Lily King, Scrittori e amanti, Fazi
Protagonista di “Scrittori e amanti” è quella stessa Casey che chi ha letto “Cuore l’innamorato” si era abituato a chiamare Jordan ma i due romanzi mantengono una sostanziale autonomia.
La incontriamo nei suoi trent’anni, in quello spazio temporale che intercorre tra la prima e la seconda parte di “Cuore l’innamorato” in un momento in cui la sua vita sta attraversando una fase di precarietà prolungata.
Da sei anni lavora ostinatamente alla stesura del primo romanzo. I suoi compagni di studi, chi prima chi dopo, hanno barattato il sogno con la stabilità di un lavoro sicuro, non Casey che si mantiene facendo i doppi turni come cameriera, trascura la salute in assenza di un’assistenza sanitaria e vede lievitare i debiti universitari e le crisi di panico. In amore oscilla tra un insegnante poeta che fa saltare i battiti al suo cuore ma che non sembra pronto a dedicarsi alla relazione con continuità e uno scrittore affermato, vedovo con due bambini che le offre una relazione paternalistica e rassicurante all’ombra del suo narcisismo. Su tutto incombe con dolente delicatezza il vuoto per la recente morte della madre e la solitudine che circonda il lutto.
“Capisco che deve aver perso qualcuno di vicino. È una cosa che senti, nelle persone, un’apertura, o forse è uno spazio nel quale parli. Con altra gente – gente che non ha passato niente del genere – senti il muro massiccio. Le tue parole ci rimbalzano a casaccio.”
Il romanzo ha uno sviluppo lento che celebra la staticità di quei periodi in cui tutto è immobile e senza sbocchi, quando i progetti per il futuro sembrano destinati al fallimento e lo stallo incombe come una predestinazione.
L’intreccio non è costruito intorno all’attesa di una svolta narrativa forte ma si definisce nella progressione lenta e costante di un racconto che inizialmente può sembrare persino un po’ snervante in quel nulla di fatto che si protrae ben oltre la metà. L’ultima parte si apre come la corolla di un fiore tra una riflessione sul potere della scrittura, una sul valore dell’insegnamento e una sulle oche nel laghetto del parco.
Si finisce per restare avviluppati nella quotidianità imperfetta della protagonista, nelle digressioni letterarie così ben stemperate nelle pieghe della trama, in quel suo raccontarsi in prima persona, così vulnerabile e così resistente. E il finale arriva in un meritato crescendo di scelte ben indirizzate, di sacrifici premiati, di dolore finalmente condiviso con levità e di promesse per il futuro.
Se “Cuore l’innamorato” è un romanzo che scorre rapido cavalcando il forte impatto emotivo e conquista i lettori senza fatica, in “Scrittori e amanti” ho avvertito una maggiore coerenza, un’autenticità ritrosa che coglie nel segno senza sussulti.
Belli entrambi per motivi completamente diversi.
“Quando si scrive, la cosa più difficile è entrarci tutti i giorni, rompere la membrana. La seconda cosa più difficile è uscirne. A volte vado troppo in fondo e risalgo troppo in fretta. Dopo mi sento aperta e senza pelle. Il mondo intero mi sembra umido e malleabile. Quando mi alzo dalla scrivania, raddrizzo tutto. Il tappeto deve essere perfettamente allineato con le assi del pavimento. Lo spazzolino da denti deve essere perpendicolare al bordo della mensola. I vestiti non devono rimanere alla rovescia. Lo zaffiro di mia madre deve essere centrato sul dito.”
Viv





