Sabato, 21 febbraio 2026, si svolgerà presso
l’Istituto Nazionale Ferruccio Parri alla
Casa della Memoria di Milano la prima
editathon italiana dedicata al periodo della storia
ucraina conosciuto come “Rinascimento
Fucilato”.
L’editathon è organizzata dall’associazione Ucraina Più
– Milano APS e Wikimedia Italia in
collaborazione con la Casa della Memoria e il
Comune di Milano e con il supporto
dell’Istituto Ferruccio Parri. L’evento, che ha
ricevuto il patrocinio dell’Ambasciata d’Ucraina e
del Consolato Generale d’Ucraina a Milano, si
svolgerà in occasione della Giornata Internazionale della Lingua
Madre, promossa dall’Unesco per promuovere la diversità linguistica
e culturale.
L’obiettivo dell’editathon (“maratona di scrittura”), è quello
di contribuire alla creazione e miglioramento delle voci di
Wikipedia, l’enciclopedia libera, attraverso il contributo
di volontari esperti di storia e letteratura
ucraina. Un gruppo di studenti e
studentesse, provenienti da alcuni dei principali
corsi di lingua e letteratura ucraina delle
università italiane, lavorerà sotto l’esperta
guida dei formatori di Wikimedia sulle voci dedicate ai
protagonisti del Rinascimento Fucilato.
Il nome si riferisce a un gruppo di poeti, scrittori,
artisti di lingua ucraina crudelmente perseguitati e
giustiziati dal regime sovietico durante la barbara repressione
degli anni Trenta. Una repressione la cui memoria,
in Ucraina, non è mai venuta meno nel corso dei decenni: da qui la
volontà di arricchire, con informazioni ricavate da fonti
autorevoli e riconosciute, le voci biografiche di Wikipedia in
lingua italiana dedicate a questo periodo storico.
Sotto la guida esperta di Marco Chemello,
volontario ed esperto dell’enciclopedia online, e di altri
volontari dell’associazione Wikimedia, i partecipanti
dell’editathon saranno ospiti per un giorno presso la sede
dell’Istituto Nazionale Ferruccio Parri della
Casa della Memoria di Milano. Lavoreranno fianco a
fianco con i formatori per revisionare e aggiornare le voci
esistenti e crearne di nuove, servendosi anche dei libri messi a
disposizione dalla Biblioteca di Ucraina Più –
Milano, associazione di promozione della lingua e cultura
ucraina in Italia.
Hanno contribuito all’iniziativa Fabrizia
Iacci, curatrice per Ucraina Più – Milano con la
presidente, Iryna Luts, Alessandro
Achilli, professore di slavistica dell’Università di
Cagliari, Yaryna Grusha, professoressa di Lingua e
Letteratura ucraina dell’Università degli Studi di Milano e
dell’Università di Bologna, Olena Ponomareva
dell’Università “La Sapienza” di Roma, Jacopo
Franchi, social media manager, ideatore e responsabile
della comunicazione dell’evento, Mark Syenin,
videomaker e graphic designer. Ringraziamo per la partecipazione
Marina Sorina, presidente dell’associazione Ora
Ucraina – Verona.
“Victoria Amelina, poetessa, scrittrice e attivista ucraina,
prima di morire aveva scritto che esiste il rischio concreto che
una nuova generazione di intellettuali, uomini e donne di cultura
ucraini possa essere sterminata nel conflitto in corso –
dichiara Iryna Luts, presidente dell’associazione Ucraina
Più – Milano – Coltivare la memoria degli artisti del
Rinascimento Fucilato non è, quindi, solo un esercizio di memoria
storica, ma un contributo concreto per far sì che questa tragedia
non avvenga di nuovo, sotto silenzio”.
“Quest’anno festeggiamo i 25 anni di Wikipedia e grazie al
lavoro svolto dei volontari nel tempo abbiamo a disposizione quasi
due milioni di voci solo in italiano – dichiara
Ferdinando Traversa, Presidente di Wikimedia
Italia – Tuttavia, c’è sempre da lavorare e ci sono
tanti ambiti ancora da coprire: per questo accogliamo con favore le
iniziative che consentano di migliorare tramite fonti attendibili
la documentazione su avvenimenti storici, specie se poco noti
al pubblico e invece di grande rilevanza, proprio come il
Rinascimento fucilato. L’invito è perciò sempre rivolto a
tutti: unitevi a noi per migliorare Wikipedia!”
Le comunità italiane del software geografico libero e degli open
data si danno appuntamento dal 9 all’11
luglio2026 per una nuova edizione
di FOSS4G-IT &
OSMit, l’evento che riunisce appassionati,
professionisti e ricercatori di software geografico libero,
mappatura collaborativa, geografia digitale e OpenStreetMap.
L’appuntamento è previsto nuovamente a Trento
dopo le edizioni del 2001 (II Meeting degli utenti italiani di
GRASS), 2002 (International conference: Open Source Free Software
GIS GRASS users conference), 2011 (XII Meeting degli utenti
italiani di GRASS e GFOSS) e 2025 (FOSS4G-IT & OSMit
2025).
FOSS4G-it & OSMit 2026 è organizzato dall’Università di
Trento insieme a GFOSS.it e Wikimedia
Italia. Gli incontri si terranno presso l’Università di
Trento e
saranno fruibili in modalitàibrida,
sia in presenza sia in streaming.
La partecipazione è gratuita con registrazione
obbligatoria.
Venerdì 10
luglio: giornata principale di convegno
Sabato 11 luglio: giornata
comunitaria OSMit, interamente dedicata a interventi e
contributi proposti dalla comunità.
Un punto di riferimento per la
comunità open geospaziale
Grazie alla sinergia
tra GFOSS.it, Wikimedia
Italia e la
comunità OpenStreetMap, FOSS4G-IT & OSMit è
diventato negli anni un luogo d’innovazione e partecipazione, dove
la tecnologia incontra la cittadinanza attiva e la ricerca
scientifica.
L’evento riunisce sviluppatori, ricercatori, professionisti
della Pubblica Amministrazione e realtà tecnologiche, favorendo
il dialogo tra mondi diversi accomunati dalla volontà di
promuovere soluzioni open source e pratiche collaborative nella
gestione dei dati geospaziali.
È possibile partecipare proponendo workshop,
presentazioni, tavoli
di lavoro e
sponsorizzazioni.
La call for
paper è aperta e si potrà inviare la
propria proposta entro il 7 marzo 2026.
Dal 1° al 3 maggio 2026 Milano ospiterà il Wikimedia
Hackathon, l’evento annuale che riunisce la comunità
tecnica internazionale del movimento Wikimedia per
collaborare sul software e sulle infrastrutture
che rendono possibili Wikipedia e i progetti fratelli.
L’edizione 2026 si svolgerà in presenza presso il Voco – Milan Fiere
Hotel e sarà organizzata dalla Wikimedia
Foundation in collaborazione con Wikimedia Italia, che per
la prima volta porterà questo importante appuntamento nel capoluogo
lombardo.
Che cos’è il Wikimedia Hackathon
Il Wikimedia Hackathon è un evento centrale per chi contribuisce
allo sviluppo di MediaWiki, il software su cui si
basano Wikipedia e tanti altri siti, e degli strumenti che
supportano l’ecosistema Wikimedia. Per tre giorni, sviluppatrici,
sviluppatori, designer e contributori tecnici da tutto il mondo
lavoreranno fianco a fianco per:
migliorare funzionalità e infrastrutture esistenti,
sperimentare nuove idee e prototipi,
confrontarsi su sfide e soluzioni tecnologiche per i progetti
Wikimedia.
Non si tratta di un convegno tradizionale, ma uno spazio
di lavoro collaborativo, informale e orientato alla
pratica: si impara facendo, si condividono competenze e si
costruiscono relazioni che spesso continuano ben oltre il weekend
dell’hackathon.
Questa edizione sarà rivolta in particolare a persone
che hanno già avuto esperienze di contributo tecnico ai progetti
Wikimedia (ad esempio nello sviluppo software, nella
gestione di strumenti, nelle API, nei bot o nella documentazione
tecnica) e che sanno orientarsi nell’ecosistema MediaWiki,
lavorando in modo piuttosto autonomo o in piccoli gruppi.
Allo stesso tempo, l’hackathon resta un’occasione importante per
rafforzare il dialogo tra comunità locali e
internazionali e per valorizzare il contributo di chi,
anche dall’Italia, lavora “dietro le quinte” dei progetti.
Come registrarsi
La registrazione è aperta e resterà disponibile fino al
30 marzo 2026 (o fino a esaurimento dei posti). È
possibile iscriversi direttamente a questo link: https://pretix.eu/wikimedia/Hackathon-2026/
Il costo di partecipazione è di 2 dollari
statunitensi.
Chi partecipa è tenuto a organizzare autonomamente viaggio e
alloggio, a meno di aver ricevuto una borsa o un supporto economico
dalla Wikimedia Foundation.
Durante i giorni dell’evento saranno invece forniti pasti e
rinfreschi: pranzi, cene, bevande e snack sono inclusi per tutte le
persone registrate.
Per chi non potrà essere presente di persona, saranno
trasmessi in streaming l’evento di apertura e lo showcase
finale, durante il quale i team presenteranno i progetti
sviluppati nel corso dell’hackathon.
Le borse di partecipazione di
Wikimedia Italia
Oltre a quelle messe a disposizione dalla Wikimedia Foundation,
anche Wikimedia Italia offre borse di
partecipazione dedicate a volontarie e volontari
interessati a partecipare al Wikimedia Hackathon 2026 e a
rafforzare il proprio contributo tecnico ai progetti Wikimedia,
portando l’esperienza della comunità italiana nel contesto
internazionale. Qui tutte le informazioni
su criteri, modalità di candidatura e scadenze per le borse di
Wikimedia Italia.
Segnate la data e restate aggiornati: il Wikimedia Hackathon
2026 sarà un’occasione importante per portare a Milano la comunità
tecnica globale di Wikimedia e per rafforzare il ruolo dell’Italia
nello sviluppo dell’ecosistema dei progetti liberi.
Il 12 aprile 2026 Wikimedia Italia parteciperà alla Milano Marathon con una
grande squadra solidale che correrà per un obiettivo comune:
diffondere la conoscenza libera.
Perché corriamo
Parteciperemo alla charity marathon per invitare a sostenere i
progetti che portiamo avanti insieme ai nostri volontari e far
crescere spazi in cui tutti possano accedere a informazioni
gratuite e di qualità.
Sostenere la conoscenza libera significa creare una
comunità più giusta: quando il sapere è accessibile, le
barriere cadono.
Corriamo per proteggere un bene comune: il sapere. Perché
la conoscenza è un diritto, non un privilegio.
La sfida solidale: sostieni la
conoscenza libera
La nostra corsa è in primo luogo una sfida di
solidarietà.
Raccogliamo fondi tramite Rete del Dono e
chiunque può contribuire, anche senza correre.
formare e supportare tecnicamente gli enti coinvolti
sostenere il lavoro di esperti e professionisti
coprire i costi per la digitalizzazione del patrimonio
culturale
OpenStreetMap
La “Wikipedia delle mappe”: un progetto fondamentale anche per
l’azione umanitaria. Wikimedia Italia sviluppa e mantiene
gli strumenti tecnici che rendono possibile la mappatura
libera.
Con la tua donazione potremo:
garantire il funzionamento degli strumenti di mappatura
promuovere progetti nelle scuole
sostenere le iniziative dei volontari mappatori (accessibilità,
sentieri, ciclabilità, sicurezza…)
La Milano Marathon è una delle principali maratone d’Europa:
ogni anno coinvolge migliaia di runner da tutto il mondo, aziende,
associazioni e realtà del Terzo Settore in una grande festa di
sport e solidarietà.
È un’occasione per fare rete, dare visibilità al lavoro dei
volontari e partecipare insieme a una sfida che unisce
sport, impegno civico e raccolta fondi.
Una festa della solidarietà
Wikimedia Italia sarà in gara con:
8 staffette da 4 persone
1 maratoneta
Le squadre saranno composte da:
volontari Wikimedia e OpenStreetMap
rappresentanti del mondo della ricerca
professionisti e runner appassionati
aziende che sostengono la nostra missione
Una comunità eterogenea, unita dalla stessa idea: la
conoscenza deve restare libera e a disposizione di
tutti.
Non solo corsa: editathon e mapping
party
Il 12 aprile saremo presenti alla Milano Marathon anche con uno
stand dell’associazione dove organizzeremo una vera e propria
maratona di scrittura: un’editathon aperta a chi
vorrà contribuire dal vivo ai progetti Wikimedia. Inoltre,
organizzeremo un evento di mappatura dedicato a
chi vorrà migliorare i dati geografici digitali nella zona della
maratona.
Perché per noi ogni occasione è quella giusta per mettere in
comune la conoscenza.
C’è tempo fino al 1° marzo 2026 per
richiedere una borsa di partecipazione perWikimania
2026, il convegno annuale dedicato
ai progetti Wikimedia e
alla conoscenza libera.
Dal 21 al 25 luglio 2026, la comunità
globale si ritroverà a Parigi per la 21ª edizione di
Wikimania. Per l’occasione, verrà anche celebrato
il 25° anniversario di
Wikipedia.
Il tema scelto per Wikimania 2026, “Libertà, Equità,
Affidabilità”, è un invito ad agire
insieme: proteggere la conoscenza libera, promuovere
l’equità tra comunità diverse e rafforzare la fiducia che fa
crescere il nostro movimento.
Le borse di partecipazione
“Alessio Guidetti” di Wikimedia Italia
Per favorire la partecipazione dei volontari italiani a
Wikimania 2026 e crescere come comunità globale impegnata nella
missione della condivisione libera della conoscenza., Wikimedia
Italia mette a disposizione mette a disposizione fino
a 13 borse di partecipazione “Alessio
Guidetti”.
Wikimedia Italia ha deciso di dedicare le borse di
partecipazione ad Alessio Guidetti,
tesoriere dell’associazione per cinque anni, dal
2009 al 2014. È stato anche un utente e amministratore molto attivo
su Wikipedia con il nickname di Cotton, dove ha contribuito a
oltre 16.000 voci ed effettuato più di
64.000 modifiche. Nel 2011, Guidetti è stato il
primo a proporre l’istituzione delle borse di partecipazione a
Wikimania, grazie alla quale molte persone – wikipediani, soci,
attivisti della cultura libera – hanno preso parte, negli anni,
alla conferenza.
Importi e
scadenze
Le borse costituiscono un rimborso di costi di partecipazione
all’evento come spese di viaggio e alloggio e hanno un importo di
800 euro ciascuna. Inoltre, l’iscrizione
all’evento per i borsisti verrà sostenuta da Wikimedia Italia con
un budget a parte.
Il termine ultimo per l’invio delle richieste è fissato per le
ore 23:59 del 1° marzo 2026, mentre l’esito verrà
comunicato entro il 25 marzo 2026.
Criteri di selezione
2026
Per stilare la graduatoria dei vincitori, i criteri presi in
considerazione saranno i seguenti:
essere membro attivo delle comunità
italiane/italofone dei progetti Wikimedia e/o OpenStreetMap,
online e/o offline;
partecipare attivamente all’evento (es.
proporre una presentazione, aiutare all’organizzazione o gestione
di un’attività all’evento);
attuale, passato o futuro livello di
partecipazione in altri progetti di conoscenza
libera, o iniziative a scopo collaborativo e/o educativo;
interesse e motivazione per partecipare a
Wikimania.
