Jam session

Una jam session è una riunione, regolare o estemporanea di musicisti che si ritrovano per una performance musicale senza aver nulla di predeterminato, improvvisando su ostinati, bordoni, serie di accordi e/o temi conosciuti, questi ultimi detti standard.[1][2] Il termine è nato negli anni venti negli ambienti jazz, diffondendosi poi anche nel rock e, più tardi, nell'hip hop.
Una jam session può avere lo scopo di intrattenere un pubblico, ma può anche essere un'opportunità di provare nuovo materiale, mettere alla prova l'abilità di improvvisatore di un musicista o di far nascere delle collaborazioni; a volte è semplicemente un ritrovo sociale. Alle jam session possono partecipare musicisti di vari livelli e possono avvenire in locali privati, pubblici o persino in spazi aperti.
Nel jazz
[modifica | modifica wikitesto]Una delle origini dell'espressione "jam session" risale agli anni Venti, quando musicisti bianchi e neri si riunivano dopo i loro concerti retribuiti per suonare il jazz che non potevano suonare nei gruppi in stile Paul Whiteman in cui militavano. Quando Bing Crosby partecipava a queste sessioni, batteva le mani sull'uno e sul tre, e gli altri musicisti sostenevano che stesse "intasando il ritmo", in inglese "jammin' the beat"; di conseguenza, queste sessioni divennero note come "jam session".[3]
Negli anni Quaranta divennero celebri le jam session del locale di New York Minton's Playhouse, che dopo l'orario di chiusura ospitava musicisti come Ben Webster e Lester Young e i giovani della nuova leva bebop come Thelonious Monk (tra l'altro pianista ufficiale del Minton in quel periodo[4]), Charlie Parker e Dizzy Gillespie.[1] Questi incontri spesso si trasformavano in vere e proprie competizioni virtuosistiche, in cui ciascun musicista tentava di superare gli altri in abilità.[5]
Nella musica afro-cubana
[modifica | modifica wikitesto]Influenzata dal jazz, la musica cubana vide l'emergere di jam session improvvisate durante il movimento filin degli anni Quaranta, dove bolero, son e altri tipi di canzoni venivano eseguiti in una forma estesa chiamata descarga. Durante gli anni Cinquanta, le descarga divennero la base di un nuovo genere di jam improvvisate, eseguite per le prime volte da musicisti come Julio Gutiérrez e Cachao, basate sul son montuno ma con notevoli influenze jazz. Durante gli anni Sessanta, le descarga ebbero un ruolo importante nello sviluppo della salsa, in particolare della salsa dura.[6]
Nel rock
[modifica | modifica wikitesto]A partire dagli anni Sessanta, anche alcuni musicisti rock presero l'abitudine di cimentarsi in jam session, in studio e dal vivo. Ad esempio, l'album Layla and Other Assorted Love Songs, di Derek & The Dominos, include una serie di registrazioni in jam session fra Eric Clapton, i membri del suo gruppo e altri musicisti, come il chitarrista Duane Allman.[7][8]
Jam band
[modifica | modifica wikitesto]Ai Grateful Dead viene spesso attribuito il merito di essere stati la prima jam band, quando si esibivano già nel 1965 in improvvisazioni libere agli Acid Tests, una serie di feste organizzate dai Merry Pranksters.[9] Altri gruppi, come i Cream, i Pink Floyd, i King Crimson o i Deep Purple, iniziarono a fare jam session dal vivo verso la fine degli anni Sessanta, ma furono i Grateful Dead e la Allman Brothers Band a far sì che la "jam band" diventasse un genere a sé stante; tra i gruppi più recenti che ne seguono le orme si annoverano i Phish, i Moe, gli Umphrey's McGee e i Widespread Panic.
