Perché


Piccola premessa: questa è la poesia con cui tutto è cominciato.
Avevo 14 anni, e non sapevo ancora che stavo iniziando qualcosa che mi avrebbe accompagnato per sempre.
La metto qui, in home page, come punto d’origine e promessa a me stesso.

perchè

Perché nel mondo ci sono ingiustizie e guerre?

Perché non siamo tutti fratelli e sorelle?

Perché quando i neri morivano facevano festa?

Perché agli ebrei veniva tagliata la testa?

Perché il mondo non è tutto uguale?

Perché non gira per tutti in senso normale?

Perché alcune morti hanno più senso di altre?

Perché il cielo non si dirada è c’è solo una coltre?

Perché esistono i soldati bambino?

Perché non possono avere i genitori vicino?

Perché anche se c’è il sole vedono pioggia?

Perché spesso su di loro la guerra poggia?

Perché esistono droga e inquinamento?

Perché la terra e a metà tra agonia e tormento?

Perché si nasce piangendo e si muore ridendo?

Perché spesso i buoni propositi vengono persi nel vento?

Perché le parole di Dio vengono travisate e sfruttate da chi è potente?

Perché se Dio esiste resta fermo come un deficiente?

E già perché…

DNA sbagliato…


Un’altra ferita.

Sulla terra
o sulla pelle
cambia poco.

Se arrivi a usare una bimba
come bomba
per vincere
l’ennesima guerra

allora non è il mondo
a essere finito male.

Siamo noi.

È vero,
qualcuno ti avrà spinto,
qualcuno ti avrà insegnato
a chiamare necessità
anche l’orrore.

A dire che serve.
Che non c’è scelta.
Che il male
quando conviene
può avere un nome più giusto.

Ma resta questo:

avete reso il mondo così storto
che non si capisce più
se state cullando una bomba
o lanciando un’altra bimba.

E già questo
dovrebbe bastare
a rifare da capo
la nostra idea di umano.

L’umanità evolve
quasi sempre
dopo essersi strappata di dosso
un altro strato di carne.

Facciamo passi avanti
solo dopo aver lasciato indietro
abbastanza morti
da chiamare progresso
la vergogna che resta.

Io non lo so
anzi
non lo sa nessuno.

Siamo adolescenti feroci
in gara per il nulla,
incapaci di capire
che ogni vittoria costruita sul sangue
è solo un’altra sconfitta
con un nome più elegante.

Abbiamo un DNA sbagliato
o forse
solo un cuore
che ha imparato male.

Pantone della memoria…


Ascolto.
Leggo.
Studio tutto
quello che ha funzionato.

Poi cambio tutto.

E lo butto.

Perché il mio motore
non gira a regole.

Gira
a inchiostro.

Il mio cuore
ne pompa uno
di un colore unico.

Fatto di memoria.

Un caleidoscopio
di ricordi frullati:

odori,
immagini,
suoni.

Miei.

Solo miei.

E quello che esce
non deve piacere.

Deve essere vero.

Perché ogni verso
è solo questo:

una pagina del mio viaggio
scritta con le sfumature
della mia storia…

Derapate…


Sono al posto di guida
e su quello del passeggero.

Non posso scegliere.

Mi tocca guardare la strada
mentre mi distraggo
osservando di lato
chi potrei essere.

Un’ombra mi invade metà viso.
Non importa se l’altra metà è illuminata
dal sole
o dai lampioni.

Ogni volto ha un suo rapporto con la luce,
col tempo,
con le altre umanità,
con i volti illuminati male
che incontriamo per sbaglio
o per destino.

L’asfalto è umido.
Le gomme trattengono un istante
prima di cedere.

Impugno il volante
come se non fosse davvero mio.

E la vita sterza
senza chiedermi il permesso.

