chomolungma
21 luglio 2025 § 7 commenti
Nel dehors del bar un uomo, con deambulatore, di una certa età,
formula che sta a significare che non è ancora vicino a essere anziano ma nemmeno così lontano,
conta le monete ad alta voce.
Quando mi sono seduta ho sentito il suo sguardo.
Nessun problema, perché sono notevole:
vale a dire, mi si nota, con la tuta blu, il mio turbante a pois, gli occhiali anni sessanta,
anche io mi guarderei, se mi venisse donato un certo tempo all’esterno di questo corpo
per sapere cosa significa vedermi.
Ho ordinato una birra media, e quando mi è stata portata al tavolo, l’uomo
ha trovato una maniera alternativa di chiedere alla cameriera
‘Quello che ha preso lei’
domandando se la mia fosse una birra media, e chiedendone una anche per sé.
Mentre le nuvole stanziano sul fianco occidentale della Reit
senza inibirne la cima,
vedo che ho vissuto pienamente la mia prima vacanza da sola, nel mio paese,
godendo al tempo, in eguale misura, della solitudine e della compagnia,
consegnandomi un appartamento che ha smesso di respingermi
nell’esatto momento nel quale ho smesso di respingerlo.
L’importanza di arrendersi a sé, e vedere la resa di quanto ci opprimeva.
Ho quasi terminato Carrère.
Do quello che posso dare a chi posso darlo
e accetto, non in cambio ma per moto indipendente,
ciò che ogni singola persona ha da offrirmi.
Questo è l’equilibrio
il guerriero III
il paradosso per il quale l’essere che amo è
non una persona
bensì un totem
un Frankenstein armonico i cui punti di giuntura
solo io vedo, conoscendoli per esperienza di assemblamento.
“…ma oggi me ne infischio, oggi sono pienamente felice di essere vivo.”
Così termina questo libro di Carrère.
Così non termino e proseguo io.
viandanza
6 luglio 2025 § Lascia un commento
5 luglio 2025 – 16 pietre
1
Andare contro le regole
ma farlo in silenzio
senza proclami
e senza finire in catene
nemmeno le mie.
2
La musica affonda
senza immagini
è un movimento continuo
ovviamente carnale
ma resta in punta di dita
comparendo in fondo
senza passaggi intermedi.
3
Oh,
gli uomini che accavallano le gambe.
4
A volte la viandanza prende
senza che le gambe si muovano
sul belvedere di una tenuta vinicola
cinque luglio duemilaventicinque
e riesce perchè
la bellezza forte muove.
5
Un fraseggio sospeso
un sospiro di timore e incertezza.
6
Vorrei avere 17 anni
arrivare con la sguardo perso
e i capelli umidi di doccia.
Lo faccio.
7
Andare e tornare
nel mio livello umano
vale molto più del restare.
8
Tieni i piedi nudi
molla i bastoni
sii tutta a terra
afferrata ai soli strumenti
che non sono i tuoi
rocce terra radici e cespugli
sii quadrupede
sii verme
sii anche pesce.
9
Le lacrime, fossero bambini.
Cosa ne diresti allora.
10
Pensi di terminare
ma non puoi
fata turchina
il violoncello ti attanaglia
il piano ti circuisce
potresti cadere dal muro
sarebbe una fine prodigiosa
ma non è stasera nè mai
che ti spezzerai il collo.
11
Vita così terrena
e così ultraterrena.
12
Così tanti nasi:
la sentono, loro, la musica?
13
Ragna e cagna
sempre presente e assente
liscia e frastagliata
un volo calmo e cieco.
14
È un materasso plurimo
che mi accompagna da mesi
a questo materasso mi abbandono volentieri
ogni volta che mi va
sia che io dorma
sia che io tenga
sia che io cammini.
Un lenzuolo buono
completa il quadro
lasciandomi sentire
il caldo e il freddo.
15
Una finestrella
mette in atto
un tramonto che non c’è.
16
In questi giorni
penso molto alla bellezza ultima
della morte.
