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        <title><![CDATA[Stories by Marco Dell&#39;Aguzzo on Medium]]></title>
        <description><![CDATA[Stories by Marco Dell&#39;Aguzzo on Medium]]></description>
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            <title>Stories by Marco Dell&amp;#39;Aguzzo on Medium</title>
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            <title><![CDATA[La crisi dei fertilizzanti minaccia anche l’Unione europea]]></title>
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            <dc:creator><![CDATA[Marco Dell'Aguzzo]]></dc:creator>
            <pubDate>Thu, 21 May 2026 09:21:12 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2026-05-25T10:47:20.590Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*tsr1NM3shiLI_-kAeo5sfg.jpeg" /></figure><p>Nonostante venga associato soprattutto al petrolio e al gas liquefatto, lo stretto di Hormuz è fondamentale anche per il trasporto dei fertilizzanti. In condizioni normali, infatti, per questo corridoio d’acqua passa un terzo di tutto il commercio marittimo dei composti per l’<a href="https://dellaguzzo.medium.com/agricoltura-trattori-elettrici-biocarburanti-cb36a47f6012">agricoltura</a>, spesso imprescindibili per la crescita delle colture. La regione del golfo Persico è un rilevantissimo polo produttivo di <a href="https://dellaguzzo.medium.com/ammoniaca-trasporto-marittimo-centrali-carbone-950cf3045a4e">ammoniaca</a>, urea e zolfo; talmente rilevante che l’India – la nazione più popolosa al mondo e una delle più esposte al blocco dello stretto di Hormuz – non può farne a meno: il primo ministro Narendra Modi ha dovuto addirittura chiedere alla popolazione di dimezzare l’uso di fertilizzanti chimici, una decisione estrema che potrebbe avere serie conseguenze sulla <a href="https://dellaguzzo.medium.com/biochar-4de53758cf97">resa agricola</a> e sulla sicurezza alimentare.</p><p>Secondo le <a href="https://news.un.org/en/story/2026/03/1167147">Nazioni Unite</a>, se la guerra tra gli Stati Uniti e l’Iran si protrarrà oltre giugno, altre quarantacinque milioni di persone potrebbero finire in una situazione di fame acuta a causa dell’aumento dei prezzi del cibo.</p><p>L’Occidente non è l’area del pianeta più vulnerabile, ma è comunque toccato dalla crisi: oltre a spendere di più per le bollette energetiche e per i rifornimenti di carburante, i cittadini del “primo mondo” dovranno fare i conti anche con il rincaro di beni essenziali come quelli alimentari. Negli Stati Uniti, un <a href="https://www.fb.org/news-release/nationwide-survey-most-farmers-cant-afford-fertilizer">sondaggio</a> della American Farm Bureau Federation dice che il 70 per cento dei contadini non possono permettersi il fertilizzante perché troppo costoso, e il dipartimento dell’Agricoltura <a href="https://ers.usda.gov/sites/default/files/_laserfiche/outlooks/114053/WHS-26d.pdf?v=91089">prevede</a> per quest’anno il raccolto di grano più piccolo dal 1919.</p><p>Poi c’è l’Europa. A livello generale, il Vecchio continente produce internamente buona parte dei fertilizzanti azotati – l’azoto è un elemento cruciale per la crescita delle piante, che non possono “assorbirlo” dall’atmosfera come fanno con il carbonio ma devono riceverlo dal terreno –, però non è autonomo a livello di filiera.</p><p><em>Continua a leggere su “</em><a href="https://www.wired.it/article/guerra-in-iran-crisi-fertilizzanti-azotati-agricoltura-europa/"><em>Wired</em></a><em>”.</em></p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=8ec96a11b07e" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
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            <title><![CDATA[Come funziona il reattore di Prometheus basato sul nucleare senza uranio]]></title>
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            <dc:creator><![CDATA[Marco Dell'Aguzzo]]></dc:creator>
