Va così

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Le pozzanghere ondeggiano sotto la pioggia battente.

In montagna immagino tormenta di neve.

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Avvertimento

Zitti davanti all’orso

state zitti mi raccomando

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Carneade… chi era costui? – Vern Sneider, un autore dimenticato ( 2° parte )

….

Il romanzo è divertente, ironico, umano. Sin dai primi capitoli, il lettore attuale – come me ormai disabituato alla leggerezza, e ignaro della trama – comincia a sorridere divertito e disorientato allo stesso tempo. A cominciare dal Colonnello Purdy, il classico grand’ufficiale dell’esercito, miope e completamente privo di intuizione, che si pavoneggia tronfio del suo ruolo del tutto insulso:            

Era alto, dritto e asciutto, proprio come dovrebbe esserlo un colonnello. La sua uniforme kaki era ben stirata e inamidata. Aveva capelli grigi e folti che…, sembravano sempre un po’ arruffati, e un paio di baffetti che gli conferivano una cert’aria sbarazzina.

…Il piccolo gruppo, riunito in atteso sulla soglia, si fece rispettosamente da parte per lasciare il passo all’autorità. …il Colonnello Purdy aprì il corteo, seguito da tutti i suoi ufficiali in fila indiana. –

Gli stessi ufficiali che lo blandiscono ritenendolo un vero impiastro – E ancora:

…Dopo che il Colonnello Purdy aveva vietato il gioco d’azzardo, confiscando dadi e carte, il soldato semplice Gregovich aveva ideato un nuovo gioco, consistente nel gettare nottetempo una manciata di sassolini contro le tende degli ufficiali e dando poi l’allarme aereo. Lo scopo, naturalmente, era quello d’indovinare quale degli ufficiali avrebbe raggiunto per primo il rifugio.

 I primi capitoli davvero spassosi contengono tutta la carica della satira antimilitarista che si svilupperà negli anni Sessanta e Settanta, come Catch-22″ di Joseph Heller (1961) e Mattatoio n.5 di Kurt Vonneghut (1969) e il classico “Il buon soldato Sc’vèik” di Jaroslav Hašek, opera degli anni ‘20 ripubblicato e riscoperto dal movimento dei pacifisti all’epoca della guerra nel Vietnam. Sneider però non usa il paradosso, né l’assurdo o l’humor nero, la sua satira garbata ed elegante la ritroviamo piuttosto in opere filmiche, sempre degli anni ’60 e ’70, come Operazione sottoveste, elegante commedia dall’umorismo smaliziato e M*A*S*H di R. Altman scanzonato e destrutturante.

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Carneade…chi era costui ? – Vern Sneider, un autore dimenticato

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Alla perplessità espressa da Don Abbondio nell’VIII capitolo dei Promessi Sposi ho cercato di dare risposta con una mia personale ricerca, tutt’ora in corso, su opere e scrittori del tutto dimenticati, ma immeritatamente dimenticati, che al contrario sarebbero degni di essere riportati all’attenzione.

So che i post troppo lunghi non raccolgono grande attenzione, perciò pubblico questa mia recensione in due parti, sperando venga comunque seguita.

Chi è Carneade ?

         Solo non poco tempo fa, per la scomparsa di alcune personalità molto note, membri di famiglie industriali importanti, politici e attori, le cronache ci informavano dei diverbi nati intorno alle loro eredità. Sui quotidiani, spesso in prima pagina, si susseguivano particolari dettagliati e a volte contrastanti (come spesso succede in questi casi) e parlavano di scontri legali, aspre controversie, accapigliamenti. Soprattutto confermavano che sono i patrimoni a smembrare le famiglie. Possono consistere in grandi patrimoni, notevoli fortune, numerosi beni mal suddivisi, ma non necessariamente: liti interminabili nascono anche su piccole fette di torta difficili da spartire, si può litigare per una vecchia utilitaria ferma da anni o una casa colonica abbandonata e ormai in rovina, così come per un pietoso appartamento in periferia infestato da topi e blatte. Proprio come i predatori nella savana, nessuno vuole restarne fuori e abbandonare il bottino, sia pure una semplice carcassa.

La mia esperienza personale sui lasciti conferma tutto ciò ed è il motivo che mi ha portato ad apprezzare immensamente il ritrovamento dei due volumi dimenticati di cui ho parlato in un precedente articolo; la scoperta li ha circondati di una luce speciale, arricchiti di un valore affettivo intimo, come se fossero stati custoditi e conservati solo per me, perché un giorno li ritrovassi; un dono estraneo che nessuno si è sognato di rivendicare, lontano da linee di successione, leggi patrimoniali, notai, fratelli famelici e sorelle che trasmutano in sorellastre avide, pretese d’ogni sorta. Qualcosa di esclusivo da godermi in santa pace.

         Sfogliando il volume opaco, dal cartoncino macchiato e segnato dal tempo, edito da quello che un recente saggio della Giunti del 2024 titola Aldo Martello, un editore dimenticato del Novecento, tutto mi sarei aspettata di trovare tranne un romanzo con tono e posizioni così inaspettate.

