Previsto per il 31 gennaio l'atteso box special edition dedicato a "Café Bleu" degli STYLE COUNCIL è stato all'ultimo momento bloccato, nell'edizione fisica di 3 CD e 6 LP, dalla Universal e rinviato a metà maggio.
Presente invece (parzialmente) sulle piattaforme digitali.
Bisognerà attendere per i 91 brani (remix, BBC sessions, live, demo, versioni strumentali e alternative).
Premetto la mia ormai conclamata avversione per queste operazioni che, in tempo di internet, non aggiungono più nulla a quanto già conosciuto, se non scampoli del tutto trascurabili.
Come previsto, avendo avuto accesso precedentemente all'ascolto non ho, sinceramente, trovato particolari motivi per entusiasmarmi.
Buona parte del contenuto è già disponibile (b sides, mix, long version etc), gli inediti (talvolta davvero inutili) non vanno al di là della curiosità per gli hardcore fan.
Segnalo la cover live nel 1984 di "Hanging On To A Memory"dei Chairman Of The Board, molto tirata e dura rispetto all'originale e una velocissima (troppo) "Times Are Tight" di Jimmy Young dal vivo nel giugno 1983.
Cosa è successo?
Come specifica più chiaramente l'amico ed esperto Welleriano italiano numero UNO, Flavio Candiani/Cpt. Stax: "In pratica hanno inserito "The Whole point of no return II" (uscita un anno dopo, diversa nel testo e arrangiamento dalla prima, B side di "Walls Come Tumbling Down" pubblicato nel 1985 e facente parte dell'album successivo "Our Favourite Shop") e "You're the best thing remix" (anche questa uscita su un 12" mix, piuttosto diversa), all'interno del CD/vinile n° 2 che riproduce l'album come era uscito in vinile originariamente."
CD2-2. "The Whole Point Of No Return" has been replaced with "The Whole Point II" (originally released in 1985 on the "Walls Come Tumbling Down" single).
CD2-10 "Album version of "You're The Best Thing" replaced with the Long Version, originally released in 1984 on the Groovin' 12").
CD3-5 "Long Hot Summer" (7" Version), replaced with the 89 7" Remix, originally released on the 1989 7" & CD Single.
Un errore clamoroso e inspiegabile che denota una notevole superficialità e una probabile mancata super visione da parte dei protagonisti.
Oltretutto copie errate sono già giunte a destinazione ad alcuni acquirenti che lo avevano ordinato su Amazon.
lunedì, febbraio 02, 2026
domenica, febbraio 01, 2026
Digitalizzazione repertorio Not Moving / Nuove date
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Dopo l’uscita di "That’s All Folks!", La Tempesta e LaPOP Music proseguono un lavoro di recupero e valorizzazione della discografia DIGITALE dei Not Moving, finora presente online in modo parziale e impreciso.
Con cadenza quindicinale torneranno disponibili album e singoli pubblicati nel corso degli anni, con l’eventuale aggiunta di inediti.
Come ogni band che si rispetti, anche i Not Moving hanno il loro “album perduto”.
E, per non sbagliare, lo fecero subito: nel 1984, dopo aver inciso soltanto due EP/45 giri.
È un anno speciale: a febbraio aprono per i The Clash al Palasport di Milano davanti a 12.000 persone; a giugno suonano a Berlino, nel mitico Loft, con Litfiba, Pankow e Monuments; a settembre partono per un mini tour di tre date con Johnny Thunders.
Dal 28 al 30 aprile, nei neonati studi Scacco Matto di Alberto Parodi a Lavagna (Genova), la band registra il mini LP Land of Nothing: sei brani che fotografano i Not Moving in grande forma, con l’apporto decisivo del fonico Paul Jeffrey, che di fatto produsse il lavoro intervenendo su suoni e arrangiamenti.
La cover secca, punk e tirata di “Pipeline” dei The Chantays, il country hardcore di “You Had Gone Away”, il punk alla X di “Lights of Night”, il dark blues di “Land of Nothing”, la ballata “In the Batland” e il beat punk di “A Wonderful Night to Die” sono piccole gemme che però la TNT Records non pubblicherà mai.
Nonostante alcune cassette promo inviate alle riviste — recensite con entusiasmo — il disco resterà inedito.
Il mini LP verrà finalmente ristampato in vinile da Area Pirata nel 2003.
“Pipeline”, “You Had Gone Away” e “Lights of Night” vedranno la luce solo allora, mentre “Land of Nothing”, “In the Batland” e “A Wonderful Night to Die” saranno riprese in versioni diverse nell’album Sinnermen (1986).
NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour
Sabato 7 febbraio: Lonate Ceppino (VA) "Black Inside" + Ossi
Domenica 8 febbraio: Torino "Blah Blah" ORE 18
Sabato 7 marzo: La Spezia "Skaletta"
Venerdì 20 marzo: Pesaro "Urbica"
Sabato 21 marzo: Como "Arci Joshua"
Venerdì 27 marzo: Milano "Biko"
Lunedì 6 aprile: Treviso "Maximum Festival"
Venerdì 15 maggio: Bologna "Eufonica /Bologna Fiere"
Sabato 20 giugno: Livorno "Surfer Joe"
A seguire le date estive
Con cadenza quindicinale torneranno disponibili album e singoli pubblicati nel corso degli anni, con l’eventuale aggiunta di inediti.
Come ogni band che si rispetti, anche i Not Moving hanno il loro “album perduto”.
E, per non sbagliare, lo fecero subito: nel 1984, dopo aver inciso soltanto due EP/45 giri.
È un anno speciale: a febbraio aprono per i The Clash al Palasport di Milano davanti a 12.000 persone; a giugno suonano a Berlino, nel mitico Loft, con Litfiba, Pankow e Monuments; a settembre partono per un mini tour di tre date con Johnny Thunders.
Dal 28 al 30 aprile, nei neonati studi Scacco Matto di Alberto Parodi a Lavagna (Genova), la band registra il mini LP Land of Nothing: sei brani che fotografano i Not Moving in grande forma, con l’apporto decisivo del fonico Paul Jeffrey, che di fatto produsse il lavoro intervenendo su suoni e arrangiamenti.
La cover secca, punk e tirata di “Pipeline” dei The Chantays, il country hardcore di “You Had Gone Away”, il punk alla X di “Lights of Night”, il dark blues di “Land of Nothing”, la ballata “In the Batland” e il beat punk di “A Wonderful Night to Die” sono piccole gemme che però la TNT Records non pubblicherà mai.
Nonostante alcune cassette promo inviate alle riviste — recensite con entusiasmo — il disco resterà inedito.
Il mini LP verrà finalmente ristampato in vinile da Area Pirata nel 2003.
“Pipeline”, “You Had Gone Away” e “Lights of Night” vedranno la luce solo allora, mentre “Land of Nothing”, “In the Batland” e “A Wonderful Night to Die” saranno riprese in versioni diverse nell’album Sinnermen (1986).
NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour
Sabato 7 febbraio: Lonate Ceppino (VA) "Black Inside" + Ossi
Domenica 8 febbraio: Torino "Blah Blah" ORE 18
Sabato 7 marzo: La Spezia "Skaletta"
Venerdì 20 marzo: Pesaro "Urbica"
Sabato 21 marzo: Como "Arci Joshua"
Venerdì 27 marzo: Milano "Biko"
Lunedì 6 aprile: Treviso "Maximum Festival"
Venerdì 15 maggio: Bologna "Eufonica /Bologna Fiere"
Sabato 20 giugno: Livorno "Surfer Joe"
A seguire le date estive
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Not Moving
sabato, gennaio 31, 2026
Festival Beat 2026 News
Dal 24 al 28 giugno 2026 torna il Festival Beat al Parco Colonie Padane a Cremona.
I primi annunci sono più che invitanti con Mummies, Billy Childish, Allah Las e DJ come Frank Popp e Liam Watson.
Seguite l'evolversi della situazione qui: https://www.facebook.com/FestivalBeatItaly
I primi annunci sono più che invitanti con Mummies, Billy Childish, Allah Las e DJ come Frank Popp e Liam Watson.
Seguite l'evolversi della situazione qui: https://www.facebook.com/FestivalBeatItaly
venerdì, gennaio 30, 2026
Gennaio 2026. Il meglio
Parte il nuovo anno con un po' di cose di livello: Sleaford Mods, Kula Shaker, Sault, Incognito, Dry Cleaning, Molotovs.
In Italia Sick Tamburo, Provincials.
SLEAFORD MODS - The Demise of Planet X
Sono tra i più accreditati interpreti di quell'antica tradizione che parte dal blues, passa attraverso Woody Guthrie e Bob Dylan e arriva anche a questo "strano" duo di Nottingham che spara a zero contro le disfunzioni della società (inglese ma non solo) attuale.
Al quattordicesimo album, l'approccio è più disfattista, pur sempre aspro e rabbioso, di fronte al declino inarrestabile di questa perfida e putrescente "umanità".
La musica è meno minimale, più curata e arrangiata.
Dalle consuete basi ossessive tra hip hop e post punk si passa anche a drum and bass e funk elettronico, con una scelta più approfondita dei suoni e delle parti vocali.