            <pubDate>Thu, 23 Apr 2026 05:00:28 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2026-05-02T07:57:16.238Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<figure><img alt="L’amministratore delegato di Prometheus, Fabrizio Petrucci." src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*MSk-J7bAoM11dVAkITrOgQ.jpeg" /><figcaption>L’amministratore delegato di Prometheus, Fabrizio Petrucci.</figcaption></figure><p>Immaginate un reattore nucleare così piccolo da poter essere installato all’interno di una fabbrica, di un ospedale o anche, ipoteticamente, di un condominio. <a href="https://dellaguzzo.medium.com/terra-innovatum-microreattori-quotazione-nasdaq-5e80f484e275">Terra Innovatum</a>, una startup italiana che dallo scorso ottobre è quotata sulla borsa statunitense NASDAQ, lo ha sviluppato e conta di renderlo disponibile su scala commerciale entro il 2028. SOLO – così si chiama il reattore – ha la forma di un cubo da appena dieci metri per lato, ma per il resto è simile agli impianti a fissione di grossa taglia: è refrigerato a gas e funziona con l’uranio a basso arricchimento.</p><p>Adesso immaginate qualcosa di apparentemente ancora più “semplice” eppure rivoluzionario: un reattore che non necessita di uranio o altri elementi radioattivi ma di acqua salata ed elettricità, che opera a temperatura ambiente e che può essere utilizzato perfino nelle case, al posto degli scaldabagni tradizionali. Non prevede fissione né <a href="https://dellaguzzo.medium.com/germania-piano-azione-fusione-nucleare-00322b38bbca">fusione</a> (una reazione con grandi potenzialità ma non ancora pronta per la commercializzazione) ma si basa sulle cosiddette LENR, sigla che sta per <em>low-energy nuclear reactions</em>. L’ha inventato un’altra startup, Prometheus, sempre italiana: nata nel 2021, ha sede a Milano ed è inserita nel Kilometro Rosso, il distretto dell’innovazione di Bergamo.</p><p><em>Continua a leggere su “</em><a href="https://www.wired.it/article/reattore-nucleare-senza-uranio-prometheus/"><em>Wired</em></a><em>”.</em></p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=535031e02c5d" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
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            <title><![CDATA[L’UE punta sul riciclo per raggiungere l’autosufficienza e la sostenibilità]]></title>
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            <category><![CDATA[unione-europea]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Marco Dell'Aguzzo]]></dc:creator>
            <pubDate>Fri, 10 Apr 2026 05:12:14 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2026-04-10T05:12:14.310Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*avIB7dwGEuUmp2m7nmWA1A.jpeg" /><figcaption>Il commissario europeo per l’Industria Stéphane Séjourné.</figcaption></figure><p>Nonostante il raggiungimento di un cessate il fuoco e la riapertura temporanea dello stretto di Hormuz, la guerra all’Iran non è finita e il trauma logistico innescato dal conflitto non si è risolto. C’è ancora incertezza sugli approvvigionamenti di idrocarburi e lo spettro dei razionamenti di carburante continua ad aggirarsi per l’Europa, Italia inclusa, come sottolineato dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. Tra i tanti settori economici colpiti dalla crisi dei prezzi e delle forniture c’è anche l’industria chimica: il comparto della plastica, in particolare, si è ritrovato a dover fare i conti con l’impennata dei combustibili fossili, che rappresentano sia la materia prima dei processi, sia la fonte di energia che li alimentano.</p><p>Guardando al futuro, l’Europa potrebbe dotarsi di uno strumento per ridurre la dipendenza dalle importazioni e l’esposizione alle tensioni internazionali: il riciclo, non solo delle plastiche ma anche dei materiali critici per le energie pulite. In questa prospettiva, la cosiddetta “circolarità” non andrebbe intesa esclusivamente come un obiettivo di sostenibilità ambientale, ma come una via per la sicurezza economica ed energetica.</p><p>Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, gli Stati Uniti stanno proseguendo <a href="https://dellaguzzo.medium.com/trump-ordine-esecutivo-deep-sea-mining-5591de1eeb8e">con ancora maggiore determinazione</a> nella loro strategia di “messa in sicurezza” delle materie prime. Gli americani, cioè, non vogliono più dipendere dalla Cina per l’approvvigionamento dei minerali critici per l’energia, il digitale e la difesa: stanno allora sviluppando una filiera alternativa localizzata in paesi alleati o affini, oltre a investire nel potenziamento delle capacità nazionali di estrazione e raffinazione. L’Unione europea si trova in una situazione molto simile: dipende pesantemente da Pechino per le forniture di litio per le batterie e di terre rare per i magneti, ad esempio, e vorrebbe emanciparsi. Rispetto a Washington, tuttavia, Bruxelles non si sta muovendo con la stessa decisione – lo <a href="https://www.nytimes.com/2025/11/12/business/europe-rare-earths.html">dicono</a> le aziende, come la belga Solvay – e rischia un giorno di ritrovarsi subordinata alla nascente <em>supply chain</em> statunitense.</p><p><em>Continua a leggere su “</em><a href="https://www.wired.it/article/europa-riciclo-autosufficienza-sostenibilita/"><em>Wired</em></a><em>”.</em></p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=7d4ca678e0d7" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