Contraccolpo…


Corro verso i proiettili
Con sprezzo del pericolo e della vita

Mi colpiscono le spalle
E le piastrine esplodono in paracadute

Il contraccolpo mi solleva
Come se il dolore avesse ali

Non precipito
Imparo l’aria
Nel punto esatto in cui avrei dovuto morire

Il sangue decanta come un buon vino
Io ti decanto i miei versi
Mentre verso
Del sangue…

Dentro i tuoi occhi


Cado

Cerco di farlo nel modo meno banale possibile.
Magari ruoto su me stesso,
galleggio un po’,
cerco di stabilizzarmi.
Nulla.

Ma non è un problema.
Perché cado nei tuoi occhi,
in quell’azzurro immensamente profondo
dove la gravità non fa male.

Così sarebbe troppo facile restare a galla,
e allora pinneggio un po’,
solo per meritarmi il respiro del tuo profumo,
fatto di attenzioni,
di momenti,
di quella bellezza che non chiede permesso
e illumina il mondo lo stesso.

Io…
non so se saprò reggere questo sguardo.
Mi accontento di nuotare qui dentro,
di restare qualche secondo nella tua mente,
di attraversare i tuoi pensieri
fino a quelli veri, razionali,
quelli che spiegano perché sei bella
anche quando non ci provi.

Io dentro sono bellissimo —
le lastre lo dimostrano.
Ma tu
illumini il mondo
da qualunque prospettiva ti si guardi.

Non capisco…


Sono un pilota di robottone
Sono sia il cuore che la ragione
Affronto ogni mostro della terra
Mentre uccido come se fossi in guerra
Volo di fiore in fiore
O di pianeta in pianeta
Ma c’è una spia guasta
Che non mi fa capire tutto
Non capisco la pressione dell’olio
E nemmeno quella del sangue
C’è un malfunzionamento che non capisco
C’è un respiro che non so capire
Questo rumorino non è rassicurante
Questa vita non è una delle tante
Ma alla fine capirò la mia direzione
E farò un bel tagliando al robottone!

ALI…


Image

ALI…

“Siamo angeli con un’ala sola fatti per volare solo abbracciati”

Parla per te!

Io ho la mia bella aletta fatta di oscurità

“esclusiva”

E purtroppo vi vedo

Con le vostre ali candide

Chi vola e chi no

Io no

Sono diverso

C’è chi direbbe unico

Io dico solo

Non mi avete mai capito bene

Nemmeno chi mi conosce dalla nascita

Nemmeno io mi capisco a volte

Come posso chiedere a voi di farlo?

Ok sono strano

Ma sistemo meglio che posso la mia ala

Magari se mi impegno reggerà lo stesso il peso delle mie scelte

Anche perché il colore mi piace molto

Forse l’ho desiderata così prima di nascere

Forse perché sono oscuro anche dentro

Quindi ci provo!

Forse ho capito

Tiro fuori la mia oscurità

Mi sento meglio

Gli do un paio di colpi ben assestati

Magari più di un paio e voilà

O voi là e io di qua

E anche io posso volare

Perché se si è unici

A volte bisogna farsi bastare sé stessi

E trasformare l’oscurità in opportunità…

Fiore nero…


Ogni attimo che mordo
sembra progettato per creare un ricordo.

Ora ho capito perché
scrivere
e
vivere
fanno rima —
almeno per me.

Fanno rima nel mio buio,
dentro quel fiore nero
da cui nascono le paure
e i sogni
e noi.

Resta in un giardino fatto di notte,
resta nei sogni che lo hanno generato,

polline che macchia,
petali che si aprono
solo a respiri veri,

un profumo che avvolge
e sconvolge,

un profumo
che sa di te.

In ogni lingua…


Lo ammetto

A volte scrivo per accelerare i tempi

Per forzare qualcuno a volermi bene

Se le cose non vanno come ho sperato

Poesia!

Il più forte e struggente possibile

Per far sì che degli occhi umidi mi guardino

Questa volta

No

È solo sincerità

Verità che mi colpisce

Che ci colpisce

Perché è difficile spiegarmi

Magari poi le parole volano

Ma a quei baci non ci sono arrivato da solo

in quelle carezze non ero sopra a nessun bordo

ero con te

ed è per questo che voglio celebrarli

è per questo che voglio urlare scrivendo

ed è per questo che voglio gridare vivendo

ed è per questo che voglio lasciare una traccia

dentro i nostri destini…

Nota Chiara…


La finestra ha deciso di aprirsi con forza
e io l’ho lasciata fare
con gioia.

