Tra i molti luoghi “minori” che raccontano la presenza certosina sul territorio romano, la grangia di Tor Pignattara, oggi conosciuta come Villa Certosa o Villa La Favorita, è certamente uno dei più affascinanti. Una storia complessa, che intreccia vita rurale, arte sacra, vicende politiche del Risorgimento e l’opera di uno dei pittori più originali dell’Ottocento: Filippo Balbi.
Dalle origini alla trasformazione certosina
La villa sorge lungo l’antica via Casilina, nel cuore di Tor Pignattara. Nel XVI secolo apparteneva a Giovanni Pietrosanta, che la chiamò La Favorita. Solo nel Settecento, dopo una ricostruzione importante, la proprietà passò ai padri certosini della certosa di Roma, assumendo il nome con cui ancora oggi è ricordata: Villa Certosa.
Alla dimora era annessa una vasta area agricola coltivata a vigna, che correva per circa mezzo chilometro lungo via Casilina e arrivava fino al Mandrione. Come tutte le grangie certosine, anche questa aveva una funzione precisa: sostenere economicamente la comunità monastica, garantendo prodotti agricoli, vino e un luogo di ritiro per i monaci addetti alla gestione delle terre.
La villa tra Otto e Novecento
Alla fine del XIX secolo la villa uscì dalla sfera certosina e passò nelle mani di famiglie borghesi romane: prima gli Ojetti, poi i Plowden. Nel Novecento, il grande podere fu lottizzato dalla contessa Giuseppina Eleonora Ojetti Apolloni, che vendette piccoli appezzamenti a operai e manovali provenienti da tutta Italia.
Nacque così il Borghetto degli Angeli, oggi parte del quartiere Villa Certosa: un insediamento spontaneo, popolare e genuino, dove i nuovi abitanti costruirono da sé le proprie case. Oggi quel tessuto sociale sopravvive grazie al Comitato di Quartiere Villa Certosa, che si impegna nella cura del territorio e nella salvaguardia della memoria storica del luogo.
Oggi la villa ospita un convento delle suore di Madre Teresa di Calcutta, mantenendo una vocazione religiosa sorprendentemente coerente con il suo passato.
Filippo Balbi alla grangia di Tor Pignattara
La grangia certosina di Tor Pignattara fu anche il palcoscenico di uno degli interventi artistici più importanti di Filippo Balbi, pittore dotto, originale e straordinario sperimentatore.
Cari amici, ricorderete certamente che qualche anno fa vi ho raccontato di questo artista singolare, famoso soprattutto per la splendida finta porta – il celebre trompe-l’œil del chiostro della Certosa di Roma – con la figura di Fra Fercoldo. Un’opera che, attraverso simboli attentamente scelti, riassume in modo magistrale la spiritualità e la quotidianità certosina, tanto da essere diventata, come ben sapete, una sorta di piccola icona di questo blog.
Nel 1846 Balbi, amico dei certosini, fu chiamato a decorare la nuova cappella della villa, e in due anni concluse un ciclo pittorico che lasciò tutti stupefatti. La qualità del suo lavoro era tale che, quando si discusse la possibilità di affidargli nuove commissioni nella basilica di Santa Maria sopra Minerva, una commissione di esperti ritenne opportuno recarsi proprio a Tor Pignattara per esaminare da vicino questi dipinti. Gran parte dei dipinti fu purtroppo staccata intorno al 1930 dalla famiglia di Fabrizio Apollonj Ghetti e oggi è dispersa tra gli eredi.
Un luogo da riscoprire
La storia della grangia certosina di Tor Pignattara, con la sua villa, le sue vigne, le vicende popolari del Novecento e l’episodio luminoso dell’intervento di Balbi, merita di essere raccontata e tramandata.È un frammento prezioso della presenza certosina nel Lazio, un nodo dove arte, spiritualità e storia civile si incontrano. Ed è uno di quei luoghi in cui, ancora oggi, chi conosce la tradizione certosina può avvertire un’eco silenziosa di quella “solitudine operosa” che da secoli accompagna i figli di san Bruno.
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