Editoriale Poesia, fotografia e post-fotografia Sin dai primi decenni che hanno seguito la sua invenzione, che convenzionalmente viene fatta coincidere coi primi dagherrotipi del 1839, la fotografia non ha smesso di imporsi come una realtà sempre più inaggirabile; continue innovazioni (le Polaroid, la pellicola Kodachrome, le macchine usa e getta, la fotografia digitale, Photoshop, gliContinua a leggere “L’Ulisse 27 – Poesia, fotografia e post-fotografia”
L’Ulisse dedica un numero speciale a Pier Paolo Pasolini, con una vasta indagine dedicata a Pasolini e il suo mito. Tradizione letteraria e metamorfosi intermediali, Introduzione: Pasolini e il suo mito Pasolini e il suo mito. Tradizione letteraria e metamorfosi intermediali si configura come un numero speciale monografico della rivista L’Ulisse. Rivista di poesia, artiContinua a leggere “L’Ulisse – numero speciale 1 – Pasolini e il suo mito”
Editoriale Il numero XXVI de L’Ulisse. Rivista di poesia, arti e scritture è dedicato al tema Poesia e musica oggi (dal secondo Novecento al presente). L’indagine è focalizzata su un arco cronologico che va dal secondo Novecento sino alle scritture poetiche e esperienze musicali più recenti, con attenzione ad autori italiani ma anche ad altreContinua a leggere “L’Ulisse 26 – Poesia e musica oggi”
EDITORIALE Il numero XXV de L’Ulisse. Rivista di poesia, arti e scritture è dedicato al tema Stili della poesia contemporanea. Il nuovo numero de L’Ulisse intende in tal senso chiedersi in che modo il problema dello stile in senso ampio si ponga nelle scritture contemporanee nel suo rapporto con la teoria letteraria, il pensiero filosofico,Continua a leggere “L’Ulisse 25 – Stili della poesia contemporanea”
Il numero XXIV de L’Ulisse è dedicato al tema Riscrivere la natura / Attraversare il paesaggio. Si è a lungo assunto, nella critica letteraria e filosofica del secondo Novecento, che il discorso sulla natura rappresentasse una forma regressiva o fosse diventato ormai impossibile in poesia. Nonostante il verdetto circa la “fine” o la “morte della natura”, la questione del rapporto dialettico tra natura e storia, natura e cultura, tra scienze naturali e letteratura, ha continuato tuttavia ad attraversare in forma carsica la tradizione del secondo Novecento, dentro, dietro e attraverso il paesaggio, per tornare infine di prepotenza nell’ultimo decennio al centro dell’immaginario, alla luce dei dibattiti sul cambiamento climatico e la crisi ecologica, l’antropocene e gli effetti geologici delle nostre forme di vita. Oltre l’idillio bucolico, la natura come risorsa da dominare, l’immagine museale del paesaggio da conservare o dell’ambiente da proteggere quale riserva, emerge ora nella scrittura e nell’arte contemporanea più avvertita la consapevolezza di una pluralità di legami che connettono tra loro forme di vita differenti, ecosistemi, tecnologie, frammenti di natura e storia. La natura, le nature, in forma plurale, ibrida, frammentata, tornano così ad essere focali anche nel mondo dell’espressione, e a interrogarci frontalmente sull’ontologia dell’attualità, sulla direzione delle trasformazioni radicali e inedite cui stiamo andando incontro collettivamente e individualmente.
Il numero XXIII de L’Ulisse è dedicato, nella parte monografica, alle “Metamorfosi dell’antico”, con l’intento di esplorarne l’evenienza (i modi nei quali essa consiste, prende voce) e lo spettro delle sue reviviscenze, nelle scritture del nostro tempo. Al di là di ogni classicismo o mero citazionismo, ci interessava indagare come figure dell’antico – inteso in senso lato – tornino in forma nuova, ibridata, quali immagini di movimento, formule di pathos della poesia contemporanea, nel suo rapporto con altre modalità di espressione.
Il numero XXII de L’Ulisse è dedicato, nella parte monografica, al tema “Lirica & Società / Poesia & Politica”. A sessant’anni di distanza dal Discorso su lirica e società di Adorno, possiamo ancora affermare che “il prodotto lirico è sempre anche l’espressione soggettiva di un antagonismo sociale”? E che nella poesia più avvertita si esprimerebbe una “reazione alla reificazione del mondo”, se non “il sogno di un mondo in cui le cose stiano altrimenti”? Oppure la mutazione radicale del panorama sociale impone un ripensamento anche del ruolo della poesia e del suo legame con l’universale? E se potessimo ancora guardare alla “poesia come meridiana della filosofia della storia”, quali direzioni ci indicherebbero le scritture contemporanee?
Il numero XXI de L’Ulisse è dedicato, nella parte monografica, al tema Saggi in versi, saggi poetici, lyrical essays: forme ibride e innesti nelle scritture contemporanee. Abbiamo chiesto ad un nutrito gruppo di saggisti di indagare sulla rilevanza nelle scritture contemporanee, in particolare di poeti, di modalità poetico-saggistiche ibride quanto alla forma e al contenuto, che si muovano tra riflessione filosofica, memoir, critica d’arte, pamphlet politico, manifesto teorico, combinando variamente prosa, versi, immagini. Si tratta di un fenomeno che nell’ultimo decennio ha assunto sempre più peso, per certi versi incrociando le questioni dell’autofiction cui è stato dedicato il numero precedente, ma che merita di essere tematizzato autonomamente da un punto di vista critico e anche nell’ottica della teoria dei generi letterari.
È possibile applicare la nozione narratologica di autofiction nell’indagine del testo poetico, nell’esplorazione del nesso tra persona biografica, poeta e autore? La scrittura poetica, in quanto invenzione di una voce, include un elemento inevitabilmente finzionale? La dimensione esperienziale e biografica è un dato presupposto dalla scrittura, o è in qualche modo anche il risultato di strategie volte a costruire un’immagine di sé, ad articolare una voce? In che senso la poesia può essere autobiografica: si tratta di rappresentazione di una biografia esistente, o piuttosto di un atto performativo, che presenta un soggetto non altrimenti esistente? Applicare queste categorie, potrebbe consentirci di dislocare la questione dell’io e del soggetto rispetto agli schemi usurati che oppongono poesia lirica e non lirica? Che contributo potrebbe portare l’applicazione di queste categorie alla lettura di testi della tradizione novecentesca e delle scritture contemporanee?