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        <title><![CDATA[Stories by Massimiliano Lancioni on Medium]]></title>
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            <title>Stories by Massimiliano Lancioni on Medium</title>
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            <title><![CDATA[Bathtubs Over Broadway]]></title>
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            <dc:creator><![CDATA[Massimiliano Lancioni]]></dc:creator>
            <pubDate>Mon, 22 Apr 2019 10:25:38 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2019-05-17T05:58:34.486Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*-77svAHiImCHjPWq09GCjA.jpeg" /><figcaption>facebook.com/BathtubsOverBroadway</figcaption></figure><p><strong>Steve Young</strong> è stato per anni uno degli autori del <strong>Late Show With David Letterman</strong> nonché un accanito collezionista di dischi. Scartabellando per negozi e mercatini, Young a un tratto si imbatte in una serie di vinili che non ha mai visto: sono le colonne sonore dei cosiddetti <em>Industrials</em>, ovvero musical prodotti per le <em>convention</em> di grandi e medie aziende americane, a partire dall’immediato dopoguerra.</p><p>Young si rende conto di aver scoperto un mondo. Un intero settore dell’intrattenimento al servizio di platee di venditori e manager: gli <em>Industrial Musicals</em> erano spettacoli votati al coinvolgimento e alla formazione dei dipendenti delle aziende. Stiamo parlando di produzioni decisamente costose, con budget che raggiungevano il triplo di quelle allora in cartellone a Broadway. Produzioni faraoniche, accuratissime, con autori, attori, coreografi e scenografi specializzati nel raccontare i marchi più famosi e le loro novità sul mercato.</p><p>La cosa singolare è che tutto ciò avveniva al di fuori dei circuiti <em>mainstream</em>: le <em>convention </em>erano accessibili solo ai dipendenti e le incisioni degli <em>Industrials </em>su vinile venivano distribuite gratuitamente (con la dicitura “internal use only”), senza passare per i negozi. Era una specie di ‘setta’: un business da milioni di dollari di cui nessuno sapeva nulla, a parte i diretti interessati.</p><p><a href="https://open.spotify.com/album/5iKqNNYWljnZGSVNNhvEVb?si=o8WrjCV-SYuhF8U5D66NVg">La qualità dei brani era mediamente alta</a>, con melodie legate ai canoni del musical — e che non avrebbero sfigurato al fianco di quelle dei successi dell’epoca. I testi invece, ascoltati oggi, fanno sorridere: sentir cantare degli innumerevoli modi di impiego del silicone, della qualità dei sanitari o delle componenti meccaniche dei trattori suona artificioso, quasi grottesco. Soprattutto in contrasto con quelle lussuose armonie e con le orchestrazioni.</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fembed%2FUSYnN-GYT9E%3Ffeature%3Doembed&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DUSYnN-GYT9E&amp;image=https%3A%2F%2Fi.ytimg.com%2Fvi%2FUSYnN-GYT9E%2Fhqdefault.jpg&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=youtube" width="854" height="480" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/f3c9521db0ccfd158e7f19a8ab168059/href">https://medium.com/media/f3c9521db0ccfd158e7f19a8ab168059/href</a></iframe><p>Torniamo alla storia. La scoperta di Steve Young si trasforma in ossessione e gli Industrials diventano il principale obiettivo del suo collezionismo. Decide di andare a fondo e inizia a cercare le immagini di quel mondo dorato e ottimista. Trova qualche video e, da lì, si lancia inseguendo il desiderio di conoscere i superstiti di quel capitolo della musica popolare americana.</p><p>Riesce a scovarne molti: ovviamente sono persone in là negli anni e ricordano quel periodo con la pacata nostalgia che solo alcuni anziani <em>entertainer</em> sanno sviluppare. Gli raccontano di un lavoro strano, che pagava molto bene, che gli ha regalato una notorietà circoscritta e — per questo- un oblio mai veramente sofferto. Glielo raccontano poi anche davanti a una telecamera, e quelle immagini sono diventate “<a href="https://www.bathtubsoverbroadway.com/"><strong>Bathtubs Over Broadway</strong></a>”: il bellissimo documentario che ha dato origine alla mia voglia di testimoniare questa storia.</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fembed%2FQTgS1SXr0nc%3Ffeature%3Doembed&amp;display_name=YouTube&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DQTgS1SXr0nc&amp;image=https%3A%2F%2Fi.ytimg.com%2Fvi%2FQTgS1SXr0nc%2Fhqdefault.jpg&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=youtube" width="854" height="480" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/19d67acf1d6dd8706e5e4f351281767a/href">https://medium.com/media/19d67acf1d6dd8706e5e4f351281767a/href</a></iframe><p>Le interviste sono molto tenere e oneste. A parlare è gente che magari all’inizio cercava solo di sbarcare il lunario in attesa della celebrità e poi è rimasta in quell’universo, applaudita da un pubblico di <em>salesmen</em>. Un universo — vale la pena ripeterlo —comunque molto più che dignitoso, sia per mezzi che per professionalità.</p><p>Intanto, durante le riprese del documentario, David Letterman va in pensione e i membri del suo staff devono cercarsi un nuovo lavoro, incluso Steve Young. Steve però ha una nuova passione e una missione: restituire i protagonisti degli Industrials alla storia della cultura popolare americana. Lo fa con un libro (“<a href="https://www.amazon.it/Everythings-Coming-Up-Profits-Industrial/dp/0922233446">Everything’s Coming Up Profits: The Golden Age of Industrial Musicals</a>”), con una serie di incontri pubblici e — ovviamente — con il documentario che testimonia il tutto.</p><p>“Bathtubs Over Broadway” contiene due apologhi. Il primo è la narrazione del lavoro di un nutrito gruppo di professionisti che ha generosamente regalato ore di intrattenimento a una realtà che tendiamo a considerare aliena a qualsiasi forma di arte. Se l’enfasi e i princìpi veicolati negli spettacoli rimandano a un’etica di cui abbiamo imparato a diffidare, la creatività e l’impegno messi al servizio di un’industria così connotata non possono che provocare ammirazione.</p><p>Il secondo apologo riguarda la vita di Steve Young e la sua buffa, inattesa passione. Quel flusso di mistero e saggezza che scorre, silenzioso ma incessante, attraverso le esperienze più strane.</p><p>C’è un momento del documentario in cui Young pronuncia le parole che seguono. Spiegano molto bene a cosa servano questo tipo di passioni, cosa ci rivelano:</p><p><em>Getting to know a lot of these veterans from the field has opened up my ability to be receptive to people. Whereas before, they might have just passed through my field of vision without a thought, or I might have made some snap judgment in a snarky way. Now I think, “That-that old guy? He might be the Sid Siegel* of something.That woman there, that might be the Patt Stanton Gjonola** of some realm of creative work that I will never know, but she might be fantastic.”</em></p><p>*Uno dei più prolifici e abili compositori di Industrials<br>**Celebre cantante di Industrials</p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=88ce4e29681b" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
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            <title><![CDATA[La strana lista dei dischi del 2018 (ITA)]]></title>
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            <category><![CDATA[italiano]]></category>
            <category><![CDATA[album]]></category>
            <category><![CDATA[musica]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Massimiliano Lancioni]]></dc:creator>
            <pubDate>Fri, 21 Dec 2018 11:10:16 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2018-12-21T11:10:16.224Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/900/1*nsHaOz85hnOnRED8pPZkcA.jpeg" /><figcaption>Cartolina dall’Autogrill</figcaption></figure><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Fembed%2Falbum%2F1NuMP2jrBeyxR3MqwengWD&amp;url=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Falbum%2F1NuMP2jrBeyxR3MqwengWD&amp;image=https%3A%2F%2Fi.scdn.co%2Fimage%2F7e80c28096c7b69f62664567c660cf6750e63a95&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=spotify" width="300" height="380" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/a5670ce25f18bfc36f5445d1abd00c45/href">https://medium.com/media/a5670ce25f18bfc36f5445d1abd00c45/href</a></iframe><p>AmoreSoloAmore per questo strepitoso progetto e per la (ri)nascita napoletana. Mi mancavano queste sonorità e quindi faccio scorta anche con la <a href="https://earlysounds.bandcamp.com/album/napoli-segreta">compilation di Napoli Segreta</a> e con i tipi di <a href="https://soundcloud.com/periodica">Periodica Records</a>.</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Fembed%2Falbum%2F4XDotggutmBlmGaO0XEFj2&amp;url=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Falbum%2F4XDotggutmBlmGaO0XEFj2&amp;image=https%3A%2F%2Fi.scdn.co%2Fimage%2F2a7016c22ea336ec2dd1b4bfd3cd3e06b7570c42&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=spotify" width="300" height="380" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/67444f1cce7bf71be6ab86f8fdf2db7b/href">https://medium.com/media/67444f1cce7bf71be6ab86f8fdf2db7b/href</a></iframe><p>Ancora Napoli, versante cantautorale. Micro-gioiello a cui manca nelle quattro tracce -inspiegabilmente- la vetta. Pubblicata singolarmente (?), si intitola “<a href="https://open.spotify.com/album/5Hz46aL5E8METRVsoLjgbc?si=2H_mHcZDTa29WCEngWvcLw">Nu poco ‘e bene</a>” ed è probabilmente la mia canzone italiana in italiano (napoletano) dell’anno.</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Fembed%2Falbum%2F1bJeHVSLjPJKGglvWaSDgp&amp;url=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Falbum%2F1bJeHVSLjPJKGglvWaSDgp&amp;image=https%3A%2F%2Fi.scdn.co%2Fimage%2F07a44e80386ffa5276908b4cafbd47048c73f148&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=spotify" width="300" height="380" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/99cfd40d6131b1662bcc1f5751e58988/href">https://medium.com/media/99cfd40d6131b1662bcc1f5751e58988/href</a></iframe><p>Scuri come i sanpietrini quando perdono la luce dei lampioni a ridosso dell’alba. Dategli tempo e poche distrazioni e vedrete.</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Fembed%2Falbum%2F2biz6ijv7eDRc1TjCwz9Kk&amp;url=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Falbum%2F2biz6ijv7eDRc1TjCwz9Kk&amp;image=https%3A%2F%2Fi.scdn.co%2Fimage%2Feb8da6a6a1e72b616307e391f05444d5fd55f573&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=spotify" width="300" height="380" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/77af3db060eb490f10216e8207651aee/href">https://medium.com/media/77af3db060eb490f10216e8207651aee/href</a></iframe><p>Un pezzo di Storia e della mia storia personale. Testi come pacche sulle spalle, musicalmente mai stati così efficaci. Bella rega’. Cuori massicci.