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giovedì 22 gennaio 2026

I moribondi ostinati

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Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli.


Il caso più comune, specialmente nel sesso maschile, si ha quando è proprio l'ammalato a non volere il Sacerdote, mentre i parenti bramano di averlo.

Qui si tratta di miracolo morale, di vera conversione; si tratta o d'inferno o di Paradiso. Se i congiunti amano davvero il moribondo, non tralascino nulla per la sua salvezza.

I mezzi principali sono: fare celebrare delle Messe, possibilmente in onore della Passione di Gesù; raccomandare l'infermo alle preghiere di qualche Comunità Religiosa; fare a Dio delle promesse. A qualche anima generosa si raccomanda di offrirsi vittima a Dio, per un certo tempo, accettando qualche croce particolare. Con questo cumulo di aiuti spirituali, la grazia di Dio agisce potentemente nel cuore dell'infermo e difficilmente potrà resistere all'invito della grazia.

Quanti peccatori ostinati ho potuto riconciliare con Dio, dopo l'applicazione di questi mezzi!

Una signorina m'invitò ad assistere il padre moribondo, il quale da circa trenta anni non andava in Chiesa. Quando questi mi vide, esclamò: Andate via!

- Ma io sono venuto per aiutarvi a salvare l'anima!

- Ed io non voglio!

- Allontanando me, cacciate Gesù Cristo! - e gli mostrai il Crocifisso. 

- Non m'importa né di voi né del vostro Crocifisso! Via di qua!

- Non abbiate timore! Gesù vi perdona ogni cosa! Egli per noi è morto in Croce!

- Se è morto in Croce, vuol dire che se lo meritava!...

- ...Ve ne andrete all'inferno, se morite così... -

Che cosa fare davanti ad un uomo così duro e perverso?

Una persona presente si offrì subito vittima a Dio per la sua conversione. Dopo tre giorni fui chiamato: Reverendo, quell'uomo ancora non è morto; desidera confessarsi con voi. - Era completamente cambiato! Si confessò, baciò il Crocifisso e ricevette tutti i Sacramenti; potei ancora comunicarlo parecchie altre volte e poi spirò serenamente.

Ogni giorno quanti di questi peccatori sono alla soglia dell'eternità! I fedeli non dimentichino di pregare ogni giorno per i moribondi, specie se peccatori ostinati. Una semplice opera buona, potrebbe salvare un'anima.

La vittima straordinaria, Josefa Menendez, una mattina fece un sacrificio per amore di Gesù. Nel pomeriggio le apparve la Madonna, che le disse: Quel tuo sacrificio ha salvato un'anima. C'era un peccatore sul letto di morte, prossimo a cadere nell'inferno. Il mio Figliuolo Gesù ha applicato a lui il tuo sacrificio e si è salvato. Vedi, figlia mia, con i piccoli atti quante anime si possono salvare! –


I destituiti dai sensi

I moribondi si aiutino col suggerire buoni pensieri. Anche quando pare che un agonizzante abbia perduto la conoscenza, potrà darsi che ancora comprenda; conviene quindi parlargli un po' forte all'orecchio, nella speranza che comprenda qualche cosa.

Un uomo mi diceva: Sono arrivato all'orlo della tomba; grazie a Dio, sono fuori pericolo, anzi presto lascerò il letto. In quei momenti supremi mi piangevano per morto ed io sentivo tutto. Sentii anche mio cognato che diceva: La mobilia di questa camera ora tocca a me! - Udivo, ragionavo e non potevo muovermi! -

Un'altra volta andai ad assistere un tale, che aveva rissato ed era ricoperto di coltellate. Era dissanguato, dagli occhi vitrei e dal colore cadaverico. Si diceva: E' morto! - Gli suggerii qualche buon pensiero e gli diedi l'assoluzione. Il povero uomo non morì, andai a trovarlo all'ospedale e mi disse: Io sentivo tutto quello che voi mi dicevate in quel momento! -

Questi esempi servano d'insegnamento: Ricordate all'agonizzante la bontà di Dio, la gioia del Paradiso, il vero pentimento di avere offeso Gesù ed il desiderio di confessarsi.

