Da che ho memoria, sono sempre stata affascinata da come le persone si conoscono, da come nasce un amore o un’amicizia. E da sempre torturo la gente con domande sull’argomento, “costringendola” a fornirmi anche i dettagli. Negli anni, ho sentito storie di tutti i tipi: curiose o banali, scontate o sconvolgenti, ma tutte comunque affascinanti. Fre tutte, la storia dei miei nonni è senza dubbio quella che mi ha toccato di più. E non perché sia speciale in sé, ma perché gli occhi lucidi e le mani tremanti di mio nonno mentre la raccontava, mi fanno battere il cuore ancora oggi.
Mio nonno, falegname veneto appassionato di fotografia, si era trasferito a Roma a 17 anni per lavoro e abitava da solo nel quartiere San Paolo. Era uno scapolo convinto e alla veneranda età di 35 anni – una pecora nera, per quell’epoca – badava solamente a godersi la vita e si dilettava parecchio con gite fuori porta e banchetti con gli amici. Un giorno, un tale amico suo che abitava nel quartiere Montagnola, gli disse che quella sera avrebbe mandato da lui una persona per prendere la macchinetta fotografica che mio nonno gli aveva promesso in prestito. Quella sera d’estate, mentre aspettava sotto casa sua questa persona, mio nonno s’innamorò per la prima volta. La conosceva di vista, la vedeva passare di lì quasi tutte le sere, ma non ci aveva mai nemmeno parlato.
La ragazza lavorava al quartiere San Paolo come infermiera e abitava alla Montagnola, non molto distante. Tutte le sere, tornando a casa, passava a piedi vicino al palazzo di mio nonno. Quella mattina, un tizio che conosceva le aveva chiesto se, tornando a casa, poteva fermarsi da un tale amico suo per prendere una macchinetta fotografica che aveva chiesto in prestito. Lei ci andò, incontrò l’amico del suo amico, e quella sera stessa s’innamorò.
Mio nonno le consegnò la famosa macchinetta e poi le chiese se poteva accompagnarla a casa, ché di sera non è prudente per una ragazza tornare da sola. Da quella volta, l’accompagnò a casa per molte, molte sere e alla fine le chiese se voleva sposarlo. E lei voleva, naturalmente!
In questo modo, una sera d’estate di moltissimi anni fà, nasceva una parte di me. Sono stati sposati per quasi mezzo secolo e ai miei occhi erano una coppia perfetta. Quando mio nonno mi raccontò la sua storia per la prima volta, aveva già oltre 90 anni, mentre lei era morta da qualche anno. Una sera, dopo la cena di Natale, gli chiesi come aveva conosciuto mia nonna. Lui cominciò a raccontare e tutta la famiglia rimase in silenzio. Un silenzio inusuale, quasi innaturale. Stranamente, nessuno lì conosceva la storia, nessuno – chissà perché – gli aveva mai fatto quella domanda. Io ero incantata dalle sue parole, dalle sue mani tremanti dall’emozione. Non posso dimenticare i suoi occhi mentre parlava di lei e di quella sera. Guardavano un punto lontano, un punto che io non vedrò mai. Era come se vedesse le immagini scorrergli davanti; parlava e sorrideva, fermandosi per qualche secondo. Non tanto per cercare le parole giuste, quanto, secondo me, per godersi le immagini di quei ricordi che sicuramente da un po’ non rispolverava.
E adesso mi fermo, ché c’è un limite a quanto il mio cuore può battere forte. Buona serata a tutti.