Archive for aprile 2016

15 riprese

aprile 30, 2016

I

Il mio fegato è campione del mondo
Alza la cintura sopra la testa e sorride
Non è difficile
Con quei pochi denti che gli sono rimasti.

II

Ho paura di non sentire
ho paura di non sentire il colpo
la botta secca alla mascella
il montante che spazza via il limiti
sfuma i contorni
sblocca la vita dal torpore
delle luci fredde
delle braccia sudate
delle tensioni convulse
nel pagare per guardare.
Non sentire io
il roboante impatto, la testa piegata
come un petalo,
la schiena finalmente distesa.
Non contare ancora preziosi respiri io.
Il montante che spazza via i limiti
sfuma i contorni
sblocca la vita
e la masticazione.

III

Una cicatrice lunga un metro,
sul collo.
Non mi fermo a parlare
se non mi guardi negli occhi.
Ho il collo compresso,
il sangue in gola,
non si deve vedere.

IV

La bellezza di un gesto non pensato
un dio feroce ngli occhi
la combinazione arriva al bersaglio
una serie a due mani.
La pelle la carne il respiro.
Ho paura del sangue
quando ronza nelle tempie,
è vita.
Forse non sono all’altezza
della punizione.

V

Il colpo necessario
prima di tutto
prima di me
puoi venire avanti
colpire
siamo qui per questo,
per silenzi e attese.

VI

Queste luci dall’alto,
quante sigarette donne bicchieri,
rimango mortale
qui sotto i colpi
i lacci sfregati negli occhi
sono solo un modo,
ti prego,
per non farmi vedere il nuovo
indirizzo di ogni giorno,
sotto queste luci
dall’alto.

VII

Ogni volta lo stesso:
alcool droga
masturbazione
assoluzione sicura.
Ho stuprato una bambina,
la vera emozione
Dio o qualcuno,
alla prova del peso
tutto è perdonato.

VIII

Qualsiasi cosa
e che duri un attimo
un solo attimo,
il resto puzza di religione.

IX

Oppure qualsiasi cosa
e che non abbia mai fine,
sia rovinosa disfatta
resa incondizionata.

X

Così amore, avanti così!
Ancora spingiti, inserisciti!
Qualsiasi cosa
e per una volta uccidimi.
Dopo potrei spaccare tutto.

XI

Sono pronto a baciare il tappeto,
ho gli occhi chiusi,
a sognare ancora
questo tuo saluto di distruzione.

XII

Le tue emozioni non hanno il sorriso del boia,
il sorriso sadico del boia.
La tua vera emozione.
Non è adatta alla scure.
Non ne ha l’educazione,
al colpo inferto.
Quella pietosa certezza del taglio netto,
una lama affilata,
in qualche modo pulita.
La conoscenza del nervo preciso,
dell’arteria infallibile.
Invece
nemmeno lo sforzo di far colare il sangue
via
prima che puzzi.

XIII

Una qualsiasi parte del tuo corpo
da sola potrebbe sterminarmi.
Eliminare la stessa idea di me.

XIV

L’incontro è nei termini della decenza.
Nessun regalo prima del limite.
Nessuno sconto.
Presa regolamentare al collo
fiato sulla faccia
avambracci stretti alle clavicole
ventre su ventre
muscoli tesi attorno ai fianchi
due movimenti fondamentali
colpire dritto muoversi in cerchio
stare vicini aderire
aderire dolcemente
mai nessun regalo
solo quadricipiti e adduttori
tutto insieme l’organismo si stringe
l’inadeguata violenza delle carezze
calde sul seno le mani strette
nessuna spugna tirata in furia
la punizione è meritata
i denti affilati sulla pelle
le tibie affilate sulla cintura.
Ti amo.
Picchia forte.

XV

Quando sei passata sotto di me
ho lucidato i tuoi passi.
Non ricordo altro.

(David Napolitano)

Spogliatoio

aprile 30, 2016

Nessuno ha visto
la profondità del cuore
nessuno ha ascoltato
la profondità del respiro
l’abisso del tuo respiro e
nessuno ha tenuto gli occhi aperti.
Mani agili stanno scaldando il mio corpo.
Mi stanno preparando a te,
a te che distruggerai me.
Lo vedi come è strano questo spogliatoio
del tutto simile al tuo.
Le fasce pulite,
i nostri guantoni appesi.
Desideriamo distruggerci.
Ecco tutto.
Come riprodurci.
Scrivi questo
non la radiografia dei movimenti,
del “crochet”,
è francese amore
la noble art.
La guerra poi ha cambiato tutto
e gli uomini e le donne
e le case e i giardini fuori dalle case
e il modo di correre e quello di parlare
e le strade e l’acciaio delle città.
Niente è rimasto uguale.
Dopo non è importante.
Semplicemente non è.
Le ossa tremano
quando ti inchiodano alla croce
il silenzio del minareto non basta
la carne deve farsi spirito,
così com’è non è forte abbastanza.

