TRISTAN CORBIèRE


Da”Gli amori gialli” – Les Amours Jaunes

Acquaviva, 2005, a cura di Giuseppe D’Ambrosio Angelillo

CIÒ

È giovane? – con l’età, si guarisce
da questo vizio. (p. 7)

UN GIOVANE CHE SE NE VA

Mestiere! Mestiere di morire…
Basta, io ho finito il mio studio.
Mestiere: rimarsi finire!…
È un fatto di abitudine. (p. 75)

Sentire sulle mie labbra impoverite
screpolarsi il tuo ultimo bacio,
la morte cullarmi tra le tue braccia…
spigliarmi della vita!… (p. 76)

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DA “NUVOLE SPARSE” – UNA POESIA DI SABATINA NAPOLITANO


sono tutti convinti di rendere migliore il mondo.

La tua mancanza non mi ha migliorata, sei il tramonto di ogni personaggio 

shakesperiano, un porto di barche chiuse di notte dove mi siedo e torno a pensare

vibra in un museo il tuo nome che chiama lettere e pubblica in una antologia

di me e te, noi, tu sei fuori dall’ovvio del mondo

una linea di Kandinskij che leggevo in bus a La maddalena

nasco ancora nelle tue occasioni in paesaggi ispirati allo studio degli anni visitandoci

come bicchieri pieni del mio talento e del tuo uniti in un solo pasto una musica 

pulsante che include il tuo ricordo e il mio.

Tutto ciò che era dietro la distanza non lo conosci.

I giochi di abbandoni con la poesia, i vari amplessi.

Le pigne colada, le noci di cocco, le lettere ai testi.

So che tagli questa mela, e mi restituisci tutto il pianto,

e parlo al mondo rischiarato, queste nuvole non chiamano altezze

le trame sono cadute, le lettere chiuse in bottiglie,

dietro la distanza degli anni mi cambio ancora, solo per te.

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GIOIA MIA – UN FILM DA NON PERDERE 


© di Massimo Pamio.

Se vi è rimasto ancora un briciolo di umanità, se le recenti, turpi vicende di manigoldi e trucidi protagonisti della storia umana non vi hanno deturpato del tutto l’animo, se il mondo delle informazioni non vi ha bruciato tutti i neuroni rendendovi isterici compulsivo-ossessivi, ebbene forse è il caso di recarsi nelle sale per apprezzare quello che sicuramente è il film dell’anno in Italia: “Gioia mia”, dell’esordiente Margherita Spampinato, sceneggiatrice dell’opera, sicuramente il prodotto più meritevole della filmografia italiana dell’anno in corso.

La trama è esile, i personaggi sono pochi, non c’è l’affollamento urbano cittadino, il paese viene vissuto attraverso i suoi palazzi abbandonati, ai dialoghi si preferisce il silenzio, a volte si assapora il piacere gustoso della noia. La pacatezza dell’impianto, la delicatezza dell’insieme, la tenerezza del rapporto tra generazioni distanti per età creano un ambiente poetico, ideale per riflettere sui tempi andati e su quelli presenti, a tutto vantaggio dei primi. La saggezza dell’esperienza della protagonista, incarnata da Aurora Quattrocchi, una delle rare leggende del defunto teatro italiano, si sovrappone alla superficialità e all’imbarazzante dipendenza da cellulare dii un nipotino, spedito dai genitori ad approfittare di una vacanza in Sicilia che al beneficiato appare come una punizione. Riusciranno i due a incontrarsi? Ebbene sì, grazie a una serie di piccoli moti dell’animo e di effimere vicende che nel contesto della storia assumono valore allegorico, gli inaspettati palpiti dell’intimo si guadagnano la grandezza epica della mitologica avventura di due cuori nella procella dell’esistenza. Perché ci sono dolori che sconvolgono la quiete, dai quali ci si risolleva soltanto lasciandosi andare al moto della vita, di cui bisogna accettare la forza, proprio ricorrendo al rispetto della propria sofferenza, della propria debolezza.  Una delle scene “primarie” è quella in cui l’anziana e il bambino cercano di strapparsi il segreto del primo bacio e lei lo confessa all’altro, il primo a venirne a conoscenza. Da quella confidenza nasce un sottilissimo rapporto di rispetto e di fiducia che sfoceranno in una grazia decorosa, densa di affetto e di riconoscenza.  Gli interni e gli esterni sono girati con una sapienza e con una maestria notevolissime, si insiste sui primi piani sfocando il resto dell’immagine, l’efficacia dei volti è spinta al massimo, la luce ne acquista una consapevolezza estrema, la Spampinato è bravissima, riesce a mettere insieme le tecniche più avanzate con la grande tradizione registica, con un montaggio discreto, volutamente non perfetto, merita lodi sperticate. 
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SULLA VIOLENZA DI GENERE –  MILLE ANNI CHE SONO DONNA


