25/07/12

Art Texts Pics ha un nuovo web site!

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Art * Texts * Pics

Stefano Arienti e il Sapere Enciclopedico

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 Libro La Fenice
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 Ninfee Rosse, dipinto su carta
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 preparazione di Fenix, Teatro La Fenice – Foofwa d'Immobilite
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Mesi fa Stefano Arienti mi raccontava che stava lavorando ad un progetto curioso con un danzatore, Foofwa d’Imobilité, per il teatro La Fenice a Venezia. Era divertito ed entusiasmato per un progetto che ora, leggendo il comunicato stampa, si è trasformato in un vero a proprio 'meccanismo per la visione'.
Sento Stefano al telefono, una settimana prima dell'opening del 27 luglio. E' a Venezia per gli ultimi dettagli e per ultimare un'installazione complicata. 
Sia lo spettacolo con Foofwa d’Imobilité per La Fenice, Fenix, sia la sua mostra  a Palazzo Tito - Custodie Vuote, a cura di Francesca Pasini, Fondazione BLM - ruotano attorno a vari concetti: la ciclicità, la conoscenza,  il sapere, il guardare. 
Stefano, per lo spettacolo Fenix, ha collaborato con il danzatore, concependo una lunga serie di immagini. Una sequenza comprende una serie di CD, mentre altre immagini, che cadenzano molte scene dello spettacolo, si riferiscono a una serie di disegni a matita fatti da Stefano. Questi disegni fanno parte di una grande libro, visibile in entrata del teatro, in cui il pubblico può contribuire con altrettanti disegni o commenti. 
I CD proiettati nel sipario frangifuoco, invece, mi racconta Stefano: "Fanno parte di una lunga raccolta di album che ho iniziato da più di un anno, di musica proveniente da tutto il mondo. I generi sono tra i più disparati: pop, rock, classica, melodica, folk, ecc. L'ordine delle proiezioni segue la geografia dei luoghi da dove proviene la musica... è una sorta di mappatura dei tantissimi luoghi del mondo. Questi stessi CD, alla Fenice sono proiettati, mentre a Plazzo Tito, sono installati lungo molte pareti. Anche nell'installazione, si segue la mappatura della geografia di provenienza della musica."
Stefano mi spiega che èstato ardue ed emozionante collaborare con un danzatore. Era la prima volta che sviluppava un progetto di questo tipo. 
L'artista mi racconta che forse, la scelta del tema - l’idea del Teatro della conoscenza, vista nella duplice accezione di messa in scena del sapere enciclopedico, con allusione al Settecento veneziano e alla nascita dell’Enciclopedie, nonchè del teatro di intrattenimento - può apparire complicata e forse un pò pretenziosa. "Ma il tema si legava molto a quello sviluppato in Fenix, sulle nozioni di morte e resurrezione, sparizione e trasfigurazione, deperimento e rinascita. Ad esmpio, anche i disegni che proietto sempre nel frangifuoco (stessi disegni del libro in entrata) sono concepiti e proiettati seguendo la ciclicità delle stagioni... alla fine ho avuto la sensazione di aver concepito un progetto 'svagato'... dove mi sono allargata includendo molto progetti che ho concepito anche molto prima di questo appuntamento."
Mi spiega che molte opere esposte a Palazzo Tito sono già state esposte nella sue mostre a Londra e Boston, come ad esempio la serie di poster cuciti esposti alla grengrassi (Londra). Mentre racconta, sono davanti al mio computer che scorro le oltre 90 immagini che l'ufficio stampa mi ha mandato di molte opere in mostra. "A Venezia porto anche delle pitture!" Pittura?  "Sì, mesi fa, durante una serie di lezioni che ho tenuto qui a Venezia,  ho dipinto tantissimo. Non stato in realtà producendo delle opere per una mostra, ma poi, riguardandole, mi sembravano appropriate per la mostra a Palazzo Tito."
Divisa in stanze tematiche, la mostra ospitata lo spazio per i tappeti persiani dipinti di rosso, la sala che ospita Préparépétitions, video preparatori per la coreografia di Fenix di Foofwa d’Imobilité proiettati in una delle sale di Palazzetto Tito; la stanza con le ceramiche realizzate dall'artista con gli studenti dell'università IUAV. In due sale attigue c'è  un nuovo ciclo di lavori: oltre trenta carte di grande formato, dipinte direttamente dall’artista, che avvolgono completamente le pareti delle stanze creando “un’aerea tappezzeria” di vari colori, con forti dominanti di rosso e con toni più scuri e abbrunati. 
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22/07/12

