[Brano tratto da "I nostri morti - La casa di tutti", di Don Giuseppe Tomaselli, imprimatur: Catanae die 3 novembris 1953, Can. Nicolaus Ciancio, Vic. Gen.].
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giovedì 22 gennaio 2026
I moribondi ostinati
[Brano tratto da "I nostri morti - La casa di tutti", di Don Giuseppe Tomaselli, imprimatur: Catanae die 3 novembris 1953, Can. Nicolaus Ciancio, Vic. Gen.].
Pensiero del giorno
mercoledì 21 gennaio 2026
Bisogna pregare sia per i "cattivi" che per i "buoni"
Pensiero del giorno
[Brano tratto da "La Santa Guerriera" (Santa Giovanna d'Arco), di Padre Felice da Porretta, Unione Francescana, 1937].
martedì 20 gennaio 2026
Sofferenza per la morte di un figlio
Un giovane dotato d'un carattere eccellente e di una dolcezza incantevole fu dai suoi parenti inviato ad una casa di educazione per perfezionarsi nelle scienze, secondo quello che esigeva la sua condizione. Nel sesto mese del suo soggiorno in questo collegio una malattia fierissima lo condusse agli estremi. I suoi genitori, avvisati subito di tanta disgrazia, si misero in viaggio senza ritardo. Il primo ad arrivare fu il padre, che corse subito al letto del figliuolo, e lo trovò così male che s'avvide che l'avrebbe perduto: infatti il giorno dopo era morto. Bisognava pertanto dar questa notizia alla sua madre, che arrivata di fresco faceva istanza per essere condotta al letto del suo Gustavo. Due sacerdoti furono incaricati della dolorosa missione. Dopo averla disposta alla meglio, Madama, dissero, bisogna che voi facciate un atto di sottomissione alla divina volontà. Mio Dio, esclamò la madre, ho inteso tutto: Gustavo è morto! ahimè Gustavo mio! mio caro Gustavo!... Madama, soggiunsero i due preti, ci siamo dimenticati di dirvi che a voi resta un oggetto di consolazione, il crocifisso di Gustavo!... Oh! il crocifisso del mio caro figliuolo! che mi si porti subito. Quando la pia dama lo ebbe nelle sue mani, lo strinse al cuore, baciò commossa la piaga del S. Cuore di Gesù, e la bagnò di lacrime. Da tanto dolore si sentì subito sollevata e piena di un santo conforto esclamò: Il Crocifisso sarà da qui avanti unico oggetto del mio amore; niente più potrà attaccarmi alla terra; il Crocifisso sarà il mio conforto; Egli saprà ricompensarmi della perdita del mio figliuolo. Pensiamo noi pure bene spesso ai dolori che Gesù ha sofferto per noi, e nella piaga del suo S. Cuore troveremo coraggio e forza a portare la croce che Egli ci vorrà dare.
[Brano tratto da "Il Cuor di Gesù - Mese di Giugno", di Don Antonio Zaccaria, parroco in Faenza, stampato nell’anno 1902].
Pensiero del giorno
lunedì 19 gennaio 2026
Lettera di una lettrice "tridentina"
Pensiero del giorno
(Pensiero di Sant'Alfonso Maria de Liguori)
domenica 18 gennaio 2026
La giustizia infinita
Pensiero del giorno
sabato 17 gennaio 2026
Quattro briganti convertiti da San Vincenzo de Paoli
Era una buia notte d'inverno, e un uomo dal cappello a larghe falde, ravvolto in nero mantello traversava una solitaria contrada di Parigi. Studiava egli il passo, ché una minuta pioggia cominciava a cadere, e soffiava una rigida tramontana. Teneva sotto il tabarro un involto che mostrava di portare con precauzione e di custodire gelosamente. Giunto ad un angolo della via, ecco che gli si presentano quattro malandrini armati di archibugi e di coltelli, e gli intimano di consegnar loro il fardello. - Questo miei cari, rispose loro dolcemente, non fa per voi; esso è prezioso, ma... - Che ma? interruppe con fiero piglio un malandrino, o consegnalo sull'istante, o sei morto. – Miei cari, deporre questo involto qui per terra in tanto fango! no, potrebbe patire; nemmeno levargli il riparo del mantello con questa brezza che tira sì forte ... Qui gli assassini perdettero la pazienza e violentemente apersero il mantello per rapir colla forza l'involto ... Ma, oh Dio! i vagiti di un piccolo infante colpiscono le loro orecchie, e partono appunto di sotto al tabarro dell'assalito. Scoprono, guardano, ah! è proprio un vezzoso piccino ravvolto in poveri cenci che costui si teneva sotto il mantello. Si mirano gli assassini l'un l'altro in faccia come smemorati, si parlano sotto voce, e uno di essi fissando meglio in faccia l'assalito: - Oh perdonate, gli dice, signor Vincenzo, non vi avevamo riconosciuto! - Non ve l'avevo detto, cari miei, che questo involto non faceva per voi? Ma, mio Dio! perché darvi a sì brutto mestiere? - La fame ci spinse a questo estremo, privi di lavoro, in un inverno così cattivo. - Venite con me, andiamo prima a porre in salvo questa innocente creatura, e poi provvederò anche per voi.
