21 marzo 2026 alle 14:41 · Archiviato in InnerSpace, Oscurità, Reading and tagged: Confusioni, King Crimson
Dismissioni che poggiano fondamenti in territori accidentati e sconosciuti, smarrendo in parte l’identità che chiamava le novità, divenendo altro senza sapere quanto si è ancora e cosa si dovrebbe essere.
21 marzo 2026 alle 11:25 · Archiviato in Cybergoth, Reading, Surrealtà and tagged: Indeterminazioni
Cerchiando gli obiettivi con un marcatore surreale le aspettative di soluzione sembrano crescere, quando invece si spostano in ambiti non conosciuti e così, così, scopri che è soltanto l’indeterminazione a crescere.
20 marzo 2026 alle 20:46 · Archiviato in Creatività, Empatia, InnerSpace, Letteratura, OuterSpace, Presentazioni, Ricordi and tagged: Ade, Marco Colletti, Poesia, Roma, Silvia Minguzzi, Solstizio, Stefano Bertoli, Valentina Di Stefano

Domani 21 marzo sarò alla Biblioteca Universitaria Alessandrina, Piazzale Aldo Moro 5 in Roma, all’evento organizzato e presentato da Marco Colletti e Valentina Di Stefano che celebra la “Giornata Mondiale della Poesia”; sarò in compagnia molteplice, tanti poeti e artisti che avranno il loro piccolo spazio per far posto agli artisti che vogliono festeggiare la Giornata e il mio breve slot andrà dalle 12.45 alle 13.00, che onorerò con estratti da due delle ultime performance verbali che ho scritto: “Ade converge” – col conforto di una configurazione molto contratta e registrata degli Asphodelics (grazie all’aggiunta dei suoni offline di Stefano Bertoli e le fotografie di Silvia Minguzzi di “Ade spalanca le porte”) Ci vediamo lì?
L’elenco completo degli interventi e i loro orari sono disponibili sul post FB, ringrazio Valentina Di Stefano e Marco Colletti per avermi invitato a un evento così intenso.
20 marzo 2026 alle 16:32 · Archiviato in Creatività, Experimental, Notizie, Recensioni and tagged: Alva Noto, Ambient, Carsten Nicolai
[Letto su Neural]

La serie Xerrox, giunta con questo quinto capitolo alla sua conclusione, aveva preso avvio nel 2007, diversi anni prima della separazione di Raster-Noton nelle due etichette autonome. Per Carsten Nicolai rappresenta un laboratorio costante nell’indagine delle estetiche digitali: copie, manipolazioni radicali, campionamenti, fino alla dimensione decisamente poetica insita nel degrado dei suoni e nella perdita di informazioni. Diversamente dalla più recente serie Hybr:ID (iniziata nel 2021), pensata in rapporto alla danza e quindi con un taglio più performativo e meno legato alla dimensione personale, Xerrox Vol. 5 chiude il ciclo in modo intimo e riflessivo, riducendo il ricorso a campioni esterni e introducendo il tema dell’addio, attraverso immagini melodiche e acustiche originali, poi trasformate in fase successiva. Il lavoro si distingue per una costruzione lenta e dilatata, che lascia emergere un senso di continuità tra le tracce, quasi fossero capitoli di un unico flusso narrativo. Le sonorità privilegiano toni ampi, droni stratificati e armonie sospese che tendono a dissolversi in superfici granulose. L’attenzione non è più rivolta tanto alla dimostrazione di forza concettuale della copia, quanto alla capacità di generare spazi d’ascolto che evocano stati di memoria, assenze, transizioni. L’album si apre con movimenti densi ma non opprimenti, in cui prevalgono linee melodiche semplici, reiterate fino a trasformarsi in atmosfere sensibili. Emergono poi passaggi più intimi, dove il trattamento elettronico non cancella l’origine acustica del materiale ma lo trasfigura, spostandolo su un piano quasi onirico. Il risultato è un linguaggio più diretto rispetto ad altri capitoli della serie, che rimane però fedele alla logica del degrado e della metamorfosi sonora. Il tema del “farewell” si avverte nella scelta di timbri meno abrasivi, in una scrittura che concede spazio a momenti di quiete e pause prolungate. Si ha l’impressione di assistere a una sintesi, dove le intuizioni dei volumi precedenti vengono ricondotte a un piano unitario e interiorizzato. Se Hybr:ID sviluppa una relazione con il corpo e la scena performativa, Xerrox Vol. 5 resta confinato nell’ascolto puro, senza necessità di mediazioni visive. La sua forza è nella capacità di suggerire immagini interiori, legate alla dimensione dell’ascoltatore. È questo carattere personale a rendere il disco una chiusura coerente: un archivio di copie ormai lontane dall’originale, trasformate in materiale nuovo, in ricordo e in testimonianza. Con questo lavoro Nicolai archivia quasi vent’anni di esplorazioni intorno all’idea di replica e perdita, consegnando un capitolo conclusivo che si distingue per sensibilità ed equilibrio. Non un punto di arrivo spettacolare, ma una riflessione silenziosa sulla durata, sul tempo che si stratifica nei suoni e sulla possibilità di fare della memoria un paesaggio sonoro condiviso.