Può avvenire che, avvertita la gravità del caso, dopo un collasso o uno svenimento, mentre si corre a chiamare il Sacerdote, l'ammalato muoia. Prima che giunga al capezzale il Ministro di Dio, qualcuno dei presenti suggerisca all'orecchio dell'ammalato l'atto di dolore perfetto, con tutto il cuore: Signore, mi pento che ho offeso Voi coi miei peccati!... Perdonatemi i dispiaceri che vi ho dato!... Per i meriti della vostra morte, abbiate pietà di me!... Se potrò, mi confesserò!... -

Alle volte, basta in fine di vita un vero atto di dolore e di amore di Dio, col proposito di confessarsi, per sfuggire alle pene dell'inferno.


Morte apparente

Quando si dice: il tale è morto ora improvvisamente! - ci si può sbagliare. Si è provato che la vita ancora può continuare in modo latente. Difatti si danno dei casi in cui il cosiddetto cadavere, disteso sul letto, dopo parecchie ore o qualche giorno, si muova e riprenda la vita normale, come avvenne l'anno 1952, ad una vecchietta nella città di Modica, la quale, qualche momento prima di essere deposta nella cassa funebre, si svegliò e riprese le attività.

Per questo motivo è prescritto che il cadavere non si seppellisca prima delle ventiquattro ore, dopo avvenuta la morte, la quale potrebbe essere apparente.

Questa istruzione giova, specialmente nelle morti improvvise, per recare qualche aiuto spirituale all'interessato. In questi casi, se il Sacerdote non ha amministrato i Sacramenti, si vada a chiamarlo. Il Ministro di Dio sa come comportarsi; egli dice: Se tu sei ancora vivo, ti assolvo! -

Per un paio di ore dopo la cosiddetta morte, è lecito agire così.

L'aiuto di Dio

Il Padrone della vita è Dio; il medico ad un certo momento dice: Non ho più cosa fare! -

Alle volte Iddio aspetta in quei momenti estremi delle promesse speciali per prolungare la vita ad un uomo. E' bene farne qualcuna, ma con prudenza. Potrà darsi che il Signore accolga la promessa e faccia la grazia o il miracolo; potrà invece chiamare all'altra vita, concedendo però una santa morte che è grazia più importante della prima.

Per esperienza personale, raccomando ai fedeli di appigliarsi alla pratica dei Quindici Venerdì Consecutivi. Sono quindici Comunioni che si fanno al venerdì, ogni settimana; se qualche venerdì non fosse possibile comunicarsi, potrebbe farsi ciò in un altro giorno, prima che giunga il venerdì successivo. In casi urgentissimi può farsi questo in quindici giorni consecutivi. Più sono le persone che si comunicano, più facilmente può ottenersi la grazia. L'intenzione sia questa: Riparare il Cuore di Gesù delle offese che riceve ed ottenere la guarigione.

E' molto diffuso in Italia ed all'estero il manuale dei Quindici Venerdì [...].

Anni addietro fui chiamato ad assistere un moribondo, che era nelle ultime ore; da una settimana era sotto gli spasimi dell'angina pectoris. Gli consigliai di promettere a Gesù tre turni dei Quindici Venerdì; accettò lui e la sposa. Dopo un po' di ore era fuori pericolo. E' ancora in vita e son passati circa 30 anni.

A Barriera del Bosco un bambino di sette anni era in fine di vita per avvelenamento al sangue; aveva perduto la conoscenza. Esortai i genitori, i fratelli e le sorelle a promettere i Quindici Venerdì.

L'indomani mattina tutti si comunicarono. Dopo meno di una settimana il bambino giocava fuori di casa.

Pochi mesi or sono fui invitato ad andare con urgenza in una clinica di Catania, ove stava per morire un giovane, per avvelenamento al sangue in seguito ad operazione chirurgica.

Il caso era disperato. I parenti del moribondo, poco religiosi, si accorsero che solo Dio poteva salvare il congiunto. Mi promisero che non avrebbero più bestemmiato, che sarebbero andati in Chiesa uomini e donne. Consigliai i Quindici Venerdì al moribondo ed ai parenti e Dio intervenne subito. L'ex moribondo oggi attende al lavoro.

Di questi esempi potrei portarne ancora. Alle volte Iddio non dà la salute, ma la santa morte. Ad un infermo, operato di gravissima peritonite, feci promettere i Quindici Venerdì per tutta la vita. Morì lo stesso. Ma che morte edificante! Mi diceva: Reverendo, sia fatta la volontà di Dio! - Esclamava: O Gesù, la mia sete è spasimante! La unisco alla sete che tu hai avuto sulla Croce!... Gesù mio, fa' di me quello che vuoi!.... Accetta i miei dolori in riparazione dei peccati che si commettono nella mia città!... -

Che nobili sentimenti di un uomo, che muore nel fiore degli anni! Quale grazia maggiore di questa?