Non sono mai stata più viva di così.
chomolungma
14 giugno 2025 § 1 Commento
Ho visto una metropoli
e la sua storia nei secoli resa concreta
i viandanti seduti sul lastricato
il cappuccio del mantello tirato sul capo
svariate processioni e pellegrini minori
i mattoni che costruirono la parola casa
le ruote dentate delle rivoluzioni industriali
il tuonare di guerre si fa per dire lontane
e colori affaccendarsi
il traslocare lontano dal centro degli allevamenti
l’eleganza di chi al centro restava ergendosi.
Tutto ciò era pietra, roccia
ero immersa in un’acqua calda e molto intima
nuda, disarmata ma non inerme
piuttosto inerte
ferma e molto attenta all’ascolto.
Quando la storia della metropoli si è asciugata
ha preso a piovere più forte
e io ripreso a vedere, senza sentire
poiché soffocata da un concerto maggiore,
la musica dell’acqua che cadeva nell’acqua
il suo illuminare scoppiare e aprire punti differenti
risuonando senza suono.
Io e il mio corpo aperti ad accogliere.
Ci sono aperture nel mondo che spesso vengono sottovalutate
perlopiù non prese affatto in considerazione.
Per queste io vivo.
viandanza
27 marzo 2025 § 1 Commento
27 marzo 2025 – 6 pietre
1
Ricevo una cartolina dal mattino.
Recita:
“Amica mia, ti sei spogliata dall’inverno,
così ho fatto anche io.
Nuoto nella consistenza e nella resistenza armata
dei campi in espansione
aggredisco l’asfalto mangiato
sul quale avanzi, lo disegno di fiori
sognati, dai petali in continuo abbozzo.
Ti apro il giorno, tu mi apri la pelle,
nel mio dominio siamo una comunione.”
2
Infilo cavi elettrici, navigo sistemi di strade e stradine.
I giardinetti delle bifamiliari
sono un invito all’errore.
I cartelli stradali lo sanno,
come lo sanno gli autoarticolati e le utilitarie.
C’è un pensiero solo che mi riconnette
alla realtà, privo di minacce e
immensamente interpretabile:
ora muoio.
Ora muoio di luce.
3
Contano più le partenze o i ritorni?
Ciò che eliminiamo o ciò che riconsideriamo?
Quale è l’economia delle direzioni umane?
Il vento attraversa le mie strade
sempre con la stessa direzione.
La salvezza è spesso enorme e occulta.
Stiamo muovendo piccoli passi
nella direzione della salute
senza tuttavia
chiamarla ancora per nome.
Il mio dentro risiede nel nomadismo
da quando il mio fuori ha riconosciuto di essere stanziale.
Marzo agisce sempre nel lievito, nel fermento.
4
Guardare in alto è un braille
che ho appreso senza avvedermene.
I rilievi, a loro volta densi di rilievi più piccoli,
cantano un poema
non epico e non etico.
Alla montagna, amore mio, non glie ne frega un cazzo.
Per quello la guardiamo e veneriamo ogni giorno
leggendo i suoi limerick
musicali e crudeli.
Intanto in basso i cani corrono
e noi diamo vita all’inutile, alla routine.
Ringrazio mia figlia per la lezione
geneticamente appresa
di saper scappare via silenziosa
alla faccia delle convenzioni, anche quando mie.
5
Ho una appendice barbara
che ogni giorno scoppia e suppura.
6
Sii corpo, lasciati divorare dal tempo e dallo spazio.
Sii lucertola.
viandanza
24 marzo 2025 § 2 commenti
24 merzo 2025 – 3 pietre
1
Dice
quella neve così compatta e pettinata sulle vette
hai seni da baciare e stringere
mentre un violino ti fa insperatamente giorno
e il sangue trasmigra verso il basso
e il corpo tutto sfigura, trasecola, verdeggia
insorge l’erba, si fanno macchie
di luce fra le colture
e tu, amica mia, sempre sulla traiettoria nota
dell’amore, dipingi un mondo
iperreale e trasalito
mentre sfiori senza sfiorire
campiture impossibili
risalendo i declivi:
fra i tuoi seni hai posto innesti di vigna
ai quali chiedere
un vino nuovo.
