Archive for ottobre 2020

ottobre 8, 2020

– 20 sono rumeni, dentro altri, italiani
nell’asilo, qui chiedono, sono ricreati e non
con l’eugenetica, (signora mia), chessò bianchi
– ma come si fa, la differenza se riportare
a minoranza tra i minori è,                          – non
per niente ma, razzismo a parte, (parolona)
casa, padroni e che lingua va a imparare
lo sa, se ignora, la madre: è il più che, insegna,
a essere sinceri, no – mi dica (la farmacista)
è d’accordo: l’uso
di opinioni deve essere interrotto in caso
di rash di, reazioni avverse, e chiedere
un anti                        (scambio cutaneo), – grazie
di tutto questo etimo

Simona Menicocci – Saturazioni – Diaforia 2019, saggio introduttivo di Luigi Severi

Rinnovamento vicino Salsepolcro

ottobre 7, 2020

La terrazza dove ho scelto di leggere ogni cosa
ruota intorno a me

con la furia di una fiamma ossidrica
lo sfarfallio di una candela fino a perdermi

nelle caverne azzurre d’ombra sotto al fico
il ricamo della rondine giù nella valle

la nuotatrice pallida che solleva sul dorso
le tracce della sua scia sull’acqua

su e giù per la piscina sotto i fili pendenti
di una sfilza verde

di pali del telegrafo — fredde chiamate chiuse
nel rincorrersi di voci in celle climatizzate

incurante dei morsi della calura —
fino a quando non sento i piedi di lei sfiorare

il viottolo rovente fino a quando non sento il rumore
di una foglia o il mormorio

delle formiche esplorare il manto peloso dei miei piedi
o la cartolina che lei ha comprato

stamattina e uso come segnalibro —
lo sguardo esoftalmico

del Cristo risorto di Piero come un nuotatore
in una sottoveste rosa scollata

come un muratore con il piede piantato fermo
sulla tomba risorto come acqua di fonte

come una candela invernale la salda presa
sul vessillo dove da un lato vediamo

alberi spogli e dall’altro un creato di foglie

(Martyn Crucefix, traduzione Abele Longo, 2019)

The renovation near Sansepolcro

I choose the terrace from which to read everything
where it swivels towards me

with a fury of a blow-torch
the unevenness of a candle till I lose myself

in the caves of blue shadow beneath the fig tree
the swallow’s cross-stitch down the valley

the pale swimmer’s supine turning to heave
the billow of her watery echo

up and down the pool beneath the wires hanging
slack from the green parade

of telegraph poles—the cold calls locked inside
the surfing of voices in air-conditioned cells

oblivious to the baying of this heat—
until I hear her feet as she brushes hot stones

along the path until I listen to the noise
one leaf makes or the whisper

of ants exploring the hairy terrain of my feet
or the picture postcard she bought

this morning I use for a bookmark—
the hyperopthalmic gaze

of Piero’s risen Christ standing like a swimmer
in his off-the-shoulder pink shift

like a builder with one foot planted firm and flat
on the tomb he rises like spring-water

like a wintry candle his firm grip
on the flagged staff where to one side of him

stand winter trees to the other worlds of leaf

Los pasos de Parra

ottobre 7, 2020

Ahora Parra camina
ahora Parra camina por Las Cruces
Marcial y yo estamos quietos y oímos sus pisadas
Chile es un pasillo largo y estrecho
sin salida aparente
El Flandes indiano que se quema allá a los lejos
un incendio rodeado de huellas
o los restos de un incendio
y los restos de unas huellas
que el viento va borrando
o diluyendo
nadie te da la bienvenida a Dinamarca
todos estamos haciendo
lo indecible
nadie te da la bienvenida a Dinamarca
aquí está lloviendo
y las cruces exhiben huellas
de hormigas y de incendios
oh el Flandes indiano
el interminable pasillo de nuestro descontento
en donde todo lo hecho parece deshecho
el país de Zurita y de las cordilleras fritas
el país de la eterna juventud
sin embargo llueve y nadie se moja
excepto Parra
o sus pisadas que recorren
estos tierrales en llamas
petrificadas
estos camposantos arados por bueyes
inmóviles
Oh el Flandes indiano de nuestra lengua esquizofrénica
toda pisada deja huella
pero toda huella es inmóvil
nada que ver con el hombre o la sombra
que una vez pasó
o que en el último suspiro intentó
materializar la cobra
del sueño inmóvil
o de lo que en el sueño sobra
representaciones representaciones
carentes de sustancia
En el Flandes indiano de la fractura
infinita
pero nosotros sabemos que todos
nuestros asuntos
son finitos (alegres, sí, feroces,
pero finitos)
la revolución se llama Atlántida
y es feroz e infinita
mas no sirve para nada
a caminar, entonces, latinoamericanos
a caminar a caminar
a buscar las pisadas extraviadas
de los poetas perdidos
en el fango inmóvil
a perdemos en la nada
o en la rosa de la nada
allí donde sólo se oyen las pisadas
de Parra
y los sueños de generaciones
sacrificadas bajo la rueda
y no historiadas