Summer Stuff #2 Sarah Lucas

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 Au Naturel, 1994, Mattress, melons, oranges, cucumber, bucket © the artist, courtesy Murderme and Sadie Coles HQ, London
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Big Fat Anarchic Spider' (1993), Tights, newspaper. Private collection of Jacques and Rosana Seguin, Switzerland © the artist, courtesy Sadie Coles HQ, London
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 Suffolk Bunny, Spam, Unknown Soldier, Au Naturel © Sarah Lucas/Courtesy Sadie Coles HQ
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Sarah Lucas: Ordinary Things   
Institute exhibition 
Untill  21st October 2012

Ordinary Things takes Sarah Lucas' (b. 1962) recent series of sculptures 'NUDS' (2009-) as a starting point, looking forward and backward across an artistic practice that has engaged with the possibilities of sculpture for over two decades.
Many exhibitions of Lucas' work have focused on her as a central player within British art in the 1990s. Ordinary Things offers a counter position: this exhibition of thirty sculptures turns to the sculptural rather that the sensational, positioning Lucas' work within an art historical lineage that addresses the materials and processes of sculpture. From 'Big Fat Anarchic Spider' (1993) to 'NUDS' (2009-2010), to 'Unknown Soldier' (2003) and 'Jubilee' (2012), via 'Suffolk Bunny' (1997-2004), 'Au Naturel' (1994) and 'Penetralia' (2008), Ordinary Things identifies Lucas' consistent questioning of the definition of sculpture. Lucas works with the 'ordinary things' that form our surroundings and assumptions.

Sarah Lucas: Ordinary Things
The Henry Moore Institute, Leeds
Dane Tree House, Perry Green, Much Hadham, 
Hertfordshire SG10 6EE, Regno Unito
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21/07/12

Summer Stuff #1 Petrit Halilaj

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Petrit Halilaj
«Who does the earth belong to while painting the wind?!» 
Until 23 September 2012

Petrit Halilaj (*1986) does not shy away from using his personal biography as a source for his work. The Kosovan artist’s childhood memories, centred on the drama of war and the subsequent refugee tragedy, are the motor for the creation of complex and often monumental installations. For those affected the search for an understanding of home is still a significant theme today. This is influenced both by world history as well as a personal definition of one’s own identity. In his artistic practice Halilaj uses simple materials such as earth but also live chickens and found archives from vanished museums in Kosovo to illustrate this permanent quest. His exhibitions are precisely conceived narrations that know how to move an audience. 

Kunst Halle Sankt Gallen 
Davidstrasse 40
CH-9000 St. Gallen


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20/07/12

Coming soon... Liliana Moro e gli studenti della Fondazione Ratti

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Foto: Liliana Moro
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 Liliana Moro, Film, 2006, fusione in alluminio, grandezza naturale. Foto L.M.
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Liliana Moro, Aristocratica, 1994, still da video, foto Serge Domingie

