Archivi tag: coloni

free palestine _ sciopero generale, oggi 22 settembre 2025, contro il genocidio e per la libertà e l’autodeterminazione del popolo palestinese

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slowforward si unisce allo sciopero collettivo di protesta contro il genocidio in corso

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https://www.fanpage.it/attualita/sciopero-generale-lunedi-22-settembre-per-gaza-a-rischio-settori-pubblici-e-privati-gli-orari-dello-stop/

https://www.usb.it/leggi-notizia/usb-proclama-lo-sciopero-generale-per-il-22-settembre-difendere-la-flotilla-fermare-il-genocidio-a-gaza-stop-alleconomia-di-guerra-1114.html

stasera: in piazza per la global sumud flotilla

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da Piazza Vittorio a Porta San Paolo, oggi, domenica 7 settembre 2025

sera del 7 settembre: in piazza per la global sumud flotilla

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da Piazza Vittorio a Porta San Paolo, domenica 7 settembre 2025

giuristi chiedono un intervento militare a gaza per fermare israele


https://contropiano.org/news/internazionale-news/2025/08/21/giuristi-chiedono-un-intervento-militare-a-gaza-per-fermare-israele-0185828

L’ex relatore delle Nazioni Unite Richard Falk ha proposto l’invio di una forza armata internazionale a Gaza, mentre un vasto gruppo di giuristi ha chiesto all’Assemblea Generale di autorizzare un intervento armato di fronte al genocidio israeliano.

In una conferenza stampa tenutasi lunedì 18 agosto a Istanbul, il Tribunale Per Gaza ha chiesto alla comunità internazionale di autorizzare un intervento armato sotto l’egida delle Nazioni Unite per fermare quella che definisce la fase più mortale del genocidio israeliano contro il popolo palestinese.

Il giurista americano Richard Falk, da Istanbul, ha esortato i governi ad aggirare il blocco del Consiglio di Sicurezza – dove gli Stati Uniti usano il veto a favore di Israele – e ad appellarsi direttamente all’Assemblea Generale. Come ha spiegato, ci sono meccanismi legali per questo, come la risoluzione “Uniti per la Pace” del 1950 e il principio della “Responsabilità di Proteggere” approvato nel 2005.

Richard Falk, ex relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani in Palestina, ha avvertito che non agire immediatamente sarebbe “un fallimento storico dell’umanità”. Ha assicurato che il mondo sta assistendo, in tempo reale e con una trasparenza senza precedenti, a un genocidio che ricorda l’indifferenza mostrata di fronte ai crimini più atroci del XX secolo.

Il giurista ha accusato le cosiddette democrazie occidentali di complicità nell’offensiva israeliana. Ha sottolineato come la pressione dei cittadini deve tradursi in embarghi sulle armi, sanzioni e azioni di solidarietà internazionale, paragonabili alla campagna che ha contribuito a far cadere l’apartheid in Sudafrica.

Ha anche denunciato il tentativo di mettere a tacere le voci critiche attraverso sanzioni contro i relatori per i diritti umani e l’omicidio di giornalisti, tra cui Anas al-Sharif e i corrispondenti di Al Jazeera lo scorso 10 agosto. “Parte del lavoro del Tribunale di Gaza è quello di rafforzare il ruolo della verità di fronte a questi crimini”, ha detto Falk.

La dichiarazione d’urgenza dell’organismo riunitosi a Istanbul, intitolata “È tempo di agire”, sarà presentata all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a settembre. L’organismo ha anche in programma un’udienza finale a Istanbul a ottobre, dove emetterà un verdetto morale sulla base delle testimonianze raccolte dalla sua fondazione nel 2024.

Il Tribunale di Gaza, composto da accademici, giuristi e difensori dei diritti umani, ha già tenuto sessioni a Londra e Sarajevo, dove ha formalmente accusato Israele di genocidio, crimini di guerra e apartheid.

Nel frattempo, la situazione umanitaria continua a deteriorarsi: dall’ottobre 2023, più di 62mila palestinesi sono stati uccisi a Gaza, tra un blocco totale e una carenza di aiuti.