La scelta degli ospiti è sempre sorprendente (dai Big Special a Aldous Harding fino al rapper Snowy, travolgente in "Kill List") ed efficace. Un album come sempre duro, sfacciato, cattivo, spietato.
Necessario.
THE MOLOTOVS - Wasted Youth
Nonostante la giovane età, hanno alle spalle una lunga gavetta e tanta esperienza. L'album d'esordio li coglie al culmine dell'urgenza e della freschezza, con i primi Jam a fare da costante filo conduttore, uniti ai debutti di Joe Jackson, Elvis Costello e dintorni. Beat punk super energico, ben fatto e convincente, valorizzato da una produzione molto curata e "spinta" ma che lascia intatta la carica che esprimono dal vivo. Ottimi.
KULA SHAKER - Wormslayer
Non deludono mai. Certo, la proposta è rimasta sempre fedele agli esordi ("K" è del 1996 e questo l'ottavo album), tra Britpop, psichedelia, amore dichiarato per le atmosfere sonore e compositive di George Harrison, quel groove rimtico alla Small Faces/Prisoners, sguardi espliciti ai Doors ("Broke as folk") e Bob Dylan ma ci hanno sempre saputo giocare con grande maestria. E anche questo nuovo lavoro è pieno di energia, raffinatezza, belle canzoni, suoni ammalianti.
JAMES HUNTER SIX - Off the Fence
Il quinto album del musicista inglese è il consueto viaggio nel classico rhythm and blues di fine Cinquanta/inizi Sessanta che ritroviamo spesso nei primi album di Beatles o Animals.
Suonato e composto benissimo, elegante ed energico, volutamente e rigorosamente retrò, pertanto ancora più godibile per chi apprezza i suoni originali del genere.
C'è perfino Van Morrison a dare una mano (anzi, la voce) in "Ain't That A Trip".
THE SAULT - Chapter 1
Tredicesimo album in sei anni per il collettivo inglese, guidato dal produttore Inflo e la compagna Cleo Sol, più vari altri collaboratori.
"Chapter 1" è, come sempre, un raffinato lavoro di soul, jazz, modern funk, pieno di groove e canzoni di grande effetto.
THE DAMNED - Not Like Everybody Else
Gli album di cover raramente vanno oltre il concetto di "carino/non male". Non sfugge alla regola l'omaggio dei Damned (con Dave Vanian, Rat Scabies e Cpt Sensible) al loro chitarrista storico Brian James, recentemente scomparso (e che ascoltiamo nell'ultimo brano "The Last Time" degli Stones). Un disco fatto bene, energico con scelte molto intriganti di estrazione prevalentemente 60's (da "See Emily Play" dei Pink Floyd a "There's a Ghost in my House" di Dean Taylor, "Heartfull of soul" degli Yardbirds, "Makin' Time" dei Creation). Buono ma non entrerà sicuramente tra i loro migliori lavori.
THE BUZZCOCKS - Attitude Adjustment
Steve Diggle prosegue la saga della storica punk band con un album che lui stesso definisce (abbastanza fedelmente) "punk with a Motown vibe". Il sound è quello consueto, che mischia punk rock e atmosfere di gusto Sessanta, ottime melodie, brani mai troppo aggressive e sempre gradevoli. Niente di spettacolare ma si ascolta volentieri.
SHA LA DAS - Your Picture
Vengono da New York, incidono il secondo album per la Daptone Records (garanzia in partenza), sono W.C. Bill Schalda (80 anni) e i suoi tre figli Paul, Will, Carmine, a proporre un sound che sembra uscire da un ipotetico album perduto a base di soul e doo wop, inciso dai Beach Boys. Non c'è nulla di innovativo, contemporaneo o futurista.
Solo suoni anni 50/60, voci splendide, un'attitudine (melliflua e zuccherosa) totalmente devota a quell'epoca.
Tutto qui.
Splendido.
NUSANTARA BEAT - s/t
Arrivano dall'Olanda ma assimilano numerose influenze dalla tradizione folk indonesiana, dall'ethio jazz, dal funk.
Il tutto sapientemente condito da un gusto vintage soul e una buona pennellata di psichedelia made in 60's.
Un po "esotico" ma molto gradevole.
INCOGNITO - Music. Magic. Ironic.
Con Music. Magic. Ironic. Jean-Paul “Bluey” Maunick ha raggiunto i 20 album. E ancora una volta ha fatto anche centro. Diciassette brani, un'ora e un quarto di musica e una ventata di salutare freschezza a base del consueto, elegantissimo e raffinatissimo, soul, jazz, funk, disco, fusion, acid jazz, suonato in maniera superba, vicino alla perfezione, con una cover spettacolare di "Running Away" di Roy Ayers. Nonostante la lunghezza non c'è un momento fiacco, le canzoni funzionano sempre, la band gira compatta, la qualità è altissima.
BUTTER FUNK FAMILY - Facts
Da Los Angeles un buon album funk, con fiati in gran spolvero, ritiche irresistibili, James Brown, un po' di jazz, Stax, gospel, belle voci. Molto piacevole e groovy!
SICK TAMBURO - Dementia
All'ottavo album un nuovo piccolo capolavoro, tra pop, post punk, canzone d'autore, ritmiche serrate e melodie malinconiche e struggenti. I testi sono pieni di rabbia, dolore, smarrimento. I Sick Tamburo si impongono decisamente, ancora una volta, tra i gruppi più interessanti e originali in circolazione.
DRY CLEANING - Secret Love
Non conoscevo granché la band inglese.
Ho apprezzato molto il nuovo album, così ipnotico, volatile, sognante, tanto quanto possa essere abrasivo, disturbante, conturbante.
La voce recitata e distaccata di Florence Shaw è affascinante, il sound si incastra alla perfezione con il mood decadente, con quelle chitarre alla Television così fuori tempo massimo.
Un bel disco.
THE PROVINCIALS - Sick
Vede la luce dopo 15 anni dalla sua registrazione l'album rimasto nel cassetto della band salernitana. Guidati dal polistrumentista, compositore e produttore Rosario Memoli, stupiscono per quanto ai tempi il loro sound fosse all'avanguardia, mischiando psichedelia, visioni prog, garage, pop e rock in modo del tutto originale e personale. Il remix apportato al materiale originale rende il disco fresco e potente, mettendo in luce la genialità di certi arrangiamenti e scelte armoniche. Sorprendente e consigliatissimo.
ODD SOCKS - We are not Old Socks
L'ep d'esordio del quartetto romano porta con sé impressioni molto positive, grazie a tanta energia, freschezza e inventiva. L'ambito non è facilmente definibile ma ruota intorno a suggestioni Britpop (da Blur a Franz Ferdinand) con qualche sguardo agli Smiths ma in una prospettiva moderna e ricca di personalità. Molto bravi.
KLASSE KRIMINALE - Prole Rock Exhibition
I Klasse Kriminale nel 2025 hanno festeggiato quarant’anni di attività. Per celebrare l'evento (raro nella scena punk e affini italiana) tornano con un album in cui propongono alcuni dei loro classici riarrangiati e ri registrati. Nella versione in CD si aggiunge una serie di versioni live. Sulla classe, potenza, sincera genuinità della band di Marco Balestrino non ci sono sufficienti parole da aggiungere al consueto plauso per una carriera stupenda, a base di street punk, Oi!, punk rock, con testi assurti a inni generazionali. Come sempre, un eccellente album.
RAZZAPPARTE – L’etrusco uccide ancora
Il gruppo Oi! punk viterbese festeggia i suoi trent’anni di attività (1995-2025) con un mini CD di sei brani (quattro inediti e due remix), come sempre potenti e travolgenti, come nella migliore tradizione del genere. La band ha la giusta attitudine, una maturità acquisita sulla strada della musica meno compromessa, suona benissimo e sforna brani più che efficaci. Un lavoro eccellente.
THE OUTER SPACE - (We're Having Not) New Girls / Beautiful And Fragile
Torna il quartetto italoeuropeo con un singolo di alta qualità per chi ama il sound di derivazione "Sessanta". Beat, jingle jangle, un sapiente sguardo al miglior power pop. Due brani perfetti nel rievocare l'epoca magica per eccellenza.
https://teensoundrecords.bandcamp.com/album/the-outer-space
LETTO
Dan Jennings - Paul Weller: Dancing Through the Fire: The Authorised Oral History
Monumentale e pressochè "definitivo" racconto della sua carriera e vita personale, che il giornalista Dan Jennings ha scritto attraverso le testimonianze di 200 musicisti, famigliari, collaboratori, fan, raccolte nel suo podcast “Desperately Seeking Paul”, in onda dal 2020 con il corredo di un'intervista a Weller di un paio di ore.
Il tutto segue un rigoroso ordine cronologico che narra tutta la sua vicenda, anche nei più reconditi dettagli.
Per ora solo in inglese ma presto vedrà la luce anche in italiano.
Imperdibile per gli hardcore fan, sinceramente ridondante per il resto dei potenziali fruitori.
Molte testimonianze sono decisamente superflue e poco aggiungono al profilo del protagonista.
In genere il tono è celebrativo e se ne sottolinea il carattere schietto ma sincero, la genialità, lo spessore artistico.