19/07/12

Short Interviews / Rä di Martino e Laura Pugno a proposito del paesaggio

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Art Texts Pics: Mi raccontate brevemente cosa avete esposto in occasione della mostra Greater Torino (ospitata alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino, fino al 5 agosto) ?
Rä Di Martino: Per la mostra presento quattro lavori sul mio ultimo progetto,  iniziato nel 2011 sulle rovine dei set cinematografici abbandonati nel Nord Africa, in particolare in Tunisia e Marocco. Molte produzioni, hollywoodiane e non, hanno girato film epici, spesso in costume nei paesaggi incontaminati e desertici di questi due paesi. Per motivi economici hanno poi abbandonato nel paesaggio enormi costruzioni in carton-gesso, creando delle nuove rovine.
Laura Pugno:  In poche parole, sto lavorando per vie diverse nella direzione di una  'destrutturazione' del Paesaggio. Vedo il paesaggio come una costruzione sociale che soddisfa bisogni sociali e psicologici di integrazione tra le parti e di armonia. Cerco di mettere in discussione questa costruzione, sia per quanto riguarda il suo carattere di sistema ben integrato, sia proponendo quello che chiamo un po' speranzosamente  processo di “liberazione delle parti”.
ATP: Il paesaggio è il tema portante delle vostre opere esposte in questa occasione. Come avete pensato di condensarlo nei lavori che avete esposto? 
RDM: Per me è una novità in un certo senso lavorare con il paesaggio. Per questa occasione, dalla scoperta di queste rovine è nata la necessità di narrare il paesaggio che le ospita.
LP: Insieme alle curatrici della mostra abbiamo scelto tre gruppi di lavori. Il primo (il più numeroso) riguarda “Cancellazioni” ossia operazione di abrasione che faccio su stampe fotografiche (le foto sono mie), secondo un criterio di selezione emotivamente guidato.
Il secondo gruppo (massa/tempo) comprende disegni in cui ripasso un mio disegno precedente su di un foglio bianco con interposto un foglio di carta carbone. Ogni tre minuti ruoto il foglio di un quarto di angolo retto. Questo processo individua, in un tutto, parti diverse sulla base della loro massa (chiaramente, maggiore la massa più fitto il tratteggio).
Il terzo gruppo (Paesaggio alle spalle) raccoglie lavori  che ho fatto in montagna: davo le spalle al paesaggio e tenendo una lastra di plexiglas sulle ginocchia incidevo l'immagine che vedevo riflessa.
È il massimo di distanza dal paesaggio cui sono riuscita ad arrivare.
Come avete inteso il concetto di Italo Calvino  'trasformare il paesaggio in ragionamento' ?
RDM: Questa frase che non conoscevo apre tante possibilita' nell'uso del paesaggio.  Con questa serie di progetti sulle rovine dei set di cinema in un certo senso e' la prima volta che mi propongo un viaggio tra paesaggi che voglio poi ri-presentare. Ho giocato e forse rischiato con questi luoghi cosi' esotici da poter sembrare delle cartoline o delle vere foto di rovine antiche con l'attenzione di chi guarda e che deve scoprire il falso nei dettagli delle immagini fotografiche.
LP: Il percorso indicato da Calvino è uno dei possibili (anche se è più consueto trasformare il paesaggio, più che in un ragionamento, in un oggetto di identificazione, o quantomeno in emozioni). Esistono tuttavia dei percorsi alternativi che mi interessano particolarmente: li riassumerei (per essere altrettanto laconica) nell'espressione dal ragionamento al paesaggio.
Come hai vissuto la relazione/contatto espositivo con l'altra artista? Hai fatto delle scoperte?RDM: E' stato bello avere un compagno di viaggio. Questa esperienza della Fondazione Sandretto di fare due personali distinte ma vicine e in dialogo e' un'esperienza nuova perche' da un lato sia io che Laura abbiamo presentato dei lavori in un percorso personale gia' sviluppato e chiuso ma allo stesso entrambe avevamo l'altra che seguiva e partecipavaalle fasi di preparazione, installazione,delle mostre e questo mi ha dato un senso di supporto e confronto sicuro.
LP:  Dal lavoro di Rä che conoscevo mi ero immaginata che le nostre due parti della mostra avrebbero convissuto tranquillamente senza entrate mai troppo in contatto, anche per la diversità del medium ustato. È stata una sorpresa piacevole, e un guadagno, quello di scoprire tutta una serie di assonanze all'interno delle diversità.  sicchè (mi sembra) le possibilità di individualità si giocano tutte sul retro.

Greater Torino 
A cura di Irene Calderoni e Maria Teresa Roberto 
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino
Fino al 5 Agosto 2012
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18/07/12

What's happening in the island? Volcano Extravaganza 2012

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Milano > Stromboli distano all'incirca 1050 Km (Google Maps) e oltre 12 h di viaggio. ATPDiary segue - in questi giorni da lontano, ma verso la fine di agosto, sarà in loco -  il progetto Volcano Extravaganza, curato da Milovan Farronato e Nick Mauss e prodotto da Fiorucci Art Trust. Tanti gli invitati ai vari appuntamenti: da Ketuta Alexi-Meskhishvili a Thea Djordjadze, da Andro Wekua a Danny McDonald, Paulina Olowska, Ei Arakawa ecc. 
Fervono già i preparativi per l'opening di venerdì sera che prevede un talk del giovane curatore Michael Sanchez. 

Seguite il Blog DEDICATO *STROMBOLI 
Vi teniamo aggiornati!
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Volcano Extravaganza once more; again on Stromboli and again in the months of July and August. Produced by the Fiorucci Art Trust and curated by its art director Milovan Farronato, who for this second season is working with Nick Mauss. To the latter goes the choice of sharing the experience with artists and critics that he considers most sensitive to the specific characteristics of the project and its location.
The artists Ketuta Alexi-Meskhishvili, Ei Arakawa, Thea Djordjadze, Danny McDonald, Ken Okiishi, Paulina Olowska, Andreas Reihse, Emily Sundblad, Sergej Tcherepnin and Andro Wekua.

