua a essere un mezzo largamente utilizzato</strong>. Tuttavia, essa sembra destinata a perdere terreno nonostante la sua attuale popolarità. L’emergere di nuove tecnologie sta trasformando il mercato e il modo in cui le persone consumano i media. Di conseguenza, il futuro della radio rimane incerto.</p><p>Secondo ricerche di mercato svolte da Nielsen, circa il 92% degli adulti americani si è sintonizzato su una stazione radio AM/FM nel 2019, un numero superiore a quelli dei telespettatori (87%) o rispetto agli utilizzatori di smartphone (81%). Eppure, questo dato è sceso all’83% nel 2020, parallelamente all’ascesa delle piattaforme streaming audio che, imperterrite, continuano a farsi strada nel mercato musicale.</p><p>L’<strong>adozione dei podcast,</strong> ad esempio, è aumentata al 37% nel 2020 (+5% sul 2019). Gli ascoltatori di musica in streaming sono in ascesa costante negli ultimi anni, raggiungendo il 68% nel 2021. Compagnie di broadcasting come iHeartMedia sostengono che i servizi di streaming come Spotify o Apple Music non sono diretti <em>competitor</em> alla radio tradizionale. Tuttavia, i ricavi pubblicitari sono diminuiti vertiginosamente, con un calo del 24% nel 2020 rispetto al 2019. L’occupazione nel settore radiofonico è anch’essa in discesa, con 3360 <em>news-speaker</em> nel 2020 rispetto agli oltre 4000 nel 2004. Questi trend suggeriscono come la radio si trovi ad affrontare sfide significative e sarà costretta a evolversi per rimanere rilevante in un mondo sempre più digitale.</p><p>Nonostante il futuro incerto, molte compagnie sono fiduciose che il medium continuerà a prosperare. Il bacino utenti più numeroso della radio rimane quello degli adulti anziani (circa 115 mln / mese negli USA), seguiti dai 18–34enni (71 mln) e dai 35–49enni (quasi 60 mln). La maggior parte ascolta la radio nel tragitto casa-lavoro. Il CEO di iHeartMedia, Bob Pitman, sostiene che “la radio sopravviverà perché non offre solo musica ma soprattutto compagnia”.</p><p>Alcuni esperti affermano che, anche se la radio subirà un declino nel prossimo decennio, il suo format ha portato conforto e intrattenimento a milioni di persone e questa abitudine rimarrà. Ciò è stato evidente quando Spotify ha introdotto nel 2019 la playlist personalizzata “Daily Drive” che combina musica, talk show, news e podcast. Dunque anche se la tecnologia continuerà a evolversi, la domanda per queste tipologie di contenuti resterà diffusa.</p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=aca2257111b9" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
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            <title><![CDATA[INSIGHTS | Camion a guida autonoma: un trasporto che non dorme mai]]></title>
            <link>https://medium.com/@Forwardto/insights-camion-a-guida-autonoma-un-trasporto-che-non-dorme-mai-db06f2f9d46b?source=rss-23e6364a4d8d------2</link>
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            <category><![CDATA[tech]]></category>
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            <category><![CDATA[transport]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Forwardto - Studi e competenze per scenari futuri]]></dc:creator>
            <pubDate>Mon, 18 Sep 2023 10:34:55 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2023-09-18T10:34:55.014Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<p>di Thomas Pasquale</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*r0c-iKp-KAhUuDugQGc8Bw.jpeg" /><figcaption>Image from Quantumrun.</figcaption></figure><p>(<em>in collaborazione con Quantumrun — </em><a href="https://www.quantumrun.com/"><em>www.quantumrun.com</em></a>)</p><p>I consumatori continuano a fare grande affidamento sulla rapidità di consegna di beni e servizi, pertanto il settore degli autotrasporti si sta attrezzando per automatizzare e snellire al meglio le sue operazioni.</p><p>La pandemia ha evidenziato un punto dolente per il settore: <strong>la carenza di personale</strong>. Il deficit quasi costante di autisti qualificati in gran parte del mondo compromette le catene di distribuzione in molteplici settori. Per far fronte a questo problema, si investe nell’<strong>automazione </strong>e nelle t<strong>ecnologie digitali</strong>. Come i camion a guida autonoma, che portano merci e beni da una destinazione all’altra senza alcun intervento umano. Per riuscirci, si utilizzano tipicamente sensori radar, GPS, camere e l’intelligenza artificiale.