</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Fembed%2Falbum%2F4Oiji9Pci41oY3fAdYUfDb&amp;url=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Falbum%2F4Oiji9Pci41oY3fAdYUfDb&amp;image=https%3A%2F%2Fi.scdn.co%2Fimage%2F9b8a3a086e257a41a2ddfcb747c72982064152f6&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=spotify" width="300" height="380" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/519277a6a0aee87d80fe9cc56d238024/href">https://medium.com/media/519277a6a0aee87d80fe9cc56d238024/href</a></iframe><p>Ma certo che sì, figuriamoci. Pure “Intostreet” e pure “Me staje appennen’ amo’” (ma meno). Sopponta style, in attesa del disco.</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Fembed%2Ftrack%2F26zdwMMoWIR5OPj2vjT9Sj&amp;url=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Ftrack%2F26zdwMMoWIR5OPj2vjT9Sj&amp;image=https%3A%2F%2Fi.scdn.co%2Fimage%2Fe1fd250c33703a3b2b40290440403b94ed6c66c3&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=spotify" width="300" height="380" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/d6009456e15a8e6f79d6965a6b6daa9e/href">https://medium.com/media/d6009456e15a8e6f79d6965a6b6daa9e/href</a></iframe><p>Secondo me lui c’ha i coccodrilli nel cilindro: proprio quando stai per convincerti che è ‘solo’ uno molto intelligente, butta lì una frase con le fauci spalancate.</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fembed%2F19OfEZAb_5s%3Ffeature%3Doembed&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3D19OfEZAb_5s&amp;image=https%3A%2F%2Fi.ytimg.com%2Fvi%2F19OfEZAb_5s%2Fhqdefault.jpg&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=youtube" width="854" height="480" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/6e51f10bdee1aa87c67f809b5d17ffb6/href">https://medium.com/media/6e51f10bdee1aa87c67f809b5d17ffb6/href</a></iframe><p>Lui c’ha la cazzimma giusta. E pure lo spleen. Oh, non gli manca -quasi- niente.</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Fembed%2Ftrack%2F33zPQmUXvJlf9xAeibUqn1&amp;url=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Ftrack%2F33zPQmUXvJlf9xAeibUqn1&amp;image=https%3A%2F%2Fi.scdn.co%2Fimage%2F7901a12e393155f72effd9ccace4595886569b8b&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=spotify" width="300" height="380" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/3a8d9b6f99ef739bb5aea4b6f97d58b0/href">https://medium.com/media/3a8d9b6f99ef739bb5aea4b6f97d58b0/href</a></iframe><p>Da lui invece ci aspettiamo tantissimo, forse pure troppo. Però se l’è cercata.</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Fembed%2Falbum%2F5s6m5iwQIhg2VvAhNqGy7H&amp;url=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Falbum%2F5s6m5iwQIhg2VvAhNqGy7H&amp;image=https%3A%2F%2Fi.scdn.co%2Fimage%2Fea64d66699ab2553de2b8b03c8d2cca63da79ab7&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=spotify" width="300" height="380" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/774b80192ac154b8010a90434cff883b/href">https://medium.com/media/774b80192ac154b8010a90434cff883b/href</a></iframe><p>La prima cosa che non ho ancora scritto di questo disco <em>meraviglioso</em> è che cresce con gli ascolti. La seconda cosa che non ho ancora scritto di questo disco è la prima frase che ho rivolto ad Adele un tot di anni fa, senza neanche esserci presentati. La frase era: “Mannaggia a te quanto sei brava”.</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Fembed%2Falbum%2F1gjUZ54ewldOrZq7UwnBi2&amp;url=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Falbum%2F1gjUZ54ewldOrZq7UwnBi2&amp;image=https%3A%2F%2Fi.scdn.co%2Fimage%2F8cc28262e8a7bd6505cc77c8fa8c8d934faf317e&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=spotify" width="300" height="380" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/ced46c29a6ec4dbc42b6d4d46d430639/href">https://medium.com/media/ced46c29a6ec4dbc42b6d4d46d430639/href</a></iframe><p>Progetto molto a fuoco, grande voce, sonorità che pescano nel passato e usano un retino contemporaneo per raccogliere e filtrare il presente. Live dritto e teso, da non perdere.</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Fembed%2Ftrack%2F3j9ZaPMLlPddWYpOBE9oiq&amp;url=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Ftrack%2F3j9ZaPMLlPddWYpOBE9oiq&amp;image=https%3A%2F%2Fi.scdn.co%2Fimage%2F183164782b577f15913df256e418657139170429&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=spotify" width="300" height="380" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/ca09c92e988cc4c26a5e464e27b5d8dc/href">https://medium.com/media/ca09c92e988cc4c26a5e464e27b5d8dc/href</a></iframe><p>Torna una delle migliori penne indierock romane (e italiane), con un nuovo progetto che riparte da dove si era interrotto (i Jacqueries). La qualità è alta, le paranoie pure: quando Andrea si lancia però, ha pochissimi rivali.</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Fembed%2Ftrack%2F3mEfrj8dgtfBs3j18dvh5V&amp;url=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Ftrack%2F3mEfrj8dgtfBs3j18dvh5V&amp;image=https%3A%2F%2Fi.scdn.co%2Fimage%2F09ad7b69cd270b2dfe281ecb2537ba599853caef&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=spotify" width="300" height="380" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/e18c405d9656263283cbd6c34c77c53b/href">https://medium.com/media/e18c405d9656263283cbd6c34c77c53b/href</a></iframe><p>Appena due tracce in questo 2018, ma bastano. Sgombriamo il campo: sono un suo grande fan (così come del suo sodale). Il duo funziona alla grande, si tratta solo di continuare così. E, di questi tempi, non è facilissimo. Speriamo tengano la rotta.</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Fembed%2Falbum%2F2V23C4HrEmedy2uevqwIiN&amp;url=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Falbum%2F2V23C4HrEmedy2uevqwIiN&amp;image=https%3A%2F%2Fi.scdn.co%2Fimage%2Fb237c1f8462a18e15ab981656fdf6e1d6654c924&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=spotify" width="300" height="380" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/23ba857ba0643248ec7e550f9b9ed2c0/href">https://medium.com/media/23ba857ba0643248ec7e550f9b9ed2c0/href</a></iframe><p>Dei due usciti quest’anno, a me piace più questo. Ma mi piace comunque anche quello che ha fatto in “Emoranger” (bravo Zollo). Curiosità a mille sul prossimo capitolo.</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Fembed%2Falbum%2F3rb20TuM0oIAmobSnQ3axP&amp;url=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Falbum%2F3rb20TuM0oIAmobSnQ3axP&amp;image=https%3A%2F%2Fi.scdn.co%2Fimage%2F2abb117b6a1c0c8ab2a1272f98044f0ac9b7f0a6&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=spotify" width="300" height="380" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/a753f49d24a0daba0cac95b02d6327ef/href">https://medium.com/media/a753f49d24a0daba0cac95b02d6327ef/href</a></iframe><p>Premio “Incazzatura dell’anno”: questo disco ha tutto per essere nei piani alti delle classifiche. Suoni, groove, sound complessivo, arrangiamenti, un <em>feat</em> godibilissimo (il solito, abile Masamasa). Poi invece i testi sono buttati lì con una pigrizia fastidiosa. Menzione di incoraggiamento.</p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=c68dbbd76b5d" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[La strana lista dei dischi del 2018 (NOT ITA)]]></title>
            <link>https://medium.com/@intweetion/la-strana-lista-dei-dischi-del-2018-not-ita-4709cdd80820?source=rss-f3c1eb581939------2</link>
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            <category><![CDATA[dischi-2018]]></category>
            <category><![CDATA[2018-best-music]]></category>
            <category><![CDATA[lists]]></category>
            <category><![CDATA[listening]]></category>
            <category><![CDATA[albums-of-the-year]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Massimiliano Lancioni]]></dc:creator>
            <pubDate>Thu, 13 Dec 2018 19:09:24 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2018-12-13T19:19:31.251Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*vOU8wKalSdQ4UZR443PFHg.jpeg" /><figcaption>Rosalía Vila Tobella</figcaption></figure><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Fembed%2Falbum%2F6wkQ0LNvzpjF9NV8D9UAxu&amp;url=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Falbum%2F6wkQ0LNvzpjF9NV8D9UAxu&amp;image=https%3A%2F%2Fi.scdn.co%2Fimage%2F257f546801144a44298bbed141958d5a92ce9143&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=spotify" width="300" height="380" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/d7ab481e3377f4a97556840ad6f41d96/href">https://medium.com/media/d7ab481e3377f4a97556840ad6f41d96/href</a></iframe><p>Giovanissima (23 anni), acerbissima: forse la voce che mi ha più incuriosito quest’anno, sia come timbro che come scrittura.</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Fembed%2Falbum%2F15GocbF7ybkkPP03YXtLqv&amp;url=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Falbum%2F15GocbF7ybkkPP03YXtLqv&amp;image=https%3A%2F%2Fi.scdn.co%2Fimage%2F19697abea7606480ce716f9c0220db6b976cc92a&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=spotify" width="300" height="380" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/db12c2924f9e2035687d04af56e62b96/href">https://medium.com/media/db12c2924f9e2035687d04af56e62b96/href</a></iframe><p>Scazzatissima genietta con formazione classica. Nu-Soul straniante e pieno di soluzioni che fanno alzare il sopracciglio.</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Fembed%2Falbum%2F0dZlf6U1djSwKxMrJ0RZgQ&amp;url=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Falbum%2F0dZlf6U1djSwKxMrJ0RZgQ&amp;image=https%3A%2F%2Fi.scdn.co%2Fimage%2F77c4340a0aac6475f9d72f6f71c182feb4326c0a&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=spotify" width="300" height="380" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/ea8a5db752ac38e87bb47017a56617d6/href">https://medium.com/media/ea8a5db752ac38e87bb47017a56617d6/href</a></iframe><p>La “coattona de mi corazón”, tra una bomba e l’altra, piazza pure una smelassata come “Sola”. E io riesco a stravedere pure per quella. Accecato.</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Fembed%2Falbum%2F3EBGY9S1Ld3JXmd235l5oz&amp;url=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Falbum%2F3EBGY9S1Ld3JXmd235l5oz&amp;image=https%3A%2F%2Fi.scdn.co%2Fimage%2Fa83e38d63973525f405aa7c0b2379f05f2549efd&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=spotify" width="300" height="380" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/ca564556d493d245d9476f3a53bdceb6/href">https://medium.com/media/ca564556d493d245d9476f3a53bdceb6/href</a></iframe><p>Arnaud Antoine Rene Bernard, ovvero: Onra. Ovvero: un beatmaker francese che ha sfornato un disco di <em>piacionissima</em> synth-wave. Paraculo a livelli da denuncia. Provate a resistere.</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Fembed%2Falbum%2F05A41BF3z2E5F0tnTyWRNh&amp;url=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Falbum%2F05A41BF3z2E5F0tnTyWRNh&amp;image=https%3A%2F%2Fi.scdn.co%2Fimage%2F13482ec02732c9efb716ee24f54382a5313a9782&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=spotify" width="300" height="380" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/fdba0eece1ba652916d34e1c3b0112b6/href">https://medium.com/media/fdba0eece1ba652916d34e1c3b0112b6/href</a></iframe><p>È così bravo che potrebbe quasi aver rotto le scatole. Invece piazza il disco più coeso e maturo della carriera. Bellissimo.