Emergono anche i numerosi difetti caratteriali, al limite dell'arroganza, soprattutto nel lungo periodo "alcolico" ma sono numerosissimi gli aneddoti gustosi e inediti, gli aspetti poco conosciuti della (dissipata) vita in tour, il ruolo determinante del padre/manager John nella gestione contrattuale sia discografica che concertistica, il (non sempre facile e limpido) rapporto con i musicisti, il costante contrasto, talvolta molto aspro, con i giornalisti e tanto altro.
Solo per fan.
Francesco Magnocavallo - Black Music Beat
E' uno stupendo viaggio nella musica Caraibica, soul, funk, "black", quello in cui ci porta l'autore, con uno scritto colto, informatissimo, approfondito, che evidenzia quanto i collegamenti tra un brano, un "genere", un'epoca apparentemente lontanissimi, siano in realtà vicinissimi.
"Per Aristotele il sillogismo è l'argomentazione fondamentale: da una premessa discende una conseguenza logica".
E così ecco che sfilano mambo e funk, ritmi di New Orleans, ska, rocksteady e reggae, Haiti e Cuba, New York e Londra.
I rtimi arrivano e si mischiano, il mento giamaicano e il jive di Louis Jordan si fondono e diventano ska, Professor Longhair inventa il rumba-boogie.
"Leggi i testi accademici e capisci come il funk di James Brown sia un semplice remix dei ritmi imparati in loco dai batteristi Charles Connor e Clayton Fillyau, cresciuti con le bande delle parate di New Orleans.
Era lì che si era sviluppata l'arte del beat off, delle accentazioni irregolari, delle pause importanti che rendevano unico il sound locale...la ricetta del groove è semplice: prendi la quantizzazione, poi fai tutto il contrario".
Questo libro è uno stupendo saggio che ci porta da "Soul Makossa" di Manu Dibango a "Go to the Mard Gras" di Professor Longhair, dal musical "Fiddler On The Roof" a "La Bamba", dal super classico "El Caiman" a "Brown Baby" di Oscar Brown Jr.
Un lavoro di altissimo interesse per chi ama scavare fino alle radici e oltre.
Roberto Calabrò -Tales from Oz
Profondo conoscitore della scena rock 'n' roll (e non solo), il giornalista e scrittore Roberto Calabrò si cimenta in una accurata e minuziosa ricostruzione della storia dell'ambito in Australia, dagli anni 60 degli Easybeats fino a Radio Birdman, Saints, Birthday Party, per arrivare alle imprese, ben più pallide, odierne.
Seguono 50 dischi imperdibili e 10 raccolte essenziali per comprendere al meglio il fenomeno.
Un' ideale prosecuzione/compendio a "Be My Guru" di Federico Guglielmi del 2022.
Se lo avevate mancato, questo libro è perfetto per addentrarsi in quel fantastico mondo sonoro, non di rado dimenticato e sottovalutato.
Riccardo Balli - Per un pugno di bling bling: Dubbing spaghetti western
Libro molto particolare, direi sperimentale, sulle connessioni (effettive) tra reggae e spaghetti western.
Basti pensare al film The Harder They Come, dove il protagonista interpretato da Jimmy Cliff si gode in un cinema di Kingston, con altri rude boys, "Django" di Sergio Corbucci.
Il libro gioca su un duello giudiziario tra il "giudice" Judge Dread e lo stesso, imputato, autore, sceneggiato come una partitura di un film immaginario.
In mezzo, mille (colti e documentati) riferimenti alla storia reggae/dub.
Divertente, stimolante, interessante e coinvolgente.
Non il consueto saggio ma qualcosa di nuovo e fresco.
VISTO
Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch
Tre episodi dedicati alle relazioni tra altrettanti genitori e figli, di diverse, spesso opposte, tipologie di rapporto personale e di collocazione sociale ed esistenziale dei protagonisti.
Un padre fuori dalle righe (un impareggiabile Tom Waits) con due figli borghesi e incolori, una inappuntabile madre di successo (un'affascinante Charlotte Rampling) con due figlie diversissime e lontane dagli obiettivi materni, due gemelli "alternativi" che si ritrovano alla morte dei genitori semi hippies a ricordarli con nostalgia e affetto.
Racconti volutamente statici, senza giudizi morali, talvolta lievi e apparentemente insignificanti ma che toccano corde profonde, su quanto sia complesso rapportarsi reciprocamente.
Deliziosi i medesimi riferimenti che si ripetono in ogni episodio.
Un ottimo film, piacevole da vedere, paradossalmente coinvolgente nel suo "non succedere nulla".
Moonage Daydream di Brett Morgen
Visionario documentario sul grande Artista.
Non c'è una narrazione cronologica, non ci sono date o dati evidenti ma un racconto "sparso" di quello che ha espresso nella sua carriera artistica.
L'ho trovato molto affascinante e coinvolgente, psichedelico e sognante, con spezzoni di splendide interviste e grandi momenti live.
Molto bello.
COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Sulle riviste/zines "GIMME DANGER" e "GARAGELAND"
° Periodicamente su "Il Manifesto".
APPUNTAMENTI
NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour
Sabato 7 marzo: Lonate Ceppino (VA) "Black Inside" + Ossi
Domenica 8 marzo: Torino "Blah Blah" ORE 18
Sabato 7 aprile: La Spezia "Skaletta"
Venerdì 20 aprile: Pesaro "Urbica"
Sabato 21 aprile: Como "Arci Joshua"
Venerdì 27 aprile: Milano "Biko"
A seguire le date estive
Giovedì 12 febbraio al "Fela" Vico Dietro Il Coro di S. Cosimo, 6R a Genova, porto dieci dischi di mio gusto e se ne parla pubblicamente con Dalida Spunton. Ore 21.
Sabato 28 febbraio: Spettacolo "Something about Maggie" condotto da me coni Ratoblanco in concerto a Monteriggioni (Siena). Ore 21.
In Italia Sick Tamburo, Provincials.
SLEAFORD MODS - The Demise of Planet X
Sono tra i più accreditati interpreti di quell'antica tradizione che parte dal blues, passa attraverso Woody Guthrie e Bob Dylan e arriva anche a questo "strano" duo di Nottingham che spara a zero contro le disfunzioni della società (inglese ma non solo) attuale.
Al quattordicesimo album, l'approccio è più disfattista, pur sempre aspro e rabbioso, di fronte al declino inarrestabile di questa perfida e putrescente "umanità".
La musica è meno minimale, più curata e arrangiata.
Dalle consuete basi ossessive tra hip hop e post punk si passa anche a drum and bass e funk elettronico, con una scelta più approfondita dei suoni e delle parti vocali.
La scelta degli ospiti è sempre sorprendente (dai Big Special a Aldous Harding fino al rapper Snowy, travolgente in "Kill List") ed efficace. Un album come sempre duro, sfacciato, cattivo, spietato.
Necessario.
THE MOLOTOVS - Wasted Youth
Nonostante la giovane età, hanno alle spalle una lunga gavetta e tanta esperienza. L'album d'esordio li coglie al culmine dell'urgenza e della freschezza, con i primi Jam a fare da costante filo conduttore, uniti ai debutti di Joe Jackson, Elvis Costello e dintorni. Beat punk super energico, ben fatto e convincente, valorizzato da una produzione molto curata e "spinta" ma che lascia intatta la carica che esprimono dal vivo. Ottimi.
KULA SHAKER - Wormslayer
Non deludono mai. Certo, la proposta è rimasta sempre fedele agli esordi ("K" è del 1996 e questo l'ottavo album), tra Britpop, psichedelia, amore dichiarato per le atmosfere sonore e compositive di George Harrison, quel groove rimtico alla Small Faces/Prisoners, sguardi espliciti ai Doors ("Broke as folk") e Bob Dylan ma ci hanno sempre saputo giocare con grande maestria. E anche questo nuovo lavoro è pieno di energia, raffinatezza, belle canzoni, suoni ammalianti.
JAMES HUNTER SIX - Off the Fence
Il quinto album del musicista inglese è il consueto viaggio nel classico rhythm and blues di fine Cinquanta/inizi Sessanta che ritroviamo spesso nei primi album di Beatles o Animals.
Suonato e composto benissimo, elegante ed energico, volutamente e rigorosamente retrò, pertanto ancora più godibile per chi apprezza i suoni originali del genere.
C'è perfino Van Morrison a dare una mano (anzi, la voce) in "Ain't That A Trip".
THE SAULT - Chapter 1
Tredicesimo album in sei anni per il collettivo inglese, guidato dal produttore Inflo e la compagna Cleo Sol, più vari altri collaboratori.
"Chapter 1" è, come sempre, un raffinato lavoro di soul, jazz, modern funk, pieno di groove e canzoni di grande effetto.
THE DAMNED - Not Like Everybody Else
Gli album di cover raramente vanno oltre il concetto di "carino/non male". Non sfugge alla regola l'omaggio dei Damned (con Dave Vanian, Rat Scabies e Cpt Sensible) al loro chitarrista storico Brian James, recentemente scomparso (e che ascoltiamo nell'ultimo brano "The Last Time" degli Stones). Un disco fatto bene, energico con scelte molto intriganti di estrazione prevalentemente 60's (da "See Emily Play" dei Pink Floyd a "There's a Ghost in my House" di Dean Taylor, "Heartfull of soul" degli Yardbirds, "Makin' Time" dei Creation). Buono ma non entrerà sicuramente tra i loro migliori lavori.