20 marzo 2026 alle 13:32 · Archiviato in Cognizioni, Cyberpunk, Filosofia, Postumanismo, Sociale, Tecnologia and tagged: Donna Haraway, Elon Musk, Eric Drexler, Hans Moravec, Helen Longino, Jeff Bezos, Jeffrey Epstein, Julian Sorell Huxley, Katherine Hayles, Mark O’Connell, Marvin Minsky, Nick Bostrom, Peter Thiel, Ray Kurzweil, Sam Altman, Transumanesimo
Su L’Indiscreto un lungo post che traccia alcune coordinate sul Transumanesimo, diventato quasi mainstream; un estratto:
Poco prima dello scoppio della pandemia, nel 2019, ho pubblicato un piccolo saggio dal titolo Verificare di essere umani per i tipi di Lekton Edizioni (Acireale), passato relativamente inosservato rispetto alla pubblicazione parallela e assai più fortunata di Mark O’Connell, Essere una macchina, di Adelphi. Singolare coincidenza anche la scelta dei titoli, diametralmente in antitesi: mentre io mi interrogavo su cosa rimanesse di noi umani nell’era dell’ibridazione umano-macchina, per O’Connell la direzione tracciata dai transumanisti era già chiara. In quel testo cercavo di mettere a fuoco i confini di una lotta per la supremazia nell’immaginario legato al futuro delle nuove tecnologie: da una parte le filosofe e le epistemologhe interessate agli approcci femministi alla scienza e alla tecnologia (da Donna Haraway a Helen Longino), dall’altra l’esercito influente dei seguaci della Singolarità, imprenditori della Silicon Valley e accademici controversi come Nick Bostrom e Ray Kurzweil. Oggi quella lotta ha cambiato volto e le filosofie transumaniste non sembrano più i deliri di megalomani ultramiliardari in cerca di vie di fuga dalla morte e dalla sofferenza. Quel substrato culturale si è sedimentato in forme inattese, diluito nella cultura di internet, nei contenuti virali sul glow-up dei tiktokers, nell’estetica delle clean-girls, nei board di 4chan, nei nuovi gerghi delle comunità manosferiche – è divenuto pop, appunto. Pertanto, è forse arrivato il momento di spazzare via un po’ di polvere e di riaprire il dibattito in termini nuovi, poiché il transumanesimo pop è l’emblema di come un’ideologia si radica rapidamente nella vita di tutti i giorni quando i suoi sponsor possiedono direttamente i mezzi di distribuzione del pensiero. In definitiva serve chiedersi: il pensiero transumanista ha davvero vinto quella lotta?
Sostengo di sì, sebbene le catene causali, in storia delle idee, siano quasi sempre più complesse e meno lineari di quanto una tesi divulgativa possa onestamente sostenere. E tuttavia, ciò che si può affermare con maggiore cautela, e forse con maggiore utilità critica, è che esistono una serie di analogie strutturali profonde, rese possibili da una costellazione di concause che questo contributo può solo indicare: la diffusione capillare delle piattaforme digitali, la concentrazione del potere tecnologico nelle mani di imprenditori con visioni del mondo coerenti, la crisi dei modelli tradizionali di mascolinità, la mercificazione del corpo, la diffusione del self-branding, e l’erosione progressiva di qualsiasi immaginario collettivo alternativo all’ottimizzazione competitiva del sé. In questo contesto, alcune idee attecchiscono non perché vengano trasmesse consapevolmente, ma perché trovano già pronte le condizioni per sembrare ovvie.
