martedì 31 dicembre 2013

Semper Adamas

Sarebbe lunga da spiegare il perché, semplicemente succede, sempre meno tempo a disposizione, e altri (tanti) pensieri per la testa..
Credo che questo sarà, oltre che l` ultimo post dell'anno, l`ultimo post del blog, forse perché, semplicemente, ho perso interesse.
Ho perso tante cose in questi ultimi due anni, ho perso prima di tutto le mie illusioni, la mia "età dell'innocenza".
Ora come non mai nella mia vita sono sola, e mai come ora sono consapevole di essere davvero forte. E forse è per questo che non ho più il bisogno di scrivere. Non so, ma non è un problema.
Non c'è nessun problema, in realtà: sono sempre io, sono Semper Adamas.
Felice anno nuovo a tutti..

domenica 17 novembre 2013

Stavo benissimo ma...

Se c'è una roba che mi ha sempre infastidito, prima della partenza di una gara, è la gente che comincia a mettere le mani avanti: "sai, vado piano, ho corso una maratona due ore fa', sai vado piano, mi sono stirato col ferro da stiro, sai vado piano, sono stanca/stanco ho fame/sete/sonno e così via... Hanno tutti male qualcosa, stanno tutti messi così, approssimativamente bene, sono tutti fuori forma, poi alla partenza schizzano via col pepe al culo e tu rimani lì, a giocartela con l'ultrasessantenne che sta messo meglio di te e rosichi.
Se mi presente alla linea di partenza, di principio, sto bene.
Sto benone.
Punto a fare il meglio che posso anche se un mese prima ho finito una gara di 16 ore e puffi e sono, in effetti, a ragion veduta, un po' stanchina.

E infatti oggi che ho il raffreddore, non ho chiuso occhio tutta la notte e il naso moccolante sono a casa, rinunciando all'unica gara di acquathlon che fanno al nord Italia prima del maggio 2014.
Che poi l'acquathlon potrebbe essere il mezzo del mio grande riscatto nella multidisciplina, dato che la biclicletta è il mio tallone d'achille.
Più che altro mi piace poco, ma vebbè, ognuno ha i suoi problemi.
Invece niente: tachipirina e relax (insomma, relax con Ico che gira per casa...è una parola grossa!).
Mi girano un po' le scatole perchè il collinare di ieri, 11 chilometri molto salitosi, sono venuti fuori bene, ma d'un bene, ma d'un veloce che fanno ben sperare per la mezza di domenica prossima.
Strana distanza la mezza: non mi ci sono mai troppo sprecata, considerandola piuttosto che un obiettivo a sè, un mezzo per preparare qualcosa di sempre più lungo, sempre più impegnativo.
La settimana prossima vedrò di dare un ritocchino al mio PB sulla distanza.

Sempre che... mi passi il raffreddore, ovvio.

venerdì 1 novembre 2013

Io non ho (più) paura

Son qui ad oziare, in questa tranquilla mattina di ferie: Ico dorme come un ghiro, il principe consorte è uscito a correre ed io mio regalo questi dieci minuti di riflessione sull'ultima e forse più impegnativa prova dell'anno.
Il nuovo posto di lavoro.
In questo mese mi hanno osservata, cautamente messa alla prova, impegnata con il disbrigo delle doverose consegne di quanto sarebbe rimasto della vecchia attività e poi si sono decisi.
Alcuni di noi sono già stati riciclati in altri ruoli, alcuni direttamente tagliati fuori e i primi giorni tra noi "nuovi" arrivati serpeggiava la paura di affrontare un ambiente nuovo, altre mansioni, altri responsabili.
Avrei dovuto averne un po' anche io, ma mi sono accorta di non essere più toccata da questi aspetti. Ho altre paure, certo: la malattia ad esempio,  mio figlio.. ma su questo tema mi sono ritrovata molto serena.
Sarà stato senz'altro l`annus horribilis che abbiamo trascorso, sarà che magari ritrovarsi ad affrontare situazioni che mai avresti creduto di poter vivere in prima persona (anche l' elbaman ha ben contribuito in questo senso!), sarà.. ma io non ho (più) paura e questa settimana ho ricevuto conferme, positive, sul mio ruolo nella nuova azienda, che ci ha inghiottito.
Per festeggiare, domenica, correrò la mia prima mezza dopo l`ironman.
Si ricomincia che ad aprile c'è Phisioman...!

giovedì 17 ottobre 2013

Vegetariano..?

