Sabato, 21 febbraio 2026, si svolgerà presso l’Istituto Nazionale Ferruccio Parri alla Casa della Memoria di Milano la prima editathon italiana dedicata al periodo della storia ucraina conosciuto come “Rinascimento Fucilato”.

L’editathon è organizzata dall’associazione Ucraina Più – Milano APS e Wikimedia Italia in collaborazione con la Casa della Memoria e il Comune di Milano e con il supporto dell’Istituto Ferruccio Parri. L’evento, che ha ricevuto il patrocinio dell’Ambasciata d’Ucraina e del Consolato Generale d’Ucraina a Milano, si svolgerà in occasione della Giornata Internazionale della Lingua Madre, promossa dall’Unesco per promuovere la diversità linguistica e culturale.

L’obiettivo dell’editathon (“maratona di scrittura”), è quello di contribuire alla creazione e miglioramento delle voci di Wikipedia, l’enciclopedia libera, attraverso il contributo di volontari esperti di storia e letteratura ucraina. Un gruppo di studenti e studentesse, provenienti da alcuni dei principali corsi di lingua e letteratura ucraina delle università italiane, lavorerà sotto l’esperta guida dei formatori di Wikimedia sulle voci dedicate ai protagonisti del Rinascimento Fucilato.

Vai alla pagina dell’evento “Editathon alla Casa della Memoria di Milano 2026”

Il nome si riferisce a un gruppo di poeti, scrittori, artisti di lingua ucraina crudelmente perseguitati e giustiziati dal regime sovietico durante la barbara repressione degli anni Trenta. Una repressione la cui memoria, in Ucraina, non è mai venuta meno nel corso dei decenni: da qui la volontà di arricchire, con informazioni ricavate da fonti autorevoli e riconosciute, le voci biografiche di Wikipedia in lingua italiana dedicate a questo periodo storico.

Sotto la guida esperta di Marco Chemello, volontario ed esperto dell’enciclopedia online, e di altri volontari dell’associazione Wikimedia, i partecipanti dell’editathon saranno ospiti per un giorno presso la sede dell’Istituto Nazionale Ferruccio Parri della Casa della Memoria di Milano. Lavoreranno fianco a fianco con i formatori per revisionare e aggiornare le voci esistenti e crearne di nuove, servendosi anche dei libri messi a disposizione dalla Biblioteca di Ucraina Più – Milano, associazione di promozione della lingua e cultura ucraina in Italia.

Hanno contribuito all’iniziativa Fabrizia Iacci, curatrice per Ucraina Più – Milano con la presidente, Iryna Luts, Alessandro Achilli, professore di slavistica dell’Università di Cagliari, Yaryna Grusha, professoressa di Lingua e Letteratura ucraina dell’Università degli Studi di Milano e dell’Università di Bologna, Olena Ponomareva dell’Università “La Sapienza” di Roma, Jacopo Franchi, social media manager, ideatore e responsabile della comunicazione dell’evento, Mark Syenin, videomaker e graphic designer. Ringraziamo per la partecipazione Marina Sorina, presidente dell’associazione Ora Ucraina – Verona.

Victoria Amelina, poetessa, scrittrice e attivista ucraina, prima di morire aveva scritto che esiste il rischio concreto che una nuova generazione di intellettuali, uomini e donne di cultura ucraini possa essere sterminata nel conflitto in corso – dichiara Iryna Luts, presidente dell’associazione Ucraina Più – MilanoColtivare la memoria degli artisti del Rinascimento Fucilato non è, quindi, solo un esercizio di memoria storica, ma un contributo concreto per far sì che questa tragedia non avvenga di nuovo, sotto silenzio”.

Quest’anno festeggiamo i 25 anni di Wikipedia e grazie al lavoro svolto dei volontari nel tempo abbiamo a disposizione quasi due milioni di voci solo in italiano – dichiara Ferdinando Traversa, Presidente di Wikimedia ItaliaTuttavia, c’è sempre da lavorare e ci sono tanti ambiti ancora da coprire: per questo accogliamo con favore le iniziative che consentano di migliorare tramite fonti attendibili la documentazione su avvenimenti storici, specie se poco noti al pubblico e invece di grande rilevanza, proprio come il Rinascimento fucilato. L’invito è perciò sempre rivolto a tutti: unitevi a noi per migliorare Wikipedia!”

La partecipazione all’editathon è soggetta alla disponibilità di posti. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo c.casadellamemoria@comune.milano.it e ucrainapiu.milano@gmail.com.

.Articolo presente in originale a questo link: https://ucrainapiumilano.org/

Immagine dal sito https://ucrainapiumilano.org/

Le comunità italiane del software geografico libero e degli open data si danno appuntamento dal 9 all’11 luglio 2026 per una nuova edizione di FOSS4G-IT & OSMit, l’evento che riunisce appassionati, professionisti e ricercatori di software geografico libero, mappatura collaborativa, geografia digitale e OpenStreetMap.

L’appuntamento è previsto nuovamente a Trento dopo le edizioni del 2001 (II Meeting degli utenti italiani di GRASS), 2002 (International conference: Open Source Free Software GIS GRASS users conference), 2011 (XII Meeting degli utenti italiani di GRASS e GFOSS) e 2025 (FOSS4G-IT & OSMit 2025).

FOSS4G-it & OSMit 2026 è organizzato dall’Università di Trento insieme a GFOSS.it e Wikimedia Italia. Gli incontri si terranno presso l’Università di Trento e saranno fruibili in modalità ibrida, sia in presenza sia in streaming.

La partecipazione è gratuita con registrazione obbligatoria.

Consulta il sito ufficiale per ulteriori dettagli e informazioni su FOSS4G-IT & OSMit 2026

Il programma di FOSS4G-IT & OSMit 2026

  • Giovedì 9 luglio:  giornata dedicata ai workshop
  • Venerdì 10 luglio: giornata principale di convegno
  • Sabato 11 luglio: giornata comunitaria OSMit, interamente dedicata a interventi e contributi proposti dalla comunità.

Un punto di riferimento per la comunità open geospaziale

Grazie alla sinergia tra GFOSS.itWikimedia Italia e la comunità OpenStreetMapFOSS4G-IT & OSMit è diventato negli anni un luogo d’innovazione e partecipazione, dove la tecnologia incontra la cittadinanza attiva e la ricerca scientifica.

L’evento riunisce sviluppatori, ricercatori, professionisti della Pubblica Amministrazione e realtà tecnologiche, favorendo il dialogo tra mondi diversi accomunati dalla volontà di promuovere soluzioni open source e pratiche collaborative nella gestione dei dati geospaziali. 

È possibile partecipare proponendo workshop, presentazioni, tavoli di lavoro e sponsorizzazioni.

La call for paper è aperta e si potrà inviare la propria proposta entro il 7 marzo 2026.

Clicca qui per presentare la tua proposta

I paper inviati potranno essere selezionati per la pubblicazione sulla rivista GEAM.

Immagine: FOSS4G-IT – OSMit 2025 57 di Anisa Kuci (WMIT), CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Il Wikimedia Hackathon 2026 arriva a Milano

Tuesday, 3 February 2026 12:09 UTC

Dal 1° al 3 maggio 2026 Milano ospiterà il Wikimedia Hackathon, l’evento annuale che riunisce la comunità tecnica internazionale del movimento Wikimedia per collaborare sul software e sulle infrastrutture che rendono possibili Wikipedia e i progetti fratelli.

L’edizione 2026 si svolgerà in presenza presso il Voco – Milan Fiere Hotel e sarà organizzata dalla Wikimedia Foundation in collaborazione con Wikimedia Italia, che per la prima volta porterà questo importante appuntamento nel capoluogo lombardo.

Che cos’è il Wikimedia Hackathon

Il Wikimedia Hackathon è un evento centrale per chi contribuisce allo sviluppo di MediaWiki, il software su cui si basano Wikipedia e tanti altri siti, e degli strumenti che supportano l’ecosistema Wikimedia. Per tre giorni, sviluppatrici, sviluppatori, designer e contributori tecnici da tutto il mondo lavoreranno fianco a fianco per:

  • migliorare funzionalità e infrastrutture esistenti,
  • sperimentare nuove idee e prototipi,
  • confrontarsi su sfide e soluzioni tecnologiche per i progetti Wikimedia.

Non si tratta di un convegno tradizionale, ma uno spazio di lavoro collaborativo, informale e orientato alla pratica: si impara facendo, si condividono competenze e si costruiscono relazioni che spesso continuano ben oltre il weekend dell’hackathon.

Clicca qui per leggere tutte le informazioni sull’evento

A chi si rivolge

Questa edizione sarà rivolta in particolare a persone che hanno già avuto esperienze di contributo tecnico ai progetti Wikimedia (ad esempio nello sviluppo software, nella gestione di strumenti, nelle API, nei bot o nella documentazione tecnica) e che sanno orientarsi nell’ecosistema MediaWiki, lavorando in modo piuttosto autonomo o in piccoli gruppi.

Allo stesso tempo, l’hackathon resta un’occasione importante per rafforzare il dialogo tra comunità locali e internazionali e per valorizzare il contributo di chi, anche dall’Italia, lavora “dietro le quinte” dei progetti.

Come registrarsi

La registrazione è aperta e resterà disponibile fino al 30 marzo 2026 (o fino a esaurimento dei posti). È possibile iscriversi direttamente a questo link:
 https://pretix.eu/wikimedia/Hackathon-2026/

Il costo di partecipazione è di 2 dollari statunitensi.
Chi partecipa è tenuto a organizzare autonomamente viaggio e alloggio, a meno di aver ricevuto una borsa o un supporto economico dalla Wikimedia Foundation.

Durante i giorni dell’evento saranno invece forniti pasti e rinfreschi: pranzi, cene, bevande e snack sono inclusi per tutte le persone registrate.

Per chi non potrà essere presente di persona, saranno trasmessi in streaming l’evento di apertura e lo showcase finale, durante il quale i team presenteranno i progetti sviluppati nel corso dell’hackathon.

Le borse di partecipazione di Wikimedia Italia

Oltre a quelle messe a disposizione dalla Wikimedia Foundation, anche Wikimedia Italia offre borse di partecipazione dedicate a volontarie e volontari interessati a partecipare al Wikimedia Hackathon 2026 e a rafforzare il proprio contributo tecnico ai progetti Wikimedia, portando l’esperienza della comunità italiana nel contesto internazionale. Qui tutte le informazioni su criteri, modalità di candidatura e scadenze per le borse di Wikimedia Italia.

Segnate la data e restate aggiornati: il Wikimedia Hackathon 2026 sarà un’occasione importante per portare a Milano la comunità tecnica globale di Wikimedia e per rafforzare il ruolo dell’Italia nello sviluppo dell’ecosistema dei progetti liberi.

Immagine in evidenza: Milan Logo Hackathon 2026 di SWangari-WMF, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Il 12 aprile 2026 Wikimedia Italia parteciperà alla Milano Marathon con una grande squadra solidale che correrà per un obiettivo comune: diffondere la conoscenza libera.

Perché corriamo

Parteciperemo alla charity marathon per invitare a sostenere i progetti che portiamo avanti insieme ai nostri volontari e far crescere spazi in cui tutti possano accedere a informazioni gratuite e di qualità.

Sostenere la conoscenza libera significa creare una comunità più giusta: quando il sapere è accessibile, le barriere cadono.

Corriamo per proteggere un bene comune: il sapere. Perché la conoscenza è un diritto, non un privilegio.

La sfida solidale: sostieni la conoscenza libera

La nostra corsa è in primo luogo una sfida di solidarietà.

Raccogliamo fondi tramite Rete del Dono e chiunque può contribuire, anche senza correre.

Ogni euro raccolto sosterrà in particolare due progetti chiave di Wikimedia Italia:

Bando Musei, Archivi e Biblioteche

Da anni aiutiamo le istituzioni culturali a rendere accessibili le loro collezioni su Wikipedia e nei progetti Wikimedia, trasformando il patrimonio in un bene comune.

Con la tua donazione potremo:

  • formare e supportare tecnicamente gli enti coinvolti
  • sostenere il lavoro di esperti e professionisti
  • coprire i costi per la digitalizzazione del patrimonio culturale

OpenStreetMap

La “Wikipedia delle mappe”: un progetto fondamentale anche per l’azione umanitaria. Wikimedia Italia sviluppa e mantiene gli strumenti tecnici che rendono possibile la mappatura libera.

Con la tua donazione potremo:

  • garantire il funzionamento degli strumenti di mappatura
  • promuovere progetti nelle scuole
  • sostenere le iniziative dei volontari mappatori (accessibilità, sentieri, ciclabilità, sicurezza…)

Cos’è la Milano Marathon

La Milano Marathon è una delle principali maratone d’Europa: ogni anno coinvolge migliaia di runner da tutto il mondo, aziende, associazioni e realtà del Terzo Settore in una grande festa di sport e solidarietà.

È un’occasione per fare rete, dare visibilità al lavoro dei volontari e partecipare insieme a una sfida che unisce sport, impegno civico e raccolta fondi.

Una festa della solidarietà

Wikimedia Italia sarà in gara con:

  • 8 staffette da 4 persone
  • 1 maratoneta

Le squadre saranno composte da:

  • volontari Wikimedia e OpenStreetMap
  • rappresentanti del mondo della ricerca
  • professionisti e runner appassionati
  • aziende che sostengono la nostra missione

Una comunità eterogenea, unita dalla stessa idea: la conoscenza deve restare libera e a disposizione di tutti. 

Non solo corsa: editathon e mapping party

Il 12 aprile saremo presenti alla Milano Marathon anche con uno stand dell’associazione dove organizzeremo una vera e propria maratona di scrittura: un’editathon aperta a chi vorrà contribuire dal vivo ai progetti Wikimedia. Inoltre, organizzeremo un evento di mappatura dedicato a chi vorrà migliorare i dati geografici digitali nella zona della maratona.

Perché per noi ogni occasione è quella giusta per mettere in comune la conoscenza.


C’è tempo fino al 1° marzo 2026 per richiedere una borsa di partecipazione per Wikimania 2026, il convegno annuale dedicato ai progetti Wikimedia e alla conoscenza libera.

Dal 21 al 25 luglio 2026, la comunità globale si ritroverà a Parigi per la 21ª edizione di Wikimania. Per l’occasione, verrà anche celebrato il 25° anniversario di Wikipedia.

Il tema scelto per Wikimania 2026, “Libertà, Equità, Affidabilità”, è un invito ad agire insieme: proteggere la conoscenza libera, promuovere l’equità tra comunità diverse e rafforzare la fiducia che fa crescere il nostro movimento.

Le borse di partecipazione “Alessio Guidetti” di Wikimedia Italia

Per favorire la partecipazione dei volontari italiani a Wikimania 2026 e crescere come comunità globale impegnata nella missione della condivisione libera della conoscenza., Wikimedia Italia mette a disposizione mette a disposizione fino a 13 borse di partecipazione “Alessio Guidetti.

Wikimedia Italia ha deciso di dedicare le borse di partecipazione ad Alessio Guidetti, tesoriere dell’associazione per cinque anni, dal 2009 al 2014. È stato anche un utente e amministratore molto attivo su Wikipedia con il nickname di Cotton, dove ha contribuito a oltre 16.000 voci ed effettuato più di 64.000 modifiche. Nel 2011, Guidetti è stato il primo a proporre l’istituzione delle borse di partecipazione a Wikimania, grazie alla quale molte persone – wikipediani, soci, attivisti della cultura libera – hanno preso parte, negli anni, alla conferenza.

Importi e scadenze

Le borse costituiscono un rimborso di costi di partecipazione all’evento come spese di viaggio e alloggio e hanno un importo di 800 euro ciascuna. Inoltre, l’iscrizione all’evento per i borsisti verrà sostenuta da Wikimedia Italia con un budget a parte.

Il termine ultimo per l’invio delle richieste è fissato per le ore 23:59 del 1° marzo 2026, mentre l’esito verrà comunicato entro il 25 marzo 2026.