</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Fembed%2Falbum%2F7v6FNgLDS8KmaWA1amUtqe&amp;url=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Falbum%2F7v6FNgLDS8KmaWA1amUtqe&amp;image=https%3A%2F%2Fi.scdn.co%2Fimage%2F47b1fe9ae4c4240aaf4ba038a8d99b4b177bd437&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=spotify" width="300" height="380" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/200c62fc6e03d2721743434e6eb5fa19/href">https://medium.com/media/200c62fc6e03d2721743434e6eb5fa19/href</a></iframe><p>La Classe non è acqua. Il talento neanche.</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Fembed%2Falbum%2F6jGEiecvdNkOooCfvtkbcz&amp;url=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Falbum%2F6jGEiecvdNkOooCfvtkbcz&amp;image=https%3A%2F%2Fi.scdn.co%2Fimage%2Faf2a9fdd500671d24e1014116adc3f08221d4160&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=spotify" width="300" height="380" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/86ed4597d810f93bb9a8d1201d27da26/href">https://medium.com/media/86ed4597d810f93bb9a8d1201d27da26/href</a></iframe><p>Madonna che disco. Mettete le cuffie, armatevi di un po’ di pazienza se non siete abituati alle cose avant-minimali (ma non ne serve troppa) e poi salutate il mondo.</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Fembed%2Falbum%2F3ogNAkUhvQy0cFOfLoR6Y8&amp;url=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Falbum%2F3ogNAkUhvQy0cFOfLoR6Y8&amp;image=https%3A%2F%2Fi.scdn.co%2Fimage%2F04c3bbd2c87b273fe4ac4907fab3109dba5f3ec7&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=spotify" width="300" height="380" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/b5622fce2872591c906c56f1bf34b80e/href">https://medium.com/media/b5622fce2872591c906c56f1bf34b80e/href</a></iframe><p>“Veloci a tavola ché si fredda!” e mangiate tutto senza farvi troppe domande. Un pezzo di futuro -che vi piaccia o no- è in queste quindici tracce da un minuto ciascuna.</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Fembed%2Falbum%2F03Dp6OJS4wd7dI1rRszPwj&amp;url=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Falbum%2F03Dp6OJS4wd7dI1rRszPwj&amp;image=https%3A%2F%2Fi.scdn.co%2Fimage%2Fe1749b3ae61c1302ec0ceaccc4a55f623ca2279a&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=spotify" width="300" height="380" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/116b5f6a0de0561addbe48751a04ecf1/href">https://medium.com/media/116b5f6a0de0561addbe48751a04ecf1/href</a></iframe><p>È Black? Nu-soul? Elettronica? Ma che cavolo vi importa? Creatività a ruota liberissima. E alcune finezze da fuoriclasse.</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Fembed%2Falbum%2F1IpYZkYoYCjXTYMDEW8Ksk&amp;url=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Falbum%2F1IpYZkYoYCjXTYMDEW8Ksk&amp;image=https%3A%2F%2Fi.scdn.co%2Fimage%2F8b2d362e842fddb17d16f3081ba237eda64dbbc6&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=spotify" width="300" height="380" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/20201f7d7dec895cadf36641fb5add30/href">https://medium.com/media/20201f7d7dec895cadf36641fb5add30/href</a></iframe><p>Un disco che sembra la versione musicale degli incubi di un alchemista. E poi: vogliamo parlare dei suoni di questo disco? Vabbe’, è Yves Tumor, ma di cosa stiamo ancora a discutere?</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Fembed%2Falbum%2F653wRjqO0GOZPQPcXpeAXD&amp;url=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Falbum%2F653wRjqO0GOZPQPcXpeAXD&amp;image=https%3A%2F%2Fi.scdn.co%2Fimage%2Fa8cb24db3381860f4f28238c35698565b769efe9&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=spotify" width="300" height="380" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/0e213962b3622e13027a9a444caf0790/href">https://medium.com/media/0e213962b3622e13027a9a444caf0790/href</a></iframe><p>Sì, è la più brava delle nuove cantautrici. Scrive delle cose difficilissime facendole passare per delle passeggiate di salute. C’ha un lirismo nella voce che rischia di ridefinire un genere (l’indie-rock).</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Fembed%2Falbum%2F3IWrNOSIxzGobh8I70rBpm&amp;url=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Falbum%2F3IWrNOSIxzGobh8I70rBpm&amp;image=https%3A%2F%2Fi.scdn.co%2Fimage%2F7d90e6030004ccd1644e687369faffdddfb9f600&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=spotify" width="300" height="380" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/ffc067f77fe2ec0f253e0d6f413c7d47/href">https://medium.com/media/ffc067f77fe2ec0f253e0d6f413c7d47/href</a></iframe><p>No, ma che palle, un disco con l’arpa? È tornata la new-age con vacanzina in Irlanda e diapositive del Connemara? <br>NO. Questo disco è fatto a strati di sperimentazioni: tipo lasagna psichedelica che però vi induce a pensieri più alti (della lasagna).</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Fembed%2Falbum%2F05qQ4Sl7LjxDhZFB1ChVvH&amp;url=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Falbum%2F05qQ4Sl7LjxDhZFB1ChVvH&amp;image=https%3A%2F%2Fi.scdn.co%2Fimage%2F0d44bf5627754eaef0d7eda82afd1db895b81fd8&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=spotify" width="300" height="380" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/987a2c780f30917c3d872ae5fd712f22/href">https://medium.com/media/987a2c780f30917c3d872ae5fd712f22/href</a></iframe><p>Nonostante nominare ‘sto disco (?) equivalga a usare frasi come “Era meglio il demo”, la verità è che a me l’ultimo di Tyler, The Creator non è piaciuto, ma questo <em>coso</em> (come lo chiamereste voi?) invece m’è piaciuto eccome.</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Fembed%2Falbum%2F499jDbZirow6mu2vjBUTek&amp;url=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Falbum%2F499jDbZirow6mu2vjBUTek&amp;image=https%3A%2F%2Fi.scdn.co%2Fimage%2Fc7a61f0dd90fcb8c4ea1f6a7d783f089633c7ad4&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=spotify" width="300" height="380" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/a96a16f59fc53750daba8e989b3c17bf/href">https://medium.com/media/a96a16f59fc53750daba8e989b3c17bf/href</a></iframe><p>Questo disco sta in piedi per miracolo. Ma ci sta. Forse perché è un piccolo, piccolissimo miracolo. Chissà.</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Fembed%2Falbum%2F3O9h4n6a5yGA4OCcwNx2se&amp;url=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Falbum%2F3O9h4n6a5yGA4OCcwNx2se&amp;image=https%3A%2F%2Fi.scdn.co%2Fimage%2F8259f59a110acaf16ebd103794bc128ca8ade86f&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=spotify" width="300" height="380" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/07854bf5d05a1f8ba26f83cd8252831f/href">https://medium.com/media/07854bf5d05a1f8ba26f83cd8252831f/href</a></iframe><p>“Ciao, mi chiamo Ashe e sforno <em>hit </em>a un passo dal mainstream, così le puoi ascoltare pure tu senza i sensi di colpa o usare espressioni come <em>guilty pleasure</em>”</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Fembed%2Falbum%2F7oHM3Sj0l2nXAzGAxW0KOt&amp;url=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Falbum%2F7oHM3Sj0l2nXAzGAxW0KOt&amp;image=https%3A%2F%2Fi.scdn.co%2Fimage%2F2de83faa6cf283cd56743451ff3f4d2e16342472&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=spotify" width="300" height="380" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/d03ffc7c6c923e389059baa4bc02fdcd/href">https://medium.com/media/d03ffc7c6c923e389059baa4bc02fdcd/href</a></iframe><p>Io ormai faccio il tifo per lei ‘manco fosse mia figlia. Bra-va!</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Fembed%2Falbum%2F1kiakpNBorccUe9zDK1Bnf&amp;url=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Falbum%2F1kiakpNBorccUe9zDK1Bnf&amp;image=https%3A%2F%2Fi.scdn.co%2Fimage%2F1c86fa8832ecd7dff6fd8a9d4d1a9210d6d36a55&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=spotify" width="300" height="380" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/6e617bf21b67863a148b839e941d06a8/href">https://medium.com/media/6e617bf21b67863a148b839e941d06a8/href</a></iframe><p>Secondo me tutti abbiamo spesso voglia di calarci in una foresta incantata sonorizzata con bordate di minimalismo elettroacustico. Ok, forse non tutti. Pazienza per chi si perderà questo disco: che dobbiamo fare?</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Fembed%2Falbum%2F4ILpyr7rbIJHwi6GQEYEej&amp;url=https%3A%2F%2Fopen.spotify.com%2Falbum%2F4ILpyr7rbIJHwi6GQEYEej&amp;image=https%3A%2F%2Fi.scdn.co%2Fimage%2Fbd8f1ce056c23c998c5e6ad9176794a4d4f72ce8&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=spotify" width="300" height="380" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/8c5428eed409085f2f0193689deba38f/href">https://medium.com/media/8c5428eed409085f2f0193689deba38f/href</a></iframe><p>Due simpatici svedesi un po’ pazzerelli che fanno pop strumentale unendo math-rock, funk, metal (?), art-rock e Cap’n Crunch (non è un genere musicale, ma ci siamo capiti). Ah, sono bravissimi e questo disco è fenomenale.</p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=4709cdd80820" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
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            <title><![CDATA[L’ultima cosa che l’uomo avrà bisogno di fare - la vita accelerante di Raymond Kurzweil]]></title>
            <link>https://medium.com/@intweetion/lultima-cosa-che-l-uomo-avr%C3%A0-bisogno-di-fare-la-vita-accelerante-di-raymond-kurzweil-92e0804bc9be?source=rss-f3c1eb581939------2</link>
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            <category><![CDATA[transhumanism]]></category>
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            <category><![CDATA[ray-kurzweil]]></category>
            <category><![CDATA[technological-singularity]]></category>
            <category><![CDATA[accelerating-returns]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Massimiliano Lancioni]]></dc:creator>