[Brano tratto da "I nostri morti - La casa di tutti", di Don Giuseppe Tomaselli, imprimatur: Catanae die 3 novembris 1953, Can. Nicolaus Ciancio, Vic. Gen.].

Pensiero del giorno

Gesù Cristo con occhi misericordiosi
Ogni sofferenza che ci viene dalle creature ci purifica, ci avvicina a Dio, ci fa sentire la ineffabile e profonda gioia della solitudine interiore, e ci fa sentire sorretti dalla divina carità.



[Pensiero di Don Dolindo Ruotolo tratto dal suo commento al Libro dell'Apocalisse]. 

mercoledì 21 gennaio 2026

Bisogna pregare sia per i "cattivi" che per i "buoni"

Donne cattoliche in preghiera col velo in testa
Ripubblico un vecchio messaggio che anni fa mi scrisse una lettrice della Venezia Giulia.


Caro D., io sto bene. Sto cercando di vivere questo periodo in ascolto, trascurando tutto il resto. Ammetto che sono triste perché vedo attorno a me persone che perdono la fede senza grandi scrupoli, come se il Signore fosse solo Misericordia e non Giustizia divina, come se si potesse prendersi gioco di Gesù tanto è buono. (…) Seguo sempre il tuo blog e ti penso ogni giorno, non prego per te, quasi mai. Il male che c'è intorno a me, in famiglia e al lavoro mi impegna molto in termini di preghiera e quando penso che ora devo dedicare del tempo a te credo, sbagliando, che non ne hai bisogno. Ma non credere che non ti voglia più bene. Io ti voglio sempre tanto bene e il posto che occupi nel mio cuore oramai è tuo, tu sei in me e sono in pace quando ogni giorno mi ricordo che quello spazio è tuo e ti porto con me ovunque io vada. Sei piacevolmente e sorprendentemente indelebile. Ti ringrazio per tutto ciò che fai per me, non ti sarò mai sufficientemente grata. Ma lo vorrei, vorrei esprimerti la mia gratitudine. Ti voglio bene…


Carissima in Cristo,
                                 tutti quanti hanno bisogno di preghiere: i cattivi affinché si convertano, i tiepidi affinché diventino fervorosi, i buoni affinché diventino ancora più santi e non tradiscano mai il Signore. La storia insegna che ci sono state tante persone che per un certo periodo di tempo si sono comportate bene, ma poi hanno fatto “naufragio”. Salomone è stato uno dei re più sapienti di tutti i tempi e per anni governò con saggezza il Regno di Israele, ma poi cadde nell’idolatria. Tertulliano fu un abile scrittore cristiano che scrisse interessanti opere di apologetica, ma poi cadde nell’eresia montanista. Sant’Alfonso Maria de Liguori racconta diverse apparizioni di anime dannate che in vita sembravano sante e che invece sono andate all’inferno. Pertanto, anche se una persona ti sembra vivere in maniera coerente col Vangelo, anche lei ha bisogno di preghiere affinché possa rimanere fedele a Cristo sino alla morte. Io prego spesso per te nella speranza che il Signore ti conceda la grande gioia di morire in stato di grazia (quando Lui vorrà). Inoltre chiedo a Dio di darti la forza di praticare con fervore le virtù cristiane, affinché tu possa meritare tanti gradi di gloria per il Cielo e gioire maggiormente della visione beatifica del Signore se ti salverai l’anima e andrai in Paradiso. Insomma voglio che tu possa diventare santa per la maggior gloria di Dio. Dopo la tua conversione hai cambiato radicalmente stile di vita, pertanto penso che se ti salverai l’anima sarai uno dei trofei più belli dell’infinita misericordia della Santissima Trinità.

Coloro che amano Gesù Cristo hanno il cuore in lacrime nel constatare che nella nostra società tante persone vivono come se Dio non ci fosse. Anche i santi piangevano al pensiero che molta gente non ama il Signore. Ciò provoca tristezza, ma dobbiamo cercare di sfruttare questo stato d’animo lacrimevole per stringerci maggiormente a Gesù buono e consolarlo col nostro amore. Se invece ci lasciamo prendere dalla rabbia diventa difficile conservare la pace interiore e praticare la vita devota con dolcezza, come voleva San Francesco di Sales.