Leggi il seguito di questo post »
20 marzo 2026 alle 10:36 · Archiviato in Cognizioni, Connettivismo, Creatività, Cybergoth, Deliri, Digitalizzazioni, Experimental, Oscurità, Quantsgoth, Surrealtà, Tecnologia and tagged: Differenze quantiche, Infection, Intelligenza Artificiale, Mariano Equizzi, Nefandum psichico, QAnon
Verità che collassano nel nostro presente (Nostro? Cosa significa “nostro”?). Via Equizzi.
19 marzo 2026 alle 20:39 · Archiviato in Cognizioni, Creatività, Fantastico, Futuro, Letteratura, Oscurità, Passato, Recensioni, Sociale and tagged: Femminismo, Frankenstein, Jenna Ortega, La sposa!, Liberismo, Lord Byron, Maggie Gyllenhaal, Mary Shelley, Mary Wollstonecraft, Movie, Patriarcato, Percy Bysshe Shelley, Sandro Moiso, Tim Burton
Su CarmillaOnLine è disponibile un’altra recensione a “La sposa!”, dove si allude alla sposa di Frankenstein – già recensito qui e qui. Ecco cosa ne pensa Sandro Moiso:
La sposa! (The Bride!), questo il titolo del film prodotto, sceneggiato e diretto dalla Gyllenhaal, vede infatti come protagonisti della storia, ambientata comunque negli anni Trenta, non due giovani delinquenti destinati ad una tragica fine, ma due umanissimi mostri usciti dalla penna di Mary Shelley e dal cinema di serie B dello stesso periodo, ovvero la creatura di Frankenstein, interpretata nel film del 1935 (The Bride of Frankenstein) da Boris Karloff, e la sua altrettanto resuscitata sposa. Una narrazione sempre sospesa tra horror e commedia nera che, come sempre più spesso accade, riesce in virtù della sua proiezione fantastica a far sprofondare lo spettatore nelle contraddizioni della realtà e della sua quotidiana violenza di genere.
Una vicenda di rinascita, amore, morte, violenza e ribellione che offre moltissimi punti di riflessione e altrettanti piani e chiavi di lettura. A partire dal fantasma di Mary Shelley che compare fin dalle prime immagini per cercare di rivelare una volta per tutte perché una giovane donna del primo Ottocento abbia finito con il diventare l’autrice di una delle storie più drammatiche e disperate della fantascienza, di cui forse fu la vera fondatrice, e della letteratura fantastica. Sicuramente una ribellione contro l’ordine maschile del mondo, anche nell’ambiente disinvolto e apparentemente “libero” del Romanticismo inglese di Byron e di Percy Bysshe Shelley, che la giovane figlia di Mary Wollstonecraft, forse la prima autrice e pensatrice femminista non soltanto britannica, sfidò con un’opera talmente audace, tanto da suscitare ancora oggi un gran numero di svariate e contraddittorie interpretazioni, da essere in seguito attribuita per molti anni al marito. Quel Percy Bysshe Shelley, con il quale era fuggita a soli sedici anni, che nel 1819, un anno dopo la pubblicazione di Frankenstein, or The Modern Prometheus, avrebbe composto il poema a sfondo politico sull’anarchia, posto qui in esergo, in seguito al massacro di operai a Peterloo, che avvenne nello stesso anno che, però, sarebbe stato pubblicato soltanto nel 1832. Tanto per chiarire da quale ambiente derivavano le idee libertarie dell’autrice inglese (1797-1851) che aveva scritto quel romanzo a soli diciotto anni.
Leggi il seguito di questo post »
19 marzo 2026 alle 17:35 · Archiviato in Empatia, Energia, Experimental, InnerSpace, OuterSpace, Reading, Surrealtà and tagged: Attrattori caotici
Scegli di non essere molto altro che la disubbidienza, quel sano rifiuto che ti pone né da una parte, né da un’altra, semplicemente su vie caotiche che non sono da nessuna parte: scegli il percorso del caos, lontano dall’ordine umano.