Se ti tagliassero a pezzetti

E adesso aspetterò domani
per avere nostalgia
Signora libertà signorina fantasia
così preziosa come il vino
così gratis come la tristezza
con la tua nuvola di dubbi e di bellezza

T’ho incrociata alla stazione
che inseguivi il tuo profumo
presa in trappola
da un tailleur grigio fumo
i giornali in una mano
e nell’altra il tuo destino
camminavi fianco a fianco
al tuo assassino

Unica volta

Non era la volta celeste
e nessuna freccia la oltrepassò
per arrivare a trafiggere le stelle.
Era solo la volta di una stazione
tralicci in ferro e lastre di vetro
grigia e fumosa.
Stavo lì appeso e mi chiedevo se ero io
se ero davvero io a guardarmi laggiù
sul marciapiedi del treno in partenza
salutarti e avviarmi all’uscita
per poi invertire la rotta d’improvviso.
Tu stavi al predellino
in un tailleur grigio fumo
davvero
come in quella canzone
e non sapevi dove poggiare le riviste.
Ma durò solo un attimo
chiunque ci sia stato lassù
dev’essere sceso e m’ha ripreso.
Ti ho dato solo un altro bacio
sulla guancia
mi sono avviato davvero all’ uscita
e poi verso casa.
Chissà se eravamo in due quel giorno su quella volta.
E se sorridevamo di noi.

Sogno N°6

Sventolava lentamente
un ventaglio trasparente
la vestaglia un po’ intrigante
semiaperta fino al ventre
e sotto non aveva niente.
-Ma tutto questo non è vero
-anche se è vero più del vero.
Scese poi giù nella pista
perché voleva essere vista
essendo un po’ esibizionista
e danzando volteggiava
mentre l’abito sollevava
fino al pelo che non c’era.
-Ma tutto questo non è vero
-anche se vero più del vero.
E finiscon poi le danze
col risveglio alla mattina
resta sempre un bel ricordo
quella sventola carina
spero torni in sogno anche stasera.
E questa sì che è una speranza vera
un desiderio vero
vero più del vero.

Sere nebbiose

Al lago “fin dove va lo sguardo” non è una gran misura
c’è sempre un monte, una curva, e l’altra riva così vicina.
Solo nelle sere nebbiose di dicembre lo sguardo spa<ia
se ne va lontano, su quel che non si vede
e quel che non si vede si riflette negli occhi
come sulla superficie del lago
e manca, più di quello che si vede.
In quelle sere anche il silenzio è una distanza
e si sta in attesa di un suono
un rumore di passi o un tonfo di remo
finché ti dici è tardi
nessuno arriva qui all’approdo.

Copertina

Era confine
tra due mondi
era tana, rifugio e nascondiglio
là sotto era luce fosforescente di madonnina
e provviste inesauribili per sopravvivenza.
Era confine sì ma così sottile
che un angelo solo, tremendo
lo avrebbe potuto attraversare con la sua spada
e così fece.
Fu ancora confine
tra pace e paura
e tana, rifugio
ma nascondiglio inutile
la luce spenta
“che si vedesse che non c’ero”
e solo silenzio, per la sopravvivenza
e sempre l’angelo lo attraversava.
E’ ancor confine
tra la veglia e il sogno
e tana calda, rifugio e nascondiglio
la luce è diventata a led
provviste ne ho ancora un po’
qui sul tavolino, e anche da fumare
in attesa dell’angelo
o almeno fino a domattina
se la mattina vorrà arrivare.