Rinnovandoti la mia gratitudine per il tuo ordinato affetto verso di me, ti porgo i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae.

Cordialiter

Pensiero del giorno

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Brevi sono i trionfi dell’iniquità: le vittorie degli empi passano come turbine, che lascia dietro a sè la desolazione e la morte; ma viene il Dio della Giustizia, un soffio solo di Lui è bastante a disperderli ed allora la Verità e la Giustizia tornano a brillare di più fulgida luce. Lo ha giurato Dio, che i desiderii degli empi periranno; e sillaba di Dio non si cancella.

[Brano tratto da "La Santa Guerriera" (Santa Giovanna d'Arco), di Padre Felice da Porretta, Unione Francescana, 1937].

martedì 20 gennaio 2026

Sofferenza per la morte di un figlio

Sacro Cuore di Gesù
Dagli scritti di Don Antonio Zaccaria.

Un giovane dotato d'un carattere eccellente e di una dolcezza incantevole fu dai suoi parenti inviato ad una casa di educazione per perfezionarsi nelle scienze, secondo quello che esigeva la sua condizione. Nel sesto mese del suo soggiorno in questo collegio una malattia fierissima lo condusse agli estremi. I suoi genitori, avvisati subito di tanta disgrazia, si misero in viaggio senza ritardo. Il primo ad arrivare fu il padre, che corse subito al letto del figliuolo, e lo trovò così male che s'avvide che l'avrebbe perduto: infatti il giorno dopo era morto. Bisognava pertanto dar questa notizia alla sua madre, che arrivata di fresco faceva istanza per essere condotta al letto del suo Gustavo. Due sacerdoti furono incaricati della dolorosa missione. Dopo averla disposta alla meglio, Madama, dissero, bisogna che voi facciate un atto di sottomissione alla divina volontà. Mio Dio, esclamò la madre, ho inteso tutto: Gustavo è morto! ahimè Gustavo mio! mio caro Gustavo!... Madama, soggiunsero i due preti, ci siamo dimenticati di dirvi che a voi resta un oggetto di consolazione, il crocifisso di Gustavo!... Oh! il crocifisso del mio caro figliuolo! che mi si porti subito. Quando la pia dama lo ebbe nelle sue mani, lo strinse al cuore, baciò commossa la piaga del S. Cuore di Gesù, e la bagnò di lacrime. Da tanto dolore si sentì subito sollevata e piena di un santo conforto esclamò: Il Crocifisso sarà da qui avanti unico oggetto del mio amore; niente più potrà attaccarmi alla terra; il Crocifisso sarà il mio conforto; Egli saprà ricompensarmi della perdita del mio figliuolo. Pensiamo noi pure bene spesso ai dolori che Gesù ha sofferto per noi, e nella piaga del suo S. Cuore troveremo coraggio e forza a portare la croce che Egli ci vorrà dare.

[Brano tratto da "Il Cuor di Gesù - Mese di Giugno", di Don Antonio Zaccaria, parroco in Faenza, stampato nell’anno 1902].

Pensiero del giorno

Cardinale Alfredo Ottaviani
Quando un sacerdote si corrompe, diventa l'agente peggiore e più rapido del disfacimento sociale.



[Cardinale Alfredo Ottaviani, "Il baluardo", casa editrice Ares, 1961].

lunedì 19 gennaio 2026

Lettera di una lettrice "tridentina"

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Anni fa una lettrice della Provincia Autonoma di Trento mi confidò la sua gioia nell'aver scoperto la Messa in rito antico. Ripubblico la sua e-mail.


Buongiorno. Sono (...), è da poco che seguo il Suo blog. Volevo esprimerLe il mio grazie per i ricchissimi scritti spirituali da Lei selezionati dei quali mai paga mi nutro. Grazie ad una ricerca nella mia regione ho poi trovato anche la celebrazione della s. Messa in rito antico (tutte le domeniche, presso la chiesa dell'Annunziata a Trento, ore 10:30). Domenica scorsa ho potuto partecipare per la prima volta: mi sembrava di vivere un pezzo di cielo. La chiesa era affollata, ma il silenzio che vi regnava non solo durante la consacrazione, ma anche prima e dopo la santa Messa, la partecipazione diretta ed aiutata da un messalino bilingue era segno di una fede viva... giovanissimi ed anziani insieme, niente chitarre solo la musica (...) con un cantore che guidava l'assemblea nelle belle preghiere cantate in latino. 

