
Nancy Zjaba by pexels.com
Su caffè letterario è stato da poco pubblicato un nuovo post.
Buona lettura

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Buona lettura

Foto 2
Clara era scombussolata dalla notizia e della morte della madre. Aprì la finestra e accese una sigaretta appoggiando i gomiti sul davanzale.
Fumava nervosamente come per scacciare dalla mente che sua madre non ci fosse più a parlare con lei. Non erano mai stati in sintonia ma nonostante tutto provava un senso di vuoto e disorientamento.
Un gruppo di cornacchie volava fuori gracchiando rumorosamente senza infastidirla. In realtà era talmente concentrata su quella notizia funerea che non si accorse che una si era appoggiata poco distante da lei.
Spense il mozzicone sul davanzale e incurante di chi stava sotto lo gettò fuori dalla finestra.
La chiuse come bloccò i suoi pensieri. Doveva riavvolgere il nastro della sua vita.

Foto 1
Ho provato a cimentarmi con la foto 1 del concorso di Luz e scrivere l’explicit legato a questa immagine.
Successe tutto in un attimo. Il cielo si oscurò e si alzò un vento impetuoso che fece crollare alberi, lampioni e tegole strappate dai tetti.
Come era arrivato all’improvviso, altrettanto in modo repentino tornò la calma.
La tromba d’aria lasciò il suo strascico di distruzione ovunque. Le persone sbigottite osservavano il disastro e cominciarono a uscire dalle loro abitazioni più scioccati che impauriti.
Anche Roberto perlustrò le strade alla ricerca di qualcosa da recuperare per rivenderla e comprare un po’ di pane per lui e la sorella. Si imbatté in un orologio strappato dal suo supporto. Era leggermente ammaccato ma pareva funzionare ancora. Se la caricò sulle spalle.
La sua giornata era giunta al termine.

Foto 1
Nel mio post di ieri ho parlato di una scrittura di un explicit osservando una fotografia.
Tutti noi conosciamo cosa si intende per incipit, la parola stessa fa comprendere quale parte del romanzo e di un racconto appartiene. Di norma in quasi tutti i manuali di scrittura ci sono esempi di queste parte iniziali, che devono essere “fulminanti” per catturare l’attenzione del lettore e di uno potenziale. Meno spazio è dedicato all’explicit, per due motivi. Il primo che è difficile, il secondo essendo il punto conclusivo della storia si ritiene che non sia importante come l’inizio o al minimo utile solo per scrivere una buona recensione. In realtà è importante nel genere giallo – thriller, perché di solito riserva delle sorprese per il lettore.
Comunque tornando al nocciolo di questo post, scrivere un finale che sorprenda il lettore è un’arte difficile e non sempre riesce a tutti gli scrittori. Per chi volesse saperne di più rimando al post di Luz che ha ideato questo concorso.
Io mi sono trovato in difficoltà perché non sono riuscito a scrivere un finale senza avere come riferimento quello che sta prima, cosa che invece gli altri partecipanti hanno fatto benissimo.
Mi cimenterò con le tre fotografia per affinare la mia tecnica. Proverò con la foto 1 che non ha riscosso un gran successo.