2
La poesia è un contratto
non scritto e pertanto ignorato
pone regole e veti
perfetti da infrangere e ignorare
è un’anima imperfetta, un fumetto inconcluso
un mucchio di letame che costeggia
i sentieri improvvisati del marzo
è una slavina che mai stacca
è l’assenza di temperatura e
l’alleanza di ogni divinità.
La poesia non esiste.
Facciamola più spesso.
3
La primavera disegna sull’asfalto
(ma solo quello delle ciclopedonali)
occhi spalancati
e stoviglie varie sottratte a credenze stracolme.
Non c’è nulla di banale nelle staccionate
che cedono. C’è anzi il rispetto per la
caducità, la carezza ai volti piagati.
Qui e ora il mio corpo trova guarigione
le mie braccia si alzano e allungano.
Mi muovo nella luce.
Come in ogni stagione.
viandanza
14 marzo 2025 § 1 Commento
11 marzo 2025 – 4 pietre
1
A marzo
i mucchietti di neve residui
in paese
Sono cumuli di stracci sporchi.
Perciò sappiamo bene
della pioggia che porta pulizia.
2
Godere delle perturbazioni
atmosferiche o altre
è un sintomo di salute
che accolgo sorridendo.
Intanto un sole
inatteso e screanzato
mi bacia alla maniera dei gatti.
3
Si alza il vapore
delle cazzate buone e altre
risale i fianchi dormienti delle montagne.
Io
al centro di un palcoscenico vuoto
recito il qui e ora
avendo esaurito, al momento,
ciò che di molto precede.
4
Vanno e vengono
veicoli pochi ma molto affaccendati.
Vado e vengo anche io
per svegliare il corpo ed essere corpo.
Una auto eucarestia
che mi porti al centro dell’esistenza
ma solo la mia.
chomolungma
11 marzo 2025 § 5 commenti
La bellezza delle belve le statue gli oleandri
le strade lastricate con o senza cura
le ville dell’ottocento colme di lacerante grazia
Irene e le paillettes dei giorni
io che sono pronta a risalire fra le erbe
perché la vita è vita
le rivoluzioni a rivoltelle e gli affreschi dei sorrisi
infinite labbra, cuore mio, sono pronta
alla potatura, a sfrondare il mio legno,
a inciderlo di realtà, di danza, di germogli.
Sono schierata a fianco dei ribelli.
Il mio movimento parte dal respiro.
viandanza
26 febbraio 2025 § 4 commenti
26 febbraio 2025 – 9 pietre
1
Vi nasconderemo in una dépendance
la vostra assenza avrà risalto mediatico
e sarà pertanto dimenticata in un paio di settimane.
Vi terremo lì, dipendenti da noi
per ogni cosa, impossibilitati a vivere
relegati alla pura biologia dell’esistenza.
Verrete rilasciati dopo dieci anni.
Quanto serve a creare o non creare scompiglio.
Sarete vecchi e inediti, ripetuti e inconosciuti.
Sarete i morti che ritornano.
2
La neve langue sulle spallette dei monti.
Non conosce mai nulla del suo termine.
Esiste senza resistere
come le lastre di cemento inutilizzate
e sempre più spezzate.
È una sospensione a esaurimento
come quella delle seconde case
chiuse e abitabili in qualsiasi momento.
Non mi ammazzo di lavoro
per un sistema
che non riconosca la mia individualità.
3
Non soggetti ma assoggettabili
alla statistica, che non è mai
né tenue né gentile.
Cosicché ci si piega a una narrazione
priva di sconti ed eccezioni
assimilati dal corpo titanico
delle proiezioni di un romanzo spionistico.
4
Aiutami con le frasi fatte.
Ogni volta che non voglio sentire
ciò che i prati urlano e urtano.
5
Ci conserveremo meglio sul versante nord
ma solo il sud ci darà la vitamina preziosa.
È come pensare di dover scegliere
fra il culo e la faccia.