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aggiornamenti sul genocidio (19 ago. 2025)

forced removal
https://www.facebook.com/share/1LVZKGWXb3/

Chiara Cruciati sul “manifesto”, a proposito del progetto di ulteriore divisione della Cisgiordania
https://www.facebook.com/share/14GURSbcytf/

espansione dell’insediamento E1
https://differx.noblogs.org/2025/08/17/espansione-insediamento-e1/

netanyahu era tale e quale negli anni Ottanta: https://www.facebook.com/andrea.masala.161/posts/pfbid0bFa1st7vuiHzyifKy1Wq9vycvLtk27ao9C6wCsYFv6QWQ2yUSxxCSnbky6diR98l

some truths about zionism and its racism
https://www.instagram.com/reel/DNbov-SOI3Y/

Rashid Khalidi intervistato da Chiara Cruciati per “il manifesto” (14-8-2025)
https://www.facebook.com/share/1ZHVQTQyyV/

among the starving children
https://www.facebook.com/share/p/192jzVd2fC/

i bambini non contano più
https://www.facebook.com/share/1JfNj2WuC8/

israel’s “break their bones” policy. video at
https://www.instagram.com/p/DNcnCdLMscK/

Samir Zaqout, 11 anni, amputazioni e ferite
https://www.facebook.com/share/16UfMidGTf/

Jude Shalabi, 5 anni, lapidato dai coloni
https://www.facebook.com/share/p/19pjGSXwcj

Gino Strada sulla Palestina, 2004
https://slowforward.net/2025/08/18/gino-strada-sulla-palestina-2004/

il concetto di base dell’idf è la rappresaglia nazista, peggiorata
https://www.instagram.com/p/DNeM_UHOD_d

dicembre 2024: un drone israeliano uccide una bambina di 12 anni che era in cerca d’acqua
https://www.instagram.com/reel/DNdq2q3urNf/

father holds his daughter, killed by an israeli airstrike on the Al-Mawasi area in Khan Younis
https://www.facebook.com/share/r/1B2vpt8hpe/

daniella weiss dice chiaramente che non è la pace l’obiettivo
https://www.instagram.com/reel/DNfvMfyoeN9/

Yesterday the Gaza Tribunal called for an urgent international armed intervention to stop what it described as Israel’s “most lethal phase of genocide” in Gaza, warning that failure to act would mark “an historic failure of humanity”:  https://www.middleeastmonitor.com/20250818-gaza-tribunal-calls-for-armed-un-intervention-to-halt-most-lethal-phase-of-genocide-in-gaza/


 

“non noi” / mg. 2024

quello che segue è il breve brano col quale nell’estate dello scorso anno ho risposto alla richiesta di partecipare alla serie di interventi “Poesia, prima persona plurale. (Indagine sulla valenza sociale della poesia contemporanea)”, serie uscita su ‘Le parole e le cose’ a cura di Lorenzo Mari e Gianluca Rizzo – che ringrazio nuovamente dell’invito (e con loro la redazione di LPLC).
il testo, in rete da novembre 2024 qui, non è presente nel relativo libro pubblicato da Argo da pochissimo, ho così considerato che forse renderlo reperibile in più sedi online (cfr. in calce) fosse plausibilmente non inutile, considerandone soprattutto l’argomento.


non noi

“noi no”

(sandra mondaini, raimondo vianello, jeff bezos, 1977)
(n.b.: l’epigrafe deve essere di merda e deve fare sorridere)

il noi di cui noi disponiamo è completamente sbagliato, è da rifare, siamo noi da rifare. in attesa, va evitato l’uso; ci evitano in parecchi.

il noi anche semplicemente grammaticale che disponiamo sulla scacchiera della sintassi non sta messo meglio: errore o meglio un errante fra convenzioni di diorite e alleanzelle di biscotto.

tra l’altro si sapeva, si è sempre saputo.

cioè continua a essere: stupro di gruppo, fusioni societarie, coloni, ufficiali, uffici, tribalismo, correnti di convezione, cattivo odore bene collettivo, circhi senza farina, batte col piatto del machete sulla gamba e taglia le condutture d’acqua ovviamente in Cisgiordania.

il pronome yankee a inizio agosto 2024 stanzia 18 miliardi di dollari perché israele continui la distruzione del popolo Palestinese e il furto di terre.

non so/sappiamo e nessuno sa cosa possa sostituire la splendida profondità fognaria dei pronomi di prima persona, uno e multiplo, instagrammer e gruppi fb.

non c’è crimine che non trovi (un) noi a giustificarlo, dagli omicidi e violenze sessuali a megiddo e nelle altre carceri israeliane agli acquirenti dei manualetti di ultradestra.

la pancia di amazon è piena di mosche, una per ogni penny di jb.