Foto 3
Luz di Io la letturatura e Chpalin ha proposto un contest intrigante. Scrivere un explicit, ovvero la chiusura di un pezzo in modo che si possa capire cosa sta prima. Io l’ho interpretato male o meglio forse non sono stato in grado di produrre qualcosa di valido, infatti ho avuto zero preferenze. Pazienza. È un gioco e con questo spirito l’ho affrontato e ho accettato il verdetto finale.
Premetto che il mio pezzo piuttosto lungo è stato decapitato nella parte iniziale ed è rimasto solo questo.
Dalia è una ragazzina piena di vita e di risorse fantastiche. Cresce in un ambiente difficile fatto di angherie e ingiustizie. Però lei le supera con la freschezza dei suoi dodici anni.
Come tutti sogna, sogna e vorrebbe volare alto come un’aquila reale. Però la realtà la riporta a terra e la sua fantasia rimane confinato nell’onirico.
Frequenta la seconda media con risultati altalenanti. È scarsa in matematica ma adora la musica dove eccelle per la limpida voce e un spiccato senso musicale. Piccola e mingherlina nelle scienze motorie è un pesce fuori dall’acqua ma la storia l’affascina.
Le idee ci sono ma gli errori si sprecano. In casa non si comprano libri, perché i pochi soldi servono per altro. La sorella maggiore finite le medie è andata a servizio dalla signora del palazzo in centro. Quella modesta entrata aiuta Dalia a proseguire gli studi.
Dalia sa di aver talento nella musica e un bellissima voce. Sogna a occhi aperti che diventerà celebre come Mina.
A giugno quando l’anno scolastico si chiude, Dalia è ammessa alla terza con qualche riserva in matematica e italiano, mentre eccelle in storia e musica. Si dovrà applicare nel periodo estivo in quelle due materie appena sopra la sufficienza per trovarsi pronta ad affrontare il prossimo anno con l’esame finale.
Nel plesso scolastico si tengono delle prove per incoronare gli studenti più preparati in diverse materie. Lei ci cimenterà in storia e musica. Sa che in italiano, matematica scienze motorie rimedierebbe solo delle figuracce.
Ha una settimana per prepararsi al meglio.
Il gran giorno è arrivato e col batticuore affronta la prova di storia. Sa di essere pronta e migliore di quell’antipatica di Carla, che ha tra il pubblico la sua claque che l’applaudisce con vigore ad ogni risposta corretta. Però Dalia è convinta che riuscirà a fare meglio.
Nella prova di musica è sicura di stravincere ma l’affronta con modestia sapendo che riuscirà a cantare un paio di strofe senza l’accompagnamento della musica in modo impeccabile. Poi dovrà scrivere due righe di uno spartito musicale senza errori. Se con la voce non c’è gara con Carla, meno dotata e intonata di lei, è consapevole cercherà di barrare con lo spartito. Però il suo è più originale e fantasioso e strappa degli ‘Oh!’ di meraviglia tra il pubblico e la giuria.
Un signore distinto si avvicina a Dalia e le chiede se vuole prendere lezioni di canto. «È tutto gratis! Hai talento e meriti di essere incoraggiata!» afferma con calore, stringendole la mano.
«Sveglia, sveglia, dormigliona! Oggi è il giorno del saggio finale!»
Dalia apre gli occhi e si trova nel letto che condivide con la sorella. È stato solo un sogno. Bellissimo ma un sogno! «Mi alzo, mi alzo!» replicò con voce delusa perché non era reale quello che ha vissuto.
Al ritorno dal plesso scolastico Dalia apre le braccia correndo come se stesse spiccando il volo.
«Mamma! Mamma! Sono stata la migliore nella prova di storia e di musica! Tutti mi hanno fatto i complimenti!» grida arrivando a casa. Alle sue spalle l’ombra disegna le grandi ali dell’aquila reale.