</p><p>Il modello di camion più utilizzato è un autoarticolato di Classe 8, che può essere abbinato alla guida autonoma di “livello 4”. Negli Stati Uniti gli autoarticolati sono divisi in classi in base alla portata lorda che possono trasportare: la classe 8, la più elevata, è capace di trasportare fino a circa 36.000 kg. Il livello 4 della guida autonoma, d’altra parte, concede libertà totale per il guidatore, purché si guidi in determinate aree e luoghi circoscritti. Nel settembre 2020, Ike, società fornitrice di tecnologie autonome per autotrasporti, ha annunciato accordi con società come DHL, Ryder System e NFI riservando loro i primi 1.000 camion di classe 8 con guida autonoma. Questi camion saranno già equipaggiati con sistemi di guida di livello 4.</p><p><strong>Si punta a creare un <em>hub di trasporto</em> in 3 step</strong>. Nella prima fase gli autisti guidano i camion sino a una corsia autostradale designata per la guida autonoma. I camion da lì in poi raggiungono autonomamente l’hub successivo. Nell’ultima fase l’autista prenderà nuovamente il controllo del veicolo percorrendo l’ultimo miglio per consegnare la merce. Il settore degli autotrasporti sarà in grado di operare 24/7 ottimizzando costi e ritardi, specialmente per merci deperibili, offrendo una consegna rapida ed efficiente. Oltre al risparmio sul personale, si ridurrebbe la necessità di costruire numerosi magazzini dislocati nelle varie località.</p><p>Tuttavia, gli esperti del settore sottolineano come i camion a guida autonoma potrebbero far perdere il <strong>posto di lavoro</strong> a migliaia di camionisti, specialmente i più anziani. Un altro scenario invece prende in considerazione gli “autisti dell’ultimo miglio” che invece di ricevere uno stipendio adeguato verrebbero appaltati e pagati con salari più bassi e senza alcun benefit.</p><p>Al contrario i sostenitori dell’automazione pensano sia possibile una transizione etica verso un <strong>modello ibrido uomo-macchina</strong>. A sostegno, un report dell’Università di Yale rileva che l’automazione potrebbe creare più di 140.000 posti di lavoro nel settore trasporti entro il 2030. Gli attuali camionisti verrebbero riassegnati e formati per lavori ad <strong>alta specializzazione </strong>come la manutenzione dei veicoli autonomi. I risparmi di questa transizione potrebbero essere investiti quindi nella formazione sulle competenze del futuro.</p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=db06f2f9d46b" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
        </item>
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            <title><![CDATA[TRENDSPOTTING | Connessione cultura e salute]]></title>
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            <category><![CDATA[welfare]]></category>
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            <category><![CDATA[unione-europea]]></category>
            <category><![CDATA[salute]]></category>
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            <dc:creator><![CDATA[Forwardto - Studi e competenze per scenari futuri]]></dc:creator>
            <pubDate>Mon, 11 Sep 2023 08:58:47 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2023-09-11T14:06:02.863Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<p>di Francesca Fattorini</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*RIgtFHVxkwhup8ixcS6N9w.jpeg" /><figcaption>Image by <a href="https://unsplash.com/it/@aoddeh">Ahmad Odeh </a>from Unsplash.</figcaption></figure><p>Oggi con il termine <strong>welfare culturale </strong>indichiamo “un nuovo modello integrato di promozione del benessere e della salute degli individui e delle comunità, attraverso pratiche fondate sulle arti visive, performative e sul patrimonio culturale”.</p><p>Come siamo arrivati a connettere l’arte e la cultura con un settore apparentemente lontano come quello della salute?</p><p>Certamente un contributo rilevante sul tema della <strong>connessione tra cultura e salute</strong> lo ha fornito il rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del 2019, che attraverso l’analisi di oltre 3000 studi e 900 articoli scientifici, ha evidenziato come la cultura e le arti abbiano un ruolo fondamentale per la nostra salute psicofisica e per il benessere sociale. Le arti e la cultura quindi, in questa nuova prospettiva, “sono importanti risorse per la costruzione di salute — nella dimensione della cura, delle medical humanities, della promozione della salute — e per lo sviluppo di equità e di qualità sociale”. Solo un anno prima, a maggio 2018, la Commissione Europea con la Nuova Agenda Europea per la Cultura inseriva tra gli obiettivi strategici del documento: “sfruttare il potere della cultura e della diversità culturale per la coesione e il benessere sociali”.