SULLA VIOLENZA DI GENERE –  MILLE ANNI CHE SONO DONNA

di Massimo Pamio

L’esercizio della violenza pare connaturato all’uomo, fin dalla comparsa della specie, se è vera l’ipotesi secondo cui l’estinzione dell’homo di Neanderthal sia da attribuire ai conflitti insorti con i gruppi concorrenti ed evidentemente più agguerriti dell’homo sapiens. 

Un’altra ipotesi, legata ai racconti riguardanti la regina di Saba e Cleopatra, sostiene che nei primordi vigeva una società alquanto pacifica, quella matriarcale, cancellata poi da quella patriarcale, con la conseguente emarginazione della donna, coattivamente relegata a rivestire ruoli secondari all’interno della comunità.

Da quel tempo, la donna è stata schiacciata e condannata al silenzio, che però la donna ha fatto suo fino in fondo, fino a “farla” la solitudine, a sceglierla, come scrive Marguerite Duras. In quel far solitudine, la donna, oltre a formare la sua personalità, ha trovato perfino la scrittura, la forza di “dirsi”, di negarsi a quel suo essere negata. Il silenzio della conversazione, della lettera, del diario.

Penelope Intesse, con la tela, il silenzio. 

Grazie alla donna, il silenzio diviene un mondo nelle sue infinite possibilità, che coesiste con l’assenza. L’assenza dell’uomo, dei cani, delle torri, dell’acqua, della verità. Tutto ciò viene elaborato dalla donna, che assume il compito non solo di generare, ma di ri-generare attraverso l’assenza il mondo, quello della natura e dell’interiorità, l’uomo, al contrario, pensa di essere al centro dell’universo, di doverlo modellare a proprio uso e consumo. Perciò la donna è mondo, l’uomo il venir meno del mondo, che deve essere assaltato, aggredito, violato, posseduto. 

Per millenni, la donna ha vissuto all’ombra dell’uomo e delle sue leggi, sottomessa, dedita a lavori lenti e ripetitivi o pesanti, increscendo animo e personalità nel segreto, nell’emarginazione, nella cura, nella custodia, forgiando un animo sensibile, premuroso, affettuoso, che risulta insondabile e misterioso all’uomo, a lui inconoscibile.

Una forza interiore la spinge e la incalza, perfino nella scrittura: “Non so se prima del 1300 vi sia stata una “donna di lettere” (…): l’opportunità e la facoltà di scrivere erano di solito troppo duramente conquistate perché si possa cercare una motivazione estrinseca per il loro scrivere.”1

La donna non deve gettarsi oltre, andare al di là, perché lei è già un limite, il limite dell’uomo, ed è già il nulla, l’altro dove l’uomo si specchia. L’uomo invece deve sempre andare oltre, superarsi, spingersi oltre; la donna non fa altro che essere se stessa, anche quando scrive o quando pensa. L’uomo deve essere sempre in un altro, deve sempre osservarsi, giudicarsi, pensarsi in un altro. La donna no. La donna sa.

Da Ipazia a Perpetua a Margherita Porete, da sempre votata al sacrificio, la donna ha fatto di tutto questo dolore la sua forza, che l’ha preparata a un riscatto non-violento; nei secoli, ha manifestato per liberarsi ed emanciparsi, esprimendo documenti quali la Dichiarazione dei diritti delle donne di Olympe de Gouges (1793) o La Rivendicazione dei diritti delle donne di Mary Wollstonecraft, raggiungendo faticosamente posizioni sempre più vicine alla parità di dignità con l’uomo all’interno della società.   