Come fare domanda per la borsa
a Wikimania 2026
Per richiedere la borsa di partecipazione a Wikimania 2026 è
necessario:
Può candidarsi qualsiasi persona che soddisfi i seguenti
requisiti:
sia un cittadino o residente maggiorenne di uno Stato della
Comunità Europea al 1º luglio 2025;
possa avvalersi, per il riconoscimento degli accrediti, di un
conto corrente presso un istituto con sede in uno Stato della
Comunità Europea;
abbia una conoscenza della lingua inglese perlomeno di livello
A2 (livello elementare);
essere utente attivo in uno dei progetti Wikimedia in lingua
italiana, OpenStreetMap, in Wikimedia Italia o in
altri progetti nell’ambito della conoscenza libera, o di
iniziative culturali e associative.
Non è ammesso chi abbia già ottenuto una borsa di
partecipazione per la presente edizione dalla Wikimedia Foundation
o da un altro capitolo, user group o organizzazione tematica
Wikimedia.
Da anni la nostra associazione lavora insieme alle istituzioni
culturali che desiderano contribuire ai progetti Wikimedia: musei,
archivi, biblioteche, fondazioni e altri enti che custodiscono un
importante patrimonio culturale e vogliono condividerlo con il
mondo.
La motivazione che li spinge è forte: l’apertura aumenta
la visibilità, aiuta la ricerca, favorisce il riuso e valorizza la
loro missione pubblica.
Tuttavia, emerge spesso un ostacolo: il diritto
d’autore.
Capire quali immagini possono essere caricate su Wikimedia
Commons, come funzionano le licenze Creative Commons e quali
informazioni servono per evitare cancellazioni non è sempre
immediato. Molte istituzioni ci dicono che vorrebbero contribuire,
ma temono di commettere errori.
Per rispondere a questa esigenza abbiamo realizzato, in collaborazione con
Creative Commons, una nuova video-guida che
spiega i princìpi di base delle licenze Creative Commons su
Wikimedia Commons e come verificare lo stato del copyright delle
immagini. L’obiettivo è semplice: aiutare le istituzioni culturali
a liberare contenuti in modo sicuro, corretto e
consapevole.
Il video si concentra su alcuni princìpi essenziali che ogni
istituzione dovrebbe conoscere prima di caricare materiali su
Wikimedia Commons. Abbiamo volutamente evitato tecnicismi e
dettagli giuridici eccessivi: la guida punta soprattutto ai
passaggi praticinecessariper evitare cancellazioni.
Il messaggio centrale del video è:
Un’immagine può essere accettata su Wikimedia Commons solo
se è in pubblico dominio o rilasciata con una licenza libera che
consente il riuso.
Questo richiede di verificare due livelli di
copyright:
I diritti sull’opera originale
I diritti sulla fotografia o la digitalizzazione
dell’opera
Entrambi devono essere liberi per permettere un
caricamento sicuro.
In Italia, se l’autore dell’opera originale è morto da più di 70
anni, l’opera è generalmente in pubblico dominio. In alternativa,
l’autore o il detentore dei diritti può scegliere una licenza
libera, come CC0, CC BY o CC BY-SA. Queste sono, è importante
ricordarlo, le uniche licenze accettate da Wikimedia Commons.
Una volta chiariti i diritti dell’opera, le istituzioni devono
anche considerare chi ha scattato o digitalizzato l’immagine. Anche
se l’opera è in pubblico dominio, il fotografo può detenere i
diritti sulla riproduzione. Per questo il video sottolinea
l’importanza di assicurarsi che il fotografo abbia scelto una
licenza libera compatibile con Wikimedia Commons.
L’importanza per la conoscenza
libera
Le istituzioni culturali conservano collezioni straordinarie che
appartengono a tutti. Ma il patrimonio diventa davvero accessibile
solo quando il pubblico può vederlo, usarlo, imparare da
esso e reinterpretarlo. Le licenze libere sono
fondamentali per rendere possibile questo processo.
Wikimedia Italia supporta le istituzioni culturali per evitare
loro qualsiasi tipo di rischio, e far sì che l’apertura sia una
scelta informata. Facendo questo, permettiamo a sempre più persone
nel mondo di scoprire, usare e valorizzare opere che prima erano
inaccessibili oppure accessibili solo de visu.
Questa
video-guida non vuole sostituirsi a corsi avanzati o a una
consulenza specializzata. Vuole essere un punto di ingresso
pratico, una risorsa che le istituzioni che desiderano
condividere il patrimonio possono usare, condividere e tenere come
riferimento quando si apprestano a caricare materiali su Wikimedia
Commons.
Spiegando i fondamenti delle licenze Creative Commons e le
regole di Wikimedia Commons, speriamo di favorire la nascita di
nuove partnership, aprire nuove collezioni e facilitare il lavoro
di chi collabora con noi. Le istituzioni culturali sono alleate
fondamentali per Wikimedia Italia, e fornire loro strumenti chiari
e di qualità fa parte del nostro impegno per rendere più semplice
questa collaborazione.
Il 15 gennaio 2026, Wikipedia ha celebrato il 25º anniversario
della sua fondazione. Lanciata il 15 gennaio
2001, l’enciclopedia durante il 2026 verrà festeggiata in
tutto il mondo, con il motto “celebrare la
conoscenza, l’umanità e la collaborazione al loro
meglio”.
L’evento al Museo del Risorgimento è stato presentato
dall’attore e autore Lorenzo Piccolo.
A precedere le testimonianze delle istituzioni culturali
presenti sono state quelle di chi conosce Wikimedia Italia,
Wikipedia e i progetti wikimediani fin dal loro esordio:
Ferdinando Traversa, Presidente di Wikimedia
Italia, Lorenzo Losa, presidente del
Board of Trustees di Wikimedia Foundation e volontario di Wikipedia
dal 2004 e Francisco
Ardini, volontario di Wikipedia dal 2006.
Ferdinando Traversa: “La storia di Wikipedia è
lunga. Wikipedia nasce da un sogno, da un esperimento che qualcuno
avrebbe potuto dire essere destinato al fallimento. […] Dopo
25 anni, possiamo dire che quella che era nata come una scommessa
ha avuto successo. […]Wikipedia in italiano è nata l’11 maggio
del 2001 e il primo raduno si è tenuto nel 2004 a Genova:
per la prima volta la comunità si è incontrata per discutere e
celebrare i successi di un’enciclopedia nascente.
Si trattava un internet diverso da quello che vediamo oggi: ci
siamo abituati alle grandi piattaforme che dominano quello che un
tempo era lo spazio pubblico virtuale, adesso diventato uno spazio
privato virtuale. In mezzo a tanti attori con bilanci da
capogiro, Wikipedia resiste come un vero e
proprio faro di conoscenza libera, gratuita,
sostenuta da donazioni e basata sulla forza della sua comunità, che
si è dimostrata viva lungo un percorso costellato anche di
difficoltà. […] Wikipedia è il sesto sito più visitato
in Italia e nel 2025 è stata anche riconosciuta
come bene pubblico
digitale. Tutto questo è stato possibile grazie alla
forza e alla passione di migliaia di volontari. […] Quest’oggi
molti di loro sono qui in mezzo a noi, e dobbiamo essere orgogliosi
del lavoro che portano avanti. Come potete immaginare, ci
aspettano ancora tante sfide. […] Quello che ci dà fiducia di poter
continuare ad andare avanti e ad avere successo con questo piccolo
grande esperimento di conoscenza libera e aperta è proprio la
passione e la forza di chi ogni giorno, dà il proprio piccolo
o grande contributo per la conoscenza libera.”
Lorenzo Losa: “Questa giornata in onore di
Wikipedia è una celebrazione che non va intesa solo come un ricordo
del passato. Wikipedia è qualcosa che c’è oggi e che permette di
proiettarci anche in un’ottica futura. Questo possiamo farlo con
una base abbastanza solida perché di risultati, come abbiamo visto,
ne abbiamo raggiunti parecchi. Ormai, Wikipedia è
presente in oltre 300 lingue, dalle edizioni più piccole a
quelle più grandi. Purtroppo, non tutto il mondo la utilizza nella
stessa maniera: è estremamente diffusa da noi in Europa, in
Nord America, ma meno in altre parti del mondo. […] Questo ci
fa comprendere che dobbiamo anche iniziare ad adattarci al modo in
cui le persone, adesso, accedono a internet e alla conoscenza. È
qualcosa che sta cambiando, lo vediamo tutti in maniera abbastanza
evidente con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Per noi è
una sfida, è qualcosa su cui lavorare, in primo luogo perché molti
sistemi di intelligenza artificiale intermediano in maniera nuova,
quindi non accedono più direttamente a Wikipedia, ma parlano con un
chatbot. […] Abbiamo bisogno di nuovi utenti, di nuovi volontari
che accedano e che inizino a scrivere e a creare nuova
conoscenza. L’intelligenza artificiale ha bisogno di
Wikipedia, è una delle fonti principali su cui
l’intelligenza artificiale e gli LLN vengono addestrati, per cui,
oggigiorno, Wikipedia è più che mai vitale nell’ecosistema
dell’informazione, ma è anche molto meno visibile. […] Quando
pensiamo alle società che si occupano di intelligenza artificiale,
quello che cercano in Wikipedia – e per cui Wikipedia è utilizzata
così tanto – è proprio questo: il fatto che dietro ci siano delle
persone, una comunità. Le società sanno bene che è uno dei
pochi luoghi dove, con certezza, ci sono degli esseri
umani dietro a quello che viene scritto.”
Francisco Ardini: “Io ho iniziato a scrivere su
Wikipedia a gennaio del 2006, per me questo è il mio 20° anno di
contribuzione wikipediana. Ho cominciato quando ero studente
universitario; durante il mio tempo libero ho visto una voce su un
autore di fumetti a me caro e ho notato che, entro pochi
giorni, una voce a lui correlata sarebbe stata cancellata se
non fosse stata migliorata. È stata una cosa che mi ha colpito,
quindi, qualche giorno dopo, ho cominciato a contribuire in anonimo
e ho iniziato a conoscere un ambiente che era ancora in
costruzione. […] Wikipedia è cresciuta nel rigore, nelle voci,
nel numero di utenti. […] Come ha fatto un progetto così,
partito dai nerd – che, con massima leggerezza e goliardia,
cominciavano a creare i Wiki Oscar, scrivevano sui Pokemon –
a diventare ciò che è oggi? […] Forse proprio per le voci sui
Pokemon, per quel clima che ha creato una comunità in grado di
rendere giustizia al proprio obiettivo. Una comunità di volontari
ha bisogno di collaborare e per collaborare c’è bisogno di questo.
[…] Noi abbiamo sempre voluto che questo progetto mantenesse
il suo scopo che chiaramente non ha mai smesso di esistere e mai
smetterà, ci abbiamo sempre creduto e tenuto. Questo è quello che
ha permesso finora e che continuerà a permettere la diffusione di
Wikipedia. Vi riporto la citazione di uno scrittore
statunitense, Clay
Shirky, che, nel 2011, proprio per celebrare Wikipedia
disse: “Se tutti i suoi utenti più entusiasti smettessero
di tenerci, Wikipedia sparirebbe nel giro di una
settimana, travolta da vandali e spam. Se in questo momento avete
accesso a Wikipedia, vuol dire che anche oggi i buoni hanno
vinto”.”
Le testimonianze delle
istituzioni culturali
Le testimonianze delle istituzioni culturali presenti all’evento
sono state introdotte dai
saluti di Luisa Papotti, Presidente
del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino.
Il presentatore dell’evento, Lorenzo Piccolo,
ha quindi introdotto i rappresentanti delle istituzioni culturali
presenti nella Sala Codici del Museo Nazionale del Risorgimento,
che, come vedremo, hanno portato sul palco esempi
concreti ed efficaci delle loro collaborazioni con
Wikimedia Italia, Wikipedia e i progetti dell’intero ecosistema
wikimediano.
Quali possono essere le strade da percorrere per
liberare la conoscenza e renderla accessibile? A
questa domanda hanno risposto, ognuno a proprio modo, i seguenti
ospiti:
1. Alessandro Bollo, Direttore del Museo
Nazionale del Risorgimento Italiano
2. Enrico Bertacchini, professore
associato del Dipartimento di Economia e Statistica Dipartimento di
Economia e Statistica “Cognetti de Martiis” dell’Università degli
Studi di Torino
3. Sandra Migliore, Responsabile della
Biblioteca di Economia e Management dell’Università degli Studi di
Torino
4. Cecilia Cognigni, Dirigente del
Servizio Biblioteche della Città di Torino
5. Enrico Ferraris, Curatore del Museo
Egizio di Torino
6. Simone Solinas, Responsabile Direzione
Comunicazione Stampa del Teatro Regio di Torino
Alessandro Bollo: “Un’istituzione ha i
suoi archivi, tanti documenti, ma poi, chi fa muovere tutti questi
dispositivi straordinari sono le persone e la loro attitudine, la
loro postura e il voler mettersi in gioco. Ricordo che proprio
Wikimedia, in quel momento, fu un dispositivo che ci obbligò a
uscire da una certa zona di comfort. […] Il Wikipediano in
Residenza ci fece formazione e uno degli obiettivi da raggiungere
era quello delll’empowerment. Penso davvero che quello fu uno dei
principali risultati raggiunti: lavorarono archivisti,
bibliotecari, comunicatori, project manager. […] Ci si aprì un
mondo: non si trattava
solo di Wikipedia, Wikidata e Wikisource,
ma anche della possibilità di rendere effettivamente disponibili e
aperti dei contenuti che poi ebbero un impatto molto forte.
[…] Mi fa piacere ricordare anche un’altra esperienza che
abbiamo fatto pochi mesi fa dal nome “Wikipedia
incontra il Risorgimento”. È stato un progetto
condotto insieme con Wikimedia Italia,
il laboratorio HighESt dell’Università di
Torino e il Dipartimento di Studi
Storici dell’Ateneo. C’erano circa 30 persone
presenti quel giorno: dottorandi, ricercatori, wikimediani, e
c’eravamo anche noi del Museo del Risorgimento. È stato un momento
di confronto molto importante: in una sola mattinata di editathon,
abbiamo lavorato su 11 voci, abbiamo
effettuato 142 modifiche,
aggiunto 17 riferimenti,
effettuato 18 caricamenti su Commons con
alcune immagini che abbiamo rilasciato appositamente.
[…] Queste due esperienze mi portano a dire che, per il mondo
delle istituzioni, è sicuramente reale il tema della pluralità
delle narrazioni, costruite su fonti che non sono univoche, ma sono
la garanzia del pluralismo democratico legato alla
conoscenza che Wikimedia consente oggi. […] Io penso
che i musei, gli archivi e le biblioteche debbano considerarsi
dei nodi autorevoli, dei nodi critici
all’interno di ecosistemi costituiti su fonti diverse. Il
contributo è quello di essere un nodo che garantisce, che si mette
alla prova nello spazio pubblico. […] Le mie due esperienze
raccontate posso orientarci nel comprendere come Wikimedia Italia
sia fondamentale per le istituzioni culturali.”