Criteri di selezione 2026

Per stilare la graduatoria dei vincitori, i criteri presi in considerazione saranno i seguenti:

  • essere membro attivo delle comunità italiane/italofone dei progetti Wikimedia e/o OpenStreetMap, online e/o offline;
  • partecipare attivamente all’evento (es. proporre una presentazione, aiutare all’organizzazione o gestione di un’attività all’evento);
  • attuale, passato o futuro livello di partecipazione in altri progetti di conoscenza libera, o iniziative a scopo collaborativo e/o educativo;
  • interesse e motivazione per partecipare a Wikimania.

Come fare domanda per la borsa a Wikimania 2026

Per richiedere la borsa di partecipazione a Wikimania 2026 è necessario:

Può candidarsi qualsiasi persona che soddisfi i seguenti requisiti:

  • sia un cittadino o residente maggiorenne di uno Stato della Comunità Europea al 1º luglio  2025;
  • possa avvalersi, per il riconoscimento degli accrediti, di un conto corrente presso un istituto con sede in uno Stato della Comunità Europea;
  • abbia una conoscenza della lingua inglese perlomeno di livello A2 (livello elementare);
  • essere utente attivo in uno dei progetti Wikimedia in lingua italiana, OpenStreetMap, in Wikimedia Italia o in altri progetti nell’ambito della conoscenza libera, o di iniziative culturali e associative.

Non è ammesso chi abbia già ottenuto una borsa di partecipazione per la presente edizione dalla Wikimedia Foundation o da un altro capitolo, user group o organizzazione tematica Wikimedia.

Clicca qui per ricevere ulteriori informazioni

Immagine: Wikimania 2025 group photo with participants forming a “W” shape with their hands di Pneuma for the Wikimedia Foundation, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Da anni la nostra associazione lavora insieme alle istituzioni culturali che desiderano contribuire ai progetti Wikimedia: musei, archivi, biblioteche, fondazioni e altri enti che custodiscono un importante patrimonio culturale e vogliono condividerlo con il mondo.

La motivazione che li spinge è forte: l’apertura aumenta la visibilità, aiuta la ricerca, favorisce il riuso e valorizza la loro missione pubblica.

Tuttavia, emerge spesso un ostacolo: il diritto d’autore.

Capire quali immagini possono essere caricate su Wikimedia Commons, come funzionano le licenze Creative Commons e quali informazioni servono per evitare cancellazioni non è sempre immediato. Molte istituzioni ci dicono che vorrebbero contribuire, ma temono di commettere errori.

Per rispondere a questa esigenza abbiamo realizzato, in collaborazione con Creative Commons, una nuova video-guida che spiega i princìpi di base delle licenze Creative Commons su Wikimedia Commons e come verificare lo stato del copyright delle immagini. L’obiettivo è semplice: aiutare le istituzioni culturali a liberare contenuti in modo sicuro, corretto e consapevole.

Guarda la video-guida

Una guida semplice per un tema complesso

Il video si concentra su alcuni princìpi essenziali che ogni istituzione dovrebbe conoscere prima di caricare materiali su Wikimedia Commons. Abbiamo volutamente evitato tecnicismi e dettagli giuridici eccessivi: la guida punta soprattutto ai passaggi pratici necessari per evitare cancellazioni.

Il messaggio centrale del video è:

Un’immagine può essere accettata su Wikimedia Commons solo se è in pubblico dominio o rilasciata con una licenza libera che consente il riuso.

Questo richiede di verificare due livelli di copyright:

  • I diritti sull’opera originale
  • I diritti sulla fotografia o la digitalizzazione dell’opera

Entrambi devono essere liberi per permettere un caricamento sicuro.

In Italia, se l’autore dell’opera originale è morto da più di 70 anni, l’opera è generalmente in pubblico dominio. In alternativa, l’autore o il detentore dei diritti può scegliere una licenza libera, come CC0, CC BY o CC BY-SA. Queste sono, è importante ricordarlo, le uniche licenze accettate da Wikimedia Commons.

Una volta chiariti i diritti dell’opera, le istituzioni devono anche considerare chi ha scattato o digitalizzato l’immagine. Anche se l’opera è in pubblico dominio, il fotografo può detenere i diritti sulla riproduzione. Per questo il video sottolinea l’importanza di assicurarsi che il fotografo abbia scelto una licenza libera compatibile con Wikimedia Commons.

L’importanza per la conoscenza libera

Le istituzioni culturali conservano collezioni straordinarie che appartengono a tutti. Ma il patrimonio diventa davvero accessibile solo quando il pubblico può vederlo, usarlo, imparare da esso e reinterpretarlo. Le licenze libere sono fondamentali per rendere possibile questo processo.

Wikimedia Italia supporta le istituzioni culturali per evitare loro qualsiasi tipo di rischio, e far sì che l’apertura sia una scelta informata. Facendo questo, permettiamo a sempre più persone nel mondo di scoprire, usare e valorizzare opere che prima erano inaccessibili oppure accessibili solo de visu.

Condividere la cultura: strumenti utili per le istituzioni culturali che vogliono condividere il patrimonio che custodiscono

Un piccolo strumento, una grande missione

Questa video-guida non vuole sostituirsi a corsi avanzati o a una consulenza specializzata. Vuole essere un punto di ingresso pratico, una risorsa che le istituzioni che desiderano condividere il patrimonio possono usare, condividere e tenere come riferimento quando si apprestano a caricare materiali su Wikimedia Commons.

Spiegando i fondamenti delle licenze Creative Commons e le regole di Wikimedia Commons, speriamo di favorire la nascita di nuove partnership, aprire nuove collezioni e facilitare il lavoro di chi collabora con noi. Le istituzioni culturali sono alleate fondamentali per Wikimedia Italia, e fornire loro strumenti chiari e di qualità fa parte del nostro impegno per rendere più semplice questa collaborazione.

Questo articolo è pubblicato anche in inglese su Medium: se vuoi leggerlo, lo trovi qui.

Immagine di Simona Cannataro, CC BY-SA 4.0

Il 15 gennaio 2026, Wikipedia ha celebrato il 25º anniversario della sua fondazione. Lanciata il 15 gennaio 2001, l’enciclopedia durante il 2026 verrà festeggiata in tutto il mondo, con il motto “celebrare la conoscenza, l’umanità e la collaborazione al loro meglio”.

Leggi qui i messaggi di auguri della comunità italiana a Wikipedia

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Wikipedia 25 birthday cake in Turin di Dario Crespi (WMIT), CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

I festeggiamenti al Museo del Risorgimento

La celebrazione nazionale dei 25 anni di Wikipedia in Italia si è tenuta domenica 18 gennaio 2026 a Torino, presso il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano. Il compleanno dell’enciclopedia libera ha preceduto la premiazione del concorso Wiki Loves Monuments Italia 2025, affiancata dalla premiazione del concorso fotografico locale Wiki Loves Monuments Piemonte 2025.

Le testimonianze dei partecipanti

L’evento al Museo del Risorgimento è stato presentato dall’attore e autore Lorenzo Piccolo.

A precedere le testimonianze delle istituzioni culturali presenti sono state quelle di chi conosce Wikimedia Italia, Wikipedia e i progetti wikimediani fin dal loro esordio: Ferdinando Traversa, Presidente di Wikimedia Italia, Lorenzo Losa, presidente del Board of Trustees di Wikimedia Foundation e volontario di Wikipedia dal 2004 e Francisco Ardini, volontario di Wikipedia dal 2006.

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Ferdinando Traversa at Wikipedia 25 event in Turin 01 di Dario Crespi (WMIT), CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Ferdinando Traversa: “La storia di Wikipedia è lunga. Wikipedia nasce da un sogno, da un esperimento che qualcuno avrebbe potuto dire essere destinato al fallimento. […] Dopo 25 anni, possiamo dire che quella che era nata come una scommessa ha avuto successo. […]Wikipedia in italiano è nata l’11 maggio del 2001 e il primo raduno si è tenuto nel 2004 a Genova: per la prima volta la comunità si è incontrata per discutere e celebrare i successi di un’enciclopedia nascente. Si trattava un internet diverso da quello che vediamo oggi: ci siamo abituati alle grandi piattaforme che dominano quello che un tempo era lo spazio pubblico virtuale, adesso diventato uno spazio privato virtuale. In mezzo a tanti attori con bilanci da capogiro, Wikipedia resiste come un vero e proprio faro di conoscenza libera, gratuita, sostenuta da donazioni e basata sulla forza della sua comunità, che si è dimostrata viva lungo un percorso costellato anche di difficoltà. […] Wikipedia è il sesto sito più visitato in Italia e nel 2025 è stata anche riconosciuta come bene pubblico digitale. Tutto questo è stato possibile grazie alla forza e alla passione di migliaia di volontari. […] Quest’oggi molti di loro sono qui in mezzo a noi, e dobbiamo essere orgogliosi del lavoro che portano avanti. Come potete immaginare, ci aspettano ancora tante sfide. […] Quello che ci dà fiducia di poter continuare ad andare avanti e ad avere successo con questo piccolo grande esperimento di conoscenza libera e aperta è proprio la passione e la forza di chi ogni giorno, dà il proprio piccolo o grande contributo per la conoscenza libera.”

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Lorenzo Losa at Wikipedia 25 event in Turin di Dario Crespi (WMIT), CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Lorenzo Losa: “Questa giornata in onore di Wikipedia è una celebrazione che non va intesa solo come un ricordo del passato. Wikipedia è qualcosa che c’è oggi e che permette di proiettarci anche in un’ottica futura. Questo possiamo farlo con una base abbastanza solida perché di risultati, come abbiamo visto, ne abbiamo raggiunti parecchi. Ormai, Wikipedia è presente in oltre 300 lingue, dalle edizioni più piccole a quelle più grandi. Purtroppo, non tutto il mondo la utilizza nella stessa maniera: è estremamente diffusa da noi in Europa, in Nord America, ma meno in altre parti del mondo. […] Questo ci fa comprendere che dobbiamo anche iniziare ad adattarci al modo in cui le persone, adesso, accedono a internet e alla conoscenza. È qualcosa che sta cambiando, lo vediamo tutti in maniera abbastanza evidente con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Per noi è una sfida, è qualcosa su cui lavorare, in primo luogo perché molti sistemi di intelligenza artificiale intermediano in maniera nuova, quindi non accedono più direttamente a Wikipedia, ma parlano con un chatbot. […] Abbiamo bisogno di nuovi utenti, di nuovi volontari che accedano e che inizino a scrivere e a creare nuova conoscenza. L’intelligenza artificiale ha bisogno di Wikipedia, è una delle fonti principali su cui l’intelligenza artificiale e gli LLN vengono addestrati, per cui, oggigiorno, Wikipedia è più che mai vitale nell’ecosistema dell’informazione, ma è anche molto meno visibile. […] Quando pensiamo alle società che si occupano di intelligenza artificiale, quello che cercano in Wikipedia – e per cui Wikipedia è utilizzata così tanto – è proprio questo: il fatto che dietro ci siano delle persone, una comunità. Le società sanno bene che è uno dei pochi luoghi dove, con certezza, ci sono degli esseri umani dietro a quello che viene scritto.”

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Wikimedian at Wikipedia 25 event in Turin 01 di Dario Crespi (WMIT), CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Francisco Ardini: “Io ho iniziato a scrivere su Wikipedia a gennaio del 2006, per me questo è il mio 20° anno di contribuzione wikipediana. Ho cominciato quando ero studente universitario; durante il mio tempo libero ho visto una voce su un autore di fumetti a me caro e ho notato che, entro pochi giorni, una voce a lui correlata sarebbe stata cancellata se non fosse stata migliorata. È stata una cosa che mi ha colpito, quindi, qualche giorno dopo, ho cominciato a contribuire in anonimo e ho iniziato a conoscere un ambiente che era ancora in costruzione. […] Wikipedia è cresciuta nel rigore, nelle voci, nel numero di utenti. […] Come ha fatto un progetto così, partito dai nerd – che, con massima leggerezza e goliardia, cominciavano a creare i Wiki Oscar, scrivevano sui Pokemon –  a diventare ciò che è oggi? […] Forse proprio per le voci sui Pokemon, per quel clima che ha creato una comunità in grado di rendere giustizia al proprio obiettivo. Una comunità di volontari ha bisogno di collaborare e per collaborare c’è bisogno di questo. […] Noi abbiamo sempre voluto che questo progetto mantenesse il suo scopo che chiaramente non ha mai smesso di esistere e mai smetterà, ci abbiamo sempre creduto e tenuto. Questo è quello che ha permesso finora e che continuerà a permettere la diffusione di Wikipedia. Vi riporto la citazione di uno scrittore statunitense, Clay Shirky, che, nel 2011, proprio per celebrare Wikipedia disse: “Se tutti i suoi utenti più entusiasti smettessero di tenerci, Wikipedia sparirebbe nel giro di una settimana, travolta da vandali e spam. Se in questo momento avete accesso a Wikipedia, vuol dire che anche oggi i buoni hanno vinto”.”

Le testimonianze delle istituzioni culturali

Le testimonianze delle istituzioni culturali presenti all’evento sono state introdotte dai saluti di Luisa Papotti, Presidente del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino.

Il presentatore dell’evento, Lorenzo Piccolo, ha quindi introdotto i rappresentanti delle istituzioni culturali presenti nella Sala Codici del Museo Nazionale del Risorgimento, che, come vedremo, hanno portato sul palco esempi concreti ed efficaci delle loro collaborazioni con Wikimedia Italia, Wikipedia e i progetti dell’intero ecosistema wikimediano.

Quali possono essere le strade da percorrere per liberare la conoscenza e renderla accessibile? A questa domanda hanno risposto, ognuno a proprio modo, i seguenti ospiti:

1. Alessandro Bollo, Direttore del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano

2. Enrico Bertacchini, professore associato del Dipartimento di Economia e Statistica Dipartimento di Economia e Statistica “Cognetti de Martiis” dell’Università degli Studi di Torino

3. Sandra Migliore, Responsabile della Biblioteca di Economia e Management dell’Università degli Studi di Torino

4. Cecilia Cognigni, Dirigente del Servizio Biblioteche della Città di Torino

5. Enrico Ferraris, Curatore del Museo Egizio di Torino

6. Simone Solinas, Responsabile Direzione Comunicazione Stampa del Teatro Regio di Torino

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Compleanno Wikipedia 25 anni Torino – Interventi con WMI di Mattia Luigi Nappi, Pubblico dominio, da Wikimedia Commons

Alessandro Bollo: “Un’istituzione ha i suoi archivi, tanti documenti, ma poi, chi fa muovere tutti questi dispositivi straordinari sono le persone e la loro attitudine, la loro postura e il voler mettersi in gioco. Ricordo che proprio Wikimedia, in quel momento, fu un dispositivo che ci obbligò a uscire da una certa zona di comfort. […] Il Wikipediano in Residenza ci fece formazione e uno degli obiettivi da raggiungere era quello delll’empowerment. Penso davvero che quello fu uno dei principali risultati raggiunti: lavorarono archivisti, bibliotecari, comunicatori, project manager. […] Ci si aprì un mondo: non si trattava solo di WikipediaWikidata e Wikisource, ma anche della possibilità di rendere effettivamente disponibili e aperti dei contenuti che poi ebbero un impatto molto forte. […] Mi fa piacere ricordare anche un’altra esperienza che abbiamo fatto pochi mesi fa dal nome “Wikipedia incontra il Risorgimento”. È stato un progetto condotto insieme con Wikimedia Italia, il laboratorio HighESt dell’Università di Torino e il Dipartimento di Studi Storici dell’Ateneo. C’erano circa 30 persone presenti quel giorno: dottorandi, ricercatori, wikimediani, e c’eravamo anche noi del Museo del Risorgimento. È stato un momento di confronto molto importante: in una sola mattinata di editathon, abbiamo lavorato su 11 voci, abbiamo effettuato 142 modifiche, aggiunto 17 riferimenti, effettuato 18 caricamenti su Commons con alcune immagini che abbiamo rilasciato appositamente. […] Queste due esperienze mi portano a dire che, per il mondo delle istituzioni, è sicuramente reale il tema della pluralità delle narrazioni, costruite su fonti che non sono univoche, ma sono la garanzia del pluralismo democratico legato alla conoscenza che Wikimedia consente oggi. […] Io penso che i musei, gli archivi e le biblioteche debbano considerarsi dei nodi autorevoli, dei nodi critici all’interno di ecosistemi costituiti su fonti diverse. Il contributo è quello di essere un nodo che garantisce, che si mette alla prova nello spazio pubblico. […] Le mie due esperienze raccontate posso orientarci nel comprendere come Wikimedia Italia sia fondamentale per le istituzioni culturali.”

