<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:cc="http://cyber.law.harvard.edu/rss/creativeCommonsRssModule.html">
    <channel>
        <title><![CDATA[Stories by Lucio Virzì on Medium]]></title>
        <description><![CDATA[Stories by Lucio Virzì on Medium]]></description>
        <link>https://medium.com/@luvi?source=rss-2025e18007f2------2</link>
        <image>
            <url>https://cdn-images-1.medium.com/fit/c/150/150/0*E165yRXHjL9pFyhx.jpeg</url>
            <title>Stories by Lucio Virzì on Medium</title>
            <link>https://medium.com/@luvi?source=rss-2025e18007f2------2</link>
        </image>
        <generator>Medium</generator>
        <lastBuildDate>Thu, 28 May 2026 23:23:22 GMT</lastBuildDate>
        <atom:link href="https://medium.com/@luvi/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/>
        <webMaster><![CDATA[yourfriends@medium.com]]></webMaster>
        <atom:link href="http://medium.superfeedr.com" rel="hub"/>
        <item>
            <title><![CDATA[Rocce interrotte]]></title>
            <link>https://luvi.medium.com/rocce-interrotte-1b275c74db58?source=rss-2025e18007f2------2</link>
            <guid isPermaLink="false">https://medium.com/p/1b275c74db58</guid>
            <category><![CDATA[life]]></category>
            <category><![CDATA[mountains]]></category>
            <category><![CDATA[climbing]]></category>
            <category><![CDATA[experience]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Lucio Virzì]]></dc:creator>
            <pubDate>Tue, 30 Aug 2022 11:20:02 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2023-01-10T10:45:11.840Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Mentre saliva su Cima Piccola, assieme a Virginia, l’undicenne più coraggiosa che conoscesse, arrivati alla sella, non potè fare a meno di lanciare uno sguardo alla sottostante Cima Piccolissima, con il suo caratteristico spacco sulla vetta piatta. Lì dove, trenta anni prima, tutto era iniziato e tutto avrebbe potuto finire. Si slegò dalla figlia, per permetterle di allontanarsi un po e fare pipì, e poi ripresero la scalata; gli ultimi due tiri, con il famigerato camino Zsgymondy non erano semplicissimi, e volevano tornare presto.</p><p>…</p><h3><strong>1984</strong></h3><p>Il Rifugio Locatelli era una delle loro tappe fisse. Ogni volta che arrivavano in Comelico da Roma, dopo aver fatto visita agli amici del Rifugio Berti, organizzava sempre (a dispetto della giovane età era sempre lui il promotore di ogni iniziativa) il “giro dei rifugi”. In genere si partiva di buon ora dalla Val Fiscalina, si prendeva la corriera che portava fino a Passo Monte Croce e poi da li si scendeva a Moso e quindi si cominciava a risalire la valle. Arrivati alla fontana del rifugio fondovalle, si riempivano le borracce, rigorosamente Giò Style arancioni e marroni, e si procedeva per l’Alta Val Fiscalina. Quel giorno invece erano andati in macchina con mamma e papà, e quindi erano arrivati a fondovalle molto presto.</p><p>Aveva 13 anni, e quando si vedevano le prime cascate, su quella che era stata la testa della morena glaciale, sapeva che sarebbero spuntate le amate cime… prima il Paterno, poi la Cima Grande ed Ovest e poi la piccola e la piccolissima. Era solo questione di tempo, ma non riusciva a non accelerare il passo. Andava avanti, e quando arrivava ai laghetti dei piani finalmente la vista era completa, e poteva aspettare la nonna, la sorella e i genitori. Loro erano arrivati solo qualche giorno prima, mentre lui era già in Comelico con la nonna, quindi erano meno allenati.</p><p>Era il 1984, e a 2300 metri faceva freddo anche in Agosto. Non di rado erano incappati in improvvise e violente nevicate; l’anno prima due escursionisti erano morti di freddo sulla parte di sentiero sotto alla cresta del Paterno. Loro erano vestiti in maniera abbastanza adeguata, considerato che erano dei “cittadini”: pantaloni di velluto alla zuava, il must per chi va in montagna, scarponcini tecnici Asolo di cuoio, maglia di lana, maglione e sopra l’immancabile K-way che, quel giorno, era ancora nel suo “bozzolo”, legato in vita.</p><p>Il Rifugio Locatelli era ancora un posto accogliente, e non l’albergo che sembra oggi; fu naturale entrare e prendere qualcosa per rifocillarsi e riscaldarsi, non c’era molta gente.</p><p>Scalpitava. La scorsa settimana aveva cominciato ad arrampicarsi sui massi attorno al Rifugio Lunelli, ed oggi era li di fronte a quella meraviglia di roccia, e non riusciva a stare fermo. Aveva letto qualche libro (per carità, non tanti, ma quelli buoni, 7° grado, di Messner fra tutti, ma aveva anche letto le relazioni sulle vecchie guide del TCI-CAI, CAI di cui non era ancora socio, ma prima o poi…) e sapeva a malapena che esistevano chiodi, moschettoni e corde. Eppure, il richiamo della roccia era assolutamente irresistibile.</p><p>Di lì a poco li avrebbero raggiunti degli amici di famiglia, e fra loro il giovane Enrico, più piccolo di lui di qualche anno, ma ugualmente avventuroso e in vena di esplorare.</p><p>Dentro di sé aveva già deciso; qualche giorno prima in un libro visto ad un mercatino ad Auronzo aveva visto una foto di Paul Preuss impegnato, senza corda, sulla Cima Piccolissima; pensava che, essendo quella la più piccola delle Cime di Lavaredo, fosse anche la più facile, ovviamente si sbagliava, e non era in grado di comprendere appieno la difficoltà che Preuss aveva superato nel 1911. Con un eccesso di sicurezza, era sicuro che anche il semplice fatto di essere nato 70 anni dopo, lo rendesse automaticamente più che adeguato a scalare una via del genere.</p><p>Appena arrivò Enrico fu un attimo:<em>”Enrico, mi accompagni a fare un giro sotto le Tre Cime? Ti va?” “Mamma, Papà, noi andiamo a fare un giro, non vi preoccupate, non faremo nulla di pericoloso, ci vediamo più tardi per continuare il giro dei rifugi.”</em></p><p>Considerato che erano solo le 9.00, c’era tutto il tempo per esplorare, prima di dover tornare, e la richiesta sembrava assolutamente innocente; non era la prima volta che si allontanava da solo per arrampicarsi sulle rocce attorno al rifugio, questa volta, per lo meno, si portava dietro qualcuno che potesse aiutarlo. La settimana precedente avevano fatto assieme la ferrata del Monte Peralba, non avevano avuto problemi e l’avevano salita tutta senza attaccarsi al cavo, anche se avevano comunque messo un cordino in vita ed usato un moschettone, nelle parti più ripide e pericolose.</p><p>Percorsero il sentiero alto sotto il Monte Paterno quasi di corsa, in basso si vedevano i turisti che cominciavano ad arrivare al Rifugio Locatelli dall’altro lato, dopo aver lasciato la macchina al Rifugio Auronzo ed aver pagato un salato pedaggio. Già allora si sentiva immodestamente diverso da quei “turisti”…</p><p>Dopo aver indossato il k-way alla forcella, in breve furono sovrastati dalla nord di Cima Piccolissima; salirono per gioco sul Torrione Minimo, l’ultima propaggine delle Tre Cime verso Forcella Lavaredo, un torrione composto da massi squadrati sovrapposti e intervallati da ampie cenge. Da lì fu semplice arrivare sulla prima cengia della Cima Piccolissima. Ma Enrico non poteva più seguirlo, e gli disse di aspettare li, mentre lui andava ad esplorare la cengia. Dopo circa cinquanta metri, la cengia finiva, l’esplorazione sarebbe terminata li, e sarebbero dovuti tornare al rifugio. Ma mentre procedeva aveva visto una rampa fessura a metà strada che sembrava potesse essere scalata. Tornò verso la forcella con il Torrione Minimo e disse ad Enrico che avrebbe provato a salire sulla cima. In caso non fosse tornato entro un paio d’ore sarebbe dovuto tornare indietro al rifugio per avvertire i genitori.</p><p>In quel momento si sentiva perfettamente in grado di affrontare i 250 m di roccia giallo-nera che lo sovrastavano, nessun dubbio, nessun tentennamento, era solo, aveva dimenticato i genitori al rifugio, la scuola, i computer, che avevano cominciato a diventare una parte importante della sua vita, anche se non sapeva che lo sarebbero stati per sempre. Tutto dimenticato. In quel momento c’era solo la frenesia, le sue mani, i suoi scarponi, e la roccia, fredda ma accogliente e amica. Nessun campanello d’allarme. Aveva cominciato a salire per quella fessura, in direzione del camino, che vedeva sopra di se. Non vedeva l’ora di trovarsi li dentro e mettersi in spaccata, o con la schiena sulla roccia, come aveva visto nelle foto sui libri.</p><p>All’inizio del camino aveva visto due chiodi nella roccia, ed un cordone, sapeva che quello era un punto in cui avrebbe potuto fare sicurezza in qualche modo, ma nessuno gli aveva mai spiegato come fare. Del resto era solo, quindi non avrebbe potuto fare granché, anche conoscendo la teoria…</p><p>Cominciò a salire nel camino, capiva che da lì in poi sarebbe stato difficile, se non impossibile, tornare indietro, ma non gli importava; quanto tempo era passato? Forse mezz’ora da quando aveva salutato Enrico? Non lo sapeva, non gli importava.</p><p>Il camino si stringeva, più in alto, e allora decise di provare a fare come aveva visto; si mise con la schiena sulla parete destra, e con le gambe dall’altra parte cominciò a camminare, strisciando. Sentiva i pantaloni aderire alla roccia, ma ad un certo punto, indossava il K-way, si sentì scivolare. Fu un attimo, ebbe paura, la roccia arrivò a toccare la schiena nuda e sentì un po più freddo. Stava anche sudando, freddo. Era scivolato per 30 cm, forse, ma per un attimo gli era sembrato di volare giù. Guardò in basso, fra le due quinte del camino in cui era salito, era già a cinquanta metri, se non di più dalla cengia. Ora non poteva sbagliare più.</p><p>Non senza difficoltà tolse il K-way, lo ripiegò e se lo mise attorno alla vita, tenendolo davanti a sé. E continuò a salire.</p><p>A volte si avvicinava al lato destro, uscendo un po dal camino, un po a sinistra.</p><p>Ad un certo punto sembrava che fosse più facile uscire dal camino, dopo una nicchia, ma decise di rimanere comunque dentro, dovette spaccare le gambe al massimo, non era molto alto, ma aveva fatto ginnastica artistica, quindi era abbastanza snodato, oltre che secco come un chiodo.</p><p>Il camino terminava con un masso incastrato; lo sovrastava, sembrava impossibile passare, e stava cominciando ad essere affaticato, voleva uscire da quello che gli era sembrato un bellissimo posto fino a pochi minuti prima. Ora cominciava a sentirsi oppresso. Riuscì a superare il masso incastrato a sinistra, continuando brevemente nel camino sovrastante fino ad uscire su rocce più facili.</p><p>Pochi metri ed era in vetta.</p><p>Uscendo dalla spaccatura vide le facce di tre ragazzi, biondi, alti, attrezzati di tutto punto, caschi rossi, corde, imbracature.</p><p>Li guardò come se fossero degli extraterrestri, e loro ricambiarono la sua incredulità allargando gli occhi come se non riuscissero a credere a quello che vedevano.</p><p><em>“Guten Morgen! alles ist gut?”</em></p><p>Non capì nulla di quello che dicevano.</p><p>Si guardarono fra di loro, parlarono un po</p><p><em>“Wir müssen ihm helfen…”</em></p><p>A gesti gli fecero capire che stavano scendendo, in breve fecero passare la loro corda rossa in un anello che c’era sulla cima, guardando verso Cima Grande, e poi il primo gli fece passare un cordino in vita e ci mise dentro uno strano aggeggio a forma di otto, usando un moschettone per collegarlo. Lui scese tenendo la corda su una spalla e sotto una gamba. Gli altri gli fecero vedere come passare la corda nell’otto l’aiutarono a scendere per il primo metro, poi cominciò a scivolare giù, mentre il primo, da sotto, teneva le corde con le mani, cercando di frenare la mia scivolata. Lui provava a frenare la discesa (la caduta!) usando le mani, ma si scottò quasi immediatamente e rinunciò, sperando di arrivare più dolcemente possibile. Quando era quasi arrivato allargò le corde di colpo e rallentò. In quel momento si rese conto di quello che aveva fatto, e di quello che era successo, lo abbracciò.</p><p>Gli altri due li raggiunsero velocemente; vederli scendere correndo al contrario, saltando, sulla parete verticale fu uno degli spettacoli più belli a cui aveva assistito fino a quel momento.</p><p>…</p><h3><strong>2015</strong></h3><p><em>“Papo, posso saltare mentre scendo?”</em></p><p>Mentre guardava Virginia, 30 metri sopra, apprestarsi a scendere in doppia, piastrina e machard di sicurezza, le disse di si, che poteva saltare.</p><p>La vide scendere felice, dopo aver conquistato Cima Piccola, nonostante diversi altri alpinisti in parete avessero tentato di fermarli dicendo che era troppo piccola per questa scalata.</p><p>Saltava, senza alcuna paura, utilizzando la sua esperienza che aveva fortunatamente accumulato, dopo quella salita di trenta anni prima. Di mezzo incidenti in montagna, incidenti in moto, il diploma, il CAI, una laurea, due figli, un matrimonio fallito, tanti traslochi.</p><p>Dopo circa sei doppie e innumerevoli salti, atterraronoo nel canale di Forcella Alta di Longeres, pronti a prendere la via del ritorno verso il Rifugio Auronzo e, questa volta, la macchina.</p><p>Quando aveva 13 anni, ed era sceso con i suoi improvvisati compagni tedeschi (o erano austriaci?) che gli avevano permesso di arrivare alle ghiaie del Rifugio Lavaredo, era stato fortunato.</p><p>Fortunato per essere uscito indenne dalla sua impresa, fortunato per aver trovato dei compagni occasionali che l’avevano salvato, fortunato a ritrovare indenne, dopo 3 ore, il suo amico, a Forcella Lavaredo, e fortunato per essere sopravvissuto al cazziatone che gli avevano fatto i genitori e, soprattutto, la nonna, una volta rientrati al Rifugio Locatelli.</p><p>Decise che non avrebbe mai impedito a sua figlia di fare le sue esperienze, ma che avrebbe cercato di trasmetterle tutte le tecniche di sicurezza necessarie.</p><p>La vide camminare, con il suo caschetto blu, un po barcollante, era stanca, sul sentiero che scendeva verso il Rifugio Auronzo.</p><p>D’un tratto si voltò a guardare un ultima volta la cima che avevano salito, puntò il dito verso lo spigolo giallo, la linea più ardita, estetica e accattivante della zona e gli disse perentoria:</p><p><em>“Papo, il prossimo anno facciamo quella!”</em></p><p><em>“Si amore.”</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*6lx_zsT8NIBe45M1AD6YaA.jpeg" /></figure><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=1b275c74db58" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Donna per un giorno, su Gleeden]]></title>
            <link>https://luvi.medium.com/donna-per-un-giorno-su-gleeden-747f48230807?source=rss-2025e18007f2------2</link>
            <guid isPermaLink="false">https://medium.com/p/747f48230807</guid>
            <category><![CDATA[dating]]></category>
            <category><![CDATA[fake]]></category>
            <category><![CDATA[gleeden]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Lucio Virzì]]></dc:creator>
            <pubDate>Wed, 24 Nov 2021 14:42:49 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2021-11-24T15:26:25.793Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso della mia vita ho frequentato siti di dating, quindi sono abbastanza ferrato su come funzionino e sulle loro dinamiche.</p><p>Mi hanno parlato di un sito di dating un po’ particolare, <em>pensato da donne per le donne</em>, dove è possibile cercare non l’anima gemella, ma una avventura, per una sera o per qualche tempo, comunque senza impegno, garantito, da nessuna delle due parti.</p><p>In questo sito di dating, che si chiama <strong>gleeden</strong>, le donne non pagano, mai, per usufruire dei servizi, mentre sono gli uomini a doverlo fare.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*buZkde79ViZ6qK8kGOtMWQ.png" /><figcaption>La schermata iniziale</figcaption></figure><p>Incuriosito, ovviamente non in cerca di donne, ho deciso di creare un profilo fake, usando un generatore di volti in AI (<a href="https://thispersondoesnotexist.com/">https://thispersondoesnotexist.com/</a>) ed impostare il profilo di <strong>tastyshot </strong>che vedete qui sotto:</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*eMUoiqK73Syq9gZ010LPkA.png" /><figcaption>Il profilo di tastyshot</figcaption></figure><p>Al di là di alcuni dettagli che , oggettivamente, possono scatenare la fantasia maschile, primo fra tutti una dichiarata bisessualità, ed una buona foto profilo (ripeto, sempre generata da una AI) ed una foto in un book privato di una modella (di cui non si vede il volto), la risposta è stata incredibilmente al di là delle mie aspettative.</p><p>Decine di padri di famiglia, mariti, compagni insospettabili, professionisti, persone di alto profilo, si sono affacciati su tastyshot, ed hanno mandato decine e decine di messaggi e di “sbandate”, e l’hanno fatto pagando, utilizzando un abbonamento (la cui entità non conosco).</p><p>Assolutamente convinti di farlo in pieno anonimato e sicurezza, come del resto il bollino in alto a destra nella home page, dichiara di garantire:</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/624/1*JxWpubAFncf9Tx-8tERvMg.png" /><figcaption>No fakes ^_^</figcaption></figure><p>Evidentemente il controllo non è così efficace, se dopo 1 minuto dall’aver creato il profilo, quando ancora non avevo inserito neppure una foto, già avevo ricevuto 4–5 messaggi e proposte!</p><p>Ovviamente la foto e la descrizione sono stati approvati in un battibaleno, e subito hanno cominciato a fioccare anche i “regali”; non fraintendete, non si tratta nè di denaro nè di gioielli o cose preziose, ma la piattaforma consente di inviare dei piccoli omaggi, per cercare di convincere le donne più riottose (come me) che non si vogliono concedere.</p><p>Ed ecco quindi un lungo elenco di caffè, cocktail, etc. etc. che mi aspetta se solo volessi cominciare a rispondere a qualcuno…</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*qqQxMQgL1suiuD0mYiPgJw.png" /><figcaption>I regali, parte 1</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*zdF-xr7IaG3gtBZc7ePw-A.png" /><figcaption>I regali, parte 2</figcaption></figure><p>La prima cosa che penso, da uomo, nel momento in cui vedo tutto questo interesse nei miei confronti, è: <strong>MAI NELLA VITA</strong>.</p><p>Mai mi metterei in gioco in questo modo, forse perchè sono abbastanza soddisfatto della mia vita, delle mie attività, ed anche della mia relazione. Ma tornando ai tempi in cui ero sposato, e in cui avrei potuto facilmente usufruire di un servizio del genere per trovare distrazioni, quando le cose stavano andando a rotoli, lo stesso non sarei mai riuscito a mettermi a competere in questo modo per una relazione puramente sessuale con una donna.</p><p>Un altro aspetto che mi sconvolge, dopo aver aperto solo alcune delle tante centinaia di conversazioni, è l’insistenza.</p><p>Alcuni uomini, dopo i primi due-tre messaggi di circostanza, più o meno originali, e di apertura, cominciano a spazientirsi se non ricevono una risposta entro pochi minuti. Risposta che, ovviamente, non riceveranno, perchè non ho intenzione di prendere in giro le persone nè di essere coinvolto in un gioco che non mi interessa. Ecco, la sensazione che si debba “quagliare” veramente in fretta è forte; del resto, le premesse sono quelle, il sito non nasce certo per permetterti di conoscere persone interessanti con cui intavolare discorsi complessi e pianificare il futuro: se deve scopà.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/518/1*g1nfc-ch4_SoDbuZn7PNZA.png" /><figcaption>Le chat in attesa… e così rimarranno</figcaption></figure><p>Parlando con una donna che ha usufruito del servizio di Gleeden in una complicata fase della sua vita, è emersa la volontà di fare una forte selezione, anche utilizzando criteri personali, già nella prima fase di contatto. Il risultato è stato comunque l’incontro con persone valide e di classe.</p><p>A quanto ho capito è anche possibile rilasciare un giudizio, dopo la prestazione, o l’incontro!</p><p>La mia personale opinione è che questo servizio non sia più considerabile un sito di dating, quanto piuttosto una vetrina di corpi femminili in vendita, dove la “tariffa” è data dai “regali” e dal costo dell’albergo, ovviamente a carico dell’uomo, <em>ça va sans dire.</em></p><p>Chiaramente, da femminista convinto non giudico minimamente la donna che sente la necessità o avverte il bisogno di rivolgersi a questo tipo di strumento per la propria, legittima, soddisfazione sessuale, anche ONS (come si usa dire, One Night Stand) come l’uomo ha sempre fatto, pagando.</p><p>Ma resto perplesso sul backoffice che, poichè parliamo di persone che mettono a rischio la loro famiglia, con conseguenze che possono essere di portata incommensurabile, non effettua i dovuti controlli e non attua una vera moderazione dei profili. Insomma, se ti iscrivi su Gleeden, in fondo, forse, vuoi essere <em>sgamato</em> e stai già pensando di mandare all’aria la tua relazione stabile.</p><p>E’ per questo che ho oscurato i volti riconoscibili; ma state attenti, vostra moglie ci mette un attimo a registrarsi, e potrebbe capitarvi di contattarla. <strong>O, magari, potrebbe decidere di divertirsi un po.</strong></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*Z42WPirT-BV0ldYUU9euwg.png" /></figure><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=747f48230807" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Passi più lunghi della gamba…]]></title>
            <link>https://luvi.medium.com/passi-pi%C3%B9-lunghi-della-gamba-b25e65a36f51?source=rss-2025e18007f2------2</link>
            <guid isPermaLink="false">https://medium.com/p/b25e65a36f51</guid>
            <category><![CDATA[monolito]]></category>
            <category><![CDATA[climbing]]></category>
            <category><![CDATA[alpinismo]]></category>
            <category><![CDATA[gran-sasso]]></category>
            <category><![CDATA[arrampicata]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Lucio Virzì]]></dc:creator>