Volevo solo ringraziarla, è anche grazie alle Vostre esperienze condivise che anime come me in ricerca arrivano a porti sicuri. 

Che Dio benedica Lei e quanti collaborano.

In Gesù,

(lettera firmata)

Pensiero del giorno

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Non confessarsi dei giudizi temerari, perché per lo più son sospetti, non giudizi. E se sono giudizi, saranno fondati su qualche ragione, onde non saranno temerari. I sospetti poi, per ogni minima ragione che vi sia, sono scusati anche del peccato veniale.


(Pensiero di Sant'Alfonso Maria de Liguori)

domenica 18 gennaio 2026

La giustizia infinita

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Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 - 1953).


O Signore, fammi conoscere le bellezze della tua giustizia e insegnami ad amarla con zelo e con fiducia.

[...] La misericordia è l’effusione del sommo Bene che comunica la sua bontà alle creature; la giustizia è lo zelo che difende i diritti di questo sommo Bene che deve essere amato sopra tutte le cose. In questo senso la giustizia interviene quando la creatura, calpestando i diritti di Dio, invece di amarlo e di onorarlo, l’offende. Ecco allora il castigo che punisce il peccatore, castigo che è frutto della giustizia, ma che nello stesso tempo è frutto della misericordia: «perché Dio castiga colui che ama» (Pro. 3, 12). Dio, infatti, non castiga il peccatore per annientarlo, ma per indurlo alla conversione: è proprio così che in questa vita le disposizioni della giustizia divina sono sempre ordinate alla misericordia, ossia hanno sempre lo scopo di mettere il peccatore in condizione di approfittare della divina misericordia. Perciò, anche quando Dio punisce, è sempre misericordioso; i suoi castighi non sono mai solo punizioni, ma sono anche e soprattutto rimedi per sanare le anime nostre dal peccato. Rimangono puramente punizioni soltanto per chi non vuole in nessun modo convertirsi. 

Così nella nostra vita spirituale è tutto un alternarsi, un intrecciarsi di misericordia e di giustizia. Per misericordia Dio ci offre la sua amicizia divina, ma per giustizia non può ammettere alla sua intimità l’anima che conserva il minimo attacco al peccato e all’imperfezione e, quindi, la sottopone alle prove purificatrici. Queste prove hanno sempre un duplice scopo: farci riparare le nostre colpe - e questo è lo scopo della giustizia - e distruggere in noi le ultime radici del peccato per disporci all’unione con Dio - e questo è lo scopo della misericordia. Dobbiamo, dunque, accettare le nostre prove con umiltà, riconoscendo che le meritiamo, dobbiamo accettarle con zelo ed amore della giustizia, volendo rivendicare su di noi i diritti di Dio, diritti che troppo spesso dimentichiamo e trascuriamo; ma dobbiamo accettarle anche con amore perché ogni prova è una grande misericordia di Dio che vuol farci avanzare nella via della santità. 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

(.)

Pensiero del giorno

Monaca di clausura dell'Ordine della Visitazione (monache visitandine)
È veramente incredibile ai mondani, ma evidente alle persone spirituali che quanto più santamente si vive in terra, tanto più si vive felicemente.


[Brano tratto da "Invito alla santità" di Don Giuseppe Frassinetti (1804 - 1868), Città Nuova, Imprimatur + Aloisius Liverzani, Episcopus Tusculanus - Frascati, 13 maggio 1981].

sabato 17 gennaio 2026

Quattro briganti convertiti da San Vincenzo de Paoli

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[Brano tratto da “Tesoro di racconti istruttivi ed edificanti”, di Don Antonio Zaccaria, Tipografia Pontificia Mareggiani, 1887].