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            <title><![CDATA[Quanto è grande il mercato italiano dei pannelli solari usati?]]></title>
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            <dc:creator><![CDATA[Marco Dell'Aguzzo]]></dc:creator>
            <pubDate>Wed, 25 Mar 2026 10:06:16 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2026-03-25T10:06:16.484Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*HoOf2Ix4zEqQf50ptT5b_A.jpeg" /></figure><p>Il Green Deal europeo non punta soltanto a un’economia decarbonizzata ma a un sistema “sostenibile” nel suo insieme, dove il rifiuto – nell’accezione comune del termine – viene ridotto al minimo e lo smaltimento in discarica è sostituito dal <a href="https://dellaguzzo.medium.com/italia-progetti-strategici-riciclo-minerali-critici-44fa3086c23e">riciclo</a>, dal riutilizzo e dal ricondizionamento. L’obiettivo è allungare il più possibile la “vita utile” dei prodotti e, una volta che si è conclusa davvero, di recuperare i materiali preziosi al loro interno: in questo modo si promuove la dissociazione tra crescita economica e <a href="https://dellaguzzo.medium.com/metalli-piante-fitoestrazione-a244c5aefd5f">sfruttamento delle risorse naturali</a>, riducendo nel contempo l’impronta carbonica dei beni di consumo.</p><p>Anche un pannello fotovoltaico, per esempio, genera elettricità pulita ma porta con sé un “costo energetico” da scontare: quello necessario alla sua fabbricazione. Un dispositivo fotovoltaico usato, però, ha già compensato l’energia impiegata per produrlo durante il suo primo ciclo di vita: in questo senso, è ancora più “sostenibile” di uno nuovo.</p><p>Secondo il <a href="https://joint-research-centre.ec.europa.eu/jrc-news-and-updates/theres-new-waste-coming-transition-renewables-how-reuse-and-recycle-it-2025-03-11_en">Centro comune di ricerca</a> (JRC) della Commissione europea, l’Unione accumulerà tra i sei e i tredici milioni di tonnellate di rifiuti fotovoltaici entro il 2040: è una sfida e anche un’occasione, dato che questi dispositivi contengono alluminio, rame, argento, silicio e altro ancora. Ma un pannello solare dismesso non è necessariamente da smantellare: può essere reintrodotto sul mercato – quello secondario, dell’usato – e continuare a generare elettricità per tanti anni ancora.</p><p><em>Continua a leggere su “</em><a href="https://www.wired.it/article/pannello-solare-riciclo-mercato-italiano-usato/"><em>Wired</em></a><em>”.</em></p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=0b2dc8e0d5e5" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
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            <title><![CDATA[Il governo vuole smantellare il meccanismo europeo anti-emissioni]]></title>
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            <dc:creator><![CDATA[Marco Dell'Aguzzo]]></dc:creator>
            <pubDate>Fri, 20 Mar 2026 05:57:52 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2026-03-26T06:01:47.187Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<figure><img alt="Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin agli Energy Days del Politecnico di Torino." src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*l8JARVX_aq66f2ZdnaIdQA.jpeg" /><figcaption>Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin agli Energy Days del Politecnico di Torino.</figcaption></figure><p>Centocinquanta scienziati ed economisti italiani, tra cui il premio Nobel per la fisica 2021 Giorgio Parisi e il fisico climatologo del CNR Antonello Pasini, hanno scritto una lettera aperta al governo per criticare il decreto Bollette, il provvedimento che mira a ridurre il prezzo dell’energia elettrica e del gas naturale a famiglie e imprese, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 18 febbraio e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale due giorni dopo.