            <pubDate>Mon, 19 Jul 2021 08:24:00 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2021-07-19T08:24:00.122Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Sono quei passi di V+ o VI- che non mi potevo permettere, ma che sono contento di aver comunque tentato.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/720/1*ZQT_zc4qcPCgHWqdKPIJIQ.jpeg" /><figcaption>Su L2</figcaption></figure><p>Era un po di tempo che sognavo di mettermi alla prova con un itinerario sulla parete E del Corno Piccolo, ma ultimamente, per impegni vari, non è facile reperire soci con il desiderio di accompagnarmi (o di aprire) itinerari. Così, con una disponibilità dell’ultimo minuto, <a href="https://www.facebook.com/riccardo.quaranta.77?__cft__[0]=AZV_08PwQmy1UOGV46-URSSA5zBoTKrIBisyubjTAXG86vXReaAaAaUL8rbwuxw3Paz-JQMdDBPNUCTE2ZLLRPN_o_PdLT3M3IA3JfSQNSMRhn_XURhFCP7FD_ARQ6LPLZ8&amp;__tn__=-]K-R">Riccardo Quaranta</a> mi ha permesso di avvicinarmi ad un settore che non avrei mai pensato di scalare da solo, il Monolito.</p><p>Partenza da Roma per le 5.00 e ci incontriamo prima delle 8.00 a Cima Alta; mentre prepariamo il materiale, una incredibile folata di vento, durata pochi secondi, quasi ci butta a terra, facendo volare via un po di tutto. Sembrava potesse essere il preludio di un tornado o qualcosa del genere, ma dopo un po il vento cala e non si ripresenterà per tutto il giorno.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*u6B3RNrh55dlm9UxZ_rucQ.jpeg" /><figcaption>In partenza da Cima Alta</figcaption></figure><p>Mentre saliamo non possiamo fare a meno di pensare alla cabinovia chiusa, alle ben note vicende che impediscono a Prati di Tivo di essere una stazione turistica a tutti gli effetti. A me non pesa più di tanto la salita di mezz’ora per arrivare all’arrivo della funivia, ma capisco che per i professionisti, come le GA ed anche per chi lavora al rifugio come <a href="https://www.facebook.com/luca.mazzoleni.56?__cft__[0]=AZV_08PwQmy1UOGV46-URSSA5zBoTKrIBisyubjTAXG86vXReaAaAaUL8rbwuxw3Paz-JQMdDBPNUCTE2ZLLRPN_o_PdLT3M3IA3JfSQNSMRhn_XURhFCP7FD_ARQ6LPLZ8&amp;__tn__=-]K-R">Luca Mazzoleni</a> sia un serio problema; fisico per i primi, costretti a questa risalita più e più volte a settimana, ed anche economico per i secondi, che vedono sempre meno escursionisti (anche se più motivati) arrivare al rifugio.</p><p>Nonostante la mia non perfetta forma fisica, in circa un ora e venti siamo sulle ghiaie fuori dai massi erratici del Vallone delle Cornacchie, all’attacco del canalino che permette di risalire lo zoccolo sotto al Monolito.</p><p>Già da qui fa impressione, e mi trovo a ripetere fra me e me:”Ma ce la farò?”.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*4rfI9RFrSbI95mrF5Serhw.jpeg" /><figcaption>Verso l’attacco</figcaption></figure><p>Saliamo rapidamente in conserva, facendo una staffetta con una cordata di altri tre ragazzi. Questo primo tratto è molto bello ed appoggiato, e consente velocemente di accedere alla cengia erbosa che fa da supporto alla placca del Monolito, così come di entrare nel canale dell’immondezzaio, interessante percorso invernale.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*0a52dr4t26FbMW3hAJv-_g.jpeg" /><figcaption>In conserva</figcaption></figure><p>Dalla prima sosta si vede la larga fessura strapiombante appoggiata alla placca, piuttosto avara di appigli; seguo con gli occhi i tre che ci precedono, e poi Riccardo, cercando di capire quale sia il modo migliore per passare. Poi quando è il mio turno, comincio ad attaccarla: è più dura di quello che sembrava, dopo gli appoggi microscopici, mi avvicino alla fessura, anche per recuperare il materiale, e sono costretto a passare in Dülfer, con molta fatica, per poi agguantare le rocce incastrate nell’uscita della fessura, che si allarga in camino e mi permette di salire usando tutto il corpo. Riesco a passare senza azzerare. La sosta è una scaglia molto esile, separata dalla placca principale del Monolito dal profondo camino appena salito.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*MjrgkSlxa6WmpaHpj_Phyw.jpeg" /><figcaption>L1</figcaption></figure><p>Attendiamo il nostro turno, e cerco di capire quale sia il modo migliore per passare i 35 metri di traverso che mi aspettano.</p><p>Riccardo mi dice di passare un po più in alto dopo la prima protezione, e poi scendere, ma io, alla ricerca spasmodica di buchetti per le dita (“Questa l’hanno aperta tutta di piedi, si sale anche con gli scarponi, non andare a cercare le dita”) mi allontano dalla linea ideale, e salgo troppo in alto, andandomi a cercare il difficile. Una prima scivolatina mi fa capire che è meglio che torni più in basso. Devo imparare a leggere meglio la via, come suggerisce Riccardo.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*Mq5mZecWS7Jr6xe1L-gPfw.jpeg" /><figcaption>L2</figcaption></figure><p>Vedo la sosta, ma non è che mi rassicuri più di tanto, è completamente appesa. Faccio il cambio con Riccardo, che inizia subito ad affrontare la parte più difficile (pensavo).</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*zxLO86qWsWb-7wCJ5tfOgg.jpeg" /><figcaption>L2</figcaption></figure><p>Sale su un accenno di fessura con prese rovesce, verso sinistra, poi si segue la fessura che diventa comoda per i piedi, ma in alto c’è poco per le mani. Per fortuna la mia guida mi ha pensato, ed ha lasciato un po di materiale alla bisogna… ed io… mungo, quando proprio non riesco a trovare nulla per le mani.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*PjZZU8DYmFuC9EuWgzudrw.jpeg" /><figcaption>S3</figcaption></figure><p>Così facendo lo raggiungo su S3, dove ci sono anche gli altri ragazzi; la sosta è molto comoda su una bella cengia, e mi permette di studiare bene il tiro successivo. Si attacca subito una placca aggettante, che decido di salire un po a destra, mi sembra anche più difficile, ma la morfologia della roccia mi rassicura. A questo punto si perviene ad una rampa che sale verso sinistra, fino a chiudersi con un bel bombè, che abbraccio come se fosse l’unico altro essere vivente sulla terra. Ma lui non ricambia l’abbraccio 😂, ed ancora una volta sono costretto (ormai sono spompato) a tirare una fettuccia per ribaltarmi sopra in maniera veramente poco plastica…</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*dDp3-lALAxV__rsoNv-C2A.jpeg" /><figcaption>L5</figcaption></figure><p>Siamo in vista delle “facili roccette finali”, e uniamo i due tiri conclusivi (penso), ma anche qui, forse sono troppo stanco, le cose non sono affatto facili, e quando emergo sulla cima del Corno Piccolo non ci credo quasi.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*D0zLA6NVLqFtMk0l7doXKw.jpeg" /></figure><p>Ora posso dirlo: è la prima volta che salgo fino in cima al Corno Piccolo; in tanti anni mi sono affacciato sulle spalle, ho fatto giretti alla base, ma non ero mai salito fino a qui, e sono felice di averlo fatto per uno dei percorsi più rappresentativi del gruppo.</p><p>Un amico, qualche settimana fa mi aveva sconsigliato di approcciare questa via, secondo lui non ero pronto, ed aveva perfettamente ragione, non ero pronto per queste difficoltà in questo terreno, e mi stupisco enormemente di quello che hanno realizzato nel 1980 <a href="https://www.facebook.com/giampiero.difederico?__cft__[0]=AZV_08PwQmy1UOGV46-URSSA5zBoTKrIBisyubjTAXG86vXReaAaAaUL8rbwuxw3Paz-JQMdDBPNUCTE2ZLLRPN_o_PdLT3M3IA3JfSQNSMRhn_XURhFCP7FD_ARQ6LPLZ8&amp;__tn__=-]K-R">Giampiero Di Federico</a> ed Enrico De Luca. Però sono felice di averlo fatto, perchè ha spostato un po più in là l’asticella dell’impossibile per me, e mi garantirà maggiore sicurezza sugli itinerari fino al V in zona.</p><p>Non posso non pensare a Paolo Caruso, nel 1982, con la sua prima solitaria (nello stesso anno apriva “Cavalcare la Tigre” al pancione), e soprattutto a Roberto Iannilli, nel 2007, slegato, con la seconda solitaria; per gli alpinisti pippe come me questa via può essere considerata un bel traguardo.</p><p>Scendiamo rapidamente lungo la ferrata Danesi, e poi ripariamo al Franchetti, per un bel terzo tempo assieme a Luca ed agli amici del rifugio.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*TauKktM_8noLQamRr4r7Pw.jpeg" /><figcaption>Il Monolito</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*6nFPpazfT1Z_eMRrZLvzpQ.jpeg" /><figcaption>S1</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*DgMkUgckohaPFvkQtEMn9g.jpeg" /><figcaption>Vuoto</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*cOxvBqXZ8E1pwygq0vDopA.jpeg" /><figcaption>Altra cordata sul traverso di L2</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*Ggu9uWJ5kbvlnLE4xjp-lw.jpeg" /><figcaption>Riccardo quasi a S2</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*MGFiC_tUEcpgT9XF0ISGmA.jpeg" /><figcaption>La base del monolito</figcaption></figure><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=b25e65a36f51" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Post malinconico da generazione Z]]></title>
            <link>https://luvi.medium.com/post-malinconico-da-generazione-z-3e45f45f46ad?source=rss-2025e18007f2------2</link>
            <guid isPermaLink="false">https://medium.com/p/3e45f45f46ad</guid>
            <category><![CDATA[montagna]]></category>
            <category><![CDATA[personali]]></category>
            <category><![CDATA[estate]]></category>
            <category><![CDATA[vacanze]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Lucio Virzì]]></dc:creator>
            <pubDate>Tue, 16 Feb 2021 13:34:19 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2021-02-16T13:34:19.923Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Ok, questo è un altro post da boomer (in realtà generazione Z) della serie “si stava meglio quando avevamo meno” per cui, se siete allergici all’argomento, saltatelo.</p><p>Questa notte non sono riuscito a dormire.</p><p>Ho pensato a quando avevo l’età dei miei figli, le giornate erano tutte abbastanza simili, fatte di sveglia, scuola, merenda, rientro a casa, pranzo, compiti, eventuale uscita per giocare con qualche amico, un giro nel parco, un po di tennis con Raffaele nel cortile sotto casa sua (non giocavo a pallone), e poi quando nonna si alzava, un po di televisione in bn, prima di cena, e poi, veramente, dopo il carosello, tutti a nanna.</p><p>Mamma e papà lavoravano, mia madre mezza giornata, quindi stavo molto con nonna, che seguiva sia me che mia sorella Barbara.</p><p>Alcuni pomeriggi ci portava a catechismo, altre volte a lezione di pianoforte.</p><p>I litigi erano pochi, e ancora me li ricordo, e finivano in genere con una “cinquina” sul collo, non di più, e duravano una mezza giornata.</p><p>Io e mia sorella leggevamo, certo molti fumetti e pochi romanzi, e facevamo delle “case” con tutti i Topolino che avevamo, che erano tanti, e ci mettevamo li, sotto il tavolo, circondati da quelle strane mura, a leggere e a rileggere le storie che più ci piacevano.</p><p>La mia più grande passione, in tema di giochi, erano i LEGO (ed ancora oggi non sono immune al loro fascino) ed i videogame erano qualcosa di assurdo che vedevo ogni tanto a casa dei miei amici come Paolo, ogni tanto giocavamo anche a Subbuteo sempre a casa di qualche amico.</p><p>Facevamo tre mesi di vacanze.</p><p>In genere un mese lo passavamo al mare, con una nonna, o con entrambe, a Villa Claudia, e lì il massimo del <strong>divertimento </strong>era girare in bici come pazzi attorno alla casa, o scavare buche enormi in spiaggia.</p><p>Un altro mese, o addirittura due, lo passavamo in montagna, in Comelico, a Dosoledo; si partiva la sera, verso le 21.30 se non ricordo male, con il treno notturno, da Tiburtina. Carichi di pacchi e valige, ed anche i cani, prendevamo un intero scompartimento tutto per noi, mangiavamo in treno quello che avevamo portato e viaggiavamo tutta la notte così. Bellissime dormite, interrotte dalla campanella dei passaggi a livello… dindindindindindindindin</p><p>La mattina ci svegliavamo ed eravamo a Calalzo, li ci aspettava la Corriera, l’autista era sempre lo stesso, ed ormai ci conosceva, e per la vecchia statale, passando da Santo Stefano, alla fine arrivavamo in piazza a Dosoledo.</p><p>Qui, per quasi tutto il tempo, ad eccezione di una o due settimane di ferie dei nostri genitori, che ci raggiungevano per le ferie di agosto, eravamo con nostra nonna Rotilia.</p><p>Negli ultimi anni portavamo su con il treno una macchina, la vecchia Renault 4 mezza scassata di nonna, ma la maggior parte delle volte eravamo a piedi.</p><p>Il tempo passato a Dosoledo è stato il tempo più felice della mia vita, e non facevamo nulla di incredibile. Lunghe passeggiate nei boschi, direttamente dal paese, fino in cima al Col Quaternà, o al Rifugio Berti a trovare Bepi, o anche semplicemente per andare a Padola, dove c’era un parco giochi più bello e il cinema. Tornavamo la sera dopo lo spettacolo delle 21.00, al buio, senza neppure le torce, sotto le stelle. Se volevamo un po più di avventura facevamo la scorciatoia che passava per il vecchio mulino sul torrente Padola.</p><p>La mattina, se era prevista una escursione, io uscivo per primo da casa, e andavo al forno degli zii di Angela e Lara oppure dal loro panificio in piazza, se era più tardi, e prendevo le “banane” calde, che poi avremmo riempito di speck e formaggio per il pranzo.</p><p>Giocavamo in piazza con gli amici del posto, scherzavamo nelle fontane, cercando di mitigare il caldo, giocavamo a nascondino, qualche volta a tennis lungo via Roma, in contrada, o aiutavamo a fare fieno in Valgrande o a Passomontecroce con Rino, Maurizio e la sua famiglia. A ferragosto c’era la pesca, e buttavamo un po di soldi per poter aprire quei fogliettini sperando di vincere qualcosa di importante; una volta vinsi un cipollone di fine 800, non mi ricordo offerto da chissà chi, ma molto più spesso erano solo caramelle, offerte da Ancilla e suo marito, che avevano un negozietto in piazza che vendeva anche i pochi giornali disponibili, assieme ai “pescetti”, delle caramelle di zucchero che prendeva da dei vasi enormi sugli scaffali.</p><p>Nel pomeriggio andavamo al Bar Centrale, da Lea, e ci facevamo “aprire” il telefono sul retro, una cabina così insonorizzata che mentre la chiudevi ti si tappavano le orecchie per il silenzio, il numero se non sbaglio era 043568000, e chiamavamo casa, per salutare mamma e papà e raccontare cosa avevamo fatto.</p><p>La sera, distrutti, ci mettevamo al tavolo per la cena, e il dolce era una pesca tagliata a pezzetti dentro un bicchiere di merlot.</p><p>Ovviamente non avevamo una TV con noi, ma c’era solo la piccola radio Sanyo di nonna, con la custodia tutta consumata, prendeva solo Radio Capodistria. Non c’erano altre stazioni disponibili, e continuavamo ad ascoltare Beniamino Gigli cantare “Mamma”.</p><p>Dopo cena, giocavamo un po a carte, e poi andavamo a letto; io leggevo, tanto, anche se alla fine della vacanza facevamo anche i pochi “compiti delle vacanze” che ci erano stati assegnati.</p><p>Uno dei nostri riti era creare il nostro bastone da passeggio per l’estate. In genere sceglievamo un ramo di ciliegio, ma qualche volta anche l’abete bianco andava bene. Andava scortecciato per bene, nella parte a contatto con la mano, e poi ci attaccavamo le piastrine dei rifugi che avremmo raggiunto di volta in volta. Dovrei averne ancora qualcuno conservato da qualche parte.</p><p>Quando la vacanza finiva, dopo aver salutato tutti gli amici, andavamo via con la Corriera, e dopo l’ultima curva, a Candide, quando ci giravamo, e vedevamo scomparire la Croda Rossa, il Passo della Sentinella, e Cima Undici, scoppiavo a piangere (e anche ora trattengo a stento le lacrime). Quello era il momento più triste dell’anno.</p><p>Tornavamo a casa, alla stazione ci venivano a prendere mamma e papà, e mentre rientravamo sentivamo un odore diverso, di città, di casa, i nostri nasi erano ormai abituati al verde, all’odore del fieno, della polenta, del vino, delle mucche, delle vecchie case, dei tabiè, dei fiori, di quei piccoli fiori con i petali zuccherini che amavamo succhiare, dei funghi del bosco.</p><p>Avevamo poco tempo per riprenderci, al massimo dopo 10 giorni la scuola ricominciava, e con essa l’attesa di un altra estate.</p><p>Eravamo felici, mai depressi, forse era poco, ma in realtà era tantissimo quello che avevamo.</p><p>Questa notte più che desiderare di rivivere tutto questo, ho sognato di poterlo far vivere ai miei figli.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/430/1*vt-NIv--bnI7w79fKeUEpA.jpeg" /></figure><p>Nella foto, il Passo Silvella, 1981, 40 anni fa, con il diario “di vetta”, nella cassettina.</p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=3e45f45f46ad" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Il mio 2020, in lockdown ma non troppo]]></title>
            <link>https://luvi.medium.com/il-mio-2020-in-lockdown-ma-non-troppo-4e69e83e44ba?source=rss-2025e18007f2------2</link>
            <guid isPermaLink="false">https://medium.com/p/4e69e83e44ba</guid>
            <category><![CDATA[2020]]></category>
            <category><![CDATA[alpinismo]]></category>
            <category><![CDATA[lockdown]]></category>
            <category><![CDATA[achievement]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Lucio Virzì]]></dc:creator>
            <pubDate>Thu, 31 Dec 2020 18:06:38 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2020-12-31T18:10:56.224Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Mi risulta difficile parlare dell’anno che sta finendo senza avvertire un senso di euforia. Non so se a causa dei lockdown, o della minaccia dello stesso, o per qualche altro motivo, non mi sono mai fermato.</p><p>Ho salito montagne, calcato ghiacciai e arrampicato come non mai nei precedenti 49 anni, ed è proprio difficile tracciare una linea, oggi, cercando di tirare le somme e capire come e perchè è successo tutto questo.</p><p>All’inizio dell’anno mi ero posto degli obiettivi, come al solito elencati in una nota su Google Keep; questa via, quella montagna, questo canale ghiacciato e questa difficoltà in falesia. Ebbene, non solo ho raggiunto tutti i miei obiettivi (in realtà una ripetizione, dopo oltre 20 anni, di una via di 6a a Ciampino <a href="https://www.appennino.tv/2020/11/12/chiusa-la-falesia-di-ciampino/">è saltata, ma non per colpa mia purtroppo…</a>) ma ne ho trovati di nuovi lungo il cammino.</p><p>Andiamo per ordine.</p><h3>Gennaio</h3><p><strong>1 gennaio</strong>, come buon auspicio faccio un salto a Ciampino da solo, incontro due ragazzi con cui mi lego e ripeto qualche via di 5b</p><p>Ma gennaio è il mese delle invernali, dei canali più o meno innevati e infatti sul Terminillo, pochi giorni dopo un brutto incidente, decido di esplorare i canali e verificare le condizioni di innevamento, che si rivelano bruttissime; la poca neve è coperta da uno strato di ghiaccio che rende pericolosa la salita dei canali, anche dei più facili.</p><p><strong>2 gennaio</strong>, salita del canale centrale, ramo di sx, del Terminillo, in solitaria</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*dGd8GDUfqcgnIBUuK0Uoyg.jpeg" /><figcaption>Sono appena passato di qui, ed i ramponi non hanno lasciato traccia</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*xGGZSha8Dr9HL8s4-6sUcA.jpeg" /><figcaption>Salgo scalettando un po, senza fretta</figcaption></figure><p>La salita, in totale solitudine, è stata molto bella ed è servita per comprendere meglio le condizioni, prima di tornare con mia figlia.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*VMhWTdUKOfwTNZzwjKbihQ.jpeg" /><figcaption>Prima vetta dell’anno, in totale solitudine</figcaption></figure><p><strong>Il 19 gennaio</strong> torniamo di nuovo in falesia, questa volta a Norma, alla Gola dei Venti, dove libero un bel 5c lunghetto e mi diverto con gli amici.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*drfc_Hi0ztXRxzXjw5_4ng.jpeg" /><figcaption>Qui sto dando due dritte a Ginestra mentre scendo da Lanterne Rosse</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*-6CQ9KyhR0Lnj9hJ2gH63Q.jpeg" /><figcaption>Gruppetto ben assortito</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*CbGOY_Hs_brQBo-rhMsreA.jpeg" /><figcaption>Sulla facile 1 maggio</figcaption></figure><p><strong>23 gennaio</strong>; subito dopo questa bella giornata di arrampicata, con la mia società <a href="https://www.daman.it">Gruppo Daman</a> ci spostiamo a Malta per il consueto Kickoff aziendale, senza immaginare che sarà una delle ultime occasioni utili per viaggiare. Partiamo allegri, ma non come avremmo dovuto se avessimo saputo prima cosa ci aspettava.</p><p>Ovviamente mentre la sera i colleghi si sfondano all’open bar, io rientro alle 21.00 in albergo, perchè il giorno dopo ho deciso di andare ad esplorare una vicina zona di arrampicata, la <a href="https://www.thecrag.com/en/climbing/malta/area/274548111">Crazy Horse Cave Climbing</a>.</p><p>Ero l’unico ad essere partito con una valigia full size ed un trolley, e presto anche gli altri hanno capito perchè</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*YSkId0e3p9kM0M-i29JCWw.jpeg" /></figure><p>La sera prima era partita una sfida fra me ed un altro collega a chi convinceva più persone a partecipare alla propria attività… alla fine sono riuscito a portare con me solo Daniel, il più giovane e nuovo arrivato in azienda… con grande preoccupazione del capo…</p><p>La mattina, di buon ora, ci siamo fatti accompagnare in zona, ed abbiamo cominciato un lunghissimo girovagare fra queste rocce, in cerca di qualche spit, di una catena, di una indicazione… niente…</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*Go1Tr72qe6MKm45qdR4ICA.jpeg" /></figure><p>Dopo un paio d’ore di faticoso girovagare, vedo una catena! E mi rendo conto che queste vie sono solo raramente attrezzate e che di spit non c’è quasi l’ombra. Tipico stile brit di trad climbing.</p><p>Allora dico a Daniel che ci saremmo calati da una di queste catene, facilmente raggiungibili dalla strada, e che poi avremmo provato a risalire con sicura dall’alto.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*b7lmXYPXu3AYC4V8KniXpA.jpeg" /></figure><p>Lui era alla sua prima esperienza su roccia, quindi ho preferito calarlo, prima di scendere in doppia, e così mi ha aspettato giù.