E perché no?
Ci siamo accorti, strada facendo, che non mangiamo praticamente più carne e pochissimo pesce.
Pochissimo pesce non perché non ci piaccia, anzi proprio perché ci piace talmente tanto che accontentarsi di mangiare quello del supermercato, che quando arriva in tavola ha praticamente la mia età, è un'eresia. Con rispetto parlando..
Così, ci siamo arrivati anche noi, perché tanto, mettere in tavola un pasto vegetariano al giorno, non è troppo complicato e comunque Ico, all'asilo, un pezzettino di carne lo mangia.
Noi no. E mi duole ammetterlo, non mi manca. Io che ero un' appassionata della fiorentina, della tartare..
Forse è proprio vero che con l'età si cambia.. Proprio una settimana fa erra il mio ..ttesimo compleanno, festeggiato da Ico e dal principe consorte come meglio non avrei potuto desiderare, con una degna cena, naturalmente.. vegetariana.
E vediamo quanto dura..

venerdì 4 ottobre 2013

Elbaman 2013 (io c'ero)



Ore 06.00 29.09.2013 Marina di Campo, Isola d’Elba

Piove e il mare che fino a ieri è rimasto calmo, placido, uno specchio d’acqua, di verde azzurro incantevole, è cupo, scuro tanto che le boe, in lontananza, s’intravvedono appena, tra un’onda e l’altra.
La partenza dell’Elbaman è da tregenda: c’è tanto vento che non si accendono nemmeno le lanterne di carta, che col loro volo solitamente accompagnano gli atleti nel loro ingresso in acqua per la prima frazione.
Ma io oggi sarò ironman quindi, senza perplessità, allo start avanzo nell’acqua fredda, nel buio, verso quello che sarà il mio traguardo, 16 ore e 28 minuti dopo circa.
Avanzo e nuoto con gli altri: siamo sparpagliati dappertutto fra le onde che persino le canoe fanno fatica a solcare. Noi remiamo, nuotiamo, cerchiamo l’assetto, la bracciata, tentiamo di percorrere i due giri da 1.900 metri in questo mare che bisogna assecondare, domare.
Mi viene quasi da ridere pensando a quanto ho paura, io, del mare aperto, dell’infinito blu dove sto avanzando, neanche tanto lenta a dir la verità, che oggi è un infinito grigio, ribollente di sabbia, il peggio che potessi immaginare.
Dopo il primo giro nella “lavatrice”, non ho più paura e realizzo che posso farne un secondo.
All’uscita, in un’ora e 32 minuti, vedo la folla dei mezzi ironman che partono.
Tanti auguri anche a voi, penso.
Sono le otto e mezza. Vado verso la zona cambio, incontro Pietro e il nostro piccolo Federico che mi fanno le foto e mi salutano. Il tragitto verso la zona cambio è lungo, e riesco a perdere la cuffia due volte, ma sto benone: niente vertigini, niente crampi, niente dolori a parte la nuca scorticata dalla muta, come al solito, nonostante cerotti e vaselina e quant’altro...
Mi cambio, mi copro con l’impermeabile da bici che sta piovendo in maniera torrenziale e parto sul mio mezzo. Staremo insieme per oltre nove ore, anche se io ancora non lo immagino nemmeno.
Il percorso in bici che si svolge nella parte occidentale dell’isola è incantevole, condizioni atmosferiche permettendo. Oggi, ovviamente molto meno.
Giù dalla discesa di Sant’Ilario si comincia a incontrare gente nei fossi; i ragazzi che incrocio mi dicono di scendere piano.
Ok. Sarà fatto. Anche un filino troppo piano, forse, però..non voglio neanche cadere!
Il primo giro passa in poco meno di tre ore e sono abbastanza fiduciosa di poter rientrare nel maledetto cancello delle 17.30, recuperando bene nel secondo, ma non so ancora che sulla lunga e dura salita per Marciana questa volta mi aspetta nientepopodimenoche… l’inferno.
Il panorama sparisce sotto ai miei occhi mentre la pioggia torrenziale e gelida m’inzuppa: la prendo tutta fino all’abitato di Marciana dove mi fermo a rimettermi l’impermeabile che mi ero tolta. È fradicio, ma meglio che niente.
Sbatto i denti dal freddo, mi costringo a mangiare, ho le mani intorpidite ed ora mi aspettano sei terrificanti chilometri in una discesa tecnica che già di per sé, con l’asciutto è un problema.