Enrico Bertacchini: “Ci sono alcune mie esperienze emblematiche di questa di questa collaborazione con Wikimedia Italia che sono il motivo per cui oggi mi trovo qui con voi. La prima è proprio Wiki Loves Monuments che oggi festeggiamo e di cui premiamo i vincitori: io ho avuto il piacere e l’onore di poter analizzare i dati dei primi dieci anni del concorso italiano. […] Poter riuscire ad analizzare una vastissima quantità di dati – dove sono state scattate le foto, se sono state riutilizzate, in che modo, in quante – ha permesso anche di comprendere il valore reale di questo concorso. […] Un altro progetto condotto con Wikimedia Italia che ha avuto una rilevanza in termini pratici nel contesto italiano è stato “Empowering italian GLAMs – Tutti i musei su Wikipedia”. Il progetto partiva da una considerazione molto semplice: in Italia abbiamo quasi 5000 musei e istituti similari. Molti di questi, magari quelli più grandi, hanno le capacità per avere dei siti web con varie risorse, ma tanti, concretamente, non le possiedono. La nostra idea era quella di comprendere se creare, oppure arricchire, la pagina di un determinato museo potesse favorire una maggiore visibilità a una determinata istituzione e alla conoscenza che quella istituzione crea nel mondo digitale. Sono veramente felice di essere qui a portare la mia testimonianza di quello che abbiamo fatto insieme a Wikimedia Italia.” 

Sandra Migliore: “Come Biblioteca di Economia e Management dell’Università di Torino, abbiamo partecipato all’edizione 2024 del bando GLAM, con un progetto che è stato premiato tra i vincitori e che noi abbiamo condotto. Il progetto riguardava la valorizzazione dell’edificio che ospita la Scuola di Economia e Management del nostro Ateneo, l’edifico dei Poveri Vecchi in Corso Unione Sovietica. […] Prima del progetto, non esisteva ancora una voce dedicata all’edificio su Wikipedia. Il nostro lavoro si è concentrato sul ricostruire la storia dell’edificio, dal recupero di materiali come le foto storiche della struttura al discorso che fu fatto in occasione della posa della prima pietra, che abbiamo trovato digitalizzato in una biblioteca di Roma. Siamo riusciti a caricarlo e a valorizzarlo, abbiamo creato la voce Wikipedia, siamo andati ad arricchire e migliorare alcune voci relative al quartiere di Santa Rita di Torino. Abbiamo commissionato anche un progetto fotografico e la realizzazione di un video. Questo progetto ha consentito di dare la massima valorizzazione possibile a questo edificio che è ancora di una bellezza straordinaria.”

Cecilia Cognigni: “Le biblioteche civiche torinesi comprendono una rete di 19 biblioteche pubbliche distribuite su tutta la città di Torino. Abbiamo una forte vocazione alla divulgazione e uno dei temi toccati, specifico della biblioteca pubblica, è stato proprio quello del lavoro sull’empowerment, sul rafforzamento delle competenze. È quello che abbiamo cercato di fare partecipando al bando MAB nel 2023. […] Quando abbiamo vinto il bando, guardando da un’ottica che parte dal passato e guarda al futuro, abbiamo scelto proprio il Palazzo delle Esposizioni come sede della nostra nuova Biblioteca Centrale. Perché lo abbiamo fatto? Perché questi sono percorsi di risemantizzazione per chi lavora sui contenuti e per chi mette mano a un edificio che ha una sua storia. Noi abbiamo cercato di farlo andando a recuperare documenti, anche rari, fotografici, archivistici, nell’archivio storico della città di Torino, in quello del Politecnico per raccontare il fuori e il dentro. Abbiamo digitalizzato i cataloghi storici delle esposizioni internazionali e le relative immagini. Abbiamo messo mano alla voce di Wikipedia relativa, dove oggi trovate moltissima documentazione. Dato che la nostra biblioteca civica sarà la biblioteca dell’intera città, l’obiettivo è far sì che questi contenuti possano essere fruibili da tutte e tutti, anche grazie all’infrastruttura digitale che la biblioteca metterà a disposizione. […] È lì che noi dobbiamo continuare a lavorare, affinché si rafforzino le competenze degli operatori e quelle di tutti i nostri cittadini”.

Enrico Ferraris: “Nel 2022 abbiamo iniziato una felice collaborazione con Wikimedia Italia. […] Abbiamo realizzato una bellissima editathon, all’interno di una progettazione transmediale che era collegata alla mostra “Aida, figlia di due mondi” realizzata con il contributo di Archivio Storico Ricordi, con cui Wikimedia Italia stava collaborando. Dopo aver visitato la mostra, i volontari sono venuti al museo per scrivere le voci relative ai protagonisti di cui narravano le storie presenti nella mostra. Quello stesso anno, proprio su input proprio di Wikimedia, abbiamo deciso di effettuare un vero atto di posizionamento e abbiamo consegnato praticamente circa 30.000 immagini degli oltre 4000 oggetti che sono attualmente in esposizione nel nostro percorso permanente. […] Il 2024 ha visto poi una nuova editathon, questa volta collegata al bicentenario del museo. E, nel 2025, è stato formato il nostro intero ufficio di interpretazione e accessibilità, dall’ufficio stampa ai digital e social media. […] Oggi, le istituzioni culturali devono cominciare davvero a collocarsi in termini di nodi all’interno di quello che è un grande ecosistema. La nostra rilevanza in questa trasformazione che sta avvenendo velocemente sta proprio nelle cose che sappiamo fare meglio e che possiamo portare come contributo ad un’evoluzione che adesso è anche tecnologica, non solo culturale.”

Simone Solinas: “Il Teatro Regio racchiude l’esperienza più recente tra quelle raccontate […]. L’anno scorso abbiamo tentato la sorte partecipando al bando MAB e, con il nostro progetto, abbiamo messo a disposizione della comunità internazionale oltre 2000 elaborati per i bozzetti figurini creati per scenografie e costumi di produzioni realizzate dal teatro Regio dalla fine degli anni ’60. […] Siamo riusciti a riordinare, digitalizzare e descrivere circa 135 produzioni nuove realizzate dal teatro in questi ultimi 60 anni circa e a condividerle nei progetti Wikimedia ancora prima che nei nostri sistemi. Sicuramente, il lavoro in queste quantità è stato possibile grazie anche al sostegno di Marta Arosio e di Marco Chemello dello staff di Wikimedia Italia, con i quali abbiamo abbiamo appreso in tempi piuttosto rapidi la capacità di caricare massivamente i nostri media e le informazioni connesse ad essi. Così, in pochissimi mesi, tutto questo patrimonio è stato caricato e liberato. Lo scorso 28 ottobre abbiamo fatto un’editathon in Teatro e abbiamo iniziato a instradare questi nuovi contenuti anche nel macrosistema di Wikipedia. Questo ci ha portato a custodire meglio quello che avevamo e, nel contempo, a metterlo in condivisione. Ringrazio il team di Wikimedia Italia e tutti i volontari che ci hanno seguito nel lavoro svolto e che ci seguiranno in futuro nell’utilizzo di queste risorse. Auspichiamo e speriamo di poter continuare su questa strada, ci sono tantissime cose che possiamo fare insieme e le faremo ben volentieri.”

Queste testimonianze sono un tesoro prezioso per chiunque ami la conoscenza libera, perché testimoniano la splendida e variegata umanità che fa vivere questo progetto. Su Wikipedia c’è una comunità globale di volontarie e volontari che ogni giorno monitora le informazioni, le aggiorna, le verifica e, se necessario, le corregge, con per generare una conoscenza affidabile, accessibile e neutrale. In questi primi 25 anni, l’enciclopedia libera ha dimostrato che la collaborazione e l’apertura generano un valore duraturoa per la società. Il nostro augurio è che si preservi questo valore e che si continui ancora a lungo su questa strada.

Clicca qui per visualizzare la pagina dedicata alle celebrazioni per i 25 anni di Wikipedia organizzate in Italia

Immagine in evidenza: Wikimedia Italia community with Wikipedia 25 birthday cake di Dario Crespi (WMIT), CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Siamo lieti di annunciare l’apertura del bando musei, archivi e biblioteche (MAB) 2026-2028 di Wikimedia Italia, l’iniziativa che sostiene istituzioni culturali italiane nella digitalizzazione e condivisione libera dei propri materiali culturali online. Il bando è triennale, con la possibilità di inoltrare la propria candidatura dal 14 gennaio al 28 febbraio di ogni anno, dal 2026 al 2028, e mantiene le stesse condizioni e obiettivi per l’intero triennio.

Il bando è finanziato da Wikimedia Italia in collaborazione con ICOM Italia e Creative Commons Italia e promuove il libero riuso in rete di immagini di pubblico dominio e contenuti in open access con licenze libere, per favorire la diffusione della conoscenza del patrimonio culturale attraverso strumenti digitali e piattaforme aperte come Wikipedia, Wikimedia Commons, Wikidata, Wikisource e OpenStreetMap.

Leggi qui il bando completo

Come funziona il bando MAB 2026-2028

Il bando si rivolge a tutte le istituzioni culturali e scientifiche con sede in Italia, pubbliche e private, in particolare musei, archivi, biblioteche e le organizzazioni che le gestiscono. Le candidature possono essere presentate online dal 14 gennaio al 28 febbraio di ogni anno nel triennio di riferimento.

I progetti selezionati riceveranno un finanziamento fino a €8.000 per sostenere attività che permettano di produrre e mettere a disposizione online contenuti con licenze o strumenti liberi e che arricchiscano i progetti Wikimedia sopraelencati e/o OpenStreetMap. Possono essere incluse attività di digitalizzazione, caricamento e arricchimento di contenuti, insieme a iniziative di comunicazione e restituzione al pubblico.

Inoltre, agli enti selezionati viene offerto un percorso formativo online (MOOC) e il supporto di un tutor esperto per apprendere il caricamento della loro documentazione sulle piattaforme Wikimedia. Il percorso formativo è obbligatorio e dovrà essere frequentato da almeno un referente per ente, senza limitazioni di numero massimo di partecipanti per ente.

Linee guida bando musei, archivi e biblioteche di Wikimedia Italia

Wikimedia Italia mette a disposizione delle istituzioni culturali una serie di strumenti e risorse per favorire la condivisione del patrimonio che custodiscono. Nella sezione “Condividere la cultura” del nostro sito è possibile trovare, tra le altre risorse, anche un documento con le linee guida per partecipare al bando MAB di Wikimedia Italia. Qui le istituzioni troveranno esempi, strumenti e buone pratiche per progettare iniziative efficaci di apertura e condivisione del patrimonio culturale.

Perché partecipare al bando MAB?

Se la tua istituzione custodisce contenuti culturali in pubblico dominio o rilasciabili con licenza libera, il bando MAB rappresenta un’opportunità per contribuire attivamente alla diffusione della conoscenza, ampliare la visibilità delle collezioni e coinvolgere nuovi pubblici attraverso le piattaforme più visitate al mondo.

Leggi il testo completo del bando e presenta la tua candidatura

Le storie dei progetti vincitori del bando MAB 2025

I progetti sostenuti dal bando MAB 2025 mostrano chiaramente come realtà molto diverse tra loro possano trovare nei progetti Wikimedia uno spazio comune di valorizzazione e apertura. Il Teatro Regio di Torino, ad esempio, ha lavorato alla digitalizzazione di oltre 2.000 bozzetti di scena e figurini di costumi, realizzati da scenografi e costumisti di rilievo. Materiali solitamente consultabili solo in archivio sono così entrati in un circuito di conoscenza più ampio, diventando risorse liberamente accessibili e riutilizzabili.

Un’attenzione analoga alla condivisione del patrimonio emerge anche nel progetto della Biblioteca Centrale del CNR di Roma, che ha digitalizzato oltre 400 immagini tratte dall’Atlas of isoseismal maps of Italian earthquakes, il quale comprende un fondo cartografico che fino a oggi è stato poco accessibile. Inoltre, il CNR ha tradotto in lingua LIS l’intera convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (CRPD), promuovendo l’accessibilità digitale e contribuendo all’abbattimento delle barriere.

Il Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa ha invece messo a disposizione immagini e contenuti digitali legati alle proprie collezioni zoologiche e paleontologiche, ampliandone l’utilizzo in ambito educativo e di ricerca. Infine, la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli ha digitalizzato 62 documenti d’archivio relativi alla Resistenza, arricchendo il panorama dei contenuti aperti dedicati alla storia politica, sociale e culturale del Novecento.

Clicca qui per scoprire tutti i progetti degli enti vincitori del bando MAB 2025

Immagine: Aldo De Lorenzo – bozzetto per Aida di Giuseppe Verdi – Atto I scena 1 (1987) – Archivio Storico Teatro Regio Torino WIKITRT0634 (cropped).jpg di Teatro Regio Torino, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

I vincitori di Wiki Loves Monuments Italia 2025

Tuesday, 20 January 2026 11:00 UTC

Si è svolta il 18 gennaio 2026, presso il Museo nazionale del Risorgimento italiano di Torino, la cerimonia di premiazione nazionale della quattordicesima edizione di Wiki Loves Monuments Italia 2025, organizzata da Wikimedia Italia nell’ambito della giornata di festeggiamenti per il 25º anniversario della fondazione di Wikipedia.

L’evento ha rappresentato un momento di incontro e condivisione per la comunità wikimediana e fotografica, celebrando sia l’enciclopedia libera sia l’edizione italiana del più grande concorso fotografico al mondo dedicato al patrimonio culturale.

A partire dalle ore 16:00, nella Sala Codici del Museo, sono state premiate le fotografie vincitrici e il pubblico ha avuto l’occasione di incontrare fotografi professionisti e amatoriali che, con il loro talento, contribuiscono alla missione della conoscenza libera. In concomitanza con la premiazione del concorso nazionale si è tenuta anche la premiazione del concorso regionale Wiki Loves Monuments Piemonte, giunto alla sua settima edizione.

Un’edizione da record

L’edizione 2025 di Wiki Loves Monuments Italia, organizzata in collaborazione con la Federazione Italiana Associazioni Fotografiche (FIAF) e con il patrocinio di ANCI e della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, ha visto la partecipazione di 508 fotografi, di cui 239 nuovi utenti, che hanno caricato oltre 26.000 fotografie su Wikimedia Commons.

Grazie a questo risultato, l’Italia si è posizionata al terzo posto per partecipazione tra i Paesi partecipanti, confermando ancora una volta il forte coinvolgimento della comunità nella documentazione del patrimonio culturale nazionale.

Accanto al concorso tradizionale, il tema speciale dell’edizione 2025 è stato Edifici pubblici e luoghi della memoria”, con l’obiettivo di raccogliere immagini libere di edifici pubblici come municipi, teatri e tribunali, oltre a sacrari e cimiteri, luoghi centrali per la memoria collettiva e l’identità dei territori.

Per il concorso nazionale sono stati premiati dieci scatti, cinque per ciascuna categoria. Sono stati inoltre assegnati il premio speciale “Monumento svelato”, dedicato al miglior scatto di un monumento non ancora presente su Wikimedia Commons, e il premio speciale FIAF.