</p><p><strong>Questo risultato però fa parte di un processo avviato già nel 2014</strong>, anno in cui si è cominciato a adottare un approccio trasversale, più ampio per la cultura.</p><p>Lo dimostrano le conclusioni del Consiglio Europeo del 21 maggio 2014 e la successiva Comunicazione della Commissione Europea che definiscono il patrimonio culturale come “patrimonio di conoscenze insostituibile e di una risorsa preziosa per la crescita economica, l’occupazione e la coesione sociale, che arricchisce la vita di centinaia di milioni di persone, è fonte di ispirazione per pensatori e artisti e forza trainante per le nostre industrie culturali e creative” e suggerisce anche un approccio integrato per sfruttare appieno il suo potenziale di crescita economica e di coesione sociale. Nel 2015, il Parlamento europeo mette in luce l’importanza di “utilizzare le risorse disponibili per sostenere, valorizzare e promuovere il patrimonio culturale, sulla base di un approccio integrato, tenendo conto delle componenti culturali, economiche, sociali, storiche, educative, ambientali e scientifiche”. Successivamente, nel maggio dello stesso anno, verrà confermata questa linea anche nelle “Conclusioni del Consiglio in merito agli scambi culturali e creativi per stimolare l’innovazione, la sostenibilità economica e l’inclusione sociale”.</p><p><strong>Quali sono le controindicazioni di questa medicina? Presenta interazioni con altri farmaci? </strong>A quanto pare nessuna e, anzi, con questo approccio olistico, la cultura è in grado di dialogare con le altre dimensioni della società, da quella economica, a quella sociale fino anche a quella della salute, abolendo difatti le barriere che un tempo le separavano.</p><p>Anche nei prossimi anni le politiche pubbliche, su input di quelle europee, dovranno considerare la cultura più al centro della vita delle persone e meno come un ambito isolato e a sé stante.</p><p>Oggi, intanto, aumentano le iniziative e i progetti di servizi culturali, come programmi di terapia nei musei per persone affette da Parkinson o da Alzheimer, di carattere fortemente innovativo e di impatto sociale che mettono in dialogo la ricerca artistica con le policies sociali o sanitarie, rispondendo a bisogni specifici di salute, benessere, inclusione ed empowerment di segmenti di popolazione.</p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=c136fabb13a6" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
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            <title><![CDATA[SIGNALSPECTRUM | Cultura su prescrizione]]></title>
            <link>https://medium.com/@Forwardto/signalspectrum-cultura-su-prescrizione-11fc89242293?source=rss-23e6364a4d8d------2</link>
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            <category><![CDATA[cultura]]></category>
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            <dc:creator><![CDATA[Forwardto - Studi e competenze per scenari futuri]]></dc:creator>
            <pubDate>Fri, 07 Jul 2023 06:03:23 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2023-07-07T06:03:23.123Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<p>di Francesca Fattorini</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*IIC-XG2wETi_xeI7HlRpXw.jpeg" /><figcaption>Photo by <a href="https://unsplash.com/it/@themcny">Nic Y-C</a> from Unsplash.</figcaption></figure><p>Un Paese che invecchia inevitabilmente comporta un aggravio sul sistema sanitario: l’allungamento della aspettativa di vita significa anche e soprattutto una crescita della domanda di prestazione sanitaria, che sarà sempre più legata all’aumento di persone non autosufficienti o portatrici di patologie croniche <strong>[1]</strong>. Sembra quanto mai auspicabile il <strong>passaggio da una medicina riparativa a una di prevenzione incentrata sui bisogni del paziente</strong>. Questa centralità della salute e del benessere rende evidente la necessità di trovare nuovi paradigmi, come nuovi modelli organizzativi, politiche e <em>governance</em> in grado di contrastare le diseguaglianze sociali (in termini di accesso alle prestazioni e disparità regionali) e di promuovere percorsi di cura alternativi legati al <strong>welfare culturale</strong>. Questa sfida per la cultura si colloca sullo sfondo anche del primo Rapporto Censis-Janssen Italia (2022) sulla Sanità, presentato a Roma durante la prima edizione di <em>The Italian Health Day </em><strong>[2]</strong>, nel quale si legge che l’82,1% degli italiani dichiara di adottare comportamenti salutari, in termini di corretta alimentazione, svolgimento regolare di attività fisica e cautela nel consumo di fumo e di alcol e, il 66,5% svolge visite specialistiche per prevenzione.