In Italia una mitologia “romantica” pervade l’opera lirica, debitrice del canone della tragedia greca in cui le donne, anche se eroine, sono votate alla morte o al suicidio. Il tema della crudeltà inflitta ai personaggi femminili pare propria di un’epoca ossessionata dalle politiche identitarie, dal razzismo e dall’imperialismo. La prima guerra mondiale contribuisce a emancipare le donne che prendono il posto degli uomini, sostituendoli nelle occupazioni lavorative pubbliche e private e cominciando a sviluppare, nella società italiana, capacità e risorse umane di autonomia da sempre soffocate. Il cambiamento in atto viene poi vanificato dal fascismo che ricostruisce la figura della madre per vocazione obbediente e serviente e ricopre una funzione sessuale solamente “riproduttiva” mentre nel bordello quella di “sfogo”: una sessualità malata e repressiva dove la donna è sempre al servizio del maschio.

Si giunge alla situazione odierna in cui si assiste allo scatenarsi di una violenza nei confronti delle donne inaudita. I motivi degli omicidi ai danni delle donne sono tanti e diversi; innanzitutto, la mancanza di una giustizia sociale, il succedersi, negli ultimi settant’anni, di gestioni politico-economiche che non hanno garantito l’equità sociale, e che hanno permesso a pochi di arricchirsi in modo spropositato a dispetto dei tanti poveri, sempre più in aumento. A causa dell’affermarsi di un sistema capitalistico basato sul profitto e su una libera concorrenza priva di scrupoli e della globalizzazione che ha reso il pianeta un mercato senza regole, in Italia una fetta della società risulta incapace di rendersi autonoma economicamente e libera; troppi gli emarginati, i precari, i lavoratori sottoccupati o con contratti privi delle tutele e delle garanzie fondamentali. Non esiste un salario minimo, così come non esiste una tassa che intervenga sui patrimoni dei più ricchi (le statistiche parlano chiaro, gran parte della ricchezza nazionale è in mano a pochissimi) e non c’è un controllo efficace su quelli che evadono il pagamento delle tasse, altro male storico che nessun governo ha mai affrontato con serietà. 

Si è creata una sacca di frustrati, di insoddisfatti in un mondo di ingiustizie in cui la componente più fragile è costituita proprio dall’uomo, che diviene violento se privato del possesso meno costoso, quello della propriadonna.

La violenza di genere in Italia è basata sull’ignoranza, sulla cecità di molti, e in poche parole, sul mancato riconoscimento di un ruolo che la donna ormai ha conseguito anche nel nostro paese, quello di poter decidere della propria vita non solo economica ma anche affettiva e sentimentale. 

In una società siffatta è facile disconoscere l’altro, il diverso, la donna, che, si spera, continua a essere diversa dall’uomo, nonostante i traguardi raggiunti. 

Scrive Alfredo Fiorani, in un libretto introvabile che spero si possa ripubblicare: “Ad onta di tutti i possibili ostacoli, muri, valichi, siepi, la donna continua la sua “lunga marcia”. Ma, si badi bene, non verso l’uguaglianza – è un falso concetto l’uguaglianza, Virginia Woolf in Una stanza tutta per sé annota: «Sarebbe mille volte un peccato se le donne scrivessero come gli uomini e vivessero come gli uomini o assumessero l’aspetto di uomini (…) Non dovrebbe forse l’istruzione far emergere e rendere più salde le differenze anziché le somiglianze? Perché di somiglianze ne abbiamo già troppe…»” 2. Si dice alle donne che devono denunciare le violenze, ma non è sufficiente, bisogna educare per prevenire le violenze e agire per favorire la crescita di una società più giusta economicamente, altrimenti si rischia di allargare le forme dell’intolleranza e della conseguente violenza.

Emerge anche la fragilità maschile nel contesto attuale, l’impreparazione dell’uomo al cambiamento sociale, la sua impotenza di fronte a situazioni per lui nuove e difficili, che comportano a volte il dissolvimento dell’autonomia economica, che prima apparteneva solo alla sfera femminile.  Ne scaturisce un conflitto tra i sessi che riporta il maschio a sviluppare una violenza arcaica, primordiale.

Occorre far conoscere ampiamente il fenomeno, per permettere a più persone di riflettere sulla questione, di cui è un documento interessantissimo il libro Chiamatela Venerdìstorie di quotidiana violenza domestica, a cura di Guendalina Di Sabatino3, narrato in prima persona da donne entrate nel vortice delle violenze subite nel silenzio e nella umiliazione. La figlia di Aida, Liana, Venerdì, Elvia, Dalia, Gabriela raccontano in modo essenziale le loro drammatiche storie, incredibili se non fossero appunto espresse da coloro che le hanno vissute sulla loro pelle, storie tanto lontane da chi legge che magari stanno accadendo in un appartamento poco distante. 