Ci hanno insegnato a vedere gli anni
come uno stupro sistematico
programmati all’accettazione passiva
eccessivamente stanziali
anche nel sistema limbico.
A mezzanotte tutte le nostre magnifiche carrozze
si disfano e non si compostano.
Io seguo ciò che accade
solo col registro ampio del mio sguardo.
6
Eravate in venticinque
siete rimaste in due
il mondo si espande esponenziale
riducendosi al tempo a un osso
completamente spolpato.
Io e la mia pessima abitudine
a sostenere
anche quanto non mi riguarda.
7
Sarebbe stato bello tornare a camminare insieme
tutti i martedì mattina.
Non so collegare il senso di rancore ed epurazione
che è il non trascendere accadimenti fortuiti.
Oltrepasso sempre i limiti gravosi
delle relazioni così come le abbiamo viste in TV
e resto da sola oltre quegli stessi limiti
a scrutare uno scorrere disorientato.
8
Si prospetta un disgelo poverissimo
quella di questo inverno
è stata una neve disperata e mendica
di quelle con un’infanzia difficile
che non trova mai risoluzione.
9
Una scatola di petardi che ha nome Galassia
io penso al vino che si vendeva come indispensabile
quando di indispensabile c’era solo il senso di appartenenza.
Brilliamo male, come petardi con un nome manchevole,
quando ci affidiamo a cose altre.
diario di uno stralcio
7 febbraio 2025 § 3 commenti
Ti stendo nel wok
ti impano tutto
ti friggo
poi mi giro
ti rubo il pasticciere
e con lui mi apparto
nella dispensa.
Ti stendo sulle scale
ti prendo basso e alto nei lombi
ti aggiungo ai miei punti
così vinciamo
ma poi scappo
coi soldi e il giardiniere.
Ti raccolgo nei prati
abilitando i fasci muscolari
infioro le tue camicie
miagolo in piedi sul tuo collo
mentre faccio l’occhiolino al garzone
e gli dico
dammi tutto il pane che hai.
Ti dedico le Arianne tutte filate
mio minotauro minore
ti bevo nel caffè
ti misuro sotto i teli
ti intesso ti filo e ti scardino
mia cedevole porta
nei rattoppi della carne.
Ti scrivo senza misura e senza scopare più
senza inventarmi ruoli professionali a cadere
mentre usciamo nelle piazze
senza manifesti né proclami
ho esaurito le elezioni
presentami un giorno privo
io ne ho già riempiti troppi.
musica da un’altra stanza
6 febbraio 2025 § 1 Commento
Si estinguono
terracquei ma mai a sufficienza
con i ritmi cardiaci estratti dai blister
in ordine aleatorio
mentre il cielo si fa blu e
ingloba il respiro e
ingloba me.
Intanto chiedo al potassio di sostenere
il mio movimento.
Gli alberi addobbati del bosco
non li smantella l’Epifania,
le mie epifanie, anzi,
li vedono sempre molto illuminati
anche sotto il sole incendiario di luglio.
Questa è una festa secca
che reseca il nostro essere troppo umani.
Presto raccoglierò il crespino
mi sono detta sullo spegnersi dell’estate
sempre negli ultimi tre anni.
Sappiamo bene che non l’ho raccolto ancora
negli autunni passati a evitare i miei sentieri
per carenza di forza d’animo o di vitamina D
sotterranea come il desiderio
fittamente esausta.
Quanti profili ingannevoli
stoccati ai lati del sentiero, che oggi
è molto più di una traccia
è mappatura nella quale mi specchio.
Sento più di quanto veda.
Come un percorso penetrativo e non
fermo alla retina, come un camminare
che viene dentro, anticipato dal sole.
L’ultima volta che ho portato i miei piedi qua
Eugenia con me, l’unica eucarestia cui credo,
un ragno mi aveva carezzato il ventre
squarciandolo ed estraendone il terrore.
Terrore o no
ho abbracciato e allacciato molto
negli ultimi mesi
arrivando a dichiarare il più possibile
esaurendo zavorra.