THE BUZZCOCKS - Attitude Adjustment
Steve Diggle prosegue la saga della storica punk band con un album che lui stesso definisce (abbastanza fedelmente) "punk with a Motown vibe". Il sound è quello consueto, che mischia punk rock e atmosfere di gusto Sessanta, ottime melodie, brani mai troppo aggressive e sempre gradevoli. Niente di spettacolare ma si ascolta volentieri.
SHA LA DAS - Your Picture
Vengono da New York, incidono il secondo album per la Daptone Records (garanzia in partenza), sono W.C. Bill Schalda (80 anni) e i suoi tre figli Paul, Will, Carmine, a proporre un sound che sembra uscire da un ipotetico album perduto a base di soul e doo wop, inciso dai Beach Boys. Non c'è nulla di innovativo, contemporaneo o futurista.
Solo suoni anni 50/60, voci splendide, un'attitudine (melliflua e zuccherosa) totalmente devota a quell'epoca.
Tutto qui.
Splendido.
NUSANTARA BEAT - s/t
Arrivano dall'Olanda ma assimilano numerose influenze dalla tradizione folk indonesiana, dall'ethio jazz, dal funk.
Il tutto sapientemente condito da un gusto vintage soul e una buona pennellata di psichedelia made in 60's.
Un po "esotico" ma molto gradevole.
INCOGNITO - Music. Magic. Ironic.
Con Music. Magic. Ironic. Jean-Paul “Bluey” Maunick ha raggiunto i 20 album. E ancora una volta ha fatto anche centro. Diciassette brani, un'ora e un quarto di musica e una ventata di salutare freschezza a base del consueto, elegantissimo e raffinatissimo, soul, jazz, funk, disco, fusion, acid jazz, suonato in maniera superba, vicino alla perfezione, con una cover spettacolare di "Running Away" di Roy Ayers. Nonostante la lunghezza non c'è un momento fiacco, le canzoni funzionano sempre, la band gira compatta, la qualità è altissima.
BUTTER FUNK FAMILY - Facts
Da Los Angeles un buon album funk, con fiati in gran spolvero, ritiche irresistibili, James Brown, un po' di jazz, Stax, gospel, belle voci. Molto piacevole e groovy!
SICK TAMBURO - Dementia
All'ottavo album un nuovo piccolo capolavoro, tra pop, post punk, canzone d'autore, ritmiche serrate e melodie malinconiche e struggenti. I testi sono pieni di rabbia, dolore, smarrimento. I Sick Tamburo si impongono decisamente, ancora una volta, tra i gruppi più interessanti e originali in circolazione.
DRY CLEANING - Secret Love
Non conoscevo granché la band inglese.
Ho apprezzato molto il nuovo album, così ipnotico, volatile, sognante, tanto quanto possa essere abrasivo, disturbante, conturbante.
La voce recitata e distaccata di Florence Shaw è affascinante, il sound si incastra alla perfezione con il mood decadente, con quelle chitarre alla Television così fuori tempo massimo.
Un bel disco.
THE PROVINCIALS - Sick
Vede la luce dopo 15 anni dalla sua registrazione l'album rimasto nel cassetto della band salernitana. Guidati dal polistrumentista, compositore e produttore Rosario Memoli, stupiscono per quanto ai tempi il loro sound fosse all'avanguardia, mischiando psichedelia, visioni prog, garage, pop e rock in modo del tutto originale e personale. Il remix apportato al materiale originale rende il disco fresco e potente, mettendo in luce la genialità di certi arrangiamenti e scelte armoniche. Sorprendente e consigliatissimo.
ODD SOCKS - We are not Old Socks
L'ep d'esordio del quartetto romano porta con sé impressioni molto positive, grazie a tanta energia, freschezza e inventiva. L'ambito non è facilmente definibile ma ruota intorno a suggestioni Britpop (da Blur a Franz Ferdinand) con qualche sguardo agli Smiths ma in una prospettiva moderna e ricca di personalità. Molto bravi.
KLASSE KRIMINALE - Prole Rock Exhibition
I Klasse Kriminale nel 2025 hanno festeggiato quarant’anni di attività. Per celebrare l'evento (raro nella scena punk e affini italiana) tornano con un album in cui propongono alcuni dei loro classici riarrangiati e ri registrati. Nella versione in CD si aggiunge una serie di versioni live. Sulla classe, potenza, sincera genuinità della band di Marco Balestrino non ci sono sufficienti parole da aggiungere al consueto plauso per una carriera stupenda, a base di street punk, Oi!, punk rock, con testi assurti a inni generazionali. Come sempre, un eccellente album.
RAZZAPPARTE – L’etrusco uccide ancora
Il gruppo Oi! punk viterbese festeggia i suoi trent’anni di attività (1995-2025) con un mini CD di sei brani (quattro inediti e due remix), come sempre potenti e travolgenti, come nella migliore tradizione del genere. La band ha la giusta attitudine, una maturità acquisita sulla strada della musica meno compromessa, suona benissimo e sforna brani più che efficaci. Un lavoro eccellente.
THE OUTER SPACE - (We're Having Not) New Girls / Beautiful And Fragile
Torna il quartetto italoeuropeo con un singolo di alta qualità per chi ama il sound di derivazione "Sessanta". Beat, jingle jangle, un sapiente sguardo al miglior power pop. Due brani perfetti nel rievocare l'epoca magica per eccellenza.
https://teensoundrecords.bandcamp.com/album/the-outer-space
LETTO
Dan Jennings - Paul Weller: Dancing Through the Fire: The Authorised Oral History
Monumentale e pressochè "definitivo" racconto della sua carriera e vita personale, che il giornalista Dan Jennings ha scritto attraverso le testimonianze di 200 musicisti, famigliari, collaboratori, fan, raccolte nel suo podcast “Desperately Seeking Paul”, in onda dal 2020 con il corredo di un'intervista a Weller di un paio di ore.
Il tutto segue un rigoroso ordine cronologico che narra tutta la sua vicenda, anche nei più reconditi dettagli.
Per ora solo in inglese ma presto vedrà la luce anche in italiano.
Imperdibile per gli hardcore fan, sinceramente ridondante per il resto dei potenziali fruitori.
Molte testimonianze sono decisamente superflue e poco aggiungono al profilo del protagonista.
In genere il tono è celebrativo e se ne sottolinea il carattere schietto ma sincero, la genialità, lo spessore artistico.
Emergono anche i numerosi difetti caratteriali, al limite dell'arroganza, soprattutto nel lungo periodo "alcolico" ma sono numerosissimi gli aneddoti gustosi e inediti, gli aspetti poco conosciuti della (dissipata) vita in tour, il ruolo determinante del padre/manager John nella gestione contrattuale sia discografica che concertistica, il (non sempre facile e limpido) rapporto con i musicisti, il costante contrasto, talvolta molto aspro, con i giornalisti e tanto altro.
Solo per fan.
Francesco Magnocavallo - Black Music Beat
E' uno stupendo viaggio nella musica Caraibica, soul, funk, "black", quello in cui ci porta l'autore, con uno scritto colto, informatissimo, approfondito, che evidenzia quanto i collegamenti tra un brano, un "genere", un'epoca apparentemente lontanissimi, siano in realtà vicinissimi.
"Per Aristotele il sillogismo è l'argomentazione fondamentale: da una premessa discende una conseguenza logica".
E così ecco che sfilano mambo e funk, ritmi di New Orleans, ska, rocksteady e reggae, Haiti e Cuba, New York e Londra.
I rtimi arrivano e si mischiano, il mento giamaicano e il jive di Louis Jordan si fondono e diventano ska, Professor Longhair inventa il rumba-boogie.
"Leggi i testi accademici e capisci come il funk di James Brown sia un semplice remix dei ritmi imparati in loco dai batteristi Charles Connor e Clayton Fillyau, cresciuti con le bande delle parate di New Orleans.
Era lì che si era sviluppata l'arte del beat off, delle accentazioni irregolari, delle pause importanti che rendevano unico il sound locale...la ricetta del groove è semplice: prendi la quantizzazione, poi fai tutto il contrario".
Questo libro è uno stupendo saggio che ci porta da "Soul Makossa" di Manu Dibango a "Go to the Mard Gras" di Professor Longhair, dal musical "Fiddler On The Roof" a "La Bamba", dal super classico "El Caiman" a "Brown Baby" di Oscar Brown Jr.
Un lavoro di altissimo interesse per chi ama scavare fino alle radici e oltre.
Roberto Calabrò -Tales from Oz
Profondo conoscitore della scena rock 'n' roll (e non solo), il giornalista e scrittore Roberto Calabrò si cimenta in una accurata e minuziosa ricostruzione della storia dell'ambito in Australia, dagli anni 60 degli Easybeats fino a Radio Birdman, Saints, Birthday Party, per arrivare alle imprese, ben più pallide, odierne.
Seguono 50 dischi imperdibili e 10 raccolte essenziali per comprendere al meglio il fenomeno.
Un' ideale prosecuzione/compendio a "Be My Guru" di Federico Guglielmi del 2022.
Se lo avevate mancato, questo libro è perfetto per addentrarsi in quel fantastico mondo sonoro, non di rado dimenticato e sottovalutato.