            <pubDate>Thu, 29 Nov 2018 22:03:16 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2018-12-07T06:27:15.446Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*a2JWT6GUfEiCoxBFB_OFPg@2x.jpeg" /></figure><p>Ad un certo punto, nel suo libro “<a href="https://www.adelphi.it/libro/9788845932984">Essere una macchina</a>”, Mark O’Connell introduce il concetto di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Singolarit%C3%A0_tecnologica">Singolarità tecnologica</a>. Per farla — molto — breve, vi basti sapere che questa teoria ipotizza l’avvento di un momento in cui il progresso tecnologico arriverà oltre l’umana capacità di comprensione: un momento dopo il quale, un’intelligenza superiore (presumibilmente artificiale) prenderà il sopravvento. Un ulteriore, apocalittico sviluppo è la “Legge dei ritorni acceleranti” (anche qui, in breve, possiamo definirla una variante della “Legge di Moore” – con cui viene spesso confusa). L’uomo che l’ha teorizzata è <strong>Ray Kurzweil</strong>.</p><p>Ai più, forse il suo nome dirà poco. I musicisti e gli appassionati di strumentazione elettronica invece avranno fatto un balzo sulla sedia. Le tastiere elettroniche Kurzweil sono state per anni lo stato dell’arte del settore, soprattutto grazie alla produzione della ‘mitica’ K250 che metteva a disposizione una sintesi sonora in grado di replicare molto fedelmente i suoni acustici.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/448/1*TrE9gXefaird7NGajySP8Q.png" /></figure><p>A chiedere a gran voce l’invenzione di uno strumento che avesse le caratteristiche della K250 era stato <strong>Stevie Wonder</strong>. Amava i sintetizzatori, ma era frustrato dal fatto che restituissero un’approssimazione ancora troppo evidente delle meraviglie generate dalla conformazione ‘fisica’ degli strumenti acustici. Il risultato dell’invenzione di Kurzweil lasciò tutti senza fiato. Bisogna sapere però che Stevie Wonder non si era rivolto a lui per caso.</p><p>I due si erano conosciuti sei anni prima. Stevie Wonder infatti, aveva acquistato la <strong>Kurzweil Reading Machine</strong>. Cos’è? Facciamo un altro balzo indietro, ‘stavolta di parecchi anni. Seguitemi.</p><p>Raymond Kurzweil è figlio di un musicista e compositore e di un’artista visuale. Lo zio invece lavora ai Bell Labs: un luogo dove, già negli anni ’50, si prova a inventare il futuro, riuscendoci. È proprio lo zio a insegnare al giovanissimo Ray i rudimenti dell’informatica: il piccolo Kurzweil impara e intanto prova a far coesistere i transistor con le influenze paterne e materne. Il mix è sconvolgente, anche perché Raymond è piuttosto precoce: scrive il primo software a quindici anni e l’IBM glielo acquista. Dopo pochissimo (è ancora a scuola) ha l’idea che inizierà ad avvicinarlo al momento della storia che abbiamo interrotto.</p><p>Magari — pensa — potrei scrivere un software che emuli i brani dei più celebri compositori classici. Magari — pensa — se capisco quali sono i <em>pattern</em> ricorrenti presenti negli stili dei vari compositori, riesco a far sì che il mio software generi della musica che ha lo stesso stile. Togliete i ‘magari’, perché Kurzweil, un anno dopo, quel software lo realizza <em>eccome</em>.</p><p>Cosa c’entra tutto questo con Stevie Wonder? Nulla. O meglio: tutto, perché Raymond ha capito che insegnare alle macchine a riconoscere i pattern e a sfruttare questo riconoscimento, può portarci <em>molto</em> lontano. Quando arriva al MIT (poteva mai finire altrove?) non perde tempo. Si laurea in un paio d’anni (in Informatica <em>e</em> in Letteratura) e dopo quattro fonda la <strong>Kurzweil Computer Products, Inc.</strong> con cui sviluppa l’<strong>omni-font</strong>: un programma (come suggerisce il nome) capace di leggere un testo, scritto con <em>qualunque</em> carattere. Esistevano già degli scanner che integravano questa funzione, ma riconoscevano solo alcuni font. La faccenda dei pattern, a quanto pare, funziona a dovere.</p><p>Cosa c’entra tutto questo con Stevie Wonder? Tutto, perché Kurzweil a questo punto si chiede come utilizzare al meglio l’omni-font e intuisce che può diventare una macchina utilissima per i non-vedenti. Altro che Braille: i testi scritti li facciamo leggere ad una voce! Serve un software che traduca quegli impulsi in una sintesi vocale. Chi lo sviluppa? Ovviamente ci pensa Raymond Kurzweil.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*o7MydvmdRw0z5setH_osOA.png" /></figure><p>Siamo nella seconda metà degli anni ’70, la Kurzweil Reading Machine suscita grande scalpore e se ne parla in televisione. Mentre segue il “Today Show”, Stevie Wonder ascolta l’invenzione di Kurzweil all’opera. E decide di acquistarla. Ne è entusiasta. Contatta Kurzweil, i due diventano buoni amici e noi possiamo finalmente riannodare il racconto lasciato in sospeso.</p><p>Se anche sorvolassimo per brevità su un’altro sviluppo dell’omni-font che porta Raymond a collaborare con la Xerox, la sua storia sarebbe già comunque sufficientemente incredibile e densa di intuizioni e invenzioni stellari. Invece c’è molto altro. Molto, <em>molto </em>altro. Per raccontarlo però, dobbiamo fare ancora una volta un passo indietro.</p><p>Vi ricordate il programma in grado di leggere le parole utilizzando la sintesi vocale? Kurzweil in realtà aveva pensato anche ad un’applicazione complementare: un software di riconoscimento vocale che trasformasse la voce in parole digitate. La <strong>Kurzweil Applied Intelligence</strong> (KAI) è un progetto <em>appena</em> più complesso che impiega qualche altro anno a vedere la luce (non troppi, comunque: esordisce nel 1987). Parlare <em>alle macchine</em>? Vi ricorda qualcosa? Esatto: “Siri, fai la brava e ringrazia Raymond”.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*s2KzSAw5tL7BOjvALFnyDA.jpeg" /></figure><p>È a partire da qui che il genio di Kurzweil decolla verso le teorizzazioni di cui vi parlavo all’inizio. Perché grazie all’applicazione della KAI in campo medico (“dettare i referti senza doverli scrivere, sai che pacchia?”), Raymond decide di inventare un sistema in grado di simulare un paziente interattivo con cui gli studenti di medicina possano far pratica. Un attimo: quindi si possono ‘simulare’ gli esseri umani? E perfezionando la simulazione dell’essere umano, cosa può accadere? Vuoi vedere che le macchine possono <em>davvero</em> diventare un’intelligenza superiore? Sorpresa: pur essendo un uomo di scienza, Kurzweil non ha dubbi.</p><p>A questo punto bisognerebbe entrare nel dettaglio della “<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Legge_dei_ritorni_acceleranti">Legge dei ritorni acceleranti</a>” attraverso le Curve di Crescita asintotiche e la conseguente individuazione delle “Sei Epoche dello Sviluppo”. Sembra roba complicatissima: in realtà la pagina Wiki della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Singolarit%C3%A0_tecnologica">Singolarità tecnologica</a> ci guida abbastanza agevolmente nei meandri dell’argomento. Se invece vogliamo chiudere il cerchio più in fretta, diciamo solo che Kurzweil ultimamente ingurgita pasti e integratori (e vino rosso) per ritardare il suo invecchiamento: lo fa principalmente perché è un <em>transumanista</em>, crede nell’avvento dell’<a href="https://en.wikipedia.org/wiki/The_Age_of_Spiritual_Machines">era delle macchine spirituali</a> e vuole assistere al Futuro.</p><p>Pensa te: non gli è bastato inventarselo.</p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=92e0804bc9be" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
        </item>
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            <title><![CDATA[There was a whole new world out there]]></title>
            <link>https://medium.com/@intweetion/premessa-qualche-mese-fa-era-la-fine-di-ottobre-del-2017-ho-scritto-questo-lungo-articolo-su-27317a10e359?source=rss-f3c1eb581939------2</link>
            <guid isPermaLink="false">https://medium.com/p/27317a10e359</guid>
            <category><![CDATA[electronic-music]]></category>
            <category><![CDATA[suzanne-ciani]]></category>
            <category><![CDATA[don-buchla]]></category>
            <category><![CDATA[female-musicians]]></category>
            <category><![CDATA[synthesizers]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Massimiliano Lancioni]]></dc:creator>
            <pubDate>Fri, 23 Mar 2018 07:43:33 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2020-07-11T06:37:00.908Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<h4>L’incredibile storia di Suzanne Ciani e delle sue macchine</h4><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fplayer.vimeo.com%2Fvideo%2F201782696&amp;dntp=1&amp;url=https%3A%2F%2Fvimeo.com%2F201782696&amp;image=https%3A%2F%2Fi.vimeocdn.com%2Fvideo%2F618722691_1280.jpg&amp;key=d04bfffea46d4aeda930ec88cc64b87c&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=vimeo" width="1920" height="1080" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/c1bdd0b20df2d0778b1f9a4914431352/href">https://medium.com/media/c1bdd0b20df2d0778b1f9a4914431352/href</a></iframe><blockquote>One day I performed a piece for my class and was on such a high and so in love with the sound, but after playing it my teacher said, ‘What is this noise? What are you doing?’ All the air went out of my lungs. I was devastated. It was very frustrating. Back then it was a very transitional time.</blockquote><p>(“Suzanne Ciani: america’s first female synth hero”. Tim Noakes, “Dazed” March 2012)</p><p>Questa storia inizia al Berkeley College sul finire degli anni ‘60. Al Berkeley, <strong>Suzanne Ciani</strong> arriva per proseguire i suoi studi musicali, forte di una solida formazione classica e di un talento dalle sfumature caparbie<strong> </strong>(ha imparato il solfeggio da autodidatta).</p><p>Suzanne Ciani è già, in qualche modo, una <em>figlia di Berkeley</em>: la sua attitudine e la sua formazione sono legate al clima di entusiastica scoperta dei ’60s, al forte senso di libertà che si respira nel <em>campus</em> e che la sua curiosità alimenta con decisione. Vuole essere libera di comporre e non dover dipendere da nessuno per scrivere e far ascoltare i suoi lavori. Per questo, sceglie di specializzarsi nello studio della <strong>musica elettronica</strong>: in uno slancio simile a quello che ritroveremo, moltissimi anni dopo, nell’autarchia ‘da cameretta’ dei nuovi protagonisti dell’elettronica degli anni ‘90.</p><blockquote>When electronic music entered my life, it was the promise of freedom, independence, success, immediate satisfaction. I think also, as a woman composer, it was even more challenging to get my works heard. Early on, I noticed that there was a certain kind of built-in undermining of my confidence in music, in the academic world. Women weren’t supposed to be on the podium, they weren’t supposed to be conducting. I noticed all these kinds of difficulties that I wanted to avoid, and electronic music allowed me to do that.</blockquote><p>“Suzanne Ciani, Synth Pioneer”, intervista di Hanna Bächer su <a href="http://daily.redbullmusicacademy.com/2015/06/suzanne-ciani-interview">Red Bull Music Academy Daily</a></p><p>Nello specifico, durante l’estate, Suzanne decide di frequentare un <strong>corso di Musica Digitale</strong>. Gli insegnanti sono <strong>John Chowning</strong> e <strong>Max Mathews</strong>.</p><p><a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Max_Mathews">Max Mathews</a> è uno di quei personaggi per cui vale la pena scomodare l’aggettivo ‘leggendario’. Nel 1957 lavora ai <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Bell_Labs">Bell Labs</a> dove inventa “<a href="https://en.wikipedia.org/wiki/MUSIC-N">MUSIC</a>”: il primo <em>software</em> che permette di generare suoni modificando alcuni parametri in modo abbastanza semplice. I valori ottenuti alterando la forma d’onda del suono, vengono immessi in un file di testo, poi applicato a uno spartito da suonare.</p><p>Circa dieci anni dopo, “MUSIC” diventerà “Graphic 1” (1968) un nuovo software che beneficia di un’interfaccia grafica più evoluta. Ci vorranno altri due anni per iniziare a interagire attraverso dei tasti bianchi e neri, ma la strada è segnata: le macchine ora <em>suonano</em>.</p><p>Chowning invece è l’uomo che ha inventato la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sintesi_FM">sintesi FM</a> e sarà quindi il diretto responsabile del <em>boom</em> dei sintetizzatori negli anni ’80. Scegliete una canzone a caso del decennio: non esisterebbe senza la sua invenzione.