Archive for Maggio 2019

Maggio 30, 2019

Le bambine rimaste molto da sole
da grandi sono donne irresistibili.
Così sono le sirene.
Si vedono la sera a certe latitudini
nuotare nell’acqua fluorescente
la pelle dolce, d’incanto e sotto di rame.
A volte, di giorno escono dall’acqua,
restano ferme all’ombra sotto i portici
e sentono rifiorire il rimpianto.

Antonio Riccardi (Parma, 1962), da Aquarama e altre poesie d’amore (Garzanti, 2009)

Vessillo

Maggio 30, 2019

Come s’accanisce questa frescura che non è bonaria né acconsente
le vite rimaste ad appassire sui prati incustoditi,
le vite che tremano appese ai fili,
come s’accanisce e quanti raggiri, la solitudine precisa
che t’offre la sua scelta inequivocabile.

Fabio Strinati

La firma

Maggio 30, 2019

Le foglie sudate su fogli bianchi scritturati
nelle stanze dove più stanze s’annidano ed altre fuggono
le squame d’un sapere e d’ampio, si getta al fosso
gettandosi una scopa che non vuol pulire

sui davanzali dove quei libri antichi e mistici

su chi ha riposto la fiducia propria
nel palmo di una mano a piovra,

le foglie invisibili l’occhio oscurante.

Fabio Strinati

Anoressia

Maggio 30, 2019

Corpo svuotato, fermo, tracciato dentro
da invisibili tremolii,

dove fradicio l’umore, scola
l’anima sul pavimento
e la disperde nel momento che si cela.

Dentro, una bufera è nella selva smagrita
e l’alba, che negli occhi recide una crepa

in un’aria che osa aprire un varco
tra le vene, gli intrecci di nebbie
assiepate come ombre in un cesto d’ombra,

la morte è sulla riva, cruda nel suo cuore
come un aquilone che persino non vola.

Fabio Strinati

Maggio 30, 2019

Che il presagio menta
Che menta il morso
Che menta il feto nascosto
Che menta il nome inaudito
Solo queste menzogne
Postulano il quieto vivere
Perché se il presagio vive
Vive sanguinante il rimorso
Vive succhiando l’ amarezza
Vive il soqquadro sovrano
Vive quello che resta dei corpi.

Benedette le vite dei coscritti
Piene di grazia e senza peccato.

Pasquale Vitagliano

Maggio 30, 2019

La perdita è il perno di questa teoria
Prima abbiamo cominciato con le persone
Perdite secche nemmeno i nomi ci hanno lasciato
Se non una mota di facce gesti azioni senza più paternità.

Poi abbiamo cominciato a perdere idee e concetti
E le parole sempre più peste nella testa troppe
Le cose che si fanno quando è una perdita di tempo
La memoria perché agiamo ora qui senza preavviso.

Alla fine finiamo per perdere le cose che portiamo
Le chiavi come le chiami quelle altre cose gli oggetti
Le cose che non trovi perché te le hanno tolte
Oppure perché le hai lasciate là dove sono sempre state.

Pasquale Vitagliano

Maggio 30, 2019

Le isole proprio non le capisco,
Con tutto quel mare intorno,
Sprecate nel silenzio del nostro sguardo.
Le montagne sopra a volte
Ti danno le spalle senza riserva
E il mare giace inamovibile.
I balconi sopraggiunti comunque qualcosa
Domandano in danno ai palazzi
Che autistici s’ergono senza espressione.
Anch’io silenzioso ascolto guardo
Questo quadro senza senso deluso
Per non aver trovato il modo di inserire
Il tempo certo che senza un linguaggio
Tutto sarebbe andato perso.

Pasquale Vitagliano

Maggio 30, 2019

Non puoi immaginare, amico mio, quante cose
restano nascoste in una fine, non puoi
capire il pietrame triturato
che diventa la tua vita
eppure era bella, lo ricordo, era quella
che il vigore cosmico chiedeva, una giovinezza di frutteti,
l’arte suprema che mia madre augurava.

Milo De Angelis (Milano, 1951), da Incontri e agguati (Mondadori, 2015)

Maggio 30, 2019

Sei la superficie d’acqua
si potrebbe attraversarti dritto
come l’inserzione di un ago.
Ne uscirebbe quel poco che basta,
due gocce appena, intravedere
le viscere e quello che ti si aggroviglia intorno.
Ma poi ci vorrebbe subito prontezza,
medicarti la ferita, applicarci sopra
un bel cerotto e via, togliersi i guanti
lavarsi le mani e chiudere la porta in fretta.

Clery Celeste (Forlì, 1991) da La traccia delle vene (Lieto Colle – Pordenonelegge, 2014)

Maggio 30, 2019

Non c’è più spazio per silenzi e dialoghi
tra la vita e le pagine,
non c’è più tempo per le parole e il vino
chiari in un prato folto, sul gradino
gotico di una chiesa nella notte,
per un vago capirsi e non capirsi.
La fantasia è una realtà sfregiata,
l’amore un bisogno di umiliare.
Perfette la scissione, le metà:
da adesso vivere è solo ingannare,
da adesso scrivere è solo confessare.

Matteo Marchesini (Castelfranco Emilia, 1979), da Cronaca senza storia (Elliot, 2016)


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