</p><p>In questo resoconto emergono anche due passaggi chiave: a) <strong>il riconoscimento della sanità come ecosistema</strong>, ovvero come “un insieme di attori diversi che devono interagire tra loro e con attori di altri mondi. La sanità non può essere un sistema chiuso autosufficiente come in altri tempi, ma un motore virtuoso delle mobilitazioni locali delle risorse dei tanti attori e mondi con cui si relaziona”; b) <strong>centralità del fattore umano</strong>: “la buona sanità è data ancora e comunque in primo luogo dagli uomini e dalle donne della sanità competenti ed empatici, che riscuotono una fiducia eccezionale dagli italiani (oltre il 96% dichiara di avere fiducia negli operatori sanitari)<strong> [3]</strong>”. In aggiunta, sul lato umano, si riconosce un <strong>ruolo attivo dei cittadini nella gestione della propria salute e una richiesta crescente da parte degli stessi di personalizzare il proprio percorso clinico</strong>. Proprio su quest’ultimo punto, più del 94% dei cittadini si aspetta nel futuro una maggiore personalizzazione delle cure e il 93% auspica percorsi di cura modulati sulle proprie esigenze personali, dal domicilio al territorio, agli ospedali.</p><p>In Italia esistono diverse iniziative che coinvolgono su tutto il territorio nazionale persone con Parkinson o demenza, e molto spesso si svolgono insieme ai loro carer. L’Arte e la Cultura possono fornire un supporto supplementare agli approcci farmacologici e psicologici tradizionali. Questa tipologia di progetti è pensata e realizzata su scala locale, grazie alla collaborazione con il mondo della ricerca e alla partecipazione a reti internazionali, ma tuttavia è già orientata a espandersi su scale più ampie. Come riporta il report OMS (2019), citato in un <a href="https://medium.com/@Forwardto/signalspectrum-medical-humanities-ambulatori-medici-in-luoghi-della-cultura-59684584c486">precedente articolo</a>, la danza consente di migliorare i parametri delle persone affette dal Morbo di Parkinson, poiché coinvolge le strutture dei gangli basali, attivando percorsi neurologici in modo analogo all’esercizio fisico e andando ad aumentare la concentrazione di serotonina.</p><p>Uno dei programmi, presenti in Italia <strong>[4]</strong> parte di una rete attiva in tutta Europa dal 2001, è <em>Dance for Parkinsons’ Disease</em> (danza per il Morbo di Parkinson) che si prefigge lo scopo di affrontare in modo creativo all’interno di spazi museali problemi legati alla malattia come l’equilibrio, l’abilità motoria, la salute mentale e la cognizione. Gran parte di questi progetti è gestita da organizzazioni di danza che hanno sviluppato relazioni con medici delle cure primarie. Sono attivi anche dei progetti che hanno al centro alcuni tipi di demenza, come la malattia di Alzheimer attraverso l’uso delle arti visive, ma anche la musica. A titolo di esempio, la Toscana è uno dei territori capofila grazie a iniziative come <em>Musei Toscani per l’Alzheimer</em> attivo dal 2020, una rete che intende sviluppare, con i propri dipartimenti educativi, attività per le persone con demenza e per coloro che se ne prendono cura. Sono più di sessanta i musei toscani che hanno formato i propri operatori e avviato progetti, attraverso un modello che si sta replicando in altre regioni italiane (Piemonte, Emilia-Romagna, Umbria, Lazio), a dimostrazione di come tale fenomeno abbia ormai acquisito una sua “massa critica” e sia destinata a diffondersi sempre più.</p><p>[1] I dati indicano che in Italia al 2040 ci saranno oltre 19 milioni di anziani e 28 milioni di cronici, con incrementi rispettivamente del +38,5% (+5,4 milioni di anziani) e del +12% (+3 milioni di cronici). Cfr: <a href="https://www.janssen.com/italy/i-cantieri-della-sanita-del-futuro-lo-studio-censis-che-disegna-il-sistema-salute-post-pandemico">https://www.janssen.com/italy/i-cantieri-della-sanita-del-futuro-lo-studio-censis-che-disegna-il-sistema-salute-post-pandemico</a>.</p><p>[2] A tale proposito, si veda: <a href="https://www.censis.it/welfare-e-salute/italian-health-day">https://www.censis.it/welfare-e-salute/italian-health-day</a>.</p><p>[3] Comunicato Stampa <em>I cantieri della sanità del futuro</em> del 22 giugno 2021: <a href="https://www.janssen.com/italy/i-cantieri-della-sanita-del-futuro-lo-studio-censis-che-disegna-il-sistema-salute-post-pandemico">https://www.janssen.com/italy/i-cantieri-della-sanita-del-futuro-lo-studio-censis-che-disegna-il-sistema-salute-post-pandemico</a>.</p><p>[4] A tal proposito si veda <em>Dance Well — movement research for Parkinson</em>, iniziativa ideata e promossa dal Comune di Bassano del Grappa attraverso il Centro per la Scena Contemporanea (<a href="https://www.operaestate.it/it/dance-well">https://www.operaestate.it/it/dance-well</a>).</p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=11fc89242293" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