Scrive nel libro Lea Melandri: “Quello che emerge è la fragilità e la dipendenza maschile. (…) Con l’abbandono, è come se l’altro si portasse via anche la sicurezza della tua esistenza. Oggi la relazione tra i sessi emerge nella sua forma più selvaggia, arcaica, come il potere di vita e di morte. (…) Un processo di liberazione che potrebbe portare a rapporti diversi di un amore diverso da quello che abbiamo ereditato, di rispetto tra persone e non tra ruoli e gerarchie, resta così difficile. Un ostacolo è sicuramente il fatto che gli uomini vedono nella liberazione delle donne (…) un capovolgimento dei poteri.”Il cambiamento potrebbe portare a nuove forme di amore, a una nuova società. Che però non può nascere se il potere maschile non fa un passo indietro. Appartengo a coloro che attendono un nuovo mondo. Avrei tanto desiderato l’elezione di una donna quale Presidente della Repubblica Italiana, nella persona della professoressa e senatrice Elena Cattaneo. Abbiamo dovuto attendere paradossalmente la destra conservatrice che eleggesse come primo Presidente del Consiglio una donna attiva e preparata, fin troppo energica, Giorgia Meloni, che ha riportato l’Italia in primo piano in Europa. Una donna. 

Peter Dronke, Introduzione, in Donne e cultura nel medioevo, il Saggiatore, Milano, 1986, p. 8.

Alfredo Fiorani, La tela di Penelope, Noubs, Chieti, 1997; la citazione di Virginia Woolf è tratta da Una stanza tutta per sé, Einaudi, Torino, 1995, p. 5 (trad. M. A. Saracino).   

Chiamatela Venerdìstorie di quotidiana violenza domestica, a cura di Guendalina Di Sabatino, con contributi e riflessioni di Lea Melandri e di Stefano Ciccone, Edizioni Smasher, Barcellona Pozzo di Gotto, 2021.

Lea Melandri, La parentela insospettabile tra amore e violenza, ivi, pp. 126-127.

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I VINCITORI DELLA XXV EDIZIONE DEL PREMIO LETTERA D’AMORE


UNA SCRITTRICE PERUVIANA TRIONFA AL VENTICINQUENNALE DEL PREMIO LETTERA D’AMORE 

Si spinge fin sulle rive del Pacifico il concorso Lettera d’Amore. Venerdì 8 agosto nel Parco della Gioventù San Karol del Palazzo Valignani in occasione della cerimonia di premiazione della XXVesima edizione della manifestazione patrocinata dal Comune di Torrevecchia Teatina, dalla Regione Abruzzo e dal Museo della Lettera d’Amore, saliranno sul podio più alto del palco nella notte più magicamente romantica dell’estate abruzzese la scrittrice peruviana Fátima Rocío Peralta García residente a Lima, ispirata dalla Turandot pucciniana, redattrice di una confessione indirizzata a Calaf in cui Liù parla del suo sacrificio, per un tema tragicamente tornato all’attenzione della cronaca in Italia, e Giovanni Monti, autore di un’esilarante e dissacratoria lettera scritta da un dislessico: “Lara Laura, in tuffi questi danni non ho mai spesso di ararti” saliranno sul podio, primi ex aequo davanti a una folta schiera di candidati, tutti egualmente meritevoli per il loro impegno. Secondi si sono classificati Alessandro Carandente e Gordiano Lupi, terzi Omar D’Anastasio, Clive Riche, musicista, compositore, attore e doppiatore inglese e Carlo Felice Tassini.  

I premi speciali della giuria composta da Arnaldo Colasanti, Tonita Di Nisio, Massimo Pamio, Lucilla Sergiacomo e Giuseppina Verdoliva saranno assegnati a: Giulia Madonna, Fantino Mincone, Ginestra Odevaine, Serena Ongaro, Serena Corale, gruppo di lettura del Centro di Salute Mentale di Cinecittà di Roma guidato dalla dottoressa Laura Salvi, Flavia Giovanna Sgobba., Claudia Vazzoler. Segnalati: Enrico Bucci, Amalia Cavorso, Luigi Celi, Emanuela Colonna, Michela De Martino, Tino Di Cicco, Milvia Di Michele, Annarita Di Paolo, Claudia Falcone, Giuseppa Finocchiaro, Tania Giuga, Gemma Libriani, Nicola Menna, Paolo Miscia, Simona Novacco, Annarita Pasquinelli, Giuliano Petaccia, Claudia Ruscitti, Riccardo Santarelli, Giada Saracino, Assunta Spedicato, Monica Sterpone, Anna Tangocci, Dante Troilo, Cristina Zamò, Claudia Zangrandi. 