</p><p>Abbiamo poi ripetuto una via che, stando a quanto sono riuscito a capire e trovare, dovrebbe essere un 5b; Daniele è stato molto contento, anche se ad un certo punto ha messo una mano dove c’era anche un serpente</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*nkGtsvsTHz10J2X6bT346A.jpeg" /><figcaption>Il settore dove siamo saliti</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*AjuVmiCRMAnTGQ3X_kBTLg.jpeg" /><figcaption>Daniel sulla sua prima via su roccia</figcaption></figure><p><strong>26 gennaio</strong>; appena rientrato a Roma vedo dalla <a href="http://www.cairieti.it/cairieti/index.php?option=com_wrapper&amp;view=wrapper&amp;Itemid=89">webcam del Sebastiani</a> che il Terminillo è in splendide condizioni e convinco mia figlia e degli amici ad andare a salire il canale centrale, prima volta per lei. Passiamo, non senza provare un certo disagio, dove soli 20 giorni prima, quando le condizioni erano molto diverse, <a href="https://www.appennino.tv/2020/01/05/il-mondo-dellescursionismo-appenninico-piange-maura-di-mario-morta-oggi-sul-terminillo/">era morta una alpinista</a> del nostro giro di contatti.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*0ZOtscNZYEZORNwZ0suqrQ.jpeg" /><figcaption>Verso lo sperone a dx del canale centrale, dove sale la Brucchietti (al centro)</figcaption></figure><p>La salita procede rapida e sicura, le condizioni del canale sono perfette, io e Virginia usciamo a destra, dove ancora non era passato nessuno nella stagione.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*TatmGYCxOgvYjazdrm09EQ.jpeg" /><figcaption>Virginia in salita, il suo primo canale invernale</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*KUlh_Szs4ZYIpM6cJL4j3w.jpeg" /><figcaption>Foto di vetta</figcaption></figure><h3>Febbraio</h3><p><strong>9 febbraio</strong>; le condizioni del Terminillo sono sempre ottimali, e quindi, con Emanuele, decidiamo di andare a vedere come sta il canale Chiaretti-Pietrostefani, che nessuno dei due aveva mai fatto (in realtà Emanuele era alla sua prima esperienza invernale).</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*4BnHuftCnEIXciov_BkkIQ.jpeg" /><figcaption>Il canale Chiaretti-Pietrostefani</figcaption></figure><p>Lo troviamo davvero troppo magro, quasi in condizioni estive, e ci diciamo che non vale la pena salirlo così, quindi continiuamo a dirigerci verso nord, in cerca del canale Primo Maggio, che è ancora più una incognita per noi, non avendo studiato nulla. Troviamo altre due cordate che sono alla sosta alla base del canale, quindi ci tranquillizziamo per quanto riguarda la localizzazione, e decidiamo di partire in conserva.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*TniWGa2Sp-7zWEBz1gUDLw.jpeg" /><figcaption>Foto mandatami da una delle altre cordate sul canale</figcaption></figure><p>Il canale è molto bello, incassato e in ombra, la neve è dura e la tenuta è ottima.</p><p>In breve arriviamo alla seconda sosta, prima del saltino ghiacciato che da accesso all’ultima parte ed alla cresta terminale.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*dWUrq-RtP3snNf2EX_SJ3Q.jpeg" /><figcaption>Prima della parte più ripida e ghiacciata</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*5GPypyByTWEH4dF7kFBAZQ.jpeg" /><figcaption>Emanuele mi raggiunge</figcaption></figure><p>Dopo un breve tratto di misto in cresta, siamo finalmente in vetta, molto soddisfatti, soprattutto Emanuele, per essersi portato a casa un canale PD+ alla sua prima uscita invernale!</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*E-PDvn6vBybC1SMrNu8eNA.jpeg" /><figcaption>Foto di vetta</figcaption></figure><p>Scendendo incontriamo gli amici Pino Calandrella e Daniele Camponeschi, impegnati in una esercitazione del CNSAS.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*HGd-z3FOl5bDBdOPTgwjig.jpeg" /></figure><p>Trovate una <a href="https://www.appennino.tv/percorsi/terminillo-invernale-canale-primo-maggio/">relazione completa della salita su appennino.tv</a></p><p>Il <strong>26 febbraio</strong> assieme a Ginestra, decidiamo di tentare il Moriggia-Acitelli al Corno Grande, prima che la situazione covid-19 precipiti, come sembra debba accadere da un momento all’altro.</p><p>Partiamo alle 5.30 da Roma, ed arriviamo in tempo per la prima corsa della cabinovia di Campo Imperatore; ci avviamo verso la parete sud in compagnia di poche altre cordate, l’innevamento è quasi primaverile, l’inverno sembra già finito. Anche qui troviamo una esercitazione del CNSAS :)</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*YPrpYom3TTu-JicbUckC6Q.jpeg" /><figcaption>Esercitazione del CNSAS a Campo Imperatore, per seppellire</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*YnMz5_K2zRQjVsjchc1T3Q.jpeg" /><figcaption>Il percorso estivo per la Sella di Monte Aquila, con la traccia ben segnata e poche cornici</figcaption></figure><p>Dopo la sella il vento è molto forte, come di consueto, ma la temperatura resta accettabile e, soprattutto, la neve presente è ben portante.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*zRPRKeyM8n5lxsv3tp6ovQ.jpeg" /></figure><p>In queste condizioni il canale risulta abbastanza difficile, ed il saltino intermedio è ghiacciato e verticale.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*V3OFFDNHWhEIshbMYRk3ZA.jpeg" /></figure><p>Alle 13.12 siamo in vetta, per la prima volta dal Moriggia-Acitelli, e la soddisfazione è tanta! Mentre indugiamo ad ammirare il panorama notiamo una cordata risalire sulla parete a sinistra del canale centrale, la parete N-NE, ci raggiungono più tardi, sono Cristiano Iurisci, Gianlugi Ranieri ed un altro amico che hanno ripetuto “Alla faccia dell’australopiteco”, una bellissima via di misto aperta da Daniele Nardi nel 2010 e mai più ripetuta. Un piacere in una giornata già stupenda.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*Bx6yv-kvZw5aEgG19KrpaA.jpeg" /><figcaption>In vetta</figcaption></figure><p>I mesi di <strong>marzo ed aprile</strong> trascorrono senza alcuna attività di rilievo a causa del lockdown nazionale :( ma appena ci è permesso uscire di casa, pur rimanendo all’interno della regione Lazio, io ed Emanuele andiamo in esplorazione delle montagne attorno a Roma, e ci avventuriamo per i monti Caprini.</p><p>Resoconto completo e <a href="https://www.appennino.tv/percorsi/canale-moriggia-acitelli-al-corno-grande-invernale/">relazione della via su appennino.tv</a></p><h3>Maggio</h3><p>Il <strong>9 maggio</strong>, in condizioni di contenimento soft, ossia in auto max in due e con mascherina, ci avviamo verso Guadagnolo, e dopo aver sceso la strada verso il Santuario della Mentorella, ed aver studiato per bene le guide scritte da Vincenzo Abbate, ci avviamo armi e bagagli alla scoperta del primo sperone dei Monti Caprini.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*Du2rdr4liz0F1uqCXs8_lw.jpeg" /></figure><p>La vegetazione lussureggiante, la nostra inesperienza su questo terreno, non difficile tecnicamente, ma comunque delicato, ci fa percorrere la via con tempi elevati.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*QcddN1T-zNw9Farjuv3xVg.jpeg" /></figure><p>Verso la fine della via incontriamo Simone Zeta Saccomandi, una conoscenza virtuale, perfettamente a suo agio su queste rocce.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*82PAEWFQk0bbw_0tZn1QBA.jpeg" /></figure><p>Alla fine della via, sbagliando, percorriamo una cresta che ci porta sulla cima dello sperone vero e proprio.</p><p>Una bellissima salita, che consiglio ai neofiti delle vie di più tiri.</p><p><a href="https://www.appennino.tv/percorsi/primo-sperone-della-mentorella-via-il-signore-dei-lecci/">Relazione completa su appennino.tv</a></p><p>Durante il resto di maggio, timidamente, si prova a tornare a frequentare le falesie, e quale può essere la prima, rimanendo nella nostra regione, se non Ciampino?</p><p>Il <strong>16 maggio</strong>, con mia figlia, riprendiamo confidenza con la roccia vulcanica di Fioranello, ed esploriamo il settore sinistro, con la bellissima via Haiku</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*tr6n6-ZfpU61nHOsG9wYTg.jpeg" /><figcaption>Virginia su Haiku</figcaption></figure><p>Il <strong>24 maggio</strong>, con il gruppo di arrampicata degli ultimi tempi, andiamo alla scoperta della falesia di Configni, che si trova proprio ai confini della zona visitabile…</p><p>Qui tento un paio di 6a, che chiudo, uno con una orrenda uscita su un canalino friabile ad evitare l’ultimo, strapiombante, passaggio, e l’altro con l’aiuto di un albero :) Ma mi rifaccio con un bel 5c con strapiombetto, La palma di Configni, che mi da una bella soddisfazione.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*sCtrJFzX0Gg4sPnmCmJd4Q.jpeg" /><figcaption>Su La palma di Configni</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*87HpyjFSskZKEyaS5K3JYw.jpeg" /><figcaption>Su La Palma di Configni</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*pgN0iskjDQFb8Q7_mmEBsA.jpeg" /><figcaption>La gioia dopo l’impresa :D</figcaption></figure><p>Maggio finisce, ma la stagione è perfetta per Sperlonga, e quindi il <strong>31 maggio</strong>, con la stessa compagnia, andiamo alla conquista del Castello Invisibile; purtroppo arriviamo tardi, e troviamo tutto occupato, quindi ci spostiamo all’avancorpo di sinistra, dove, dopo aver attrezzato una via limitrofa, ci dilettiamo su una bellissima placca di 6b, con risultati tutto sommato accettabili.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*39Lh4RoQpn0_xOhOmi8i7g.jpeg" /><figcaption>Su La moda del pesce, 6b</figcaption></figure><p>Anche Virginia, che ormai ci segue fissa, prova questa placca, e si muove molto bene, anche nello strapiombetto iniziale</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*ySd4qIvBFQZy7lcRN8ZJjQ.jpeg" /><figcaption>Virginia su La moda del pesce</figcaption></figure><p>Gli altri, ancora non completamente soddisfatti provano una difficile via con un bel tettino, io salto, ma ci rivediamo tutti quanti da Guido a conclusione di una bellissima giornata.</p><h3>Giugno</h3><p>Il <strong>3 giugno</strong> Si apre la fase 2 della gestione della pandemia, ed il blocco che ci aveva impedito di spostarci da una regione all’altra viene meno. Inutile dire che questo evento non mi coglie impreparato, ed alle 22.00 di sera, dopo aver preparato materiale per una salita invernale in solitaria e per un bivacco notturno, parto alla volta dell’Abruzzo. Alle 24.00 precise, dopo aver incrociato una pattuglia in direzione opposta, esco al casello di Assergi.</p><p>A mezzanotte e 49, dopo essermi preparato, lascio la macchina, in totale solitudine, al parcheggio di Campo Imperatore</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*Wbw0wGFIycIH2RsJrcBMBQ.jpeg" /></figure><p>Il racconto di questa mia impresa è <a href="https://luvi.medium.com/nihil-difficile-volenti-7ad9c13c8de7">già presente su Medium</a> per cui non mi dilungo molto. Di quella incredibile giornata sono tanti i momenti che mi rimarranno per sempre impressi… uno di questi è il caffè alle 5.30 di mattina, con temperatura sottozero ed il sole che cerca di farsi largo fra le nubi riflettendosi sull’adriatico.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*bDlnM6BXTzxkdMIxtKyjtA.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*qz3zJ7Ji8fgod6Rmji4n1A.jpeg" /></figure><p><strong>7 giugno</strong>, tempo di falesie e di amici, e con il solito gruppo andiamo a Tagliacozzo, alla ricerca della Falesia di Castellafiume, dopo le Placche di Bini. Troviamo una bella muraglia rosso-grigia con un poderoso tetto a chiudere, qualche via la portiamo a casa, compreso uno splendido diedro molto liscio che rivalutiamo tutti in massa 5c su <a href="http://www.climbook.com/vie/3503-pelle-di-serpe">climbook</a>, Pelle di serpe</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*1nQti6sn4GoikrKwvfjBbw.jpeg" /><figcaption>Su Pelle di serpe</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*1Vj1Oo-FS9jCznQxEaPvig.jpeg" /><figcaption>Tecnica sopraffina ^_^</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*pEUmlhhuV936gOre7N7lYw.jpeg" /></figure><p>La nota particolare della giornata è la costante, inquietante, presenza di un folto gruppo di Grifoni, che volteggiano sopra di noi, in attesa di poterci assaggiare…</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*U9YN2anLnj2AM3g3P1z-Pw.jpeg" /></figure><p>Le gioie della montagna non sono belle se non sono condivise, quindi eccoci qui di nuovo sulla direttissima il <strong>13 giugno</strong>, questa volta per accompagnare Alessia, alla sua prima salita di montagna, mentre Virginia è una veterana anche di questo percorso.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*LQd16mlqfkbiVIiiJoFdFA.jpeg" /><figcaption>Virginia</figcaption></figure><p>All’inizio le due sono baldanzose, e Virginia si attarda persino al telefono mentre saliamo sotto al Sassone.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*NGg4oF3SjLyj_-4c5zck0Q.jpeg" /><figcaption>Il nevaio residuo nel canale</figcaption></figure><p>Ed anche quando arriviamo al nevaio, che saliamo con una corda in conserva, ma senza ramponi, i gradini sono molto marcati, l’umore del gruppo è alto…</p><p>Ma quando arriviamo sotto il “famigerato” dorso di mulo, ossia il passaggio più impegnativo della direttissima, Alessia si impaurisce un po, e faccio un tiro in sicurezza… L’arrivo alla croce di vetta è una gioia per tutti, soprattutto per lei, che era alla prima vera esperienza di montagna.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*KWI772DnlHAyX0k8ScQuPQ.jpeg" /><figcaption>In vetta</figcaption></figure><p>Durante la discesa, lungo la via delle creste, la fatica si fa sentire… ed è necessaria qualche pausa per riprendere il fiato!</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*oy94ycppkpc7B5S992LhZA.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*POPI95Z6PNDgpF8rWQbUog.jpeg" /></figure><p>Alla fine di giugno avevo deciso di fare una puntata in Val D’Aosta, con l’obiettivo di scalare il Dente del Gigante assieme a mia figlia. Ho contattato Federico Camangi, una esperta guida di X-Mountain, ed abbiamo trovato una finestra di bel tempo poco dopo il <strong>28 giugno. </strong>Abbiamo stabilito il nostro campo base proprio sotto l’Aiguille Noire de Peuterey, nell’omonimo campeggio, dove ci siamo trovati benissimo. Il primo giorno, con Valerio e mia madre, siamo andati in esplorazione, fino al ghiacciaio del Miage.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*7DbTqulZVXfPZDd8hoKwdA.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*ZX7pXW2ai2DRyJJpoN7LQA.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*xLSIAtlAvCTCfST5aTNNZg.jpeg" /><figcaption>Da qui si parte per la normale Italiana al Monte Bianco…</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*za-xVTrShtsnrjAzmT_yKA.jpeg" /><figcaption>I laghetti del Ghiacciaio Miage</figcaption></figure><p>Il <strong>29 giugno</strong> saliamo con la skyway fino al Rifugio Torino e siamo accolti da un vento glaciale ed una visibilità bassissima. Ma per il giorno dopo siamo confidenti in un miglioramento.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*J8TC3iZ-mV_3Mi-dFICARg.jpeg" /><figcaption>Mia madre e Virginia a Punta Helbronner, preda dei venti</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*pX-1zhA2hlNak--mp7k-ug.jpeg" /><figcaption>Finalmente il tempo sembra migliorare, ed il Dente emerge dalle nuvole</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*Nag9aQbppsKtRu52TpCxrw.jpeg" /></figure><p>Approfittiamo dell’ottimo meteo per andare a fare un po di pratica sul granito del Petit Flambeaux</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/899/1*GNy2-_DB6knIR93m99oXVw.jpeg" /><figcaption>Virginia impegnata in un passaggio in un caminetto</figcaption></figure><p>Il 30 giugno alle 3.30 ci svegliamo nella camera riservata alle Guide Alpine, e in breve siamo sul ghiacciaio. Il tempo è meraviglioso, il Bianco è rischiarato dalle stelle, e si vedono le frontali di molte cordate che stanno affrontando la cresta Kuffner.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*F4-wthkJLCSAb2A3BTN_Uw.jpeg" /><figcaption>Foto scattata durante il rientro</figcaption></figure><p>Purtroppo, circa a quota 3600, a poca distanza dalla “gengiva del Dente” Virginia si sente male per l’altezza, e non c’è verso di riuscire a continuare. Torneremo al Rifugio Torino dove lei deciderà di rimanere, mentre io andrò a fare la traversata dell’Aiguille d’Entreves.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*7oyYJyEkBYTlstfA6t8I0Q.jpeg" /><figcaption>Mestamente si rientra alla base</figcaption></figure><p>La vista dal ghiacciaio, mentre ci avviciniamo al colletto Est dell’Entreves è entusiasmante: guglie di granito rosso a perdita d’occhio.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*qXtQHPJgkwsFPaftx3t_hg.jpeg" /><figcaption>Il Grand Capucin, al centro, sotto e il Mt. Maudit a sinistra</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*9JptQBxSstAyGYmjC3ffPA.jpeg" /><figcaption>Foto sulla tipica “lama” verso la fine della cresta.</figcaption></figure><p>Percorriamo la cresta in senso contrario a quello abituale, e incontriamo diversi passaggi di arrampicata divertente, affrontati senza ramponi. L’incrocio con le altre cordate non è mai semplice, e in una occasione, nel passaggio chiave, devo aspettare seduto sul ciglio del blocco per almeno un quarto d’ora prima di poter passare.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*ZMX1SFEuT5kJyyg7JAZIfw.jpeg" /><figcaption>Traffico</figcaption></figure><p>Non mi sono “levato il Dente”, ma è un progetto per il 2021.</p><p>Il 2 luglio, partendo “comodi” alle 14.00 io e Virginia decidiamo di fare una “sgambata” fino al Rifugio Monzino partendo dal campeggio, 1075 metri di dislivello puliti puliti. Il panorama, salendo, appena usciti dal bosco e dopo aver costeggiato la testa del ghiacciaio del Miage, è meraviglioso: cascate subito sotto i ghiacciai fanno da cornice all’Aiguille Noire di Peuterey che troneggia su tutto.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*JuVX3FzGaW49TzZMc4SfHA.jpeg" /><figcaption>Verso il primo tratto attrezzato</figcaption></figure><p>La salita al Rifugio Monzino non è impegnativa, ma è comunque un percorso attrezzato, con diversi salti di roccia verticali. Inoltre, come abbiamo sperimentato, il meteo può cambiare molto velocemente, e la zona è soggetta a folgorazioni. Per fortuna riusciamo ad uscire velocemente ed arrivare al Rifugio Monzino solo un po zuppi.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*yrPuIQveR991VlnRWGVaHQ.jpeg" /><figcaption>Virginia su uno dei tratti attrezzati</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*bTRQCur4qSbRYgloa_t60Q.jpeg" /><figcaption>Dopo lo sgrullone, il panorama sulla Val Veny è meraviglioso</figcaption></figure><p>Veniamo accolti dal gestore, impegnato al telefono con Francois Cazzanelli, Matteo della Bordella e Francesco Ratti che, il giorno dopo, apriranno Incroyable, <a href="https://www.planetmountain.com/it/notizie/alpinismo/pilastro-rosso-del-brouillard-nuova-via-sul-monte-bianco-per-della-bordella-cazzanelli-e-ratti.html">una via nuova al Pilastro Rosso del Brouillard</a>, passando proprio per il Rifugio Monzino. Questo solo per dire che passare in questi luoghi equivale a toccare la vera storia alpinistica.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*MqJrVbvabsN1P2z9kTQJTQ.jpeg" /><figcaption>Il Pilastro Rosso del Brouillard</figcaption></figure><p>Rientriamo velocemente, per evitare di beccare ancora pioggia, ma appena ci ritroviamo nel tratto attrezzato i fulmini ricominciano a martellare la valle, più giù. Alla fine torneremo al campeggio alla luce delle frontali.</p><p>Il <strong>4 luglio</strong> mi mollano tutti, e allora decido di fare un salto a salutare una leggenda di queste parti, vado a trovare Franco Perlotto al Rifugio Boccalatte alle Jorasses (1200 D+). Parto da Planpincieux verso le 8.00, ed il panorama che mi sovrasta è grandioso. A sinistra, lontana, la Aiguille Noire e poi il Monte Bianco, più vicina la Cresta di Rochefort, il Ghiacciaio di Planpincieux e poi le Grandes Jorasses.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*OLfp8hlcl9rYjrycIOpKGw.jpeg" /><figcaption>Il panorama alla partenza da Planpincieux</figcaption></figure><p>Dopo alcuni caratteristici passaggi nel paese, vicino alla chiesa, si è subito nel bosco. Usciti dal bosco il ghiacciaio incombe quasi immediatamente, ma si intuisce il percorso per superare la prima fascia rocciosa.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*X0sbmPH95e4XEBxmvt4yRg.jpeg" /><figcaption>La vista appena usciti dal bosco</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*gFRDZHJqY9jzbZVHzN-Rhw.jpeg" /><figcaption>Jorasses</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*CfVhQFeupwvPxGhKIggaCA.jpeg" /><figcaption>Il ghiacciaio meridionale delle Grandes Jorasses, con i suoi seracchi sospesi</figcaption></figure><p>Finalmente si comincia a vedere il rifugio Boccalatte, appollaiato su uno sperone roccioso che separa i ghiacciai delle Jorassess e di Planpincieux</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*ZuDAO91f-GzRhYO3q_-RKg.jpeg" /><figcaption>Rifugio Boccalatte e ghiacciaio di Planpicieux</figcaption></figure><p>E’ incredibile passare così vicino al ghiacciaio, con i suoi blocchi alti come palazzi di 10 piani. So che è in movimento, anche se non si sente altro che acqua e qualche sasso, ogni tanto.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*HcpXgf20lJZmmik9RsaMug.jpeg" /><figcaption>Rifugio Boccalatte e ghiacciaio di Planpicieux</figcaption></figure><p>Mentre salgo, abbastanza lento, vengo superato da due “trail runner” che, leggerissimi, e molto meno vestiti di me, si dirigono al Rifugio.</p><p>Poco più avanti, un nevaio, abbastanza ampio, sotto il contrafforte roccioso che sostiene il Rifugio, è costellato di pietre provenienti dalla parete rocciosa sovrastante, ed è anche abbastanza duro. Loro tornano indietro, io indosso i ramponi, e faccio una traccia, che al momento mancava.