Figuriamoci in queste condizioni, poi con le mie fantastiche capacità di discesista..!
Sono disperata, ma non ho alternative, se non avanzare.
Devo scendere, qui in alto sotto il temporale, in mezzo agli alberi, non è comunque prudente rimanere.
Mi faccio coraggio, comincio a scendere, attenta, lenta, prudente: ricordandomi di tenere la bici dritta, di guardare avanti bene la traiettoria che voglio impostare “la ruota va’ dove si posa lo sguardo. Dove l’ho letto?!”. Schivo detriti che l’acqua ha portato sull’asfalto: foglie, terriccio, ghiaia, ho paura e tremo di freddo e allora mi metto a cantare da sola, come una matta, per darmi la forza.
Come Dio vuole, riesco a scendere senza incidenti e risalire da Marciana Marina: il percorso a saliscendi mi riscalda ma sono molto stanca e molto in ritardo.
Arrivo a Marina di Campo giusto cinque minuti prima che chiuda il primo cancello e sono scoraggiata e delusa, infreddolita e infradiciata, quasi pronta a dichiararmi sconfitta.
Poi vedo Pietro con Ico, che mi dice: “Mamma, è un gioco da ragazzi!” e nonostante le lacrime di sconforto mi scappa un sorriso.
“Cosa fa’?! Si ferma? Si ritira?” chiede qualcuno “E’ dura. Non ce la farà mai..”.
“Arrabbiati!!” mi esorta Pietro “ma non arrenderti. Ormai non piove più, fatti i tuoi ultimi 60 chilometri di bici e poi corri”.
Ci guardiamo per una frazione di secondo e ci capiamo: io sola posso essere l’artefice del mio successo, ma mio marito crede in me più di quanto faccia io stessa.
Inforco la bici e riparto, ormai conscia del fatto che sono ultima ma che, costi quel che costi, arriverò in fondo.
Con l’asfalto che si sta finalmente asciugando, sulle discese ora oso, oso il più possibile. Pedalo in solitudine, ma il morale è alto, le gambe stanno bene, non sono stanca (o perlomeno, lo sono in maniera del tutto compatibile alla situazione) e ho tanta fame che quando arrivo ai ristori, oltre agli incoraggiamenti, accolgo volentieri anche gel e banane.
Sono, del tutto inaspettatamente, felice quando quasi in fondo alla discesa che porta a Marciana Marina, ancora brutta ma meno terrificante di prima, un motociclista dello staff viene ad interrompere la mia solitudine e mi si affianca.
In un colorito accento toscano m’informa che mi farà strada fino all’arrivo.
Mancano gli ultimi quindici chilometri ed io riprendo forza, pedalando bene, spedita, mentre la mia guida, arrivati a Marina di Campo, mi chiede cosa ho intenzione di fare, ora che sono arrivata.
“Adesso corro” confermo con una sicurezza che non sapevo di possedere.
“Ma ti lasciano partire?!” mi chiede, incredulo.
“Non lo so, ma io corro lo stesso. Sono venuta all’Elba per finire”. E sorrido serena, veramente contenta di essere così risoluta.
“Oh che, sei sposata?!” mi chiede del tutto incongruentemente il “mio” motociclista. Mi sembra una domanda del tutto fuori luogo (avrò capito bene, rimbambita come sono dalla stanchezza?!) ma faccio un cenno affermativo al cui lui risponde: “Tuo marito deve essere molto fiero di te. Sei proprio una dura”.
È la frase più bella di tutta la giornata e oggi sento di essermelo meritato questo complimento un po’ rude ma porto con sincero rispetto.
Arrivata in zona cambio, raccolgo qualche applauso d’incoraggiamento, il sorriso di Pietro e Federico e, cambiatami perché sono sempre zuppa come un pavesino, parto per la maratona, tra gli sguardi allibiti del giudice di gara e assistente, che prima di farmi uscire dalla zona cambio mi chiedono di restituire il chip.
Non sarò più in classifica: questo per me è un bel bagno di umiltà, ma lo accetto se è condizio sine qua non.