 

I passi di Parra

Ora Parra cammina
ora Parra cammina per Las Cruces
io e Marcial ce ne stiamo quieti ad ascoltare i suoi passi
il Cile è un corridoio lungo e stretto
senza uscita apparente
le Fiandre indiane che bruciano laggiù nella lontananza
un incendio costellato di impronte
o i resti di un incendio
e i resti di qualche impronta
che il vento continua a cancellare
o a sciogliere
nessuno ti dà il benvenuto in Danimarca
tutti stiamo facendo
l’indicibile
nessuno ti dà il benvenuto in Danimarca
qui sta piovendo
e le croci mostrano impronte
di formiche e di incendi
oh le Fiandre indiane
l’interminabile corridoio del nostro scontento
dove ogni cosa compiuta sembra disfatta
il paese di Zurita e delle cordigliere fritte
il paese dell’eterna giovinezza
tuttavia piove e nessuno si bagna
tranne Parra
o i suoi passi che percorrono
questi terrazzamenti in fiamme
pietrificate
questi cimiteri arati da buoi
immobili
Oh le Fiandre indiane della nostra lingua schizofrenica
ogni passo lascia impronte
ma ogni impronta è immobile
niente a che vedere con l’uomo o l’ombra
che una volta passò
o che in un ultimo sospiro tentò
di materializzare il cobra
del sogno immobile
o di ciò che nel sogno è ininfluente
rappresentazioni rappresentazioni
mancanti di sostanza
nelle Fiandre indiane della frattura
infinita
però noi altri sappiamo che tutti
i nostri argomenti
sono finiti (allegri, sì, feroci,
ma finiti)
la rivoluzione si chiama Atlantide
ed è feroce e infinita
ma non serve a niente
in cammino, adesso, latinoamericani
in cammino in cammino
a cercare i passi smarriti
dei poeti perduti
nel fango immobile
a perderci nel nulla
o nella rosa del nulla
lì dove si sentono solo i passi
di Parra
e i sogni di generazioni
sacrificate sotto la ruota
e mai conosciute

Roberto Bolaño, da:
Los perros románticos
(I cani romantici)

ottobre 2, 2020

Che bestia sei. Che bestia mentre aspetti col muso l’acqua
battere sul dorso e le zampe arrivare alla nuca, mentre latri
all’erba che spacca in giardino il pezzo vicino di cemento.
Dalle foglie ritorna il grecale, la pioggia passa dalla feritoia
nella casa, dai tendoni che coprono i raggi. Questo e di come
ci siamo dimenticati, di come è successo in fretta. Tenendoti
tu ai miei fianchi io alla maglia stesa accanto. Ora è la mossa.
Fermo. La Bugonia. Solleva le mani dai fianchi, la mossa che
faccio col culo. Svella piano la carcassa mia dalle labbra,
la carcassa qui esplosa, il suo fegato emerso dalle piume.

Giuseppe Nibali, da Scurau

ottobre 2, 2020

I cereali rovesciati nella tazza
si addensano sul fondo, base
della cena, sul tavolo Millimetri
di De Angelis che mi sgomenta:
è l’incomprensibile, e la bellezza
apre un cosmo in cui c’entrano
le lenzuola che ritiro dal balcone
il suono della ringhiera, l’attesa.

(Gianni Montieri, da Le cose imperfette, LiberAria Editrice 2019)


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