</p><p>Gli esperti e studiosi dei cambiamenti climatici che hanno firmato la lettera attaccano in particolare una misura del decreto-legge: l’esclusione temporanea delle quote dell’ETS – il sistema europeo per la compravendita dei crediti di emissione di CO2 – dai costi che determinano il prezzo dell’elettricità. Significa, nel concreto, che gli operatori delle centrali a gas continueranno ad acquistare le quote ETS per compensare le loro emissioni, ma verranno rimborsati dallo stato attraverso nuovi oneri inseriti in bolletta. Così facendo, il governo conta di ridurre il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica, che – semplificando – viene fissato dagli impianti a gas ma vale per tutti, sia per gli operatori termoelettrici che per quelli rinnovabili.</p><p><em>Continua a leggere su “</em><a href="https://www.wired.it/article/ets-scienza-freno-smantellare-sistema-europeo-emissioni/"><em>Wired</em></a><em>”.</em></p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=8ba505f4fd06" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
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            <title><![CDATA[Gli Stati Uniti hanno autorizzato il reattore di TerraPower, la startup nucleare di Bill Gates]]></title>
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            <category><![CDATA[energia-nucleare]]></category>
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            <dc:creator><![CDATA[Marco Dell'Aguzzo]]></dc:creator>
            <pubDate>Mon, 09 Mar 2026 15:35:23 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2026-03-09T15:35:23.286Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*-J1e1I0vI6l1PkmAMHxUsA.png" /></figure><p>La Nuclear Regulatory Commission, un’agenzia del governo degli Stati Uniti, ha <a href="https://www.nrc.gov/sites/default/files/cdn/doc-collection-news/2026/26-028.pdf">approvato</a> all’unanimità la costruzione della piccola centrale nucleare di TerraPower, la startup fondata nel 2006 da Bill Gates, nella cittadina di Kemmerer, in Wyoming. È una notizia che contiene dentro sé tante storie, dall’azione climatica al progresso tecnologico, dalla <a href="https://dellaguzzo.medium.com/big-tech-energia-geotermica-centri-dati-d5f01396acb8">fame di elettricità per l’intelligenza artificiale</a> al superamento del <a href="https://dellaguzzo.medium.com/donald-trump-carbone-pulito-2a7c12641028">carbone</a>.</p><p>Quello di TerraPower è il primo nuovo reattore commerciale a ricevere un permesso di costruzione negli Stati Uniti da quasi un decennio. C’entra la <em>deregulation</em> promossa dall’amministrazione di Donald Trump, che l’anno scorso ha emesso un ordine esecutivo per accorciare a diciotto mesi la durata dei procedimenti autorizzativi della Nuclear Regulatory Commission. Il supporto all’energia atomica è <em>bipartisan </em>– il Congresso si era già espresso per velocizzare i tempi dell’agenzia nel 2024 –, ma il presidente vorrebbe veder quadruplicare la capacità nucleare americana entro il 2050, portandola a 400 gigawatt.</p><p><em>Continua a leggere su “</em><a href="https://www.wired.it/article/reattore-terrapower-startup-nucleare-bill-gates-okay-usa-prima-volta-in-quasi-10-anni/"><em>Wired</em></a><em>”.</em></p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=94cf4340f3f9" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
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            <title><![CDATA[La prima centrale geotermica del Regno Unito non produce solo energia]]></title>
            <link>https://dellaguzzo.medium.com/centrale-geotermica-united-downs-regno-unito-da94446cbe24?source=rss-b145aa2073ea------2</link>
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            <dc:creator><![CDATA[Marco Dell'Aguzzo]]></dc:creator>
            <pubDate>Fri, 06 Mar 2026 06:03:07 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2026-03-06T06:03:07.861Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<figure><img alt="La centrale di United Downs in Cornovaglia." src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*Leo56NvOHVr_JRtW4m5UnA.jpeg" /><figcaption>La centrale di United Downs in Cornovaglia. (Thomas Frost)</figcaption></figure><p>In Italia la geotermia è di casa. La prima centrale basata sulle sorgenti di calore sotterraneo aprì a Larderello, vicino Pisa, nel 1913 e rimase l’unica al mondo fino al 1958. Ancora oggi il nostro paese è <a href="https://medium.com/@dellaguzzo/italian-geothermal-forum-6a9f1cb5542d">uno dei maggiori produttori</a> a livello internazionale di elettricità geotermica, che però – in termini reali – contribuisce in misura marginale al mix di generazione.