è passato da poco il primo compleanno del genocidio ai danni della Palestina, a sua volta vetta di 76 compleanni di Nakba. una montagna di montagne di morti.

il noi (di merda) degli intellettuali (di merda) non si è mica sentito, o – diciamo – si è sentito pochissimo (e) male. o meglio uno zero, per altri zeri, di fronte al noi invece energico tricolore bluette del roblox di parigi ’24 [=olimpiadi].

medici operai operatori scrivono noi tornando da Gaza, da Gerusalemme Est, dalla West Bank, o standoci: possono usare il pronome, gli altri no, noi no.

*

ulteriori link: Continua a leggere

boycott zara (bds)

The global BDS movement officially endorses the grassroots organic campaign to boycott ZARA. We call on people of conscience around the world to boycott ZARA, the flagship brand of the Spanish multinational Inditex, for its deep and growing complicity in Israel’s regime of settler-colonialism, apartheid, and genocide.

ZARA’s complicity with Israel’s regime of oppression runs deep:

  • At the start of 2025, amid Israel’s ongoing genocidal assault on Palestinians in Gaza, ZARA opened its largest-ever store near Tel Aviv- a 4,500 m² flagship in the Big Fashion Glilot complex, deepening Zara’s economic ties with apartheid Israel, where the brand already operates dozens of stores.
  • In October 2022, ZARA’s Israeli franchisee hosted a campaign event for the fascist and genocidal Israeli minister, Itamar Ben-Gvir, who praised the brand.
  • In June 2021, ZARA’s then-head designer made racist comments against Palestinians online, but the company issued only a vague statement without any real consequences.
  • In December 2023, ZARA ran an ad campaign titled “The Jacket,” depicting mannequins wrapped in white shrouds next to crumbled statues. Sparking backlash by the public, who saw it as a direct allusion to the ongoing genocide in Gaza, the brand removed it and issued a noncommittal apology without addressing its ties to Israel.

Here’s the full page with infos:

https://bdsmovement.net/news/boycott-zara-dressing-apartheid-and-genocide

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+30% di attacchi da parte dello squadrismo sionista in cisgiordania

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src: https://www.facebook.com/share/p/1AY5ybFeT6/

Attacks by illegal Israeli settlers on Palestinians in the occupied West Bank have surged by 30% this year, Israeli figures showed on Sunday.

Israel’s Army Radio, citing government data, said the first half of 2025 saw 414 settler attacks, up from 318 in the first half of last year.

“This represents a significant increase of about 30% compared to the same period last year,” it said.

“This increase is reflected not only in the number of attacks but also in their severity, as the attacks are becoming more and more severe,” the radio said, citing a senior military official.

28 giugno, roma, voci per la palestina, in piazza di porta san paolo: “non in mio nome”

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gaza before / gaza now

src: https://www.instagram.com/reel/DKCaajKNyT8/
src: https://www.instagram.com/reel/DLE-LozgqSO/

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la palestina scomparsa dall’orizzonte del g7

da un post di Alessandro Ferretti ripreso il 18 giu. 2025 su fb da Renata Morresi:

*Di tutto questo al G7 neanche una parola*:

(Alessandro Ferretti)

«Come largamente prevedibile, Israele approfitta dell’attenzione mediatica rivolta al suo attacco all’Iran per un’ulteriore escalation di ferocia in Palestina. Nelle sole ultime 24 ore l’esercito occupante ha ammazzato oltre 140 persone e ne ha ferite 560, molte dei quali negli ormai consueti e normalizzati massacri a colpi di mitragliatrice e cannonate sulle folle affamate davanti ai punti di distribuzione degli aiuti.

Il sistema sanitario è praticamente oltre il collasso. Negli ultimi giorni Israele ha addirittura emanato un ordine di evacuazione per tutta la zona intorno all’unico ospedale realmente funzionante nella Striscia, il Nasser Hospital a Khan Younis, il che significa che nessuno può entrare o uscire dall’ospedale senza diventare un bersaglio dell’esercito. Medici e infermieri si sono rifiutati di evacuare abbandonando i loro pazienti alla morte, ma la chiusura dell’ospedale è solo rimandata.

Il dottor Mads Gilbert, che ha lavorato al Nasser Hospital, ha infatti rilanciato un appello drammatico del dottor Yousef Abu Al-Rish che dipinge una situazione terrificante:

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israele sulla via per legalizzare il furto di terre in cisgiordania

QASSAM MUADDI – ISRAELE HA APPENA CAMBIATO IL FUNZIONAMENTO DELLA PROPRIETÀ TERRIERA IN CISGIORDANIA

Il governo israeliano ha di fatto legalizzato l’annessione di oltre il 60% della Cisgiordania, ma nessuno ne parla. Ecco cosa significa per i palestinesi.