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*O_Y1HxDkfdcqvbDkPwNaxw.jpeg" /><figcaption>Dettaglio del ghiacciaio</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*PDFPr8Gh1Z_pKL9GEImg1A.jpeg" /><figcaption>Il nevaio prima del rifugio</figcaption></figure><p>Ora non mi resta che superare, tramite l’ausilio dei canaponi, l’ultimo risalto roccioso</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*v5WNw2XJUBmMX2MZY_2kPg.jpeg" /></figure><p>Sono sempre più vicino al ghiacciaio, e la vista è incredibile</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*cXU7zA7t_A31LWNdHJtCLQ.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*GVA6f2ze4wx4iWE5brAc-Q.jpeg" /><figcaption>L’ultimo tratto attrezzato con i canaponi</figcaption></figure><p>Dopo le foto di rito con Franco Perlotto, mi avvio dietro al rifugio, sul dosso che ha attrezzato per accedere ad un punto panoramico sul ghiacciaio che costituisce l’inizio della via normale alla punta Walker delle Grandes Jorasses.</p><p>Mi giro un attimo per salutarlo ancora</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*uViZr4ih4DZ1oEJEGcMabA.jpeg" /><figcaption>Franco Perlotto alla sua ultima stagione al Rifugio Boccalatte</figcaption></figure><p>Sono felice di averlo conosciuto nel suo ambiente naturale, il rifugio che ha gestito per tanti anni, proprio nell’ultima stagione.</p><p>Mentre sono li mi fa vedere una scritta particolare sul libro del rifugio: neanche due anni prima era passato di li Daniele Nardi, ed aveva lasciato i suoi bei pensieri</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*A7B0EmhBPkZ7H_9xRaQGaw.jpeg" /></figure><p>Salendo lungo il nevaio sopra al rifugio ad un certo punto scorgo il verde brillante del Bivacco Canzio, splendido punto di appoggio per la traversata cresta Rochefort-Jorasses; inutile dire che vorrei essere li.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*46ZT4nW6M1mHRdjVW-BDBA.jpeg" /><figcaption>Il Bivacco Canzio</figcaption></figure><p>Cliccate <a href="https://goo.gl/maps/m8Y9QN9LPM9gaVwC6">qui per visualizzare una splendida panoramica a 360 gradi</a></p><p>Una escursione meravigliosa, che mi ha lasciato ricordi indelebili e che va affrontata come una salita alpinistica facile (F) con molta attenzione alle condizioni del ghiacciaio di Planpincieux; nel corso dell’estate, per il rischio di crolli che potevano giungere fino in paese, la via di accesso al Boccalatte, così come l’intera Val Ferret, sono state chiuse per diversi giorni.</p><h3>Luglio</h3><p>Rientrati a Roma, il <strong>19 luglio</strong> con Emanuele decidiamo di provare una via multitiri per iniziare ad approcciare il Corno Piccolo, e la scelta ricade su un itinerario storico, la via Aquilotti 74.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*K6wMJd021boko825pnOlqA.jpeg" /><figcaption>La seconda spalla</figcaption></figure><p>Riusciamo a prendere la prima funivia da Prati di Tivo così da essere il prima possibile all’attacco, ma c’è già una cordata che ci precede, e ci prendiamo un po di freddo (siamo a Nord) prima di riuscire a partire. Ma essendo la prima volta, è utile vedere dove passano gli altri per poter capire meglio come procedere.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*YT8j_aSKHVIqRjw-ht7gwA.jpeg" /><figcaption>Il primo tiro</figcaption></figure><p>Dopo i primi tiri faccio andare avanti Emanuele, che se la cava benissimo, anche se ad un certo punto va a cercarsi una boulderata che non c’entrava con la via… aumentandone notevolmente la difficoltà!</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*d-IkoQs4zQu1vG7JngjtfA.jpeg" /><figcaption>Il terzo tiro</figcaption></figure><p>La roccia è meravigliosa… non si muove nulla, e l’arrampicata è piacevole, anche se fa veramente freddo!</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*NYeJFvLpbSyu1Zu3kcMs8Q.jpeg" /><figcaption>In S3</figcaption></figure><p>Optiamo per l’uscita più semplice e in breve siamo in cima! Velocemente allestisco le doppie, per Emanuele sono le prime in ambiente, ma va giù rapido.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*zbM2Kcotg8hsWEBHu5HHCg.jpeg" /><figcaption>Lancio le doppie</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*BxshR3VZNDkqKDLb5m5ibw.jpeg" /><figcaption>Emanuele scende</figcaption></figure><p>Arriviamo alla sosta, alla base del masso staccato e qui accade il patatrack… tiro la rosa, tutto bene, arriva il nodo, tiro la verde… tutto bene… fino alla fine… niente, non viene più giù. La verde è tutta sfilata dalla sosta, ma rimane incastrata all’ultimo, tant’è che mi convinco di aver dimenticato il nodo di sicurezza che faccio sempre alla fine delle doppie. Proviamo per mezz’ora buona, di risalire non se ne parla. Però anche scendere, con una sola mezza, è complicato, perchè le doppie sotto sono lunghe e non ci sono ancoraggi intermedi. Si sta alzando la nebbia, fa freddo ed è tardi, abbiamo già virtualmente perso l’ultima corsa della funivia… quindi decidiamo di chiamare i soccorsi. Ci spiegano chiaramente che sarebbero venuti a prendere noi, non a sbloccare una corda… ne parlo con Emanuele, e poi richiamiamo Gino Perini che aveva preso in carico la segnalazione, e decidiamo di tentare la discesa per un canalino che porta al Canale Bonacossa usando una sola mezza come doppia, quindi facendo calate di 20–30 m. Ci mettiamo un po, ma va tutto liscio, e quando siamo finalmente giù chiamiamo e rassicuriamo la stazione di soccorso sulle nostre condizioni.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*yaM0L1Bl_OaYGR5jPYxlxQ.jpeg" /><figcaption>La prima spalla dalla fine della prima doppia</figcaption></figure><p>Tutto è bene quel che finisce bene.</p><p>Anzi, dopo un post sul gruppo FB Solo Gran Sasso, il giorno dopo recupero anche la corda rimasta bloccata, me la riporta un ragazzo che era salito dall’altro versante dopo di noi; conferma che era bloccata proprio all’ultimo metro, incastrata in una fessura.</p><p>Trovate un resoconto completo della salita ed una <a href="https://www.appennino.tv/percorsi/via-aquilotti-74-alla-seconda-spalla-del-corno-piccolo/">relazione su appennino.tv</a></p><p>Il <strong>25 luglio</strong>, con la scusa della presentazione di un libro dell’amico Paolo Stern assieme a Pasquale Iannetti, decidiamo di tornare sul Gran Sasso e di accamparci a Cima Alta con Valeria, mentre mia sorella ed una amica sono in camper. Il programma è di fare Ventricini+Danesi il giorno dopo.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*4yL75hocTR1HThKn0WBJNQ.jpeg" /><figcaption>Pasquale Iannetti presenta il libro di Paolo Stern</figcaption></figure><p>Dopo cena ci accampiamo dopo aver parcheggiato alla sbarra ed aver chiuso la macchina, ma quando arriva il momento di aprire la tenda porto le mani in tasca e non trovo più le chiavi della macchina.</p><p><strong>Panico</strong></p><p>In macchina c’era tutta l’attrezzatura per il giorno dopo, le chiavi di casa, casa dove ci sono i doppioni delle chiavi della macchina, e il doppione delle chiavi di casa è a casa della mia ex-ragazza.</p><p>Provo per un po a cercare le chiavi, con le frontali, nell’erba alta, nei cento metri che ci sono dal parcheggio all’accampamento, aiutato anche da due amici che si sono accampati li vicino, ma niente. Rinuncio, con la mattina sarà più facile cercarle.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*AQWKrr-SOrxBQRpJ-YEEfA.jpeg" /><figcaption>Il nostro accampamento all’alba</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*fnryIJyoFL0k93wKZCkdSA.jpeg" /><figcaption>Io e Valeria</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*kRLBI1_L5TREMm2boVhYcw.jpeg" /><figcaption>I nostri amici di accampamento, Alberto Osti e Domenico Perri</figcaption></figure><p>Dopo un oretta di ricerca provo a contattare mia sorella che è in camper qualche km più giù, ma invano, allora vado a piedi da lei. Quando arrivo le spiego la situazione, e allora salgono anche lei e Nadine alla ricerca delle chiavi.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*1MWjzq9_CIPaNcZFtPaMDQ.jpeg" /><figcaption>Un momento della ricerca, non ce la faccio più</figcaption></figure><p>Quando ormai tutto sembra perduto, e sto per rinunciare, mia sorella inciampa sulle chiavi, poco vicino all’accampamento! Possiamo ripartire!</p><p>Rapidamente ci prepariamo, con un programma “ristretto” rispetto a quanto previsto, e saliamo al Rifugio Franchetti, facendo poi una “puntatina” alle Fiamme di Pietra fino all’attacco della Via Valeria al Campanile Livia.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*J-yUiomPJm1KtSMxfdVn_w.jpeg" /><figcaption>Io, Nadine, Barbara e Valeria</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*XuBmxiRZmnfXmroX_2EuRw.jpeg" /><figcaption>Barbara</figcaption></figure><p>Alla sella dei Due Corni una incredibile sorpresa: dei Monaci Tibetani, giunti fin li non si sa come e non si sa perchè, si scattano delle foto sotto alla Punta dei Due!</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*gB8Y7FcCnCOZhMr4ouCbAw.jpeg" /></figure><p>Una giornata incredibile, iniziata male ma che siamo riusciti a trasformare in una serie di bellissimi ricordi!</p><h3>Agosto</h3><p>I primi giorni di agosto ci trasferiamo in Val Casies, e dopo qualche giorno ci accordiamo per andare a prendere Matteo, il ragazzo di mia figlia ed andare a scaldarci un po su una delle ferrate più impegnative della zona, la Sciclub 18, poco sopra Cortina. Eravamo in realtà partiti per fare qualcosa sulle Tofane, ma il tempo sembrava mettersi a brutto, ed abbiamo optato per qualcosa più vicino.</p><p><strong>10 agosto</strong>, saliamo verso Faloria lungo il tracciato della funivia</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*0pM7COih1je7dkZm18LdkQ.jpeg" /></figure><p>Il percorso è bellissimo, e quando usciamo dal bosco la parete ci sovrasta; la ferrata è molto verticale e fisica, e ci sono anche diversi strapiombi, da superare con l’ausilio di una staffa metallica. Fatta arrampicando, senza utilizzare il cavo e le staffe per la progressione è una arrampicata almeno di V pieno.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*TKx_rRv3xu_Kx_VhnzxWEg.jpeg" /><figcaption>Si sale li, a sinistra dei tetti gialli, proprio sotto i cavi della funivia (ferma per Covid19)</figcaption></figure><p>Dopo esserci preparati affrontiamo la prima rampa, subito verticale</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*wl9PaG_qFP6EoudyaP-6fA.jpeg" /></figure><p>Il panorama è sempre più bello man mano che si sale</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*KA4khSRTaPLAT-koAnM3eQ.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*XIleBJoOpoz1xXx0oyftvQ.jpeg" /><figcaption>La conca di Cortina</figcaption></figure><p>Dopo la prima metà del percorso, si esce su una cresta e si entra in un canalone solcato da una cengia</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*ntbALFGWDMNuyo7_j9pJyw.jpeg" /></figure><p>Finita la cengia si guadagna una forcelletta, con un canale incassatissimo che porta direttamente in vetta, ma noi saliamo sulla strapiombante parete nera sopra, ricca di staffe</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*-G7r9axKPKCc6iMdfrx_sQ.jpeg" /><figcaption>Ultima parte molto fisica</figcaption></figure><p>La affrontiamo velocemente, perchè stanno cominciando a cadere un po di gocce di pioggia. E in breve siamo alla fine.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*u66hsSvQmy81ktmz8nthjw.jpeg" /></figure><p>Questa ferrata è consigliatissima come approccio alla verticalità, è ben fatta, ben protetta ed è anche arrampicabile, a parte su alcuni strapiombi veramente duri.</p><p>Il rientro avviene sull’altro versante, e dopo aver lasciato Virginia e Matteo in un bar sulla statale che scende da Misurina, devo fare ancora una manciata di Km a ritroso, sotto le pareti di Faloria, per tornare alla macchina, e mi prendo uno sgrullone solo quando mancano pochi metri!</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*qiAiz5_uaMXSt7F38Hzm9g.jpeg" /><figcaption>La vista scendendo da Faloria</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*FSGemLxiCcp1CrZLC6wK8w.jpeg" /><figcaption>Le pareti incombono lungo il sentiero basso di rientro</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*Cnr3AbE7KzoufBFq-5f-tA.jpeg" /><figcaption>La parete percorsa dalla Sciclub 18</figcaption></figure><p>Il 15 agosto io e Virginia ci alziamo presto ed andiamo a trovare le nostre “amiche” Cinque Torri. Dopo aver salito, la prima volta, due anni fa la Torre Inglese e lo scorso anno la Torre Quarta Alta in totale autonomia, quest’anno vogliamo tentare la Torre Lusy per lo storico itinerario del 1913. Aperto dalla guida Zaccaria Pompanin “de Radéschi” e dal suo cliente Marino Lusy, presenta difficoltà fino al IV ed è attrezzato in maniera tradizionale.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*qurtwfKoqWK3SVd1Gi277A.jpeg" /><figcaption>La vista dal rifugio, prima di partire, è quella classica, ma di cui non mi stanco mai</figcaption></figure><p>Lasciamo scarponi e zaini alla base e cominciamo a salire, ci sono già alcune cordate con Guida Alpina che ci precedono, questo ci rassicura, è la prima via di più tiri di IV che facciamo assieme solo io e Virginia.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*gOdCPBUcRBxLFhw4PDHu9g.jpeg" /><figcaption>Un po di traffico a metà via</figcaption></figure><p>Ci godiamo la salita, usando solo le protezioni esistenti sulla parete, anche se ho con me dei friend, per sicurezza.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*xjXETYaxrczFsPpskDLunw.jpeg" /><figcaption>Verso l’uscita della via</figcaption></figure><p>Il panorama sulle Torri Quarta alta e bassa proprio di fronte è bellissimo, e possiamo vedere comodamente l’itinerario percorso l’anno prima.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*kIxFg7Pr1DgNI4OjxPbW0A.jpeg" /><figcaption>Torri Quarta Alta e Bassa</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*n05p8DDCNWGON-OVWrtxIw.jpeg" /><figcaption>L’ultimo tiro, con l’arrivo sul ballatoio</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*2caBg_JSzX4tVYZx7H1dSw.jpeg" /><figcaption>Selfie in sosta</figcaption></figure><p>Siamo finalmente in vetta; scambiamo due chiacchiere con una cordata di ragazzi di Vienna, anche loro per la prima volta li, e cerchiamo di capire dove si trovano gli ancoraggi per la doppia.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*ueOL_QO635x0lUcmP-WuvQ.jpeg" /><figcaption>Virginia in vetta</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*VmI00HPeScRSSJJxZyb6Tg.jpeg" /><figcaption>Riposino</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*BlWN6CTFgM5zi83kJiYsdQ.jpeg" /><figcaption>Si scende di qua</figcaption></figure><p>Rapidamente guadagniamo la sottile crestina che ci porta agli anelli di calata</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*LWBho0otneJltcqxleX3Zw.jpeg" /></figure><p>E Virginia comincia a scendere</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*wHEmKn6AkW3tEmgshIqhLw.jpeg" /><figcaption>Virginia inizia la doppia nel vuoto di 45 metri</figcaption></figure><p>Questa volta le corde non si incastrano e vengono giù senza problemi, la calata è completamente nel vuoto, del resto.</p><p>Velocemente andiamo in rifugio a mangiare qualcosina…</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*KBokfPmZQqP1_wyVHkLSvQ.jpeg" /></figure><p>E li, mi sento chiamare, ed è il mio ex-compagno di scuola (parliamo di 30 anni fa…) Emiliano che mi ha riconosciuto subito! Incredibile!</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*xO2BfiRpuZ6GpU3PxY1Tbg.jpeg" /><figcaption>Io ed Emiliano</figcaption></figure><p>Il <strong>19 agosto</strong> decido di andare in esplorazione dell’area subito sopra al luogo dove dormiamo, Karbach. So che deve esserci un percorso per salire sulla montagna che ci sovrasta, e che si chiama Hörneckele. Il dislivello non è molto, circa 700 m, ma il bosco è fitto, e dal basso ho notato una fascia rocciosa che sembra superabile.</p><p>Il panorama sulla Val Casies è stupendo</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*XtUbPMNwnO16TlvGUJtWdA.jpeg" /><figcaption>La Val Casies</figcaption></figure><p>La cima della montagna si vede facilmente dalla strada che attraversa la valle, una grossa croce permette di identificarla facilmente; ecco uno screenshot da <a href="https://goo.gl/maps/FRjTfDF5J1N2bpRG6">Street View</a></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*685NW3JAhYT2UUVRWORoxQ.png" /></figure><p>Capisco di essere in una zona veramente poco battuta quando comincio a trovare kg e kg di Finferli; non ero partito con l’idea di prendere funghi… ma visto che ci sono…</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*tNGzM7w5Gx2IgS4o4PgN0g.jpeg" /></figure><p>In breve, quella che era partita come una tranquilla passeggiata nel bosco, si trasforma in un <em>ravanage</em> micidiale fra sfasciumi, resti di alberi distrutti da frane, ghiaioni mobilissimi e rocce instabili… continuo a salire, arrampicando sul friabile, fino a giungere ad una cresta che, credo, dovrebbe darmi accesso ad un pianoro sommitale da cui vedere la cima.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*NsVfBzGdVTOBECiQSU--Yg.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*6DUDMgJdyZQi5GWyZ8oxDQ.jpeg" /></figure><p>Quando arrivo a gettare lo sguardo oltre, scopro che anche dall’altro lato c’è una parete di una cinquantina di metri che precipita su un bosco, e capisco che non posso andare, ho portato con me solo un cordino da 20 metri.</p><p>Faccio qualche discesa aiutandomi con la corda passandola attorno ai pochi alberi stabili e torno a casa.</p><p>E’ incredibile come ci si possa mettere facilmente nei guai anche partendo da un bosco, e anche quando non hai la minima intenzione di metterti ad arrampicare!</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*c8mD5TsUqwDe8p2q2vYKLQ.jpeg" /><figcaption>La fascia rocciosa che sovrasta il bosco è tutt’altro che semplice</figcaption></figure><p>Tuttavia non demordo, e il <strong>21 agosto</strong> ci riprovo, questa volta con maggior motivazione, e trovo un percorso che aggira la fascia rocciosa passando su una esile cengia piena di vegetazione. Ma ormai è tardi, e devo rientrare, anche se porto con me un gentile omaggio del bosco. Ritornerò.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*9Yx0yXk0Xeq4inWBk7atbA.jpeg" /><figcaption>La cresta di confine</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*AUj5DoFmvnmpii8A9CLIcQ.jpeg" /><figcaption>La perfezione</figcaption></figure><p>Nel frattempo, il giorno prima, il <strong>20 agosto</strong>, io e Virginia siamo tornati sulle Cinque Torri, questa volta l’obiettivo è la Via delle Guide alla Torre Grande Ovest, ossia la prima e più evidente che si vede dal Rifugio.</p><p>Anche questo è un percorso classico che non supera il IV grado.</p><p>Il primo tiro lo facciamo tutto sotto l’occhio vigile di mia madre, mio figlio Valerio ed Arturo.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*5HcZjKmrICvOrJVvLKfobg.jpeg" /><figcaption>In apertura sul primo tiro</figcaption></figure><p>Seguiamo una cordata che ci sembra conoscere bene la via. Scopriremo più avanti che era la prima volta anche per loro e ci hanno portato fuori via…</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*4ijvW8ogDUDepHm_WVxodw.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*WRBJ0hpFDmcd8UZgbcBtzQ.jpeg" /><figcaption>Madre preoccupata</figcaption></figure><p>In breve faccio la prima sosta prima di quello che dovrebbe essere il passaggio chiave della via, uno strapiombetto di IV grado, comunque ben protetto. Ma siccome non mi piace quando le cose vanno via lisce, mi cade un moschettone ovale che uso per le discese in corda doppia… per fortuna una cordata che si sta preparando a salire dopo di noi lo recupera e lo da a Virginia prima che mi raggiunga in sosta.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*tn_1zV91zCXgqJ-7yTxq0w.jpeg" /><figcaption>Virginia sul primo tiro</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*9iE7vdHpo40cYtWbYug72Q.jpeg" /></figure><p>Seguendo la cordata sovrastante, ci ritroviamo a fare una scomoda sosta prima di un camino aggettante che non fa parte della via originaria, e che, ci dice una guida, è un V pieno. Faccio sosta su un friend piccolo e su una microclessidra e recupero Virginia.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*MAzP4_otVbHw4WySm9lXcg.jpeg" /><figcaption>Virginia mi raggiunge su S2</figcaption></figure><p>Per poter superare il camino strapiombante, e non protetto, decido di usare un friend medio, cercando di bloccarlo più in profondità possibile usando un masso incastrato nel camino. Penso che terrebbe, ma non voglio provarlo, vado e dico a Virginia di essere pronta a tenermi.</p><p>Riesco a passare, con un po di patemi, ed alla fine recupero Virginia, che impiegherà un po di tempo a passare.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*LcRF9_08IqjAgB-w736OYw.jpeg" /><figcaption>Virginia mi raggiunge su S3</figcaption></figure><p>Ora decidiamo di fare un piccolo traverso verso dx per ricongiungerci agli ultimi due tiri della via originale, e raggiungiamo tre ragazzi in sosta.</p><p>Saliamo velocemente gli ultimi due facili tiri e siamo in cima, dove ci accoglie una piccola folla, circondata da un fastidiosissimo nugolo di formiche volanti, attirate lassù da qualcosa che giace nascosto sotto due omini di sassi… non indiaghiamo oltre!</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*JwuRvxq0jE6pa0IbxRU_1A.jpeg" /><figcaption>Io e Virginia in vetta, in basso la torre Inglese</figcaption></figure><p>Ci aspettano due doppie di circa 45 m l’una; decido, sbagliando, di far andare Virginia per prima</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*E_ktS-Jkbwd2SgvWwfvIrA.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*vAnxqp1G3TEVD1xfMTVZwQ.jpeg" /><figcaption>Virginia scende il primo tratto</figcaption></figure><p>Purtroppo scende troppo alla sua destra, e finisce in un canale dove non trova l’ancoraggio per la seconda doppia. Non riusciamo a comunicare, la distanza è troppa e i walkie talkie si sono scaricati. Mi dirà che altri che scendevano prima di noi l’hanno mandata nella direzione sbagliata.