Per una frazione di secondo penso che sto facendo tanta fatica per niente e poi, subito dopo, invece mi ritornano alla mente le parole di Pietro, che ricalcano quelle di un altro e più famoso Pietro, il mitico Trab: “Mica lo fai per la classifica in fondo. Cos’è una classifica?! Chi la guarda più fra una settimana? Chi se ne ricorda più tra due anni? Ma tu, se finisci oggi, te lo ricorderai per sempre. Se non finisci, invece, te ne pentirai, stanne certa”.
Amo mio marito anche per questo. Perché non perde mai la testa, anzi la usa (beh, d’altra parte, ha sposato me..!).
Prima  di partire per la corsa, Pietro mi fa’ notare che il suo orologio segna le 18:18.
“Adesso non ammazzarti” mi invita alla prudenza “corri e finisci prima di mezzanotte. È il tempo limite, ma ce la puoi fare tranquillamente”.
Si, lo so anche io, e infatti corro, col mio passetto tranquillo ma efficace, fino alla mezza maratona, quando il mio stomaco decide che non ce la fa’ più e cerca di liberarsi di tutte quelle schifezze di gel che ho dovuto ingurgitare oggi, al freddo.
Sono piegata in due a vomitare l’anima quando sento una voce melodiosa che mi chiede se ho bisogno un fazzoletto. È una signora gentile e impietosita.
Rido, rido, rido e sono davvero felice di quello che sto facendo, di questa mia follia.
Come dice Aldo Rock, fare l’ironman è l’incontrario di morire.
È la vita che ti scorre così forte da far paura e così piano che puoi pensare a tutto, vedere tutto e per la prima volta sentire la tua forza, la tua volontà.
Considerazioni filosofiche a parte, cammino un po’ per dare allo stomaco un momento per assestarsi ma poi, quando il GPS decide di spegnersi e abbandonarmi per sempre, al 27° chilometro circa, capisco che non c’è nient’altro da fare se non ricominciare a correre, per arrivare in tempo.
E così corro, accogliendo il tifo dei pochi presenti rimasti tra cui i sostenitori di Pedro, il simpatico spagnolo che ho superato al penultimo giro, che vengono da Valencia e gridano “Campeona, campeona!!” ad ogni mio passaggio, mi godo gli applausi, l’incitamento dei miei due amori, il piccolo e il grande, che mi attendono ad ogni transito sul lungomare, per fortuna praticamente davanti all’appartamento che abbiamo affittato.
“Almeno” penso “Federico si potrà riposare un po’ o finirà per farlo anche lui, l’Ironman” penso.
Dopotutto, o forse prima di tutto, sono una mamma che si preoccupa..!
All’ultimo giro, Andrea, dell’organizzazione, mi affianca in bici per qualche chilometro e facendomi i complimenti per il passo, m’informa che si, nonostante non abbia il chip, nonostante abbia sforato (sfondato!) il cancello bici, mi metteranno in classifica. Sono le undici e un quarto e non sono nemmeno l’ultima ad arrivare.
Davanti all’Hotel “Villa Etrusca” incontro il “mio” motociclista, quello che mi ha scortato fino all’arrivo, che mi riconosce e mi saluta. Ci scambiamo un festoso “cinque”. “Ma ce l’hai fatta!!” esclama. “Si, che ce l’ho fatta, bello!”.
La mia gioia è anche la sua e viceversa. Quello che dicevo prima, per intenderci.
Arrivo in piazza, al traguardo, sul tappeto blu, in mezzo ai triatleti che sono arrivati poco prima e sono ancora lì e si complimentano, ai ragazzi del bike doctor che mi riconoscono e applaudono come matti, con un senso di grande gioia e appagamento, non certo per il risultato, misero anzi, miserrimo (avevo preventivato di impiegarci un’oretta di meno, accidenti!) ma per aver chiuso un conto in sospeso. Anzi, il conto in sospeso.
Per aver combattuto e vinto, non contro gli altri, ma contro me stessa, contro la paura di non farcela, contro la delusione, mia, di non aver saputo essere all’altezza delle mie stesse aspettative, contro le condizioni pessime, che peggio non si poteva, alle quali ho dato la mia personalissima risposta: io non mollo.
Oggi, ore 23.30 del 29.09.2013, sono ufficialmente una dura, una Ironwoman o come cavolo si dice..
Classifica o non classifica, io sono finisher, all’Elba, oggi, 29 settembre 2013.
E anche se dovessi saperlo solo io, mi basterà… almeno fino alla prossima avventura..!!!