Enrico Bertacchini: “Ci sono alcune mie
esperienze emblematiche di questa di questa collaborazione con
Wikimedia Italia che sono il motivo per cui oggi mi trovo qui
con voi. La prima è proprio Wiki Loves
Monuments che oggi festeggiamo e di cui premiamo i
vincitori: io ho avuto il piacere e l’onore di poter analizzare i
dati dei primi dieci anni del concorso italiano. […] Poter
riuscire ad analizzare una vastissima quantità di dati – dove sono
state scattate le foto, se sono state riutilizzate, in che modo, in
quante – ha permesso anche di comprendere il valore reale di questo
concorso. […] Un altro progetto condotto con Wikimedia Italia
che ha avuto una rilevanza in termini pratici nel contesto
italiano è stato “Empowering italian GLAMs – Tutti i
musei su Wikipedia”. Il progetto partiva da una
considerazione molto semplice: in Italia abbiamo quasi 5000 musei e
istituti similari. Molti di questi, magari quelli più grandi, hanno
le capacità per avere dei siti web con varie risorse, ma tanti,
concretamente, non le possiedono. La nostra idea era quella di
comprendere se creare, oppure arricchire, la pagina di un
determinato museo potesse favorire una maggiore visibilità a una
determinata istituzione e alla conoscenza che quella istituzione
crea nel mondo digitale. Sono veramente felice di essere qui a
portare la mia testimonianza di quello che abbiamo fatto insieme a
Wikimedia Italia.”
Sandra Migliore: “Come Biblioteca
di Economia e Management dell’Università di Torino,
abbiamo partecipato all’edizione 2024 del
bando GLAM, con un progetto che è stato premiato tra i
vincitori e che noi abbiamo condotto. Il progetto riguardava la
valorizzazione dell’edificio che ospita la Scuola di Economia e
Management del nostro Ateneo, l’edifico dei Poveri
Vecchi in Corso Unione Sovietica. […] Prima
del progetto, non esisteva ancora una voce dedicata all’edificio su
Wikipedia. Il nostro lavoro si è concentrato
sul ricostruire la storia dell’edificio, dal
recupero di materiali come le foto storiche della struttura al
discorso che fu fatto in occasione della posa della prima pietra,
che abbiamo trovato digitalizzato in una biblioteca di Roma. Siamo
riusciti a caricarlo e a valorizzarlo, abbiamo creato la voce
Wikipedia, siamo andati ad arricchire e migliorare alcune voci
relative al quartiere di Santa Rita di Torino. Abbiamo
commissionato anche un progetto fotografico e la realizzazione di
un video. Questo progetto ha consentito di dare la massima
valorizzazione possibile a questo edificio che è ancora di una
bellezza straordinaria.”
Cecilia
Cognigni: “Le biblioteche civiche
torinesi comprendono una rete di 19
biblioteche pubbliche distribuite su tutta la città
di Torino. Abbiamo una forte vocazione alla divulgazione e uno
dei temi toccati, specifico della biblioteca pubblica, è stato
proprio quello del lavoro sull’empowerment, sul rafforzamento delle
competenze. È quello che abbiamo cercato di fare partecipando
al bando
MABnel 2023. […] Quando
abbiamo vinto il bando, guardando da un’ottica che parte dal
passato e guarda al futuro, abbiamo scelto proprio
il Palazzo delle
Esposizioni come sede della nostra nuova
Biblioteca Centrale. Perché lo abbiamo fatto? Perché questi
sono percorsi di risemantizzazione per
chi lavora sui contenuti e per chi mette mano a un edificio che ha
una sua storia. Noi abbiamo cercato di farlo andando a recuperare
documenti, anche rari, fotografici, archivistici, nell’archivio
storico della città di Torino, in quello del Politecnico per
raccontare il fuori e il dentro. Abbiamo digitalizzato i cataloghi
storici delle esposizioni internazionali e le relative
immagini. Abbiamo messo mano alla voce di Wikipedia relativa, dove
oggi trovate moltissima documentazione. Dato che la nostra
biblioteca civica sarà la biblioteca dell’intera città,
l’obiettivo è far sì che questi contenuti possano essere fruibili
da tutte e tutti, anche grazie all’infrastruttura digitale che la
biblioteca metterà a disposizione. […] È lì che noi
dobbiamo continuare a lavorare, affinché si rafforzino le
competenze degli operatori e quelle di tutti i nostri
cittadini”.
Enrico Ferraris: “Nel 2022 abbiamo iniziato una
felice collaborazione con Wikimedia Italia. […] Abbiamo
realizzato una bellissima editathon, all’interno di una
progettazione transmediale che era collegata alla
mostra “Aida, figlia di
due mondi” realizzata con il contributo
di Archivio Storico
Ricordi, con cui Wikimedia Italia stava collaborando.
Dopo aver visitato la mostra, i volontari sono venuti al
museo per scrivere le voci relative ai protagonisti di cui
narravano le storie presenti nella mostra. Quello stesso anno,
proprio su input proprio di Wikimedia, abbiamo deciso di effettuare
un vero atto di posizionamento e abbiamo consegnato praticamente
circa 30.000 immagini degli
oltre 4000 oggetti che sono attualmente
in esposizione nel nostro percorso permanente. […] Il 2024 ha
visto poi una nuova
editathon, questa volta collegata al bicentenario del
museo. E, nel 2025, è stato formato il nostro intero ufficio
di interpretazione e accessibilità, dall’ufficio stampa ai digital
e social media. […] Oggi, le istituzioni culturali devono
cominciare davvero a collocarsi in termini di nodi all’interno di
quello che è un grande ecosistema. La nostra rilevanza in questa
trasformazione che sta avvenendo velocemente sta proprio nelle cose
che sappiamo fare meglio e che possiamo portare come contributo ad
un’evoluzione che adesso è anche tecnologica, non
solo culturale.”
Simone Solinas: “Il Teatro Regio
racchiude l’esperienza più recente tra quelle
raccontate […]. L’anno scorso abbiamo tentato la sorte
partecipando al bando MAB e, con il nostro progetto, abbiamo messo
a disposizione della comunità internazionale oltre 2000
elaborati per i bozzetti figurini creati per scenografie e costumi
di produzioni realizzate dal teatro Regio dalla fine degli anni
’60. […] Siamo riusciti a
riordinare, digitalizzare e descrivere circa 135
produzioni nuove realizzate dal teatro in questi
ultimi 60 anni circa e a condividerle nei progetti Wikimedia ancora
prima che nei nostri sistemi. Sicuramente, il lavoro in queste
quantità è stato possibile grazie anche al sostegno
di Marta Arosio e di Marco
Chemello dello staff di Wikimedia Italia, con i quali
abbiamo abbiamo appreso in tempi piuttosto rapidi la capacità di
caricare massivamente i nostri media e le informazioni
connesse ad essi. Così, in pochissimi mesi, tutto questo patrimonio
è stato caricato e liberato. Lo scorso 28
ottobre abbiamo fatto un’editathon in Teatro e
abbiamo iniziato a instradare questi nuovi contenuti anche nel
macrosistema di Wikipedia. Questo ci ha portato a custodire
meglio quello che avevamo e, nel contempo, a metterlo in
condivisione. Ringrazio il team di Wikimedia Italia e tutti i
volontari che ci hanno seguito nel lavoro svolto e che ci
seguiranno in futuro nell’utilizzo di queste risorse. Auspichiamo e
speriamo di poter continuare su questa strada, ci sono tantissime
cose che possiamo fare insieme e le faremo ben volentieri.”
Queste testimonianze sono un tesoro prezioso per chiunque ami la
conoscenza libera, perché testimoniano la splendida e variegata
umanità che fa vivere questo progetto. Su Wikipedia c’è una
comunità globale di volontarie e volontari che ogni giorno monitora
le informazioni, le aggiorna, le verifica e, se necessario, le
corregge, con per generare una conoscenza
affidabile, accessibile e neutrale. In
questi primi 25 anni, l’enciclopedia libera ha dimostrato
che la collaborazione e l’apertura generano
un valore duraturoa per la società. Il
nostro augurio è che si preservi questo valore e che si continui
ancora a lungo su questa strada.
Siamo lieti di annunciare l’apertura del bando
musei, archivi e biblioteche (MAB)
2026-2028 di Wikimedia Italia,
l’iniziativa che sostiene istituzioni culturali italiane nella
digitalizzazione e condivisione libera dei propri materiali
culturali online. Il bando è triennale, con la
possibilità di inoltrare la
propria candidatura dal 14 gennaio al 28
febbraio di ogni anno, dal 2026 al 2028, e
mantiene le stesse condizioni e
obiettivi per l’intero triennio.
Il bando è finanziato da Wikimedia Italia in collaborazione
con ICOM Italia e Creative
Commons Italia e promuove il libero riuso in rete di
immagini di pubblico dominio e contenuti in open access con licenze
libere, per favorire la diffusione della conoscenza del patrimonio
culturale attraverso strumenti digitali e piattaforme aperte
come Wikipedia, Wikimedia Commons, Wikidata,
Wikisource e OpenStreetMap.
Il bando si rivolge a tutte le istituzioni culturali e
scientifiche con sede in Italia, pubbliche e private, in
particolare musei, archivi, biblioteche e le organizzazioni che le
gestiscono. Le candidature possono essere presentate online
dal 14 gennaio al 28 febbraio di ogni
anno nel triennio di riferimento.
I progetti selezionati riceveranno un
finanziamento fino a €8.000 per
sostenere attività che permettano di produrre e mettere a
disposizione online contenuti con licenze o strumenti liberi e che
arricchiscano i progetti Wikimedia sopraelencati e/o OpenStreetMap.
Possono essere incluse attività di digitalizzazione, caricamento e
arricchimento di contenuti, insieme a iniziative di comunicazione e
restituzione al pubblico.
Inoltre, agli enti selezionati viene offerto
un percorso formativo online (MOOC) e il
supporto di un tutor esperto per apprendere il caricamento della
loro documentazione sulle piattaforme Wikimedia. Il percorso
formativo è obbligatorio e dovrà essere
frequentato da almeno un referente per ente,
senza limitazioni di numero massimo di partecipanti per ente.
Linee guida bando musei,
archivi e biblioteche di Wikimedia Italia
Wikimedia Italia mette a disposizione delle istituzioni
culturali una serie di strumenti e risorse per favorire la
condivisione del patrimonio che custodiscono. Nella sezione
“Condividere la
cultura” del nostro sito è possibile trovare, tra
le altre risorse, anche un documento con le linee
guida per partecipare al bando MAB di Wikimedia
Italia. Qui le istituzioni troveranno esempi,
strumenti e buone pratiche per progettare iniziative efficaci di
apertura e condivisione del patrimonio culturale.
Perché partecipare al bando
MAB?
Se la tua istituzione custodisce contenuti culturali in pubblico
dominio o rilasciabili con licenza libera, il bando MAB rappresenta
un’opportunità per contribuire attivamente alla diffusione della
conoscenza, ampliare la visibilità delle collezioni e coinvolgere
nuovi pubblici attraverso le piattaforme più visitate al mondo.
Le storie dei progetti
vincitori del bando MAB 2025
I progetti sostenuti dal bando MAB 2025 mostrano chiaramente
come realtà molto diverse tra loro possano trovare nei progetti
Wikimedia uno spazio comune di valorizzazione e apertura.
Il Teatro Regio di Torino, ad esempio, ha
lavorato alla digitalizzazione di oltre 2.000 bozzetti
di scena e figurini di costumi, realizzati da scenografi e
costumisti di rilievo. Materiali solitamente consultabili solo in
archivio sono così entrati in un circuito di conoscenza più ampio,
diventando risorse liberamente accessibili e riutilizzabili.
Un’attenzione analoga alla condivisione del patrimonio emerge
anche nel progetto della Biblioteca Centrale del CNR
di Roma, che ha digitalizzato oltre 400
immagini tratte dall’Atlas of isoseismal maps of
Italian earthquakes, il quale comprende un fondo
cartografico che fino a oggi è stato poco accessibile.
Inoltre, il CNR ha tradotto in lingua LIS
l’intera convenzione ONU sui diritti delle persone con
disabilità (CRPD), promuovendo l’accessibilità
digitale e contribuendo all’abbattimento delle barriere.
Il Museo di Storia Naturale dell’Università di
Pisa ha invece messo a disposizione immagini e
contenuti digitali legati alle proprie collezioni zoologiche e
paleontologiche, ampliandone l’utilizzo in ambito educativo e di
ricerca. Infine, la Fondazione Giangiacomo
Feltrinelli ha digitalizzato 62
documenti d’archivio relativi alla Resistenza, arricchendo
il panorama dei contenuti aperti dedicati alla storia politica,
sociale e culturale del Novecento.
Si è svolta il 18 gennaio 2026, presso
il Museo nazionale del Risorgimento italiano di
Torino, la cerimonia di premiazione nazionale
della quattordicesima edizione di Wiki Loves Monuments Italia
2025, organizzata da Wikimedia Italia nell’ambito della
giornata di festeggiamenti per il 25º anniversario
della fondazione di Wikipedia.
L’evento ha rappresentato un
momento di incontro e condivisione per la comunità wikimediana e
fotografica, celebrando sia l’enciclopedia libera sia l’edizione
italiana del più grande concorso fotografico al mondo dedicato al
patrimonio culturale.
A partire dalle ore 16:00, nella Sala
Codici del Museo, sono state premiate le fotografie
vincitrici e il pubblico ha avuto l’occasione di incontrare
fotografi professionisti e amatoriali che, con il loro talento,
contribuiscono alla missione della conoscenza libera. In
concomitanza con la premiazione del concorso
nazionale si è tenuta anche la premiazione del concorso
regionale Wiki Loves
Monuments Piemonte, giunto alla
sua settima edizione.
Un’edizione da
record
L’edizione 2025 di Wiki Loves Monuments
Italia, organizzata in collaborazione con
la Federazione Italiana Associazioni Fotografiche
(FIAF) e con il patrocinio
di ANCI e della Conferenza
delle Regioni e delle Province autonome, ha visto la
partecipazione di 508 fotografi, di
cui 239 nuovi utenti, che hanno
caricato oltre 26.000 fotografie su
Wikimedia Commons.
Grazie a questo risultato, l’Italia si è
posizionata al terzo posto per
partecipazione tra i Paesi partecipanti,
confermando ancora una volta il forte coinvolgimento della comunità
nella documentazione del patrimonio culturale nazionale.
Accanto al concorso tradizionale, il tema
speciale dell’edizione 2025 è
stato “Edifici pubblici
e luoghi della memoria”, con l’obiettivo di raccogliere
immagini libere di edifici pubblici come municipi, teatri e
tribunali, oltre a sacrari e cimiteri, luoghi centrali per la
memoria collettiva e l’identità dei territori.
Per il concorso nazionale sono stati premiati dieci
scatti, cinque per ciascuna categoria. Sono stati inoltre
assegnati il premio speciale “Monumento
svelato”, dedicato al miglior scatto di un monumento non
ancora presente su Wikimedia Commons, e il premio
speciale FIAF.
Le foto vincitrici del
concorso tradizionale
Vi presentiamo le cinque foto vincitrici del concorso
tradizionale, corredate dal commento di Simone Sabatini, membro
della giuria e Direttore del Dipartimento Esteri
FIAF.