</p><p>Ci sentiamo telefonicamente e mi fa capire che deve risalire di circa 8 metri in spaccata nel canale-camino, quindi cambio assetto alle doppie e le faccio sicura con il secchiello, recuperando un po.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*2-9b4Xn53Sa5hQIGehfY0g.jpeg" /></figure><p>Rimango qui per parecchio tempo, mentre la sento imprecare, 50 metri più in basso. Non sento molto la tensione sulle corde, perchè l’elasticità è tanta.</p><p>Quando la raggiungo, dopo che ha finalmente trovato la sosta per la seconda calata, me ne dice tante… e mi fa capire che è salita, praticamente non assicurata da me, in opposizione, il camino dove era finita, per circa 10 metri.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*QmFqyNMmRmL-g0gXna6Axg.jpeg" /><figcaption>La seconda doppia</figcaption></figure><p>Scendiamo la seconda doppia con molta tensione… ci metterà un giorno buono a perdonarmi; capisco che devo scendere io per primo, e devo imparare ad attrezzare la sua doppia e lasciarla montata, prima di scendere.</p><p>Qui di seguito la relazione della via e un dettaglio dell’errore fatto nella prima doppia.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*RQpydLmzm3-5GmaA4fr7wg.jpeg" /><figcaption>A sinistra dopo la seconda sosta, la variante involontaria di V</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*L1lngwEnAfbQR6kQWT16CA.png" /><figcaption>La prima calata con cui Virginia è finita in un canale-camino</figcaption></figure><p>Il 22 agosto è l’ultimo giorno sulle Dolomiti, e decido di andare a trovare gli amici del Rifugio Berti, ma per farlo voglio percorrere la nuovissima Ferrata della Cima Colesei, dedicata al grande Bepi Martini, padre di Bruno e a lungo gestore dei Rifugi Berti e Sala. Vado da solo, la giornata è meravigliosa, lascio l’auto al Rifugio Lunelli e mi incammino nel bosco.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*f4mvxmlOHJRUjQPBArptmQ.jpeg" /><figcaption>Splendida luce sulla mulattiera che porta sopra al Colesei</figcaption></figure><p>Il bosco è silenzioso ed incontro diversi caprioli prima di arrivare fuori ed essere “scortato” dalle mucche al pascolo. Il panorama su Cima Bagni e sui campanili di Popera è meraviglioso.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*dBIi_FBLao3fbHjb2dbzAQ.jpeg" /><figcaption>Cima Bagni e Campanili del Popera</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*axl3xVXoUXq4wXHHHmauPg.jpeg" /></figure><p>Il campanile di Colesei, è il picco roccioso che fa da terminatore, a nord, del contrafforte che sorregge l’intero circo glaciale del Popera, mentre il Rifugio Berti si trova all’altra estremità. A dispetto del suo aspetto poco “snello”, il campanile, nel tratto finale si rivela tale.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*VhzZ6hR24Y0AWKhYhnMBWQ.jpeg" /><figcaption>L’attacco della ferrata Bepi Martini al Campanile Colesei è a sinistra, nel canalone alla base</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*AWie0ooRHYBTpzWAFgCsqg.jpeg" /></figure><p>La parete è abbastanza verticale, ma arrampicabile; ci sono ancora un po di detriti, cosa tipica per una via appena aperta. Tutta la zona è sempre stata comunque terreno di gioco alpinistico per il CAI locale e per gli arrampicatori della zona.</p><p>Un passaggio un po delicato è un traverso aereo ed esposto sopra un canale che va aggirato.</p><p>Un diedro un po scuro ma con staffe è un altro passaggio chiave prima della forcella alla base dell’ultimo tratto del campanile.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*4IQEIIoY0w6spLb8quwZ-Q.jpeg" /><figcaption>Un diedro alla base del campanile</figcaption></figure><p>Usciti dal diedro, per una comoda rampa, si guadagna la forcella con libro di vetta che permette di scegliere se proseguire uscendo sul crestone Popera o salire l’ultimo tratto, più difficile ed esposto, fino alla cima del Campanile.</p><p>Dalla forcella prendo la biforcazione a sinistra, che in discesa mi porta alla successiva biforcazione, dove decido di salire per il Campanile.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*5FJ_4j9leHaKJKwtlCOL2Q.jpeg" /><figcaption>La prima biforcazione, a destra si scende dalla cima del Campanile, a sinistra si prosegue per la fine della ferrata o per la salita al Campanile</figcaption></figure><p>Questo tratto è un po esposto e strapiombante, e ci si trova spesso appesi al cavo.</p><p>La vista, dopo essere saliti e scesi nuovamente dal Campanile, verso la fine della ferrata, rende onore alla cuspide.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*XrW1AZSQDZ5MKxG7Zd68sA.jpeg" /><figcaption>La cuspide terminale; a destra la forcellina da cui si scende per poi risalire sulla parete esposta a sinistra</figcaption></figure><p>Da questo punto il Creston Popera è realmente vicino ed in breve sono fuori</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*9Yei_Yf16jOo4XioKLadJw.jpeg" /><figcaption>Delle bandierine di preghiera segnano l’uscita della ferrata</figcaption></figure><p>Il panorama sul circo glaciale del Popera è ineguagliabile</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*6tgAR7PXhGLg9NAQ-G7SwQ.jpeg" /><figcaption>A sinistra la Punta Rivetti, poi il passo della Sentinella e la Croda Rossa, con tutti i suoi satelliti</figcaption></figure><p>Al rifugio mi aspetta Bruno, con cui chiacchiero un po ricordando i tanti momenti belli passati qui e nella zona</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*dQKgXanydZ7C_-GNoBEJbQ.jpeg" /><figcaption>Io e Bruno Martini</figcaption></figure><p>Non riesco a star fermo, ed appena tornato a Roma, prendo due giorni di ferie e torno di nuovo sulle Alpi, questa volta ho un appuntamento con Valerio che mi ha convinto a partecipare ad una cordata che salirà alla Capanna Margherita, sulla punta Gnifetti del Monte Rosa, a 4558 m, obiettivo che mi era sfuggito lo scorso anno.</p><p>Il <strong>27 agosto</strong> ci incontriamo ad Alagna, e saliamo rapidamente alla Capanna Gnifetti, il meteo sembra eccellente.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*Sfd9VbYAcp0v7x2xIZ8c9g.jpeg" /><figcaption>La Capanna Gnifetti</figcaption></figure><p>Il ghiacciaio è praticamente un torrente in piena… e ci inzuppiamo gli scarponi…</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*vjZZom-8bnljpMmAHNcX9w.jpeg" /><figcaption>L’ultima rampa prima del rifugio</figcaption></figure><p>Saliamo rapidamente l’ultimo risalto roccioso prima del rifugio e cominciamo a prepararci per la sera e la notte.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*JphvZdATY9T7eDBAnzjZJw.jpeg" /><figcaption>Le ultime cordate arrivano al rifugio nel pomeriggio</figcaption></figure><p>Dopo una abbondante cena, ed una notte con abbondanti russamenti… ci svegliamo prima dell’alba e scendiamo sul ghiacciaio.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*5HipLsq698gIHT36bgeDOQ.jpeg" /><figcaption>Il ghiacciaio del Lys visto dalla Capanna Gnifetti</figcaption></figure><p>Il passaggio è complicato, e la guida, Alberto Zucchetti ci guida al meglio nel labirinto dei ponti di neve, non abbiamo nessun problema. Procedo molto lentamente, la quota si fa sentire.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*cllD9doIOMxL3rSnoepJWQ.jpeg" /><figcaption>Verso il Colle del Lys</figcaption></figure><p>Ad un certo punto vediamo il Monte Bianco illuminato dal sole dell’alba, lontano, ad ovest.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*5Jy6J6HxH74ymvjwCrYq4Q.jpeg" /><figcaption>Il Monte Bianco, dal Colle del Lys</figcaption></figure><p>Il Lyskamm ci accompagna, sulla nostra sinistra, mentre aggiriamo i crepacci e ci avviamo sul falso piano che porta alla base della punta Gnifetti</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*thkxyz0ZhPWG7kvRnhfcDQ.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*e6V-q220J70f3cPbptIRTg.jpeg" /></figure><p>Gli enormi seracchi della testa del ghiacciaio del Grenz sono impressionanti. Passiamo sopra ad alcuni crepacci che, pochi giorni prima, hanno restituito, ancora viva, dopo due giorni, una escursionista Russa. Siamo increduli, le guide in primis; è raro sopravvivere così tanto dentro un crepaccio.</p><p>Finalmente vediamo la Capanna Margherita, ci manca solo l’ultimo tratto; si sta alzando un vento forte e le condizioni stanno rapidamente cambiando, non avremo molto tempo e sicuramente non potremo salire su altre cime scendendo, come era in programma.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/960/1*L07Ia4-imZ-z3xUKFJp9UQ.jpeg" /><figcaption>Poche centinaia di metri ci separano dalla meta</figcaption></figure><p>La neve è dura e crostosa, e il vento implacabile, e appena arriviamo sulla cresta del rifugio, una folata di vento mi sbatte a terra.</p><p>Nonostante tutto abbiamo impiegato poco, circa due ore e mezza dalla capanna Gnifetti.</p><p>Una volta dentro, aspettiamo la seconda cordata del gruppo mangiando qualcosa, faccio una videotelefonata, il segnale è ottimo, e mi metto a piangere dalla commozione. E’ un traguardo semplice e di poco conto per moltissime persone, ma per me è un sogno.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*oo--PbJK1fQoUycZKEVxMQ.jpeg" /><figcaption>Il panorama verso sud dalla terrazza più alta d’Europa</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*kS-qXpXU1z4eAfknoBdypw.jpeg" /><figcaption>Il ghiacciaio Signal</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*v69qfGblYMUEPaNYs5kz3w.jpeg" /><figcaption>Uno sguardo a nord, verso i due Lyskamm ed il Cervino</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/960/1*MhZg95UmJPGAGrT5JcEKAQ.jpeg" /><figcaption>La cresta Signal, un sogno</figcaption></figure><p>Rapidamente le condizioni meteo peggiorano, e siamo costretti a scendere molto rapidamente e, una volta rientrati alla Gnifetti, dopo aver superato di nuovo il labirinto di crepacci, ci prepariamo e scendiamo nuovamente dal ghiacciaio, stando attenti ai crepacci che si stanno aprendo sempre più, sotto ad una fitta nevicata.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*Vm1MuyjnRGMXtDaEpYNV4Q.jpeg" /><figcaption>La discesa verso Indren</figcaption></figure><p>Un sogno divenuto realtà; ora ci sono tantissime altre cose che vorrei scoprire nel gruppo del Rosa, i Lyskamm, la Dufour…</p><p>Una volta giù ad Alagna mi metto subito in macchina e a notte fonda sono in campeggio a Terracina… ma questa è un altra storia, e non di montagna.</p><h3>Settembre</h3><p>A settembre comincio a pensare ad una traversata che volevo fare già dallo scorso anno, e comincio a documentarmi. La mia intenzione è quella di realizzare la traversata delle tre (quattro) vette del Corno Grande del Gran Sasso, da solo. Le persone a me care insistono, è un progetto abbastanza rischioso, da solo, senza averla mai percorsa prima, quindi cerco, senza molta convinzione, qualcuno che voglia venire con me.</p><p>Risponde all’appello su Facebook Leonello, un abruzzese con esperienza alpinistica che, come me, non ha mai percorso quella cresta. A dire il vero io non ero neppure mai salito sulla vetta Orientale.</p><p>Mi documento al meglio, e stampo un paio di relazioni, e nell’attrezzatura metto di tutto; anche se so che l’ultima parte era stata recentemente attrezzata a fix, porto con me chiodi e friends.</p><p>La mattina alle 8.00 ci incontriamo, io, Valeria e Leonello, a Prati di Tivo e saliamo rapidamente al Rifugio Franchetti. Li ci separiamo, Valeria rimarrà al rifugio fino al nostro ritorno.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*8E2YdHLT42huPJaqmooOtg.jpeg" /><figcaption>La parete Est del Corno Piccolo e il Rifugio Franchetti dalla ferrata Ricci</figcaption></figure><p>Saliamo rapidamente sulla ferrata Ricci, in abbondante compagnia, la giornata è bella. Gli affacci sul paretone sono incredibili. Alle 12.00 circa siamo in cima alla vetta Orientale, per me è la prima volta, e mi attardo un po’ a fare fotografie. Non siamo stati così rapidi come pensavo, e la strada è ancora molto lunga!</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*Hd6_jhSVfPLCG4DXEmeMyQ.jpeg" /><figcaption>Io e Leonello sulal Vetta Orientale, la cresta dietro è quella che ci porterà fino alla vetta Occidentale, che si vede in fondo</figcaption></figure><p>Scendiamo rapidamente fino alla Forchetta Sivitilli, dove incontriamo un altra coppia, in procinto di effettuare lo stesso percorso. Salgo da primo, facciamo tiri in sicurezza, ed è un bene, perchè nel canalino finale, dopo essermi appena appoggiato alla parete alla mia sinistra, viene giù un blocco grande come un frigorifero, che per poco non mi travolge, andandosi a schiantare sulle rocce sopra al ghiacciaio del Calderone, senza per fortuna fare alcun danno. Sul ghiacciaio c’è un gruppo che sta effettuando dei rilievi glaciologici.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*x1FxDijBP0Q_M-e4A6AQzw.jpeg" /><figcaption>Sulla morena del ghiacciaio si vedono le persone impegnate nei rilievi del Calderone (che è ben protetto sotto uno spesso strato di detriti rocciosi)</figcaption></figure><p>Alle 13.40 siamo sulla vetta centrale, e vediamo da lontano le persone che ci siamo lasciati dietro, sulla orientale.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*eci3-49lw_RuiYfkiL4l2Q.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*wGgECp8RxNia7aAyyiwmbg.jpeg" /><figcaption>Uno sguardo indietro verso la vetta orientale</figcaption></figure><p>Seguendo il percorso effettuato dalla cordata che ci precede, ci spostiamo sul versante est, con affaccio sulla catena dove corre il sentiero del Centenario, e scendiamo in doppia fino ad un canale dove avremmo potuto continuare. Alla fine del canale c’è un masso incastrato con un passaggio di III che è un po difficile da disarrampicare; mi faccio aiutare da Leonello con un cordino, che usiamo anche per passare gli zaini. Da qui si vede molto bene il Torrione Cambi, che si alza dopo la Forchetta Gualerzi, che raggiungiamo dopo una breve risalita dell’omonimo canale.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*93AQ5FHLB-08EEXbtv1Gtw.jpeg" /><figcaption>Il torrione cambi e, dietro, in lontananza, la vetta occidentale, la nostra destinazione</figcaption></figure><p>Mentre scendiamo verso la Forchetta Gualerzi vediamo che la cordata che ci precede ha deciso di evitarne la salita, traversando sulla cengia detta “Coppitana”, che affaccia in maniera molto aerea sul ghiacciaio del Calderone.</p><p>Con un altro tiro, siamo in cima al Torrione, con una divertente arrampicata su roccia molto più solida di quella della vetta centrale. Sono le 14.52, comincio a nutrire seri dubbi di riuscire a terminare la traversata godendo ancora della luce del sole.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*O-xc3YSAHsrEpQELF7G_iQ.jpeg" /><figcaption>Leonello in cima al Torrione Cambi</figcaption></figure><p>Contatto Valeria via radio, nel frattempo si era spostata alla sella dei Due Corni, e mi dice che ha già cominciato a scendere, per non perdere l’ultima corsa della funivia, alle 16.00, e ci aspetterà giù al piazzale.</p><p>Nel frattempo la visibilità scende a poco più di 50 metri, anche se ogni tanto abbiamo delle bellissime visuali del ghiacciaio e della vetta occidentale.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*9QbltsMWwj6l2STkGwGkUg.jpeg" /></figure><p>Scendiamo dal Torrione Cambi con due calate in corda doppia per il camino Jannetta. La discesa è abbastanza complicata, e possiamo solo immaginare quanto deve essere stata difficile la prima ascesa di questo camino nel 1919, una delle prime vie di IV sul Gran Sasso.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*Jizi41GZHoHQ_0M4MWWD0A.jpeg" /><figcaption>La seconda doppia dal Torrione Cambi</figcaption></figure><p>Fortunatamente le corde non si incastrano, anche se abbiamo un bel da fare per sbrogliarle, dopo la prima calata, su un terreno piuttosto instabile stranamente composto da quelli che sembrano scisti.</p><p>Risaliamo velocemente la forchetta del Calderone, al termine di un lungo canalone orientato verso Est e che sale dalla comba prima del bivacco Bafile, che vediamo solo brevemente in uno squarcio fra le nuvole.</p><p>La cordata che ci precede è già impegnata nel superamento del salto che porta alla base della “Madonnina”, anche nota come Punta Sivitilli. Secondo la mia relazione, in questo punto occorre passare in una famosa strettoia fra due lastre rocciose, mentre loro stanno passando più esterni, e più in alto. Proviamo ad avvisarli, ma riusciranno comunque a ritrovare il percorso corretto in prossimità della Madonnina.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*hPdTRydxD4KGxjjlXL9UHg.jpeg" /><figcaption>Uno sguardo indietro sulla Cengia Coppitana, sono le 16.45, ci siamo attardati molto nello scendere dal Torrione Cambi</figcaption></figure><p>Saliamo pochi metri e troviamo l’imbocco di quello che sembra il nostro passaggio, solo che è molto più stretto di quello che mi aspettavo; ci leviamo gli zaini e Leonello, che è un po’ più minuto di me, va in avanscoperta per cercare di capire dove si passi.</p><p>Dopo qualche minuto, non avendo più notizie vado a cercarlo, e lo trovo intento a <em>scavare</em> sotto ad un grande masso che ostruisce il passaggio; in effetti non capivamo dove si dovesse passare. Ma ci fermiamo, perchè smuovere rocce e terra sul fondo di quel canale potrebbe essere rischioso. Guardo in alto e vedo brillare un fix, e capisco che dobbiamo salire in opposizione e superare il masso che ostruisce il canale. Così facciamo e, con molta fatica, <em>uscimmo a riveder le stelle.</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*xjJcNqqytY-MRLUkCjIfKA.jpeg" /><figcaption>L’uscita dal camino-fessura</figcaption></figure><p>Dall’uscita del camino guadagniamo velocemente la cengia sotto la Madonnina, e da li la rampa che ci porta di nuovo sulla cresta.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*TkT3iTcX-XawYChFhjcmNg.jpeg" /><figcaption>La “Madonnina”</figcaption></figure><p>La Punta Sivitilli è un monolito che presenta, sul versante del Calderone, una bellissima parete liscia e verticale, percorsa solo da una piccola fessura. Sarebbe interessante da scalare, ma non oggi, sono già le 17.30 e il sole si sta abbassando velocemente dietro alla vetta Occidentale.</p><p>Da questo punto in poi proseguiamo facendo dei tiri e assicurandoci su dei fix che sono stati posizionati proprio due settimane prima nei punti di maggiore difficoltà. Ci sentiamo molto più sicuri a procedere così, anche se i tempi si allungano ancora di più. Il primo tiro lo sale Leonello, mentre i successivi, lungo la cresta, e soprattutto la pancia di IV che da’ accesso all’ultima parte della cresta, li apro io.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*TOwqG2uiXgOxQ5jneih5Fw.jpeg" /><figcaption>Quasi la fine, si traversa molto e si passa da una parte all’altra della cresta</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*paMqFqA5bBjwPyxOrkkEhw.jpeg" /><figcaption>Uno sguardo avanti, affacciandosi sul lato del Calderone, verso la cima Occidentale</figcaption></figure><p>La “pancia” da superare è un passaggio un po strano, occorre prima “saltare” dalla cresta fino ad una piccola cengia inclinata, bilanciarsi attaccandosi alla roccia e poi allungare le mani oltre il bordo, dove non si trova granchè. Per fortuna un fix, sulla destra, che sostituisce un vecchio chiodo, a sinistra, azzera i rischi di caduta in questo tratto un po’ psicologico.</p><p>Ne esco velocemente e recupero Leonello, con un panorama mozzafiato dietro.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*y0dp5rMrhrx9IdP3q78I9A.jpeg" /><figcaption>L’ultima difficoltà</figcaption></figure><p>Ormai è fatta, e anche se la luce è sempre più fioca, superiamo l’ultima paretina e siamo in vetta, sono le 19.30</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*AGsW3egTslUp7v1rIFenxg.jpeg" /><figcaption>Vetta occidentale</figcaption></figure><p>Rifaccio la corda e sistemo il materiale e ci prepariamo a scendere al buio con le frontali. Il panorama è pazzesco.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*l1WUkvEQQ3vUojqSsryZ2Q.jpeg" /></figure><p>Scendendo per il Passo del Cannone veniamo aiutati, nell’oscurità più totale, dalla luce del Franchetti che, però, dopo poco si spegne. Ma Rachele una volta accortasi delle frontali in discesa, provvidenzialmente, le riaccende.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*6qujvF-bu9i4JE-x2aV6UQ.jpeg" /><figcaption>Verso il Passo del Cannone</figcaption></figure><p>Arriviamo al Piazzale di Prati di Tivo alle 23.00 passate, Valeria ci aspettava in macchina, ma poi ha preso una birra con alcune persone che facevano parte della squadra dei rilievi. La discesa dall’arrivo della funivia fino al piazzale è stata la ciliegina sulla torta di una giornata meravigliosamente sfiancante! Arriviamo barcollando.</p><p>Ecco il percorso della traversata, dalla vetta Orientale alla Occidentale, trovate una <a href="https://www.appennino.tv/percorsi/la-traversata-delle-quattro-vette-del-corno-grande-del-gran-sasso/">relazione completa su appennino.tv</a></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*CELS68RrvNVFOVDcn0T2PQ.png" /></figure><p>Questa giornata resterà a lungo nella mia memoria.</p><p>Il resto del mese di settembre, <strong>il 14, il 16 e il 30</strong>, lo passiamo a Ciampino, io Virginia e Matteo, Erika e Valeria, a provare 5c e 6a, e dopo tanto tempo riesco a fare un 6a, Golia, anche abbastanza bene, mentre provo a risalire da primo dopo oltre 20 anni, acchiappatore dell’acqua. Matteo apre la sua prima via da primo, Ciollospit. Facciamo anche Filo di Arianna, che mi impegna non poco nel tratto iniziale.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*2JK1tJdMshUEifDzkwZA8w.jpeg" /><figcaption>Virginia apre Haiku</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*fDiAAtzhuLweKOyIuNEOyw.jpeg" /><figcaption>Virginia su Blu46</figcaption></figure><h3>Ottobre</h3><p>Il <strong>4 ottobre</strong> ritorno alla Mentorella con Virginia e Matteo, per ripetere assieme a loro Il signore dei lecci. E’ la prima volta che faccio salire e assicuro due secondi contemporaneamente, è un ottima via su cui fare pratica.