Ps.: Grazie a tutti, ma davvero tutti, quelli che mi hanno scritto, mandato messaggi, sostenuto da vicino a da lontano, prima, dopo e durante.
Grazie, grazie, grazie, grazie, grazie, grazie!



venerdì 20 settembre 2013

L'anno dello scatolo

Risuona il corridoio di nastro adesivo che viene steso e staccato (da qualcuno a morsi) a chiudere gli scatoloni. Il trasloco è imminente.
Qualcuno è già partito; martedì toccherà a me e al Muffetta.
Partiremo insieme per arrivare in posti diversi, finalmente divisi, deo gratias!.
Io son praticamente pronta, che l'allenamento a fare gli scatoli ce l'ho da quel dì che ho conosciuto il Principe Consorte: il 20 aprile andavamo a cena insieme per la prima volta e il 20 settembre traslocavamo entrambi dalle nostre casine per prenderne una insieme.
A quel primo ne son seguiti altri due e quindi, casomai, ho da insegnare agli altri (solo in questo caso). E infatti, tutti a copiare i miei scatoli ben imballati, numerati e contrassegnati con nome e destinazione ben visibili.

Ho approfittato della pausa pranzo per nuotare un duemilaecinque ben fatto, con un trecento metri di tecnica e gli ultimi cinquecento metri a stecca, tirata da un baldo marcantonio della squadra master e mi sembra di non aver fatto niente, abituata ad almeno un mezzo chilometrino in più. Almeno.
I master, i signori della velocità. Ah ah.
Comunque sono dell'idea che nuotare con qualcuno che va' più forte sia stimolante.
Questi, presi tutti insieme, sono poco simpatici, ma tutto dipende da come ti poni, che magari un sorriso in più fa' miracoli.

Anche il Principe consorte ultimamente sorride di più, il che, neanche a dirlo, mi rende felicissima, al settimo cielo.
Oggi, per l'appunto, festeggiamo cinque anni e cinque mesi di vita insieme, che quel primo appuntamento è stata anche l'ultima notte della mia vita che ho dormito da single.
A dire il vero è una condizione che non mi manca. 