Era una buia notte d'inverno, e un uomo dal cappello a larghe falde, ravvolto in nero mantello traversava una solitaria contrada di Parigi. Studiava egli il passo, ché una minuta pioggia cominciava a cadere, e soffiava una rigida tramontana. Teneva sotto il tabarro un involto che mostrava di portare con precauzione e di custodire gelosamente. Giunto ad un angolo della via, ecco che gli si presentano quattro malandrini armati di archibugi e di coltelli, e gli intimano di consegnar loro il fardello. - Questo miei cari, rispose loro dolcemente, non fa per voi; esso è prezioso, ma... - Che ma? interruppe con fiero piglio un malandrino, o consegnalo sull'istante, o sei morto. – Miei cari, deporre questo involto qui per terra in tanto fango! no, potrebbe patire; nemmeno levargli il riparo del mantello con questa brezza che tira sì forte ... Qui gli assassini perdettero la pazienza e violentemente apersero il mantello per rapir colla forza l'involto ... Ma, oh Dio! i vagiti di un piccolo infante colpiscono le loro orecchie, e partono appunto di sotto al tabarro dell'assalito. Scoprono, guardano, ah! è proprio un vezzoso piccino ravvolto in poveri cenci che costui si teneva sotto il mantello. Si mirano gli assassini l'un l'altro in faccia come smemorati, si parlano sotto voce, e uno di essi fissando meglio in faccia l'assalito: - Oh perdonate, gli dice, signor Vincenzo, non vi avevamo riconosciuto! - Non ve l'avevo detto, cari miei, che questo involto non faceva per voi? Ma, mio Dio! perché darvi a sì brutto mestiere? - La fame ci spinse a questo estremo, privi di lavoro, in un inverno così cattivo. - Venite con me, andiamo prima a porre in salvo questa innocente creatura, e poi provvederò anche per voi. 

Si avviarono insieme al ricovero degli esposti: quivi l'uomo dal mantello nero bussò alla porta che fu subito aperta, e consegnò il bambino ad una Suora di Carità. Fatto questo, condusse i quattro sicari alla propria casa, e acceso loro un buon fuoco, fece loro apprestare anche una buona cena, che divorarono avidamente. Allora, ad essi rivolto, li ammonì caritatevolmente, esortandoli a lasciar quell'infame mestiere che li avrebbe condotti alla forca e all'inferno, e parlò con tanta forza e soavità di parole, che i malandrini compunti gli si gettarono ai piedi supplicandolo che impetrasse loro il perdono del Signore. Lo sconosciuto si mise in ginocchio, pregò cogli assassini, e poco dopo rialzatosi, l'un dopo l'altro li confessò. Ma era dunque un prete quell'uomo misterioso? Sì, era un prete, era S. Vincenzo de' Paoli, l'istitutore dei Missionari e delle Suore di Carità, il fondatore dei ricoveri pei bambini esposti, l'apostolo dei galeotti. Il giorno dopo egli condusse quei quattro miserabili in un'officina ove guadagnare onestamente il pane col lavoro delle loro mani. Così la carità di un prete fece di quattro masnadieri, quattro laboriosi artigiani, quattro buoni cristiani ed utili cittadini.

Pensiero del giorno

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[Pensiero tratto dalla Lettera Pastorale di Mons. Luigi Carlo Borromeo (1893 - 1975), vescovo di Pesaro, pubblicata in occasione della Pasqua del 1956].

Non giudichiamo secondo il mondo. Non cediamo alla tentazione di credere che l'avanzata del comunismo sia fatale; che fatale sia il declino del cristianesimo e della religione; che inutile sia ogni resistenza. Alla morbosità, alla svenevolezza, alla pigrizia che stanno alla radice di tali atteggiamenti, opponiamo la nostra incrollabile fede nella Provvidenza, la nostra illimitata fiducia nella Grazia, la nostra consapevole certezza che Cristo è con la sua Chiesa, e che Cristo ha vinto il mondo: confidite, ego vici mundum.

venerdì 16 gennaio 2026

Solo Dio può darci il vero conforto quando siamo immersi nella sofferenza

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Perché Dio non impedì che a Padre Pio venisse proibito di confessare e di celebrare pubblicamente la Messa? Perché lasciò che lo zelante Don Dolindo Ruotolo venisse sospeso a divinis? Perché non impedì che nel 1773 la gloriosa Compagnia di Gesù venisse soppressa? Bisogna avere una visione soprannaturale della vita: non cade foglia che Dio non voglia. Infatti nella vita nulla capita per cieco caso, ma tutto è voluto, o almeno permesso, dalla Divina Provvidenza per il nostro bene spirituale.

Noi non conosciamo gli arcani decreti del Signore, tuttavia sappiamo che Egli è infinitamente sapiente, e certamente ci sono stati dei motivi per cui ha lasciato che nella Chiesa accadessero certe cose. Un giorno vedremo chiaramente il bene che Dio ha tratto da certi avvenimenti che, umanamente parlando, erano difficili da accettare con rassegnazione cristiana.

