[agli uomini e alle donne di carta]
A Parigi César era povero.
Così scese giù in strada
con la bottiglia di vino
che gli era rimasta
per venderla ai passanti.
Poi cambiò idea, il cholo,
e rientrò, a bere il vino
insieme con Georgette.
Me moriré en Paris con aguacero.
E così accadde. E scrisse
Niños del mundo,
si cae España – digo, es un decir –,
e cadde, Spagna, e dopo
i suoi nemici (Adolf, e Iosif)
strinsero un patto, e gli altri,
altri nemici, li guardavano,
sperando che finisse tutto lì
(Varsavia a uno, all’altro qualcos’altro).
I vsë na svete naisnanku
scriveva Osip a Voronež,
e voleva studiare lo spagnolo,
nel dicembre del 1936.
Iosif invece gli insegnò a tacere,
giusto due anni dopo,
in una baracca di legno
fra la neve,
vicino a Vladivostok.
César, sotto la pioggia d’aprile,
era già morto.
¡Cuídate
del futuro!
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Testo di Giuliano Mesa.
Tratto da: “Da recitare nei giorni di festa“, 1996.