L'indipendenza è indispensabile e blablablabla, ma poi alla fine stare con qualcuno è bello.
E' bello arrivare a casa e trovare la cena pronta e Ico sul divano che guarda Peppa Pig.
E' bello ricevere una carezza prima di dormire, vedersi aggiungere una merendina o un frutto alla borsetta della pausa pranzo, sapere che qualcuno ti pensa, si preoccupa per te, ti dice di non andare in giro col tettuccio abbassato perché ora, proprio ora, non puoi permetterti di prendere il raffreddore.
Se sono molto felice, gara o non gara, lavoro o non lavoro, cazzi e mazzi e buffi permettendo, è merito suo.
Auguri. 


mercoledì 18 settembre 2013

Oggi si nuota

La piscina più prossima all’ufficio ha riaperto e per ora, fino a che non si ridefiniranno i nuovi orari di servizio, posso approfittare delle due ore di pausa per nuotare. È una strana sensazione rientrare in quella piscina, in quegli spogliatoi. È una strana sensazione assistere dalla mia corsia all’ingresso degli altri che poi regolarmente escono prima di me, mentre io nuoto, nuoto, nuoto.
Nuoto senza pause.
O almeno, senza frivolezze.
Non rimango appesa al bordo due minuti per il recupero, non mi concedo chiacchere.
Al massimo mi fermo 10 secondi per cambiare palette e prendere il pull boy.
E nuoto, avanti e indietro come un cricetino folle sulla sua ruota, accumulando vasche e metri: l’ultimo allenamento, lunedì, è stato di un’ora e dieci e 3.500  3.300 metri, senza mai forzare troppo. Soltanto un po’ più di gambe gli ultimi 500 metri.
Alcuni, dalle corsie accanto, mi osservano e chissà cosa pensano nel vedermi girare senza soste.

Io mi ricordo distintamente di aver visto un ragazzo nuotare così, in quella stessa piscina, sarà stato nel 2005, mentre io mi allenavo per le mie garette master di nuoto, quelle dei 100 metri stile, 50 metri dorso, 100 metri misti; quelle che pativo e che ho odiato fino alla nausea. L’ho visto e ho chiesto cosa stesse facendo.
“Ah, quello. Quello è un pazzo. Fa’ gli ironman”. 

Ed è stata una rivelazione perché nella mia totale ignoranza sportiva comunque lo avevo intuito cosa fosse un ironman. E già, seppur totalmente digiuna di bici e principiante nella corsa, lo desideravo. Forse, ho cominciato lì, vedendo Carlo nuotare avanti e indietro senza requie, come in preda ad una sua personalissima ossessione.
Perché forse di questo si tratta, in fondo.
Carlo, per la cronaca, è ancora lì che nuota. Io non gli ho mai rivolto la parola e lui nemmeno, anche se da come mi guarda ho capito che ha capito.

Oggi si nuota.

giovedì 12 settembre 2013

Comunicazione interna

Non è ancora ufficiale, ma non è nemmeno ufficioso.
Insomma, è la realtà e bisogna adeguarsi: se n'è parlato tanto già dalla scorsa primavera e abbiamo aspettato, atteso, sentito circolare voci in corridoio più o meno attendibili fino a stamattina quando all'improvviso, ma mica poi tanto, è arrivata la comunicazione interna.

L'azienda si sposta e nello spostarsi si fa' un po' di pulizia, di ricollocamento, di assegnazione a reparti diversi. Si cambia.
E cambiamenti ci saranno anche per la sottoscritta, cui è stato assegnato un altro responsabile, che per inciso non ho mai visto.
Martedì prossimo lo vedrò e cercherò di capire anche cosa rimarrà del mio lavoro, delle mie mansione e in che cosa consiste, per me, il cambiamento.
Se mi è andata male oppure bene.
Ma il cambiamento in sé non mi spaventa, anche se mi spiace perdere persone con cui ho collaborato bene e volentieri.
Ma questo è l'anno per antonomasia del cambiamento. 
Questo è stato l'anno dei terremoti emotivi: mi sono ritrovata senza più famiglia, senza casa, mi sono data da fare, mi sono adattata.
Sarà così anche stavolta.