Perché il vento, oltre all’aria pulita,
ha portato una musica fatta di te.
Un pianoforte soave
intrecciato alle tue parole.

Io provo a starti dietro
stonando
come solo io so fare,
con tutto il cuore.

È almeno una stonatura onesta
dentro una musica Chiara.

Non so dove porteranno
le nostre voci.
Ma qualunque sia la meta,
saprà di noi.

Etere…


Ho visto fogli urlare
Disegni che disturbano solo perché esistono
Tratti talmente pesanti da ferire il foglio
Senza strapparlo

Semplicemente c’è troppa matita
Troppo peso
Troppe sfumature

Li chiamano malati.
Psicopatici.
Solo perché urlano in modo diverso
Reale

A volte le mie parole sono come quei disegni
Troppo pesanti per essere ignorate
Troppo pregne di inchiostro
Per un fragile foglio di carta

Ecco perché affido le mie parole alla rete
Cercando di non restarci intrappolato.

Di liberarmi.

Grazie a parole
Che tagliano…

Non fa niente…


Tanto ormai ci ho fatto il callo.
E magari questo groppo in gola
dipende dalla colazione sbagliata,
da un arancio avariato,
non lo so.

So però
che ogni delusione ha un sapore diverso:
a volte cattivo,
altre volte direttamente di merda.

Non so
se è colpa mia.
Probabilmente sì.
A volte ci credo troppo,
forse per quell’unica volta
in cui non mi accontento.

E allora
mi lascio cadere.

Ma sì, dai, non fa niente.
Cado.
Mi rialzo piano.

Fino al prossimo saporaccio,
fino al prossimo
“non fa niente”.

Nel mio disordine


Cerco
Sempre
Ogni secondo

E trovo altro

Tutta colpa del mio disordine
Non sono di quelli
per cui è solo un diverso tipo di ordine
È proprio un bordello
di un certo livello

Alla fine ne vado fiero
Mi sembra anche giusto
essere fiero delle cose sbagliate
Magari sbagliate per altri
Ma giuste per me

il “Mistero della fede”
quando deleghiamo all’universo
quello che non capiamo

C’è poco da essere misteriosi
Forse sarebbe meglio essere giusti
Palesemente giusti

Non lo so come, in realtà
Non lo sa nessuno
Ma c’è da ammettere
che su questo
ci hanno marciato abbastanza

In fondo la nostra giustizia
è antropocentrica
Cosa possiamo saperne
di quella universale?

Magari siamo noi
troppo etici
E questa cosa
frena la nostra evoluzione

Magari altrove
si calpestano allegramente i volti a vicenda
e in cambio hanno il teletrasporto

Sai che c’è?
Alla fine
preferisco andare a piedi…

Stesso punto…


Il tempo è quello che è.
Io affronto questa curva a modo mio.

Diverso.
Non migliore.
Mio.

Abbiamo tutti la stessa meta,
ma nessuno lo stesso volante.

Dipende dall’esperienza,
da come accelero,
da come freno la vita.

Leggere è lo stesso.
C’è chi divora una riga
e chi ci resta tre giorni dentro.

Ogni parola
ha il tempo di chi la attraversa.

Anche una lista della spesa
può essere un viaggio
se la leggi con i tuoi silenzi.

Alla fine arriviamo lì.
Tutti.

Ma ognuno
per la sua strada,
a modo suo,
sulla strada
delle parole…

Alfa centauri…


Ti vedo,
con l’acqua fino alle ginocchia
cerchi rospi da baciare
senza chiedergli il consenso.

Ti ascolti?
Quando non sai cosa dire
ma sai cosa ripetere.

Ti guardi?
Mai allo specchio
per vedere se ci sono errori.

E poi indichi
con quelle mani piene di dita
quello che giudichi
mai alla tua altezza.