“La Sacra di San Michele è un vero e proprio nido di aquila che
si affaccia a strapiombo sulla sottostante Val di Susa; ben
visibile da Torino sembra fare la guardia alla città dagli invasori
che provengono dalle montagne. E’È un luogo magico,
difficile da riprendere in tutta la sua bellezza; ci riesce
molto bene l’autore che ci regala un’immagine pulita e chiara,
capace di esprimere tutta la potenza e la bellezza del luogo. Buona
la luce, buono il taglio e la scelta del cielo e delle montagne
innevate che fanno da sfondo al soggetto, dove la mancanza di
qualsiasi essere umano conferisce ancora più forza
all’immagine.”
“Arrivare con l’automobile o con la bicicletta a Castel del
Monte permette di visitare questa fortezza completamente chiusa,
con pochissime porte e finestre, magnificamente conservata. Ma la
ripresa dall’alto, presumibilmente ottenuta con un drone, offre un
punto di vista diverso, capace di mettere in risalto la perfetta
forma geometrica che compone questo monumento candido, avvolto dal
mantello verde del bosco circostante. Solo una piccola figura umana
si aggira solitaria intorno al maschio, ampliando il senso di
solitudine ma esaltando, al contempo, le dimensioni della
costruzione. Una ripresa attenta, una post produzione corretta
evidenziano la qualità del fotografo che non lascia niente al
caso…”
“Due gli elementi fondamentali di questa immagine: il gioco
delle luci che circondano a festa gli edifici, pur nella loro
candida monocromia, evidenziando i particolari delle singole
pietre di cui si compongono le mura e le case, e la lunga
esposizione della fotografia che non blocca l’immagine congelandola
in un istante, bensì crea un dolce movimento delle acque che rende
poetica tutta la scena. Un buono scatto, un punto di ripresa
corretto, un cielo che aiuta nella composizione e nel guidare lo
sguardo verso i punti fondamentali dell’immagine, una attenzione
alle linee cadenti che confermano, anche in questo caso, la qualità
del fotografo.”
“Un’immagine piacevole che proietta l’osservatore dentro una
favola… Il castello illuminato, le luci accese nelle stanze, le
stelle della volta celeste, la neve, gli alberi. Tutti elementi che
sapientemente coordinati rendono l’immagine piacevole e di sicuro
impatto; ci vuole poco a socchiudere gli occhi e sentire le note di
un Valzer che suona. La fotografia notturna è una sfida; le luci
parassite, i colori degradati, i tempi lunghi, le sensibilità
elevate che devono essere impostate sul sensore, che si aggiungono
al freddo della notte innevata, sono tutti elementi che confliggono
con la realizzazione di una buona immagine. Ma se tutti i fattori
sono ben giocati, come in questo caso, il risultato è estremamente
piacevole.”
“La Basilica di San Francesco è un celebre luogo di
pellegrinaggio, capace di offrire un’esperienza sia artistica che
spirituale unica al visitatore, aspetto questo che questa
fotografia, grazie anche al valore della luce bassa, radente e
calda (in una giornata presumibilmente fredda, visti gli abiti dei
pellegrini/turisti) bene trasmette all’osservatore. La composizione
lascia un ampio spazio alla statua, posta in primo piano a destra;
l’occhio dell’osservatore, inizialmente attratto dal chiarore della
facciata della Basilica, si sposta in un secondo momento sulla
statua scura, ben illuminata dal sole e lì si sofferma, ponendo
all’osservatore dubbi e domande: chi è questo soldato? Perché è
stato posto in questo luogo così importante? Perché non è presente
la statua del santo? Oggi alle domande è facile e veloce dare
risposte… Ma il fotografo ha raggiunto lo scopo più alto della
fotografia, quello di porre dubbi all’osservatore e di farlo
soffermare a riflettere. La bella fotografia lascia così lo spazio
alla buona fotografia, quella che richiede una maggior
attenzione e lettura.”
La sezione
“Edifici pubblici e luoghi
della memoria”
A seguire, scopriamo i cinque scatti vincitori della sezione
sopracitata, nuovamente commentati da Simone Sabatini.
“Solo il titolo dell’immagine ci indica il luogo rappresentato
nella fotografia… è impossibile risalirvi da soli; questo è un
elemento fondamentale della fotografia cosiddetta “grafica”: ogni
dettaglio, ogni elemento in eccesso, ogni “orpello” viene eliminato
per lasciare il posto ad un minimalismo che rappresenta solo
l’essenziale. Il tutto giocato su un bianco e nero fortemente
contrastato, in cui anche le sfumature di grigio sembrano destinate
a lasciare il posto alle estreme luci, o alle ombre più chiuse,
senza però cadere nell’errore delle bruciatura delle luci o nella
illeggibilità delle ombre. La composizione porta immediatamente
l’occhio verso la figura in movimento… è una donna che passa? La
parente di un defunto? O forse no… Forse non è una persona in
carne e ossa, forse è una statua che sorveglia una tomba
sottostante. Domande che si accumulano nella testa del lettore in
una fotografia minimalista decisamente ben riuscita.”
“Uno scatto curioso, quasi pittorico, sicuramente attraente e
che si lascia osservare. Nella sua semplicità questa immagine si fa
largo fra le altre grazie alla bella luce che si rifrange dalla
facciata del palazzo, ma anche per l’interessante contrasto fra la
pietra asciutta e la parte bagnata. Bravo l’autore ad individuare
nel piccolo specchio di acqua residua non una semplice parte di
facciata, ma proprio l’angolo del palazzo che crea un bel movimento
in tutto l’insieme rendendo interessante un’immagine che
altrimenti avrebbe potuto essere banale.”
“I cimiteri monumentali sono luoghi ricchi di fascino, dove è
possibile trovare, per un fotografo attento, molti spunti di
ripresa e dettagli evocativi. Certamente il ricorso al bianco e
nero, in questo caso morbido e non eccessivamente contrastato,
aumenta il senso di spiritualità e di misticità che si respira in
questi luoghi. Bravo il fotografo che riesce, attraverso il suo
scatto, a far rivivere anche al lettore questi momenti di intimità.
E il taglio dell’immagine inserisce anche un elemento di mistero:
chi è questa donna parzialmente svelata? E perché si rivolge
all’entrata del sepolcro? Aspetta la resurrezione di qualcuno posto
all’interno o aspetta invece di entrarvi lei stessa?”
“Il Palazzo dei Normanni è un posto ricco di storia, fascino e
di arte; un vero e proprio scrigno di tesori che emergono in ogni
angolo e in ogni spazio. Anche alzando lo sguardo al cielo, gli
occhi e l’anima si riempiono di colori, forme ed emozioni. Questo
probabilmente era lo stato d’animo del fotografo nel momento in cui
ha scattato; quasi un senso di impotenza di fronte a una tale
bellezza creata dal genio umano. Nonostante l’emozione e il sicuro
senso di smarrimento davanti a una tale scena, l’autore ha
avuto la capacità di riprendere perfettamente l’immagine; non una
sbavatura nella scelta della composizione e della esposizione; una
fotografia molto buona, ricca di dettagli, di luci, di colori e di
ombre che niente tolgono alla scena, creando anzi
un bell’effetto tridimensionale!”
“Una foto evocativa scattata in un cimitero monumentale;
un’immagine che attraverso il ricorso al bianco e nero e alla
pioggia caduta, aumenta il senso di tristezza e di solitudine
propria di questi luoghi. Le gocce sul mento e sul naso della
statua danno vita all’opera che sembra così piangere per il
defunto a cui sta porgendo un fiore. Una immagine interessante che
soffre un po’ della complessità della scena: un cielo
eccessivamente bianco e omogeneo, una figura non leggibile sulla
destra, un elemento che sporge dal basso davanti al fiore, i
rami dell’ulivo che sembrano fuoriuscire dal corpo della donna. Una
composizione più attenta e riflessiva avrebbe giovato a questa
immagine che comunque resta interessante e apprezzabile.”
Premio speciale “Monumento
svelato”
Adesso lasciamo spazio alla fotografia vincitrice
del premio “Monumento svelato”, anch’essa
commentata da Sabatini. Lo scatto, realizzato nel cimitero di
Desertes a Cesana Torinese, ritrae un monumento che fino a oggi non
era ancora documentato su Wikimedia Commons. È l’immagine
concettualmente più significativa del concorso, perché ne incarna
pienamente lo spirito: portare alla
luce luoghi e testimonianze poco conosciute, rendendole
finalmente visibili e condivise.
“La montagna racchiude segreti custodendoli gelosamente fra
alberi, torrenti e massi; a chi si inerpica per le strade, spesso
strette e sterrate, svela le sue bellezze e la sua storia,
mescolando il ricordo di vite e di comunità passate. E in questo il
Piemonte è un territorio maestro, con i suoi paesini e borghi
arroccati su ripidi pendici, con piccole comunità che resistono
indomite nonostante le difficoltà di un isolamento sempre più arduo
da accettare da parte delle giovani generazioni, che negli anni
si sono disperse spostandosi verso le città. Oggi, però,
le tecnologie creano nuove basi per permettere la sopravvivenza di
questi borghi; la miglior possibilità di connessione con il resto
del mondo può essere di stimolo per riportare nuove famiglie a
vivere in questi luoghi incantati. E, sicuramente, fra le
recenti tecnologie c’è da annoverare il drone, piccolo ma potente
strumento che regala nuove visioni e nuove composizioni, svelando
punti di vista e particolari difficilmente ritraibili con la
fotocamera classica. E così con il drone l’autore ha
potuto riprendere questo borgo, con la sua chiesa e il suo
cimitero, incastonato fra conifere sempreverdi, latifoglie rosse
per l’autunno avanzato, rocce di picchi aspri e irraggiungibili.
L’assenza di persone, il cancello spalancato del minuscolo
cimitero… tutto concorre a rendere piacevole l’immagine. Solo una
macchina, parzialmente nascosta dietro a uno steccato di legno,
ricorda che ancora la vita batte dietro alle finestre.”
Premio speciale
FIAF
Infine, vi mostriamo la fotografia vincitrice
del Premio speciale FIAF, accompagnata dal
commento di Debora Valentini, Direttrice del
Dipartimento Social FIAF.
“In questa fotografia l’autore ci propone la parte nuova del
Cimitero di San Cataldo, luogo iconico e profondamente legato
all’immaginario fotografico. L’architetto Aldo Rossi
concepì la struttura come una città dove “il rapporto privato con
la morte torna a essere rapporto civile con l’istituzione”.
L’edificio si presenta come una città silenziosa, fatta di
ripetizioni, vuoti e assenze. Le finestre ricordano quelle di un
quartiere abitato, ma si aprono su uno spazio sospeso, che rimanda
alla città dei vivi senza mai coincidere con essa. La
geometria rigorosa dell’edificio costruisce un ordine quasi
astratto, che tuttavia non risulta freddo. La luce, il bianco delle
superfici e il gioco delle ombre nette restituiscono un luogo in
cui il tempo sembra rallentare. In questo equilibrio, la presenza
umana – piccola ma ben riconoscibile – diventa essenziale: dà
misura allo spazio e introduce una relazione emotiva. Come
nello sguardo di Luigi Ghirri, che lo fotografò negli anni 80,
l’attenzione si sposta dal monumento all’esperienza. L’opera di
Aldo Rossi viene restituita nella sua dimensione quotidiana e
poetica, spogliata di ogni retorica, capace di trasformare
l’assenza in forma e il vuoto in significato. La fotografia
riesce così a evocare una suggestione profonda e duratura, che va
oltre la descrizione dell’architettura e interroga lo sguardo di
chi osserva.”
Il capitolo italiano di
OpenStreetMap festeggia un compleanno
importante: dieci anni di
attività all’interno di Wikimedia Italia
come capitolo locale riconosciuto dalla OpenStreetMap
Foundation (OSMF). Un anniversario che non è solo una
ricorrenza simbolica, ma l’occasione per ripercorrere una storia
fatta
di volontariato, innovazione, collaborazione e
crescita continua di una delle più grandi comunità di produzione di
dati geografici liberi al mondo.
Il 27 gennaio 2016, Wikimedia Italia
ha firmato l’accordo con la OpenStreetMap Foundation,
diventando capitolo locale ufficiale e il secondo a
livello mondiale dopo l’Islanda. In Italia,
OpenStreetMap ha trovato una casa capace di offrire supporto
legale, amministrativo e organizzativo, mantenendo al centro il
ruolo fondamentale della comunità dei mappatori e delle
mappatrici.
In questi dieci anni, il progetto è cresciuto enormemente: da
iniziativa di nicchia a database utilizzato
quotidianamente da cittadini, aziende, pubbliche amministrazioni,
ricercatori, escursionisti, ciclisti e
sviluppatori. Un percorso che si inserisce pienamente
nella missione condivisa da OpenStreetMap e Wikimedia Italia:
rendere la conoscenza, geografica e non solo, libera, accessibile e
riutilizzabile da chiunque.
Un 2025 ricco di risultati e
collaborazioni
L’ultimo anno è stato particolarmente significativo per il
capitolo italiano di OpenStreetMap, con progetti che hanno
dimostrato la maturità dell’ecosistema comunitario costruito nel
tempo.
Il rinnovamento di Tuttocittà, che ha scelto
OpenStreetMap come fornitore dei dati geografici, rappresenta un
passaggio storico: una piattaforma iconica della cartografia
italiana che si affida a dati aperti e collaborativi, confermando
la qualità e l’affidabilità del lavoro della comunità.
Le iniziative di mappatura collaborativa hanno continuato a
crescere e diversificarsi. Il progetto “Facciamo Luce”a Milano ha
coinvolto volontari e studenti del Politecnico di Milano
nella mappatura della
rete di illuminazione urbana, mostrando come
OpenStreetMap possa essere uno strumento concreto per migliorare la
conoscenza e la gestione degli spazi urbani.
Di rilievo anche il progetto dei volontari del mese di
ottobre, dedicato alla
mappatura di 30 piccoli centri italiani: la comunità
ha aggiornato la cartografia libera e aggiunto oltre 39 mila
dettagli utili, tra cui 22.600 edifici, relativi a borghi e paesi
che spesso non trovano spazio nelle mappe commerciali. Nel mese di
novembre, l’evento FOSS4G-it & OSMit
2025 ha riunito a Trento comunità, ricercatori e
professionisti del mondo dei dati e del software geografico libero,
confermando il ruolo centrale dell’Italia nel panorama geospaziale
open.
Alle origini del capitolo
italiano: l’intervista a Simone Cortesi
Per raccontare come tutto è iniziato, abbiamo
intervistato Simone Cortesi, ex tesoriere e
segretario della OpenStreetMap Foundation, che il 27 gennaio 2016,
insieme a Martijn van Exel per
OpenStreetMap Foundation, firmò l’accordo con Wikimedia Italia che
sancì la nascita del capitolo locale
italiano.
Alla base di quella scelta c’era la volontà di far parte di
qualcosa di più grande:
“L’idea è stata quella di far parte di qualcosa di più
grande, di un’associazione che avesse ideali simili a quelli della
OpenStreetMap Foundation e in Wikimedia Italia ho trovato un
terreno fertile per questo. La comunità era molto grande; io ho
cominciato a lavorare in OSM prima ancora che esistesse un
dominio nel web.”
Cortesi racconta i primissimi anni di OpenStreetMap, quando il
progetto era ancora sperimentale e fortemente legato all’iniziativa
di Steve Coast,
imprenditore britannico che nel 2004 ha fondato OpenStreetMap in
Inghilterra:
“Steve aveva iniziato a scrivere un po’ di
codice, all’epoca si facevano delle donazioni (come
Patreon) e, arrivato a un certo obiettivo, ha sviluppato una
cosiddetta ‘feature’ , la sua idea. […] Inizialmente, OpenStreetMap
renderizzava solo il centro di Londra: Steve è partito da lì, fino
ad arrivare al Galles e all’intera Inghilterra.”