Le foto vincitrici del concorso tradizionale

Vi presentiamo le cinque foto vincitrici del concorso tradizionale, corredate dal commento di Simone Sabatini, membro della giuria e Direttore del Dipartimento Esteri FIAF.

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Sant’Ambrogio di Torino – Sacra di San Michele – 2025-09-29 15-35-04 001.jpg di Federico_Milesi, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

“La Sacra di San Michele è un vero e proprio nido di aquila che si affaccia a strapiombo sulla sottostante Val di Susa; ben visibile da Torino sembra fare la guardia alla città dagli invasori che provengono dalle montagne. E’È un luogo magico, difficile da riprendere in tutta la sua bellezza; ci riesce molto bene l’autore che ci regala un’immagine pulita e chiara, capace di esprimere tutta la potenza e la bellezza del luogo. Buona la luce, buono il taglio e la scelta del cielo e delle montagne innevate che fanno da sfondo al soggetto, dove la mancanza di qualsiasi essere umano conferisce ancora più forza all’immagine.”

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L’enigma di pietra….jpg di Albus65, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

“Arrivare con l’automobile o con la bicicletta a Castel del Monte permette di visitare questa fortezza completamente chiusa, con pochissime porte e finestre, magnificamente conservata. Ma la ripresa dall’alto, presumibilmente ottenuta con un drone, offre un punto di vista diverso, capace di mettere in risalto la perfetta forma geometrica che compone questo monumento candido, avvolto dal mantello verde del bosco circostante. Solo una piccola figura umana si aggira solitaria intorno al maschio, ampliando il senso di solitudine ma esaltando, al contempo, le dimensioni della costruzione. Una ripresa attenta, una post produzione corretta evidenziano la qualità del fotografo che non lascia niente al caso…”

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Giovinazzo – Concattedrale di Santa Maria Assunta – 2025-09-21 15-54-15 001.jpg di Pakycassano, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

“Due gli elementi fondamentali di questa immagine: il gioco delle luci che circondano a festa gli edifici, pur nella loro candida monocromia, evidenziando i particolari  delle singole pietre di cui si compongono le mura e le case, e la lunga esposizione della fotografia che non blocca l’immagine congelandola in un istante, bensì crea un dolce movimento delle acque che rende poetica tutta la scena. Un buono scatto, un punto di ripresa corretto, un cielo che aiuta nella composizione e nel guidare lo sguardo verso i punti fondamentali dell’immagine, una attenzione alle linee cadenti che confermano, anche in questo caso, la qualità del fotografo.”

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Gressoney-Saint-Jean – Castel Savoia – 2025-09-10 23-37-32 002.jpg di Domeian, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

“Un’immagine piacevole che proietta l’osservatore dentro una favola… Il castello illuminato, le luci accese nelle stanze, le stelle della volta celeste, la neve, gli alberi. Tutti elementi che sapientemente coordinati rendono l’immagine piacevole e di sicuro impatto; ci vuole poco a socchiudere gli occhi e sentire le note di un Valzer che suona. La fotografia notturna è una sfida; le luci parassite, i colori degradati, i tempi lunghi, le sensibilità elevate che devono essere impostate sul sensore, che si aggiungono al freddo della notte innevata, sono tutti elementi che confliggono con la realizzazione di una buona immagine. Ma se tutti i fattori sono ben giocati, come in questo caso, il risultato è estremamente piacevole.”

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Assisi – Basilica di San Francesco con statua.jpg di Jessyangeli90, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

“La Basilica di San Francesco è un celebre luogo di pellegrinaggio, capace di offrire un’esperienza sia artistica che spirituale unica al visitatore, aspetto questo che questa fotografia, grazie anche al valore della luce bassa, radente e calda (in una giornata presumibilmente fredda, visti gli abiti dei pellegrini/turisti) bene trasmette all’osservatore. La composizione lascia un ampio spazio alla statua, posta in primo piano a destra; l’occhio dell’osservatore, inizialmente attratto dal chiarore della facciata della Basilica, si sposta in un secondo momento sulla statua scura, ben illuminata dal sole e lì si sofferma, ponendo all’osservatore dubbi e domande: chi è questo soldato? Perché è stato posto in questo luogo così importante? Perché non è presente la statua del santo? Oggi alle domande è facile e veloce dare risposte… Ma il fotografo ha raggiunto lo scopo più alto della fotografia, quello di porre dubbi all’osservatore e di farlo soffermare a riflettere. La bella fotografia lascia così lo spazio alla buona fotografia, quella che richiede una maggior attenzione e lettura.”

La sezione “Edifici pubblici e luoghi della memoria”

A seguire, scopriamo i cinque scatti vincitori della sezione sopracitata, nuovamente commentati da Simone Sabatini.

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Modena – Cimitero di San Cataldo – 2025-09-27 19-19-46 001.JPG di Gianfranco_Salsi, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

“Solo il titolo dell’immagine ci indica il luogo rappresentato nella fotografia… è impossibile risalirvi da soli; questo è un elemento fondamentale della fotografia cosiddetta “grafica”: ogni dettaglio, ogni elemento in eccesso, ogni “orpello” viene eliminato per lasciare il posto ad un minimalismo che rappresenta solo l’essenziale. Il tutto giocato su un bianco e nero fortemente contrastato, in cui anche le sfumature di grigio sembrano destinate a lasciare il posto alle estreme luci, o alle ombre più chiuse, senza però cadere nell’errore delle bruciatura delle luci o nella illeggibilità delle ombre. La composizione porta immediatamente l’occhio verso la figura in movimento… è una donna che passa? La parente di un defunto? O forse no… Forse non è una persona in carne e ossa, forse è una statua che sorveglia una tomba sottostante. Domande che si accumulano nella testa del lettore in una fotografia minimalista decisamente ben riuscita.”

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Genova – Palazzo Doria-Spinola – 2025-09-17 11-09-29 001.jpg di Jeanblot73, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

“Uno scatto curioso, quasi pittorico, sicuramente attraente e che si lascia osservare. Nella sua semplicità questa immagine si fa largo fra le altre grazie alla bella luce che si rifrange dalla facciata del palazzo, ma anche per l’interessante contrasto fra la pietra asciutta e la parte bagnata. Bravo l’autore ad individuare nel piccolo specchio di acqua residua non una semplice parte di facciata, ma proprio l’angolo del palazzo che crea un bel movimento in tutto l’insieme rendendo interessante un’immagine che altrimenti avrebbe potuto essere banale.”

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Torino – Cimitero Monumentale di Torino – 2025-09-15 11-50-53 001.jpg di Francoamantea, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

“I cimiteri monumentali sono luoghi ricchi di fascino, dove è possibile trovare, per un fotografo attento, molti spunti di ripresa e dettagli evocativi. Certamente il ricorso al bianco e nero, in questo caso morbido e non eccessivamente contrastato, aumenta il senso di spiritualità e di misticità che si respira in questi luoghi. Bravo il fotografo che riesce, attraverso il suo scatto, a far rivivere anche al lettore questi momenti di intimità. E il taglio dell’immagine inserisce anche un elemento di mistero: chi è questa donna parzialmente svelata? E perché si rivolge all’entrata del sepolcro? Aspetta la resurrezione di qualcuno posto all’interno o aspetta invece di entrarvi lei stessa?”

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Palermo – Palazzo dei Normanni – 2025-09-25 17-50-02 001.jpg di TeKappa, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

“Il Palazzo dei Normanni è un posto ricco di storia, fascino e di arte; un vero e proprio scrigno di tesori che emergono in ogni angolo e in ogni spazio. Anche alzando lo sguardo al cielo, gli occhi e l’anima si riempiono di colori, forme ed emozioni. Questo probabilmente era lo stato d’animo del fotografo nel momento in cui ha scattato; quasi un senso di impotenza di fronte a una tale bellezza creata dal genio umano. Nonostante l’emozione e il sicuro senso di smarrimento davanti a una tale scena, l’autore ha avuto la capacità di riprendere perfettamente l’immagine; non una sbavatura nella scelta della composizione e della esposizione; una fotografia molto buona, ricca di dettagli, di luci, di colori e di ombre che niente tolgono alla scena, creando anzi un bell’effetto tridimensionale!”

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Bergamo – Cimitero di Colognola e Azzano San Paolo – 2025-09-08 17-33-15 001.JPG di BAJO DONATELLA, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

“Una foto evocativa scattata in un cimitero monumentale; un’immagine che attraverso il ricorso al bianco e nero e alla pioggia caduta, aumenta il senso di tristezza e di solitudine propria di questi luoghi. Le gocce sul mento e sul naso della statua danno vita all’opera che sembra così piangere per il defunto a cui sta porgendo un fiore. Una immagine interessante che soffre un po’ della complessità della scena: un cielo eccessivamente bianco e omogeneo, una figura non leggibile sulla destra, un elemento che sporge dal basso davanti al fiore, i rami dell’ulivo che sembrano fuoriuscire dal corpo della donna. Una composizione più attenta e riflessiva avrebbe giovato a questa immagine che comunque resta interessante e apprezzabile.”

Premio speciale “Monumento svelato”

Adesso lasciamo spazio alla fotografia vincitrice del premio “Monumento svelato”, anch’essa commentata da Sabatini. Lo scatto, realizzato nel cimitero di Desertes a Cesana Torinese, ritrae un monumento che fino a oggi non era ancora documentato su Wikimedia Commons. È l’immagine concettualmente più significativa del concorso, perché ne incarna pienamente lo spirito: portare alla luce luoghi e testimonianze poco conosciute, rendendole finalmente visibili e condivise.

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Cesana Torinese – Cimitero di Desertes – 2025-09-29 15-50-41 002.jpegdi Federico_Milesi, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

“La montagna racchiude segreti custodendoli gelosamente fra alberi, torrenti e massi; a chi si inerpica per le strade, spesso strette e sterrate, svela le sue bellezze e la sua storia, mescolando il ricordo di vite e di comunità passate. E in questo il Piemonte è un territorio maestro, con i suoi paesini e borghi arroccati su ripidi pendici, con piccole comunità che resistono indomite nonostante le difficoltà di un isolamento sempre più arduo da accettare da parte delle giovani generazioni, che negli anni si sono disperse spostandosi verso le città. Oggi, però, le tecnologie creano nuove basi per permettere la sopravvivenza di questi borghi; la miglior possibilità di connessione con il resto del mondo può essere di stimolo per riportare nuove famiglie a vivere in questi luoghi incantati. E, sicuramente, fra le recenti tecnologie c’è da annoverare il drone, piccolo ma potente strumento che regala nuove visioni e nuove composizioni, svelando punti di vista e particolari difficilmente ritraibili con la fotocamera classica. E così con il drone l’autore ha potuto riprendere questo borgo, con la sua chiesa e il suo cimitero, incastonato fra conifere sempreverdi, latifoglie rosse per l’autunno avanzato, rocce di picchi aspri e irraggiungibili. L’assenza di persone, il cancello spalancato del minuscolo cimitero… tutto concorre a rendere piacevole l’immagine. Solo una macchina, parzialmente nascosta dietro a uno steccato di legno, ricorda che ancora la vita batte dietro alle finestre.”

Premio speciale FIAF

Infine, vi mostriamo la fotografia vincitrice del Premio speciale FIAF, accompagnata dal commento di Debora Valentini, Direttrice del Dipartimento Social FIAF.

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Modena – Cimitero di San Cataldo – 2025-09-27 19-21-49 001.JPG di Gianfranco_Salsi, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

“In questa fotografia l’autore ci propone la parte nuova del Cimitero di San Cataldo, luogo iconico e profondamente legato all’immaginario fotografico.  L’architetto Aldo Rossi concepì la struttura come una città dove “il rapporto privato con la morte torna a essere rapporto civile con l’istituzione”. L’edificio si presenta come una città silenziosa, fatta di ripetizioni, vuoti e assenze. Le finestre ricordano quelle di un quartiere abitato, ma si aprono su uno spazio sospeso, che rimanda alla città dei vivi senza mai coincidere con essa. La geometria rigorosa dell’edificio costruisce un ordine quasi astratto, che tuttavia non risulta freddo. La luce, il bianco delle superfici e il gioco delle ombre nette restituiscono un luogo in cui il tempo sembra rallentare. In questo equilibrio, la presenza umana – piccola ma ben riconoscibile – diventa essenziale: dà misura allo spazio e introduce una relazione emotiva. Come nello sguardo di Luigi Ghirri, che lo fotografò negli anni 80, l’attenzione si sposta dal monumento all’esperienza. L’opera di Aldo Rossi viene restituita nella sua dimensione quotidiana e poetica, spogliata di ogni retorica, capace di trasformare l’assenza in forma e il vuoto in significato. La fotografia riesce così a evocare una suggestione profonda e duratura, che va oltre la descrizione dell’architettura e interroga lo sguardo di chi osserva.”

Immagine in evidenza: Sant’Ambrogio di Torino – Sacra di San Michele – 2025-09-29 15-35-04 001.jpg di Federico_Milesi, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Il capitolo italiano di OpenStreetMap festeggia un compleanno importante: dieci anni di attività all’interno di Wikimedia Italia come capitolo locale riconosciuto dalla OpenStreetMap Foundation (OSMF). Un anniversario che non è solo una ricorrenza simbolica, ma l’occasione per ripercorrere una storia fatta di volontariatoinnovazionecollaborazione e crescita continua di una delle più grandi comunità di produzione di dati geografici liberi al mondo.

Il 27 gennaio 2016Wikimedia Italia ha firmato l’accordo con la OpenStreetMap Foundation, diventando capitolo locale ufficiale e il secondo a livello mondiale dopo l’Islanda. In Italia, OpenStreetMap ha trovato una casa capace di offrire supporto legale, amministrativo e organizzativo, mantenendo al centro il ruolo fondamentale della comunità dei mappatori e delle mappatrici.

In questi dieci anni, il progetto è cresciuto enormemente: da iniziativa di nicchia a database utilizzato quotidianamente da cittadini, aziende, pubbliche amministrazioni, ricercatori, escursionisti, ciclisti e sviluppatori. Un percorso che si inserisce pienamente nella missione condivisa da OpenStreetMap e Wikimedia Italia: rendere la conoscenza, geografica e non solo, libera, accessibile e riutilizzabile da chiunque.

Un 2025 ricco di risultati e collaborazioni

L’ultimo anno è stato particolarmente significativo per il capitolo italiano di OpenStreetMap, con progetti che hanno dimostrato la maturità dell’ecosistema comunitario costruito nel tempo.

Il rinnovamento di Tuttocittà, che ha scelto OpenStreetMap come fornitore dei dati geografici, rappresenta un passaggio storico: una piattaforma iconica della cartografia italiana che si affida a dati aperti e collaborativi, confermando la qualità e l’affidabilità del lavoro della comunità.

Le iniziative di mappatura collaborativa hanno continuato a crescere e diversificarsi. Il progetto “Facciamo Luce”a Milano ha coinvolto volontari e studenti del Politecnico di Milano nella mappatura della rete di illuminazione urbana, mostrando come OpenStreetMap possa essere uno strumento concreto per migliorare la conoscenza e la gestione degli spazi urbani.

Di rilievo anche il progetto dei volontari del mese di ottobre, dedicato alla mappatura di 30 piccoli centri italiani: la comunità ha aggiornato la cartografia libera e aggiunto oltre 39 mila dettagli utili, tra cui 22.600 edifici, relativi a borghi e paesi che spesso non trovano spazio nelle mappe commerciali. Nel mese di novembre, l’evento FOSS4G-it & OSMit 2025 ha riunito a Trento comunità, ricercatori e professionisti del mondo dei dati e del software geografico libero, confermando il ruolo centrale dell’Italia nel panorama geospaziale open.

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FOSS4G-IT – OSMit 2024 11 di Anisa Kuci, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Alle origini del capitolo italiano: l’intervista a Simone Cortesi

Per raccontare come tutto è iniziato, abbiamo intervistato Simone Cortesi, ex tesoriere e segretario della OpenStreetMap Foundation, che il 27 gennaio 2016, insieme a Martijn van Exel per OpenStreetMap Foundation, firmò l’accordo con Wikimedia Italia che sancì la nascita del capitolo locale italiano.