Chissà cosa ne pensano i rospi.
Cosa ne penso io?

Sono solo uno dei volti
che hai calpestato
e dimenticato.

Ora cammino su un’altra strada,
lontano,
su Alfa Centauri.

Il nostro passato resta indietro.
Io vado avanti,
mentre ti dimentico.

Salto


L’aria mi sferza il volto
a duecento all’ora.
Mi aspettavo di più
da questo lancio in tandem

Il bungee jumping
almeno era onesto.
Qui basta sorridere
e lasciarsi cadere.

Buttarmi
è stato facile.

Ma quando da lontano
ci sono occhi
che non mi cercano
mi fermo.

Non faccio un passo.
Neanche se davanti
c’è solo un centimetro.
Non quattro chilometri.

Resto qui.

Come un daino nei fari.

Immobilizzato.

Quegli occhi
guardano altrove.
E io
non salto.

Quando l’aria torna…


Quel pianeta è lontano
e nonostante il nome che porta
è relativamente tranquillo.
Porti lo stesso nome,
ma dentro di te
c’è ogni domanda del mondo.
La tua pelle non tradisce queste emozioni,
le contiene tutte facilmente,
gestisce il caos.
Ogni guerra è già vista,
per te
è solo un altro giovedì.
E a un certo punto scegli di voltarti,
di volgere lo sguardo al mondo,
di fermare le guerre
anche solo con quello.
Perché se a volte la tua forza non basta,
basta il tuo volto,
bello come l’aria quando smetti di trattenere il fiato,
per creare pace
dentro ogni mente.

Stelle taglienti


Di nuovo agosto.
Di nuovo il cielo che chiede di essere guardato
con il collo spezzato all’indietro
e l’umiltà di sentirsi piccoli.

La cometa passa
e lascia una scia
che non promette nulla
se non il tempo di un desiderio sbagliato.

Mi siedo accanto agli altri.
Poi mi sdraio.
Cerco occhi liberi.
Cerco labbra che non siano già occupate
a dimenticare qualcun altro.

Intorno a me
le bocche si incontrano,
si accendono,
si consumano in silenzio.

Per me
resta lo spettacolo del cielo
e una fame che assomiglia
a quella dei sedici anni
quando aspettavi qualcosa
che non arrivava mai.

Una stella mi entra nell’occhio.
Non brucia.
Taglia.

Resta lì
come un riflesso che non se ne va,
come un pensiero che graffia
anche a palpebre chiuse.

Sono stanco.
Sono pallido sotto questo nero enorme.
Ma non importa.

Il cielo non consola
e non promette.

Dopo questa notte
ci saranno altre labbra.
Forse anche le mie.

Stella Nera…


Sento
il tuo calore
fatto di ogni atomo del tuo essere.
Sento che scalda e nutre ogni creatura.

Vedo
anche l’altro lato,
quello che tieni solo per te,
solo per i tuoi pensieri,
solo per quegli attimi
in cui vuoi essere il tuo buio.

Sento
quei silenzi urlanti,
quel rialzarsi ogni giorno
nonostante la vita,
quegli attimi, ottimi.

Vedo
che sei talmente bella
da fare male agli occhi…
ma bene all’anima.

Sento
quel buio luminoso
e denso come il miele,
infinitamente più dolce.

Agisco
e ti riconosci
vera come sei.

Il pulibile


Ogni giorno
mi sporco le mani e l’anima.

Non importa se di terra
o di tristezza.
Mi sporco.

Cammino, tocco, vivo,
e qualcosa resta addosso
anche quando non lo voglio.

E forse l’unico modo per pulirmi
è un sapone fatto di inchiostro,
con cui strofino piano
quello che pesa
senza fare rumore.

Scrivo
non per cancellare,
ma per lasciare un ricordo
nel punto esatto
in cui fa male.

E quando evapora
non salva tutto,
non guarisce ogni cosa,
non mi rende migliore.

Ma pulisce il pulibile.
Il resto
imparo a portarlo.