Si avviarono insieme al ricovero degli esposti: quivi l'uomo dal mantello nero bussò alla porta che fu subito aperta, e consegnò il bambino ad una Suora di Carità. Fatto questo, condusse i quattro sicari alla propria casa, e acceso loro un buon fuoco, fece loro apprestare anche una buona cena, che divorarono avidamente. Allora, ad essi rivolto, li ammonì caritatevolmente, esortandoli a lasciar quell'infame mestiere che li avrebbe condotti alla forca e all'inferno, e parlò con tanta forza e soavità di parole, che i malandrini compunti gli si gettarono ai piedi supplicandolo che impetrasse loro il perdono del Signore. Lo sconosciuto si mise in ginocchio, pregò cogli assassini, e poco dopo rialzatosi, l'un dopo l'altro li confessò. Ma era dunque un prete quell'uomo misterioso? Sì, era un prete, era S. Vincenzo de' Paoli, l'istitutore dei Missionari e delle Suore di Carità, il fondatore dei ricoveri pei bambini esposti, l'apostolo dei galeotti. Il giorno dopo egli condusse quei quattro miserabili in un'officina ove guadagnare onestamente il pane col lavoro delle loro mani. Così la carità di un prete fece di quattro masnadieri, quattro laboriosi artigiani, quattro buoni cristiani ed utili cittadini.
Pensiero del giorno
Non giudichiamo secondo il mondo. Non cediamo alla tentazione di credere che l'avanzata del comunismo sia fatale; che fatale sia il declino del cristianesimo e della religione; che inutile sia ogni resistenza. Alla morbosità, alla svenevolezza, alla pigrizia che stanno alla radice di tali atteggiamenti, opponiamo la nostra incrollabile fede nella Provvidenza, la nostra illimitata fiducia nella Grazia, la nostra consapevole certezza che Cristo è con la sua Chiesa, e che Cristo ha vinto il mondo: confidite, ego vici mundum.
venerdì 16 gennaio 2026
Solo Dio può darci il vero conforto quando siamo immersi nella sofferenza
Noi non conosciamo gli arcani decreti del Signore, tuttavia sappiamo che Egli è infinitamente sapiente, e certamente ci sono stati dei motivi per cui ha lasciato che nella Chiesa accadessero certe cose. Un giorno vedremo chiaramente il bene che Dio ha tratto da certi avvenimenti che, umanamente parlando, erano difficili da accettare con rassegnazione cristiana.
Perché noi fedeli legati alla Messa tridentina dobbiamo subire ingiuste persecuzioni? Perché siamo condannati all'ostracismo? Nei momenti di difficoltà è inutile cercare la comprensione altrui, solo Dio può consolarci davvero. Molto spesso anche gli amici più stretti voltano le spalle senza comprendere e compatire le sofferenze altrui. Solo Dio non ci abbandona mai. Il Santo Giobbe nonostante fosse diventato povero e infermo senza avere colpe, subì l'incomprensione dei suoi amici, che lo fece soffrire più della stessa malattia e della povertà. Così pronunciò la celebre frase “Il mio occhio piange rivolto verso Dio”, che nel maestoso latino dell'antica Vulgata suona così: “Ad Deum stillat oculus meus”. Nel momento del dolore e della sofferenza, solo Dio può consolarci, come un papà consola il bimbo piccino che piange. Don Dolindo Ruotolo ha scritto bellissime meditazioni sulla Sacra Scrittura. Ecco come ha commentato la frase di Giobbe “Ad Deum stillat oculus meus”:
Pensiero del giorno
(Consiglio dato da San Giovanni Bosco a San Domenico Savio, uno dei ragazzi dell'oratorio di Valdocco).