Un commento dei promotori del Premio, Pina e Massimo Pamio: “Venticinque anni di promozione della lettera d’amore ci hanno fatto scoprire come il sentimento sia una vibrazione che corra sulle ali di un foglio, trasportando con sé l’immenso dono della vita che è offerto non per infierire l’uno sull’altro, ma per condividere, curare, guarire, gioire insieme, come in uno specchio che rimanda non la propria immagine, bensì quella di ogni altro”.  

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CHILDREN OF GAZA


I hope my video will ease the pain of children in Gaza. I hope you can forward the link to the video to make more publicity. This video is essential to make us be able to oppose all the arguments that justify the killing of children in Gaza.

The Israel war propaganda machine is very clever. It keeps on inventing new arguments daily. That’s why ordinary people are often in the deep woods. It is also impossible for ordinary Joneses to create opposite opinions as fast as Israel and the USA are inventing their explanations.https://www.youtube.com/embed/G_wCon-S7yg?version=3&rel=1&showsearch=0&showinfo=1&iv_load_policy=1&fs=1&hl=en&autohide=2&wmode=transparent

That’s why I have underlined that the Mother Earth is our friend. God existed before literacy as well as the understanding of good or bad. Nature gives us an equal field to draw a picture of what is happening now. It doesn’t help us to insist on the war propaganda machine. We must keep reasons on a superficial level. 

I was under tremendous pressure from the people next to me. They picked up fragments from world history and the Bible. With these fragments and extracts, they try to convince me to believe the justification of the war. Now, they can’t get under my skin because I can say that God is older than any books, and he has told us what is right and what is wrong. And it is wrong to kill children, period. They are lost now when they are not weaponed with books. They can’t simply say that killing children is right. I have also found Rabbies who explained the Torah in a way that the Holy Land isn’t a political state. It’s more a state of mind.

Jewish Rabbi talks about the Ideology of Ben Shapiro

I translated a Few Sentences from English into Interlingua

I cracked a Few Sentences from English into Interlingua to get something in my palm. I have realized that talking about the suffering in Gaza won’t lead me anywhere. The opponent is too mighty. He is not God but Christian Zionism. I can’t find any other explanations for why people are ignoring the killing in Gaza. In some strange way, they think that it is God’s will. I’m afraid I must disagree with them, but what can I do alone? Of course, there are other aspects, but this one might be the most significant among Christians in Western Europe.

Io non comprende tu puncto de vista. Proque tu supporta Sionismo Christian?I don’t understand your point of view. Why do you support Christian Zionism?
Es tu secur que Deo vole que tu occider infantes palestino?Are you sure that God wants you to kill Palestinian children?
Le Sionismo Christian impedi multe personas de admitter que le actiones de Israel in Gaza es inhuman. Il ha essite battite in lor mentes que Palestina pertine al judeos. Christian Zionism prevents many people from admitting that Israel’s actions in Gaza are inhumane. It has been forged in their minds that Palestine belongs to the Jews.
Christiano sionistic mesmo supporta le uso de violentia pro facer le predictiones del Biblia realisar.Christian Zionists even support the use of violence to make The Bible’s predictions come true.

Statistics on the Israeli Genocide in the Gaza Strip (07 October – 24 November 2023) 

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Read more about Euromedmitor at https://euromedmonitor.org/en

PS YouTube only counts the views that take place on the YouTube platform itself. Therefore, please watch the video on YouTube.

LA SCONOSCIUTA – LETTERE A GUY DE MAUPASSANT


a cura di Bruno Nacci

(di Massimo Pamio)