Alla base di quella scelta c’era la volontà di far parte di qualcosa di più grande:

“L’idea è stata quella di far parte di qualcosa di più grande, di un’associazione che avesse ideali simili a quelli della OpenStreetMap Foundation e in Wikimedia Italia ho trovato un terreno fertile per questo. La comunità era molto grande; io ho cominciato a lavorare in OSM prima ancora che esistesse un dominio nel web.”

Cortesi racconta i primissimi anni di OpenStreetMap, quando il progetto era ancora sperimentale e fortemente legato all’iniziativa di Steve Coast, imprenditore britannico che nel 2004 ha fondato OpenStreetMap in Inghilterra:

“Steve aveva iniziato a scrivere un po’ di codice, all’epoca si facevano delle donazioni (come Patreon) e, arrivato a un certo obiettivo, ha sviluppato una cosiddetta ‘feature’ , la sua idea. […] Inizialmente, OpenStreetMap renderizzava solo il centro di Londra: Steve è partito da lì, fino ad arrivare al Galles e all’intera Inghilterra.”

In Italia, il contributo passava anche attraverso il lavoro di relazione con le istituzioni:

“Io non ero particolarmente bravo a scrivere codice, ma avevo una grossa base di competenze nei legami con la pubblica amministrazione, quindi ho cominciato a liberare dati “ad Simonem”: chiedevo l’autorizzazione affinché mi dessero la possibilità di pubblicare i dati e renderli liberi.”

Anche i ricordi di Cortesi dei primi mapping party restituiscono tutta la dimensione pionieristica di quegli anni:

“Ricordo ancora il primo mapping party a Pavia, che si è concluso con l’upload dei dati a casa mia; prima non era così semplice avere le password del wifi dei bar in città… Per raccogliere i dati usavamo dei dispositivi GPS che avevano un tasto d’accensione e un marcatore temporale. Li tenevamo sui nostri zaini: il dispositivo registrava un segnale GPS e, ogni 5 secondi circa, segnava la coordinata, creava un file GPX e caricavamo le tracce su OSM. Lì, cercando il mio profilo, si possono vedere migliaia di tracce: non c’erano ancora le immagini satellitari, quindi non si poteva sapere cosa si trovasse in un determinato luogo da una foto; bisognava capirlo dalla quantità di punti GPX che si trovavano in quel posto. Il motivo per cui Steve ha iniziato con OSM è che aveva bisogno di una mappa di Londra che ancora non esisteva. Io, in quel periodo, mi stavo per trasferire a Londra, avevo conosciuto Steve tramite una newsletter e anche io in quel momento avevo bisogno di una mappa della provincia di Pavia dove sono nato e cresciuto. All’epoca ero attivo nel settore dell’idroelettrico, avevo bisogno di sapere dove si trovassero i fiumi e le varie confluenze e non c’era nulla di tutto ciò che vediamo adesso. Non potevi andare online e scaricare un dataset dei fiumi della Lombardia, così come Steve non poteva fare nulla con Londra. E… II primo punto posizionato in Italia su OSM è il Ponte della Becca a Pavia, dove si trova la confluenza tra il fiume Po e il Ticino, proprio a pochi chilometri da casa mia.”

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Martijn van Exel (OpenStreetMap Foundation) and Simone Cortesi (WikiMedia Italia) signing the agreement between OSMF and WMI for the Italian Chapter di Martijn van Exel, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Le voci della comunità

A raccontare l’evoluzione di OpenStreetMap in Italia sono le persone che, giorno dopo giorno, hanno contribuito al progetto. Abbiamo chiesto ad alcuni volontari di condividere la loro esperienza, i cambiamenti osservati e le prospettive future.

Stefano Sabatini

“Da quando ho iniziato a contribuire attivamente nel 2011, ho cercato di partecipare ad iniziative di diffusione del progetto, a partire dalla serie di M’Appare Genova nel 2012 dove avevamo approcciato università, pubblica amministrazione ed aziende. Negli anni, con l’aumentare dei partecipanti abbiamo visto aumentare notevolmente anche la qualità del lavoro. Così, da “giocattolo” per gli addetti ai lavori, OSM è diventata una piattaforma che ospita una collezione di interessi specifici: dagli appassionati di infrastrutture agli escursionisti, e che viene migliorata anche grazie ai contributi sempre più numerosi degli utilizzatori “passivi” (utenti di navigatori o semplici visitatori di mappe che utilizzano i nostri dati). Un grande contributo a livello locale è stato dotarsi di una rappresentanza ufficiale tramite Wikimedia Italia che ci ha permesso di interagire in maniera più strutturata con la platea di interessi che da soli non avremmo potuto coinvolgere. Mi viene in mente la convenzione che abbiamo sottoscritto con il CAI per interfacciare il Catasto Sentieri con OpenStreetMap, e il lavoro – spesso dietro le quinte – della figura della project manager di WMI per OSM, fino ad arrivare al successo dell’anno scorso che vede Tuttocittà utilizzare OSM come fornitore di dati geografici. Con il capitolo abbiamo avuto occasione di poter utilizzare le potenzialità del mondo Wikimedia: dall’utilizzare le infrastrutture tecnologiche per fare esperimenti che hanno portato al servizio degli estratti, a sperimentare l’integrazione fra OSM e Wikidata (anni prima che si diffondesse)… Abbiamo organizzato due conferenze internazionali e tante altre iniziative. In futuro, spero che il tema della conoscenza aperta sia sempre più visibile e necessario, rendendo sia il mondo Wikimedia che il mondo OpenStreetMap indispensabile al grande pubblico e che questa coesistenza di rappresentanza unica al mondo possa portare altre opportunità di sviluppo per i nostri progetti.”

Maurizio Napolitano

“Il mio primo contributo ad OpenStreetMap risale al 2007. Ricordo bene quel momento, non tanto per l’oggetto in sé – una semplice informazione geografica – ma per la sensazione: stavo contribuendo a diffondere conoscenza. Venivo dal mondo del software libero geografico e per me vedere dati che diventavano mappe era già affascinante. Ma OpenStreetMap aveva qualcosa in più: quei dati potevano essere usati da chiunque, per qualsiasi scopo. All’epoca non era affatto scontato, anzi, chiedere i dati aperti, era considerato ancora l’inizio di una lunga battaglia. Quello che mi ha fatto restare, però, non sono state solo le mappe: è stata la comunità. Le mailing list, le discussioni infinite, le persone che incontravi prima online e poi dal vivo. Gente con competenze profondissime e gente che non sapeva nulla di geografia o GIS, ma aveva voglia di contribuire. C’era chi mappava per passione, chi per necessità, chi perché amava camminare, andare in bici, esplorare. Percorsi diversissimi che convivevano senza gerarchie. Ho conosciuto così i primi pionieri italiani, persone che oggi fanno parte della storia di OpenStreetMap (uno su tutti Simone Cortesi). Non come “eroi”, ma come individui che dedicavano tempo, energia, entusiasmo a qualcosa in cui credevano davvero. E ho capito molto presto una regola fondamentale: in OpenStreetMap non conta chi sei, ma cosa fai. Negli anni, ho vissuto momenti complessi e bellissimi: le discussioni sul cambio di licenza, i primi mapping party, la nascita di OSMit, il desiderio di dare alla comunità italiana una casa riconoscibile. Quando si è trattato di capire come strutturarsi, ho sostenuto l’idea di guardare a Wikimedia Italia. Non perché fosse la soluzione più semplice, ma perché OpenStreetMap stava diventando qualcosa di più grande del solo ambito geospaziale. Un progetto capace di attrarre persone che non arrivavano da percorsi tecnici, ma da passioni, bisogni, curiosità. Non è stato tutto immediato. L’incontro tra mondi diversi richiede tempo, pazienza e presenza. Ma OpenStreetMap funziona così: per do-ocracy. Chi fa, decide. E io ho sempre creduto che fosse un enorme punto di forza. Nel tempo ho contribuito in molti modi: mappando, raccontando, organizzando. Ho parlato di OpenStreetMap in radio, in TV, sui giornali. Ne ho parlato anche in tre TEDx, perché sentivo il bisogno di spiegare che le mappe non sono solo tecnologia, ma cultura, politica, responsabilità. Ho fatto parte del direttivo di Wikimedia Italia e oggi sono nel direttivo della OpenStreetMap Foundation. Un luogo che molti non vedono, ma che è fondamentale per garantire che questo progetto resti libero, sostenibile e indipendente. OpenStreetMap ha influenzato profondamente il mio percorso professionale, ma soprattutto il mio modo di stare nelle comunità. Mi ha insegnato che costruire beni comuni richiede tempo, ascolto e una disponibilità reale a mettersi in gioco. Restituire parte del mio tempo a OpenStreetMap non è un favore che faccio a qualcuno. È il modo più naturale che conosco per dire grazie a un progetto che mi ha insegnato cosa significa davvero “costruire insieme”.”

Federica Gaspari

Se mi guardo indietro, devo essere onesta: il 2025 mi ha visto più nelle vesti di “esploratore solitario” che del collaboratore assiduo che cerco sempre di essere. Eppure, anche se ho sentito la mancanza delle mappature collettive, i momenti condivisi hanno lasciato un segno profondo. I ricordi migliori di questi mesi? Sicuramente il progetto WikiImparare con la scuola Morosini Manara di Milano. Continuare il lavoro sul ‘Wiki-Giardino’ e vedere gli studenti scoprire che la natura esiste anche nella nostra ‘giungla di cemento’, imparando al contempo a usare strumenti digitali, è stata una grande vittoria. E poi le iniziative con i PoliMappers: anche se meno numerosi, i mapathon sono stati significativi. Dalla collaborazione con il PouL per il campus Leonardo, al progetto “Facciamo Luce” sulla rete di illuminazione urbana. Non sarei qui a raccontarlo senza il supporto di persone speciali: grazie a Giovanna Ranci per avermi coinvolto nuovamente con le scuole, a Dina e Huy per essere stati i migliori compagni di mappatura, e al Prof. Taichi Furuhashi per aver portato una passione contagiosa (e una fantastica camera a 360°!) in ogni singolo incontro.

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“Facciamo Luce” – gruppo di lavoro 2 di Anisa Kuci, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Alessandro Palmas

Non è certo semplice condensare gli ultimi 10 anni in poche righe di un’attività che da hobby è diventata un lavoro e continua ad essere tutt’ora anche un hobby. Dall’entusiasmo della partenza (avevo finalmente trovato una Wikipedia delle mappe) a fine 2007, disegnando una mappa quasi vuota, alla riscoperta dell’escursionismo per mappare i sentieri in Liguria e basso Piemonte. Gli ultimi 10 anni hanno visto una profonda modifica in tutti gli aspetti del progetto OSM. Ovviamente, la densità e la tipologia degli oggetti mappati è cresciuta a dismisura; la conoscenza della mappatura per l’accessibilità di strade e negozi aggiunse entusiasmo al progetto. Qualche anno prima della nascita del Capitolo Italiano di OSM, iniziammo a bussare alle porte delle Amministrazioni locali. Ecco, in quegli incontri mi consideravo quasi un “eretico delle mappe”, trovandoci a parlare con funzionari che ci introducevano all’informazione geografica “autoritativa”, che giravano quasi sempre su sistemi software non Open Source (e spesso ne coglievamo le contraddizioni nei loro cicli di aggiornamento del dato spesso quinquennali). Trovammo però anche molte persone disposte ad ascoltarci; ma, tranne qualche caso, era difficoltoso allacciare intese o rapporti ufficiali: ci mancava un riconoscimento ufficiale, una carta intestata. Ed ecco che verso la fine del 2015 avvenne la naturale svolta, facendo prima conoscenza, poi unendosi a Wikimedia Italia che garantiva un solido supporto legale/amministrativo e con la quale condividevamo gli ideali di comunità e condivisione della conoscenza. I primi anni hanno visto sbocciare sinergie con diverse Amministrazioni, che a loro volta hanno condiviso informazioni importanti. Parliamo ad esempio di alcuni milioni di numeri civici che successivamente sono stati importati in OSM, ma anche di accordi e iniziative che sono ancora in vigore, come ad esempio l’accordo col Club Alpino Italiano che si è aperto – cosa non banale per un’istituzione che ha radici profonde con la storia e la tradizione italiana – alle nuove tecnologie informatiche. E intanto i mappatori continuavano a mappare a piedi, in bicicletta, treno o auto, con GPS e smartphone sempre più precisi e potenti. E in pochi anni le mappe e i dati, usate da sfondo o come base per elaborazioni, hanno avuto sempre più piede nella vita di tutti i giorni degli iItaliani… E ormai non passa giorno che non appaiano in televisione o su qualche quotidiano o rivista.

Alessandro Sarretta

“Il fatto che in Italia il capitolo locale di OSMF sia rappresentato da Wikimedia Italia è una unicità a livello mondiale di cui andare fieri, perché fornisce supporto, coordinamento e risorse a per la comunità dei volontari OpenStreetMap difficilmente replicabili. In questi 10 anni insieme, mi sembra che molte iniziative organizzate da WMI (organizzazione di eventi, finanziamenti mirati, creazione di gruppi di lavoro, coordinamento con altre associazioni e iniziative) abbiano aiutato a semplificare e arricchire le attività di mappatura dei volontari OSM. Da volontario OpenStreetMap e appassionato di software geografico libero e dati aperti, ho trovato in WMI una realtà ricca di persone appassionate, di valori, di esperienza, che credo fornisca una casa ideale per supportare il lavoro di chi ha cuore non solo OpenStreetMap, ma più in generale il tema dei dati e dell’informazione geografica libera. Molto altro c’è da fare, soprattutto in termini di supporto ai gruppi e alle attività locali, ma si sa che le cose funzionano se ci sono persone di buona volontà che si impegnano a farle funzionare e su questo sono convinto che WMI e OSM avranno modo di continuare a lavorare anche nei prossimi 10 anni insieme!”

Lorenzo Stucchi

“Wikimedia Italia ha dato alla comunità OpenStreetMap una casa stabile, capace di valorizzare il lavoro dei volontari senza mai sostituirsi ad essi. Questo ha reso possibile affrontare sfide complesse e ambiziose: dal dialogo strutturato con le pubbliche amministrazioni, come nel caso della convenzione con AMAT, all’organizzazione di eventi di rilievo nazionale come OSMIT e internazionale come State of the Map 2018 a Milano e State of the Map 2022 a Firenze, fino alla gestione continuativa di servizi e progetti a supporto della comunità.

Grazie a Wikimedia Italia, la comunità può oggi contare su strumenti concreti come un’istanza di Tasking Manager e sui servizi di estrazione dati: attività spesso poco visibili, ma essenziali per rendere OpenStreetMap sempre più accessibile, affidabile e utilizzabile nel lavoro quotidiano di mappatori e mappatrici.

Questi risultati importanti pongono davanti a una domanda centrale: come può’la comunità supportare Wikimedia Italia affinché supporti ancora meglio la comunità? Guardando al futuro, credo che solamente con il coinvolgimento diretto di un numero maggiore di volontari OSM all’interno dell’associazione sia possano immaginare e realizzare insieme progetti sempre più grandi e di maggiore impatto.

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GEOdaysIT 2023 – OpenStreetMap group photo di Anisa Kuci, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Uno sguardo rivolto al futuro

Dieci anni dopo la nascita del capitolo italiano, OpenStreetMap continua a essere un progetto vivo, in evoluzione, capace di adattarsi ai cambiamenti tecnologici e sociali senza perdere la propria identità: le mappe libere non sono solo uno strumento tecnico, ma un bene comune costruito collettivamente, giorno dopo giorno.

Il compleanno del capitolo italiano di OSM è quindi non solo una celebrazione del percorso svolto fino ad oggi, ma un invito a guardare avanti verso nuove collaborazioni, nuovi contributori e nuove mappe da disegnare insieme.