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Coming soon...Stefano Arienti / Teatro La Fenice / Venezia

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17/07/12

Christoph Meier e la pittura 'croccante' / galleria collicaligreggi

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 untitled, 2009-2012, wood, steel, galvanized steel, fluorescent lamps, laquer, various dimensions
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 untitled, 2012, steel, plastic, laquer, fluorescent lamps, 63 x 64 x 13 cm
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 untitled, 2012 powder-coated steel, plastic, laquer, 40 x 48 x 60 cm
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untitled (Dorothee), 2012 steel, glue, styrofoam, 140 x 90 x 132 cm
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greenpisellivideosculpture, 2012, 16mm - film (3:13 min).
Hugo mit Bruno / Hugo with Bruno, 2008/2012,steel, plastic, tape, glue, lacquer, 53 x 53 x 102 cm.
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Christoph Meier mette in scena un nuovo progetto dal titolo greenpisellivideosculpture, in occasione della sua prima personale in Italia presso la galleria collicaligreggi (Catania)
L’artista austriaco, come già in precedenti occasioni, propone una selezione di opere già esposte (in questo caso presso la prestigiosa Secessione di Vienna) combinandole con una nuova serie di sculture colorate che testimoniano il suo recente interesse in ciò che di pittorico e grafico esiste nella scultura. Le sculture sono dipinte in modo grossolano, con una texture poco raffinata. 
Una pittura “croccante”, come lui la definisce, che tuttavia, proprio per la sua matericità, esalta la qualità scultorea degli oggetti, a loro volta realizzati seguendo un semplice metodo, unico per tutti: raggruppati e dipinti insieme, in modo da influenzarsi vicendevolmente. Un processo volutamente precario e dimesso che comunque evidenzia una posizione consapevolmente critica e una personale necessità di misurarsi con il proprio tempo sia dal punto di vista estetico che etico. Meier infatti, rispetto a una società arida e a una conoscenza a cui si può accedere facilmente e a buon mercato attraverso internet, propone un’arte diretta e semplice, dove l’autore ha un'identità più vicina a quella di un’artista per hobby, piuttosto che a quella di un autore di un’arte nobile, costosa e che finge d’essere intelligente. 
Egli piuttosto che offrire competenze tecniche o intellettuali, preferisce nasconderle e far finta di non essere interessato, cosciente che un atteggiamento apparentemente più “superficiale” e “croccante” possa essere più efficace e comunicativo. 
(da CS)

For his first solo show in Italy at the galleria collicaligreggi in Catania, Christoph Meier stages a new project entitled greenpisellivideosculpture
 The Austrian artist, like on previous occasions, presents a selection of works displayed in the past (in this case, at Vienna Secession), combining them with a new series of coloured sculptures, testifying to his recent interest in the pictorial and graphic aspects of sculpture. The sculptures are painted heavy-handedly, their texture unrefined. 
A ‘crusty’ kind of painting, as he himself defines it, yet one which highlights the sculptural quality of the objects by virtue of their very materiality. Here he uses a simple method, the same for all of them: the objects are bunched together and painted, so as to influence each other reciprocally. 
Thus a deliberately precarious and humble process which still highlights a knowingly critical position, as well as a personal need to measure up to one’s own era, both from an aesthetic and an ethical point of view. In fact, in the face of a over-sophisticated society and a knowledge which may be easily accessed at low cost via internet, Meier presents a direct and simple form of art, in which the artist’s identity is more akin to that of those who practise art as a hobby rather than those for whom it is a noble and costly undertaking, labouring under the pretence of being intelligent. Rather than sporting his technical or intellectual prowess, he prefers to hide it away and pretend not to be interested, aware that an attitude which is apparently more ‘superficial’ and ‘crusty’ may in fact be more effective and communicative.

16/07/12

Donnerwetter ♦ Riccardo Beretta alla Galleria Zero...

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 Riccardo Beretta Donnerwetter, Galleria Zero...
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Ci accoglie con un 'Accidenti!' - traduzione dal tedesco del titolo della mostra Donnerwetter - Riccardo Beretta alla Galleria Zero...
Tre le opere esposte: due claviciteri e un ricamo su velluto. Il testo che accompagna la mostra, sottolinea più volte quanto questi siano dei lavori corali, frutto di tante e diverse collaborazioni artigianali. Si evidenzia anche l'importanza dell'incontro ecc. 
Se incontro, diversità, relazione, locale-globale e tante altre belle parole sono state spese per corroborare l'importanza del progetto di Beretta, mi chiedo, perchè c'è solo il suo nome nel comunicato stampa? Se questa mostra è l'occasione per unire saperi ed esperienze diverse, perchè abbiamo come protagonista solo e unicamente l'artista? 