</p><p>La cosa più complicata della giornata è scendere per la valletta fangosa che porta alla base dello sperone, il terreno è molto pesante, e cadiamo tutti come birilli, infangandoci pesantemente.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*hqfo26D0xS4xgjJ7QZO6xw.jpeg" /></figure><p>Salgo rapidamente, senza intoppi, e loro mi danno i comandi (verde! rossa!) per essere recuperati.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*bz4irNHB9WZrhm05K9SyXQ.jpeg" /><figcaption>Sul primo tiro</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*sFqleKKA6Msr9dn8AR9c9g.jpeg" /><figcaption>Sul secondo tiro</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*-K6Q70m4ZX8wtje7emfubg.jpeg" /></figure><p>Una bellissima esperienza, e la cordata ha funzionato alla perfezione! L’ultimo tiro l’ho fatto piuttosto “lungo”, e non riuscivamo più a sentirci, ho dovuto “tirare” molto le corde per poter arrivare in sosta e poi cominciare a recuperare.</p><p>Al rientro abbiamo fatto un salto a Guadagnolo, dove Matteo non era mai stato, e si è subito entusiasmato nel vedere quante vie ci fossero. Salutati alcuni amici, siamo subito tornati in città.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*3skAq8ji5bdJcEnCIFpXFQ.jpeg" /></figure><p>Il resto di ottobre è passato con veloci incursioni serali a Ciampino, l’<strong>8 e il 23</strong> e con una giornata a Guadagnolo, il <strong>18 ottobre.</strong></p><p>Valeria sale per la prima volta una via, Scivolo, e anche l’amica Damaris riesce, nonostante sia ormai buio</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/768/1*z_IgyEu7vNbOYQn-hYuqfA.jpeg" /><figcaption>Valeria su Scivolo</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/768/1*Ursr_O7XdQ3nrgMb3m56Ig.jpeg" /><figcaption>Virginia su Acchiappatore dell’acqua</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*OfvsiydkF6_7p09dHTK4qA.jpeg" /><figcaption>Rientro con le frontali, una costante del mese di ottobre</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*OEKioHtmCFNN6Y44wdC0lw.jpeg" /><figcaption>Salgo Golia, 6a, aperta da Matteo</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*1e32cEBrEqsAa6zSz8wJbg.jpeg" /><figcaption>Virginia sale Gastone al buio con la frontale</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*Rn2VqPrjAm_sv2ZjWsF2jg.jpeg" /><figcaption>E fa anche la manovra</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*RMmtKaXUF5orLAuobUG1zw.jpeg" /><figcaption>Chiudiamo Ciampino…</figcaption></figure><p>Il <strong>18 ottobre</strong> andiamo a Guadagnolo e cominciamo subito con il settore inferiore, dove chiudiamo velocemente alcune vie facili per prendere la mano.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*_6-PeOa6tCWBSTGY2Plrfw.jpeg" /></figure><p>Matteo apre poi lo Spigolo del Martello e io e Virginia la ripetiamo; un 5c abbastanza duretto.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*9s_8SefTOAf_P6Hwkh9XKg.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*Ye_IihqamX6Nopfl_LAYzA.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*EHL15q_ufKA1nV-xUMLPIQ.jpeg" /><figcaption>Matteo e Virginia su Lo spigolo del Martello</figcaption></figure><p>Andiamo poi a vedere Il Gheppio, dove salutiamo l’amico Davide, ripromettendoci di ripeterla a breve.</p><p>Il <strong>25 ottobre</strong> torno in cerca di montagna assieme a Valeria, e saliamo assieme, per la normale, appena appena spruzzata di neve fresca, il Terminillo, dopo aver parcheggiato alla Sella di Leonessa.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*DtCyya_skKWZryqQMEpCUw.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*NacwUiv4DQ2_UVKTkcYJwQ.jpeg" /><figcaption>L’unica difficoltà della via normale è quel canalino in basso</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*Ibjk7c-7xbc10N_SuuxpUg.jpeg" /><figcaption>Finalmente in vetta</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*87F7oQ6YTpvN98BfZ35Gqw.jpeg" /><figcaption>L’unica neve presente :)</figcaption></figure><p>Scendendo verso Leonessa il panorama autunnale è meraviglioso.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*WAW9vO_B00HPHUq6jQqqWQ.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*DaRTZ9mj9XFddKADti6cvw.jpeg" /></figure><h3>Novembre</h3><p>Il primo novembre andiamo alla ricerca di nuove falesie, e facendo visita a Matteo, ad Amelia, troviamo questi blocchi, I poligonali, con un avvicinamento dalla strada nullo.</p><p>Superiamo un 5b+ infame (Lauretta), con una taglientissima fessura che reclama le nostre dita, un 5a (Uppendaun) e poi un 5c (Minh-Hieu)<strong> </strong>e Matteo tenta anche, dopo averlo attrezzato dall’alto, un 6a. Sono tutti alla nostra portata, e la roccia è divertente.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*zK4nqF-ZrQnG0oTFpzWnEA.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*r9cHH93fn4NEKXJOaydjVw.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*KdVFmyDMGOzo5mLYTt9NUw.jpeg" /><figcaption>Su Minh-Hieu</figcaption></figure><p>Il <strong>7 novembre</strong> torniamo a Ciampino, dove riesco a fare bene 15 ottobre mentre Valeria fa per la prima volta Sabina. Ovviamente chiudiamo Ciampino :)</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*0xJZ2fKgzB6imowlJyttBQ.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*senzk7KxOwAX0JudZr73HQ.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*bKfe9oYYfIpqwHe80yoBVQ.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*IVR69Nu3Wz_BHkqf-FE96A.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*C0CQO8bMVEFWtZRqmiYxIQ.jpeg" /><figcaption>Su 15 ottobre 5c</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*4ADsyFo9hDhBNKISi9hd1Q.jpeg" /><figcaption>Valeria sale Sabina</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*ggwbvcIYGQuXk89Q2efNBQ.jpeg" /><figcaption>Chiudiamo Ciampino!</figcaption></figure><p>L’<strong>8 novembre</strong>, dopo aver contattato l’amico Pasquale Iannetti, decidiamo di recarci a Gaeta, per un sogno troppo a lungo rimandato; la via Beatrice.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*Dukth7gbRyl-dnxSDGVW6A.jpeg" /><figcaption>Lo spigolo della Montagna Spaccata</figcaption></figure><p>Saremo due cordate, Pasquale aprirà con Virginia e io aprirò per Matteo.</p><p>Per una volta siamo (quasi) i primi, e in breve, mentre attrezziamo le doppie, un piccolo gruppo di altre tre cordate si mette in fila dietro di noi per scendere dalla Via dei Camini, tappa obbligata per ogni percorso alla Montagna Spaccata.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*-pKAcOgBQHIVsfiAQ6U_5w.jpeg" /><figcaption>Cominciamo le doppie, il primo a scendere sarà Pasquale</figcaption></figure><p>Le doppie sono entusiasmanti, ma io devo decidermi a cambiare setup, perchè con le mezze corde e la piastrina sono troppo veloce; mi deciderò solo più tardi a provare un Edelrid Micro Jul, su suggerimento di Pasquale.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*mJtKGg5thuSEPtj-MR75YQ.jpeg" /><figcaption>Scende Matteo</figcaption></figure><p>La fine della prima calata è veramente nel vuoto, e scendo molto velocemente</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*ZDtZjrGAkprIz8QW1REG5Q.jpeg" /></figure><p>Mentre Virginia si prepara alla seconda calata</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*ZZ4kUahdsxD7ZbSaXBJj7Q.jpeg" /></figure><p>Arrivati al terrazzino alla fine della via dei Camini, dobbiamo lavorare un po per sistemare le corde, mentre Pasquale parte già per il traverso che porta al terrazzino di partenza della via Beatrice, molto più comodo di questo</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*xYEscgcPr4uN_lO9rjLYPw.jpeg" /><figcaption>Il terrazzino alla fine della via dei Camini, con un leggero casino di corde…</figcaption></figure><p>Arriviamo tutti al terrazzino dopo il breve traverso, e ci prepariamo a salire. Il primo è Pasquale, a cui faccio sicura, poi sale Virginia.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*sO9MAuwdjR033Q-llIHFCw.jpeg" /><figcaption>Sul primo tiro di Beatrice</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*klD9geA8mps0sN5XmqlfLg.jpeg" /><figcaption>Virginia sul primo tiro</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*aNOJG7TcC3OBmZ4mtarCQg.jpeg" /><figcaption>Virginia prima del tratto chiave</figcaption></figure><p>Ovviamente, come mi capita abbastanza spesso, qualcosa va storto. Mentre salgo, da primo, in questo tratto chiave, metto troppi rinvii, in particolare uno troppo a sinistra, perchè mi sentivo insicuro, e ad un certo punto, proprio a metà del pilastrino, non riesco a procedere.</p><p>Sono fermo, sotto l’ultimo fix, e le corde non scorrono, Matteo le lascia, praticamente, ma non c’è verso di avanzare: devo lottare contro la forza di gravità, su un tratto di 5c, e contro le corde che sono praticamente ferme. Mi allongio sull’ultimo fix dove sono arrivato, e comincio a cercare di recuperare le corde sotto di me, facendo una fatica incredibile.</p><p>Chiedo a Pasquale di aiutarmi, e mi cala una corda, ma neppure così riesco a muovermi, la corda mi trattiene sempre e sono spompato. Con le ultime forze ne recupero un altro metro, e così riesco ad uscire.</p><p>Non avrei mai creduto di poter essere bloccato in questo modo; inutile dire che dovrò tornare, per riprovare al meglio questo passaggio.</p><p>Il resto della salita scorre senza alcun problema, eccettuato un po di traffico di un paio di cordate che ci superano, e gli scorci sono meravigliosi.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*k4eH4wCslzP3lzCETs4Y5w.jpeg" /><figcaption>Un po di traffico!</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*EiK_WkTyJ5c4lvqIJraylQ.jpeg" /><figcaption>Le soste comode</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*F3ROHNTrqDzvxgODxOqKlw.jpeg" /><figcaption>Le soste comode e belle</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*z2OO_iBznuWWUE9oi4uBsg.jpeg" /><figcaption>Arriva Matteo</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*tpMHhDRZ4lzSeMcoYEOZ5w.jpeg" /></figure><p>Giungiamo rapidamente nel punto più scenografico della via, e ci riempiamo gli occhi di tanta meraviglia.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*l-uvgUgtmFm6nIq2O7PO9w.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*r-KXsgsxM19MoGEciQmZJg.jpeg" /><figcaption>La mia gioia è incontenibile</figcaption></figure><p>Ora ci rimane solo un ultimo tiro, con una salita in un camino e poi una curiosa “giravolta” in uscita</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*gqRnBfgUGkh8G7dlgIAz5A.jpeg" /><figcaption>Pasquale sull’ultimo tiro</figcaption></figure><p>Una giornata meravigliosa. Altri ricordi da aggiungere ai preferiti.</p><p>Chiudiamo in bellezza con una Tiella da Guido.</p><h3>Novembre</h3><p>Con il nuovo DPCM non possiamo uscire dalla nostra regione, quindi, l’unica cosa che possiamo fare al momento è un po di … Ciampino.</p><p>Il <strong>10 novembre</strong> io e Valeria andiamo a fare qualche via, e lei per la prima volta sale un 5a, Gastone!</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*C0M1mMFIxevMpTKdZu-3-Q.jpeg" /><figcaption>Valeria su Gastone</figcaption></figure><p>Non sapevamo ancora che quella sarebbe stata la nostra ultima volta a Ciampino…</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*t205SX4x_kVuf89-qCqkFQ.jpeg" /></figure><p>Infatti, di li’ a poco, la proprietà avrebbe deciso di sistemare la recinzione ed inibire l’accesso alla cava… speriamo che nel 2021 si possa ricominciare a frequentarla…</p><p>Improvvisamente verso la fine di novembre arriva la neve sul Terminillo, e allora andiamo a vedere che situazione c’è; avevamo in mente di tentare la via dello Sperone Centrale e quindi avevo con me tutta l’attrezzatura necessaria.</p><p>Quando arriviamo sotto, però, capisco che non è il caso, fa freddo e la roccia è ricoperta di galaverna.</p><p>Io, Virginia e Matteo, in assetto invernale, anche se Matteo è senza ramponi, saliamo dal canale Centrale, partendo dalla Sella di Leonessa, troviamo molti sassi e tanta Galaverna, ma l’esperienza è comunque bella. La prima (semi) invernale per Matteo.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*sqvBVA1DGXlGihleGqgKvw.jpeg" /><figcaption>Verso il canale centrale</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*8JzekavMfNyKwZ-lpZFmXg.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*fBaly7n_oc2wLPVh05-yCA.jpeg" /><figcaption>La strettoia del canale centrale</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*SGs4BYK04dkH57j-0WCORQ.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*Mm_6jMRzcMYG-ulRljSjEw.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*hE7_s-8Xe3lgyMHyxp6bKQ.jpeg" /><figcaption>Verso l’uscita del canale centrale</figcaption></figure><p>Siamo in vetta molto presto, e nonostante siamo in buona compagnia, siamo gli unici ad essere saliti da un canale.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*q13E_bO0wZnjafRIkozHFA.jpeg" /></figure><p>Scendendo lungo la normale incontriamo bellissime sculture di galaverna</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*awsWZNYvIuFjvIIas7x2ew.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*D_DLBpdrBdW3N5Keg5M5mA.jpeg" /></figure><p>Il panorama, mentre torniamo indietro è meraviglioso</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*diKBsFqejvfp8ayfNmd8oQ.jpeg" /></figure><p>Il <strong>29 novembre</strong> andiamo ad esplorare la falesia del Drago al monte Soratte; non c’ero mai stato e nonostante l’avvicinamento non proprio breve, anche grazie all’esposizione a ovest, si arrampica fino a tardi e non si soffre il freddo.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*qIE5tdh8HsUlFhQSFzJAhA.jpeg" /></figure><p>Saliamo su La rampa dei tre, via facile per cominciare, ma c’è molta folla, e le vie hanno la fila! Sembra che tutta Roma si sia data appuntamento qui per arrampicare, e infatti incontro diverse persone che conosco.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*Ww7Op4tU0fJIZR-KWhZ0rg.jpeg" /><figcaption>Qui sono su “Il confine”, aperta da Matteo, un bel 5c</figcaption></figure><p>Il panorama è quello che ci resta da osservare, perchè anche cambiando settore non riusciamo più a trovare una via libera…</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*v1UH5PWgZA8MoLYDWnbOlA.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*TzWr9sNVWRMb5npqMu2rbQ.jpeg" /><figcaption>Andando via</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*ggEvDFIcABthEvaZIicmfg.jpeg" /><figcaption>Virginia e Matteo</figcaption></figure><p>La zona è molto interessante anche per chi non arrampica, in quanto un sentiero, semplice e non esposto, unisce tutti gli eremi abbandonati sulla montagna.</p><h3>Dicembre</h3><p>Finalmente arriva la neve vera sul Terminillo, e allora andiamo subito a fare un giretto. Il <strong>12 dicembre</strong> l’obiettivo che ci siamo posti è semplice ed alla portata: il Rifugio Rinaldi al Terminilletto da Rialto, che è l’ultimo posto in cui si può arrivare in auto, la strada fino al Sebastiani non è ancora aperta.</p><p>Partiamo con ramponi, anche se sarebbe stata giornata da ciaspole, e vediamo tantissimi scialpinisti godersi appieno una neve polverosa e abbondante. Purtroppo Virginia non si sente molto bene, quindi torniamo indietro giocando un po sugli enormi accumuli a bordo strada.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*Gejuxzqgj3RSHmcEu_ZhQQ.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*90J-i1im05AHUCHlGhmauA.jpeg" /><figcaption>Giocando</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*T7VPqWBdlxcrR6EERZIjdQ.jpeg" /><figcaption>Virginia impara ad uscire dalle cornici</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*wLgjtuoCuL4O7M1ybfiKmg.jpeg" /><figcaption>Ed anche Matteo, con una sola picca</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*j14HodDjX6clI3226EwIYA.jpeg" /></figure><p>Una settimana dopo, il <strong>19 dicembre</strong>, dopo aver fatto assestare per un po tutta la neve caduta nella settimana, torniamo su, questa volta possiamo parcheggiare al rifugio Sebastiani, hanno aperto la strada, siamo i primi, alle 7.30 siamo li, dopo essere partiti alle 5.30 da Roma.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*cqhYItN53k9A5lFdrjVNpA.jpeg" /><figcaption>Lo spettacolo al nostro arrivo</figcaption></figure><p>I canali sembrano tutti in ottime condizioni, ma noi siamo intenzionati a salire il Chiaretti-Pietrostefani, un canale PD+ che immagino sarà in condizioni eccezionali. Io non l’ho mai percorso, Matteo è al suo primo canale invernale e Virginia ha fatto solo il centrale lo scorso anno.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*wJ7l3NrsKjfTSwjKGA3LZA.jpeg" /><figcaption>Canali pieni di neve e cornici enormi sui primi speroni</figcaption></figure><p>Quando arriviamo alla sella delle Scangive non posso credere ai miei occhi, il canale è meravigliosamente ben formato e pieno.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*8vhcvu6l3ni54ZiSxrm2Hw.jpeg" /></figure><p>Dopo una breve traversata, raggiungiamo l’accesso del canale, e cominciamo subito ad essere “bombardati” dai blocchi di neve che le due cordate che ci precedono fanno cadere su di noi. Alcune fanno male, ma in generale si tratta di neve indurita. Si sale benissimo, su gradini già formati o neve dura, cerchiamo di fare la nostra traccia.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*HS-Y56ThMrRvcBHnx_EWrQ.jpeg" /><figcaption>Entriamo nel canale</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*buT0rEOKIc2aDtmJzQnZ3g.jpeg" /></figure><p>Ci fermiamo spesso a fare foto, perchè le condizioni sono veramente eccezionali</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*KJ7Ds9LtPha4IVWTcE4r1A.jpeg" /><figcaption>La prima strettoia</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*QbD-qVfDcXvfLcYFSP5dPg.jpeg" /><figcaption>Quasi al saltino di misto; altre cordate aspettano alla sella delle Scangive</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*dIPZDuiQ4O_eGiFW5CEtcw.jpeg" /><figcaption>Il panorama da metà canale</figcaption></figure><p>Il tratto di misto, più delicato, è ben coperto, anche se è necessario mettere i ramponi sulla roccia; lo faccio assicurato da Virginia, in sosta su un chiodo malsicuro e su un fittone.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*xZ3i_vlbS1LvVF-4D5KVjw.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*bit3lR0pbIMPQ10nac23rA.jpeg" /><figcaption>Virginia esce dal tratto di misto</figcaption></figure><p>Ora dopo aver sistemato la corda, ed esserci legati nuovamente in conserva, affrontiamo gli ultimi due saltini prima della cresta che ci condurrà in vetta.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*uE7VuzWjFVNsJ6cMK9Wq7w.jpeg" /><figcaption>Panorama sull’uscita del canalino nord</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*TGb0rFhEOlI6zNmWlj8v3Q.jpeg" /></figure><p>Anche qui troviamo tantissima neve, ed i due salti rocciosi sono completamente coperti.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*LjmyKebB1tM4pRH2KslIkg.jpeg" /></figure><p>Da qui in poi siamo in cresta, ed anche se affondiamo tantissimo, stando attenti alle cornici a sinistra, sugli altri canali, arriviamo velocemente in vetta.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*5RQKl-pMUEIqh8llYPm_MQ.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*epcRgTW8ubht-nyeCHbBgw.jpeg" /><figcaption>Vetta!</figcaption></figure><p>Qui incontriamo il mio amico Domenico Perri con la sua compagna Ilona, e ci facciamo una bella foto ricordo.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*0AbZVQAXqSLtd5fw_WWd_Q.jpeg" /><figcaption>Io e Domenico Perri</figcaption></figure><p>E’ stata una giornata magnifica, con il Terminillo in condizioni perfette.</p><p>Il <strong>23 dicembre</strong> facciamo l’ultima uscita dell’anno; una brutta tendinite ha colpito il mio braccio destro, quindi optiamo per una facile e comoda falesia, la Rock Cimitery a Sant’Oreste, dove riesco a salire un paio di vie, un 4b e un 5a senza usare una mano.</p><p>Matteo e Virginia si cimentano su un 5c. Dopo lunghi tentativi Matteo rinuncia, mentre Virginia apre facilmente. Si tratta di placche, in cui è necessario molto equilibrio.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*fB2Wp8OGgRISTBQ7Y45GMA.jpeg" /><figcaption>Salgo un 5a senza un braccio</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*Bh22xRHrjQm1BzGsisMapg.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*_Fqwx_FacSUwvy4COkw8yA.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*11WpWV5xbNWDMLWYdjGM2Q.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*MnZ1HZEdbTZ2UQjmzJzL-A.jpeg" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*i2BqtmqcHvSY1n4e1zHqDg.jpeg" /><figcaption>Matteo su Quintalozzo, 5c, prova ad usare anche un vigliacchetto… invano</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*f44yIxVMj2n71zA32SwZCQ.jpeg" /><figcaption>Virginia invece passa senza particolari problemi</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*872FTy8vE94K4Ts8xnPA8w.jpeg" /></figure><h3>What’s next?</h3><p>Difficile pensare che il 2021 potrà portarmi gioie ancora più grandi, ma ho comunque stilato un elenco di obiettivi. L’importante è non smettere mai di stupirsi e di esplorare, che sia un ravanage nel bosco, o una salita su un ghiacciaio, una via multipitch o un tiro in falesia.</p><p><strong>Un ringraziamento speciale</strong> agli amici che mi hanno accompagnato in alcuni brevi o lunghi tratti di questo 2020 parecchio montanaro: Valeria A., Virginia V., Matteo S., Arianna M., Ginestra M. , Michele D., Pasquale I., Domenico P., Alberto O., Luigi C., Leonello R., Enrico C. , Vincenzo C. , Barbara V., Nadine M., Umberto C., Emiliano B., Emanuele G., Paolo S., Luca P., Alessia B., Francesco B., Martina M., Paolo M., Valerio A.</p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=4e69e83e44ba" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Cosa mi ha portato il 2019]]></title>