Buon compleanno OpenStreetMap Italia!

Immagine in evidenza: State of the Map 2022 – group photo 10 di Carlo Prevosti for Wikimedia Italia, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Wikipedia e l’IA

Monday, 3 November 2025 03:51 UTC

L’altro giorno, parlando di Grokipedia, ho accennato al fatto che Wikipedia deve per forza fare i conti con l’intelligenza artificiale. Qui provo a spiegare come io vedo la situazione. Premetto che tutto quello che scrivo riflette esclusivamente il mio pensiero, non quello della comunità di Wikipedia in lingua italiana, di Wikimedia Italia o tanto meno della Wikimedia Foundation.

Il primo punto da considerare è capire perché usare l’IA. Attenzione: non sono luddista, e non ho nulla a priori contro il suo uso. Spero però che nessuno creda davvero che gli LLM siano creativi, riuscendo quindi a scrivere qualcosa di davvero nuovo e non rimasticato (pur molto bene): d’altra parte se ci riuscissero il testo sarebbe considerato una ricerca originale (RO) che in Wikipedia è assolutamente vietata, perché tutto deve essere verificato indipendentemente. (Nota: mentre sto scrivendo c’è una curiosa convergenza tra utenti destrorsi e sinistrorsi che stanno cercando di far passare il concetto che le ricerche originali si possono usare). E taciamo sul fatto che le “ricerche originali” degli LLM sono spesso cose che non stanno né in cielo né in terra: ultimamente abbiamo avuto l’utente LugAIno che scriveva testi più o meno casuali sulla città di Lugano. Aggiungiamo poi che c’è il gtrande rischio che il testo generato, specialmente se si parla di un argomento di nicchia, potrebbe essere troppo simile alla fonte originale e pertanto essere una violazione di copyright. Non sapere quali siano le fonti non ci permette nemmeno di scoprirlo.

Da qui si passa al secondo punto: Wikipedia richiede di inserire le fonti delle affermazioni indicate, cosa che di solito non si ha con gli LLM: ci sono delle eccezioni, come Copilot e Perplexity, ma anche se loro affermano di indicare da dove hanno preso le informazioni questo non significa molto. L’altra settimana per esempio, chiedendo a Perplexity quando una chiesa milanese era stata eretta come basilica minore, Perplexity mi “citò una fonte” secondo cui il decreto relativo era stato emesso nel luglio 2025… da papa Francesco.

Ciò detto, non c’è nessuna ragione intrinseca per vietare tout court l’uso dell’IA per migliorare le voci: quello che serve è che non si copincolli il testo creato ma lo si controlli e lo si corregga dove necessario. Alcuni esempi di uso dell’IA? Il recupero di fonti (reali…) che possono utilmente ampliare quanto già scritto; la revisione di un testo in modo che sia più scorrevole; la traduzione di quanto già presente in un’altra edizione linguistica di Wikipedia (ma in questo caso ricordatevi di citarla come fonte!). L’IA è molto brava a fare il lavoro sporco, proprio perché in pancia ha una quantità enorme di informazioni. L’importante è appunto non dimenticarsi che l’intervento umano continua a essere necessario.

Ultimo aggiornamento: 2025-12-29 18:46

Il Codice Urbani vale solo in Italia

Monday, 14 July 2025 02:51 UTC

La corte di appello di Stoccarda ha confermato che il Codice Urbani vale solo all’interno dell’Italia. Il codice Urbani è quello che afferma che un’opera anche fuori copyright perché vecchia di secoli può essere soggetta a “una tutela”; questo significa che se io voglio usare un’immagine dell’uomo vitruviano di Leonardo devo chiedere a chi gestisce l’immagine il permesso, e presumibilmente pagare per il diritto di usarlo. Bene: Ravenburger aveva prodotto un puzzle con l’uomo vitruviano, il ministero della Giustizia e le Gallerie dell’Accademia di Venezia hanno fatto causa, Ravensburger ha fatto una controcausa, e il risultato è che il puzzle può essere venduto tranquillamente al di fuori dell’Italia. La Corte non si è espressa sulla legalità del codice Urbani ripetto alla direttiva copyright, né poteva farlo; in pratica ha detto “non ci curiamo di cosa fate in Italia, affaracci vostri”.

Non credo che il nostro governo cambierà posizione: questo significa che noi italiani saremo cornuti e mazziati. Chissà se chiederanno anche di oscurare le immagini di Wikipedia se ci si connette dall’Italia…

Davvero tutte le foto sono artistiche?

Thursday, 22 May 2025 02:51 UTC

È in corso di discussione alla Camera la proposta di legge 2224, presentata da due deputati di Fratelli d’Italia e due di Forza Italia, avente titolo “Modifiche alla legge 22 aprile 1941, n. 633, in materia di tutela del diritto d’autore relativo alle fotografie”. Cosa dice questa proposta? Facciamo prima un passo indietro, e vediamo cosa dice attualmente la legge sul diritto d’autore.

Ci sono due tipi di tutela delle fotografie (il termine è da intendersi in senso molto lato: ovviamente non c’è più bisogno di avere pellicola o simili per avere una foto, pensate alle foto fatte con il furbofono). Da un lato ci sono le fotografie artistiche, dove si sottintende un atto di creatività del fotografo: queste fotografie sono equiparate ai libri, nel senso che hanno la stessa tutela (il copyright scade settant’anni dopo la morte dell’autore). Dall’altro ci sono le fotografie che non hanno creatività e sono semplicemente di tipo descrittivo: questa categoria comprende anche i singoli fotogrammi cinematografici e le foto di opere d’arte. Queste immagini hanno una protezione che dura vent’anni. La proposta di legge si occupa solo di quest’ultimo tipo di fotografie, e porta da venti a settanta anni la loro protezione. In altre parole, non potremmo per esempio usare per altri sette-otto anni una foto che mostra una strada cittadina nei primi anni ’60 per mostrare come i centri storici erano intasati dalle auto.

Ribadisco: stiamo parlando di foto che per definizione del legislatore non hanno alcuna creatività, che dovrebbe essere il concetto su cui si basa tutto il diritto d’autore. A questo punto mi sa che il prossimo passo sarà la tutela degli scatti automatici, perché si dirà che c’è comunque l’autorialità di chi ha posizionato la fotocamera in quel punto e poi ha definito l’algoritmo che decide il momento in cui la foto viene scattata…

Ma c’è una cosa ancora più ironica. L’unico motivo che io vedo alla base di questa proposta di legge è che qualcuno ritiene che in questo modo i fotografi potrebbero guadagnare tanti soldi con i diritti di queste foto, che adesso possono essere usati dopo vent’anni che non sono pochi ma nemmeno troppi: come ho detto, le foto creative sono già tutelate dalla legge. Bene. Pensateci un attimo. Stiamo parlando di foto puramente descrittive, senza nulla di artistico. Se io avessi bisogno di un’illustrazione di questo tipo e dovessi pagare per usarla, farei molto prima a generare un’immagine con l’intelligenza artificiale. Il fatto stesso che questa immagine è una mera descrizione elimina a priori i problemi di una possibile violazione di copyright, e in questo modo non solo non pago nessuno ma non devo neppure aggiungere una didascalia indicante l’autore. Non so che ne pensiate voi, ma per me una legge come questa sembra solo un boomerang.

Doxxing su Wikipedia

Monday, 10 February 2025 03:51 UTC

Leggo su Slate che la Heritage Foundation, il think tank americano che sta gestendo il famoso Project 2025 che tanto piace a Trump, vuole “identificare e prendere di mira” gli utenti di Wikipedia che secondo loro “abusano della loro posizione” su Wikipedia. Il motivo del contendere dovrebbe essere il fatto che quegli utenti sono filopalestinesi.

Non entro sulla neutralità o meno delle voci in questione, che non ho nemmeno guardato. Sono almeno quindici anni che affermo che Wikipedia non può dare la verità, ma al più la verificabilità di quello che scrive (e sì, lo so che a volte non riesce nemmeno a fare quello). Quello che è proccupante è l’intimidazione degli utenti. Come sapete, anche quando nell’enciclopedia non si scrive come anonimi quello che si legge come autore è solo il nickname scelto: nel mio caso per esempio io mi firmo “.mau.”, con scarsissima fantasia. Il nickname, oltre che essere figlio della cultura di rete degli anni ’90, serve anche nel caso di testi che potrebbero generare reazioni anche sulla persona: chi scrive su argomenti delicati potrebbe quindi decidere di farlo sotto pseudonimo, cosa che non dovrebbe nuocere a Wikipedia perché si immagina che le affermazioni inserite abbiano le fonti a supporto e altrimenti verrebbero tolte, nome vero o falso che abbiano.

Io indico esplicitamente sulla mia pagina utente il mio nome e cognome, ma io non scrivo su temi caldi. Inoltre io sono da così tanti anni in rete e ho scritto pubblicamente così tante cose che trovare informazioni su di me è banale, e comunque parto sempre dal principio che tutto quello che scrivo potrà essere usato contro di me, e quindi sto attento a quello che scrivo. Ma appunto non è troppo difficile trovare informazioni su qualunque persona scriva in rete, se si cerca con sufficiente sforzo: tutto questo è il doxxing, e ne vediamo esempi tutti i momenti. Anche nel nostro piccolo circola una lista di “veri nomi di amministratori di Wikipedia in italiano” (con alcuni errori), tanto per dire.

Il fatto è che il doxxing è MOLTO pericoloso, sicuramente molto più della boutade di Musk che offre un miliardo di dollari a Wikipedia se cambierà il nome in Dickopedia. (Poi uno si può chiedere perché rosica così tanto, ma la gente è spesso strana). Io preferisco una Wikipedia poco perfetta a una Wikipedia ingessata, anche se la Heritage Foundation avesse ragione sulla mancata imparzialità di quelle voci: si comincia così e non si sa mai dove si finisce, anzi lo si sa benissimo.

L’arte s’ha da pagare

Friday, 1 November 2024 03:51 UTC

l'aceto balsamico con l'immagine del duca d'Este Bisogna dire che i giudici italiani sono coerenti. Anche nella causa per l’uso non autorizzato dell’immagine del duca d’Este su un aceto balsamico, la corte d’appello di Bologna ha dato ragione al ministero della Cultura: non importa se le immagini sono di opere ovviamente fuori copyright, e non importa nemmeno se sono semplici immagini e non gli originali: se la vuoi usare per scopi commerciali, devi avere l’autorizzazione relativa (e immagino sganciare soldi, che ce n’è sempre bisogno). Per fortuna io non ho scopi commerciali né diretti né indiretti, quindi posso lasciare l’immagine incriminata.

Avrei forse capito se l’autorizzazione fosse necessaria per evitare usi distorti, anche se si potrebbe partire con una discussione sulla possibilità o meno di parodia. Ma non pare il caso, visto che si afferma che questi beni, una volta usati per lucro, perderebbero il loro valore come beni riconosciuti e protetti dalla legge. Ma questo, almeno a mio parere, dovrebbe allora valere anche per gli usi non a fini di lucro. Peggio ancora, il Codice dei Beni Culturali nasce (lo dice esso stesso) per “preservare la memoria della comunità nazionale e del suo territorio e promuovere lo sviluppo della cultura”, in accordo all’articolo 9 della Costituzione.

Continuo a pensare che se questa è l’idea del MiC almeno siano coerenti e vietino tutti gli usi pubblicitari del patrimonio culturale italiano, a partire dai loro. Mi chiedo solo quando qualcuno verrà a bloccare l’uso di quelle immagini su Wikipedia, visto che la licenza prevede il riuso commerciale e – fatto salvo per le opere fotografate per Wiki Loves Monuments – non mi pare proprio sia stata richiesta un’autorizzazione e qiundi non importa se quelle immagini sono solo per motivi di studio e ricerca.

Ci sono giornalisti e giornalisti

Sunday, 8 September 2024 17:03 UTC

L'IP che ha eliminato la data di morte di Schillaci Purtroppo pare che Totò Schillaci abbia avuto una recidiva del tumore al colon che l’aveva colpito. Purtroppo la mamma dei cretini è sempre incinta, e un utente anonimo oggi alle 15 aveva modificato la voce di Wikipedia sul protagonista di Italia 90, indicandone la morte. La falsa notizia è stata tolta un paio d’ore dopo da un altro utente anonimo, non prima che Repubblica scrivesse ” Addirittura il profilo di Wikipedia, come spesso accade, aveva proposto un aggiornamento di pessimo gusto annunciando la scomparsa nel 59enne proprio in data 8 settembre 2024.” (sì, la frase non ha senso: se il vandalo ha scritto oggi e l’articolo è di oggi, specificare la data non serve a nulla).

L’utente che ha inserito la morte di Schillaci è un siciliano non meglio identificabile, almeno con le informazioni pubbliche che io come tutti voi ho a disposizione. Invece si sa qualcosa di più dell’utente che ha tolto la data di morte, come potete vedere dall’immagine: si connetteva dalla sottorete pubblica del Messaggero, e presumibilmente è un giornalista. Per quel poco che può valere, voglio ringraziarlo pubblicamente.

Ultimo aggiornamento: 2024-09-08 19:03

Certe cose non cambiano mai

Friday, 12 July 2024 08:50 UTC

ImagePer la quarta volta la Wikimedia Foundation non è stata accettata come membro osservatore WIPO. (Ne avevo già parlato due anni fa, quando si era provato a chiedere di entrare come osservatori i capitoli nazionali).
Per la quarta volta il veto è arrivato dalla Cina.
Direi che non c’è molto da aggiungere.

Ultimo aggiornamento: 2024-07-12 10:50

La grande bontà della SIAE

Friday, 31 May 2024 02:51 UTC

il logo SIAE Mi ero perso questo articolo di Capodanno, che raccontava di come un giudice di pace aveva dato torto alla SIAE in un caso in cui una rivista aveva pubblicato delle foto di opere di autori contemporanei ed era stata citata a giudizio perché non aveva pagato i diritti: nella sentenza il giudice ribadì “il principio cardine della legge sul diritto d’autore, in base alla quale è libero l’uso delle immagini ai fini di critica e discussione e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica”.

Mi ero anche perso (occhei, non è che io legga più tanto spesso Repubblica questo articolo di mercoledì, dove il gruppo GEDI si lamentava perché giornali e riviste – ma anche i musei – faticavano a sapere quanto avrebbero dovuto pagare per l’uso delle immagini, e in caso il preventivo arrivasse era esorbitante.

Ora il presidente della SIAE Salvatore Nastasi annuncia che le cose cambieranno: «Nei prossimi giorni proporrò al consiglio di gestione della Società una soluzione che rispetti le norme ma che consenta di mettersi al passo coi tempi e in linea con le principali nazioni europee. Va infatti ricordato che in Europa ogni Paese tratta questo argomento in maniera diversa».

Vi siete accorti di una cosa? Nastasi non parla di legge, anche perché come citato sopra il testo della legge parla chiaro: se stai raccontando di una mostra (diritto di cronaca) e usi immagini che non possono in pratica essere rivendute come opere tu hai il diritto di farlo. Nastasi sta dicendo che la SIAE eviterà benignamente di chiederti i soldi, sapendo che citarti a giudizio porterebbe a un’ulteriore sconfitta: certo, tra un paio d’anni, ma gente tignosa ce n’è sempre. D’altra parte il punto è sempre lo stesso: gli autori, soprattutto quelli piccoli che ottengono solo le briciole e presumibilmente non vedono nemmeno un euro di questi diritti che finiscono in un unico calderone, ci guadagnano di più a essere citati in un articolo di giornale o nella brochure di una mostra oppure nel modo che la SIAE persegue attualmente?