Nel soul e nell'R&B
[modifica | modifica wikitesto]I membri dei Soulquarians, un collettivo di musica afroamericana originatosi dai The Roots e attivo dalla fine degli anni Novanta all'inizio degli anni 2000, tenevano delle jam session mentre registravano i rispettivi album agli Electric Lady Studios. Tutto ebbe inizio nel 1997, quando il cantante D'Angelo e il batterista e produttore Questlove si stavano preparando a registrare l'album Voodoo del primo. Le loro sessioni lì nei cinque anni successivi portarono agli album dei Roots Things Fall Apart e Phrenology, agli album del rapper Common Like Water for Chocolate e Electric Circus, all'album di debutto del cantante Bilal 1st Born Second e al secondo album della cantante Erykah Badu Mama's Gun; stando alla Badu, "quasi tutto di [Mama's Gun] era una jam session".[10]
Secondo il giornalista musicale Michael Gonzales, le loro jam session erano caratterizzate da una sperimentazione con "soul sporco, blues fangoso, dub à la Black Ark, mix e master folli, chitarre stridenti, hip-hop vecchia scuola, romanticismo viscerale, lirismo ispirato, chiacchiere ed estetica africane, politica da pappone, strani Moog, sintetizzatori à la Kraftwerk e rumore spaziale". L'approccio musicale ha influenzato anche gli album di musicisti associati al collettivo, tra cui Black on Both Sides e Quality, rispettivamente dei rapper Mos Def e Talib Kweli.[10]
Bilal tenne delle jam session mentre registrava il suo secondo album, Love for Sale, agli Electric Lady Studios: la direzione sperimentale del disco dissuase tuttavia la sua etichetta dal pubblicarlo, e una successiva fuga di notizie portò al suo accantonamento a tempo indeterminato.[11] Electric Circus di Common, altrettanto sperimentale, vendette in modo deludente, il che scoraggiò la MCA Records, l'etichetta di Common e dei Roots, dal permettere che la libertà artistica dello studio continuasse.[10]
Nel 2018, in vista dei Grammy Awards, i Roots hanno sfruttato la loro permanenza di quattro giorni al Gramercy Theatre di New York per "far rivivere una lunga tradizione di concerti jam session con ospiti speciali non annunciati", tra cui Common, Big K.R.I.T., Wyclef Jean, Roxanne Shanté, Gary Clark Jr. e James Mtume.[12]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 Luca Valsecchi, La Jam Session: storia e descrizione, su lucavalsecchi.it, 29 marzo 2023. URL consultato il 3 giugno 2026.
- ↑ Anna Lauvergnac, Jam Session - Consapevolezza e libertà, su Meer, 24 dicembre 2018. URL consultato il 3 giugno 2026.
- ↑ (EN) Mezz Mezzrow, Really the Blues, New York, Random House, 1946.
- ↑ (EN) David A. Graham, Thelonious Monk's Quiet, Slow Conquest of the World, in The Atlantic, 18 ottobre 2017. URL consultato il 3 giugno 2026.
- ↑ (EN) Gary Giddins e Scott Knowles DeVeaux, Jazz, W.W. Norton, 2009, pp. 296-298, ISBN 978-0-393-06861-0.
- ↑ (EN) Charley Gerard, Music from Cuba: Mongo Santamaria, Chocolate Armenteros, and Other Stateside Cuban Musicians, Bloomsbury Academic, 30 aprile 2001, ISBN 978-0-275-96682-9. URL consultato il 3 giugno 2026.
- ↑ Gianluigi Bozzi, Layla and Other Assorted Love Songs dei Derek and the Dominos, su Mentinfuga, 18 giugno 2023. URL consultato il 3 giugno 2026.
- ↑ (EN) #117: Derek and the Dominos, "Layla and Other Assorted Love Songs" (1970), su The RS 500, 14 giugno 2018. URL consultato il 3 giugno 2026.
- ↑ (EN) Jon Gugala, Trip of a Lifetime: How the Grateful Dead’s Acid Experience Shaped Its Sound, su Huckberry, 5 dicembre 2022. URL consultato il 3 giugno 2026.
- 1 2 3 (EN) Michael Gonzales, Love, Peace and Soulquarians, su soulhead, 19 marzo 2015. URL consultato il 3 giugno 2026.
- ↑ (EN) Shook #09 - South Africa Special, in Shook, 30 agosto 2010 (archiviato dall'url originale il 6 marzo 2021).
- ↑ (EN) Jake Paine, An New Video Shows The Rise Of The Soulquarians & Why Things Fell Apart, su ambrosiaforheads.com, 30 gennaio 2018. URL consultato il 3 giugno 2026.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Jam session, sull'Enciclopedia Treccani.
- Jam session su Garzanti Linguistica.
Altri progetti
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