</p><p>Allargando lo sguardo, questa fonte copre meno dell’1 per cento della domanda energetica globale e viene sfruttata soprattutto per finalità di riscaldamento. Eppure, oltre al calore, gli impianti geotermici possono generare elettricità in maniera continuativa, stabile e a zero emissioni di gas serra. La colpa del loro limitato sviluppo è della geologia: sono pochi, cioè, i luoghi sulla Terra in cui è facile accedere ai fluidi caldi nel sottosuolo, che devono trovarsi in prossimità della superficie. Fino ad ora, almeno.</p><p>Il 26 febbraio il Regno Unito ha inaugurato la sua prima centrale geotermoelettrica. Si chiama United Downs, si trova nella contea della Cornovaglia e l’ha sviluppata l’azienda Geothermal Engineering Ltd (GEL), che ha firmato un contratto di fornitura con Octopus Energy da 3 megawatt, quanto serve per alimentare circa diecimila abitazioni.</p><p>United Downs attinge al calore delle rocce di granito attraverso due pozzi, uno di produzione e uno di iniezione, con il primo che scende per oltre cinque chilometri e raggiunge una temperatura superiore ai 190 gradi Celsius.</p><p><em>Continua a leggere su “</em><a href="https://www.wired.it/article/geotermia-regno-unito-litio/"><em>Wired</em></a><em>”.</em></p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=da94446cbe24" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
        </item>
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            <title><![CDATA[A che punto è la Gigafactory per l’idrogeno vicino Milano?]]></title>
            <link>https://dellaguzzo.medium.com/de-nora-italian-gigafactory-idrogeno-541d88f4457b?source=rss-b145aa2073ea------2</link>
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            <dc:creator><![CDATA[Marco Dell'Aguzzo]]></dc:creator>
            <pubDate>Wed, 04 Feb 2026 11:12:37 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2026-02-04T11:12:37.642Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*_5Ob4ZhTPR6gutAEsf0j9A.jpeg" /></figure><p>A pochi chilometri da Milano aprirà la più grande fabbrica di <a href="https://medium.com/@dellaguzzo/unione-europea-cina-elettrolizzatori-idrogeno-a6600ba25552">elettrolizzatori</a> per l’<a href="https://medium.com/@dellaguzzo/idrogeno-startup-italia-17d2e887b469">idrogeno</a> d’Italia e una tra le maggiori in tutta Europa: è la “Italian Gigafactory”, lo stabilimento che l’azienda elettrochimica De Nora sta realizzando a Cernusco sul Naviglio assieme a Snam, la società che gestisce la rete nazionale del gas. Il sito coprirà un’area di 40.000 metri quadrati e raggiungerà una capacità di 2 gigawatt entro il 2030, ospitando non solo la produzione di macchinari per l’elettrolisi ma anche linee dedicate agli elettrodi e ai sistemi di trattamento delle acque.</p><p>I lavori sono partiti nel giugno 2024 e dovrebbero concludersi nei primi mesi del 2026. Il progetto ha ricevuto un contributo pubblico di 63 milioni di euro proveniente dal fondo del ministero delle Imprese per l’<a href="https://www.mimit.gov.it/it/incentivi/ipcei-idrogeno-1-h2-technology">IPCEI Idrogeno 1</a>, ovvero le iniziative di comune interesse europeo per lo sviluppo di una filiera dedicata a un vettore energetico dall’elevato potenziale di decarbonizzazione. Per De Nora, la Gigafactory <a href="https://energytransition.denora.com/it/home/the-gigafactory-denora/gigafactory-project-evolution">rappresenta</a> «la risposta alle esigenze di produzione dell’idrogeno verde nel mercato italiano, europeo e infine globale».</p><p><em>Continua a leggere su “</em><a href="https://www.wired.it/article/gigafactory-italiana-idrogeno-verde-denora/"><em>Wired</em></a><em>”.</em></p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=541d88f4457b" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
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            <title><![CDATA[I minerali del Venezuela fanno gola a Trump]]></title>
            <link>https://dellaguzzo.medium.com/venezuela-minerali-critici-18f840fe1d9a?source=rss-b145aa2073ea------2</link>
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            <category><![CDATA[venezuela]]></category>
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            <category><![CDATA[petrolio]]></category>