D’altra parte è una vita che Wikipedia aspetta un decreto attuativo che specifichi quale sia la bassa risoluzione per le immagini ammessa dal comma 1 bis dell’articolo 70 della legge sul diritto d’autore, e immagino che finché ci sarà la SIAE potremo aspettare ancora una vita o due…

Autarchia artistica

Monday, 8 April 2024 02:51 UTC

Particolare dell'uomo vitruviano
L’anno scorso un tribunale italiano aveva stabilito che Ravensburger doveva pagare i diritti allo stato italiano se voleva fare un puzzle raffigurante l’Uomo vitruviano di Leonardo, insomma la figura che vedete su una faccia delle italiche monete da un euro. Come fa a essere sotto copyright? forse vi chiederete. La risposta è “no, non è ovviamente sotto copyright né lo è mai stato, ma lo Stato Italiano nella sua indefinita saggezza ha deciso che le opere da esso possedute non possano essere riprodotte se non pagando al suddetto Stato un balzello. Tutto questo è stato definito più volte da governi di ogni colore, dal Codice Urbani sotto la buonanima di Berlusconi all’Art Bonus di Franceschini fino agli attuali tariffari (oggettivamente da poco ridotti di costo) con l’attuale governo.

Qualche giorno fa, però, una corte di Stoccarda ha sostanzialmente detto “In Italia potete fare quello che vi pare, o quasi: ma non potete pretendere che all’estero si rispetti quella che è una vostra legge locale”. Qual è il risultato pratico? Lo Stato (cioè noi) ha sprecato un po’ di soldi per fare un’inutile causa in Germania; Ravensburger e gli altri si limiteranno a non vendere in Italia cose basate su opere d’arte italiana; e noi rimarremo cornuti e mazziati. Ma forse è tutta una manovra dell’attuale governo, che si sta fregando le mani all’idea che potrà autarchicamente rafforzare l’italica filiera con produttori nostrani felicissimi di pagare per presentare alla nazione la nostra passata ingegnosità.

Perlomeno dal punto di vista di Wikipedia siamo un po’ più tranquilli: l’immagine dell’Uomo vitruviano può tranquillamente restare, e se noi italiani non potremo usarla a fini commerciali qualcuno se ne farà una ragione.

(l’immagine è ovviamente un particolare dell’Uomo vitruviano, vedi Wikimedia Commons)

Paga Pantalone

Monday, 6 November 2023 03:51 UTC

D.M. 161 11/04/2023 LINEE GUIDA PER LA DETERMINAZIONE DEGLI IMPORTI MINIMI DEI CANONI E DEI CORRISPETTIVI PER LA CONCESSIONE D’USO DEI BENI IN CONSEGNA AGLI ISTITUTI E LUOGHI DELLA CULTURA STATALIPiergiovanna Grossi è un’attiva wikipediana. Ma è anche una professoressa a contratto e una ricercatrice, e le è capitato di scrivere un articolo per una rivista locale di settore un articolo sull’attribuzione dell’ex Oratorio del Montirone ad Abano Terme, il tutto corredato con due foto che lei stessa aveva scattato all’archivio di Stato di Venezia. Bene: dopo aver pagato 16 euro per un preventivo, ha ancora dovuto sborsare 2 (due) euro per il privilegio di poter scattare e utilizzare due foto… oltre ad altri 32 euro di marche da bollo.

Il tutto è stato raccontato la scorsa settimana sul Corriere da Gian Antonio Stella (al quale ho un solo appunto da fare. Mi sta anche bene che “è ovvio che l’Italia ha il dovere di mettere dei paletti contro l’uso di foto del David di Michelangelo con delle sneakers ai piedi o del Bacco di Caravaggio con uno smartphone in mano”: ma per quello basta un decreto ministeriale che vieti un uso non documentale delle immagini.) La beffa ulteriore, se ci fate caso, è che dopo tutto il carteggio burocratico con la direttrice i soldi che vanno all’archivio di Stato sono appunto 2 (due) euro: il resto se l’è intascato lo Stato. Insomma, non siamo neppure alla storia del puzzle Ravensburger (che finirà con il produttore che dovrà pagare la sanzione e si guarderà bene da produrre altri puzzle con opere site in Italia, e lo stesso capiterà con tutti gli altri: ottima pubblicità per il nostro patrimonio artistico).

Il ministro Sangiuliano che ha emanato il decreto in questione è solo l’ultimo esponente di una classe politica che è convinta non solo che il patrimonio artistico sia un bancomat, ma anche appunto che si pubblicizzi da solo. Beh, non penso che l’ex Oratorio del Montirone sarà molto visitato, pubblicità o non pubblicità: ma proprio per questo è ancora più sconcertante la richiesta di un balzello…

Wikipedia e i conformismi

Wednesday, 23 August 2023 15:58 UTC

Image Siamo in estate, non che molto da dire, e così Carlo Lottieri spiega sul Giornale (nella sezione”spettacoli”, chissà come mai) “Così Wikipedia è diventata il baluardo del conformismo“. Bisogna ammettere che Lottieri di conformismo ne sa a pacchi: il suo articolo precedente di domenica si intitola infatti “Così l’università è diventata il regno del conformismo”. Quando hai un bel titolo, perché non sfruttarlo? Io avrei altro da fare, ma sono in spiaggia, fa caldo e per rilassarmi un po’ mi sono messo a commentarlo punto per punto.

Cominciamo da quando Lottieri racconta che

Wikipedia nacque da un’intuizione libertaria. Secondo lo stesso Jimmy Wales, che aveva seguito un corso di teoria economica alla Auburn University, fu la lettura dell’economista Friedrich A. von Hayek a suggerire l’ipotesi di questa enciclopedia on line di cui tutti possono essere i redattori.

Beh, non è proprio così. Inutile dire che l’articolo non contiene nessuna fonte per le affermazioni di Lottieri: mica sta scrivendo Wikipedia. La fonte ve l’ho trovata io e dice questo: “to share and synchronize local and personal knowledge, allowing society’s members to achieve diverse, complicated ends through a principle of spontaneous self-organization.” e ancora “When information is dispersed (as it always is), decisions are best left to those with the most local knowledge.” Tenete a mente soprattutto questa seconda frase. (poi io sono convinto che quella di Jimbo sia una razionalizzazione a posteriori: ricordate che Wikipedia nasce come testo di lavoro per scrivere Nupedia che era tutto meno che autoorganizzata).

Nella più classica costruzione di una polemica, Lottieri continua scrivendo

Sul piano delle informazioni si può essere ragionevolmente fiduciosi che Wikipedia sia credibile, anche grazie al costante monitoraggio riservato a ogni lemma.

(Occhei, i lemmi sono in un dizionario e non in un’enciclopedia, ma evidentemente il liberismo non fa di queste distinzioni) Non che questo sia vero, come sanno tutti quelli che passano tanto tempo su Wikipedia, ma tant’è. Ma poi continua

È però evidente che tra gli autori (tra coloro che spontaneamente e senza remunerazione redigono i testi) è più facile trovare professori di scuola media invece che artigiani, bibliotecari invece che imprenditori, e via dicendo. I primi hanno più tempo a disposizione e spesso si ritengono adeguatamente competenti per trattare questioni di diritto, metafisica, sociologia, letteratura spagnola e via dicendo.

E qui si cominciano a vedere le sue fallacie. Per chi “è evidente”? Perché “è evidente?” Dando per buono che imprenditori e artigiani abbiano meno tempo a disposizione perché loro devono tenere in piedi l’economia – ma vi assicuro che gli imprenditori ci sono eccome, solo che l’unica conoscenza locale che paiono avere è quella del loro CV, e per le regole di Wikipedia in lingua italiana i CV vengono cancellati senza se e senza ma – cosa gli fa dire che loro si ritengono competenti per tutto? Il tutto senza contare che Wikipedia da buona enciclopedia raccoglie e organizza informazioni altrui, e le competenze per organizzare l’informazione sono molto più semplici da ottenere rispetto a quelle per crearla. Continuiamo:

Ne discende che nelle voci dell’enciclopedia on line troviamo uno spirito da servizio pubblico che si converte in un costante tono censorio verso ogni eresia.

Lo spirito da servizio pubblico c’è, tranne per i tanti che ritengono di essere gli unici depositari della verità. Perché si convertirebbe in un tono censorio contro ogni eresia? Non ci è dato di sapere. Forse è perché

Va aggiunto, inoltre, che esiste un comune sentire che unisce la maggior parte di quanti hanno letto, nel corso della loro vita, un certo numero di libri.

Me l’avevano sempre detto, che leggere troppi libri fa male. La conoscenza locale si ottiene lavorando, mica leggendo! Non può poi mancare il solito attacco frontale:

[…] Si tratta dei cosiddetti «amministratori», a cui spetta anche di decidere in un senso o nell’altro quando le divergenze si fanno ingestibili. Basta leggere qualche discussione per comprendere che si tratti per lo più di quella piccola porzione della popolazione che, in Italia, quando al mattino va all’edicola compra La Repubblica oppure il Corriere della Sera.

Per quanto mi riguarda, ho smesso da un pezzo di leggere giornali italiani se non per qualche articolo come questo che mi viene segnalato; ho sentito qualche altro sysop e sono tutti sulla mia linea, anche perché quando uno ha lavorato un po’ su Wikipedia comincia a non fidarsi troppo di qualunque notizia.

Il risultato è una mancanza di senso critico che rende Wikipedia assai sbilanciata a favore di talune posizioni.

Altra affermazione apodittica. Anche ammettendo il percorso logico “essendo gente che legge solo Repubblica e Corriere le loro posizioni sono spiaggiate sul mainstream”, faccio notare come gli amministratori (il soggetto della frase) non scrivono loro le voci su Wikipedia. Possono al più cancellare una voce, ma non piegarla eliminando “il senso critico “. Lo fanno in maniera coercizione bloccando chi non la pensa come loro? Se fosse vero basterebbe fare esempi espliciti. Ricordo che la storia di una voce è pubblica, e si può vedere se c’è una campagna sistematica.

L’unico punto su cui devo dare ragione sul metodo a Lottieri è quello che scommetto gli sta davvero a cuore (oppure su cui gli è stato chiesto di scrivere): quando cioè si lamenta che nella voce sul riscaldamento globale

In effetti, le tesi di quanti sono scettici al riguardo (premi Nobel inclusi) non sono citate: neppure per essere contestate.

Almeno a ora, la sezione relativa non riporta nulla al riguardo, e la cosa è contro le linee guida che richiedono che opinioni in minoranza siano riportate con il rilievo corretto (minimo in questo caso, perché la minoranza è minima, ma non nullo). Al solito, Lottieri si è però dimenticato di fare nomi e ho dovuto mettermici io. A parte la vecchia storia di Rubbia, immagino si riferisca a John Clauser. (Apprezzerete che io abbia scelto un link a suo favore, spero). Non so se notate un fil rouge: Rubbia è un fisico teorico delle particelle, Clauser un fisico quantistico. Sicuramente grandi scienziati, ma la loro “conoscenza locale” della climatologia sarà probabilmente superiore alla mia ma ben lontana dall’essere a tutto campo. E allora che diavolo c’entra Hayek? Chiaramente nulla, almeno per quanto riguarda l’organizzazione di Wikipedia. Spero che a quella voce si aggiunga un capoverso sulle attuali teorie non mainstream, che tra l’altro mi pare siano cambiate nel tempo (prima si negava il contributo antropico, ora si dice che non è rilevante e comunque le variazioni che vediamo sono normali se non ci si limita a considerare gli ultimi 150 anni), ma anche se ci sarà non credo Lottieri sarà contento.

Termino pensando male e facendo peccato. Ora il Giornale è della famiglia Angelucci che ha sicuramente il dente avvelenato contro Wikipedia. Aspettatevi tanti altri articoli così.

Aggiornamento: mi è stato fatto notare che esiste la voce Controversia sul riscaldamento globale. Se però non c’è un collegamento diretto dalla sezione della voce principale,come fa il povero utente (io o Lottieri) a trovarla?

Ultimo aggiornamento: 2023-08-24 08:27

Alessandro Orsini, Wikipedia e querele

Monday, 19 June 2023 09:22 UTC

Alessandro Orsini è un professore universitario (associato, se non sbaglio). È anche un opinionista televisivo, soprattutto a partire dall’invasione russa dell’Ucraina dove la sua posizione nettamente filorussa lo ha fatto diventare un invitato seriale. Un corollario di questa presenza è che i suoi fan hanno cominciato a cercare di inserire la voce su di lui in Wikipedia.

Ma nell’edizione italiana di Wikipedia ci sono varie regole per definire se qualcosa o qualcuno è da ritenere rilevante e quindi inseribile nell’enciclopedia (nel gergo wikipediano si dice “enciclopedico”). Essere professore universitario non rende enciclopedici. Essere un opinionista televisivo meno ancora. La situazione rimase in stallo finché non si notò che nel 2010 Orsini vinse il Premio Acqui Storia con il suo libro Anatomia delle Brigate Rosse. Il Premio Acqui è considerato rilevante, e per traslato anche Orsini è considerato rilevante come scrittore. Le informazioni sulla sua carriera universitaria e la sue apparizioni televisive appaiono, ma come aggiunte secondarie.

Il problema è che il suddetto libro ha avuto in gran maggioranza recensioni molto negative, che quindi occupavano buona parte del contenuto. (Io non l’ho letto, quindi non posso dare un giudizio personale). Questo non piaceva a Orsini e ai suoi fan, e la voce in tutto questo tempo è stata un campo di battaglia. Siamo arrivati al doxxing, con un amministratore che dalle pagine del Fatto Quotidiano è stato accusato da un utente di nickname Gitz6666 di essere in conflitto di interessi su quella voce e si è dimesso; e giovedì scorso un avvocato ha mandato una PEC a Wikimedia Italia (che non c’entra un tubo, ma questo concetto non è mai entrato in testa) chiedendo la cancellazione, entro 5 giorni, della voce su Orsini che ritiene diffamatoria e informazioni sull’identità di sei amministratori di wikipedia in italiano per sporgere querela per diffamazione nei loro riguardi.

Io non dovrei essere tra i sei, considerando che non sono stato contattato: d’altra parte l’unica modifica che avevo fatto su quella voce era stata sostituire alla frase

In occasione della partecipazione di Orsini ad alcune trasmissioni televisive, suscitano diverse polemiche alcune sue posizioni sul tema dell’invasione russa dell’Ucraina del 2022, in particolare l’idea che l’espansione a est della NATO sia concausa della guerra e le critiche alla debolezza dell’Unione europea.

la frase

Durante l’invasione russa dell’Ucraina del 2022 suscitano diverse polemiche alcune sue posizioni, in particolare l’idea che l’espansione a est della NATO sia concausa della guerra.

dove non mi pare di vedere diffamazione. AD ogni modo Wikimedia Italia ha detto di contattare la Wikimedia Foundation, cosa che immagino sia stata fatta perché in questo momento la voce è oscurata e protetta, e immagino non tornerà mai su Wikipedia in lingua italiana se non per circostanze eccezionali, tipo l’assegnazione del Nobel per la pace. Non ho idea se ciò che voleva Orsini fosse proprio la cancellazione e non la sostituzione con un testo agiografico: ad ogni modo è andata così, e Wikipedia sopravviverà anche senza dire a tutti chi è Alessandro Orsini.

Image Aggiornamento: (12:15) E invece no, a quanto pare a Orsini bastava che il mondo non sapesse attraverso Wikipedia delle stroncature del suo libro. È chiaro che io non capirò mai la mente umana.