(David Napolitano)

Prologo

aprile 30, 2016

La rivoluzione sta per cominciare
La rivoluzione è un sorriso
La rivoluzione non ha peso
La rivoluzione fa male
La rivoluzione finisce
La rivoluzione è molto bella
La rivoluzione alle 5 del mattino
La rivoluzione scrivendo al buio
La rivoluzione è omicida
La rivoluzione non sta troppo a guardare
La rivoluzione è suicida
La rivoluzione non è un’idea
La rivoluzione basta con le metafore
La rivoluzione è un muro da abbattere
La rivoluzione wiederaufbaumauer
La rivoluzione è un muro da ricostruire
La rivoluzione è pace
La rivoluzione non fa prigionieri.

(David Napolitano)

Passage

aprile 30, 2016

Non bella, non brutta, bellissima
la giovane madre non guarda a destra

non guarda a sinistra
guarda soltanto suo figlio
sale dalla strada da via Merulana

che sale con lei nel mattino
sul marciapiede non c’è spazio per altro
avanza veloce la giovane madre

capelli al vento nel sole gli occhi negli occhi

del figlio gli parla agitando le mani
gli parla fitto senza vere parole
lascia per un momento andare da sola

la gigantesca carrozzina blu
mentre spinge innanzi il busto

abbassa il volto parla col suo bambino e ride

con lui gli agita le lunghe mani davanti al viso

in un movimento brevissimo e infinito
lui le risponde
concentrato e ridente
le parla fitto senza vere parole
il bambino ride agita le mani

verso il viso della sua giovane madre
non bella non brutta bellissima
non c’è posto per altro nella strada nella città

che sale con lei con il bambino

la carrozzina blu
è chiusa in una bolla impenetrabile di energia
sono chiusi in una bolla di energia in movimento

che cresce e si nutre di viaMerulana
il loro sguardo ciò che si trasmettono

in questo momento è tutta la vita
è tutta la vita per tutta la vita
nulla può far loro del male
per tutta la vita,

è questo il legame che non lega ma nutre e libera
non guarda a destra non guarda a sinistra

la giovane donna altissima nel sole
non vede nulla

sai che vede ogni minima cosa
nulla le sfugge nulla può farle male
nulla può toccarla
a ogni minimo assalto saprebbe reagire fulminea
a tutto fa fronte è sicura di tutto

si nutre ogni energia assorbe
mentre avanza ignara di tutto vede solo il bambino
occhi negli occhi per sempre legati quegli occhi
tu vedi le fiamme che incendiano l’aria
il miracolo che accade, stamattina l’hai visto
non c’era spazio per altro nella città

Neve nel tuo paesaggio sono sola

aprile 30, 2016

Neve nel tuo paesaggio sono sola.
Osservo chi è sepolto nel tuo petto
la traccia della gioia, il mio dolore.
Dolore addormentato come un figlio.
Sei un corpo tutto chiaro di memoria.

(Francesca Matteoni)

Il momento più o meno esatto in cui entrano in scena i sentimenti

aprile 30, 2016

Non la smettevano più di prendersi,
i due amanti, digiuni, senza distinguere più
il giorno dalla notte, la casa allagata o in fiamme, non c’era
spazio per i sentimenti, non che non
ci fossero, restavano
ai piedi del letto, che se avessero
partecipato alle danze ci sarebbe stata
un’esplosione universale nella stanza. Allora
rimanevano piuttosto in disparte, di buon grado
fino alla fine del primo atto, arrivando
a lenzuola sollevate, agli applausi e alle carezze,
ed erano sempre gli ultimi a lasciare la scena
per andare poi in cucina con gli amanti a preparare al buio
il panino notturno, il caffè illuminato dal lampione
giù in strada, un taglio della luce differente,
accanto al frigorifero aperto.
Rientrando a letto tutti insieme per il secondo atto,
anziché rievocare i relativi amori passati
ripensavano ai propri gusti da neonati,
qual era il gioco preferito e quale quello
che più li spaventava.

(Gianluca Moro)

aprile 19, 2016

Spazio breve. Se lo punti
con l’indice, diventi.

Ne terrai saldamente
tutti gli echi in un
istante non collocabile.

Gino Scartaghiande – da Sonetti d’amore per King Kong

aprile 19, 2016

I ricomposti giorni di cui
il mio amore ti riveste,
le dita elegantemente intagliate,
i capelli neri che fuggendo
indicano giovinezza.
Non più fecale il respiro persistente
dell’arco vitale.
Mi chiami dal lato opposto
della decomposizione e mi prendi
sotto le tue palpebre di cadavere.
Già c’ero, e sei tu. Riamandoci per
un arsenale di giardini e macchine
dove figli e amanti nostri
urlano i parenti. Ma più di essi
siamo il nostro senso, e la presenza.

Gino Scartaghiande – da Sonetti d’amore per King Kong

aprile 19, 2016

Ho distrutto. Sperando
d’incontrare un corpo
che m’appartenesse.
È da tutto l’inverno
che non mi masturbo:
condensare dal fantasma
che siamo una mano propria
è il più folle degli amori.
Ma ciò dico: stanno carezze
nella saliva inerte del sole
dove, senza volerlo,
è possibile un ascolto.

Gino Scartaghiande – da Sonetti d’amore per King Kong

aprile 19, 2016

Il molo, apice d’uno spazio
aperto, grigio e cemento.
Spiaccicato, più sangue rosso
e più immondizie rifluttate.
I marosi già superficie, e sputano.

Gino Scartaghiande – da Sonetti d’amore per King Kong


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