         L’autore Vern Sneider (nome completo Vernon J. Sneider) mi è parso subito il classico buco nero: mai sentito nominare, mai incrociato nemmeno in qualche articolo casuale, solo il titolo del libro mi evocava una indistinta reminiscenza, un non so che di già sentito: La casa da tè alla luna d’agosto. Le poche e laconiche notizie ricavate da Wikipedia indicano l’autore come nato nel Michigan e arruolato nell’esercito statunitense come ufficiale subito dopo gli studi universitari. Fu membro di una squadra militare governativa che sbarcò a Okinawa nell’aprile del ’45. Qui Sneider divenne comandante del villaggio di Cobaru. Che altro aspettarsi se non un romanzo di guerra e sui risvolti della guerra: pagine e pagine che blaterano intorno ai valori sbarcati con gli americani su quelle sponde, secondo gli stilemi a cui siamo da tempo abituati. Pensate un po’ che sorpresa quando dopo le prime quindici righe ho cominciato davvero a divertirmi.

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#Giochi Invernali Milano-Cortina

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Mentre strombazzano le fanfare dei Giochi invernali Milano-Cortina, io sogno la neve. Non questa, per metà artificiale, che fischia sotto l’attrito degli sci, aggressiva, performante, competitiva, virale: la neve atletica, concorrenziale di chi combatte agguerrito testa a testa per aggiudicarsi il titolo di number one del momento – Io sogno quella: :

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Serve ciò che manca

( Aforisma estemporaneo)

La speranza è un vuoto che riempie la vita

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” In un velo di eccellenza ” *

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La neve è la luce dell’inverno

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un grazioso microgrammo

da cui si impara la virtù del silenzio

* ” In un velo di eccellenza ” è un’espressione di Robert Walser in uno dei suoi micro-racconti pubblicati da Adelphi

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La mia ninna nanna della guerra

Ninna nanna

Gattino cagnolino, tutti insieme

nonna mamma e bambino – pochi vasi

panni stesi.

Chi ha portato via il giardino ?

Chi ha mangiato nel mio piattino

e dormito nel lettino…?

Scappa, scappa via bambino !

Senti arriva il temporale

senti il tuono, distruzione…

E’ quel mostro senza occhi

che ci crede dei pidocchi.

Lo cavalca un assassino,

brucia il sole, secca l’erba

Scappa, scappa via bambino!

Niente più su questa terra

che bandiere della guerra.

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Ninna nanna de la guerra – #Trilussa

Nessuna guerra è ancora conclusa, altre nuove stanno nascendo

«Ninna nanna, nanna ninna,

er pupetto vò la zinna:
dormi, dormi, cocco bello,
sennò chiamo Farfarello
Farfarello e Gujermone
che se mette a pecorone,
Gujermone e Ceccopeppe
che se regge co le zeppe,
co le zeppe d’un impero
mezzo giallo e mezzo nero.

Ninna nanna, pija sonno
ché se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai
che succedeno ner monno
fra le spade e li fucili
de li popoli civili

Ninna nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che commanna;
che se scanna e che s’ammazza
a vantaggio de la razza
o a vantaggio d’una fede
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar Sovrano macellaro.

Chè quer covo d’assassini
che c’insanguina la terra
sa benone che la guerra
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
pe li ladri de le Borse.

Fa la ninna, cocco bello,
finchè dura sto macello:
fa la ninna, chè domani
rivedremo li sovrani
che se scambieno la stima
boni amichi come prima.

So cuggini e fra parenti
nun se fanno comprimenti:
torneranno più cordiali
li rapporti personali.

E riuniti fra de loro
senza l’ombra d’un rimorso,
ce faranno un ber discorso
su la Pace e sul Lavoro
pe quer popolo cojone
risparmiato dar cannone!»

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Contemplazione/distrazione, il motore della poesia

Raccolta poetica di Paolo Valesio

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Con Contemplazione, distrazione Paolo Valesio arriva a un’opera che sembra nascere da una lunga maturazione interiore, come se ogni poesia fosse il frutto di anni di osservazione paziente del mondo e, allo stesso tempo, del suo perdersi. L’autore si muove tra due estremi: il desiderio di silenzio e di senso, che appartiene alla contemplazione, e la frenesia dispersiva della vita contemporanea, che fa inciampare i pensieri e li frantuma in mille distrazioni. In questo attrito continuo si genera un territorio instabile, una sorta di purgatorio quotidiano, dove le emozioni vengono declassate e la conoscenza si trasforma in un accumulo caotico di dati che non illumina, ma isola.

Viaggiando tra l’Italia e l’America — Bologna, New York, i paesaggi del Connecticut — il poeta sembra attraversare non solo luoghi, ma strati della memoria e stati di coscienza. I laghi, la neve, i giardini, le strade percorse, i bar e i treni diventano scenari sospesi in cui ogni gesto quotidiano è un varco verso qualcos’altro: un’interrogazione metafisica, un ritorno inatteso della spiritualità, una malinconia che aleggia sul presente.

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