So che non per caso
da un paio di mesi
vedo il mio corpo molto più bello
di quanto appaia allo scanner
fottendomene dello scanner.
Dilettante dilettevole e molto accesa
è così che amo
mettendo un piede davanti all’altro
senza meta imposta
né scopo alcuno.
Ancora una volta sentire il piccolo rumore
incontrare una cerva
fermarci e guardarci a distanza
nemmeno tentare di fotografare.
Ecco che fugge, allarmata
mentre io resto immobile e grata.
Se penso alle chiuse
penso alle dighe
e non ne voglio sapere più nulla.
Preferisco esondare sfondare e sfrondare
fedele a Eluard, ininterrotta
nel farmi di stagione in stagione
consumandomi bene, sempre stupita.
effetto di mera esposizione
3 febbraio 2025 § 3 commenti
Almeno il sale è buono
gli dissi
mentre, in tre, affrontavamo il quadro
dei gamberetti surgelati.
Il terzo era uno chef
quindi perplesso dalla qualità degli ingredienti
restava comunque attratto da me
aperta al mondo e sorridente
mentre guardavo il mio uomo
cucinare un risotto dimenticabile.
Dopo molto altro vino me ne andai a letto.
Il terzo, prima di andarsene, passò nella camera
mi depose un bacio sulle labbra
sapendo che non ci saremmo mai più visti.
musica da un’altra stanza
23 gennaio 2025 § 1 Commento
Un volo a tre
la cautela solida e puramente anagrafica
un affronto al gelo e alla stanchezza
pronunciato con l’equilibrio della pianta
che io sono
ovunque vi sia necessità.
Radicata e salda.
C’è un reparto della mia vita
strettamente analogico,
dove impero al netto delle strumentazioni,
strumentale al direzionamento dei miei passi.
Nevica debolmente
sul paesaggio scarico di colori
con le vaste porzioni di paese e monti
acquerellate dalla nebbia.
È singolare che proprio oggi
con la bassa pressione atmosferica
che normalmente mi inabilita
io mi sia scrollata di dosso il torpore schiacciante
delle ultime settimane.
Incedo su strade di paese defilate e molte volte
percorse, ma senza neve e col passeggino
che mi dava da mangiare.
Niente pedoni né cani
solo confuse zolle erbose
che perforano la neve come ballerine terminali
allungate in salti impossibili.
Le automobili distanti galleggiano
sui prati molto imbiancati.
In lontananza, ma non tanto da divenire sfocata,
una serpentina di case
segue l’andamento delle nubi basse.
Spostandomi disabito le arnie dei paradigmi
mi affido ai profili del bosco che la neve affila
sono volatile e votata alla perpetrazione
del fluire di ogni cosa
abbandonata ai miei passi
su questi sentieri molto civilizzati
che sfiorano il paradosso:
pieni di orme e vuoti di genti.
Il silenzio deflagra ovunque.
Se potesse cancellerebbe ciò che scrivo
e tutto il mio frastuono interiore.
Signore delle staccionate e della nausea
Signore delle correnti marine e elettriche
Signore santissimo della fauna inconosciuta
fa’ che io resti incompiuta, mai terminata, sempre irredenta.
diario di uno stralcio
8 gennaio 2025 § 1 Commento
In quell’urlo di violenza
dove la violenza è una turris eburnea
sfiorata certo ma toccata mai, né forte né piano
dove le mamme uccello
hanno smesso di rigurgitare cibo nelle bocche
dei figli affamati
dove i caprioli abbaiano, spauriti all’apparenza
ma intimamente indifferenti
e io, il giorno otto di gennaio,
insofferente al vociare e alle ripetizioni infantili
sfrondata di una paura di esistere
che quotidianamente imponeva
un’esistenza di cilicio
impostata e imbustata in brand occidentali e approssimativi
io apostola di chiunque mi desse parola e ora io
in riferimento ad allora
apostata
e squarciato quel bozzolo, senza violenza,
senza approssimarsi perché sorta infine
nel nòcciolo
apprestata a essere materiale fissile eppure
già deflagrata senza botto o rivendicazione
manifesta solo nel nòcciolo che irradia silenzioso
e ora appostata
sulla sedia della cucina
con un bicchiere di vino che contiene
gli ultimi quindici anni
passati a tremare: prima di paura,
ora della sostanza mai fissa del vivere, che è
vibratile, che non sente
fissità alcuna, mai.
chomolungma
2 gennaio 2025 § 3 commenti
Un film dell’orrore austriaco.