Riccardo Balli - Per un pugno di bling bling: Dubbing spaghetti western
Libro molto particolare, direi sperimentale, sulle connessioni (effettive) tra reggae e spaghetti western.
Basti pensare al film The Harder They Come, dove il protagonista interpretato da Jimmy Cliff si gode in un cinema di Kingston, con altri rude boys, "Django" di Sergio Corbucci.
Il libro gioca su un duello giudiziario tra il "giudice" Judge Dread e lo stesso, imputato, autore, sceneggiato come una partitura di un film immaginario.
In mezzo, mille (colti e documentati) riferimenti alla storia reggae/dub.
Divertente, stimolante, interessante e coinvolgente.
Non il consueto saggio ma qualcosa di nuovo e fresco.
VISTO
Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch
Tre episodi dedicati alle relazioni tra altrettanti genitori e figli, di diverse, spesso opposte, tipologie di rapporto personale e di collocazione sociale ed esistenziale dei protagonisti.
Un padre fuori dalle righe (un impareggiabile Tom Waits) con due figli borghesi e incolori, una inappuntabile madre di successo (un'affascinante Charlotte Rampling) con due figlie diversissime e lontane dagli obiettivi materni, due gemelli "alternativi" che si ritrovano alla morte dei genitori semi hippies a ricordarli con nostalgia e affetto.
Racconti volutamente statici, senza giudizi morali, talvolta lievi e apparentemente insignificanti ma che toccano corde profonde, su quanto sia complesso rapportarsi reciprocamente.
Deliziosi i medesimi riferimenti che si ripetono in ogni episodio.
Un ottimo film, piacevole da vedere, paradossalmente coinvolgente nel suo "non succedere nulla".
Moonage Daydream di Brett Morgen
Visionario documentario sul grande Artista.
Non c'è una narrazione cronologica, non ci sono date o dati evidenti ma un racconto "sparso" di quello che ha espresso nella sua carriera artistica.
L'ho trovato molto affascinante e coinvolgente, psichedelico e sognante, con spezzoni di splendide interviste e grandi momenti live.
Molto bello.
COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Sulle riviste/zines "GIMME DANGER" e "GARAGELAND"
° Periodicamente su "Il Manifesto".
APPUNTAMENTI
NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour
Sabato 7 marzo: Lonate Ceppino (VA) "Black Inside" + Ossi
Domenica 8 marzo: Torino "Blah Blah" ORE 18
Sabato 7 aprile: La Spezia "Skaletta"
Venerdì 20 aprile: Pesaro "Urbica"
Sabato 21 aprile: Como "Arci Joshua"
Venerdì 27 aprile: Milano "Biko"
A seguire le date estive
Giovedì 12 febbraio al "Fela" Vico Dietro Il Coro di S. Cosimo, 6R a Genova, porto dieci dischi di mio gusto e se ne parla pubblicamente con Dalida Spunton. Ore 21.
Sabato 28 febbraio: Spettacolo "Something about Maggie" condotto da me coni Ratoblanco in concerto a Monteriggioni (Siena). Ore 21.
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Il meglio del mese
giovedì, gennaio 29, 2026
Francesco Magnocavallo - Black Music Beat
E' uno stupendo viaggio nella musica Caraibica, soul, funk, "black", quello in cui ci porta l'autore, con uno scritto colto, informatissimo, approfondito, che evidenzia quanto i collegamenti tra un brano, un "genere", un'epoca apparentemente lontanissimi, siano in realtà vicinissimi.
"Per Aristotele il sillogismo è l'argomentazione fondamentale: da una premessa discende una conseguenza logica".
E così ecco che sfilano mambo e funk, ritmi di New Orleans, ska, rocksteady e reggae, Haiti e Cuba, New York e Londra.
I rtimi arrivano e si mischiano, il mento giamaicano e il jive di Louis Jordan si fondono e diventano ska, Professor Longhair inventa il rumba-boogie.
"Leggi i testi accademici e capisci come il funk di James Brown sia un semplice remix dei ritmi imparati in loco dai batteristi Charles Connor e Clayton Fillyau, cresciuti con le bande delle parate di New Orleans.
Era lì che si era sviluppata l'arte del beat off, delle accentazioni irregolari, delle pause importanti che rendevano unico il sound locale...la ricetta del groove è semplice: prendi la quantizzazione, poi fai tutto il contrario".
Questo libro è uno stupendo saggio che ci porta da "Soul Makossa" di Manu Dibango a "Go to the Mard Gras" di Professor Longhair, dal musical "Fiddler On The Roof" a "La Bamba", dal super classico "El Caiman" a "Brown Baby" di Oscar Brown Jr.
Un lavoro di altissimo interesse per chi ama scavare fino alle radici e oltre.
Francesco Magnacavallo
Black Music Beat
Haze-Auditoriumedizioni
141 pagine
13 euro
"Per Aristotele il sillogismo è l'argomentazione fondamentale: da una premessa discende una conseguenza logica".
E così ecco che sfilano mambo e funk, ritmi di New Orleans, ska, rocksteady e reggae, Haiti e Cuba, New York e Londra.
I rtimi arrivano e si mischiano, il mento giamaicano e il jive di Louis Jordan si fondono e diventano ska, Professor Longhair inventa il rumba-boogie.
"Leggi i testi accademici e capisci come il funk di James Brown sia un semplice remix dei ritmi imparati in loco dai batteristi Charles Connor e Clayton Fillyau, cresciuti con le bande delle parate di New Orleans.
Era lì che si era sviluppata l'arte del beat off, delle accentazioni irregolari, delle pause importanti che rendevano unico il sound locale...la ricetta del groove è semplice: prendi la quantizzazione, poi fai tutto il contrario".
Questo libro è uno stupendo saggio che ci porta da "Soul Makossa" di Manu Dibango a "Go to the Mard Gras" di Professor Longhair, dal musical "Fiddler On The Roof" a "La Bamba", dal super classico "El Caiman" a "Brown Baby" di Oscar Brown Jr.
Un lavoro di altissimo interesse per chi ama scavare fino alle radici e oltre.
Francesco Magnacavallo
Black Music Beat
Haze-Auditoriumedizioni
141 pagine
13 euro
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Libri
mercoledì, gennaio 28, 2026
Vetreria di Borgonovo - Born to be glass
La Vetreria di Borgonovo Piacentino è, dal 1950, tra le aziende più floride e d'avanguardia della zona e non solo.
Quest'anno ha deciso di allegare al catalogo uno speciale dedicato al PUNK la cui stesura è stata a cura del sottoscritto, con adeguata e pertinente grafica.
Se ne può richiedere copia GRATUITA qui: [email protected]
Prosegue così quanto iniziato tre anni fa con un pezzo dedicato a "Quadrophenia", mods e affini.
https://tonyface.blogspot.com/2023/02/vetreria-di-borgonovo-piacentino-way-of.html
Poi è arrivato un articolo dedicato alla Chess Records:
https://tonyface.blogspot.com/2024/02/vetreria-di-borgonovo-piacentino-way-of.html
Lo scorso anno spazio al Southern Rock:
https://tonyface.blogspot.com/2025/02/vetreria-di-borgonovo-piacentino-way-of.html
Quest'anno ha deciso di allegare al catalogo uno speciale dedicato al PUNK la cui stesura è stata a cura del sottoscritto, con adeguata e pertinente grafica.
Se ne può richiedere copia GRATUITA qui: [email protected]
Prosegue così quanto iniziato tre anni fa con un pezzo dedicato a "Quadrophenia", mods e affini.
https://tonyface.blogspot.com/2023/02/vetreria-di-borgonovo-piacentino-way-of.html
Poi è arrivato un articolo dedicato alla Chess Records:
https://tonyface.blogspot.com/2024/02/vetreria-di-borgonovo-piacentino-way-of.html
Lo scorso anno spazio al Southern Rock:
https://tonyface.blogspot.com/2025/02/vetreria-di-borgonovo-piacentino-way-of.html
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martedì, gennaio 27, 2026
Abdul Malik Al Nasir e Gil Scott Heron



Abdul Malik Al Nasir ha lasciato nel 2011 al giornalista del Guardian Simon Hattenstone questo lungo ricordo su GIL SCOTT HERON.
Un storia incredibile sul personaggio...da leggere.
Mio fratello Reynold mi ha fatto conoscere la musica di Gil Scott-Heron.
Non mi rendevo conto di come, e quanto Gil avrebbe continuato a plasmare la mia vita.
Avevo 18 anni, ero appena uscito da un'infanzia in riformatorio, ero traumatizzato, analfabeta e non avevo prospettive.
Reynold, che era più vecchio, mi mostrò un album chiamato Moving Target, che aveva una foto di Gil che correva per le strade di Washington attraverso la lente telescopica di una pistola.
Reynold era politicizzato e colto - diversamente da me.
Non prendevo la vita troppo sul serio, in parte perché non potevo affrontare quello che mi era successo.
Mi ha fatto sedere e ascoltare la canzone Washington DC e il testo riassume così tanto della mia vita: "I simboli della democrazia attaccati alla costa, il gabinetto della burocrazia circondato da un fossato. / I cittadini della povertà sono appena scomparsi dalla vista / I signori scappano di sera, fratelli nella notte. "
Gil stava parlando della Casa Bianca circondata dai ghetti urbani, quelle cose che i turisti non vedono - la realtà della vita del ghetto della città.