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            <title><![CDATA[TRENDSPOTTING | Parchi divertimento: avventure sempre più digitali]]></title>
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            <dc:creator><![CDATA[Forwardto - Studi e competenze per scenari futuri]]></dc:creator>
            <pubDate>Mon, 12 Jun 2023 10:27:57 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2023-06-12T10:27:57.669Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<p>di Thomas Pasquale</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*0NQwytCktJweojWYMdL7ew.jpeg" /><figcaption>Photo by <a href="https://unsplash.com/it/@gvdixx">Defne Kucukmustafa</a> from Unsplash.</figcaption></figure><p>Il primo parco divertimenti al mondo risale al 1583, aperto in Danimarca e ancora oggi operativo. Si chiama Bakken e all’inizio era per lo più un’area giochi ma successivamente si è evoluto in quello che oggi chiamiamo parco divertimenti (<a href="https://www.bakken.dk/english/">Bakken — 2023</a>).</p><p>Se nei parchi divertimento tradizionali i visitatori sono abituati a lunghe code o attrazioni oramai non più all’avanguardia, la tecnologia può essere d’aiuto inaugurando una nuova generazione di luna park: i <strong>parchi connessi</strong>.</p><p>I parchi connessi sono dei parchi divertimento che fanno <strong>uso di tecnologie</strong> quali braccialetti RFID (<em>Radio Frequency Identification</em>), camere, sensori e app per fornire una gestione dinamica della coda, informazioni in tempo reale su attrazioni o l’implementazione di realtà aumentata offrendo un’esperienza unica e personalizzata ai visitatori.</p><p>Il Walt Disney World Resort utilizza tali tecnologie per permettere l’accesso alle stanze d’hotel e al parco divertenti, per saltare la fila o per la prenotazione del pranzo (<a href="https://www.disneyworld.eu/plan/my-disney-experience/mobile-apps/">Walt Disney World Resort — 2023</a>). Per la celebrazione del suo 50° anniversario, il parco ha iniziato una collaborazione con Snap inc. per lanciare un nuovo <strong>murale virtuale </strong>al parco Magic Kingdom. I visitatori avranno la possibilità di utilizzare il filtro AR di Snapchat per scattarsi dei selfie e aggiungere le proprie foto al castello di Cenerentola <a href="https://www.trendhunter.com/trends/cinderella-castle-mural">(Snap and Disney Launch a New Cinderella Castle Mural Experience — TrendHunter 2022</a>).</p><p>Disney ha inoltre implementato la figura del “genio di Aladdin” direttamente nell’applicazione di Disneyland, dove aiuterà i visitatori nella visita del parco giochi offrendo <strong>itinerari personalizzati</strong> in base alle preferenze dell’utente o consigli su cosa fare durante la visita (<a href="https://www.disneyworld.eu/genie/information/">Disney Genie — 2023</a>).</p><p><strong>Altre possibili applicazioni per tali innovazioni possono essere i parchi nazionali</strong>. Negli USA sono presenti più di 420 parchi naturali dove apprezzare le meraviglie della natura può risultare complesso senza una giusta guida (<a href="https://www.trendhunter.com/trends/national-parks-app">Consolidated National Parks Apps — Trendhunter — 2021</a>). L’utilizzo di un’app può in questo caso fare la differenza permettendo di migliorare non solo l’esperienza ma anche offrire una pianificazione più efficiente. Come? Grazie a <strong>mappe interattive</strong>,<strong> tour guidati</strong> <strong>e studiati appositamente dal personale</strong> inserite all’interno di un’app (<a href="https://www.nps.gov/subjects/digital/nps-apps.htm">National Park Service — 2023</a>).</p><p>I parchi connessi, infine, stanno diventando sempre più popolari in tutto il mondo grazie alla loro capacità di offrire un’<strong>esperienza aumentata</strong> creando un connubio tra attrazioni analogiche e digitali, offrendo così ai visitatori esperienze sempre più uniche.</p><p><em>Quale sarà in futuro il confine tra fantastico e reale?</em></p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=ea3614907c22" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
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