In Italia, il contributo passava anche attraverso il lavoro di
relazione con le istituzioni:
“Io non ero particolarmente bravo a
scrivere codice, ma avevo una grossa
base di competenze nei legami con la pubblica amministrazione,
quindi ho cominciato a liberare dati “ad Simonem”: chiedevo
l’autorizzazione affinché mi dessero la possibilità di
pubblicare i dati e renderli liberi.”
Anche i ricordi di Cortesi dei primi mapping party restituiscono
tutta la dimensione pionieristica di quegli anni:
“Ricordo ancora il primo mapping party a Pavia, che si
è concluso con l’upload dei dati a casa mia; prima non era così
semplice avere le password del wifi dei bar in
città… Per raccogliere i dati usavamo dei dispositivi GPS
che avevano un tasto d’accensione e un marcatore temporale. Li
tenevamo sui nostri zaini: il dispositivo registrava un segnale GPS
e, ogni 5 secondi circa, segnava la coordinata, creava un file GPX
e caricavamo le tracce su OSM. Lì, cercando il mio profilo, si
possono vedere migliaia di tracce: non c’erano ancora le immagini
satellitari, quindi non si poteva sapere cosa si trovasse in un
determinato luogo da una foto; bisognava capirlo dalla quantità di
punti GPX che si trovavano in quel posto. Il motivo per cui
Steve ha iniziato con OSM è che aveva bisogno di una mappa di
Londra che ancora non esisteva. Io, in quel periodo, mi stavo per
trasferire a Londra, avevo conosciuto Steve tramite una newsletter
e anche io in quel momento avevo bisogno di una mappa della
provincia di Pavia dove sono nato e cresciuto. All’epoca ero attivo
nel settore dell’idroelettrico, avevo bisogno di sapere dove
si trovassero i fiumi e le varie confluenze e non c’era nulla di
tutto ciò che vediamo adesso. Non potevi andare online e scaricare
un dataset dei fiumi della Lombardia, così come Steve non poteva
fare nulla con Londra. E… II primo punto posizionato in Italia
su OSM è il Ponte della Becca a Pavia, dove si trova la confluenza
tra il fiume Po e il Ticino, proprio a pochi chilometri da casa
mia.”
A raccontare l’evoluzione di OpenStreetMap in Italia sono le
persone che, giorno dopo giorno, hanno contribuito al progetto.
Abbiamo chiesto ad alcuni volontari di condividere la loro
esperienza, i cambiamenti osservati e le prospettive future.
Stefano Sabatini
“Da quando ho iniziato a contribuire attivamente nel 2011,
ho cercato di partecipare ad iniziative di diffusione del progetto,
a partire dalla serie di M’Appare Genova nel 2012 dove avevamo
approcciato università, pubblica amministrazione ed aziende.
Negli anni, con l’aumentare dei partecipanti abbiamo visto
aumentare notevolmente anche la qualità del lavoro. Così, da
“giocattolo” per gli addetti ai lavori, OSM è diventata una
piattaforma che ospita una collezione di interessi specifici: dagli
appassionati di infrastrutture agli escursionisti, e che viene
migliorata anche grazie ai contributi sempre più numerosi degli
utilizzatori “passivi” (utenti di navigatori o semplici visitatori
di mappe che utilizzano i nostri dati). Un grande contributo a
livello locale è stato dotarsi di una rappresentanza ufficiale
tramite Wikimedia Italia che ci ha permesso di interagire in
maniera più strutturata con la platea di interessi che da soli non
avremmo potuto coinvolgere. Mi viene in mente la convenzione che
abbiamo sottoscritto con il CAI per interfacciare il Catasto
Sentieri con OpenStreetMap, e il lavoro – spesso dietro le quinte –
della figura della project manager di WMI per OSM, fino
ad arrivare al successo dell’anno scorso che vede Tuttocittà
utilizzare OSM come fornitore di dati geografici. Con il capitolo
abbiamo avuto occasione di poter utilizzare le potenzialità del
mondo Wikimedia: dall’utilizzare le infrastrutture tecnologiche per
fare esperimenti che hanno portato al servizio
degli estratti, a
sperimentare l’integrazione fra OSM e Wikidata (anni prima che si
diffondesse)… Abbiamo organizzato due conferenze internazionali e
tante altre iniziative. In futuro, spero che il tema della
conoscenza aperta sia sempre più visibile e necessario, rendendo
sia il mondo Wikimedia che il mondo OpenStreetMap indispensabile al
grande pubblico e che questa coesistenza di rappresentanza unica al
mondo possa portare altre opportunità di sviluppo per i nostri
progetti.”
Maurizio
Napolitano
“Il mio primo contributo ad OpenStreetMap risale al 2007.
Ricordo bene quel momento, non tanto per l’oggetto in sé – una
semplice informazione geografica – ma per la sensazione: stavo
contribuendo a diffondere conoscenza. Venivo dal mondo del software
libero geografico e per me vedere dati che diventavano mappe era
già affascinante. Ma OpenStreetMap aveva qualcosa in più: quei dati
potevano essere usati da chiunque, per qualsiasi scopo. All’epoca
non era affatto scontato, anzi, chiedere i dati aperti, era
considerato ancora l’inizio di una lunga battaglia. Quello che mi
ha fatto restare, però, non sono state solo le mappe: è stata la
comunità. Le mailing list, le discussioni infinite, le persone che
incontravi prima online e poi dal vivo. Gente con
competenze profondissime e gente che non sapeva nulla di
geografia o GIS, ma aveva voglia di contribuire. C’era chi mappava
per passione, chi per necessità, chi perché amava camminare, andare
in bici, esplorare. Percorsi diversissimi che convivevano senza
gerarchie. Ho conosciuto così i primi pionieri italiani,
persone che oggi fanno parte della storia di OpenStreetMap (uno su
tutti Simone Cortesi). Non come “eroi”, ma come individui che
dedicavano tempo, energia, entusiasmo a qualcosa in cui credevano
davvero. E ho capito molto presto una regola fondamentale: in
OpenStreetMap non conta chi sei, ma cosa fai. Negli anni, ho
vissuto momenti complessi e bellissimi: le discussioni sul cambio
di licenza, i primi mapping party, la nascita di OSMit, il
desiderio di dare alla comunità italiana una casa riconoscibile.
Quando si è trattato di capire come strutturarsi, ho sostenuto
l’idea di guardare a Wikimedia Italia. Non perché fosse la
soluzione più semplice, ma perché OpenStreetMap stava diventando
qualcosa di più grande del solo ambito geospaziale. Un
progetto capace di attrarre persone che non arrivavano da percorsi
tecnici, ma da passioni, bisogni, curiosità. Non è stato tutto
immediato. L’incontro tra mondi diversi richiede tempo, pazienza e
presenza. Ma OpenStreetMap funziona così: per do-ocracy. Chi fa,
decide. E io ho sempre creduto che fosse un enorme punto di forza.
Nel tempo ho contribuito in molti modi: mappando, raccontando,
organizzando. Ho parlato di OpenStreetMap in radio, in TV, sui
giornali. Ne ho parlato anche in tre TEDx, perché sentivo il
bisogno di spiegare che le mappe non sono solo tecnologia, ma
cultura, politica, responsabilità. Ho fatto parte del direttivo di
Wikimedia Italia e oggi sono nel direttivo della OpenStreetMap
Foundation. Un luogo che molti non vedono, ma che è
fondamentale per garantire che questo progetto resti libero,
sostenibile e indipendente. OpenStreetMap ha influenzato
profondamente il mio percorso professionale, ma soprattutto il mio
modo di stare nelle comunità. Mi ha insegnato che costruire
beni comuni richiede tempo, ascolto e una disponibilità reale a
mettersi in gioco. Restituire parte del mio tempo a OpenStreetMap
non è un favore che faccio a qualcuno. È il modo più naturale che
conosco per dire grazie a un progetto che mi ha insegnato cosa
significa davvero “costruire insieme”.”
Federica Gaspari
“Se mi guardo indietro, devo essere onesta: il 2025
mi ha visto più nelle vesti di “esploratore solitario” che del
collaboratore assiduo che cerco sempre di essere. Eppure, anche se
ho sentito la mancanza delle mappature collettive, i momenti
condivisi hanno lasciato un segno profondo. I ricordi
migliori di questi mesi? Sicuramente il progetto WikiImparare con
la scuola Morosini Manara di Milano. Continuare il lavoro sul
‘Wiki-Giardino’ e vedere gli studenti scoprire che la natura esiste
anche nella nostra ‘giungla di cemento’, imparando al
contempo a usare strumenti digitali, è stata una grande
vittoria. E poi le iniziative con i PoliMappers:
anche se meno numerosi, i mapathon sono stati
significativi. Dalla collaborazione con il PouL per il campus
Leonardo, al progetto “Facciamo Luce” sulla rete di illuminazione
urbana. Non sarei qui a raccontarlo senza il supporto di
persone speciali: grazie a Giovanna Ranci per avermi coinvolto
nuovamente con le scuole, a Dina e Huy per essere stati i migliori
compagni di mappatura, e al Prof. Taichi Furuhashi per aver portato
una passione contagiosa (e una fantastica camera a 360°!)
in ogni singolo incontro.”
“Non è certo semplice condensare gli ultimi 10 anni
in poche righe di un’attività che da hobby è diventata un lavoro e
continua ad essere tutt’ora anche un hobby. Dall’entusiasmo della
partenza (avevo finalmente trovato una Wikipedia delle mappe) a
fine 2007, disegnando una mappa quasi vuota, alla
riscoperta dell’escursionismo per mappare i sentieri in Liguria e
basso Piemonte. Gli ultimi 10 anni hanno visto una profonda
modifica in tutti gli aspetti del progetto OSM. Ovviamente, la
densità e la tipologia degli oggetti mappati è cresciuta a
dismisura; la conoscenza della mappatura per l’accessibilità di
strade e negozi aggiunse entusiasmo al progetto. Qualche anno prima
della nascita del Capitolo Italiano di OSM, iniziammo a bussare
alle porte delle Amministrazioni locali. Ecco, in quegli
incontri mi consideravo quasi un “eretico delle mappe”, trovandoci
a parlare con funzionari che ci introducevano all’informazione
geografica “autoritativa”, che giravano quasi sempre su sistemi
software non Open Source (e spesso ne coglievamo le
contraddizioni nei loro cicli di aggiornamento del dato spesso
quinquennali). Trovammo però anche molte persone disposte ad
ascoltarci; ma, tranne qualche caso, era difficoltoso allacciare
intese o rapporti ufficiali: ci mancava un riconoscimento
ufficiale, una carta intestata. Ed ecco che verso la fine del 2015
avvenne la naturale svolta, facendo prima conoscenza, poi unendosi
a Wikimedia Italia che garantiva un solido supporto
legale/amministrativo e con la quale condividevamo gli
ideali di comunità e condivisione della conoscenza. I
primi anni hanno visto sbocciare sinergie con diverse
Amministrazioni, che a loro volta hanno condiviso informazioni
importanti. Parliamo ad esempio di alcuni milioni di numeri civici
che successivamente sono stati importati in OSM, ma anche
di accordi e iniziative che sono ancora in vigore, come ad esempio
l’accordo col Club Alpino Italiano che si è aperto – cosa non
banale per un’istituzione che ha radici profonde con la storia e la
tradizione italiana – alle nuove tecnologie
informatiche. E intanto i mappatori continuavano a mappare a piedi,
in bicicletta, treno o auto, con GPS e smartphone sempre più
precisi e potenti. E in pochi anni le mappe e i dati, usate da
sfondo o come base per elaborazioni, hanno avuto
sempre più piede nella vita di tutti i giorni
degli iItaliani… E ormai non passa
giorno che non appaiano in televisione o su qualche quotidiano o
rivista.”
Alessandro
Sarretta
“Il fatto che in Italia il capitolo locale di OSMF sia
rappresentato da Wikimedia Italia è una unicità a livello mondiale
di cui andare fieri, perché fornisce supporto, coordinamento e
risorse a per la comunità dei volontari OpenStreetMap difficilmente
replicabili. In questi 10 anni insieme, mi sembra che molte
iniziative organizzate da WMI (organizzazione di eventi,
finanziamenti mirati, creazione di gruppi di lavoro, coordinamento
con altre associazioni e iniziative) abbiano aiutato a semplificare
e arricchire le attività di mappatura dei volontari OSM. Da
volontario OpenStreetMap e appassionato di software geografico
libero e dati aperti, ho trovato in WMI una realtà ricca di persone
appassionate, di valori, di esperienza, che credo fornisca una casa
ideale per supportare il lavoro di chi ha cuore non solo
OpenStreetMap, ma più in generale il tema dei dati e
dell’informazione geografica libera. Molto altro c’è da fare,
soprattutto in termini di supporto ai gruppi e alle attività
locali, ma si sa che le cose funzionano se ci sono persone di
buona volontà che si impegnano a farle funzionare e su questo sono
convinto che WMI e OSM avranno modo di continuare a lavorare anche
nei prossimi 10 anni insieme!”
Lorenzo Stucchi
“Wikimedia Italia ha dato alla comunità OpenStreetMap una
casa stabile, capace di valorizzare il lavoro dei volontari senza
mai sostituirsi ad essi. Questo ha reso possibile affrontare sfide
complesse e ambiziose: dal dialogo strutturato con le pubbliche
amministrazioni, come nel caso della convenzione con AMAT,
all’organizzazione di eventi di rilievo nazionale come OSMIT e
internazionale come State of the Map 2018 a Milano e State of the
Map 2022 a Firenze, fino alla gestione continuativa di servizi e
progetti a supporto della comunità.
Grazie a Wikimedia Italia, la comunità può oggi
contare su strumenti concreti come un’istanza di Tasking Manager e
sui servizi di estrazione dati: attività spesso poco visibili, ma
essenziali per rendere OpenStreetMap sempre più accessibile,
affidabile e utilizzabile nel lavoro quotidiano di
mappatori e mappatrici.
Questi risultati importanti pongono davanti a una
domanda centrale: come può’la comunità supportare
Wikimedia Italia affinché supporti ancora meglio la
comunità? Guardando al futuro, credo che solamente con il
coinvolgimento diretto di un numero maggiore di
volontari OSM all’interno dell’associazione
sia possano immaginare e realizzare insieme
progetti sempre più grandi e di maggiore
impatto.”
Dieci anni dopo la nascita del capitolo italiano, OpenStreetMap
continua a essere un progetto vivo, in evoluzione, capace di
adattarsi ai cambiamenti tecnologici e sociali senza perdere la
propria identità: le mappe libere non sono solo uno strumento
tecnico, ma un bene comune costruito collettivamente,
giorno dopo giorno.
Il compleanno del capitolo italiano di OSM è quindi non solo una
celebrazione del percorso svolto fino ad oggi, ma un invito a
guardare avanti verso nuove collaborazioni, nuovi contributori e
nuove mappe da disegnare insieme.
L’altro giorno, parlando di
Grokipedia, ho accennato al fatto che Wikipedia deve per forza
fare i conti con l’intelligenza artificiale. Qui provo a spiegare
come io vedo la situazione. Premetto che tutto quello che scrivo
riflette esclusivamente il mio pensiero, non quello della comunità
di Wikipedia in lingua italiana, di Wikimedia Italia o tanto meno
della Wikimedia Foundation.
