Archive for agosto 2019

agosto 11, 2019

Il padre chiama tutta notte.
La madre scaglia l’apparecchio
(non ce la fa più
a sentirlo) sul letto.
Lo riaccosta all’orecchio (ché è ancora là),
per sentirsi ripetere
che lui non è mai venuto meno
– lo riconosca, quello
almeno – alle sue responsabilità.

L’albergo dove dorme non ha gli scuri:
ogni volta che squilla di nuovo il telefono
riapre gli occhi e nell’albume di luce si vede i piedi, le gambe magre.
Potrebbe spegnere, invece aspetta, risponde, si lascia invadere.
Per punizione.

La bimba piange, con il padre.

Il padre aspetta che la bambina si riaddormenti
e chiama ancora (è mattina
ormai) la prega: “Puttana… crepa… non andare”.

La bimba ride, con la madre, nel sogno.
Ride fino a farsi venire la febbre.

La madre, disperata, scrive mio
all’uomo che nel giorno dopo,
nella vita dopo, la attende.
Lui risponde subito sì.

La bimba chiede (è andata via
la febbre) se è sabato, al padre che oggi non va al lavoro.

Che cosa sarebbero
queste quattro persone sole
(la bimba sola, come si è soli
a tre anni, senza neppure se stessi)
che cosa farebbero senza l’amore?

Gian Mario Villalta (Visinale di Pasiano, 1959), da Vedere al buio (Lietocolle-Pordenonelegge,2016)

agosto 11, 2019

bisogno della di
tutta la verità intima
il ritrovato del perso
attaccare ai muri le lettere
le una a una lettere
l’alfabeto.

e dimmi il dirmi
le parole buchi che vincono
la fatica la mancanza di
per pensare la corsa
il così sbagliato andare
le case il ritmo/le cose.

poi a volte il mio bambino ride.

Silvia Salvagnini (Venezia, 1982), da Il seme dell’abbraccio (Bompiani, 2018)

agosto 11, 2019

Dalla fenditura, ad uno ad uno, monconi
di poeti, scarabei, iscrizioni in limine,
e sull’espressione il decrescente, il penoso
tuo sospetto, potremmo disertare adesso,
riporre il coltello nel fianco e ascendere
alla pozza infernale, eppure lentissimi
i cocci scansiamo, tranne uno, tranne uno.

 

Eleonora Rimolo
Temeraria gioia
Ladolfi Editore, Borgomanero, 2017

agosto 11, 2019

Per la parola noi siamo andati oltre,
siamo stati macigni che planano
sopra i campi di girasole: oggi la gioia
scorre dai tornanti della gola
sfocia tra gli interstizi occlusi
del diaframma per metà
ci orienta al sole,
fissa per sempre il tuo verso
sopra la tavola, per questo gli eroi,
per questo la casa, la biblioteca,
il tuo mantice sopra il mio.

 

Eleonora Rimolo
Temeraria gioia
Ladolfi Editore, Borgomanero, 2017

agosto 11, 2019

Il mattino dopo
brandelli di ossa e scarti
di epidermide si confusero
col ferro:
il sole sciolse il senso
del dolore trascorse
un egoismo attraversò
il binario, planando,
l’angelo nero alzò un
piede scavalcò
quell’altura vischiosa,
nessuna traccia, diranno,
sulle suole delle scarpe,
di plasma, nessuna:
incolpevole solamente
il sollievo della gente
mendicante meschina
della sola propria salvezza.

 

Eleonora Rimolo
Temeraria gioia
Ladolfi Editore, Borgomanero, 2017

agosto 11, 2019

Li vediamo dal basso,
scendono gradino dopo
gradino esperti itinerari
della trascorsa stagione:
minano la quiete della stanza,
parlano con un fiore in bocca
e dicono – ci confessano,
mormorando alle nostre
inquietudini solenni –
da lì, se sali, si vede anche,
si vede anche il mare,
una striscia di cielo
rubata ad un dio morente:
e attraverso la cella,
se ti concentri, si sente pure,
si sente pure il sale,
briciole sulla lingua a misura
di bacio, uno scambio di
oceani tormentosi,
quella scia di pietà
che colora di petrolio
un altro dramma negato.

 

Eleonora Rimolo
Temeraria gioia
Ladolfi Editore, Borgomanero, 2017

agosto 11, 2019

si fanno con

colore azzurro

certe fotografie

altre distanze

certune promesse

certe altre circostanze

si piantano con

colore azzurro

certe piccole rocce

in vasi arlecchini

semi e parole fuori

dalle camere e gli specchi

con l’aiuto di forchette

si mangia il colore azzurro

si beve da bicchieri trasparenti

e da tazze giganti

il colore azzurro si

veste come una bandiera

ai suoi colori e fraterne sorelle azzurre

come per una fotografia

del tempo, nel cielo spazioso

di fine gennaio

si dà il colore azzurro

alle stampe nel tempo

del cielo spaziosissimo

azzurrissimissimo

(se guardi)

agosto 11, 2019

se guardi, tutto il mondo è addolorato,
dall’alba i volti del prossimo assenti e scuri,
fuori dal sonno, intenti, col peso del creato,
coltivano degli orti dietro i muri

 

Enrico De Lea

 

agosto 11, 2019

Ritornare nei giorni, mandarli avanti.
Anni fa, adesso, domani. Era così
per te, è così per tutti? Stare nelle ore
per altre ore, nei giorni che ci saranno.
E dire dei morti come se fossero
ancora dei vivi, come è necessario
sorridere quando si è in compagnia.

Mario Benedetti (Udine, 1955), da Tersa morte (Mondadori, 2013)

Vento

agosto 11, 2019

I
Non sei venuto questa sera all’appuntamento
va bene che c’era un po’ di vento
e non ti avevo detto da che parte della stanza
e non sapevi poverino l’ora esatta
ma solo la sera della settimana
non mi ricordo più le cose
da quando ti sono stata presentata
proprio quella sera che non mi hai notata
abbiamo parlato solo due tre volte
ti ho detto solo quattro cinque cose
nome cognome e che sono separata
non puoi saperlo poverino
che mi sono innamorata

II
Nonostante ci fosse un po’ di vento
sei venuto questa sera all’appuntamento
e mi hai dato due baci sulle guance
e mi hai fatto una carezza e un complimento
mi gira forte la testa
ma non c’entra il vento

III
Non sei venuto questa sera all’appuntamento
eppure non c’era in cielo il vento
e ti avevo detto da che parte della stanza
e anche son sicura l’ora esatta
non mi muovo sto qui ad aspettare un complimento
e siccome mi sono innamorata io mi sento
con dentro alla testa un po’ di vento.

Vivian Lamarque (Tesero, 1946), da Teresino (Società di poesia, 1981)


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