            <category><![CDATA[stati-uniti]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Marco Dell'Aguzzo]]></dc:creator>
            <pubDate>Mon, 02 Feb 2026 11:46:27 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2026-02-02T11:46:27.350Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*Cj2SbJ3yVfZsRBsVkR7WCA.jpeg" /><figcaption>(Adam Gray/Reuters)</figcaption></figure><p>Non è l’unico motivo, ma dietro all’attacco che ha portato alla deposizione del presidente Nicolás Maduro c’è la volontà degli Stati Uniti di trarre profitto dal petrolio del Venezuela. Durante una conferenza stampa al suo resort di Mar-a-Lago, Donald Trump ha detto che le compagnie energetiche americane investiranno «miliardi di dollari» per ricostruire l’industria petrolifera del paese e riportare le relazioni bilaterali indietro di un’ottantina d’anni, ai tempi in cui Caracas spediva barili e barili di greggio verso le raffinerie sulla costa del Golfo. Prima, cioè, della svolta socialista di Hugo Chávez, che non fece soltanto precipitare i rapporti con Washington ma portò anche al collasso del settore petrolifero venezuelano.</p><p>Il Venezuela, infatti, possiede le riserve di greggio più vaste al mondo ma non riesce a sfruttarle appieno perché le politiche di nazionalizzazione – introdotte da Chávez nella seconda metà degli anni Duemila e proseguite da Maduro – hanno lasciato il paese sprovvisto delle infrastrutture e del capitale umano: dopo decenni di malagestione, gli impianti sono decadenti, mentre i dirigenti aziendali e i tecnici specializzati sono fuggiti all’estero. Le sanzioni americane hanno aggravato ulteriormente il quadro.</p><p><em>Continua a leggere su “</em><a href="https://www.wired.it/article/risorse-preziose-venezuela-quali-sono/"><em>Wired</em></a><em>”.</em></p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=18f840fe1d9a" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
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            <title><![CDATA[Nonostante tutto, il 2025 è stato un anno positivo per le rinnovabili]]></title>
            <link>https://dellaguzzo.medium.com/energie-rinnovabili-2025-c63cfb7a50f7?source=rss-b145aa2073ea------2</link>
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            <category><![CDATA[rinnovabili]]></category>
            <category><![CDATA[medium-italia]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Marco Dell'Aguzzo]]></dc:creator>
            <pubDate>Fri, 23 Jan 2026 05:44:56 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2026-01-23T05:44:56.425Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*OQZqrm58ThcE3RUsQUEJaQ.jpeg" /><figcaption>Via Science.</figcaption></figure><p>Nonostante il risultato deludente della COP30 di Belém, nonostante il nuovo record delle emissioni globali di CO2 dai combustibili fossili (38,1 miliardi di tonnellate, secondo la stima del Global Carbon Project) e nonostante anche il <a href="https://dellaguzzo.medium.com/crescita-rinnovabili-2030-taglio-previsioni-5ef543193560">taglio delle previsioni di crescita</a> delle rinnovabili al 2030, l’anno da poco trascorso è stato positivo per l’energia del sole e del vento. Tanto che, forse pure per bilanciare una narrazione molto focalizzata sugli aspetti negativi, la prestigiosa rivista <em>Science</em> ha deciso di assegnare proprio all’aumento delle fonti rinnovabili il riconoscimento di <a href="https://www.science.org/content/article/breakthrough-2025"><em>Breakthrough of the Year</em></a>, cioè di “grande svolta” del 2025.</p><p>In effetti, nella prima metà del 2025 la generazione eolica e (soprattutto) fotovoltaica è cresciuta più della domanda mondiale di elettricità. Prese tutte insieme, poi, le fonti rinnovabili hanno sorpassato la quota del carbone nel mix elettrico globale: non era mai successo prima. E nell’Unione europea, stando alla <a href="https://ember-energy.org/latest-insights/european-electricity-review-2026/"><em>European Electricity Review</em></a> di Ember, il 2025 è stato l’anno del primo sorpasso di eolico e solare sulle fonti fossili nella produzione di elettricità: 30 per cento contro 29 per cento.</p><p><em>Continua a leggere su “</em><a href="https://www.wired.it/article/2025-ottimo-rinnovabili-cosa-aspettarci-europa-cina/"><em>Wired</em></a><em>”.</em></p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=c63cfb7a50f7" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
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