Il primo punto da considerare è capire perché
usare l’IA. Attenzione: non sono luddista, e non ho nulla a priori
contro il suo uso. Spero però che nessuno creda davvero che gli LLM
siano creativi, riuscendo quindi a scrivere qualcosa di davvero
nuovo e non rimasticato (pur molto bene): d’altra parte se ci
riuscissero il testo sarebbe considerato una ricerca originale (RO)
che in Wikipedia è assolutamente vietata, perché tutto deve essere
verificato indipendentemente. (Nota: mentre sto scrivendo c’è una
curiosa convergenza tra utenti destrorsi e sinistrorsi che stanno
cercando di far passare il concetto che le ricerche originali si
possono usare). E taciamo sul fatto che le “ricerche originali”
degli LLM sono spesso cose che non stanno né in cielo né in terra:
ultimamente abbiamo avuto l’utente LugAIno che scriveva testi più o
meno casuali sulla città di Lugano. Aggiungiamo poi che c’è il
gtrande rischio che il testo generato, specialmente se si parla di
un argomento di nicchia, potrebbe essere troppo simile alla fonte
originale e pertanto essere una violazione di copyright. Non sapere
quali siano le fonti non ci permette nemmeno di scoprirlo.
Da qui si passa al secondo punto: Wikipedia richiede di inserire
le fonti delle affermazioni indicate, cosa che di solito non si ha
con gli LLM: ci sono delle eccezioni, come Copilot e Perplexity, ma
anche se loro affermano di indicare da dove hanno preso le
informazioni questo non significa molto. L’altra settimana per
esempio, chiedendo a Perplexity quando una chiesa milanese era
stata eretta come basilica minore, Perplexity mi “citò una fonte”
secondo cui il decreto relativo era stato emesso nel luglio 2025…
da papa Francesco.
Ciò detto, non c’è nessuna ragione intrinseca per vietare tout
court l’uso dell’IA per migliorare le voci: quello che serve è che
non si copincolli il testo creato ma lo si controlli e lo si
corregga dove necessario. Alcuni esempi di uso dell’IA? Il recupero
di fonti (reali…) che possono utilmente ampliare quanto già
scritto; la revisione di un testo in modo che sia più scorrevole;
la traduzione di quanto già presente in un’altra edizione
linguistica di Wikipedia (ma in questo caso ricordatevi di citarla
come fonte!). L’IA è molto brava a fare il lavoro sporco, proprio
perché in pancia ha una quantità enorme di informazioni.
L’importante è appunto non dimenticarsi che l’intervento umano
continua a essere necessario.
La corte di appello di Stoccarda
ha confermato che il Codice Urbani vale solo all’interno
dell’Italia. Il codice Urbani è quello che afferma che un’opera
anche fuori copyright perché vecchia di secoli può essere soggetta
a “una tutela”; questo significa che se io voglio usare un’immagine
dell’uomo vitruviano di Leonardo devo chiedere a chi gestisce
l’immagine il permesso, e presumibilmente pagare per il diritto di
usarlo. Bene: Ravenburger aveva prodotto un puzzle con l’uomo
vitruviano, il ministero della Giustizia e le Gallerie
dell’Accademia di Venezia hanno fatto causa, Ravensburger ha fatto
una controcausa, e il risultato è che il puzzle può essere venduto
tranquillamente al di fuori dell’Italia. La Corte non si è espressa
sulla legalità del codice Urbani ripetto alla direttiva copyright,
né poteva farlo; in pratica ha detto “non ci curiamo di cosa fate
in Italia, affaracci vostri”.
Non credo che il nostro governo cambierà posizione: questo
significa che noi italiani saremo cornuti e mazziati. Chissà se
chiederanno anche di oscurare le immagini di Wikipedia se ci si
connette dall’Italia…
È in corso di discussione alla Camera la proposta
di legge 2224, presentata da due deputati di Fratelli d’Italia
e due di Forza Italia, avente titolo “Modifiche alla legge 22
aprile 1941, n. 633, in materia di tutela del diritto d’autore
relativo alle fotografie”. Cosa dice questa proposta? Facciamo
prima un passo indietro, e vediamo cosa dice attualmente la legge
sul diritto d’autore.
Ci sono due tipi di tutela delle fotografie (il termine è da
intendersi in senso molto lato: ovviamente non c’è più bisogno di
avere pellicola o simili per avere una foto, pensate alle foto
fatte con il furbofono). Da un lato ci sono le fotografie
artistiche, dove si sottintende un atto di creatività del
fotografo: queste fotografie sono equiparate ai libri, nel senso
che hanno la stessa tutela (il copyright scade settant’anni dopo la
morte dell’autore). Dall’altro ci sono le fotografie che non hanno
creatività e sono semplicemente di tipo descrittivo: questa
categoria comprende anche i singoli fotogrammi cinematografici e le
foto di opere d’arte. Queste immagini hanno una protezione che dura
vent’anni. La proposta di legge si occupa solo di quest’ultimo tipo
di fotografie, e porta da venti a settanta anni la loro
protezione. In altre parole, non potremmo per esempio usare per
altri sette-otto anni una foto che mostra una strada cittadina nei
primi anni ’60 per mostrare come i centri storici erano intasati
dalle auto.
Ribadisco: stiamo parlando di foto che per definizione del
legislatore non hanno alcuna creatività, che dovrebbe essere il
concetto su cui si basa tutto il diritto d’autore. A questo punto
mi sa che il prossimo passo sarà la tutela degli scatti automatici,
perché si dirà che c’è comunque l’autorialità di chi ha posizionato
la fotocamera in quel punto e poi ha definito l’algoritmo che
decide il momento in cui la foto viene scattata…
Ma c’è una cosa ancora più ironica. L’unico motivo che io vedo
alla base di questa proposta di legge è che qualcuno ritiene che in
questo modo i fotografi potrebbero guadagnare tanti soldi con i
diritti di queste foto, che adesso possono essere usati dopo
vent’anni che non sono pochi ma nemmeno troppi: come ho detto, le
foto creative sono già tutelate dalla legge. Bene. Pensateci un
attimo. Stiamo parlando di foto puramente descrittive, senza nulla
di artistico. Se io avessi bisogno di un’illustrazione di questo
tipo e dovessi pagare per usarla, farei molto prima a generare
un’immagine con l’intelligenza artificiale. Il fatto stesso che
questa immagine è una mera descrizione elimina a priori i problemi
di una possibile violazione di copyright, e in questo modo non solo
non pago nessuno ma non devo neppure aggiungere una didascalia
indicante l’autore. Non so che ne pensiate voi, ma per me una legge
come questa sembra solo un boomerang.
Leggo
su Slate che la Heritage Foundation, il think tank americano
che sta gestendo il famoso Project 2025 che tanto piace a Trump,
vuole “identificare e prendere di mira” gli utenti di Wikipedia che
secondo loro “abusano della loro posizione” su Wikipedia. Il motivo
del contendere dovrebbe essere il fatto che quegli utenti sono
filopalestinesi.
Non entro sulla neutralità o meno delle voci in questione, che
non ho nemmeno guardato. Sono almeno quindici anni che affermo che
Wikipedia non può dare la verità, ma al più la verificabilità di
quello che scrive (e sì, lo so che a volte non riesce nemmeno a
fare quello). Quello che è proccupante è l’intimidazione degli
utenti. Come sapete, anche quando nell’enciclopedia non si scrive
come anonimi quello che si legge come autore è solo il nickname
scelto: nel mio caso per esempio io mi firmo “.mau.”, con
scarsissima fantasia. Il nickname, oltre che essere figlio della
cultura di rete degli anni ’90, serve anche nel caso di testi che
potrebbero generare reazioni anche sulla persona: chi scrive su
argomenti delicati potrebbe quindi decidere di farlo sotto
pseudonimo, cosa che non dovrebbe nuocere a Wikipedia perché si
immagina che le affermazioni inserite abbiano le fonti a supporto e
altrimenti verrebbero tolte, nome vero o falso che abbiano.
Io indico esplicitamente sulla mia pagina utente il mio nome e
cognome, ma io non scrivo su temi caldi. Inoltre io sono da così
tanti anni in rete e ho scritto pubblicamente così tante cose che
trovare informazioni su di me è banale, e comunque parto sempre dal
principio che tutto quello che scrivo potrà essere usato contro di
me, e quindi sto attento a quello che scrivo. Ma appunto non è
troppo difficile trovare informazioni su qualunque persona scriva
in rete, se si cerca con sufficiente sforzo: tutto questo è il
doxxing, e ne vediamo esempi tutti i momenti. Anche nel nostro
piccolo circola una lista di “veri nomi di amministratori di
Wikipedia in italiano” (con alcuni errori), tanto per dire.
Il fatto è che il doxxing è MOLTO pericoloso, sicuramente molto
più della boutade di Musk che offre un miliardo di dollari a
Wikipedia se cambierà il nome in Dickopedia. (Poi uno si può
chiedere perché rosica così tanto, ma la gente è spesso strana). Io
preferisco una Wikipedia poco perfetta a una Wikipedia ingessata,
anche se la Heritage Foundation avesse ragione sulla mancata
imparzialità di quelle voci: si comincia così e non si sa mai dove
si finisce, anzi lo si sa benissimo.
Bisogna dire che i giudici italiani sono coerenti.
Anche nella causa per l’uso non autorizzato dell’immagine del duca
d’Este su un aceto balsamico, la corte d’appello di Bologna
ha dato ragione al ministero della Cultura: non importa se le
immagini sono di opere ovviamente fuori copyright, e non importa
nemmeno se sono semplici immagini e non gli originali: se la vuoi
usare per scopi commerciali, devi avere l’autorizzazione relativa
(e immagino sganciare soldi, che ce n’è sempre bisogno). Per
fortuna io non ho scopi commerciali né diretti né indiretti, quindi
posso lasciare l’immagine incriminata.
Avrei forse capito se l’autorizzazione fosse necessaria per
evitare usi distorti, anche se si potrebbe partire con una
discussione sulla possibilità o meno di parodia. Ma non pare il
caso, visto che si afferma che questi beni, una volta usati per
lucro, perderebbero il loro valore come beni riconosciuti e
protetti dalla legge. Ma questo, almeno a mio parere, dovrebbe
allora valere anche per gli usi non a fini di lucro. Peggio ancora,
il Codice dei Beni Culturali nasce (lo dice esso stesso) per
“preservare la memoria della comunità nazionale e del suo
territorio e promuovere lo sviluppo della cultura”, in accordo
all’articolo 9 della Costituzione.
Continuo a pensare che se questa è l’idea del MiC almeno siano
coerenti e vietino tutti gli usi pubblicitari del patrimonio
culturale italiano, a partire
dai loro. Mi chiedo solo quando qualcuno verrà a bloccare l’uso
di quelle immagini su Wikipedia, visto che la licenza prevede il
riuso commerciale e – fatto salvo per le opere fotografate per Wiki
Loves Monuments – non mi pare proprio sia stata richiesta
un’autorizzazione e qiundi non importa se quelle immagini sono solo
per motivi di studio e ricerca.
Purtroppo pare che Totò Schillaci abbia avuto una
recidiva del tumore al colon che l’aveva colpito. Purtroppo la
mamma dei cretini è sempre incinta, e un utente anonimo oggi alle
15 aveva modificato la voce di Wikipedia sul protagonista di Italia
90, indicandone la morte. La falsa notizia è stata tolta un paio
d’ore dopo da un altro utente anonimo, non prima che Repubblica
scrivesse ” Addirittura il profilo di Wikipedia, come spesso
accade, aveva proposto un aggiornamento di pessimo gusto
annunciando la scomparsa nel 59enne proprio in data 8 settembre
2024.” (sì, la frase non ha senso: se il vandalo ha scritto oggi e
l’articolo è di oggi, specificare la data non serve a nulla).
L’utente che ha inserito la morte di Schillaci è un siciliano
non meglio identificabile, almeno con le informazioni pubbliche che
io come tutti voi ho a disposizione. Invece si sa qualcosa di più
dell’utente che ha tolto la data di morte, come potete vedere
dall’immagine: si connetteva dalla sottorete pubblica del
Messaggero, e presumibilmente è un giornalista. Per quel poco che
può valere, voglio ringraziarlo pubblicamente.
Per la quarta volta la Wikimedia Foundation
non è stata accettata come membro osservatore WIPO. (Ne avevo già parlato
due anni fa, quando si era provato a chiedere di entrare come
osservatori i capitoli nazionali).
Per la quarta volta il veto è arrivato dalla Cina.
Direi che non c’è molto da aggiungere.
Mi ero perso
questo articolo di Capodanno, che raccontava di come un giudice
di pace aveva dato torto alla SIAE in un caso in cui una rivista
aveva pubblicato delle foto di opere di autori contemporanei ed era
stata citata a giudizio perché non aveva pagato i diritti: nella
sentenza il giudice ribadì “il principio cardine della legge sul
diritto d’autore, in base alla quale è libero l’uso delle immagini
ai fini di critica e discussione e purché non costituiscano
concorrenza all’utilizzazione economica”.
Mi ero anche perso (occhei, non è che io legga più tanto spesso
Repubblica
questo articolo di mercoledì, dove il gruppo GEDI si lamentava
perché giornali e riviste – ma anche i musei – faticavano a sapere
quanto avrebbero dovuto pagare per l’uso delle immagini, e in caso
il preventivo arrivasse era esorbitante.
Ora il presidente della SIAE Salvatore Nastasi
annuncia che le cose cambieranno: «Nei prossimi giorni proporrò
al consiglio di gestione della Società una soluzione che rispetti
le norme ma che consenta di mettersi al passo coi tempi e in linea
con le principali nazioni europee. Va infatti ricordato che in
Europa ogni Paese tratta questo argomento in maniera diversa».
Vi siete accorti di una cosa? Nastasi non parla di legge, anche
perché come citato sopra il testo della legge parla chiaro: se stai
raccontando di una mostra (diritto di cronaca) e usi immagini che
non possono in pratica essere rivendute come opere tu
hai il diritto di farlo. Nastasi sta dicendo che la SIAE
eviterà benignamente di chiederti i soldi, sapendo che citarti a
giudizio porterebbe a un’ulteriore sconfitta: certo, tra un paio
d’anni, ma gente tignosa ce n’è sempre. D’altra parte il punto è
sempre lo stesso: gli autori, soprattutto quelli piccoli che
ottengono solo le briciole e presumibilmente non vedono nemmeno un
euro di questi diritti che finiscono in un unico calderone, ci
guadagnano di più a essere citati in un articolo di giornale o
nella brochure di una mostra oppure nel modo che la SIAE persegue
attualmente?
D’altra parte è una vita che Wikipedia aspetta un decreto
attuativo che specifichi quale sia la bassa risoluzione per le
immagini ammessa dal comma 1 bis dell’articolo 70 della legge sul
diritto d’autore, e immagino che finché ci sarà la SIAE potremo
aspettare ancora una vita o due…
L’anno scorso un tribunale italiano
aveva stabilito che Ravensburger doveva pagare i diritti allo
stato italiano se voleva fare un puzzle raffigurante l’Uomo
vitruviano di Leonardo, insomma la figura che vedete su una faccia
delle italiche monete da un euro. Come fa a essere sotto copyright?
forse vi chiederete. La risposta è “no, non è ovviamente sotto
copyright né lo è mai stato, ma lo Stato Italiano nella sua
indefinita saggezza ha deciso che le opere da esso possedute non
possano essere riprodotte se non pagando al suddetto Stato un
balzello. Tutto questo è stato definito più volte da governi di
ogni colore, dal Codice Urbani sotto la buonanima di Berlusconi
all’Art Bonus di Franceschini fino agli attuali tariffari
(oggettivamente da poco ridotti di costo) con l’attuale
governo.