Mio fratello mi spiegò cosa significava la canzone.
Ha tracciato un parallelo tra ciò di cui Gil parlava a Washington DC e quello che noi, come neri, stavamo affrontando a Toxteth, a Liverpool, nel periodo precedente ai disordini del 1981.
Reynold stava cercando di svegliarmi alla coscienza.
Avevo già intrapreso una strada sbagliata ed era preoccupato che se non mi fossi dissociato da quel giro, sarebbe solo una questione di tempo prima che venissi incarcerato di nuovo - e questa volta non in un riformatorio
Perché ero stato messo in riformatorio in primo luogo?
Il mio nome allora era Mark Trevor Watson e quando avevo otto anni mio padre ha avuto un infarto.
Papà era nero della Guyana, mia mamma gallese bianca.
Tutta la famiglia (c'erano quattro bambini, mamma e papà) era il bersaglio di abusi razzisti.
Papà, un ex marinaio mercantile, era un vero lavoratore.
Niente poteva fermarlo.
Si era addirittura offerto volontario per lavorare il giorno di Natale del 1974 per la Netherley Property Guards, che gestiva magazzini sulle banchine di Liverpool.
Era un inverno orribilmente freddo.
Lasciò la casa alle 5 del mattino per aspettare che l'autobus lo portasse a lavorare.
Non è mai arrivato. Papà ha aspettato fino alle 10 e alla fine è tornato a casa sconfitto.
Quella fu l'unica volta in cui vidi il pianto di questo marinaio così forte.
Non ha aperto i suoi regali di Natale, è andato subito a letto.
Ha avuto un infarto nel sonno e quando si è svegliato era un tetraplegico, paralizzato dal collo in giù.
Rimase così per il resto della sua vita, dentro e fuori dal reparto geriatrico finché non morì quattro anni dopo.
La mamma, che lavorava nello stabilimento di Meccano, ha continuato a lottare per noi quattro.
Ma lei non poteva davvero farcela. Ero dislessico e disprassico ma non diagnosticato.
Odiavo la scuola
Eravamo praticamente gli unici bambini neri lì e gli alunni venivano portati in assemblea di scuola al suono della registrazione preferita del preside - Black Sambo: "Black Sambo, Sambo nero, vivendo nella giungla da solo, eccetto Big Black Mumbo e Grande Jumbo nero. "
Nessuno lo ha mai considerato un problema.
Dopo di che tutti incominciarono a rivolgersi a me e alle mie sorelle chiamandoci sambo nero.
Ci furono delle risse e tutti ci chiamarono provocatori.
A nove anni sono stato espulso da scuola, il che mi ha portato in riformatorio nel 1975.
Sono stato "condannato" a nove anni pur non avendo commesso alcun crimine.
Non l'hanno visto così, ovviamente.
Mi hanno etichettato come disadattato e hanno detto a tutti noi che eravamo minacce alla società; quella società aveva bisogno di protezione da noi.
La notte che mi hanno rinchiuso mi hanno messo in una stanza con sbarre alla finestra per 14 giorni e 14 notti.
Questa pratica venne messa al bando in seguito al famigerato scandalo dello Staffordshire, ma negli anni '70 era comune.
È stata l'esperienza più traumatica della mia vita, per la quale in seguito avrei cercato giustizia nei tribunali.
Poco prima di Natale 1975 sono stato portato in un posto chiamato Centro di valutazione Woolton Vale, altrimenti noto come Menlove.
Era una grande prigione vittoriana con sbarre su ogni finestra, serrature su ogni porta e una cella di isolamento all'interno.
In precedenza aveva operato come custodia cautelare per i detenuti.
Nel 1974 era stato convertito in un centro di valutazione per bambini ma funzionava ancora illegalmente secondo le vecchie regole.
La reclusione non era stato permessa ma ciò non li ha fermati.
Nel frattempo, il centro di reclusione locale, Risley, era pieno, quindi Menlove si trasformò in un luogo con eccesso di prigionieri.
Ciò significava che stavano mescolando i bambini provenientei da famiglie distrutte con criminali incalliti.
Un'altra questione su cui avrei fatto successivamente causa.
Da lì sono stato trasferito in diverse comunità dove ho sofferto vari gradi di abuso fisico e razziale nel corso degli anni fino all'età di 18 anni quando il mio ordine di custodia cessò.
Sono stato visitato dal mio assistente sociale che mi ha dato 100 sterline, mi ha fatto firmare un modulo per dire che non avrei mai più preteso altri soldi e nel giro di pochi mesi vivevo in un ostello per giovani neri senzatetto.
Fu allora che Gil cambiò la mia vita.
Stava suonando al Royal Court Theatre di Liverpool e il concerto era esaurito.
Era il 1985, Gil aveva brani nelle classifiche ed era al culmine della sua fama.
Un mio amico, il compianto fotografo Penny Potter, mi ha fatto entrare - aveva un pass per il backstage e ha detto alla sua crew che ero il suo assistente.
Ho visto lo spettacolo e sono rimasto incantato.
Era difficile descrivere quello che faceva esattamente - ha parlato ha suonato jazz, era un poeta, ha insegnato - stava solo cantando una canzone, ma era come se fosse parte di un'anima collettiva che esisteva nella stanza.
Dopo lo spettacolo sono andato nel backstage con Penny.
Gil era lì in piedi con un gruppo di persone intorno a lui: fotografi che si allontanavano, giornalisti che gli infilavanoi microfoni sotto il naso, promoterscon borse di denaro e membri della band che cercavano di farsi pagare.
Tutti sembravano volere qualcosa da lui.
Gli strinsi la mano, lo ringraziai per l'esibizione e mi voltai per andarmene.
MI disse: "Aspetta un minuto fratello, cosa succede qui? Ho sentito che ci sono stati dei disordini".
Gli parlai di Toxteth e di come le comunità nere si fossero scatenate in tutto il paese durante la lunga estate calda del 1981.
Disse: "Sì, ne abbiamo avute alcune a Washington".
Voleva sapere della gente di Toxteth, così mi offrii di portarlo nelle scene delle rivolte.
Il giorno dopo visitammo l'area e gli feci un commento in corso su ciò che era accaduto in ogni luogo, in tutti i luoghi che erano stati bruciati e cosa era successo di conseguenza.
Ora se c'è una cosa che ci hanno insegnato in riformatorio è stato come cucinare e così mi sono offerto di dare da mangiare a Gil e alla band.
Il problema era che non avevo un posto dove vivere.
Così ho chiesto al mio amico Dobbo se potevo prendere in prestito il suo appartamento, incassai il mio sussidio e spesi i soldi di due settimane per il cibo.
Gil portò tutto il suo entourage di 17 persone e io diedi da mangiare a tutti.
Antipasti, succo di mango, piatti vari.
Cercò di pagarmi £ 100, che erano un sacco di soldi allora.
Non lo accettai, provò e rifiutai di nuovo.
Quando si rese conto che non aveva senso tentare di pagarmi, disse al suo promoter: "Saremo di ritorno in Inghilterra tra poche settimane, dai al fratello i dettagli dell'hotel in cui alloggeremo".
Poi disse: "Mi piacerebbe che ti unissi a noi nel tour."
Per fare cosa, ho chiesto? "Qualunque cosa tu voglia, porti una batteria, qualunque cosa tu voglia," fu la sua risposta.
E questo è quello che ho fatto.
Gil si prendeva tutto il tempo che poteva, la sera, per prendermi cura di me, dandomi incoraggiamento e cercando di alimentare in me un senso di autostima.
Ero stato indottrinato dal sistema di assistenza per credere di essere un disadattato e inutile dall'età di nove anni, ma Gil rifiutò di accettarlo.
Vide qualcosa in me che non vedevo in me stesso - il mio potenziale.
Avevo detto a Gil tutto della mia vita.
Tranne una cosa: non riuscivo quasi a leggere.
Mi vergognavo così tanto.
Era il 1988 e io ero in viaggio con lui da quattro anni.
Questa volta stavamo girando l'America con Richie Havens e Gil mi ha passato un libro e mi ha chiesto di leggergli una pagina.
Sentivo che il mio cuore si sarebbe fermato.
Avevo sempre avuto l'idea che se Gil mi avesse chiesto di fare qualcosa, lo avrei fatto e per la prima volta mi aveva chiesto di fare qualcosa che non potevo fare.
Mi ero sempre reso utile facendo qualsiasi cosa, dal bucato della band a vendere i libri di Gil ai concerti, all'aiutare i roadie, a fare l'autista.
Ceravo sempre di non essere un peso perché ero consapevole del fatto che stava pagando i miei voli e le camere d'albergo ma quando mi chiese di leggere mi sentii raggelare e contnuai ad esitare, al punto che mi disse "Qual è il problema? Non sei fluente nella lettura?"
Quella fu la prima volta che sapevo che una persona poteva leggere fluentemente.
Essendo un bambino di strada, la fluidità era qualcosa che avevo sempre associato a parlare; parlare era il mio meccanismo di sopravvivenza.
Gil mi ha fatto prendere atto del fatto che l'analfabetismo era qualcosa di cui non vergognarsi, ma qualcosa da affrontare.
Gli dissi che non mi era mai stato insegnato: era la prima volta che lo ammettevo anche a me stesso.