            <link>https://luvi.medium.com/cosa-mi-ha-portato-il-2019-69fef15783d5?source=rss-2025e18007f2------2</link>
            <guid isPermaLink="false">https://medium.com/p/69fef15783d5</guid>
            <category><![CDATA[personale]]></category>
            <category><![CDATA[alpinismo]]></category>
            <category><![CDATA[resoconto]]></category>
            <category><![CDATA[diario]]></category>
            <category><![CDATA[2019]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Lucio Virzì]]></dc:creator>
            <pubDate>Wed, 30 Dec 2020 19:05:39 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2020-12-30T19:05:39.752Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Nota originariamente scritta il 24 novembre 2019</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*Xsky-Q1Y1uz_IAAI" /></figure><p><em>Primi minuti del 2019, un gelido brindisi</em></p><p>E’ stato un anno meraviglioso, con un deciso gusto di montagna.</p><p>Primo gennaio 2019, prima volta con i ragazzi alba in montagna sopra i 2000 m, fra neve e ghiaccio -&gt; risultato un drone disperso attorno al velino</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fembed%2F2cO3gysfeO0%3Ffeature%3Doembed&amp;display_name=YouTube&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3D2cO3gysfeO0&amp;image=https%3A%2F%2Fi.ytimg.com%2Fvi%2F2cO3gysfeO0%2Fhqdefault.jpg&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=youtube" width="854" height="480" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/0b3c37a238b8202fc15076283a72b6b0/href">https://medium.com/media/0b3c37a238b8202fc15076283a72b6b0/href</a></iframe><p><em>Primo video del 2019!</em></p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fembed%2FqWqVeO88ga8%3Ffeature%3Doembed&amp;display_name=YouTube&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DqWqVeO88ga8&amp;image=https%3A%2F%2Fi.ytimg.com%2Fvi%2FqWqVeO88ga8%2Fhqdefault.jpg&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=youtube" width="854" height="480" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/d745f9df404de7fc3fae76c1aba3695e/href">https://medium.com/media/d745f9df404de7fc3fae76c1aba3695e/href</a></iframe><p><em>Ciaspolata con i ragazzi</em></p><p><strong>Febbraio 2019</strong>, prima volta su un canale ghiacciato in condizioni meteo proibitive, il canale dell’Orsacchiotta al Terminillo -&gt; risultato, ustioni da congelamento agli arti inferiori</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*e6c7TKHEgjP6-o56" /><figcaption><em>Uscita dal canale dell’Orsacchiotta</em></figcaption></figure><p>A febbraio ho anche tenuto la mia prima serata al CAI</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*uy1WoCSPD4_wogNL" /></figure><p><strong>Aprile 2019</strong>, lancio di appennino.tv -&gt; risultato, tanto tempo passato a scrivere ed organizzare</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/856/0*JdjHdrXOBmiZoLKQ" /></figure><p><strong>Maggio 2019</strong>, bellissimo giro in solitaria in tenda nella zona del Lago della Duchessa</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*HjlqyL2GUhBivMwk" /></figure><p><em>Si va a dormire presto…</em></p><p>Giugno 2019, prima volta della direttissima al Corno Grande con Virginia, dopo aver pernottato in tenda ai piedi della montagna -&gt; risultato un sacco di stanchezza nelle gambe al ritorno</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*Ra1RCeFqjf7oJwlC" /></figure><p><em>Il nostro accampamento</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*-X2fkc0QkK_qgQLi" /></figure><p><em>Si fa sera</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*kRgLVff6l56TATIc" /></figure><p><em>L’alba sotto il Corno Grande</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*Rr9aAwnkaesb-NCX" /></figure><p><em>In vetta!</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*EJKeM3OrmcfXYHAp" /></figure><p><em>Il libro di vetta</em></p><p><strong>Giugno 2019</strong>, presentazione del progetto appennino.tv presso la sede CAI di Roma</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*luYqr2q44YKB7LyY" /></figure><p><strong>c</strong>, tentativo con amici alla Capanna Margherita sul Monte Rosa, prima volta attorno ai 4000 m -&gt; risultato, ritirata strategica</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*WTIJMzL6GQP9SPBY" /></figure><p><em>Prepariamo i materiali</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*r7sO3mxDykvQa9tv" /></figure><p><em>Ghiacciaio del Lys e Piramide Vincent</em></p><p>Agosto 2019, prima ascensione di una via di quattro tiri fino al IV+ da solo con Virginia, alle Cinque Torri -&gt; risultato, discesa in corda doppia di 50 m piuttosto tribolata per Virginia</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*dJo83GaRdo0240QU" /></figure><p><em>Le cinque torri</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*AWm49pMK7mg2PjcV" /></figure><p><em>Virginia mi raggiunge alla seconda sosta</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*osZGtYDJpwl5BxTr" /></figure><p><em>Cambio!</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*ltvkl0WjmgbyaSJs" /></figure><p><em>In vetta!</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*oTd_q_UZr-1Dskcf" /></figure><p><em>La doppia da 45 m</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/920/0*1dEEOhWDuUKFs1rN" /></figure><p><em>La via</em></p><p>Ancora <strong>agosto 2019</strong>, in zona con famiglia e amici a passeggiare, scalare o pattinare.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*NPxCkw0hQOb_q1rv" /></figure><p><em>Sul Monte Paterno</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*c7CaPGe7t3AO_W94" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*fvfd7xxVe6nik2sG" /></figure><p><em>Sentiero delle Forcelle</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*fF-noDOcb3GWBezE" /></figure><p><em>Sul Monte Paterno</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*PKwbF9FpZwQPPYHr" /></figure><p><em>Cascate di Fanes</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*o57CuwzKgP5ir3LV" /></figure><p><em>Cascate di Fanes</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*tAwVGhEg3y26Rg4c" /></figure><p><em>Fanes</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*XkyfMh3UhMQTVftC" /></figure><p><em>Faloria, Ferrata Sciclub 18</em></p><p>Sempre <strong>agosto 2019</strong>, delle belle salite con amici nella zona del Prena e delle Torri di Casanova, Via del CAI Pennesi, Via dei Laghetti e Via Brancadoro</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*1CmCrCJUZyMBAZY9" /></figure><p><em>Via Cai Pennesi alle Torri di Casanova</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*kRpf-lAlzgP0SBbO" /></figure><p><em>Via Cai Pennesi alle Torri di Casanova</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*IOjDWOmPgrVL-22v" /></figure><p><em>Via dei Laghetti al Monte Prena</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/proxy/1*b31hiO4ynbDLRrXWEFF4aQ.png" /></figure><p><em>Via dei Laghetti al Monte Prena</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*8ilebFNfaTJPWS9t" /></figure><p><em>Via dei Laghetti al Monte Prena</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*t5JXuxHSRhwCahmp" /></figure><p><em>Monte Prena</em></p><p>Ancora agosto 2019, prima ascensione di un 4000 m, il Breithorn di fronte al magnifico Cervino -&gt; risultato, un sacco di soldi in meno sul conto</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*EtaOWfL1411Fj7Ih" /></figure><p><em>Breithorn</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/proxy/1*b31hiO4ynbDLRrXWEFF4aQ.png" /></figure><p><em>Vista sul ghiacciaio del Plateau Rosa</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*a4Y-sHr7k_drGbnp" /></figure><p><em>Io e Virginia con il Cervino sullo sfondo</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/proxy/1*b31hiO4ynbDLRrXWEFF4aQ.png" /></figure><p><em>In vetta con appennino.tv</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/proxy/1*b31hiO4ynbDLRrXWEFF4aQ.png" /></figure><p><strong>Settembre 2019</strong>, sono tornato ad arrampicare da primo sul 5c-6a su roccia! -&gt; risultato, botte e mani spellate</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/proxy/1*b31hiO4ynbDLRrXWEFF4aQ.png" /></figure><p><em>Martello — Guadagnolo</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/proxy/1*b31hiO4ynbDLRrXWEFF4aQ.png" /></figure><p><em>Martello, Guadagnolo</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/proxy/1*b31hiO4ynbDLRrXWEFF4aQ.png" /></figure><p><em>Ciampino</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/proxy/1*b31hiO4ynbDLRrXWEFF4aQ.png" /></figure><p><em>Ciampino</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/proxy/1*b31hiO4ynbDLRrXWEFF4aQ.png" /></figure><p><em>Guadagnolo</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/proxy/1*b31hiO4ynbDLRrXWEFF4aQ.png" /></figure><p><em>Guadagnolo</em></p><p><strong>Settembre 2019</strong>, prima volta con Fabiola al Rifugio Franchetti!</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*iVe_YJUA5-S98fAO" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/proxy/1*b31hiO4ynbDLRrXWEFF4aQ.png" /></figure><p><strong>Ottobre 2019</strong>, divento influencer per l’Italia di Google Crowdsource -&gt; risultato, 800 e passa km in auto per il primo meetup durante il <a href="https://www.facebook.com/hashtag/gdgdevfesturbino">#gdgdevfesturbino</a></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1019/0*rX3AfJGyt2hch0zb" /></figure><p><em>Speaker durante il GDG Devfest di Urbino per #googlecrowdsource</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*J4I-cArzMtZjJngQ" /></figure><p><em>Urbino GDGDevfest</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/proxy/1*b31hiO4ynbDLRrXWEFF4aQ.png" /></figure><p><em>Urbino GDGDevfest</em></p><p><strong>Novembre 2019</strong>, prima volta in cui mi affaccio in un sinkhole e realizzo un video aereo su di esso, finendo ammaliato dal mondo del sottosuolo -&gt; risultato, tanto fango nelle scarpe (buttate) e una bellissima citazione in un documentario</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fembed%2FIDzydSewbI4%3Ffeature%3Doembed&amp;display_name=YouTube&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DIDzydSewbI4&amp;image=https%3A%2F%2Fi.ytimg.com%2Fvi%2FIDzydSewbI4%2Fhqdefault.jpg&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=youtube" width="854" height="480" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/74a340c22be5f263193b8cbfb5229345/href">https://medium.com/media/74a340c22be5f263193b8cbfb5229345/href</a></iframe><p><strong>Dicembre 2019</strong>, manifestazione delle <a href="https://www.facebook.com/hashtag/sardineroma">#sardineroma</a> a San Giovanni un momento di politica e partecipazione indimenticabile</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*oj5APIFy7TP7F8Sv" /></figure><p>Sempre a dicembre, durante l’annuale riunione dei soci, sono stato confermato per la seconda volta consecutiva tesoriere della mia associazione dei laureati, <a href="https://www.facebook.com/MDALITUR/">ALITUR</a> cosa di cui vado molto fiero!</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*By_V63gdYub3pM9x" /></figure><p><strong>Dicembre 2019</strong>: chiudiamo (?!??!) in bellezza con una splendida giornata di arrampicata, il 26, a Ripa Majala. Chiudo diversi 5a e 5b anche da primo, e due splendide vie lunghe, 5b e 5c dove lascio un po di polpastrelli per ricordo</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/proxy/1*b31hiO4ynbDLRrXWEFF4aQ.png" /></figure><p><em>Sotto ai cerotti ci sono diversi buchi :D</em></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/proxy/1*b31hiO4ynbDLRrXWEFF4aQ.png" /></figure><p><em>Via Coffee-Break 5c 30m Ripa Majala</em></p><p>C’è ancora tempo per qualche nuova salita, se l’inverno si deciderà ad arrivare!</p><p>Risultato più importante, e che azzera ogni patimento: tantissimi nuovi amici con cui ho condiviso momenti meravigliosi.</p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=69fef15783d5" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Nihil difficile volenti]]></title>
            <link>https://luvi.medium.com/nihil-difficile-volenti-7ad9c13c8de7?source=rss-2025e18007f2------2</link>
            <guid isPermaLink="false">https://medium.com/p/7ad9c13c8de7</guid>
            <category><![CDATA[lockdown]]></category>
            <category><![CDATA[direttissima]]></category>
            <category><![CDATA[invernale]]></category>
            <category><![CDATA[corno-grande]]></category>
            <category><![CDATA[covid19]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Lucio Virzì]]></dc:creator>
            <pubDate>Tue, 29 Dec 2020 18:52:20 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2020-12-29T18:52:20.915Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.facebook.com/notes/lucio-virz%C3%AC/nihil-difficile-volenti/10163649093575285">Nota</a> originariamente scritta il 4 giugno 2020</p><p>Chi mi conosce sà quanto odi la retorica del ventennio, che si è appropriata di questo motto Latino di difficile attribuzione. Non ho studiato il Latino ma amo questa massima, e da sempre vivo la mia vita in questo modo.</p><p>Il 25 maggio, dopo l’annuncio della riapertura della circolazione fra le regioni una idea ha cominciato a farsi strada dentro di me: passare in Abruzzo allo scoccare della mezzanotte del 2 giugno e salire in notturna il Corno Grande per la direttissima, per vedere l’alba dal tetto dell’Appennino.</p><p>Ho raccontato l’idea ai colleghi della redazione, e c’è stato chi ha iniziato subito a fare previsioni meteo, e chi si è studiato i DPCM per vedere esattamente come e quando sarebbe potuta iniziare l’avventura.</p><p>Per rendere tutto più interessante ho pensato di portare con me una camera a 360° Labpano Pilot Era, batterie, router, cavi e telefoni vari di backup.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*ClIQPGspvD0GCxEc" /><figcaption><em>Si comincia a preparare lo zaino</em></figcaption></figure><p>Poichè pensavo di poter dormire in cima per un po, mi sono portato anche l’occorrente per un bivacco. Inoltre, visto che non sapevo esattamente che condizioni avrei trovato salendo, ho portato una mezza corda e materiale per una ritirata in corda doppia di emergenza.</p><p>Risultato: zaino di 20 Kg…</p><p>Per qualche giorno ho provato a lanciare l’amo cercando qualcuno con cui condividere questa esperienza, ma le richieste sono andate a vuoto, un po per impegni già presi un po per timore che la cosa potesse assumere connotati… tragici!</p><p>Il 2 giugno, dopo aver fatto un po (532) foto alle Frecce Tricolori sopra casa, ho controllato il meteo fino all’ultimo momento, nei giorni precedenti aveva nevicato, ed anche la mattina stessa del 2 sembrava avesse fatto un temporale nevoso, ma per la notte ci sarebbe stata una tregua; ho mangiato, guardato un po di TV, preparato l’evento live per la diretta a 360° e avvisato i soci, lasciato il solito foglio con tutte le mie credenziali, password e quant’altro (sempre meglio pensare al peggio ed alla comodità di chi rimane) sul tavolo in salone, mi sono messo lo zaino sulle spalle ed alle 22.45 sono uscito.</p><p>Inutile dire che quello è stato solo il primo dei tanti momenti in cui ho pensato: ma chi me lo fa fare??? Non riesco a dare una definizione più appropriata di “uscire dalla propria zona di comfort” che mettersi in viaggio con 20 Kg di zaino, di notte, e sapere di non poter tornare a dormire che la sera del giorno dopo…</p><p>Devo dire che al casello è stata una emozione tirare fuori il Telepass e ricominciare a contribuire al mantenimento dell’Autostrada dei Parchi 😂. Non ho incontrato molte macchine, ed alle 23.30 ero virtualmente in Abruzzo, avendo superato il confine vicino Carsoli.</p><p>Arrivato a L’Aquila ho cominciato a vedere il cielo rischiarato da qualche fulmine… e questo mi ha fatto pensare un altra volta di tornare indietro, ma ho pensato di continuare per vedere quale fosse la situazione in quota.</p><p>Sapevo che le pattuglie atte a far rispettare il DPCM, in particolare il confinamento regionale, sarebbero state all’uscita del casello di Assergi, e così, dopo averle incrociate sull’A24 andare via in direzione opposta, alle 00.01 del 3 giugno, fase 3 del lockdown, ero finalmente in Abruzzo!</p><p>Il parcheggio di Campo Imperatore è, come si può immaginare, completamente vuoto. Esco per sentire la temperatura, gradevole, e per dare una occhiata in direzione del Corno Grande: non si vede nulla, le nuvole si spostano rapide, occultando la luna e le stelle, ma non mi sembra di vedere più fulmini. Un altro momento in cui trovare una scusa per tornare indietro passa rapidamente, indosso gli scarponi, la tenuta invernale, intimo termico, pile e guscio, carico lo zaino e mi incammino. E’ l’una.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*tvEVMEVwTiYIcvV5" /><figcaption><em>L’osservatorio di Campo Imperatore</em></figcaption></figure><p>La sensazione di isolamento (finalmente, dopo mesi e mesi di isolamento 😃) è forte, riesco a sentire solo il battito del mio cuore, e per concentrarmi ancora di più sulle sensazioni, ogni tanto spengo anche la frontale, e quando la luna riesce a trovare un varco in mezzo alle nuvole, la vista è bellissima.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*3y0V-b9msQn9Rifz" /></figure><p>Non troppo velocemente, senza incontrare neve, se si eccettua una lunga lingua che scende da Monte Aquila, arrivo al Sassone alle 2:40</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*W98IIOl_q63n9L0P" /><figcaption><em>Il Sassone</em></figcaption></figure><p>Arrivato qui comincio a pensare che riuscirò ad essere in cima per l’alba, e che tutto il progetto potrebbe essere fattibile. Ma ancora non sono riuscito a vedere le condizioni del canale della centrale. Come lo troverò? Sgombro di neve? In condizioni invernali? Comincio a salire verso il canale e lo trovo ingombro di neve fresca e inconsistente. Provo a salire con gli scarponi senza ramponi, si affonda oltre il ginocchio una volta rotta la sottile crosta ghiacciata, ma sotto, alla fine, mi sembra di sentire un po di ghiaccio. Quindi decido di indossare i ramponi e usare una picca. Voglio fare l’intero percorso estivo, compresa la paretina in alto dopo il pilastro, quindi rimarrò sempre all’interno del canale, indipendentemente dalle condizioni in cui lo troverò. Non me la sento di allontanarmi dal percorso (anche se ho un GPS con me), vista la scarsa visibilità: all’interno della nuvola, anche con la frontale al massimo, non ci sono più di 4–5 metri di visuale.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*tO6paK_FqLqgpAqt" /><figcaption><em>L’inizio del canale della direttissima</em></figcaption></figure><p>Alle strettoie l’accumulo di neve fresca è importante, e se non sto attento sprofondo fino alla vita; il rischio in questi casi è di poggiare tutto il peso (ed io sto a 100 kg con lo zaino…) su nulla, o infilarsi fra due rocce. Quindi pulisco un po la via con la piccozza, cercando gli appigli sulla roccia, e dove c’è un po di rigelo notturno, procedo con i ramponi in sicurezza.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*c8Zdr_YrlRMoElgE" /><figcaption><em>La prima strettoia</em></figcaption></figure><p>L’arrampicata è un po mista, e raramente si riesce a far presa sul ghiaccio che si nasconde sotto la coltre di neve fresca; più spesso uso i ramponi e la piccozza sulla roccia.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*_AEaL_soYIxEfRFF" /><figcaption><em>L’uscita mista della prima strettoia</em></figcaption></figure><p>Proseguo rimanendo nel canale, con neve un po più portante, superando un altra strettoia con un po di rigelo, ed arrivo in breve alla base del torrione che normalmente fa da spartiacque fra la direttissima invernale e quella estiva.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*7fnU8c8w4WkjKtRR" /></figure><p>Alla base del torrione è impossibile sbagliarsi, anche in inverno; come ho già scritto ho deciso di percorrere il tracciato estivo (del resto siamo al 3 giugno…) e quindi punto a destra, verso la paretina.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*3XpV8Hm8piGLP5-G" /><figcaption><em>Il pilastro con le indicazioni per la paretina da superare subito dopo</em></figcaption></figure><p>Qui trovo la fessurina su cui normalmente salgo, piena di neve, e sopra anche un po di vetrato, decido allora di proseguire a destra, guadagnando qualche metro sulla neve, per poi salire sul più facile, senza togliere i ramponi, perchè è già tardi e rischio di “bucare” l’alba. Mi ritrovo così, senza rendermene conto, a fare un traverso di 4–5 metri sui ramponi, su vetrato e incrostazioni di ghiaccio, il passaggio più delicato di tutta la salita.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*74dN99pLwAQr02Qa" /><figcaption><em>La fessura della paretina a metà via</em></figcaption></figure><p>Rapidamente supero il resto del canale e la parte terrazzata, fino a giungere al passaggio che molti trovano ostico e che faccio tutto in punta di ramponi, passando da una parte all’altra del canalino.</p><p>Si sta facendo tardi, e i primi chiarori cominciano a far uscire sempre più roccia dall’oscurità, dandomi modo di vedere dove sono passato, sono ormai le 5:05 e l’alba è prossima, ma mancano solo 50 metri alla vetta.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*zh89sJCllblvX11O" /><figcaption><em>L’ultima parte della direttissima, verso l’alba</em></figcaption></figure><p>Comincio ad accelerare, non vorrei arrivare lungo, nella mia testa ho ancora l’obiettivo di far partire la diretta sulla pagina facebook di <a href="https://www.facebook.com/appenninotv2018/">Appennino.tv</a> forse qualcuno si è svegliato apposta.</p><p>Un ultimo sguardo indietro prima di percorrere la cresta che mi porta in vetta.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*H1ph7Jy30HVvSXI-" /></figure><p>Appena vedo la croce di vetta, vengo circondato da un bagliore roseo-arancione, e capisco di essere arrivato un po in ritardo, ma pazienza, sono le 5:40, smonto lo zaino, monto la camera a 360 e preparo la diretta; l’atmosfera è magica, la solitudine assoluta, e il freddo molto pungente, i -8 previsti ci sono tutti e con il windchill ne sento molti di meno, costretto come sono a levare i guanti per poter sistemare tutte le apparecchiature.