Perché noi fedeli legati alla Messa tridentina dobbiamo subire ingiuste persecuzioni? Perché siamo condannati all'ostracismo? Nei momenti di difficoltà è inutile cercare la comprensione altrui, solo Dio può consolarci davvero. Molto spesso anche gli amici più stretti voltano le spalle senza comprendere e compatire le sofferenze altrui. Solo Dio non ci abbandona mai. Il Santo Giobbe nonostante fosse diventato povero e infermo senza avere colpe, subì l'incomprensione dei suoi amici, che lo fece soffrire più della stessa malattia e della povertà. Così pronunciò la celebre frase “Il mio occhio piange rivolto verso Dio”, che nel maestoso latino dell'antica Vulgata suona così: “Ad Deum stillat oculus meus”. Nel momento del dolore e della sofferenza, solo Dio può consolarci, come un papà consola il bimbo piccino che piange. Don Dolindo Ruotolo ha scritto bellissime meditazioni sulla Sacra Scrittura. Ecco come ha commentato la frase di Giobbe “Ad Deum stillat oculus meus”:

“Perché ci angustiamo tanto? Volgiamo gli occhi al Signore con fiducia, poiché non è sulla terra il nostro conforto ma nel Cielo. Dio solo ci conosce, Dio solo può compatirci, Dio solo può consolarci. Gli uomini della terra sono verbosi, non sanno dire che parole, non possono dire che parole, spesso urtanti nel medesimo sforzo di renderle consolanti. L’occhio nostro lacrimi in Dio solo: Ad Deum stillat oculus meus. Come è bella questa parola di Giobbe! Stilli a Dio questo occhio che non può essere saziato da nessuna visione terrena, stilli a Dio, poiché non può trovare un padre più tenero di Lui, stilli a Dio depositando nel suo cuore, in mezzo alle lacrime, l’angoscia, la fiducia, l’amore, la speranza, l’unione perfetta alla sua Volontà: Ad Deum stillat oculus meus! Gli anni passano, la via che percorriamo non conosce il ritorno su questa terra, tutto muta intorno a noi, rimane solo Dio come nostra unica speranza: Ad Deum stillat oculus meus! Il nostro testimone è nel Cielo! Dio infatti conosce la nostra fralezza e la compatisce; conosce le nostre miserie e le perdona quando noi ricorriamo alla sua misericordia con sincero pentimento; conosce la condizione del nostro pellegrinaggio e ci aiuta. Quale conforto quando le creature irrompono contro di noi e ci giudicano male, il pensare che il nostro testimonio è nel Cielo e che Dio ci conosce! Oh! il Signore non rende mai vana la nostra speranza, e quando tutto ci sembra perduto, interviene Lui per difenderci e per far luce nelle tenebre. [...] Ripetiamo con Giobbe, quando le tempeste sono più fiere: Ad Deum stillat oculus meus.”

Pensiero del giorno

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Ciò che ti turba e ti toglie la pace non viene dal Signore. Caccialo via!  

(Consiglio dato da San Giovanni Bosco a San Domenico Savio, uno dei ragazzi dell'oratorio di Valdocco).

giovedì 15 gennaio 2026

Desiderare la salvezza eterna dei figli

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I genitori non devono limitarsi a desiderare la salute corporale e il bene materiale dei figli, ma soprattutto il loro bene spirituale.


Caro D.,
               credo anch'io che una santa vita matrimoniale, vissuta in comunione di intenti tra uno sposo e una sposa devoti e innamorati di Cristo, possa essere splendida, un assaggio di Paradiso. Ho letto ora il brano del Beato Giacomo Alberione che mi hai segnalato, nel quale afferma che la donna è stata creata da Dio per aiutare l'uomo nella vita spirituale. Ritengo giuste e sante le sue affermazioni. La donna ha in sé una dolcezza che deve impiegare in primo luogo verso il marito e i figli. E cosa c'è di più dolce e meritorio che convertire anime così vicine, quelle che Dio le ha posto accanto nella Sua infinita bontà o quelle che le dà la grazia di mettere al mondo?