La sedazione della fame.
Ama il tuo stomaco perché ti sostiene
anche quando ti tradisce
indossa il mantello che più ti dona.
La primavera si avvicina
molti nuovi inizi
nella purezza che nulla ha a che vedere
con la purezza.
Coloro che non sono qui oggi
sono qui oggi
per godersi la compagnia
in silenzio.
saga
13 dicembre 2024 § 1 Commento
Siamo vittime di un vitello spezzato
che è vittima nostra
noi eventuali e mai certi
cosa ci siamo detti
fra comandanti e sottoposti
o coi ruoli invertiti.
Ci uccidiamo su un accento germanico
con le mani fra le gambe di qualcuno
che non riesce a parlare;
scrivere, tantomeno.
E nel frattempo
la poesia
la sbattiamo fuori casa
ogni lunedì e ogni giovedì mattina
con l’indifferenziata.
In alta stagione turistica
anche il sabato.
saga
10 dicembre 2024 § 2 commenti
L’autunno è un pitone e Gesù urla.
Quanti morti ammazzati e quanti avrebbero meritato
e noi, qua, lo diciamo perché non saremo mai
coloro che separano i meritevoli
dai non meritevoli.
Ancora vestiamo di inedia e moltitudini casuali
i corpi nudi delle giornate
anziché accarezzarli e farli godere.
L’autunno è un pitone e Gesù urla.
Toglietevi dai mercati.
Andate e perdete le vostre foglie
liberate le vostre figlie
mutate le vostre pelli.
Ci sono mani atte a resuscitarvi
senza scomodare alcun dio.
saga
2 dicembre 2024 § Lascia un commento
L’equilibrio sta nella forza.
Quando ci riallineiamo
ai nostri padri etici
alla egida degli amanti immaginari
alle carcasse delle automobili che avremmo potuto guidare
ai seni che sfiorano il petto sotto
ai dispositivi elettronici che infestano le nostre case
ai bicchieri d’acqua sommati a quelli di vino
ai simpatizzanti i poteri forti e quindi mai democratici
alle quattro ore scarse di sole
e allora:
continuiamo a costruire muscoli
(compendi di forza)
fatti di consapevolezza e omicidi.
chomolungma
23 novembre 2024 § 1 Commento
La lancia nel costato
e nessuno più che si dimetta
dalle mie cure.
Cosa chiederò a Natale?
Solo una mano
da appuntare sul bavero
quando scende sotto zero.
diario di uno stralcio
21 novembre 2024 § Lascia un commento
Cose che mi restano da dare in dono:
La tenda arancione
segnata dalla Puzzola
e da ogni altro gatto.
L’intensità di lavoro
del mio stomaco vuoto di solidi
ogni mattina.
Il vociare della strada
sotto casa
quasi a ogni ora.
Il bicchiere di vino che adorna
l’angolo di cucina
nel quale passo in rassegna la mia vita.
Le orecchie
da baciare
che raccolgono ogni cosa.
Il colore verde
declinato
In ogni sua anche più improbabile sfumatura.
La rapidità estrema
nella messa a punto
di ogni corretta attività quotidiana.
diario di uno stralcio
20 novembre 2024 § 2 commenti
C’è voluto un tempo esagerato
perché il calice piombasse a terra.
Davanti al bancone della cucina
col flacone della melatonina in mano.
È presto, tre pastiglie, tre milligrammi.
Quelle che spero mi facciano dormire
compassionevolmente entro le 22.
Che poi, la sera fatico a prendere sonno
perché mi sento sola.
Quella solitudine della casa silente
e del buio e di Irene che dorme.
Prendo la melatonina quasi ogni sera.