</p><p>È l’incontro con <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Don_Buchla"><strong>Don Buchla</strong></a> però a rivelarsi decisivo.</p><p>Buchla è un personaggio perfino più eccentrico di Mathews e Chowning: prima di arrivare a frequentare i corsi di Musica, a Berkeley ha studiato Fisica e Fisiologia. È una specie di autorità nel campus e la fama aiuta la diffusione di notizie sui suoi progetti. Due amici (Morton Subotnick e Ramon Sender), che sperimentano tagliando e incollando nastri registrati, gli chiedono di poter salire su un palco con quelle splendide macchine su cui stanno lavorando lui e Matthews. <br>Sembrano pesantissime: come possiamo portarle? Hai una soluzione? <br><em>Ma certo</em>. <br>Nel 1963, Don arriva da Subotnick e Sender con una valigia: la valigia contiene il <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/File:Buchla_100_series_at_NYU_(edit1).jpg">Buchla 100</a>. I due amici sono — comprensibilmente — in visibilio.</p><p>Don Buchla intuisce le potenzialità della sua ‘creatura’ e continua a lavorarci. Sette anni più tardi presenta al pubblico universitario il successore di quella macchina: il <strong>Buchla 200</strong>. Ora, con il contenuto della stessa valigia, è possibile modificare ancora più parametri e ottenere un controllo migliore sul suono attraverso manopole e spinotti. Indovinate chi scopre il nuovo sintetizzatore e se ne innamora?</p><p>Proprio lei: Suzanne Ciani.</p><blockquote>From the moment that I was able to actually get my hands on one, that was my sole possession. I had a Buchla, I didn’t have anything else. That went on for ten years. It was my constant companion. It was on all the time. I never shut it off. It was like a living being in my space. The sound would be continuous, so I would have this kind of environmental ongoing sound and I would go over and tweak it a little bit.</blockquote><p>“Suzanne Ciani, Synth Pioneer”, intervista di Hanna Bächer su <a href="http://daily.redbullmusicacademy.com/2015/06/suzanne-ciani-interview">Red Bull Music Academy Daily</a></p><p>La Ciani è quello che poi avremmo definito un <em>nerd</em>, ma è uno strano tipo di <em>nerd</em>. Le piacciono le macchine, le piacciono quei suoni, tuttavia per lei la musica elettronica è principalmente <strong>un mezzo</strong>: un potente strumento di <strong>auto-affermazione</strong>. Non c’è ancora spazio per le donne nella musica cosiddetta ‘colta’: non così tanto, almeno. Certo ci sono dei precedenti (vedere l’ottima <em>timeline</em> qui di seguito), ma sono eccezioni: figure troppo spesso assimilate a quelle maschili - quando non relegate a un anonimato che le precipita progressivamente nel dimenticatoio.</p><p><a href="https://thevinylfactory.com/features/the-pioneering-women-of-electronic-music-an-interactive-timeline/">The pioneering women of electronic music - an interactive timeline - The Vinyl Factory</a></p><blockquote>There was a lot of discomfort and it was really odd. This was also during the moment of so-called ‘women’s liberation.</blockquote><blockquote>They said, ‘Why don’t you sing?’, ‘Where’s the guitar?’, ‘You’re a girl’, you know, ‘You must sing’</blockquote><p><em>“</em>Making sounds with Suzanne Ciani, America’s first female synth hero”, <a href="https://www.theguardian.com/music/2017/may/20/suzanne-ciani-america-female-synth-hero">The Guardian</a>)</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*fJNsSdISWkNO65vcwYkikw.jpeg" /></figure><p>All’inizio, la sua è una piccola, importantissima <strong>rivoluzione</strong>. Non solo per i connotati fortemente <strong>femministi</strong>, ma anche per la sua voglia di rendere popolari le potenzialità che le macchine offrono. Di diffonderle. Di renderle parte di un <strong>immaginario condiviso</strong>.</p><p><a href="https://blogthehum.wordpress.com/2016/04/29/against-the-patriarchy-the-feminist-spirit-and-the-avant-garde-in-9-albums/">against the patriarchy : the feminist spirit and the avant-garde (in 9 albums)</a></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*Bj8ctEF5xgtE-AjwD6a8TA.jpeg" /><figcaption>Suzanne Ciani — Facebook</figcaption></figure><p>Passano dieci anni. Suzanne ora è una compositrice matura, una musicista abile che si destreggia con una strumentazione sempre più potente e sempre meno ingombrante. Sono gli <strong>anni ’80</strong> e, proprio grazie all’elettronica e ai processi di miniaturizzazione della stessa, il mondo inizia a cambiare vorticosamente. Servono nuovi suoni per descrivere questo cambiamento.</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fembed%2FyGCHY3o3O_g%3Ffeature%3Doembed&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DyGCHY3o3O_g&amp;image=https%3A%2F%2Fi.ytimg.com%2Fvi%2FyGCHY3o3O_g%2Fhqdefault.jpg&amp;key=d04bfffea46d4aeda930ec88cc64b87c&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=youtube" width="640" height="480" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/b3dfef592e9ff9e2e230b9aedb4e6962/href">https://medium.com/media/b3dfef592e9ff9e2e230b9aedb4e6962/href</a></iframe><p>Suzanne Ciani siede davanti alle sue macchine e lavora a numerose pubblicità (tra i tanti brand: AT&amp;T, Black &amp; Decker, la <strong>Atari</strong>). Il vero colpo di genio però viene alla luce grazie alla richiesta della <strong>Coca-Cola</strong> che le commissiona il <em>suono</em> di una bottiglia che viene stappata e versata. L’obiezione più ovvia che si possa immaginare a questa richiesta è: “Il suono esiste già, basta registrarlo”. Certo che <em>esiste</em>, ma non esiste <strong><em>così</em></strong>. Nasce il <a href="http://www.coca-colacompany.com/stories/meet-suzanne-ciani-the-legendary-creator-of-cokes-pop-n-pour"><strong>Pop ‘n Pour</strong></a>.</p><p>È un momento <em>iperrealista</em>, un apoteosi <em>popular</em> che tocca vette altissime: l’elettronica che <em>ridefinisce</em> un suono. Lo rende <em>più vero del vero</em>, lo eleva all’<em>idea</em> sonora che abbiamo maturato ripetendo il gesto in questione. Il suono della bottiglia di Coca-Cola che viene stappata e versata viene cristallizzato per sempre nell’immaginario collettivo. È <em>definitivamente </em>popolare. Ed è <em>elettronico</em>.</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fembed%2FfZscRHkLMt0%3Ffeature%3Doembed&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DfZscRHkLMt0&amp;image=https%3A%2F%2Fi.ytimg.com%2Fvi%2FfZscRHkLMt0%2Fhqdefault.jpg&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=youtube" width="640" height="480" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/ef6f96b132bb8852ebe9632dad422b7b/href">https://medium.com/media/ef6f96b132bb8852ebe9632dad422b7b/href</a></iframe><p>Questo filmato dura circa nove minuti. Guardatelo. È la partecipazione di Suzanne Ciani al <strong>David Letterman Show</strong>, il 14 agosto del 1980 e mostra l’attitudine di Suzanne Ciani nel voler rendere popolare la musica elettronica. Non sapremo mai se e quante persone abbia convinto, quante ragazze e ragazzi avranno deciso di mettere da parte i soldi per acquistare un sintetizzatore dopo aver assistito a questa strana ‘intervista’. Non è importante. L’importante è osservare lo scetticismo sarcastico di Letterman che perde progressivamente colpi. L’importante è che una donna, nel 1980, sia in uno studio della NBC a spiegare questi nuovi, strani suoni che si sentono in giro. A renderli meno <em>alieni</em>, meno — paradossalmente — <em>sintetici</em>. A spiegare che, presto o tardi (come poi accadrà <em>davvero</em>), quei suoni saranno ovunque: saranno parte del nostro modo di ascoltare il mondo e noi li identificheremo come <em>familiari</em>.</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fembed%2F36WMySitV74%3Ffeature%3Doembed&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3D36WMySitV74&amp;image=https%3A%2F%2Fi.ytimg.com%2Fvi%2F36WMySitV74%2Fhqdefault.jpg&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=youtube" width="640" height="480" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/33ac981b44adfa66d0bf70dd52aa07ac/href">https://medium.com/media/33ac981b44adfa66d0bf70dd52aa07ac/href</a></iframe><p>La carriera di Suzanne Ciani come musicista meriterebbe un articolo a parte: dopo gli esordi, la sua idea di musica ha assecondato sempre più spesso la sua idea di spiritualità fino a <em>flirtare</em> lungamente con la New Age più onesta e producendo dischi molto interessanti (ben cinque nominati per i Grammy Awards). Poi, complice una doverosa, recente riscoperta, il ritorno all’elettronica con <a href="http://www.finderskeepersrecords.com/shop/suzanne-ciani-buchla-concerts-1975/">ristampe di documenti memorabili</a> e una collaborazione inevitabile: “<a href="https://kaitlynaureliasmith.bandcamp.com/album/frkwys-vol-13-sunergy">Sunergy</a>”, realizzato insieme a <strong>Kaitlyn Aurelia Smith</strong>, l’artista che forse oggi raccoglie meglio la sua luminosa eredità.</p><p>C’è un ultimo tassello da aggiungere a questa storia ed è un tassello che potrebbe sembrare quasi incompatibile con ciò di cui stiamo parlando. La musica elettronica è spesso percepita dai neofiti o dagli ascoltatori più distratti e sbrigativi come <em>fredda </em>o — peggio- <em>innaturale</em> (un termine che misteriosamente resiste anche in un’epoca in cui si comunica con aggeggi sofisticatissimi e con un linguaggio spesso glaciale).</p><p>Il tassello (la presunta, innaturale freddezza della musica elettronica) fatica a incastrarsi nel quadro delineato dalla carriera e dall’approccio alla musica (l’<em>attitudine</em> di cui parlavamo) di Suzanne Ciani. Nonostante i suoi primi lavori siano ostici per chi non è abituato a certe sonorità, è difficile tacciarli di freddezza. È invece uno strano <em>calore</em> quello propagato dalle note generate dal suo intrico di cavi e circuiti. Un calore che tradisce la ricerca spirituale di una giovane donna <em>figlia di Berkeley</em>,<em> </em>ma -soprattutto- la sua voglia di spiegare al mondo intero, da sola, con i suoi mezzi e la sua autonomia, che quelle strane pulsazioni digitali potevano smettere di spaventarci. Che un giorno sarebbero state parte del nostro immaginario sonoro tanto quanto il cinguettio di un uccello o il frusciare delle foglie tra i rami di un albero. Che potevano diventare perfino <em>amiche</em>. <br>A patto di non averne paura.</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fembed%2FCFD72PXOmxA%3Ffeature%3Doembed&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DCFD72PXOmxA&amp;image=https%3A%2F%2Fi.ytimg.com%2Fvi%2FCFD72PXOmxA%2Fhqdefault.jpg&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=youtube" width="854" height="480" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/7e86d63561a522f1f78c8dde52cbde88/href">https://medium.com/media/7e86d63561a522f1f78c8dde52cbde88/href</a></iframe><p><strong>Bonus:</strong></p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fembed%2F-UYyGbcyuJ8%3Ffeature%3Doembed&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3D-UYyGbcyuJ8&amp;image=https%3A%2F%2Fi.ytimg.com%2Fvi%2F-UYyGbcyuJ8%2Fhqdefault.jpg&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=youtube" width="854" height="480" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/2a1a27d1f1cab08d072dbbfa7d86ba30/href">https://medium.com/media/2a1a27d1f1cab08d072dbbfa7d86ba30/href</a></iframe><p>Letture consigliate:</p><ul><li><a href="http://www.cutcommonmag.com/living-the-label-of-a-female-composer/">Living the label of a &#39;female composer&#39;</a></li><li><a href="http://www.thevinylfactory.com/vinyl-factory-news/kaitlyn-aurelia-smith-suzanne-ciani-sunergy-rvng-intl-frkwys/">Kaitlyn Aurelia Smith and Suzanne Ciani collaborate on Sunergy LP</a></li><li><a href="http://www.openculture.com/2016/06/4-women-who-pioneered-electronic-music-daphne-oram-laurie-spiegel-eliane-radigue-pauline-oliveros.html">Meet Four Women Who Pioneered Electronic Music: Daphne Oram, Laurie Spiegel, Éliane Radigue &amp; Pauline Oliveros</a></li><li><a href="https://www.rockit.it/articolo/daphne-oram-mini-oramics">Il synth perduto di Daphne Oram ha finalmente una voce</a></li><li><a href="http://pitchfork.com/thepitch/1246-womens-beat-league">Women&#39;s Beat League Is Closing Electronic Music&#39;s Gender Gap, One Synth Class at a Time</a></li></ul><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=27317a10e359" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Le canzoni nei dischi (italiani) del 2017]]></title>