</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fembed%2FufCM4rE-Xdc%3Ffeature%3Doembed&amp;display_name=YouTube&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DufCM4rE-Xdc&amp;image=https%3A%2F%2Fi.ytimg.com%2Fvi%2FufCM4rE-Xdc%2Fhqdefault.jpg&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=youtube" width="854" height="480" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/aeeca2f480730155e09c079042149f75/href">https://medium.com/media/aeeca2f480730155e09c079042149f75/href</a></iframe><p><em>Nel video la camera Labpano Pilot Era usata per la live a 360°</em></p><p>Ovviamente il router non ha segnale, quindi devo fare delle prove con i due smartphone, inserire password degli hotspot che, nel frattempo, per non so quale motivo, si sono rimosse dalla camera, trovare gli occhiali… ecc.ecc. ma alla fine riesco a far partire <a href="https://www.facebook.com/lucio.virzi/videos/10158162550991023/">la diretta</a>.</p><p>Mentre arrivavo, Francesco, che avrebbe voluto essere con me, si apprestava a salire il Velino ed è stato il primo a collegarsi alla diretta.</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fembed%2FD4kC_OVxNsA%3Ffeature%3Doembed&amp;display_name=YouTube&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DD4kC_OVxNsA&amp;image=https%3A%2F%2Fi.ytimg.com%2Fvi%2FD4kC_OVxNsA%2Fhqdefault.jpg&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=youtube" width="854" height="480" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/d587187c90cf2371eab27c84d86725f8/href">https://medium.com/media/d587187c90cf2371eab27c84d86725f8/href</a></iframe><p><em>La diretta dalla vetta</em></p><p>Perdonate la bassa qualità del video, ma la connettività, nonostante abbia provato tre operatori diversi, non è in grado di garantire un flusso 4K ad alto frame rate. Ho realizzato anche altri video e timelapse, ma richiedono tempo per l’elaborazione.</p><p>La vista dalla vetta, durante l’alba è stata eccezionale e, con la scusa di aspettare che salisse qualcuno a farmi compagnia, dopo essermi fatto un caffè, aver fatto altre riprese a 360, mi sono deciso a scendere verso le 7.00.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*jwG8hfiXX6K7NR1M" /><figcaption><em>L’anticima e Campo Imperatore</em></figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*9uYAVCwNIv0giq5m" /><figcaption><em>Il Corno Piccolo dietro l’anticima e la sella di accesso al ghiacciaio del Calderone</em></figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*dX3BIwkAaeQbq0qM" /><figcaption><em>La vetta orientale, con il riflesso del sole sul mare Adriatico</em></figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*daPSIhWk85-SM7dN" /><figcaption><em>Il bivacco Bafile</em></figcaption></figure><p>Mentre mi accingevo a preparare lo zaino per la discesa, mi sono accorto di un movimento lontano, ho guardato verso Ovest, ed ho visto la mia immagine in un “gloria”. E’ un fenomeno ottico che si verifica in condizioni abbastanza particolari, ne potete leggere su <a href="https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fit.wikipedia.org%2Fwiki%2FGloria_(fenomeno_ottico)%3Ffbclid%3DIwAR1kb0sN5GlRIwwr7DedwaWh4Q3KUkoM7jJVXTDEjZHYN4i_vc0jL8foz64&amp;h=AT0LsbMVCOI3j6B8m2H_myK8iuARhUV4gCSqzw-2HRY_Iz82ijkc8vndOHc0cUgPgfWHZzLwFRCYwf6yX8NwLr5S8pWm0b1JeNikEVj_3_NPtzW_tMpurVmSpL1tuCJW5ZNlOnBr">Wikipedia</a>.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*JJX-ukKqn33kcY8w" /><figcaption><em>Il mio “gloria”</em></figcaption></figure><p>La discesa è avvenuta per la Via delle Creste, mai percorsa prima da me, ed è stata una piacevole scoperta. Del resto, la normale era invasa da neve ghiacciata, ed avrebbe rallentato ulteriormente la discesa. Lungo la via delle creste il colpo d’occhio sul Corno Piccolo e sull’Intermesoli è meraviglioso. Per prendere la Via delle Creste, scendere verso la normale, ed arrivati sul bordo che affaccia sul ghiacciaio del Calderone, deviare a sinistra, dove segnalato.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*do3Jrxf5ozj1eN84" /><figcaption><em>La cresta di discesa, a sinistra le tracce della normale</em></figcaption></figure><p>La via delle creste è un entusiasmante percorso sul fil di cresta, piuttosto intuitivo, interrotto da alcuni semplici salti di roccia, in alcuni casi agevolati da un corrimano fisso. E’ possibile scendere tenendosi sempre in cresta, come ho fatto, o seguire i bolli, che fanno evitare i tratti più esposti.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*0kG1pEtKaqZBcqfk" /><figcaption><em>Via delle Creste e Pizzo Intermesoli</em></figcaption></figure><p>Prestare particolare attenzione agli accumuli di neve scendendo, possono essere insidiosi. La vista è sempre eccezionale.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*VuAxOAjGr77Zt0mQ" /><figcaption><em>Il Corno Piccolo visto dalla Via delle Creste</em></figcaption></figure><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fembed%2F_aC6SwiKB6E%3Ffeature%3Doembed&amp;display_name=YouTube&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3D_aC6SwiKB6E&amp;image=https%3A%2F%2Fi.ytimg.com%2Fvi%2F_aC6SwiKB6E%2Fhqdefault.jpg&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=youtube" width="854" height="480" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/c221e2c821bb4906c6a8ba8f1c013431/href">https://medium.com/media/c221e2c821bb4906c6a8ba8f1c013431/href</a></iframe><p>Giunto alla sella di Monte Aquila vedo ormai il traguardo a portata, dopo parecchi km, tanto sonno, e guardo il cartello che avevo incrociato di notte, con la parete del Corno Grande di sfondo. La quantità di neve potrebbe sembrare marginale vista da qui, ma come avete avuto modo di vedere, lungo la via di salita gli accumuli possono rendere tutto più complicato.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*I2nUXAP4A-Yco1Vb" /></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/0*ZYxoeecVJ29rH0VH" /><figcaption><em>Dettaglio della parete, da sinistra, il canale Bissolati, quasi del tutto secco, Il Tempio, la direttissima al centro, con il canale innevato più evidente, e poi il Moriggia-Acitelli</em></figcaption></figure><p>Una grandissima avventura per me, una prima volta in notturna sul Corno Grande, un isolamento mai provato, una esperienza psicologica, più che tecnica, unica. Forse potrà far sorridere chi è abituato a ben altre imprese, ma per me è stata la prima uscita di una certa importanza dopo il lockdown in “terra straniera”, la prima volta sulla Via delle Creste ed il primo “gloria” che abbia mai visto. Sono molto felice anche di essere riuscito a trasmettervi la gioia e l’emozione della prima alba della Fase 3 in vetta, non è stato facile pianificare il tutto e, soprattutto, portare su uno zaino da 20 Kg pieno di camere, batterie e telefoni.</p><p>Difficile tornare alla vita “normale” ed in ufficio dopo una giornata così.</p><p>Ringrazio i colleghi di <a href="https://www.facebook.com/appenninotv2018/">Appennino.tv</a> per avermi aiutato a diffondere la diretta e per il supporto morale, <a href="https://www.facebook.com/Labpano/">Labpano</a> per aver fornito la camera 360 con cui è stato possibile realizzare la live, e soprattutto chi si è alzato alle 5.00 per seguirmi su FB.</p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=7ad9c13c8de7" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[I bastardi senza gloria]]></title>
            <link>https://luvi.medium.com/i-bastardi-senza-gloria-3d7a82039c28?source=rss-2025e18007f2------2</link>
            <guid isPermaLink="false">https://medium.com/p/3d7a82039c28</guid>
            <category><![CDATA[recensioni]]></category>
            <category><![CDATA[spoilers]]></category>
            <category><![CDATA[movies]]></category>
            <category><![CDATA[personali]]></category>
            <category><![CDATA[cinema]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Lucio Virzì]]></dc:creator>
            <pubDate>Mon, 14 Dec 2020 10:19:06 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2020-12-14T10:19:06.354Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Nota scritta il 4 ottobre 2009</p><p>Regia: Quentin Tarantino 2008 *****<br>[Spoiler][Spoiler][Spoiler][Spoiler][Spoiler][Spoiler][Spoiler][Spoiler][Spoiler][Spoiler][Spoiler][Spoiler][Spoiler][Spoiler][Spoiler][Spoiler][Spoiler][Spoiler][Spoiler][Spoiler][Spoiler][Spoiler][Spoiler][Spoiler][Spoiler][Spoiler][Spoiler][Spoiler][Spoiler][Spoiler][Spoiler][Spoiler][Spoiler][Spoiler][Spoiler][Spoiler]</p><p>Il film sulla seconda guerra mondiale vista da Quentin Tarantino è geniale, irriverente, a tratti disturbante.<br>Appena appena infedele dal punto di vista storico, ma non ci importa.<br>I personaggi che affresca in questa nuova produzione sono grandiosi, ti affezioni a loro ma sai che ogni cinque minuti potresti dovergli dire addio.<br>Christoph Waltz è la meritatissima palma d’oro, di cannes e della bastarderia, perchè anche se non fa parte del clan dei bastardi senza gloria è il classico nazistone sarcastico, il colonnello Hans Landa, sempre con il sorriso pronto, pronto a mettertelo in quel posto.<br>Il tenente Raine ha uno solo scopo: mettere su una squadra, scorrazzare in Francia e uccidere nazisti; ma non con un colpo e via… senza pietà…. devono mettere paura, deve far parlare di se…..<br>Era ovvio che ad un certo punto si sarebbero incontrati.<br>Meno ovvio che dal loro incontro sarebbe scaturita la fine della guerra.<br>Shosanna è ebrea, è l’unica scampata alla strage della sua famiglia, per mano del sopracitato colonnello Landa, che fiuta ebrei a due km di distanza.<br>E’ sua la vendetta, ma quando il suo volto appare sullo schermo del cinema che si trasforma da apoteosi della propaganda nazista in trappola mortale, la vendetta è di tutti gli ebrei.<br>Il suo volto trasfigura nel fumo, diventa tridimensionale, una maschera di morte, che pone fine alla guerra, con l’uccisione di tutti i gerarchi nazisti che conosciamo, e del fuhrer, parecchio tempo prima che ci pensino da soli, nel bunker di berlino.<br>Come dicevo, appena appena antistorico, ma che importa, è l’occasione per immergersi in una vicenda che sembra più vera del vero, che vorremmo fosse stata vera, e per appassionarci ai personaggi che Quentin butta nel film, come se fossero carte di scalaquaranta… apre, attacca e chiude!</p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fembed%2FgXMzLhnVZ18%3Ffeature%3Doembed&amp;display_name=YouTube&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DgXMzLhnVZ18&amp;image=https%3A%2F%2Fi.ytimg.com%2Fvi%2FgXMzLhnVZ18%2Fhqdefault.jpg&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=youtube" width="854" height="480" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/8c7f1cd54939dd99ef32ebaee686745a/href">https://medium.com/media/8c7f1cd54939dd99ef32ebaee686745a/href</a></iframe><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=3d7a82039c28" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Guida ai sistemi operativi di Hollywood]]></title>
            <link>https://luvi.medium.com/guida-ai-sistemi-operativi-di-hollywood-32e555046aa?source=rss-2025e18007f2------2</link>
            <guid isPermaLink="false">https://medium.com/p/32e555046aa</guid>
            <category><![CDATA[movies]]></category>
            <category><![CDATA[operating-systems]]></category>
            <category><![CDATA[hollywood]]></category>
            <category><![CDATA[film]]></category>
            <category><![CDATA[hacker]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Lucio Virzì]]></dc:creator>
            <pubDate>Mon, 14 Dec 2020 08:18:19 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2020-12-14T08:18:19.941Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Nota scritta il 3 settembre 2009</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/600/1*h5BnjvwHMBwJJbz9YPhuUA.gif" /></figure><p>/************************************/<br>/* Guidelines to development */<br>/* on the */<br>/* HOLLYWOOD OPERATING SYSTEM */<br>/************************************/</p><p>1. Any PERMISSION DENIED has an OVERRIDE function.</p><p>2. Complex calculations and loading of huge amounts of data will be<br>accomplished in under three seconds. In the movies, modems transmit<br>data at two gigabytes per second.</p><p>3. When the power plant/missile site/whatever overheats, all the<br>control panels will explode, as will the entire building.</p><p>4. If you display a file on the screen and someone deletes the file,<br>it also disappears from the screen. There are no ways to copy a<br>backup file — and there are no undelete utilities.<br>Corollary: Deleting a file instantly removes all copies of said file from<br>disks, memory, frame buffers and caches across all computers in the universe.</p><p>5. If a disk has got encrypted files, you are automatically asked for<br>a password when you try to access it.</p><p>6. No matter what kind of computer disk it is, it’ll be readable by<br>any system you put it into. All application software is usable by all<br>computer platforms.</p><p>7. The more high-tech the equipment, the more buttons it has. However,<br>everyone must have been highly trained, because the buttons aren’t labeled.</p><p>8. Most computers, no matter how small, have reality-defying three-dimensional,<br>real-time, photo-realistic animated graphics capability.</p><p>9. Laptops, for some strange reason, always seem to have amazing real-time<br>video phone capabilities and the performance of a CRAY.</p><p>10. Whenever a character looks at a terminal, the image is so bright that it<br>projects itself onto his/her face.</p><p>11. Computers never crash during key, high-intensity activities. Humans<br>operating computers never make mistakes under stress.</p><p>12. (From Independence Day) No matter what kind of virus it is, any computer<br>can be infected with it — even an alien spaceship’s computer — simply by<br>running a virus upload program on a laptop.</p><p>13. (From Jurassic Park) A custom system with millions of lines of code<br>controlling a multimillion dollar theme park can be operated by a 13 year<br>old who has seen a Unix system before. Seeing an operating system means you<br>know how to run any application on that system, even custom apps.<br>Note: What OS was it really running?<br>(1) “These are super computers”. A CrayOS?<br>(2) “Quicktime movie, Apple logo, trash can.” MacOS?<br>(3) “Reboot. System ready. C:\” DOS?<br>(4) “Hey, this is Unix. I know this” Unix?<br>The computers in Jurassic Park were Cray supercomputers running the MacOS<br>as a graphical shell of DOS all layered on top of a Unix base.</p><p>14. You cannot stop a destructive program or virus by unplugging the computer.<br>Presumably the virus has it’s own built-in power supply.</p><p>15. You cannot stop a destructive program downloading onto your system by<br>unplugging the phone line. You must figure out the mandatory “back door”<br>all evil virus programmers put in.</p><p>16. Computers only crash if a virus or a hacker is involved.</p><p>17. All text must be at least 72 point.</p><p>18. Word processors do not have an insert point.</p><p>19. The only way to reboot is to shut off the main power to the building.</p><p>20. Passwords can be guessed in three and exactly three tries. If you cannot<br>guess the password in three tries, you must give up immediately.</p><p>21. Any task or program can be executed by simply pressing Enter, no matter<br>which program or window is in the foreground.</p><p>22. All scanners, video cameras and digital cameras have a resolution of<br>approximately 500 megapixels. Any image can be infinitely magnified with<br>no pixelization.</p><p>23. Security will not improve over time. Nonaffialiated personnel can take<br>over a space ship without needing an account or access control.<br>Corollary: Anyone can override access control lists in the future.</p><p>24. All hackers wear black T-shirts or Hawaiian shirts.</p><p>25. Incoming messages are displayed letter by letter. Email over the Internet<br>works like telegraphs.</p><p>26. Microsoft Windows doesn’t exist. Macintosh has a 75% market share.</p><p>27. GUI operations, such as image selection and manipulation, can be handled<br>easily and quickly via the keyboard.</p><p>28. If a robot’s eyes turn red, it becomes evil.</p><p>29. Cell phones and laptops have infinite battery life, until you need to<br>call for help.</p><p>30. Latency does not exist. Voice and data can be sent to Mars in real time.</p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=32e555046aa" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Una vita scandita dai cuccioli]]></title>
            <link>https://luvi.medium.com/una-vita-scandita-dai-cuccioli-7866d4a06d16?source=rss-2025e18007f2------2</link>
            <guid isPermaLink="false">https://medium.com/p/7866d4a06d16</guid>
            <category><![CDATA[cuccioli]]></category>
            <category><![CDATA[appia]]></category>
            <category><![CDATA[personali]]></category>
            <category><![CDATA[vita]]></category>
            <category><![CDATA[cani]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Lucio Virzì]]></dc:creator>
            <pubDate>Fri, 11 Dec 2020 17:28:10 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2022-01-06T12:25:19.216Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Nota scritta il 19 agosto 2009</p><p>Da quando sono nato a casa mia vivo con dei fratelli a quattro zampe.<br>Quando ero appena nato c’erano Lillona con sua figlia Lillina, poi, nel 1986 arrivò Fonzye, con cui sono cresciuto.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/960/1*AIz9dc5M69Nz0dSppLNiUw.jpeg" /><figcaption>Nonna Rita con Lillina — Tre Scarperi</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*kE6ccvHnE80ORpLM84R4DQ.jpeg" /><figcaption>Io, mia sorella, mia madre, mia nonna e Fonzye, nel 1987 — Dietro, la nostra mitica Renault 4</figcaption></figure><p>Nel 1993 arrivò Kira, con i suoi Kirotti; con noi rimase Pluto.<br>Nel 1998, assieme a Christian Glaser, sull’Appia Antica, mentre eravamo in bicicletta, trovammo un batuffolo nero di pochi giorni; la chiamammo Appia.<br>Mia sorella, Barbara Virzì, tirò fuori il cucciolo che era nascosto sotto uno strato di zecche; il cucciolo crebbe, e divenne un cane bellissimo, che si divertiva a giocare con Pluto e Kira.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*-ieOfxg_MQB26FJCgITqbw.jpeg" /><figcaption>Pluto</figcaption></figure><p>Ma stava diventando grande, un po troppo ingombrante per tenerlo insieme agli altri due in un appartamento di città. Così, a malincuore, decidemmo di darlo in adozione.<br>Una ragazza, che viveva in campagna, venne a vederla, le piacque e lo portò via in un lampo.</p><p>Fu forse l’ultima volta che mia Nonna scese, da sola, giù in strada; corse appresso alla macchina che portava via Appia. Non avevamo capito quanto le si fosse affezionata.</p><h3>E neppure quanto noi tutti le fossimo affezionati.</h3><p>Il giorno dopo mia madre e mia sorella decisero di andare a vedere come stava, e di cercare di riportarla a casa.<br>La trovarono beatamente sdraiata in un prato, sotto un albero, in mezzo agli altri animali di una fattoria, e capirono che ormai era definitivamente sistemata.</p><p>Per fortuna si sbagliavano.<br>Qualche mese dopo, la nuova padroncina di Acha (si, l’aveva chiamata così…) ce la riportò, perchè, a suo dire, era troppo “famelica”, e gli uccideva galline, agnelli e tutti gli altri animali; in realtà il problema era lei che, essendo vegana, aveva deciso che anche Appia non dovesse mangiare carne….. mah…</p><p>Non vi dico le feste.<br>Appia era diventata bellissima, grande, tutta nera, sembrava un pastore belga.<br>Subito Pluto e Kira la riaccettarono nel “branco”, e visse con loro felice e contenta, fino al 2003 ed al 2004, quando purtroppo anche loro ci abbandonarono.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*4GphCgVBDnGoWVDrSs7Qbw.jpeg" /><figcaption>Appia, Tibi (e Barbara) e Brown</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*qXRaZI3-Lz1X9E44bUL7ng.jpeg" /><figcaption>Sempre Appia, Brown e Tibi</figcaption></figure><p>Appia è stata una splendida compagna di viaggi, soprattutto per mia sorella; è stata in montagna, per vette, ghiaioni, boschi e prati, ma anche al mare, a Fregene, a Bau Beach; sempre allegra, vivace.</p><p>Dopo Pluto e Kira, Appia non rimase sola; quasi subito, a farle compagnia, arrivarono Diana e Brown.<br>Io nel frattempo ho lasciato casa dei miei genitori, ed a crescere attorniati da questi animali sono i miei figli, quando sono a casa dai nonni.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*ODJhARS4RKkNFttG-es8gQ.jpeg" /><figcaption>Diana</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*CcWuEz6RScrM_BgryLIlZA.jpeg" /><figcaption>Brown in alta Val Casies</figcaption></figure><p>Ora purtroppo Appia ci sta lasciando; si è ammalata, e in pochi mesi sta deperendo velocemente. Presto sarà troppo debole per fare qualsiasi cosa.<br>Ho voluto ricordare con questa nota la sua vita, così intensa e divertente.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/604/0*BF8hiBTBDSr6SWyL" /></figure><p>Appia</p><p>Addendum: Brown e Diana non ci sono più, ma ora a casa ci sono Arturo, un simpatico e burbero Jack Russell, ereditato da una zia, e Miele, una pelosissima cagnolina con il muso un po horror, ereditata da un altra zia :)</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*0NKb5LdD9hBWP29j__nXzA.png" /><figcaption>Arturo sul Monte Bianco</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*cTFnbaKAdaEAEf1lZTYk7Q.jpeg" /><figcaption>Arturo in Val Pusteria</figcaption></figure><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*ME5-smBEY3wNLphd1grEtw.jpeg" /><figcaption>Miele</figcaption></figure><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=7866d4a06d16" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
        </item>
    </channel>
</rss>