Di Qassam Muaddi – 12 giugno 2025

Fino al mese scorso, i palestinesi in Cisgiordania conservavano i loro certificati di proprietà terriera nel caso in cui le loro terre fossero rivendicate dallo Stato israeliano o dai coloni israeliani. Ma una recente decisione del governo israeliano ha reso le loro terre in Cisgiordania aperte alla registrazione della proprietà da parte di chiunque, compresi i coloni, costringendo i palestinesi a chiedere il riconoscimento della loro proprietà terriera da parte dello Stato israeliano o a vederla trasferita in mani israeliane.

All’inizio di questo mese, il governo israeliano ha approvato la decisione di riprendere il processo di registrazione catastale per i terreni nell’Area C della Cisgiordania, dopo decenni di congelamento. La decisione comporta gravi conseguenze per la proprietà terriera palestinese in quella che costituisce il 60% della Cisgiordania, poiché pone fine al trattamento dei terreni palestinesi nell’Area C come Territorio Occupato, trattandoli invece come parte di Israele.

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video: little child trying to escape from the fire an israeli airstrike set on the school she and her family chose as a shelter

BEWARE: STRONG GRAPHIC CONTENT:

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oggi e domani, 23-24 maggio, a bologna: samah jabr sui traumi generati dai crimini di colonialismo

🍉 SAMAH JABR (psichiatra, psicoterapeuta e scrittrice palestinese) torna a Bologna per un seminario e un incontro aperto: 𝗪𝗶𝘁𝗻𝗲𝘀𝘀𝗶𝗻𝗴 𝗶𝗻 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝘅𝘁𝘀 𝗼𝗳 𝗼𝗽𝗽𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻: 𝗧𝗵𝗲 𝗲𝘁𝗵𝗶𝗰𝗮𝗹 𝗮𝗻𝗱 𝘁𝗵𝗲𝗿𝗮𝗽𝗲𝘂𝘁𝗶𝗰 𝗿𝗼𝗹𝗲𝘀 𝗼𝗳 𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹 𝗵𝗲𝗮𝗹𝘁𝗵 𝗽𝗿𝗼𝗳𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝘀 𝗳𝗮𝗰𝗶𝗻𝗴 𝗰𝗼𝗹𝗼𝗻𝗶𝗮𝗹 𝘁𝗿𝗮𝘂𝗺𝗮.
🍉 23 maggio, ore 11:00-13:00, Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna
🍉 24 maggio, ore 17:00, presso il centro Costa in via Azzo Giardino
Informazioni e locandina: https://psicologia.unibo.it/it/eventi/witnessing-in-contexts-of-oppression-the-ethical-and-therapeutic-roles-of-mental-health-profession-als-facing-colonial-trauma
🇵🇸
« […] “sumud” è un concetto molto antico. È presente nella letteratura palestinese da oltre un secolo, sin dai tempi del mandato britannico in Palestina. Ed è molto più complesso della sola resilienza. La resilienza è un termine relativamente recente nella letteratura sulla salute mentale: esiste da circa quarant’anni, forse poco più. Si tratta di uno stato dell’essere, una condizione interna. Ma “sumud” è qualcosa di più: è sia uno stato dell’essere che un orientamento all’azione. È fermezza, perseveranza, ma implica anche un’azione critica. È tutto ciò che rafforza la capacità delle persone di rimanere sulla propria terra: la fermezza è parte integrante del “sumud”.
Il significato del termine ha sia una dimensione individuale che collettiva. Quindi “sumud” è una resilienza collettiva che tiene conto dell’azione, non solo dello stato dell’essere e del sentimento di forza interiore. Questa è l’essenza di ciò che intendiamo con “sumud”. L’immagine mentale che più lo rappresenta è quella di un ulivo dalle radici molto profonde.
È importante prestare attenzione quando parliamo di “sumud”, perché talvolta viene frainteso e interpretato come se indicasse una sorta di resilienza innata del popolo palestinese, tale da renderlo autosufficiente e privo del bisogno di sostegno esterno. Ma non è affatto così. “Sumud” non deve essere idealizzato, né trasformato in una narrazione romantica che giustifichi l’abbandono o lo sfruttamento dei palestinesi.»

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