            <link>https://medium.com/@intweetion/le-canzoni-nei-dischi-italiani-del-2017-7f82758dc03e?source=rss-f3c1eb581939------2</link>
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            <category><![CDATA[2017]]></category>
            <category><![CDATA[indie]]></category>
            <category><![CDATA[italian]]></category>
            <category><![CDATA[best-of]]></category>
            <category><![CDATA[best-of-2017]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Massimiliano Lancioni]]></dc:creator>
            <pubDate>Wed, 20 Dec 2017 20:29:57 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2017-12-21T09:24:36.462Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*6pKvyPOMcudfhDhP5QKRJA.jpeg" /><figcaption>Lei è fuori classifica</figcaption></figure><blockquote>Sedici canzoni da altrettanti album usciti quest’anno o in uscita nel 2018. Contiene espressioni come “capacità di scrittura”, “struttura melodica”, “produzione centratissima”, “LIBERATO”.</blockquote><p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=CZEKKeW5ooA"><strong>“Orgasmo” Calcutta</strong></a> (da <a href="https://www.google.it/maps/place/Bar+Rosi+Pigneto/@41.8888041,12.5269627,15z/data=!4m5!3m4!1s0x0:0x2d05c32f6dcf2d7c!8m2!3d41.8888041!4d12.5269627?sa=X&amp;ved=0ahUKEwjl35mUpJnYAhXB0qQKHSlyARgQ_BIIjAEwCg">Rosi</a>)<br>Conservare quello che ormai è un marchio di fabbrica. Sviluppare la propria capacità di scrittura. Alzare il tiro della costruzione melodica (arrangiamenti) anche con il giusto suono (produzione e missaggio). Un singolo ottimo, impreziosito da alcune trovate molto mirate e efficaci (le seconde voci al rientro dal <em>bridge</em>, la chitarra quasi presa di peso dai Wilco) con un unico, microscopico difetto già presente in “Oroscopo”: qualche scivolata nel testo sembra chiedere ancora ‘scusa’ alle origini <em>underground</em>. Basta: non serve più.</p><p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=Upc8qHcnTsc"><strong>“Per Favore” Carl Brave X Franco 126</strong></a> (da “Polaroid”)<br>È stato amore al primo ascolto perché, chi sa scrivere del quotidiano conquistando una prospettiva ‘laterale’, mi frega sempre. Il rustico indie-(t)rap delle basi ha fatto il resto. L’ascolto di un brano come questo non vi porta -apparentemente- in luoghi eleganti dove si commenta la vita in punta di forchetta. Però, come capita a volte alzandosi dal tavolo di certe sublimi trattorie, si è sazi e consapevoli che quel gusto non lo avremmo trovato altrove.</p><p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=Rt_DhVu6Ez4"><strong>“Sospesi” Colapesce</strong></a> (da “Infedele”)<br>Il disco meriterebbe un discorso a parte, essendo stato il difficile terzo capitolo dopo due album diversi per atmosfere e soluzioni stilistiche (prova più che superata: a pieni voti). Io scelgo “Sospesi” perché riesce a scuotermi ad ogni ascolto ed è una di quelle canzoni che oggi, in Italia, sa scrivere solo Lorenzo. Aggiungeteci un bel video che omaggia gli horror degli anni ’70 e avrete il pacchetto completo.</p><p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=qVt2dWun7DA"><strong>“Acqua Minerale” Giorgio Poi</strong></a> (da “Fa niente”)<br>In un disco dal ‘carattere’ così forte (timbro vocale e suoni, ma anche scrittura amarognola) che dovrebbe rendere il tutto molto omogeneo, finisce per risaltare comunque questo pezzo come il più maturo degli altri. E, volendo cedere al noioso giochino <em>quantoèbattisti</em>, un ulteriore pregio di “Acqua Minerale” sta nei testi ascrivibili all’influenza di Panella e non di Mogol.</p><p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=Xk5V4mkrtoI"><strong>“Anima Lattina” Coma_Cose</strong></a> (da “Inverno Ticinese”)<br>Brano emotivamente molto a fuoco: nonostante un ‘cantato’ che patisce il forte dislivello qualitativo tra le due voci (sì, lei ha il triplo della personalità), il tutto decolla, perché la produzione è semplice ma centratissima e la scrittura scorre potente negli interstizi delle cose andando a cogliere immagini molto efficaci (per fare bene questo genere di musica è una qualità da cui non si può prescindere). L’ho scritto altrove e lo dico anche qui: se arriva un produttore artistico con parecchio polso, rischiano di tirare fuori un esordio da ricordare.</p><p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=xhozwzYo1xc"><strong>“Fantasma d’amore” Andrea Poggio</strong></a> (da “Controluce”)<br>Che lui fosse uno bravo era assodato. Talento per la melodia, scrittura meticolosa e un’idea altrettanto forte e precisa di dove vuole andare con la propria musica - dote rara. Da un disco molto algido nei testi (la ‘prima volta’ con l’italiano si sente) e intricatissimo negli arrangiamenti e nella costruzione melodica (gusto e classe a pacchi), non può non emergere la malinconia fortissima del brano che forse incarna più degli altri qual è il senso di questo girovagare rimanendo a un paio di passi di distanza dalle cose del mondo.</p><p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=73Ns52Cb7_A"><strong>“Nove maggio” LIBERATO</strong></a> (da bass’ Furcella)<br>Mettetela come volete, continuate ad alzare sopracciglia e sproloquiare di <em>marketing</em> e <em>hype</em>. Perdete pure tempo per capire chi è, chi c’è dietro, come e quanto rappresenti o non rappresenti la scena napoletana, la <em>neomelodia</em>, Napoli (BUM). Quanto sia un’operazione costruita ‘a tavolino’ (‘<em>uagliu’, ma veramente fate?</em>) o quanto sia solo merito dei video (splendidi) di Lettieri. Io e qualcun altro, se non vi dispiace, nel frattempo ci godiamo uno dei fenomeni più interessanti e potenti degli ultimi anni. Poi se (e quando) uscirà il disco e non sarà all’altezza di questi singoli, potrete venire a sbeffeggiarci.</p><p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=jCruNzlYPrE"><strong>“Vieni a salvarmi” Andrea Laszlo De Simone</strong></a> (da “Uomo Donna”)<br>Fatico -confesso- ad ascoltare il disco nella sua interezza perché è emotivamente un <em>tour de force</em> estenuante, ma anche perché -va detto- avrebbe ottenuto di più con una sintesi maggiore (lasciando lo sviluppo dei brani alla dimensione live -che infatti è poco meno che eccellente per intensità e suono). Questa traccia però è bella e devastante come un treno in corsa e se dovete scegliere poco più di sette minuti per lasciarvi convincere della bontà di questo disco, vi consiglio di ascoltarveli tutti in apnea.</p><p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=Nnw5TjoNIN0"><strong>“Andrè” Fitness Forever</strong></a> (da “Tonight”)<br>Se devo trovare un difetto all’ultimo disco dei miei amatissimi Fitness Forever è l’eccessivo lavoro di rifinitura operato sui brani. Siccome stiamo parlando di Gaetano (mente e anima dei FF), ovvero di un campione assoluto della materia, il risultato è qualitativamente stellare. Quindi state comunque ascoltando -e ballando- un disco con fiocchi e controfiocchi. L’emozione invece si perde un po’, ed è un peccato. Anche perché poi la ritroviamo tutta in un brano fenomenale come “Andrè” e nella <em>de-va-stan-te</em> dimensione <em>live </em>della band<em> </em>(accorrete ovunque suonino).</p><p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=ZG3mxC8cjN8"><strong>“Faccio un casino” Coez</strong></a> (da “Faccio un casino”)<br>Non ho nessuna voglia di cercare di stabilire se Coez fa ancora rap, se è diventato un cantautore (?) o cos’altro. Se arrivi alle persone così, sfornando un disco così, vuol dire che c’hai quella roba che si chiama “saper scrivere le canzoni”. Se poi ti ha dato una mano uno bravo e tu non smetti di tributargli gli onori praticamente in ogni intervista, beh, ti meriti tutti i tuoi <em>sold-out</em>.</p><p><a href="https://open.spotify.com/track/331tdNC3FoUSxnPvE61WFv"><strong>“Arythmie Du Soleil” Halfhalib</strong></a> (da “Malamocco”)<br>Da un disco come questo, immerso in una psichedelia luminescente, sghembo e insieme molto consapevole, sarebbe difficile scegliere un solo brano. Forzando un po’ le cose, ho deciso di preferire “Arythmie Du Soleil”; in realtà è una scusa per suggerirvi di ascoltare “Malamocco” per intero.</p><p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=cF1UF_7yBMY"><strong>“Il Vangelo di Giovanni” Baustelle</strong></a> (da “L’amore e la violenza”)<br>Il disco che mi piace di meno tra quelli che hanno realizzato finora. La canzone è quella che mi piace di più. La cosa buona è che svetta sulle altre, infatti potrebbe essere contenuta in uno dei loro lavori migliori. Nonostante le piroette, sono riuscito a non annodarmi i lacci delle scarpe. Credo.</p><p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=AUPIKaT7pI0"><strong>“La verità” Brunori SAS</strong></a> (da “A casa tutto bene”)<br>La migliore canzone in italiano del 2017 è stata pubblicata alla fine dello scorso anno e ha anticipato un album solido, con cui Brunori ha tentato di prendere cautamente le mosse dai lavori precedenti. Per il sottoscritto, la soluzione è tutta in questi quattro minuti e mezzo; sinceri, diretti, scritti benissimo: micidiali.</p><p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=CUUrnFzHjMk"><strong>“Sei la mia città” Cosmo</strong></a> (da “Cosmotronic” ?)<br>Una delle cose che mi sono chiesto dopo aver ascoltato per la prima volta questo brano incredibile è stata: quanto ancora avrà voglia di cercare -e trovare- la quadra tra ‘forma-canzone’ e <em>cassa</em>? Perché immagino -anche a giudicare dai <em>live-</em> che a Cosmo la mano sul pad ‘scappi’ spesso in fase di scrittura o di registrazione (<em>no pun intended</em>). Ora sappiamo che per il 2018 ha risolto con un doppio che avrà una metà più votata al <em>dancefloor</em>, quindi direi che possiamo stare sereni.</p><p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=2ki1F51UUq4"><strong>“Tonight” Yombe</strong></a> (da “GOOOD”)<br>Per descrivere questo pezzo (per cui vado matto e che tira giù i muri), mi tocca utilizzare una frase che potrebbe rischiare di sminuirlo, cosa che -non si fosse capito- non merita affatto. Ok, la uso lo stesso: in “Tonight” non c’è <strong>una sola</strong> cosa fuori posto. Di solito, in una produzione è indice certificato di noia, invece in questo caso genera un’assuefazione ancora maggiore. Il termine giusto è <em>infectious</em>, contagioso. Provate a schiodarvela dalla testa.</p><p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=dTlq6JRlcmg"><strong>“Betelgeuse’s Endless Bamboo Oceans” Clap Clap</strong></a> (da “A Thousand Skies”)<br>Anche qui vale lo stesso discorso fatto per il disco di Halfhalib: sarebbe insensato scegliere un brano che possa rappresentare un lavoro spettacolare e complesso come “A Thousand Skies”. Forse “<a href="https://www.youtube.com/watch?v=4UA0vmBkgl8">Ode to The Pleiades</a>” avrebbe meglio raccontato la voglia di sperimentazione e ricerca dell’album (ma anche del progetto Clap Clap tutto). Invece scelgo una scarica potentissima come questa, perché l’eclettismo e la curiosità ben allineati sono una combinazione incredibile.</p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=7f82758dc03e" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
