allegorie della scritturae
della lettura, kit per accessi a
mondi alternativi
L'aspetto più farisaico della menzogna implicita nel concetto di decadenza è la pedanteria con cui, nel momento stesso in cui si lamentano scarsità e declino, si registrano i presagi della fine, a ogni generazione si fa la conta dei nuovi talenti e si catalogano le nuove forme e le tendenze epocali nelle arti e nel pensiero. In questo computo meschino, spesso in mala fede, va perduto proprio l'unico incomparabile titolo di nobiltà che il nostro tempo potrebbe legittimamente rivendicare rispetto al passato: quello di non voler più essere un'epoca storica. Se un tratto della nostra sensibilità merita, infatti, di sopravvivere, questo è il senso di impazienza e quasi di nausea che proviamo di fronte alla prospettiva che tutto ricominci daccapo, fosse pure nel migliore dei modi: davanti a nuove opere d'arte, ai nuovi segni del costume o della moda, quando, dopo averle allentate per un tempo, la tradizione riannoda le fila della propria scellerata, antichissima tessitura, c'è qualcosa in noi che, anche, eventualmente, ammirando, non può trattenere un fremito di orrore...
“Poiché il presente non è altro che la parte di non-vissuto in ogni vissuto e ciò che impedisce l’accesso al presente è appunto la massa di quel che, per qualche ragione (il suo carattere traumatico, la sua troppa vicinanza) in esso non siamo riusciti a vivere. L’attenzione a questo non-vissuto è la vita del contemporaneo. E essere contemporanei significa, in questo senso, tornare a un presente in cui non siamo mai stati.”