Accidenti, quanto è facile per noi ragazzi dell'epoca del disimpegno, usare (e abusare) di tante buone e oneste parole. Detto questo, mi chiedo anche perchè scomodare il doloroso e intoccabile 'Se questo è un uomo' di Primo Levi. Uno dei libro che più mi hanno sconvolto in assoluto e che farei leggere obbligatoriamente nelle scuole. Beretta ne prende un estratto tradotto in tedesco e lo fa ricamare seguendo un font da lui stesso creato.  Sempre da CS, si motiva la scelta di questo brano perchè Primo Levi, oltre che alla professione di scrittore, era anche chimico. Perchè allora non scelgliere e citare il libro 'Sistema Periodico' di Levi, che è più calzante?
"La nobiltà dell'uomo, acquisita in cento secoli di prove e di errori, era consistita nel farsi signore della materia, e io mi ero iscritto a Chimica perché a questa nobiltà mi volevo mantenere fedele. Vincere la materia è comprenderla, e comprendere la materia è necessario per comprendere l'universo e noi stessi: e quindi il Sistema Periodico di Mendeleev [...] era una poesia." (Primo Levi da Il Sistema Periodico)

A parte queste domande legittime, mi concentro sulla richezza dei dettagli delle due sculture. Cesellate, intarsiate, curate fin nei minimi particolari, queste forme definite e magistralmente rifinite sembrano veicolare un'ossessione per il connubbio perfezione-decorazione. La coppia di claviciteri o arpe a cembalo - due strumenti desueti e ricercati - dovrebbero in realtà affascinarmi per la dovizia del racconto, per la seducente storia che le eleganti forme emanano. No, non sento né storie nè racconti. Scorgo invece maniacalità e casualità, esuberanza e aleatorietà, confusione e caparbietà... Non in mostra ma visibili - in una stanza in cui, senza chiedere a nessuno accendo la luce (la porta era socchiusa), tre grandi tavole appese, una sopra l'altra. Mi avvicino e osservo i maniacali intarsi che creano una sorta di geografia astratta. Pura ricerca formale: piace o non piace. 
Esco dalla mostra con dei dubbi che non sono riuscita a risolvere nemmeno ora che son qui a riflettere. Ma forse, il vero e unico potere dell'opera è forse questo: lascire lo spettatore in balia dell' irrisolto, del misterioso, del conturbante ecc.  Forse.  
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The show is greeting us with a 'Wow!' – The translation of the German title of the exhibition Donnerwetter - Riccardo Beretta at Galleria Zero ... 
Three works are exhibited; two clavicytherium and an embroidery on velvet. The text accompanying the exhibition, mentions several times that these are choral works; the outcome of the collaboration, between many diverse crafts. Additionally, it underlines the importance of the encounter, etc.. Either the words; encounter, multiplicity, relationship, local-global or the many more, fine words that have been written to support the importance of Beretta’s project, I still wonder why there is only his name on the press release? If this show is about the opportunity to combine knowledge and experiences, then why the artist is the only protagonist?  

Wow, how easy it is for us, people from the time of withdrawal, to use (and abuse) so many nice and honest words. That said, I also wonder why it should be involved the painful and untouchable 'If This Is a Man', by Primo Levi. One of the books that shocked me most and that I would introduce in schools as obligatory. Beretta takes an excerpt translated into German and he embroiders it, using a font that he created. Also from the Press Release, it is overwhelming the choice of this song, because Primo Levi, in addition to writing, was also a chemist. So why not choose and quote the book 'The Periodic Table' of Levi, which is more suitable? 

"That the nobility of Man, acquired in a hundred centuries of trial and error, lay in making himself the conqueror of matter, and that I had enrolled in chemistry because I wanted to remain faithful to this nobility. That conquering matter is to understand it, and understanding matter is necessary to understanding the universe and ourselves: and that therefore Mendeleev's Periodic Table [...], was poetry."  (Primo Levi, “The Periodic System”)  

In addition to these legitimate questions, I focus on the richness of the details of the two sculptures. Chiseled, carved, and meticulous, these forms seem to have been defined and masterfully finished, so that to affirm the obsession for the engagement of perfection and decoration. The pair of clavicytherium or harpsichord - two outdated and much-studied instruments - should really fascinate me, for the richness of their history and the captivating account of their radiant, elegant forms. No, I am not really into stories or tales. Instead, I see craziness and randomness, unpredictability and disorder, confusion, and stubbornness... 
Not on display but still visible - in a room where, without asking I turned on the light, three large panels were hung one above the other. As I approach to have a look, I notice the hectic imprints that create a kind of an abstract geography. A pure research of the form: like it or not. I walk out from the exhibition, having doubts that I have not been able to reach for an answer, not even now that I am here to reflect upon it. But, perhaps, the only true power of the work is this; leave the visitor at the mercy of the unresolved, the mysterious, the perturbing and so on... Could be.