E il 26 invece, a trasloco dell'ufficio fatto, si parte per l'Elba.

Dopodiché mi riterrò libera da ogni impegno e mi dedicherò un po' al mio Ico.
Mai più preparazione per gare così lunghe e impegnative.
Mai più litigate per chi può uscire ad allenarsi e chi no e recriminazioni su orari sforati.
Un'oretta al giorno di fitness potrebbe proprio bastare.

Anche se c'è una maratona a dicembre che...

Ecco, volevo parlare per una volta di cose serie e invece.. parlo solo e sempre di sport.
Altro che cambiamento.



lunedì 9 settembre 2013

Lady Mergozzo (e scusate se è poco)

 Avrei dovuto guardarle, le previsioni meteo, prima di partire perché se le avessi guardate, avrei capito e magari mi sarei evitata il nubifragio, il diluvio, l’uragano, la bufera.
O forse no.
Ma se l’avessi guardate e avessi rinunciato, ora non sarei qui a scrivere del mio personal best; prevedibilissimo, perché il percorso gara è molto scorrevole, ma comunque ben meritato perché l’acqua che ci siam presi (che mi son presa) avrebbe potuto scongiurare la siccità in Africa per i prossimi 30 anni.

Che la frazione in acqua sia bagnata è lapalissiano perciò la spruzzatina di pioggia proprio prima della partenza non mi fa’ danno. Parto come sempre un po’ agitata, ma col pensiero, rassicurante, di nuotare tranquilla con la mia batteria only women e qualche staffettista. Partiamo dieci minuti dopo gli omaccioni e, fatte salve le prime bracciate, pedate, spinte, poi mi ritrovo a sguazzare come una paperella. Serena.
L’acqua è bellissima, il lago è calmo, non mi sposto neanche di una virgola al pensiero dell’”uscita all’australiana” con tuffo dalla banchina già visto al mio primo olimpico a Caldaro l’anno scorso e oggi sono a mio agio: mi tuffo di testa come se non facessi nient’altro nella vita.
Credo sia venuto anche benino perché sento degli applausi.
La pratica acqua me la sbrigo, in relativa serenità, in 39 minuti, dopodiché salgo fino alla zona cambio (ma dove l’han cacciata??!!) e mi preparo per la bici.

Parto con lo smanicato antivento e faccio bene (o se faccio bene!! Faccio benissimo!!) e dopo 8 chilometri, quando comincio a sentirmi a mio agio e tranquilla, cercando di studiare il tracciato, si aprono le cataratte del cielo. Mai vista (presa) tanta acqua in vita mia.
‘Sti cazzi, penso, cerco di non planare in qualche pozzanghera, ché ormai la strada è allagata.
Al giro di boa,
22 chilometri e rotti, smette di piovere. Sono fradicia ma non ho freddo. Ritorno controvento, giro di boa, saluto Ico che tiene per mano la Cris (masochista la Cris, che si è sorbita tutta la gara, Ico e pure il Principe consorte), pedalo lieta lieta per due chilometri e olè..!!Giù di nuovo a catinelle..
Finisco la mia frazione di bici in 3:06, il mio personal best sulla distanza, completamente bagnata e con le palle un po’ in giostra (la mia capacità di soffrire sta andando a farsi benedire, temo..).