Qualche giorno fa, però, una corte di Stoccarda
ha sostanzialmente detto “In Italia potete fare quello che vi
pare, o quasi: ma non potete pretendere che all’estero si rispetti
quella che è una vostra legge locale”. Qual è il risultato pratico?
Lo Stato (cioè noi) ha sprecato un po’ di soldi per fare un’inutile
causa in Germania; Ravensburger e gli altri si limiteranno a non
vendere in Italia cose basate su opere d’arte italiana; e noi
rimarremo cornuti e mazziati. Ma forse è tutta una manovra
dell’attuale governo, che si sta fregando le mani all’idea che
potrà autarchicamente rafforzare l’italica filiera con produttori
nostrani felicissimi di pagare per presentare alla nazione la
nostra passata ingegnosità.
Perlomeno dal punto di vista di Wikipedia siamo un po’ più
tranquilli: l’immagine dell’Uomo vitruviano può tranquillamente
restare, e se noi italiani non potremo usarla a fini commerciali
qualcuno se ne farà una ragione.
(l’immagine è ovviamente un particolare dell’Uomo
vitruviano, vedi
Wikimedia Commons)
Piergiovanna Grossi è un’attiva wikipediana. Ma è anche
una professoressa a contratto e una ricercatrice, e le è capitato
di scrivere un articolo per una rivista locale di
settore un articolo sull’attribuzione dell’ex
Oratorio del Montirone ad Abano Terme, il tutto corredato con
due foto che lei stessa aveva scattato all’archivio di Stato di
Venezia. Bene: dopo aver pagato 16 euro per un preventivo, ha
ancora dovuto sborsare 2 (due) euro per il privilegio di poter
scattare e utilizzare due foto… oltre ad altri 32 euro di marche da
bollo.
Il tutto è stato
raccontato la scorsa settimana sul Corriere da Gian Antonio
Stella (al quale ho un solo appunto da fare. Mi sta anche bene che
“è ovvio che l’Italia ha il dovere di mettere dei paletti contro
l’uso di foto del David di Michelangelo con delle sneakers ai piedi
o del Bacco di Caravaggio con uno smartphone in mano”: ma per
quello basta un decreto ministeriale che vieti un uso non
documentale delle immagini.) La beffa ulteriore, se ci fate caso, è
che dopo tutto il carteggio burocratico con la direttrice i soldi
che vanno all’archivio di Stato sono appunto 2 (due) euro: il resto
se l’è intascato lo Stato. Insomma, non siamo neppure alla storia
del
puzzle Ravensburger (che finirà con il produttore che dovrà
pagare la sanzione e si guarderà bene da produrre altri puzzle con
opere site in Italia, e lo stesso capiterà con tutti gli altri:
ottima pubblicità per il nostro patrimonio artistico).
Il ministro Sangiuliano che ha emanato il decreto in questione è
solo l’ultimo esponente di una classe politica che è convinta non
solo che il patrimonio artistico sia un bancomat, ma anche appunto
che si pubblicizzi da solo. Beh, non penso che l’ex Oratorio del
Montirone sarà molto visitato, pubblicità o non pubblicità: ma
proprio per questo è ancora più sconcertante la richiesta di un
balzello…
Siamo in estate, non che molto da dire, e così
Carlo
Lottieri spiega sul Giornale (nella sezione”spettacoli”, chissà
come mai) “Così
Wikipedia è diventata il baluardo del conformismo“. Bisogna
ammettere che Lottieri di conformismo ne sa a pacchi: il suo
articolo precedente di domenica si intitola infatti
“Così l’università è diventata il regno del conformismo”.
Quando hai un bel titolo, perché non sfruttarlo? Io avrei altro da
fare, ma sono in spiaggia, fa caldo e per rilassarmi un po’ mi sono
messo a commentarlo punto per punto.
Cominciamo da quando Lottieri racconta che
Wikipedia nacque da un’intuizione libertaria. Secondo lo stesso
Jimmy Wales, che aveva seguito un corso di teoria economica alla
Auburn University, fu la lettura dell’economista Friedrich A. von
Hayek a suggerire l’ipotesi di questa enciclopedia on line di cui
tutti possono essere i redattori.
Beh, non è proprio così. Inutile dire che l’articolo non
contiene nessuna fonte per le affermazioni di Lottieri: mica sta
scrivendo Wikipedia. La fonte ve l’ho
trovata io e dice questo: “to share and synchronize local and
personal knowledge, allowing society’s members to achieve diverse,
complicated ends through a principle of spontaneous
self-organization.” e ancora “When information is dispersed (as it
always is), decisions are best left to those with the most local
knowledge.” Tenete a mente soprattutto questa seconda frase. (poi
io sono convinto che quella di Jimbo sia una razionalizzazione a
posteriori: ricordate che Wikipedia nasce come testo di lavoro per
scrivere Nupedia che era tutto meno che autoorganizzata).
Nella più classica costruzione di una polemica, Lottieri
continua scrivendo
Sul piano delle informazioni si può essere ragionevolmente
fiduciosi che Wikipedia sia credibile, anche grazie al costante
monitoraggio riservato a ogni lemma.
(Occhei, i lemmi sono in un dizionario e non in un’enciclopedia,
ma evidentemente il liberismo non fa di queste distinzioni) Non che
questo sia vero, come sanno tutti quelli che passano tanto tempo su
Wikipedia, ma tant’è. Ma poi continua
È però evidente che tra gli autori (tra coloro che
spontaneamente e senza remunerazione redigono i testi) è più facile
trovare professori di scuola media invece che artigiani,
bibliotecari invece che imprenditori, e via dicendo. I primi hanno
più tempo a disposizione e spesso si ritengono adeguatamente
competenti per trattare questioni di diritto, metafisica,
sociologia, letteratura spagnola e via dicendo.
E qui si cominciano a vedere le sue fallacie. Per chi “è
evidente”? Perché “è evidente?” Dando per buono che imprenditori e
artigiani abbiano meno tempo a disposizione perché loro devono
tenere in piedi l’economia – ma vi assicuro che gli imprenditori ci
sono eccome, solo che l’unica conoscenza locale che paiono avere è
quella del loro CV, e per le regole di Wikipedia in lingua italiana
i CV vengono cancellati senza se e senza ma – cosa gli fa dire che
loro si ritengono competenti per tutto? Il tutto senza contare che
Wikipedia da buona enciclopedia raccoglie e organizza informazioni
altrui, e le competenze per organizzare l’informazione sono molto
più semplici da ottenere rispetto a quelle per crearla.
Continuiamo:
Ne discende che nelle voci dell’enciclopedia on line troviamo
uno spirito da servizio pubblico che si converte in un costante
tono censorio verso ogni eresia.
Lo spirito da servizio pubblico c’è, tranne per i tanti che
ritengono di essere gli unici depositari della verità. Perché si
convertirebbe in un tono censorio contro ogni eresia? Non ci è dato
di sapere. Forse è perché
Va aggiunto, inoltre, che esiste un comune sentire che unisce la
maggior parte di quanti hanno letto, nel corso della loro vita, un
certo numero di libri.
Me l’avevano sempre detto, che leggere troppi libri fa male. La
conoscenza locale si ottiene lavorando, mica leggendo! Non può poi
mancare il solito attacco frontale:
[…] Si tratta dei cosiddetti «amministratori», a cui spetta
anche di decidere in un senso o nell’altro quando le divergenze si
fanno ingestibili. Basta leggere qualche discussione per
comprendere che si tratti per lo più di quella piccola porzione
della popolazione che, in Italia, quando al mattino va all’edicola
compra La Repubblica oppure il Corriere della Sera.
Per quanto mi riguarda, ho smesso da un pezzo di leggere
giornali italiani se non per qualche articolo come questo che mi
viene segnalato; ho sentito qualche altro sysop e sono tutti sulla
mia linea, anche perché quando uno ha lavorato un po’ su Wikipedia
comincia a non fidarsi troppo di qualunque notizia.
Il risultato è una mancanza di senso critico che rende Wikipedia
assai sbilanciata a favore di talune posizioni.
Altra affermazione apodittica. Anche ammettendo il percorso
logico “essendo gente che legge solo Repubblica e Corriere le loro
posizioni sono spiaggiate sul mainstream”, faccio notare come gli
amministratori (il soggetto della frase) non scrivono loro le voci
su Wikipedia. Possono al più cancellare una voce, ma non piegarla
eliminando “il senso critico “. Lo fanno in maniera coercizione
bloccando chi non la pensa come loro? Se fosse vero basterebbe fare
esempi espliciti. Ricordo che la storia di una voce è pubblica, e
si può vedere se c’è una campagna sistematica.
L’unico punto su cui devo dare ragione sul metodo a Lottieri è
quello che scommetto gli sta davvero a cuore (oppure su cui gli è
stato chiesto di scrivere): quando cioè si lamenta che nella voce
sul riscaldamento globale
In effetti, le tesi di quanti sono scettici al riguardo (premi
Nobel inclusi) non sono citate: neppure per essere contestate.
Almeno a ora,
la sezione relativa non riporta nulla al riguardo, e la cosa è
contro le linee guida che richiedono che opinioni in minoranza
siano riportate con il rilievo corretto (minimo in questo caso,
perché la minoranza è minima, ma non nullo). Al solito, Lottieri si
è però dimenticato di fare nomi e ho dovuto mettermici io. A parte
la vecchia storia di Rubbia, immagino si riferisca a
John Clauser. (Apprezzerete che io abbia scelto un link a suo
favore, spero). Non so se notate un fil rouge: Rubbia è un fisico
teorico delle particelle, Clauser un fisico quantistico.
Sicuramente grandi scienziati, ma la loro “conoscenza locale” della
climatologia sarà probabilmente superiore alla mia ma ben lontana
dall’essere a tutto campo. E allora che diavolo c’entra Hayek?
Chiaramente nulla, almeno per quanto riguarda l’organizzazione di
Wikipedia. Spero che a quella voce si aggiunga un capoverso sulle
attuali teorie non mainstream, che tra l’altro mi pare siano
cambiate nel tempo (prima si negava il contributo antropico, ora si
dice che non è rilevante e comunque le variazioni che vediamo sono
normali se non ci si limita a considerare gli ultimi 150 anni), ma
anche se ci sarà non credo Lottieri sarà contento.
Termino pensando male e facendo peccato. Ora il Giornale è della
famiglia Angelucci che ha sicuramente il dente avvelenato contro
Wikipedia. Aspettatevi tanti altri articoli così.
Aggiornamento: mi è stato fatto notare che esiste la voce
Controversia sul riscaldamento globale. Se però non c’è un
collegamento diretto dalla sezione della voce principale,come fa il
povero utente (io o Lottieri) a trovarla?
Alessandro Orsini è un professore universitario (associato, se
non sbaglio). È anche un opinionista televisivo, soprattutto a
partire dall’invasione russa dell’Ucraina dove la sua posizione
nettamente filorussa lo ha fatto diventare un invitato seriale. Un
corollario di questa presenza è che i suoi fan hanno cominciato a
cercare di inserire la voce su di lui in Wikipedia.
Ma nell’edizione italiana di Wikipedia ci sono varie regole per
definire se qualcosa o qualcuno è da ritenere rilevante e quindi
inseribile nell’enciclopedia (nel gergo wikipediano si dice
“enciclopedico”). Essere professore universitario non rende
enciclopedici. Essere un opinionista televisivo meno ancora. La
situazione rimase in stallo finché non si notò che nel 2010 Orsini
vinse il Premio Acqui Storia con il suo libro Anatomia delle
Brigate Rosse. Il Premio Acqui è considerato rilevante, e per
traslato anche Orsini è considerato rilevante come
scrittore. Le informazioni sulla sua carriera universitaria e
la sue apparizioni televisive appaiono, ma come aggiunte
secondarie.
Il problema è che il suddetto libro ha avuto in gran maggioranza
recensioni molto negative, che quindi occupavano buona parte del
contenuto. (Io non l’ho letto, quindi non posso dare un giudizio
personale). Questo non piaceva a Orsini e ai suoi fan, e la voce in
tutto questo tempo è stata un campo di battaglia. Siamo arrivati al
doxxing, con un amministratore che dalle pagine del Fatto
Quotidiano è stato accusato da un utente di nickname Gitz6666 di
essere in conflitto di interessi su quella voce e si è dimesso; e
giovedì scorso un avvocato ha mandato una PEC a Wikimedia Italia
(che non c’entra un tubo, ma questo concetto non è mai entrato in
testa) chiedendo la cancellazione, entro 5 giorni, della voce su
Orsini che ritiene diffamatoria e informazioni sull’identità di sei
amministratori di wikipedia in italiano per sporgere querela per
diffamazione nei loro riguardi.
Io non dovrei essere tra i sei, considerando che non sono stato
contattato: d’altra parte l’unica modifica che avevo fatto su
quella voce era stata sostituire alla frase
In occasione della partecipazione di Orsini ad alcune
trasmissioni televisive, suscitano diverse polemiche alcune sue
posizioni sul tema dell’invasione russa dell’Ucraina del 2022, in
particolare l’idea che l’espansione a est della NATO sia concausa
della guerra e le critiche alla debolezza dell’Unione europea.
la frase
Durante l’invasione russa dell’Ucraina del 2022 suscitano
diverse polemiche alcune sue posizioni, in particolare l’idea che
l’espansione a est della NATO sia concausa della guerra.
dove non mi pare di vedere diffamazione. AD ogni modo Wikimedia
Italia ha detto di contattare la Wikimedia Foundation, cosa che
immagino sia stata fatta perché in questo momento la
voce è oscurata e protetta, e immagino non tornerà mai su
Wikipedia in lingua italiana se non per circostanze eccezionali,
tipo l’assegnazione del Nobel per la pace. Non ho idea se ciò che
voleva Orsini fosse proprio la cancellazione e non la sostituzione
con un testo agiografico: ad ogni modo è andata così, e Wikipedia
sopravviverà anche senza dire a tutti chi è Alessandro Orsini.
Aggiornamento: (12:15) E invece no, a
quanto pare a Orsini bastava che il mondo non sapesse
attraverso Wikipedia delle stroncature del suo libro. È chiaro che
io non capirò mai la mente umana.