Nel sistema educativo l'istruzione o l'alfabetizzazione non sono state incoraggiate e la maggior parte delle persone ne è uscita fuori come me.
Non molte persone sanno che Gil era un insegnante - aveva un master in inglese presso l'università di Lincoln.
Nonostante non avesse una laurea di primo livello, fu accettato nel programma Masters grazie alla forza di due libri che aveva scritto da adolescente; The Vulture, un misterioso omicidio e The Nigger Factory, che parlava della vita nei campus universitari neri.
Stavo giarndo con la gente sbagliata e lui mi ha preso come una sfida personale per mettermi in riga, portarmi via da una vita da delinquente e rendermi produttivo.
Se fossi finito come la maggior parte dei miei coetanei in riformatorio, sarei morto o in galera ormai.
L'intervento di Gil mi ha salvato la vita.
Mi presentava alle persone come suo figlio, nonostante avesse dei figli suoi.
Era così commovente.
All'età di 12 anni ho perso mio padre e quando ho incontrato Gil a 18 anni ha assunto quel ruolo e l'ha preso sul serio.
Ho avuto così tanti problemi; la mia mente era come un incrocio di spaghetti.
C'erano così tanti racconti nella mia testa che non riuscivo a districarli e Gil li ascoltava tutti.
Alla fine diceva invariabilmente una o due frasi che riassumevano ciò che mi ci era voluto così tanto tempo da dire e mi indirizzavano anche a ciò che dovevo fare al riguardo.
Nel 1987 siamo stati in tour e Gil ha suggerito che era giunto il momento per me di trovare un lavoro.
Per due anni sono andato per mare, lavorando come maggiordomo su un traghetto, poi su petroliere, piattaforme di lavaggio, servizi igienici, cibo.
Ogni sera dalle 18 a mezzanotte ho imparato a leggere e scrivere.
Ho iniziato a sperimentare il linguaggio scrivendo poesie e canzoni.
Quando sono arrivato in porto, scrivevo a Gil e gli inviavo poesie o canzoni per la sua valutazione.
Tra una sosta e l'altra andavo in tour con Gil e lui valutava il mio lavoro.
Nel 1990, alla fine di un periodo in mare, avevo accumulato una grande mole di lavoro: poesia, prosa e canzoni.
Li misi in una scatola in un armadio a casa di mia mamma e li lasciai lì per anni.
Gil poi mi ha incoraggiato ad andare al college e all'università e ad istruirmi.
Il problema era che non avevo alcuna qualifica.
Così nel 1990 ho iniziato a lavorare con Littlewoods in un programma di formazione di azioni positive dove hanno preso quattro bambini neri all'anno e li hanno addestrati nella gestione, e attraverso questo mi hanno sponsorizzato per andare all'università per studiare affari e finanza.
Mi sono laureato in sociologia e geografia, che mi è sembrato appropriato per un marinaio con il mio background, seguito da un diploma post-laurea in ricerca sociale e un master in produzione multimediale.
Ho continuato ad andare in tour con Gil quando ho potuto.
Era così fiero di me.
La mia laurea era il culmine di tutto ciò che aveva investito in me e avevo investito in me stesso.
Quello che Gil mi ha dato era una ragione per vivere.
All'età di 18 anni non riuscivo a vedere nulla per cui vivere.
Nel 1992 ho incontrato i Last Poets, una band che era stata mentore di Gil e che sono spesso considerati i primi rapper.
La famosa canzone di Gil, The Revolution Will Not Be Televised, è stata ispirata dai Last Poets: The niggers are scared of revolution.
C'era un desiderio nella mia anima per la spiritualità.
Avevo molte domande sulla religione, ma Gil era più spirituale che religioso.
Jalal e Suliman deei Last Poets mi hanno parlato dell'Islam, hanno colpito una corda e nel 1992 sono diventato musulmano e ho cambiato il mio nome da Mark Trevor Watson a Abdul Malik Al Nasir e sono diventato il manager del leader di The Last Poets, Jalal.
In seguito ho fondato la mia casa discografica e ho lavorato con artisti del calibro di Public Enemy, Run DMC, Wyclef Jean, Sly Dunbar, Wailers e Steel Pulse.
Nel corso degli anni le cose incominciarono ad andare male a Gil.
Per molti anni ha predicato contro il male della droga ma è diventato lui stesso drogato e nel 2001 è stato mandato in prigione nello Stato di New York per possesso di cocaina.
Quando si è messo nei guai, mi sono ricordato quanto mi abbia aiutato.
Quindi sono volato a New York e gli ho fatto visita in prigione - si era rimesso in sesto, mangiando tre pasti al giorno, cosa che raramente faceva quando eravamo in tour e sembrava più rilassato e in forma di quanto l'avessi visto in anni.
Ho passato tutti i controlli di sicurezza e mi hanno detto di sedermi nella stanza di visita mentre prendevano il prigioniero.
Non sapeva chi sarebbe venuto e quando mi vide aveva un enorme sorriso sul suo viso.
La guardia lo chiamò e disse: "Ah, il famoso Gil Scott Heron ... infilati la maglietta."
Era solo un tentativo di umiliarlo.
Mi morsi la lingua.
Nel 2004, avevo ricevuto un risarcimento sostanzioso per ciò che avevo sofferto.
Ho tirato fuori le mie vecchie poesie da quella scatola nella casa di mia madre e le ho mostrate a mia moglie Sarah.
Ha detto che dovevo fare qualcosa con quelle opere, così ho creato la mia casa editrice, la Fore-Word Press, e ho pubblicato il mio primo libro, Ordinary Guy, nel mio nome originale Mark T Watson.
Gil era entusiasta quando gli ho mandato una copia.
Non semplicemente perché era dedicato a lui ma anche perché sapeva che senza il suo tutoraggio, non avrei potuto leggere o scrivere.
Nel 2008, stavo producendo un album nello studio di Wyclef Jean a New York e ci fu un enorme concerto commemorativo al Radio City Music Hall per Martin Luther King Day.
Wyclef si esibiva e mi presentò a Stevie Wonder
. Ora Stevie e Gil erano stati parte integrante nella lotta per una festa nazionale per celebrare Martin Luther King e io gli parlai della mia relazione con Gil.
"Gil esce di prigione?" chiese. Sì, ho detto.
"Bene, portalo qui ora."
Quindi ho telefonato a Gil e l'ho portato allo show.
Quando arrivammo nel camerino di Stevie e annunciai Gil a Stevie, Stevie Wonder si alzò in piedi e disse: "Gil Scott Heron y'all", e l'intero camerino scoppiò in un estatico applauso.
L'anno scorso Gil ha fatto un album di ritorno, I'm New Here, che ha ottenuto ottime recensioni.
Mi sono unito a lui in quella che sarebbe stata la sua ultima tournée in Europa.
Sono passate tre settimane da quando Gil è morto e sono ancora sotto shock.
Ho 45 anni, sono sposato con cinque figli e Gil è stata la persona più importante per me durante la mia vita adulta. Il suo funerale ad Harlem fu un affare cupo.
Ciò che mi ha toccato di più è stato tutto l'amore nella stanza.
Dopo che la band ha suonato un bellissimo tributo e l'ex moglie di Gil, Brenda, ha pronunciato un elogio, il rapper Kanye West ha suonato sul pulpito e ha cantato Lost in the World, una canzone che contiene un campione del poema di Gil, Comment # 1.
E 'stato un bellissimo omaggio.
Dopo il servizio, ho raccontato a Kanye la mia storia e ho chiesto se avrebbe preso parte ad un concerto tributo per Gil a Liverpool, il luogo in cui ci siamo incontrati tutti quegli anni fa e mi ha preso sotto la sua ala.
Questo è il mio modo di dire: "Grazie, Gil. Mi hai salvato la vita".
lunedì, gennaio 26, 2026
Roberto Calabrò -Tales from Oz
Profondo conoscitore della scena rock 'n' roll (e non solo), il giornalista e scrittore Roberto Calabrò si cimenta in una accurata e minuziosa ricostruzione della storia dell'ambito in Australia, dagli anni 60 degli Easybeats fino a Radio Birdman, Saints, Birthday Party, per arrivare alle imprese, ben più pallide, odierne.
Seguono 50 dischi imperdibili e 10 raccolte essenziali per comprendere al meglio il fenomeno.
Un' ideale prosecuzione/compendio a "Be My Guru" di Federico Guglielmi del 2022 ( href="https://tonyface.blogspot.com/2022/03/federico-guglielmi-be-my-guru.html">https://tonyface.blogspot.com/2022/03/federico-guglielmi-be-my-guru.html).
Se lo avevate mancato, questo libro è perfetto per addentrarsi in quel fantastico mondo sonoro, non di rado dimenticato e sottovalutato.
Roberto Calabrò
Tales from Oz
Collana Blow Up Director's Cut #39
124 pagine
15 euro
Per ordinarlo:
https://www.blowupmagazine.com/prod/tales-from-oz.asp
Seguono 50 dischi imperdibili e 10 raccolte essenziali per comprendere al meglio il fenomeno.
Un' ideale prosecuzione/compendio a "Be My Guru" di Federico Guglielmi del 2022 ( href="https://tonyface.blogspot.com/2022/03/federico-guglielmi-be-my-guru.html">https://tonyface.blogspot.com/2022/03/federico-guglielmi-be-my-guru.html).