Ultimo aggiornamento: 2023-06-19 12:23

Quanto ci costa la cultura

Tuesday, 23 May 2023 02:51 UTC
la finta fontana di Trevi in Brasile

no, non è quella vera

Nel silenzio generale, il mese scorso è stato approvato il D.M. 161 11/04/2023 del Ministero della Cultura, “Linee guida per la determinazione degli importi minimi dei canoni e dei corrispettivi per la concessione d’uso dei beni in consegna agli istituti e luoghi della cultura statali”. In pratica, se uno vuole fare una foto di un monumento (non sotto copyright), magari per una pubblicazione accademica, dovrà sganciare un discreto numero di euro al MiC: euro che forse – ma non è detto – basteranno per pagare i funzionari che dovranno far girare tutta la trafila burocratica. Il tutto cercando di convincere il volgo che ce lo chiede l’Europa, dato che il decreto recita tra l’altro

«VISTA la Direttiva (UE) 2019/790 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 aprile 2019, relativa all’apertura dei dati e al riutilizzo dell’informazione nel settore pubblico e che modifica le direttive 96/9/CE e 2001/29/CE, recepita mediante il decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 177»

Il tariffario è assurdo: non lo diciamo noi di Wikimedia Italia ma l’Associazione Italiana Biblioteche, che nota come per esempio chiedere copie digitali costi il triplo delle stesse copie (nel senso di avere la stessa risoluzione) stampate. Ma soprattutto è un ulteriore tassello per impedire di pubblicizzare i nostri beni culturali. Questo non lo pensa solo il governo: in questi giorni il tribunale di Firenze ha sentenziato che non si può usare l’immagine del David di Michelangelo senza autorizzazione e senza aver pagato i diritti (occhei, in questo caso il tariffario dice 20000 euro: il funzionario se lo pagano), con un ulteriore esborso di 30000 euro per l’editore che «ha insidiosamente e maliziosamente accostato l’immagine del David di Michelangelo a quella di un modello, così svilendo, offuscando, mortificando, umiliando l’alto valore simbolico ed identitario dell’opera d’arte ed asservendo la stessa a finalità pubblicitarie e di promozione editoriale». Non che io capisca perché quei soldi debbano andare alla Galleria dell’Accademia e non a un eventuale fondo statale, ma tant’è.

Mi chiedo solo cosa faranno adesso con la copia della Fontana di Trevi costruita in Brasile… altro che Totò!

L’invecchiamento di Wikipedia

Wednesday, 28 December 2022 03:04 UTC

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Questo è un frammento della voce attuale di Wikipedia sulla rete tranviaria di Nizza. Tutto bene, se non fosse per il fatto che la linea 2 è in funzione dal 2019 (sono un po’ più veloci di noi, mi sa).

Non è la prima volta che mi è capitato di trovare voci create e poi lasciate lì a vegetare senza aggiornamenti. È ovvio che nessuno è obbligato a mantenere a vita una voce: però casi come questo fanno capire che non bisogna mai dare per scontato quello che si trova scritto…

(L’altra faccia della medaglia è la cancellazione immediata dei cosiddetti “recentismi”, aggiunte su fatti del giorno che tra qualche mese saranno giustamente considerati inutili…)

Anglofilia

Wednesday, 21 December 2022 10:04 UTC

Image Per comprensibili motivi, io ricevo la rassegna stampa su Wikipedia e Wikimedia. È un po’ sgarrupata, nel senso che devo scartare tutti gli articoli che hanno semplicemente una foto (giustamente) accreditata a Wikimedia Commons, ma va bene così. In genere trovo dai 10 ai 20 articoli: oggi ce n’erano ben 71, quasi tutti dedicati al nuovo “portale enciclopedico” russo presentato ieri e quasi tutti copiati più o meno verbatim dal lancio Adnkronos. Le testate più oneste lo segnalano, le altre fanno finta di niente.

Gli unici fuori dal coro sono stati quelli di Tag43, che hanno intitolato “La Russia prende le distanze da Wikipedia, ecco Znanie”. Naturalmente Znanie in russo significa “conoscenza”, esattamente come l’inglese Knowledge. Solo che evidentemente lo stagista di Adnkronos ha preso un lancio in lingua inglese, l’ha tradotto e non ha pensato che forse i russi non avevano usato un nome inglese per il loro portale; e tutti gli altri stagisti dei quotidiani hanno copincollato il lancio d’agenzia senza farsi troppe domande, che presumo non siano compatibili coi miseri emolumenti che prendono. A questo punto però tanto valeva fare gli autarchici e scrivere che si chiamerà “Conoscenza”, no?

Io non ho nessuna idea di quale sia la linea editoriale di Tag43, ma ho molto apprezzato come hanno trattato questa notizia.

Ultimo aggiornamento: 2022-12-21 11:04

Come farsi aggiornare la voce Wikipedia su di sé

Wednesday, 21 December 2022 03:04 UTC

Image Emily St. John Mandel è una scrittrice canadese nota per i suoi libri Stazione Undici (credo che ne abbiano fatto anche una serie tv, ma è un campo in cui non mi addentro) e Mare della tranquillità. Qualche giorno fa ha scritto un tweet chiedendo chi poteva intervistarla… per poter far sì che nella sua voce su Wikipedia (in inglese, in quella italiana non era nemmeno scritto che era sposata) che era divorziata. In qualche ora Slate ha pubblicato un’intervista dal titolo che dice “Un’intervista del tutto normale con la scrittrice Emily St. John Mandel” e catenaccio “Solo per chiedere all’autrice di Station Eleven e Sea of Tranquility che ha fatto quest’anno, tutto qui”. E in effetti la voce di en.wiki è stata immediatamente aggiornata. In realtà non serviva nemmeno l’intervista: almeno fino ad oggi, la spunta blu di Twitter è una verifica dell’identità della persona, e quindi la prima fonte che attestava il divorzio è stato quel tweet, sostituito poi dal link all’intervista.

Per quanto la cosa vi possa sembrare stupida (e sicuramente è sembrata tale a Mandel), Wikipedia funziona così. Un’affermazione deve avere una fonte affidabile, e nessuno può sapere se l’utente che scrive “Emily St. John Mandel è divorziata” è effettivamente Mandel o qualcuno che vuole fare uno scherzo. Leggendo il thread su Twitter, però, mi sa che il contributore che le ha detto che “occorreva una fonte comparabile” ha fatto un po’ di casino: come ho scritto, quello che conta è una fonte affidabile che si possa citare con tranquillità.

Un’ultima curiosità: nell’intervista a Slate, Mandel scrive che vedersi ancora definita sposata (si è separata ad aprile dal marito, e il divorzio è stato concesso a novembre) “was kind of awkward for my girlfriend”. Ieri BBC ha scritto un articolo in cui affermavano che si erano offerti anche loro di intervistare Mandel. Com’è, come non è, nel loro articolo quella frase non c’è :-)

Inventori farlocchi del tostapane

Monday, 21 November 2022 03:04 UTC

Adam Atkinson mi ha segnalato questo articolo della BBC in cui si racconta come per dieci anni la voce inglese sul tostapane indicava come suo inventore una persona inesistente di nome Alan MacMasters. A quanto pare, durante una lezione universitaria il professore sconsigliò gli studenti di usare Wikipedia come fonte, facendo l’esempio della voce “toaster” dove si diceva che l’inventore era un tale Maddy Kennedy. L’Alan MacMasters reale era uno di quegli studenti, e un suo amico modificò la voce indicando come inventore appunto “Alan Mac Masters”. Il guaio è che poco dopo il Daily Mirror osannò MacMasters come un grande inventore scozzese, e le citazioni continuarono a crescere, anche perché MacMasters creò una voce sul suo inesistente omonimo con tanto di fotografia (ovviamente ritoccata per farla sembrare ottocentesca). MacMasters fu addirittura proposto come personaggio da raffigurare nelle banconote scozzesi, anche se a quanto pare la Bank of Scotland ebbe dei dubbi e lo scartò. Solo poco tempo fa un ragazzino ebbe dei dubbi sulla biografia di MacMasters e mise in moto le squadre wikipediane di verifica, che hanno scoperto la burla.

E in Italia? MacMasters non è mai stato inserito nella voce, ma nel 2018 un anonimo aggiunse il seguente capoverso:

nel 1897 Carlos Decambrè, inventò il ”tost” che si diffuse in tutta europa. questo tost veniva fatto con del pane normale, prosciutto,tacchino e diversi formaggi. Esso garantiva un buon pranzo per i nobili perchè all’epoca i salumi e i formaggi era cibo considerato da ricchi.

Peccato che le uniche occorrenze in rete del cognome Decambrè siano del tipo “Carlos Decambrè inventò il tostapane”, ovviamente senza fonti perché scopiazzature da Wikipedia senza chiaramente citarla. Questo a parte il fatto che se mi fosse capitato di vedere un’aggiunta sgrammaticata simile l’avrei cassata al volo perché senza fonti attendibili…

“contrafforte volante”?

Monday, 4 July 2022 02:04 UTC

Premetto che ho molti amici traduttori :-) (e un paio di loro sono anche tra i miei ventun lettori… ma ovviamente non sto parlando di loro). In un libro (tradotto dall’inglese) che ho appena letto ho trovato a un certo punto scritta l’espressione “contrafforte volante”. Ora, come penso molti di voi io so più o meno cos’è un contrafforte, ma l’ultima volta che ne ho sentito parlare sarà stato all’inizio del liceo, cioè 45 anni fa (per me che sono anzyano: your mileage may vary). Tra l’altro manco sapevo come si dica in inglese “contrafforte”: sono andato a cercare e ho scoperto che è “buttress”. Una rapida ricerca mi ha fatto trovare la voce di Wikipedia in inglese “flying buttress”: l’ho aperta, ho controllato qual è il nome della versione in italiano e ho scoperto che si dice “arco rampante”. (Ok, a questo punto il mio neurone ha tirato fuori il disegnino dei contrafforti ad archi rampanti, ma questa è un’altra storia)

La mia domanda è semplice. È possibile che un traduttore trovi scritto “flying buttress”, traduca parola per parola, e non si renda conto che il sintagma in italiano non ha senso? È possibile che non gli sia mai venuto in mente di usare Wikipedia in questo modo non standard ma utilissimo per la terminologia tecnica? (E comunque anche Wordreference riporta la traduzione).

Fino al 15 giugno il Ministero della Cultura (MIC) ha indetto una consultazione pubblica sul Piano nazionale di digitalizzazione del patrimonio culturale:

la visione strategica con la quale il Ministero intende promuovere e organizzare il processo di trasformazione digitale nel quinquennio 2022-2026, rivolgendosi in prima istanza ai musei, agli archivi, alle biblioteche, agli istituti centrali e ai luoghi delle cultura statali che possiedono, tutelano, gestiscono e valorizzano beni culturali.

Ho letto le linee guida per la circolazione e il riuso delle immagini, e ho capito che la linea del MIC – “cacciateci i soldi” – non è cambiata di una iota. La cosa peggiore è che il piano pare essere un patchwork: le sue premesse sono assolutamente condivisibili, ma nella fase di assemblaggio qualcuno ha ben pensato di disattendere tali premesse per una presunta capacità di ottenere ricavi.

Tanto per essere chiari: non c’è nulla di male se il MIC vuole creare e vendere degli NFT a partire dalle opere che ha in cura. Io non riesco a capire perché uno vorrebbe mai avere un NFT, ma è evidente che c’è gente che invece li vuole; e allora che li si faccia e li si venda. Tanto quelli sono per definizione entità non copiabili, o se preferite uniche. I problemi sono altri. Per esempio,l’avere un sistema NC (non commerciale) per default sui contenuti in pubblico dominio, cosa che è incompatibile con i progetti Wikimedia e OpenStreetMap. Il tutto con una “licenza” (non lo è, e anche nelle linee guida la cosa viene rimarcata) “MIC Standard” che porterà a risultati parossistici. Mi spiego meglio. Se qualcuno chessò negli USA pubblica una traduzione non autorizzata del mio Matematica in pausa caffè, il titolare dei diritti (Codice Edizioni) può contattare le autorità statunitensi, bloccare la vendita e citare a giudizio il malcapitato editore. Questo perché le leggi sul diritto d’autore sono state (più o meno) armonizzate in tutto il mondo, e quindi i diritti di sfruttamento economico sono tutelati ovunque. Ma se lo stesso qualcuno usa commercialmente un’immagine del Colosseo con l’etichetta – esplicita o implicita – “MIC Standard”, il ministro può strillare quanto vuole ma non succederà nulla, perché dal punto di vista delle autorità USA quell’immagine è nel pubblico dominio. Insomma, gli unici eventuali guadagni arriverebbero dai nostri compatrioti, mentre all’estero potrebbero fare quello che vogliono.

Per quanto riguarda Wikipedia Commons, c’è persino una citazione esplicita:

Il download di riproduzioni di beni culturali pubblicati in siti web di terze parti non è sotto il controllo dell’ente pubblico che ha in consegna i beni (ad es. le immagini di beni culturali scaricabili da Wikimedia Commons, realizzate “liberamente” dai contributori con mezzi propri per fini di libera manifestazione del pensiero e attività creativa, e quindi nella piena legittimità del Codice dei beni culturali). Rimane nelle competenze dell’istituto culturale l’applicazione di corrispettivi per i successivi usi commerciali delle riproduzioni pubblicate da terze parti.

Rileggete questa frase. Ve la traduco in italiano corrente: Wikimedia Commons viene trattata alla stregua di una vetrina pubblicitaria dove l’unico lavoro da parte dello stato è farsi dare i soldi da chi prende da lì del materiale. Come forse immaginate, non è che la cosa ci piaccia più di tanto…

Ah: al MIC non piace proprio la CC0, la licenza che formalizza il rilascio di un oggetto o un’informazione nel pubblico dominio. Infatti (grassetto mio) si legge che

l’uso di dati e riproduzioni digitali del patrimonio culturale per finalità di studio, ricerca, libera manifestazione del pensiero o espressione creativa, promozione della conoscenza, che non abbiano scopo di lucro diretto è libero per legge;

Quindi anche i metadati – a differenza per esempio di Wikidata, dove tutti gli elementi presenti hanno licenza CC0 – sono sotto una licenza di tipo NC. La digitalizzazione dei metadati è insomma qualcosa che si può fare solo per offrirlo poi gentilmente al MIC che sicuramente ci farà tanti soldi. Che gioia, vero?

L’età dei personaggi pubblici

Tuesday, 17 May 2022 02:04 UTC

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Magari qualcuno si può chiedere perché l’anno scorso GQ ha pensato di dedicare un articolo a Stefania Rocca per il suo… quarantaseiesimo compleanno. A parte Valentino Rossi, il 46 non è che dica molto, non è mica il quarantadue! Se questo qualcuno è curioso, però, magari dà un’occhiata all’URL dell’articolo e scopre che c’è scritto “stefania-rocca-50-anni-rock”. In effetti, ricordare il cinquantesimo compleanno ha molto più senso, su questo non ci piove. E in effetti si fa in fretta ad andare sull’Internet Archive e vedere che l’articolo originale si intitolava “Stefania Rocca, i primi 50 anni di un’anima rock”.

L’altra settimana, però, la signora Rocca e/o il suo agente hanno deciso che il passato era passato, e quindi l’età della signora Rocca è di soli 47 anni. Per posti come GQ ci devono essere argomenti molto convincenti per fare riscrivere un articolo pubblicato l’anno scorso; su Wikipedia la cosa potrebbe sembrare banale ma in realtà è un po’ più complicata, come potete vedere. Mi è stato riferito (ma potrebbe essere una malignità…) che l’agente in questione ha mandato alla Wikimedia Foundation un codice fiscale della signora Rocca dove risulta il 1975 come data di nascita… ma il codice fiscale in questione corrisponde a un maschio e non a una femmina.

Ad ogni modo, la signora Rocca non è certo l’unica persona a cercare di inserire su Wikipedia una data di nascita diversa da quella che era sempre stata considerata tale in passato. Il primo caso che mi viene in mente è quello del mago Silvan (simsalabim!), ma anche Elisabetta Sgarbi, come già scrissi, afferma di essere nata nel 1965 come anche riportato dalla Treccani: il talento della signora Sgarbi si notava fin da ragazza, considerando che ha conseguito la laurea in farmacia nel 1980… Avevo anche segnalato alla Treccani che nel sito c’era stato uno scambio di caratteri, e il 1956 che è la data di nascita della signora Sgarbi era diventato 1965, ma non mi hanno mai risposto. Non so se Wikipedia abbia più errori della Treccani, ma sicuramente correggerli è più semplice!