Nel silenzio generale, il mese scorso è stato approvato il D.M. 161
11/04/2023 del Ministero della Cultura, “Linee guida per la
determinazione degli importi minimi dei canoni e dei corrispettivi
per la concessione d’uso dei beni in consegna agli istituti e
luoghi della cultura statali”. In pratica, se uno vuole fare una
foto di un monumento (non sotto copyright), magari per una
pubblicazione accademica, dovrà sganciare un discreto numero di
euro al MiC: euro che forse – ma non è detto – basteranno per
pagare i funzionari che dovranno far girare tutta la trafila
burocratica. Il tutto cercando di convincere il volgo che ce lo
chiede l’Europa, dato che il decreto recita tra l’altro
«VISTA la Direttiva (UE) 2019/790 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 17 aprile 2019, relativa all’apertura dei dati e al
riutilizzo dell’informazione nel settore pubblico e che modifica le
direttive 96/9/CE e 2001/29/CE, recepita mediante il decreto
legislativo 8 novembre 2021, n. 177»
Il tariffario è assurdo: non lo diciamo noi di Wikimedia Italia
ma l’Associazione Italiana Biblioteche,
che nota come per esempio chiedere copie digitali costi il
triplo delle stesse copie (nel senso di avere la stessa
risoluzione) stampate. Ma soprattutto è un ulteriore tassello per
impedire di pubblicizzare i nostri beni culturali. Questo non lo
pensa solo il governo: in questi giorni il tribunale di Firenze
ha sentenziato che non si può usare l’immagine del David di
Michelangelo senza autorizzazione e senza aver pagato i diritti
(occhei, in questo caso il tariffario dice 20000 euro: il
funzionario se lo pagano), con un ulteriore esborso di 30000 euro
per l’editore che «ha insidiosamente e maliziosamente accostato
l’immagine del David di Michelangelo a quella di un modello, così
svilendo, offuscando, mortificando, umiliando l’alto valore
simbolico ed identitario dell’opera d’arte ed asservendo la stessa
a finalità pubblicitarie e di promozione editoriale». Non che io
capisca perché quei soldi debbano andare alla Galleria
dell’Accademia e non a un eventuale fondo statale, ma tant’è.
Mi chiedo solo cosa faranno adesso con la copia della Fontana di
Trevi
costruita in Brasile… altro che Totò!
Questo è un frammento della voce attuale di Wikipedia sulla
rete
tranviaria di Nizza. Tutto bene, se non fosse per il fatto che
la linea 2 è in funzione dal 2019 (sono un po’ più veloci di noi,
mi sa).
Non è la prima volta che mi è capitato di trovare voci create e
poi lasciate lì a vegetare senza aggiornamenti. È ovvio che nessuno
è obbligato a mantenere a vita una voce: però casi come questo
fanno capire che non bisogna mai dare per scontato quello che si
trova scritto…
(L’altra faccia della medaglia è la cancellazione immediata dei
cosiddetti “recentismi”, aggiunte su fatti del giorno che tra
qualche mese saranno giustamente considerati inutili…)
Per comprensibili motivi, io ricevo la rassegna
stampa su Wikipedia e Wikimedia. È un po’ sgarrupata, nel senso che
devo scartare tutti gli articoli che hanno semplicemente una foto
(giustamente) accreditata a Wikimedia Commons, ma va bene così. In
genere trovo dai 10 ai 20 articoli: oggi ce n’erano ben 71, quasi
tutti dedicati al nuovo “portale enciclopedico” russo presentato
ieri e quasi tutti copiati più o meno verbatim
dal lancio Adnkronos. Le testate più oneste lo segnalano, le
altre fanno finta di niente.
Gli unici fuori dal coro sono stati quelli di Tag43, che
hanno
intitolato “La Russia prende le distanze da Wikipedia, ecco
Znanie”. Naturalmente Znanie in russo significa “conoscenza”,
esattamente come l’inglese Knowledge. Solo che evidentemente lo
stagista di Adnkronos ha preso un lancio in lingua inglese, l’ha
tradotto e non ha pensato che forse i russi non avevano usato un
nome inglese per il loro portale; e tutti gli altri stagisti dei
quotidiani hanno copincollato il lancio d’agenzia senza farsi
troppe domande, che presumo non siano compatibili coi miseri
emolumenti che prendono. A questo punto però tanto valeva fare gli
autarchici e scrivere che si chiamerà “Conoscenza”, no?
Io non ho nessuna idea di quale sia la linea editoriale di
Tag43, ma ho molto apprezzato come hanno trattato questa
notizia.
Emily St. John Mandel è una scrittrice canadese nota
per i suoi libri Stazione Undici (credo che ne abbiano fatto
anche una serie tv, ma è un campo in cui non mi addentro) e Mare
della tranquillità. Qualche giorno fa ha
scritto un tweet chiedendo chi poteva intervistarla… per poter
far sì che nella sua voce
su Wikipedia (in inglese, in quella italiana non era nemmeno
scritto che era sposata) che era divorziata. In qualche ora Slate
ha
pubblicato un’intervista dal titolo che dice “Un’intervista del
tutto normale con la scrittrice Emily St. John Mandel” e catenaccio
“Solo per chiedere all’autrice di Station Eleven e Sea of
Tranquility che ha fatto quest’anno, tutto qui”. E in effetti la
voce di en.wiki è stata immediatamente aggiornata. In realtà non
serviva nemmeno l’intervista: almeno fino ad oggi, la spunta blu di
Twitter è una verifica dell’identità della persona, e quindi la
prima fonte che attestava il divorzio è stato quel tweet,
sostituito poi dal link all’intervista.
Per quanto la cosa vi possa sembrare stupida (e sicuramente è
sembrata tale a Mandel), Wikipedia funziona così. Un’affermazione
deve avere una fonte affidabile, e nessuno può sapere se l’utente
che scrive “Emily St. John Mandel è divorziata” è effettivamente
Mandel o qualcuno che vuole fare uno scherzo. Leggendo il thread su
Twitter, però, mi sa che il contributore che le ha detto che
“occorreva una fonte comparabile” ha fatto un po’ di casino: come
ho scritto, quello che conta è una fonte affidabile che si possa
citare con tranquillità.
Un’ultima curiosità: nell’intervista a Slate, Mandel scrive che
vedersi ancora definita sposata (si è separata ad aprile dal
marito, e il divorzio è stato concesso a novembre) “was kind of
awkward for my girlfriend”. Ieri BBC ha scritto un
articolo in cui affermavano che si erano offerti anche loro di
intervistare Mandel. Com’è, come non è, nel loro articolo quella
frase non c’è :-)
Adam Atkinson mi ha segnalato questo articolo
della BBC in cui si racconta come per dieci anni la voce
inglese sul tostapane indicava come suo inventore una persona
inesistente di nome Alan MacMasters. A quanto pare, durante una
lezione universitaria il professore sconsigliò gli studenti di
usare Wikipedia come fonte, facendo l’esempio della voce “toaster”
dove si diceva che l’inventore era un tale Maddy Kennedy. L’Alan
MacMasters reale era uno di quegli studenti, e un suo amico
modificò la voce indicando come inventore appunto “Alan Mac
Masters”. Il guaio è che poco dopo il Daily Mirror osannò
MacMasters come un grande inventore scozzese, e le citazioni
continuarono a crescere, anche perché MacMasters creò una voce sul
suo inesistente omonimo con tanto di fotografia (ovviamente
ritoccata per farla sembrare ottocentesca). MacMasters fu
addirittura proposto come personaggio da raffigurare nelle
banconote scozzesi, anche se a quanto pare la Bank of Scotland ebbe
dei dubbi e lo scartò. Solo poco tempo fa un ragazzino ebbe dei
dubbi sulla biografia di MacMasters e mise in moto le squadre
wikipediane di verifica, che hanno scoperto la burla.
nel 1897 Carlos Decambrè, inventò il ”tost” che si diffuse in
tutta europa. questo tost veniva fatto con del pane normale,
prosciutto,tacchino e diversi formaggi. Esso garantiva un buon
pranzo per i nobili perchè all’epoca i salumi e i formaggi era cibo
considerato da ricchi.
Peccato che le uniche occorrenze in rete del cognome Decambrè
siano del tipo “Carlos Decambrè inventò il tostapane”, ovviamente
senza fonti perché scopiazzature da Wikipedia senza chiaramente
citarla. Questo a parte il fatto che se mi fosse capitato di vedere
un’aggiunta sgrammaticata simile l’avrei cassata al volo perché
senza fonti attendibili…
Premetto che ho molti amici traduttori :-) (e un paio di loro
sono anche tra i miei ventun lettori… ma ovviamente non sto
parlando di loro). In un libro (tradotto dall’inglese) che ho
appena letto ho trovato a un certo punto scritta l’espressione
“contrafforte volante”. Ora, come penso molti di voi io so più o
meno cos’è un contrafforte, ma l’ultima volta che ne ho sentito
parlare sarà stato all’inizio del liceo, cioè 45 anni fa (per me
che sono anzyano: your mileage may vary). Tra l’altro manco sapevo
come si dica in inglese “contrafforte”: sono andato a cercare e ho
scoperto che è “buttress”. Una rapida ricerca mi ha fatto trovare
la voce di Wikipedia in inglese “flying buttress”: l’ho aperta, ho
controllato qual è il nome della versione in italiano e ho scoperto
che si dice “arco rampante”. (Ok, a questo punto il mio neurone ha
tirato fuori il disegnino dei contrafforti ad archi rampanti, ma
questa è un’altra storia)
La mia domanda è semplice. È possibile che un traduttore trovi
scritto “flying buttress”, traduca parola per parola, e non si
renda conto che il sintagma in italiano non ha senso? È possibile
che non gli sia mai venuto in mente di usare Wikipedia in questo
modo non standard ma utilissimo per la terminologia tecnica? (E
comunque anche Wordreference riporta la
traduzione).
la visione strategica con la quale il Ministero
intende promuovere e organizzare il processo di trasformazione
digitale nel quinquennio 2022-2026, rivolgendosi in prima istanza
ai musei, agli archivi, alle biblioteche, agli istituti centrali e
ai luoghi delle cultura statali che possiedono, tutelano,
gestiscono e valorizzano beni culturali.
Ho letto
le linee guida per la circolazione e il riuso delle immagini, e
ho capito che la linea del MIC – “cacciateci i soldi” – non è
cambiata di una iota. La cosa peggiore è che il piano pare essere
un patchwork: le sue premesse sono assolutamente condivisibili, ma
nella fase di assemblaggio qualcuno ha ben pensato di disattendere
tali premesse per una presunta capacità di ottenere ricavi.
Tanto per essere chiari: non c’è nulla di male se il MIC vuole
creare e vendere degli NFT a partire dalle opere che ha in cura. Io
non riesco a capire perché uno vorrebbe mai avere un NFT, ma è
evidente che c’è gente che invece li vuole; e allora che li si
faccia e li si venda. Tanto quelli sono per definizione entità non
copiabili, o se preferite uniche. I problemi sono altri. Per
esempio,l’avere un sistema NC (non commerciale) per default sui
contenuti in pubblico dominio, cosa che è incompatibile con i
progetti Wikimedia e OpenStreetMap. Il tutto con una “licenza” (non
lo è, e anche nelle linee guida la cosa viene rimarcata) “MIC
Standard” che porterà a risultati parossistici. Mi spiego meglio.
Se qualcuno chessò negli USA pubblica una traduzione non
autorizzata del mio Matematica in pausa caffè, il titolare
dei diritti (Codice Edizioni) può contattare le autorità
statunitensi, bloccare la vendita e citare a giudizio il
malcapitato editore. Questo perché le leggi sul diritto d’autore
sono state (più o meno) armonizzate in tutto il mondo, e quindi i
diritti di sfruttamento economico sono tutelati ovunque. Ma se lo
stesso qualcuno usa commercialmente un’immagine del Colosseo con
l’etichetta – esplicita o implicita – “MIC Standard”, il ministro
può strillare quanto vuole ma non succederà nulla, perché dal punto
di vista delle autorità USA quell’immagine è nel pubblico dominio.
Insomma, gli unici eventuali guadagni arriverebbero dai nostri
compatrioti, mentre all’estero potrebbero fare quello che
vogliono.
Per quanto riguarda Wikipedia Commons, c’è persino una citazione
esplicita:
Il download di riproduzioni di beni culturali
pubblicati in siti web di terze parti non è sotto il controllo
dell’ente pubblico che ha in consegna i beni (ad es. le immagini di
beni culturali scaricabili da Wikimedia Commons,
realizzate “liberamente” dai contributori con mezzi propri per fini
di libera manifestazione del pensiero e attività creativa, e quindi
nella piena legittimità del Codice dei beni culturali). Rimane
nelle competenze dell’istituto culturale l’applicazione di
corrispettivi per i successivi usi commerciali delle riproduzioni
pubblicate da terze parti.
Rileggete questa frase. Ve la traduco in italiano corrente:
Wikimedia Commons viene trattata alla stregua di una vetrina
pubblicitaria dove l’unico lavoro da parte dello stato è farsi dare
i soldi da chi prende da lì del materiale. Come forse immaginate,
non è che la cosa ci piaccia più di tanto…
Ah: al MIC non piace proprio la CC0, la licenza che formalizza
il rilascio di un oggetto o un’informazione nel pubblico dominio.
Infatti (grassetto mio) si legge che
l’uso di dati e riproduzioni digitali del patrimonio culturale
per finalità di studio, ricerca, libera manifestazione del pensiero
o espressione creativa, promozione della conoscenza, che
non abbiano scopo di lucro diretto è libero per legge;
Quindi anche i metadati – a differenza per esempio di Wikidata,
dove tutti gli elementi presenti hanno licenza CC0 – sono sotto una
licenza di tipo NC. La digitalizzazione dei metadati è insomma
qualcosa che si può fare solo per offrirlo poi gentilmente al MIC
che sicuramente ci farà tanti soldi. Che gioia, vero?
Magari qualcuno si può chiedere perché l’anno scorso GQ ha pensato
di dedicare un
articolo a Stefania Rocca per il suo… quarantaseiesimo
compleanno. A parte Valentino Rossi, il 46 non è che dica molto,
non è mica il quarantadue! Se questo qualcuno è curioso, però,
magari dà un’occhiata all’URL dell’articolo e scopre che c’è
scritto “stefania-rocca-50-anni-rock”. In effetti, ricordare il
cinquantesimo compleanno ha molto più senso, su questo non ci
piove. E in effetti si fa in fretta ad andare sull’Internet Archive
e vedere che l’articolo originale
si intitolava “Stefania Rocca, i primi 50 anni di un’anima
rock”.
L’altra settimana, però, la signora Rocca e/o il suo agente
hanno deciso che il passato era passato, e quindi l’età della
signora Rocca è di soli 47 anni. Per posti come GQ ci devono essere
argomenti molto convincenti per fare riscrivere un articolo
pubblicato l’anno scorso; su Wikipedia la cosa potrebbe sembrare
banale ma in realtà è un po’ più complicata, come potete vedere. Mi
è stato riferito (ma potrebbe essere una malignità…) che l’agente
in questione ha mandato alla Wikimedia Foundation un codice fiscale
della signora Rocca dove risulta il 1975 come data di nascita… ma
il codice fiscale in questione corrisponde a un maschio e non a una
femmina.
Ad ogni modo, la signora Rocca non è certo l’unica persona a
cercare di inserire su Wikipedia una data di nascita diversa da
quella che era sempre stata considerata tale in passato. Il primo
caso che mi viene in mente è quello del mago Silvan (simsalabim!),
ma anche Elisabetta Sgarbi,
come già scrissi, afferma di essere nata nel 1965 come anche
riportato dalla Treccani: il talento della signora Sgarbi si
notava fin da ragazza, considerando che ha conseguito la laurea in
farmacia nel 1980… Avevo anche segnalato alla Treccani che nel sito
c’era stato uno scambio di caratteri, e il 1956 che è la data di
nascita della signora Sgarbi era diventato 1965, ma non mi hanno
mai risposto. Non so se Wikipedia abbia più errori della Treccani,
ma sicuramente correggerli è più semplice!