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            <title><![CDATA[Cinque libri che ho letto quest’estate]]></title>
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            <category><![CDATA[romanzo]]></category>
            <category><![CDATA[letture]]></category>
            <category><![CDATA[lettura]]></category>
            <category><![CDATA[consigli-di-lettura]]></category>
            <category><![CDATA[narrativa]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Massimiliano Lancioni]]></dc:creator>
            <pubDate>Sun, 10 Sep 2017 11:39:20 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2017-09-13T08:13:15.920Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<p>e tre che non ho finito di leggere</p><p>-<strong> “Corruzione”</strong> di <strong>Don Winslow</strong></p><p>Credo di averlo già scritto: i romanzi di Winslow sono l’equivalente del junk food stellato. Una contraddizione in termini che funziona nel momento in cui vi soprprendete a leccarvi le dita e mugolare estasiati. Scrittura grassa e unta, trucchi da avanspettacolo e tanto, tantissimo divertimento. Ogni tanto ci vuole.</p><p>- <strong>“Quell’anno a scuola”</strong> di <strong>Tobias Wolff</strong></p><p>Un ceffone secco e sonoro di quelli che Wolff è bravissimo a dare. Nel caso specifico, a tutte quelle piccole grandi, commoventi miserie che precedono l’età adulta (e i cui strascichi rischiano spesso di appesantire). La morale è un po’ ostentata (parliamo pur sempre di un <em>tignosissimo</em> cattolico), ma le sconfitte sono descritte con precisione.</p><p>- <strong>“La fine dei vandalismi”</strong> di <strong>Tom Drury</strong></p><p>Tutti quelli che si sono sperticati in lodi entusiastiche hanno ragione. Romanzo splendido, solido come una roccia. Ultimamente sono in tantissimi a scrivere della provincia statunitense. Alcuni rincorrono l’universalità delle storie un po’ a forza. Altri (Drury, Butler…) hanno capito che non ha senso farlo, ma scavano nei dettagli (quelli descritti da Drury hanno la potenza di un <em>haiku</em>) e ne svelano una versione molto più convincente.</p><p>- <strong>“Exit West”</strong> di <strong>Moshin Hamid</strong></p><p>Libro semplice e doloroso che parla di migranti e di sdradicamento in modo incredibile. Il pretesto è una — quasi — storia d’amore. Il contesto è un futuro-presente immaginifico e descritto con un’abilità fuori dal comune. Zero retorica, tanta onestà, moltissima poesia.</p><p>- <strong>“Before the Fall”</strong> di <strong>Noah Hawley</strong></p><p>Letto in lingua originale: vi consiglio di fare altrettanto. Un thrillerone scritto coi fiocchi. Mestiere a mille, eleganza di vocabolario e una costruzione del periodo impeccabile. Finale accelerato che avrei preferito appena più lento.</p><p>Non ho finito di leggere:</p><p>- <strong>“Sotto Tiberio”</strong> di <strong>Nick Tosches</strong></p><p>Storia di Gesù che non era Gesù, ma un abile imbroglione. Contesto storico leggero (e un po’ ‘allegerito’…), poteva essere la versione divertente di tante pallosissime biografie. Invece. Verso la metà monta una noia insostenibile. Il ‘gioco’ ripetuto fino allo sfinimento. Parte col botto, però.</p><p>- <strong>“Il fratello tedesco”</strong> di <strong>Chico Buarque</strong></p><p>Sì, <em>quel</em> Chico Buarque. Autobiografia divertente, ma di una lunghezza eccessiva e stracolma di dettagli estenuanti. Il personaggio emerge in tre pagine. Il resto sembra (è?) improvvisazione.</p><p>- <strong>“È giusto obbedire alla notte”</strong> di <strong>Matteo Nucci</strong></p><p>Roma lungo il fiume. Roma dove non è Roma, ma una periferia fitta, violenta, pericolosa e misteriosa. Un libro che sembra attraversato dall’odore di una febbre rovente, umido e ossessivo — tanto che, più di una volta, ci si perde nella trama e si fatica a ritrovare la strada. Stancante e bellissimo. Infatti ho intenzione di finirlo.</p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=671f82fcc747" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[“Le otto montagne” e il piacere di cambiare opinione]]></title>
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            <category><![CDATA[libri]]></category>
            <category><![CDATA[narrativa]]></category>
            <category><![CDATA[consigli-di-lettura]]></category>
            <category><![CDATA[lettura]]></category>
            <category><![CDATA[romanzi]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Massimiliano Lancioni]]></dc:creator>
            <pubDate>Thu, 15 Dec 2016 06:46:50 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2020-07-11T06:38:49.124Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/620/1*yxpzMJRiyM9g0OT4OaFNug.jpeg" /><figcaption><strong>Le otto montagne, particolare della copertina</strong> — Credits: illustrazione di Nicola Magrin</figcaption></figure><h4><em>Il nuovo romanzo di Paolo Cognetti e alcune riflessioni sul piacere di ricredersi.</em></h4><p>Lo dico sempre e lo ripeto anche in quest’occasione: una delle cose che preferisco è la possibilità di ricredersi. Nutrire dubbi (ragionevoli), anche al limite del pregiudizio, per poi fare ammenda e smantellarli con il gusto di una nuova opinione. Mi piace la sensazione di ri-scoperta e — essendo praticamente immune da quella robaccia che si chiama orgoglio — mi piace anche la gioia di sbagliare, cambiando il verso a una convinzione in senso positivo.</p><p>Dopo aver letto recensioni entusiaste, qualche giorno fa ho chiesto con un post su FB se il nuovo romanzo di Paolo Cognetti potesse piacere anche a uno come me: uno che aveva tiepidamente gradito “<a href="http://www.minimumfax.com/libri/scheda_libro/270">Una cosa piccola che sta per esplodere</a>” e detestato profondamente “<a href="http://www.minimumfax.com/libri/scheda_libro/568">Sofia si veste sempre di nero</a>”. Uno a cui la scrittura di Cognetti in linea di massima non piace e che, fino a quel momento, non lo riteneva in grado di produrre un romanzo davvero incisivo. Mi sono arrivate risposte di ogni genere, incluse opinioni molto forti e altrettanto contrastanti.</p><p>Poi l’altra sera, chiacchierando con un amico, gli ho raccontato dei commenti ricevuti (ovviamente senza fare i nomi degli autori) e gli ho posto la stessa domanda. In sintesi, la sua risposta è stata: “Oh, è <em>davvero</em> un bel libro!”. E sia — mi sono detto. Leggiamolo.</p><p>“<a href="http://www.einaudi.it/speciali/Paolo-Cognetti-Le-otto-montagne">Le otto montagne</a>” è <em>davvero</em> un bel libro e un romanzo molto più che convincente. Scritto con la stessa paziente ostinazione che applicavamo da piccoli per fare la punta a un legnetto con il temperino. Un lavorìo di cesello e concentrazione che ha limato lingua e contenuto. Ne “Le otto montagne” c’è la storia di una famiglia, della passione per la montagna, della passione facilmente irrevocabile per il silenzio. C’è la Natura descritta generosamente, eppure mai — <em>mai</em> — in modo stucchevole o ridondante: leggendo è impossibile non venire quasi fisicamente catturati dagli odori di bosco e di terra, ma sono i ‘bianchi’, soprattutto, ad essere stati raccontati in modo davvero ammirevole. Tutto il bianco della montagna: tutto il suo spietato candore.</p><p>C’è stato un unico momento in cui ho temuto l’arrivo della delusione. Ero già abbondantemente ‘dentro’ al romanzo e pronto a lanciarmi in lodi appassionate quando ho intravisto l’ombra di tutto ciò che avevo detestato in “Sofia”. Erano le poche righe in cui Cognetti racconta brevemente la sua vita a Torino e mi sono sorpreso a sperare che non ricadesse in quel modo di scrivere. “Non adesso, dai”, ho pensato. Invece: scarto laterale, cambio di passo e la narrazione ha ripreso quota. <br>Mi capita raramente di fare il tifo per chi sta scrivendo. <br>Credo dica molto.</p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=15e3415827f7" width="1" height="1" alt=""><hr><p><a href="https://medium.com/leggere-oggi/le-otto-montagne-e-il-piacere-di-cambiare-opinione-15e3415827f7">“Le otto montagne” e il piacere di cambiare opinione</a> was originally published in <a href="https://medium.com/leggere-oggi">Leggere oggi</a> on Medium, where people are continuing the conversation by highlighting and responding to this story.</p>]]></content:encoded>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[His Scientology Movie]]></title>
            <link>https://medium.com/@intweetion/his-scientology-movie-d753d43095d6?source=rss-f3c1eb581939------2</link>
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            <dc:creator><![CDATA[Massimiliano Lancioni]]></dc:creator>