Se lo avevate mancato, questo libro è perfetto per addentrarsi in quel fantastico mondo sonoro, non di rado dimenticato e sottovalutato.
Roberto Calabrò
Tales from Oz
Collana Blow Up Director's Cut #39
124 pagine
15 euro
Per ordinarlo:
https://www.blowupmagazine.com/prod/tales-from-oz.asp
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Libri
domenica, gennaio 25, 2026
Classic Rock #151
E' uscito il nuovo numero di Classic Rock Italia.
Intervisto i The Molotovs e ne recensisco il buon album d'esordio.
Parlo poi dei nuovo dischi di Buzzcocks, Fleurs Du Mal, Fattore Rurale, The Gits e "Lee Scratch Perry presents Black Man's Time Upsetters.
Intervisto i The Molotovs e ne recensisco il buon album d'esordio.
Parlo poi dei nuovo dischi di Buzzcocks, Fleurs Du Mal, Fattore Rurale, The Gits e "Lee Scratch Perry presents Black Man's Time Upsetters.
venerdì, gennaio 23, 2026
Go Go Sound

Riprendo un articolo che ho scritto per IL MANIFESTO nel marzo 2020.
Nel quartiere Shaw di Washington, Donald Campbell dal 1995 aveva incominciato a sparare dalle casse del suo negozio, all'angolo tra la 7a e Florida Street, una selezione del miglior Go Go ed era uno dei pochi posti in cui si potesse ancora sentire il mitico sound nato negli anni 70, proprio in questa città.
Ma, in aprile 2019, un inquilino di un condominio di lusso delle vicinanze, aveva minacciato di fargli causa se non avesse spento la musica.
Campbell ha allora lanciato una richiesta d'aiuto, rivolgendosi ai media, agli studenti, ai social, per impedire che l'ultimo avamposto del Go Go fosse zittito.
Oltre 80.000 persone hanno risposto, firmando petizioni e protestando vivacemente con il motto “Don't mute DC”, non zittite la musica di Washington.
Che sottointende anche un “non lasciamo che la gentrificazione divori gli ultimi scampoli veraci di una città sempre più omologata”.
Una protesta che tiene conto di alcuni dati drammatici che testimoniano che più di 20.000 abitanti neri siano stati cacciati dalle loro case tra il 2000 e il 2013.
Mentre nel frattempo molte scuole hanno eliminato educazione musicale dai loro programmi, la polizia ha intensificato in maniera ossessiva i controlli nei locali (neri) in cui si suonava Go Go Music, reprimendo sempre di più coloro che servivano alcolici o avevano orari che si spingevano troppo in là nella notte.
Per fortuna Campbell alla fine ha vinto, il suo locale può continuare a suonare la musica come gli pare. Ma non basta. Il 5 giugno 2019 la Go Go Music è stata dichiarata la “musica ufficiale” del distretto di Washington DC.
Nella motivazione risalta il passo che "codifica in legge che il Go-Go non verrà mai messo a tacere nel Distretto di Columbia”.
Come a New Orleans la musica che ha reso famosa la città è diventata una componente dell'attrazione turistica, allo stesso modo a Washingotn si cerca di concedere il dovuto spessore culturale all'unicità di un sound che è ed è stato catalizzatore di un'identità ben precisa e definita. Sia d'esempio la mobilitazione da parte di musicisti e fan del Go Go sound che nello scorso maggio con una serie di concerti e manifestazioni hanno scongiurato che venisse chiuso un ospedale che serviva una zona particolarmente problematica e depressa della città.
Il loro gesto ha indotto le autorità a rifinanziare l'attività ormai in bancarotta ma essenziale per la popolazione del luogo.
Un movimento, nato per tutelare un' eredità musicale, si è trasformato in un'azione che implica e coinvolge la riappropriazione di spazi sociali, luoghi, identità culturale.
“Per molti abitanti di Washington, la musica go-go è diventata molto più di un semplice genere musicale. E' il tessuto stesso dell'espressione culturale e artistica della città.
In ogni battito della conga o groove del tamburo, viene raccontata la storia del Distretto di Columbia” ha dichiarato un membro del consiglio comunale di Washington.
Un genere nato negli anni 70 grazie al chitarrista e cantante Chuck Brown che creò una miscela unica di funk, soul, blues e una sapiente dose di musica latina che apportava un corposo retaggio di ritmicità particolarmente sincopata a base di percussioni, congas e uno spirito profondamente afro. E che si è sempre caratterizzato per una forte e continua interazione con il pubblico ai concerti.
Chris Blackwell, lungimirante boss della Island Records, che diffuse, tra le altre cose, in tutto il mondo il reggae, intuendone il grande potenziale trasversale, si accorse del Go Go Sound agli inizi degli anni 80. Seguendo l'esempio del film “They harder they come” con Jimmy Cliff che, agli inizi degli anni 70, aveva portato sullo schermo la scena reggae giamaicana, pensò di farne un corrispettivo ambientato nei club di Washington.
Purtroppo ai tempi assai pericolosi e sconsigliati per un bianco.
L'incarico fu così dato a Don Letts, DJ e videomaker, di origine giamaicana, stretto collaboratore dei Clash.
Il risultato, “Good to go” (reperibile su Youtube con il titolo “Short Fuse”) con Art Garfunkel nei panni di un giornalista corrotto fu di modesta caratura, confusionario e poco fedele allo spirito della scena Go Go. Lo stesso Don Letts constatò che il Go Go era materia troppo particolare e “scottante” per poter essere degnamente rappresentata in una fiction. Ciò nonostante la pellicola lanciò nomi come lo stesso Chuck Brown, Trouble Funk, Rare Essence, Black Heat, Experience Unlimited (questi ultimi ottennero un grande successo con “Da Butt”, chiamati da Spike Lee a comporre la colonna sonora del suo “School daze / Aule turbolente” del 1988) che per la prima volta uscirono dallo stretto circuito di Washington.
Aspetto che non ha mai preoccupato le band che, anzi, paradossalmente, hanno sempre volutamente preservato il loro circuito da ingerenze esterne, cercando di mantenerlo prerogativa della città.
Sia per una questione di identità che per il giro economico che continua a generare e che, in questo modo, rimane a Washington ad appannaggio di band e Dj. Lo ha ben descritto il regista Bruce Brown, personaggio di spicco della scena: “Se il Go Go diventasse un fenomeno a livello nazionale un sacco di gente qui perderebbe il suo lavoro”.
Big Tony, factotum dei Trouble Funk (e collaboratore di personaggi come Bootsy Collins e Kurtis Blow) ha messo un altro accento sul tipo di approccio musicale di questo sound: “È un tipo di suono molto intimo in cui tutti fanno parte di ciò che sta succedendo.
Il modo migliore per viverlo è dal vivo.
Non puoi davvero catturare la vera essenza della musica go-go in un disco. Difficile trasportarlo in un disco senza annacquarlo, ed è uno dei motivi per cui il go-go non è mai diventato mainstream.”
Ma i semi si sono sparsi lentamente ma inesorabilmente. Soprattutto nel rap e hip hop presso nomi come Kurtis Blow, DJ Kool, KRS One ma anche in quella frangia dell'alternative rock che arrivava da varie espressioni del punk.
A cominciare dai Beastie Boys che dall'hardcore approdarono al rap, aprendo anche per i Trouble Funk, con cui si aprì una polemica diatriba a causa del presunto mancato riconoscimento del trio New Yorkese alla fonte di ispirazione, bene evidente in molti loro brani (in particolare nell'album “Paul's Boutique”). Anche nomi come Red Hot Chili Peppers, gli Scream del giovane Dave Grohl e addirittura gli eroi dell'hardcore punk più estremo, i Minor Threat di Ian McKaye, futuro Fugazi, furono a fianco dei Trouble Funk.
Nel tempo i successi sono diminuiti, la scena si è sempre più ritirata nei propri club, subendo spesso forti repressioni da parte delle autorità, anche a causa della diffusione di droga e di episodi di violenza in molte serate.
Ma rimane un prezioso scrigno di distinzione culturale che finalmente sta trovando il giusto riconoscimento.
“Go-go è stato il suono supremo dei ribelli tribali neri a Washington, sede della Casa Bianca e capitale dell'America. La gente ha cercato di demonizzare l'intera scena dicendo che si trattava di droghe, ma in realtà era solo una piccola parte di essa. . . . La linea di fondo è: non conosci la storia completa della musica nera contemporanea se non conosci il Go-Go. “
(Don Letts)
Dischi consigliati
La compilation “Go Go Crankin” del 1985 contiene alcuni dei nomi più interessanti e influenti.
Indispensabile una raccolta del meglio dell'iniziatore del tutto, Chuck Brown mentre è eccellente il live “Go Go Swing” in cui rilegge classici del jazz in versione Go Go.
Consigliato anche “Salt of the earth” del 1974 da cui molti rapper hanno campionato vari groove per i loro brani.
“Straight up funk Go Go Style” è un irresistibile album dal vivo dei Trouble Funk.
Il film "GOOD TO GO" di Don Letts dedicato al Go Go Sound è qui:
https://www.youtube.com/watch?v=lP_szhM75Zk&t=2379s
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