Non mi serve quando un altro letto mi accoglie
quando un altro corpo adulto
resta accostato al mio.
Nel girarmi leggermente per fare cadere nella mano
le tre pastiglie di melatonina
ho percepito un lieve urto col gomito
ma un rapido movimento della testa
non ha rilevato anomalie.
Senonché, riportando lo sguardo sulle pastiglie
ho sentito lo schianto:
il calice era a terra
infranto sul tappetino della cucina.
Non rompevo un calice da moltissimi anni.
Piatti, tazze, bicchieri da acqua
ma nessun calice.
Per un istante la mia solitudine si è spezzata
mentre raccoglievo i frantumi con la scopa
assieme alle briciole di torta e tabacco.
Ora sento l’aria dell’autunno trasmutare nel gelo
e, questa volta, senza farmi dolore né tagli.
chomolungma
11 novembre 2024 § 5 commenti
Lascia sempre qualcosa nel piatto
La carne delle cosce di una studentessa
L’AIDS degli anni novanta
i ventilatori impolverati
Lascia sempre qualcosa nel piatto
Le coperte beige pura lana
Le capesante dell’intrattenimento tv
Il potere d’acquisto
Lascia sempre qualcosa nel piatto
Il mare di Ferlinghetti
le bambine svendute
Le tute da ginnastica degli outlet
Lascia sempre qualcosa nel piatto
I peni eretti
La vita degli impiegati del catasto
Il dolore di King Kong
Lascia sempre qualcosa nel piatto
Il sentimento amore nelle antologie delle scuole medie
Le piastrelle 5×10
Tua madre che ti svegliava la mattina
Lascia sempre qualcosa nel piatto
I delitti nelle docuserie
I gin tonic di questi anni
Il desiderio di qualcuno fra le gambe
Lascia sempre qualcosa nel piatto
Le quattordicenni incazzate
La serpentina del gas
Il re nudo
Lascia sempre qualcosa nel piatto
La tecnologia aliena
Il dolore delle articolazioni
Le sere nelle quali mi ami
Lascia sempre qualcosa nel piatto
Che sia un figlio
O un preservativo
E il dolore delle tazze vuote.
diario di uno stralcio
7 novembre 2024 § Lascia un commento
Vedo una figura nera che trasmuta nell’ oro
il cappuccio che da esagonale tondeggia
un preparato galenico
la sovrimpressione del taumaturgo
la panacea
la peste nera che le mani trapassano indenni
e al di sopra di tutto
il ragno ancestrale che ci genera ogni giorno
pronto a guarire
pranoterapeuta che impone le sue otto zampe.
Kalì muore di invidia
solo quattro braccia
e quando ne ha dieci danno comunque la morte.
musica da un’altra stanza
21 ottobre 2024 § 3 commenti
Alla dolcezza
della confusione
non frega nulla.
Basta vedere come si confondono
alcuni odori:
il letame che sghiaccia
e il miele dei tuoi vasi migliori.
Questo nastro di asfalto rosso
mi ricorda
una lettera onesta,
fatta per lasciare,
scritta al telefono
con le dita intirizzite
spingendo un passeggino.
Qua si dichiara
quanto ormai abbiamo tutti compreso,
e cioè: camminare, per me,
è una questione di verità e trasparenza.
Che poi, camminare, l’ho sempre fatto,
ma leggendo libri.
Non capivo che il libro supremo era fuori
(o forse non era ancora tempo
che lo capissi)
negli alberi dai quali il libro stesso originava
nell’inchiostro di vicoli ciechi
colmi di immondezze.
Col viso calato fra le pagine,
quante cose ho lasciato scorrere inaudite.
Oggi che scelgo
per muovere i passi
le strade urbane
anziché i sentieri del mio santuario,
pur non avendo più alcun passeggino da spingere,
mi si rende evidente il recupero
delle mie periferiche
la ronda a verificare
che le feritoie siano sgombre
che le mie gambe siano ancora adeguate
al mio vezzo di marcia.
Piccolo generale
dalle gambe corte
e dal passo lungo.
