Largo (Antonia Pozzi)

O lasciate, lasciate che io sia
una cosa di nessuno
per queste vecchie strade
in cui la sera affonda.
O lasciate lasciate ch’io mi perda
ombra nell’ombra
gli occhi
due coppe alzate
verso l’ultima luce.
E non chiedetemi, non chiedetemi
quello che voglio
e quello che sono
se per me nella folla è il vuoto
e nel vuoto l’arcana folla
dei miei fantasmi
e non cercate, non cercate
quello ch’io cerco
se l’estremo pallore del cielo
m’illumina la porta di una chiesa
e mi sospinge a entrare.
Non domandatemi se prego
e chi prego
e perché prego.
Io entro soltanto
per avere un po’ di tregua
e una panca e il silenzio
in cui parlino le cose sorelle.
Poi ch’io sono una cosa
una cosa di nessuno
che va per le vecchie vie del suo mondo.
Gli occhi
due coppe alzate
verso l’ultima luce.

Schizzi e arcobaleni

Mi è caro il ciclamino che trovo al bordo del sentiero mio
percorso non andando a ciclamini
ma per veder l’Inferno scorrere nella gola
e scendere giocoso in balzi e schizzi e arcobaleni
e a ogni balzo si riposa un poco
s’allarga in pozza chiara e fresca
scorre sul muschio, piano, verso la fessura
dove riprende forza e di nuovo cade tra rocce levigate.
Mi è cara mamma
che mi ha fatto amare i ciclamini
e me li fa trovare in ogni dove.
E babbo, per i percorsi di montagna e la fatica
la voglia di arrivare in cima
avessi avuto scarpe un po’ meno cittadine.

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Spalancato fiore

Entra in scena con un balzo
uscendo dal buio dietro le quinte
e è come averne già avuto memoria ieri
la tante volte immaginata scena e posizione
solo che ieri è già sfumato
e invece oggi la visione è chiara.
Allora forse è vero che immaginando si crea qualcosa
se non il futuro almeno il desiderio
così continuo oggi a costruir memorie per domani
cambio le posizioni dopo il balzo
da china a supina è un oplà e un altro balzo
ci metto dita come api in cerca della gioia
su uno spalancato fiore di carne e labbra
oggi desidererò domani per averne poi altra memoria.

Le cose nascoste

C’è una piccola apertura tra gli alberi
ci si intravede il sentiero che scende verso il lago
nell’ombra fresca degli alberi.
Non sai cos’è che te lo fa scegliere
piuttosto di quel parco proprio lì vicino
pieno di gente che sembra si diverta
e panchine e giochi e spiagge attrezzate.
Posteggi l’auto perchè in fondo lo sai
è da sempre che cerchi di vedere le cose nascoste
nelle ombre o dietro gli angoli o tra le cosce
le cose nascoste che sono poi quelle dove ti vai a nascondere
come quel salice che richiudeva i suoi rami dopo il passaggio
e si faceva nido e il nido casa
dove ci si poteva amare di nascosto.
Posteggi e imbocchi quel sentiero
e il sentiero svolta su un ponticello sopra un torrente
poi scende dritto e ripido fino alla riva.
L’acqua è piena d’angeli che brillano e danzano
spandono attorno le loro scintille di luce
l’aria tra i rami poi è la loro voce.
È solo il sole lo so
che scende obliquo sull’acqua
ma resti incantato a guardare
come dovessero arrivare altri angeli e unirsi alla danza di luce.
E alla fine arrivano davvero
li portavi dentro.

Seduto davanti al lago

Forse c’è bisogno di una preghiera inaudita
che raccolga tutte le parole non dette
o forse ci vuole un altro mondo
dove le parole non muoiano appena dette, inascoltate.
Ma tutto è già stato detto
così mi siedo davanti al lago
e lo riconosco come mio
riconosco ogni angolo
ogni suono d’acqua già udito
ogni voce di vento
che si fa più forte nella luce che cala
forse è quella la preghiera.

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