            <pubDate>Wed, 19 Oct 2016 20:51:49 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2016-10-19T20:51:49.661Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<h4>Perché Louis Theroux ha perso un’ottima occasione di girare un nuovo documentario</h4><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*qvMZ9LIHSVxZ0FUfLExahg.jpeg" /></figure><p>L’ho scritto e detto tantissime volte: a me piace molto <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Louis_Theroux">Louis Theroux</a>. Louis Theroux per chi non lo sapesse è un filmmaker inglese, figlio dello scrittore Paul Theroux (quello che ha scritto “Mosquito Coast”, da cui hanno tratto un film che — ricordo — mi piacque molto quando ero ragazzino). Ha realizzato <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_Louis_Theroux_documentaries">una lunga serie di documentari</a>, mai meno che interessanti. Alcuni tra gli ultimi — in ordine di tempo — abbastanza pazzeschi (“A Place for Paedophiles”, “Extreme love: Autism” e “Transgender Kids” i migliori, secondo me).</p><p>A Louis Theroux riesce (riusciva, dovrei dire, ma ci arrivo) una cosa che è quasi l’antitesi dell’idea stessa di documentario: l’essere ‘in campo’ senza alterare in modo distruttivo la storia che viene raccontata. Un documentario dovrebbe — appunto — limitarsi a <em>documentare</em>, nonostante gli ovvi limiti dati dall’esistenza di una serie di variabili intervenienti (regia, mezzi tecnici, montaggio…). Theroux invece se ne sta lì ‘in scena’, con la sua aria da nerd britannico allucinato, e piazza delle domande quasi sempre ficcanti sull’argomento. Il trucco sembrerebbe quello dello scemo del villaggio che fa le domande banali cercando di far emergere la natura profonda delle cose. Un trucco trito e insopportabile che funziona come un meccanismo implacabile soprattutto in quest’epoca dominata da un solido e ottuso scetticismo qualunquista (per fare un esempio più che noto, uno come Pif è un campione vero della disciplina — infatti è di un moralismo nauseante, se posso dire la mia).</p><p>La differenza che vedo in Theroux (e che me lo fa amare molto) è che invece di recitare la pantomima del candore, non nasconde il fatto che vorrebbe violentemente sbugiardare chi ha davanti, sublimando però il tutto con un’educazione e un aplomb assolutamente british puntati come un cuneo nelle aree ‘molli’ del tema in questione. Nel frattempo, la storia ‘si racconta da sé’ (come dovrebbe accadere nei migliori documentari) mentre lui non finisce quasi mai le frasi. Sul serio: accade spesso che dopo due, tre parole venga interrotto o metta lì dei puntini di sospensione. In quei puntini di sospensione, c’è lo spazio che si prendono i fatti per rivelarsi.</p><p>(C’è chi sostiene che ai fatti, alle cose, alla verità — bum! — serva ‘spazio’ per rivelarsi. C’è chi dice invece che gli serve ‘tempo’. Chi dice così, di solito vuole prenderselo, il tempo. Che è un modo carino per dire che mente o che è più interessato alla propria, vittoriosa versione dei fatti. Questa però è una mia idea).</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fembed%2FqFjwfVCiefM%3Ffeature%3Doembed&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DqFjwfVCiefM&amp;image=https%3A%2F%2Fi.ytimg.com%2Fvi%2FqFjwfVCiefM%2Fhqdefault.jpg&amp;key=d04bfffea46d4aeda930ec88cc64b87c&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=youtube" width="854" height="480" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/85c1a53be21976aa14580a0c949023b9/href">https://medium.com/media/85c1a53be21976aa14580a0c949023b9/href</a></iframe><p>Insomma, passano i mesi e coltivo la mia passione per Theroux. Guardo e riguardo i suoi documentari, ammorbo amici e conoscenti e poi mi trovo davanti il trailer di “My Scientology Movie”. Bingo. Negli ultimi tempi ho sviluppato una curiosità morbosa per la setta. Complice il bellissimo “<a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Going_Clear_(film)">Going Clear</a>”, documentario ispirato dall’altrettanto splendido, omonimo <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Going_Clear_(book)">libro-inchiesta di Lawrence Wright</a>. Sto lì che fremo perché voglio vedere come Theroux tratterà l’argomento. Sono convinto sarà un capolavoro. Le immagini del trailer promettono anche una specie di strana ‘ricostruzione’ di alcuni momenti, raccontati da coloro che sono sfuggiti alla follia di <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/L._Ron_Hubbard">Hubbard</a>, prima e di <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/David_Miscavige">Miscavige</a>, poi.</p><p>Finalmente riesco a vederlo. E ci rimango male. Malissimo. Provo a spiegare. “My Scientology Movie” è — per l’appunto — un film di Louis Theroux. Cioè il <strong>suo</strong> film di Scientology. Perché? Perché ‘stavolta Theroux si racconta <strong>nel</strong> documentario come il regista di <strong>un altro</strong> ‘film’ (che però non ha una ‘vera’ trama, né una conclusione). Qual è quest’altro film? Semplice: il film (fiction) che racconta una serie di momenti chiave di Scientology. Dov’è Theroux nel frattempo? Dietro e davanti la macchina da presa. Ma anche in mezzo agli attori. Durante il casting, ma <strong>anche</strong> durante la ricostruzione di una scena. Come ‘attore’. Che però sta facendo il regista. Insieme a uno degli ex-membri di Scientology che in realtà ‘dirige’ la scena accertandone in tempo reale la verosimiglianza.</p><p>Il me ventenne sarebbe impazzito di gioia a vedere questa specie di “8½” collassato. Il me di oggi è nauseato da un uso così improprio di un mezzo potentissimo come il documentario. Da una cosa così caoticamente falsa, così impunemente strumentale, da farmi persino pensare che forse quei pazzi di Scientology andrebbero sputtanati sì, ma con un minimo di onestà intellettuale in più. Perché sì, in tutto questo, Theroux ‘denuncia’ delle malvagità atroci (ce ne sono e ce ne sono state a iosa nella storia della setta), ma con un metodo che è tutta dialettica e raggiro. Arriva al punto con l’astuzia di uno che per vincere truccherebbe anche gli Scacchi.</p><p>C’è una scena che secondo me dice molto di quanto “My Scientology Movie” sia un documentario non riuscito e pieno di aberrazioni sul genere. Ed è una scena che curiosamente (e, credo, involontariamente) cita il finale di uno dei più bei film mai girati (“Lo Stato delle Cose”, Wim Wenders).</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fembed%2F5GohOtZEnPc%3Ffeature%3Doembed&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3D5GohOtZEnPc&amp;image=https%3A%2F%2Fi.ytimg.com%2Fvi%2F5GohOtZEnPc%2Fhqdefault.jpg&amp;key=d04bfffea46d4aeda930ec88cc64b87c&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=youtube" width="854" height="480" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/c45168981602f080080c333aa206dd70/href">https://medium.com/media/c45168981602f080080c333aa206dd70/href</a></iframe><p>A un certo punto Theroux fa ‘irruzione’ (in realtà è su una strada pubblica e non sta commettendo nulla di illegale) nei pressi dell’ingresso della Gold Base. Nella Gold Base (un complesso di abitazioni) c’è “The Hole”: il buco dove vengono tenuti in condizione disumana alcuni appartenenti alla setta che hanno commesso gravi atti ‘soppressivi’ (questa è lunga da spiegare: diciamo “gente che — secondo le regole di Scientology — si è comportata male”). Arriva una responsabile della Gold Base e gli intima di andarsene. Con lei c’è un cameraman che filma tutto. Anche Theroux, ovviamente, è accompagnato da un cameraman.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*kpVKMHrrc18ZtpsAYlUy9Q.jpeg" /></figure><p>Tra Theroux e la responsabile di Scientology si innesca un momento di tensione da poliziesco americano (“Metti giù la pistola!”, “No! Mettila giù prima tu!”), ma con le videocamere. Scientology si sta ‘preventivamente’ difendendo, minacciando con la registrazione di ciò che accade. Theroux sta — in qualche modo — facendo lo stesso. Il dialogo che segue è praticamente lo stesso dei film: “Digli di smettere di riprendere!”, “Io gli dico di smettere di riprendere se tu gli dici di smettere di riprendere”. Il problema è che Theroux — il suo cameraman — sta girando un documentario. E non dovrebbe chiedere di interrompere le riprese. Non solo per amore di verità, ma perché in quel momento, sta facendo una richiesta da regista. E non sta facendo una richiesta da regista per sollecitare la ripresa di un evento o di un dettaglio. Sta chiedendo di usare il suo mezzo — e il suo ruolo — in modo strumentale. Peggio: lo sta usando come termine di contrattazione nel bel mezzo di un racconto.</p><p>Nel meraviglioso finale del film di Wenders, un uomo punta la cinepresa e cerca di filmare il suo aggressore perché pensa che — forse — questo gli eviterà una pallottola. Filmare è l’unica arma che ha per difendersi. Filmare è l’unica arma che ha per mettere uno spazio tra sé e il suo destino. Per continuare il racconto di ciò che sta accadendo. Se avete visto il film, sapete che — alla fine — ci riesce.</p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=d753d43095d6" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
        </item>
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            <title><![CDATA[I Cani, “Aurora”]]></title>
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            <category><![CDATA[medium-italia]]></category>
            <category><![CDATA[aurora]]></category>
            <category><![CDATA[i-cani]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Massimiliano Lancioni]]></dc:creator>
            <pubDate>Wed, 03 Feb 2016 20:02:30 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2016-02-04T06:24:31.933Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<p>2016 — 42 Records</p><p>“Che mi dici di Aurora?”, mi chiede poco fa un mio amico bravo a suonare e a scrivere le canzoni. La prima risposta che vorrei dargli — e non gli darò — è che io, di questo terzo album de I Cani che ascolto ormai da settimane, fatico a parlare. Non che mi manchino gli argomenti o le considerazioni: la verità è che “Aurora” è un disco complesso, pesante e leggerissimo, difficile da raccontare.</p><p>Partiamo allora dalla cosa più facile da dire. “Aurora” suona benissimo. Suona in modo poco meno che eccellente la voce — per la prima volta così centrata, ‘educata’ al servizio dei testi e delle atmosfere. Suonano in modo pazzesco i beat e gli strumenti (<em>lo</em> strumento, mi dicono: un versatilissimo <a href="http://www.soundonsound.com/sos/nov13/articles/dave-smith-instruments-prophet-12.htm">Prophet 12</a>), sollevati da una produzione da urlo, meticolosa e incisiva. Lavorano in modo incredibile l’arrangiamento e il missaggio, che spostano, chiudono e avvolgono esattamente dove devono.</p><p>Melodicamente poi, questo terzo capitolo contiene alcune delle più belle canzoni mai scritte da Niccolò. Almeno un paio, per il sottoscritto, sono tra le migliori cose ascoltate in assoluto negli ultimi due anni: mi riferisco alla <em>title-track</em> — ci torno su tra un po’- e a “Il posto più freddo”. Tra le undici, c’è anche quella che reputo la sua cosa meno valida finora, “Questo nostro grande amore”. Poco male: le eccezioni negative contribuiscono spesso a descrivere molto bene l’ambizione priva di scorciatoie.</p><p>Cosa c’è quindi di difficile nel raccontare “Aurora”? Le parole — appunto- non aiutano, quindi inizio cercando un’immagine. È quella di un sasso che precipita in acqua. Si arriva a toccare il fondo, ascoltando in successione queste undici canzoni. Un fondo che si intravedeva in “Glamour” e ora chiede di prendere posto e accomodarci.</p><p>Il ‘fondale’ di “Aurora” (le frequenze dei suoni si riducono progressivamente) è sedimentato a furia di sottrazioni, ottenute con il silenzio dedicato con rammarico a qualcuno (“Una cosa stupida”) o a se stessi (“Calabi-yau” — in cui il cantato del ritornello <em>letteralmente </em>affoga).</p><p>Da qui -dal fondo- si guarda in alto, riemergendo (“Ultimo mondo”) aggrappati alla sequenza di un arpeggiatore che collassa esasperando i BPM. Il tempo di rifiatare con l’atmosfera rarefatta di “Finirà” e arriva il Finale. Quello vero.</p><p>“Sparire” è Theorius Campus nel 2016. È una canzone piccola e bellissima a cui <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giancarlo_Cesaroni">Cesaroni</a> avrebbe annuito. Una canzone di quelle che si infileranno <em>in saccoccia </em>come certi fogli ciancicati, scritti di corsa e da rileggere di fretta, uno sbuffo davanti agli occhi e “Questa me la devo segnare”. Menomale che abbiamo i fogliacci in tasca. Menomale che abbiamo dischi così.</p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=e91161d3a19b" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
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