Nel mentre scorre un sole
addetto all’allungamento
quantomeno
della mia ombra.
Fra i passi chiusi
e io che ancora scavallo e scollino
pronta a rilevare
ogni minima variazione
che mi detti parti di me:
bambole voodoo di pellicola
arbusti violacei rosi dall’asfalto
la vacca ignara con le spalle al sole
gli autoarticolati che nella prospettiva fortuita
investono la luna in pieno volto
i travi di acciaio che non dovrò sostituire
i prati che non dicono di ottobre
i letti che mi accolgono, reali o fittizi
le betulle diafane e voluttuose nel letargo
io che mi cingo
ma non più per mimare un abbraccio mancante
bensì per puro affetto e allegria.
chomolungma
20 ottobre 2024 § Lascia un commento
Quanta più superficie puoi,
mio irreprensibile cuore.
Fatti portare in ogni dove
resta fedele però
alle maree e ai temporali
copri
ogni centimetro
del vedere.
chomolungma
18 ottobre 2024 § Lascia un commento
Giungere così, sfiammare, sfogliare
nell’attesa densa di fili che chiameremo
trama, indicata dentro da dita altrove
che sanno o non sanno muovere,
ma muovono e fanno lo squarcio nel
cielo coperto da dove scocca il filo bagnato
di sole, fra le nuvole cariche di pioggia
e scariche di dita, a mezzogiorno.
effetto di mera esposizione
17 ottobre 2024 § 2 commenti
Fuori c’è un rumore da fine del mondo
e molte cose sono oggi da apocalisse
mangiare, ridendo, la pizza avanzata ieri sera
mal lievitata secca e pure scaldata male
per te assolutamente squisita
parlare di viaggi da sogno
e hotel che non ci possiamo permettere
deridere i gatti sfigatti ragatti miciastronzi
il profumo di una confezione di caffè
appena aperta –
mentre fuori prosegue il ronzio apocalittico
e mentalmente mi figuro
le bottiglie da riempire di acqua
prima dell’interruzione del servizio idrico
l’elettricità che andrebbe terminando
i soldi che non servirebbero a nulla
google che non risponde più
le canzoni che ci canteremmo, bambina,
l’un l’altra, strette sotto coperte,
per non dimenticarle, per restare vive e pulsanti.
effetto di mera esposizione
16 ottobre 2024 § Lascia un commento
Apprezzo molto cavalieri
seminudi semidei
con le forti cosce serrate attorno alla sella
ma poi li modifico
pensando a Georges Méliès
con i ventri più prospicenti e meno tonici
il petto villoso quanto basta
o li sposto in mari più o meno cristallini
li incrocio ai pirati
aggiungo quanto basta di satiro
magari delle grosse corna
li incateno, li colloco in campi di granturco
e quando sono cotti a puntino
me li metto
nel letto immaginario sotto al tetto
dove di notte mi sollevo dal materasso
dicendo
fatemi dormire ancora un po’
morirò in un’altra vita.
chomolungma
15 ottobre 2024 § Lascia un commento
È di nuovo martedì, mio trasparente cuore,
fra i fazzoletti accumulati
e le sigarette diminuite
le fughe da sbiancare
perché fuggire sia nel segno del candore
levando la polvere anziché spostarla
fare un nido in un nido
tenere le braccia aperte
non chiuderle se si riempiono
mio lampeggiante cuore violoncello:
le catastrofi scorrono, ma là fuori,
dove io non dimoro più.
chomolungma
15 ottobre 2024 § Lascia un commento
Tè nero, vino rosso
la sapienza della ceramica
mia piccola bambola dagli occhi di vento
quando ti arrampichi lesta sui muretti a secco
e l’erba abbaia di colori incandescenti.
chomolungma
12 ottobre 2024 § Lascia un commento
Che fine ha fatto Sissi Spacek
mi domando
espunta dagli schermi
lasciata a marcire nel suo immenso
barile di sangue
così bella e ineffabile.
Forse le cose meravigliose si esauriscono
in sé stesse.







