Ieri sera a Genova si presentava il nuovo libro di Dr.Pira al teatro Altrove, e io da buon pendolare ho fatto una corsa del dimonio per esserci.
Il Dr.Pira lo conosco da parecchi anni, da quando faceva i primi fumetti della gleba e allietava le serate italiche con la sua clubmetalmusica a 8 bit come Pira666. Se come musicante è un gigante (ancora oggi tengo “Putrified battlefield” come suoneria del telefono) come fumettista è assai particolare e bravo, il suo disegno pazzissimo si accompagna a una narrazione surreale intrepida e velocissima che rende la lettura sempre un piacere.
La presentazione del terzo capitolo della saga di Gatto Mondadory è accompagnata da un rivoluzionario uso di powerpoint e delinea benissimo oltre al manifesto programmatico del Dr.Pira anche lo studio accurato e scomodo fatto sulla figura dei puffi. Una ricerca durata due anni che scopre verità scomode e sconvolgenti.
Andate alle sue presentazioni, comprate il libro, vi divertirete.
Conoscendo Pira da anni mentre mi dedicava il libro ne ho approfittato per fare la prima improbabile intervista di Latveria for Lovers:
Latverians: A Stan Lee viene chiesto da quarant’anni anche quando va dal panettiere chi sia più forte tra Hulk e la Cosa. Pira, chi è più forte tra Gatto Mondadory e Gimba il campione mascherato del minigolf che pubblicavi su Hobby comics?
Dr.Pira: Mmmmm sicuramente Gimba.
L.: Beh effettivamente Gimba possiede più colpi e armi mortali.
D.P.: E poi il minigolf è uno sport più violento.*
Poi non mi venivano in mente altre domande da fare per questa imperdibile intervista improvvisata.
Con Pira, avendo vissuto quel bellissimo periodo della musica indipendente italiana di Tago Fest e simili mi viene spontaneo chiacchierare di questa cosa qua che avevo scritto parlando di Rapalloonia che copio-incollo:
A festeggiare Ratman e Ortolani sono stati invitati per questo weekend diversi tra i migliori interpreti attuali del fumetto italiano. A costo di ripetermi ribadisco come io non sia un grande frequentatore di eventi fumettistici, ma se devo dare un’impressione generale avuta girando tra il folto pubblico accorso (e non solo perché legato al fan club del ratto) e i vari eventi di firme, disegni e conferenze, è che nel fumetto italiano si sia creato un ambiente florido e sereno, sia tra gli autori stessi che tra autori e lettori, simile per certi versi a quel bel mondo di legami e amicizie che trovavo a certi festival musicali una decina di anni fa e che portavano a frutti e collaborazioni dai risultati spesso splendidi. Tutto ciò è molto bello, o almeno io lo trovo molto bello, o magari sto dicendo una cazzata, ma l’atmosfera era molto distesa e piacevole.
E anche lui conferma le mie impressioni, ma dice che nel mondo del fumetto mancano le megafeste, e che gli piacerebbe trovare un modo per inserire nel suo ruolo di “tizio che fa i disegni e li presenta alla gente” quella preparazione e quelle sensazioni del concerto. Gli ho proposto di fare come i Uochi toki e tentare di suonare dal vivo disegnando. Ha detto che ci pensa.
Poi abbiamo parlato ancora un po’ di cazzi nostri e poi basta.
Vi allieto col bellissimo disegno di Joey De Maio che suona la potenza del vero metallo donatomi dal bravissimo protagonista di questa entusiasmante intervista fotografato male col cellulare mentre tornavo a casa in corriera:

*o qualcosa del genere, non ricordo le parole esatte.
Pubblicato da hipurforderai
Se da un lato cercavo da mesi una scusa per scrivere qualcosa sul “nuovo corso recchioniano di Dylan Dog”, dall’altro aspettavo anche dai primi rumors con una discreta curiosità di leggere la prima storia di
C’è chi può indicare il responsabile del suo amore per i libri, i dischi, i film, e anche i fumetti in qualcuno. Il classico “me li faceva leggere mio padre” o “lo guardavo con mio zio a natale” così come “li ho trovati in camera di mio fratello maggiore”. Io ho vita facile a colpevolizzare di buona parte della mia “formazione culturale” proprio Dylan. Ovviamente non è stato il mio solo riferimento, ma una buona fetta di letteratura e cinema l’ho scoperta in età prepuberale proprio grazie ai rimandi e alle citazioni di quegli albi, e per questo amo così tanto il personaggio.
Mi sto comunque dilungando un po’ troppo, ma avrei un universo di considerazioni da scrivere sull’indagatore dell’incubo e su come ha accompagnato la mia vita, sulle mie aspettative di un grande ritorno agli antichi fasti. Il fatto è che voglio arrivare a dire che quello che volevo e desideravo tantissimo da questa rivoluzione nel mondo di Dylan Dog è riuscito ad arrivarmi dritto in faccia come il miglior cazzotto ben dato dall’albo uscito oggi in edicola e scritto da Rathiger.
Siamo subito chiari, se avete fatto l’abbonamento a Netflix con la scimmia galattica di vedervi questa serie non avete sprecato un centesimo.
fasi nel mostrarci il malessere della protagonista, non riesco (ancora) a provare quell’empatia fortissima che spesso e volentieri mi fa urlare al miracolo.
Il supercattivo in questione (lo saprete tutti, spero) è il vecchio Killgrave, alias l’uomo porpora, che qua non è molto porpora, ma per quanto visto è comunque un fetente di tutto rispetto e il 


