Con il cappottino bello

Lei è una bella bambina vestita di tutto punto, ben coperta perché fuori fa molto freddo e allora le hanno messo il cappottino bello.
Così eccola lì, con quel cappottino vezzoso, gli occhi celesti, un sorriso un po’ timido e un cappellino a coprirle bene la testa.

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E secondo l’uso del tempo ha le scarpette scure e le ghette chiare come il cappottino.

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Lei è una bimbetta di Bologna, ritratta nello Studio Fotografico La Serenissima.
In un certo tempo del passato negli studi dei fotografi di tutte le città italiane c’era una seggiolina o magari una poltroncina con il bracciolo, arredi usati spesso proprio per immortalare i più piccini.
Come lei, con il cappottino bello e tutta la vita davanti.

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Bogliasco: il Monumento ai Caduti di Gaetano Olivari

Camminando nella bella Bogliasco, in Piazza Trento e Trieste, si ammira un monumento eretto ai caduti e opera del professor Gaetano Olivari, stimato artista e autore di numerose sculture site nel Cimitero Monumentale di Staglieno.

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La scultura bronzea venne inaugurata nel 1924 e si distingue per il senso del movimento delle due figure.

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La rappresentazione della Vittoria Alata è così raffigurata mentre si china sul soldato che stringe tra le dita la bandiera.

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C’è una grazia dolcissima nella gestualità della figura allegorica.

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Il soldato così si abbandona tra le braccia di lei.

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La mano nella mano, con lieve delicatezza.

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Nel blu del cielo terso di Bogliasco.

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Sul basamento sono collocate lapidi commemorative con i nomi dei caduti e dei morti in combattimento, dei dispersi e dei civili caduti per cause di guerra, vi è inoltre una lapide sul quale è riportato il bollettino della vittoria.

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E così tra le belle case di Bogliasco e davanti a una suggestiva chiesetta si ammira l’opera di Gaetano Olivari che così narrò il dramma della guerra.

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Una cartolina per la Signorina Eugenia

È una corrispondenza che viene da lontano e fu spedita nel 1906, la destinataria era la Signorina Eugenia.
La cartolina, accompagnata da saluti e baci affettuosi, fu scritta e inviata dalla zia Antonietta, con cura amorevole verso la sua nipotina.
Contrasti di colori, sorrisi e un celebre gioco del tempo d’infanzia.
Le dita che si muovono svelte, gli sguardi attenti, un gesto antico e tante volte ripetuto.
Guardando questa cartolina mi sono ricordata che questo gioco era in voga anche nei nostri anni ‘70 ma forse i bambini di adesso non lo conoscono più.
Di certo lo conosceva bene la Signorina Eugenia che sarà stata poco più che una ragazzina e avrà sorriso felice rigirandosi tra le mani la cartolina della zia Antonietta, in un giorno distante del 1906.

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Una panchina, un orizzonte

Non tutte le panchine sono uguali, alcune diventano luoghi dove riposarsi nel clamore della vita cittadina.
Alcune panchine poi servono semplicemente per fermarsi a chiacchierare con qualcuno che conosciamo.
Alcune panchine sono per le attese, altre per i primi baci, certe sono perfette per ammirare i tramonti.
Alcune sono spesso sferzate dal vento o inondate dal sole, a seconda della stagione.
Non tutte le panchine sono uguali, alcune sono la quiete di un istante, una ringhiera, un orizzonte e un molo, un pensiero che fugge via e si mescola al rumore del mare, perdendosi nell’aria salmastra di una mattina d’inverno.

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Bogliasco

Scoprendo Via dei Sansone

Percorrendo Salita San Leonardo ci si trova immersi in un’atmosfera dal sapore antico.
Questa ripida mattonata che da Via Santa Chiara scende fino in Via Fieschi si svela come uno splendido e silenzioso mistero, a due passi da qui c’è la trafficata Piazza Dante eppure la nostra creuza conserva tuttora la sua beltà.

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Sulla creuza si trova un antico passaggio che conduce a Via dei Sansone.

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E inizia da qui la scoperta di un luogo ancora più nascosto e sconosciuto.

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Lassù una vetusta edicola ospita una statuina della Madonna di fattura recente, tutto l’insieme necessiterebbe di un restauro e sono certa che riacquisirebbe una rinnovata bellezza.

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Da qui si giungeva all’antico Convento di San Leonardo e questa è così la ragione delle tracce di questa antica devozione.

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Alcune finestre di Via dei Sansone ospitano vasetti e piantine.

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Alla ringhiera, in cerca di luce e sole.

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Ci guardiamo indietro e ancora proseguiamo.