Sosta in zona cambio per togliersi i pantaloncini zuppi che ora pesano un chilo e parto per la corsa, con le scarpe e le calze bagnatissime ma non ho i ricambi.
Parto subito forte (per i miei standard, non ridete!!).
Non so perché ma per i primi due chilometri le gambe non ne vogliono sapere di andare sopra i 4’40’’. Sto bene, quindi vado, dopodiché mi assesto su un confortevole 5 al chilometro, fermandomi ai ristori.
Sono stanca ma corro e recupero, come sempre, qualche posizione. Al terzo e ultimo giro, quando già penso di averla scampata, comincia il diluvio universale.
Scordatevi tutto quello che ho detto sulla pioggia prima.
Questo è tre volte peggio. Pioggia fredda, violenta, forte.
In tre secondi sono di nuovo fradicia, anche se ormai mi sono praticamente dimenticata cosa vuol dire essere asciutta.
Amen. Tanto mi tocca tornare verso Mergozzo comunque.
L’idea di fermarmi ai ristori ora non mi sfiora neanche: sempre al mio ritmo di 5 al chilometro mi completo la mezza (era anche un po’ più lunga, secondo il mio GPS) e vado al traguardo dove, dopo 5 ore e 40 dalla partenza, ricevo gli applausi dei presenti.
Regalo un bel sorriso a tutti e vado a recuperare figlio, marito e la mia amica  Cris, compagna di studi del liceo che abita nelle vicinanze e che mi ospita a casa sua per una doccia calda e un te’.
Sono in piena crisi ipoglicemica, piegata in due, stordita e anche un po’ confusa.
Non so neanche che tempo ho fatto, ma sono contenta di aver finito.
Non so cosa combinerò all’Elba ma io parto.
Io intanto parto e da qualche parte arriverò.

E se non arrivo, venitemi a cercare, allertate la protezione civile, chiamate i pompieri.. Insomma, fate qualcosa.
Capito, Luì!? 

mercoledì 4 settembre 2013

106

Che poi sarà (è, di fatto) il numero del mio pettorale.
Inutile dire che sono in loop sull'argomento come un disco rotto: pigliatemi così, non ci posso fare niente.
Addirittura, ieri mattina, correndo prima dell'alba, sono riuscita ad intravvedere sul marciapiede una macchia a forma di... Isola d'Elba. E ad ogni giro (ne faccio sei) mi sembrava sempre più somigliante.
Ironia della sorte o semplice rincoglionimento mattutino delle 05:20?!
Rimango col dubbio e casomai, durante l'allenamento di domani sera, verificherò.
E Vi farò sapere, non temiate!!
Ah ah.

Ora come non mai mi rendo conto della follia che ho fatto. Ma come ho potuto anche soltanto immaginare di potercela fare, ad allenarmi, intendo...? Con un trasloco ad aprile e pure il trasloco di ufficio che avverrà, forse, voci di corridoio sussurrano senza conferme ufficiali, al 20 di settembre. Nove giorni prima della Gara! 
Ci mancava pure questa.

Manco a farlo apposta, oggi ho approfittato della pausa pranzo per nuotare nell'unica piscina aperta nel raggio di 20 chilometri dal mio posto di lavoro.
Ce ne sono tre: due chiuse (per ferieeeeeeee???!!!) e una aperta (ma ha aumentato il costo dell'ingresso e l'abbonamento non conviene). Evviva.

Manco a farlo apposta, esco dall'ufficio 10 minuti prima per schizzare in piscina e nuotare un po' di più, arrivo al bureau, alla reception quel che l'è, e trovo la tipetta (simpatica come il famoso dito nel.) che sta completando l'iscrizione della scuola nuoto.
Vabbè, mi conosci. Sai cosa voglio. Voglio nuotare (come un drogato vuole la sua dose, temo).

Fa' finta di non vedermi come un sorrisetto scemo e mentre si forma la fila dietro di me, trattengo le bestemmie mila e mila cose che vorrei dirle a lei mentre chiede alla signora anche i dati anagrafici dei trisavoli.

Dopo 15 minuti di attesa che nemmeno alla stazione centrale di Bologna all'ora di punta, finalmente entro, furente, con un Vaf. liberatorio che mi aleggia sulle labbra ed un'espressione da Erinni che spaventa persino il bagnino, che vorrebbe dirmi di fare la doccia prima di entrare, ma non ci prova neanche.
Scappa, abbandonando la vasca e io mi rendo conto che in piscina non c'è nessuno che nuota: ecco perché chiudono le piscine, cazzo!!
Mentre i centri commerciali spuntano come funghi e sono sempre pieni.


Che postaccio fituso!!