Chagall – foto personale
per chi volesse leggere la puntata precedente clicchi qui.
La mattina seguente alle undici Stefano e Delia si trovarono puntuali davanti alla Cioccolateria alla Torre. Passeggiando e chiacchierando arrivarono alla libreria Mybook International ma non entrarono. Continuarono a camminare tra un silenzio e qualche chiacchiera. La torre batté dodici rintocchi.
«Che ne dici se ci fermiamo da La bisbetica domata?» propose Stefano con un tono sicuro, che lo sorprese. Quasi non si riconobbe. Poi afferrò la mano di Dalia, che lasciò fare. Lei curiosa voleva vedere cosa combinava. Il ragazzo proseguì. «Pago io!» La voce era sicura senza tentennamenti.
«No, no!» replicò la ragazza fermandosi per guardarlo negli occhi. «Ognuno paga la sua parte. Per oggi va così». Il tono della voce non ammetteva repliche. Lui annuì. Non voleva rompere l’incantesimo che si era creato.
Si sistemarono in un tavolo d’angolo che guardava il giardino interno. Rimasero in silenzio per qualche minuto come se avessero esaurito le parole. Poi Stefano prese l’iniziativa, dopo aver letto il menù. «Io mi faccio un antipasto al tagliere e bypasso il primo. E tu?»
Delia sorrise dopo una veloce scorsa alla lista. «Cappellacci burro e salvia non me li lascio scappare. Qui li fanno buonissimi».
Il ragazzo agitò la mano per attirare l’attenzione della cameriera che sembrava impaziente di prendere l’ordinazione.
«Per me un antipasto al tagliere con qualche salsina delle vostre. Per lei cappellacci burro e salvia» ordinò con cipiglio sicuro. Poi volgendosi verso Dalia le chiese cosa voleva bere.
«Un bicchiere di rosso fermo e acqua frizzante ma fredda» spiegò con un filo di voce. Era stupita della metamorfosi di Stefano. Avevo capito che fosse imbranato con le donne ma non mi sembra. Forse la serata di ieri sera ha compiuti miracoli e gli ha fatto trovare sicurezza.
«Per me un prosecco. Porti una bottiglia da un litro di acqua frizzante» spiegò deciso il ragazzo sempre più intenzionato a gestire la giornata.
«Poi avete già scelto?» chiese la cameriera che digitava su un tablet numero del tavolo e ordinazione.
«No. Ci pensiamo dopo» replicò con voce franca, suscitando in Delia un sorriso di compiacimento.
La cameriera se ne andò borbottando qualcosa tra sé e sé. Avrebbe gradito prendere tutte le ordinazioni fino al dolce e caffè. Quelli di certo sono dei tiratardi e mi tocca di restare qui oltre il mio orario senza prendere gli straordinari. Si diresse ancheggiando verso la porta a soffietto per prendere i piatti ordinati e le bevande.
Ieri sera mi sembrava un cucciolone che aveva necessità di una guida ma oggi è lui che prende l’iniziativa e decide con modo sicuro. Mentre lei pensava questo, Stefano allungò una mano per prendere quella di Delia. Un tocco gentile ma fermo. Un nuovo sorriso della ragazza.
Una piacevole conversazione accompagnò il pranzo che si svolse senza fretta.
Al dolce erano rimasti solo loro nella sala silenziosa e vuota con grande scoramento della cameriera che aveva compreso che avrebbe sforato l’orario di lavoro..
«Hai visto la mostra di Chagall? » domandò Stefano che avvertiva sicurezza e una dolce sensazione di benessere. «Alcuni amici mi hanno detto che è veramente bella».
Delia scosse il capo. «No. Però mi hanno parlato di code lunghissime, di ore di attesa senza avere la certezza di entrare».
«È vero. Ho sentito anch’io di queste difficoltà a visitare la mostra» replicò il ragazzo deciso a passare il pomeriggio e, perché no, anche la sera con lei. «Se non hai niente in contrario, andiamo a vedere. Poi decidiamo».
La ragazza non obiettò nulla. Tanto per oggi non avevo programmato nulla. Tutt’al più sarei stata stravaccata sul divano! E abbozzò un sorriso.
Pagato il conto, si avviarono verso il luogo che ospitava la mostra.
«Abbiamo mangiato bene, almeno questa è la mia impressione» affermò Delia, soddisfatta della piega che aveva preso la giornata. «Piatti eccellenti e servizio impeccabile. Poi non abbiamo speso una fortuna».
Stefano annuì. Sono d’accordo con Delia. Abbiamo passato un paio d’ore a tavola mangiando bene tra chiacchiere piacevoli.
Camminando mano nella mano come due ragazzini ai primi amori arrivarono in prossimità dell’ingresso alla mostra.
«Non mi pare di notare molto affollamento» notò Stefano indicando col viso la dozzina di persone in attesa. «Forse non dovremmo aspettare troppo».
Delia annuì perché anche lei aveva dedotto la medesima cosa.

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Su Caffé Letterario è stata pubblicata da poco la terza parte di Una porta socchiusa.
Buona lettura.