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Terminata la salita ci si ritrova in uno spazio sul quale si affacciano eleganti edifici e tutto attorno c’è ancora questa quiete inaspettata.

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Un grande limone è prodigo dei suoi frutti.

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E un maestoso kumquat così si staglia nel suo giardinetto.

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Una facciata è poi una splendida illusione di finestre dipinte.

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E in questo luogo che è del nostro tempo ma sembra un po’ distante, in qualche modo, ecco ancora una traccia più antica.
Un muro, un archivolto.

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Mi incammino e vado fino in fondo, c’è sempre una magia incantata nei luoghi che conservano, in qualche maniera, la loro perduta identità.

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Qui c’è anche la targa antica di questa via che prende il suo nome da una famiglia savonese di lontane origini e di parte ghibellina che si distinsero in varie maniere nella città della Torretta.

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Percorrendo le strade non conosciute c’è sempre qualche insondabile incanto che resiste alla nostra distrazione.
Un muro, un archivolto, un tempo che non è più.

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Una silenziosa e celata bellezza da conservare e riscoprire, in Via dei Sansone.

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Una sera dorata

Una sera dorata, davanti alla ringhiera sinuosa della passeggiata di Nervi.
Tra la luce e l’ombra il canto inquieto del mare.
Un’attesa, uno sguardo che trova l’orizzonte, le parole e un tempo che scorre lento come se il giorno non dovesse mai finire.
Una dolcezza nuova eppure già conosciuta, in una sera dorata.

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La migliore focaccia di Genova: i posti che piacciono a me

Chiunque venga a Genova vuole provare una delle nostre più celebri golosità: la focaccia, anche detta fügassa dai veri genovesi.
E allora ho pensato di darvi qualche dritta su dove trovare dell’ottima focaccia, questi sono i miei forni preferiti, in ordine sparso e non in una vera e propria classifica, semplicemente sono posti dove trovate la focaccia che piace a me e se vi fidate di Miss Fletcher incominciamo questo golosissimo tour!
Il viaggiatore che arrivi stanco e affaticato alla Stazione Brignole ha a breve distanza un posto perfetto nel quale comprare una focaccia straordinaria.
La focaccia del Panificio Mario di Via San Vincenzo 59 è sottile, leggera, ottima e assolutamente perfetta, è una focaccia a dir poco leggendaria!

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Rimanendo in questa strada, saliamo verso Via XX Settembre e fermiamoci  dal panificio Al Posto Giusto in Via San Vincenzo 185r, io trovo la loro focaccia gustosa e veramente buona.

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Spostiamoci poi nei miei amati caruggi e proviamo l’invitante e ottima focaccia dell’Antico Forno Patrone in Via di Ravecca 72 r, una tappa da non perdere.

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Ed è un’istituzione la focaccia del Panificio Sebastiano in Via Lomellini 23, una bontà croccante al punto giusto e sempre deliziosa.
E che gioia passeggiare per caruggi degustando una striscia di focaccia calda, cosa c’è di meglio?

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Fragrante, gustosa e semplicemente ottima è la focaccia del Panificio Le Bontà del Grano in Piazza del Carmine 11 r, questo è uno dei miei frequenti peccati gola!

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Il Gotha della focaccia, però, si trova nel ponente genovese.
E così, se dovesse capitarvi di fare un giretto nella bella Voltri non perdetevi la focaccia di Priano in Via Camozzini 69r.
Sottile, leggera, gradevolissima e molto particolare, è resa croccante dal fatto che la teglia nella quale viene cotta è cosparsa con la farina di mais.

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Rimaniamo a Voltri e andiamo in Via Lemerle 13r dove si trova il Panificio Marinetta: la loro focaccia è semplicemente favolosa e sublime, solo a parlarne mi vien voglia di andare a far due passi a Voltri!

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Torniamo in centro e andiamo alla Foce, qui vi consiglio di fare un salto all’Antico Forno Borgo Pila di Piazza Paolo da Novi 40-42 rosso, la loro focaccia morbida e profumata è un’autentica delizia!

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Naturalmente tutti questi negozi vendono molte altre bontà dolci e salate.
Inoltre, di certo ci saranno a Genova molti altri panifici che io non conosco e che fanno un’ottima focaccia, io vi ho soltanto indicato i miei posti preferiti, come si fa tra amici.
E termino questa passeggiata golosa nella nostra bella Nervi: se dovesse capitarvi di andarci in treno, usciti dalla stazione vi troverete sul Viale delle Palme, al termine di esso si prosegue in Via Franchini e qui, al civico 9r, trovate il Panificio Pasticceria Le Palme.
Croccante, sottile, leggera, la loro focaccia e una vera delizia da gustare passeggiando davanti al mare, godendo delle bellezze e delle bontà della nostra Genova.