Riguardo l'homeschooling, non ci avevo mai pensato finora e il primo pensiero è stato di timore. Timore di assumersi questo grande compito. Riflettendoci però, ho capito che è un grandissimo atto di amore verso i figli oltre ad essere un dovere. Chi meglio di un genitore può educare amorevolmente un figlio? Perché si deve delegare questo dovere ad un estraneo pagato per farlo? I figli non si mettono solo al mondo, si devono crescere come gigli, ma la scuola di oggi è un terreno arido e poco adatto alla fioritura di gigli: ideologia gender, bullismo, iniziazione a piaceri illeciti e droghe... Anche il giglio più bello potrebbe appassire in queste condizioni. Un altro dubbio che mi era venuto riguarda la socializzazione, il timore che potrebbero isolarsi. Ma potrebbero esserci diversi modi per evitare che questo accada, ad esempio invitando bambini a giocare in casa, ecc.

Comunque, ne parlerei in modo approfondito con mio marito per valutare bene tutti i pro e, se ce sono, i contro e poi giungeremmo di comune accordo a scegliere il bene dei nostri figli/gigli. :)

Un caro saluto

Siano lodati Gesù e Maria

(Lettera firmata)



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Carissima in Cristo,
                                   in una delle tue e-mail mi hai detto che la pensi come me al 100%. Sono rimasto sorpreso nel constatare che condividi la mia visione di vita matrimoniale vissuta in maniera ascetica e persino l'idea di praticare l'homeschooling, qualora Dio ti donasse dei figli. Di questi temi ne abbiamo parlato anche al telefono, si tratta infatti di questioni molto importanti. Mi hai edificato assai quando mi hai confidato il tuo desiderio di voler impegnarti molto per aiutare a salvarsi l'anima la prole che eventualmente il Signore ti donerà in futuro. Penso sinceramente che saresti un'ottima madre, poiché oltre a preoccuparti del bene materiale dei tuoi figli ti preoccuperesti soprattutto del loro bene spirituale, educandoli cristianamente e aiutandoli a raggiungere il supremo ed eterno traguardo.

Uno degli scopi del mio blog è quello di far conoscere e incoraggiare i lettori a praticare l'homeschooling per il bene spirituale dei propri figli, evitando che possano essere indottrinati dalla propaganda delle scuole del regime culturale massonico-progressista (pensiamo ad esempio all'ideologia gender che dilaga persino nelle scuole materne) e anche che possano essere rovinati dai cattivi e scandalosi compagni di classe. È vero che i bambini hanno bisogno di socializzare, ma ci sono altri modi leciti per poterlo fare, ad esempio invitando a casa propria altri fanciulli buoni e farli giocare con giochi onesti o istruttivi, sotto l'occhio vigile dei genitori. Comunque penso sia meglio non avere amici che avere cattive amicizie.  Molti bambini buoni si sono rovinati frequentando cattive compagnie. Magari si potrebbe fare qualcosa per consentire ai lettori del blog di far socializzare insieme i propri figli, per esempio organizzando delle colonie estive per bambini. Tra l'altro al riguardo dell'homeschooling bisogna dire che spesso i risultati sono molto positivi anche dal punto di vista didattico, cioè i bambini imparano molte più cose rispetto agli alunni che frequentano le scuole del regime culturale progressista. Ovviamente non intendo criticare i buoni insegnanti cattolici che insegnano nelle scuole statali, ci mancherebbe altro!

Da quando nel 2008 ho aperto il blog sono stato contattato da tante persone. Tu sei una delle più spirituali, cioè una di quelle che ha una visione più soprannaturale della vita. Pensa che quando leggevo le tue edificanti e-mail pensavo fossi una donna attratta dalla vita monastica, pertanto sono rimasto sorpreso quando mi hai confidato che invece ti senti attrarre alla vita matrimoniale e a divenire madre. In effetti c'è tanto bisogno di famiglie davvero cristiane, nelle quali genitori e figli vivano un'intensa vita spirituale, praticando con fervore le virtù cristiane e aspirando davvero alla santità per la maggior gloria di Dio. Vivere in una famiglia del genere è davvero un piccolo assaggio di paradiso. Che edificazione vedere gli sposi amarsi profondamente in Cristo, i figli onorare il papà e la mamma, i genitori educare cristianamente la prole, e tutti i membri della famiglia trattarsi con rispetto, dolcezza, affetto e vera carità! Ubi charitas et amor, Deus ibi est! 

Ti ringrazio per avermi concesso il permesso di pubblicare le tue edificanti e-mail, spero tanto di poter allacciare con te qualche forma di collaborazione più intensa, visto che abbiamo tante cose in comune. 

In Corde Matris,

Cordialiter