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Azzurro di gennaio

Una mattina di gennaio, primo mese dell’anno.
Attraversando i luoghi sempre vissuti, con lo sguardo della consuetudine, andando verso Soziglia, ognuno con i propri pensieri.
Con un passo più deciso ma sempre leggero che smuove appena l’abito color del cielo, in una fredda giornata d’inverno.
Ed è azzurro di gennaio, nei caruggi di Genova.

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Ricordando la Mina

E ritorno, per un caso, sulle strade della memoria e dell’infanzia.
L’altro giorno mi trovavo in Carignano, un luogo che suscita dolci ricordi degli anni ‘70 e con l’immaginazione eccomi a bordo della 500 della mamma, si percorrono insieme i bei viali di Carignano e poi si infila la macchinetta in un parcheggio tra gli alberi.
Andiamo dalla Mina, una persona speciale.
La Mina era una bravissima sarta, di lei ho un ricordo tenero e affettuoso, c’era una certa inesorabile magia in lei.
Lei, con la sua dolcezza e la sua gentilezza, mi rammentava le tre fatine buone del film disneyano La bella Addormentata nel Bosco, avete presente? Anzi, dirò di più: ero segretamente convinta che lei fosse una di loro, ne ero proprio sicura!
Quando si andava dalla Mina a prendere le misure per gonne o chissà che altro mi perdevo a guardare tutti i suoi indispensabili accessori: la scatolina degli spilli, i bottoni, il metro, le forbici grandi.

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E tra l’altro la Mina aveva una nipotina, anzi, se non sbaglio forse aveva due nipoti, ma io mi ricordo solo lei, la bambina con i capelli biondi un po’ più piccola di me.
E sapete perché ne ho memoria? Ah, perché lei aveva questo nome fantastico, modernissimo, insolito e per me hollywoodiano: si chiamava Alessia.
E insomma, io di Alessandre ne avevo conosciute ma Alessia era un’assoluta novità che mi pareva straordinaria, non so se mi spiego, era un po’ come chiamarsi Audrey o Grace.
E quindi, come vi dicevo, l’altro giorno mi trovavo in Carignano.
Così ho fatto una piccola deviazione verso la casa della Mina e arrivata in prossimità del palazzo ho visto uscire da un portone una signora di una certa età e mi è parsa una circostanza fortunata.
Così le ho chiesto se abitasse lì da tanto e alla sua risposta affermativa ho replicato:
– Signora, mi scusi, per caso si ricorda di una signora di nome Mina che faceva la sarta?
– Come no! – Ha esclamato lei sorridendo – Mi ha insegnato a cucire, abitava lassù!
E con lil dito ha indicato in il palazzo in questione.
Lassù! Me lo ricordo bene quel lassù! D’altra parte quando si va a casa di una fatina buona come si può dimenticarsene?
In quegli anni poi si andava in Carignano anche per un altro motivo: la mamma mi portava in  palestra o in piscina all’Andrea Doria.
Sì, perché come tutti i bambini di Genova anche io ho frequentato le Piscine di Albaro ma anche l’Andrea Doria, era una gioia imparare a nuotare!

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E poi, dopo il nuoto, a volte di andava anche dalla Mina.
Mi è parso bello incontrare per caso per strada qualcuno che come me conserva un ricordo di una persona a me cara.
Chissà quante volte passiamo accanto a sconosciuti che custodiscono, in qualche remota parte della memoria un volto, il suono di una voce, i tratti di una persona che ha attraversato anche la nostra vita, quanti fili invisibili ci legano, in modo misterioso e imprevedibile, a persone che neppure conosciamo.
Passano le stagioni ma certe memorie, in qualche modo, resistono.
Cara Alessia, se mi leggi sappi che avevo tanta ammirazione per quel tuo nome hollywoodiano, che bambina fortunata!
E conservo ancora, tra le memorie dolci, il ricordo della Mina e della sua dolcezza.

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Con il cappottino bianco

Eccola qui con il cappottino bianco, caldo e morbido con i bottoni grandi e il colletto ampio.
Le manine aperte e gli occhi spalancati.

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E l’espressione ingenua e stupita dipinta sul visetto.
Il nasino all’insù, una testolina di riccioli e una cuffietta chiara tutta nastrini e fiocchetti.

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E le ghette bianche chiuse dai bottoncini.

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In piedi su una panchina, forse a Villetta Di Negro o in qualche altro luogo che fu scenario dei suoi giochi d’infanzia.
Con il cappottino bianco e tutta la vita davanti.

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