Sembra che l’era fulgida della cultura europea sia giunta al termine. In Italia sono pochi i casi, nel corso di un intero anno, di uscite di nuovi libri mediante i quali sia possibile ristorare l’animo di dignità e bellezza – dignità e bellezza,  parole consunte non tanto a causa della frenetica modernità, quanto a motivo di una crescente impermeabilità delle creature alla ricchezza dei sentimenti e della lingua, al patrimonio di cui ognuno si sta spogliando per ragioni occulte, forse per la crescente incapacità di desiderare o di esprimere curiosità nei confronti di alcunché: la media (mediocre e comunistica) sazietà derivante dall’omologante consumismo odierno impedisce la sapidità, le raffinatezze, esclude i vertici del gusto ed espone infine al disgusto, al malessere, alla superficialità, all’ignoranza. Le cose sono divenute tecnologia del consumo, e cioè deformazione dell’oggetto in scienza dell’appetito vorace e inutile, fatto che ha provocato la perdita di quel contenuto che l’uomo assegnava all’inanimato, l’involucro di provvide affettuosità e di pretestuose temporalità che finivano per istoriarle allignandovi, con il dono di una nascita e di una responsabilità ulteriori glorificate con il ricordo, con la memoria. Se la Natura evoca una presenza rivolgendosi silenziosamente all’uomo, l’uomo invoca una presenza umana alle cose. 

Questo processo di esoterica autenticazione o di perversa modellazione dell’inautentico in autentico non è forse quello che accade anche allo scrittore, il quale deve assegnare non solo un aspetto formale al personaggio, ma anche sostenere l’obbligo di definirne caratteristiche, sensibilità e un contenuto riconoscibile, unico, singolare e fantasioso?

Nell’analisi che ciascuno compie di sé non sono forse le fantasie che erigono ed edificano la propria personalità, non è forse l’immaginazione a creare il proprio mondo, a costituire il proprio modo di pensare a di permeare e rivestire le relazioni con gli altri? 

Queste ed altre riflessioni vengono spontanee nell’affrontare un livre de chevet, un piccolo agile capolavoro di cui è consigliabile l’acquisto, e non possono farsene sfuggire la preziosità coloro che, frequentando e soffrendo del vizio del piacere della lettura in modo esorbitante e severo, sono nel tempo diventati difficili, esuberanti, incontentabili: il suggerimento, per loro, è di correre a scovare “La sconosciuta”, Lettere a Guy de Maupassant, a cura di Bruno Nacci, per una elegante e intrigante edizione pubblicata dai tipi di Intransito, arricchita dal lodevole progetto grafico di Alessandra Albano, reso romanticamente acceso da una copertina color rosso sangue di bue in cartoncino plissettato con ritaglio nel centro che si apre su un’incisione pittografica, una tavola di Frans Masereel.

Insomma, quel che si definisce una “chicca”, un gioiellino curato in tutti i suoi particolari nel cui interno si riportano in ottima traduzione le lettere di un epistolario tra una giovane ragazza e Guy de Maupassant, un gioco letterario e di sottile affascinante seduzione tra una corrispondente che tace sulla sua identità e il famoso scrittore, che si interromperà per l’immatura scomparsa dei due, di lei, avvenuta per tisi. 

Non soltanto un gioco di maschere e di corteggiamento tra donna e uomo, tra fascino e potere di seduzione femminile e desiderio di possessione maschile, ma anche tra vita e morte, tra mortalità e immortalità: tutte le componenti più avvincenti che si possano stabilire tra i due sessi sono implicate nello scambio di missive affidate a una compiacente cameriera cui veniva affidato il compito di spedire e ricevere le lettere fermo posta. 

Lei è una nobile russa, nata nella Piccola Russia (oggi Ucraina) Marie Bashkirtseff, cresciuta in una “famiglia dove tutto è eccessivo, tra processi, tradimenti, suicidi, rapimenti, in un carosello di governanti, case, viaggi “, che a sedici anni scrive: “Gli antichi hanno torto. In amore è la donna che ama. Se si potesse essere doppi, vorrei esserlo per mettere il mio secondo io in ginocchio davanti al primo, solo perché questo è prosternato davanti all’amore. Cos’è una donna che vi ama in tutta semplicità? La si può stimare se vi adora? Sì, quelli che hanno sentimenti volgari. Ma se questa donna si erge in piedi, e in seguito si prosterna davanti a voi, è solo per farvi capire tutta la sua grandezza, la grandezza del suo amore. Solo umiliandosi così è grande, perché vi innalza e vi rende degno. Quale non si sentirebbe Dio davanti a una simile adorazione, e dunque non vorrebbe comprendervi e divenire uguale a voi!”

Una ragazza geniale, piena di vita e di voglia di conoscenza, che afferma: “Sono come Cesare che piangeva guardando la statua di Alessandro perché alla sua età era già grande mentre lui non ancora. Morirò o ci riuscirò (…). L’amore per me è solo un accessorio, un capriccio, un passatempo o comunque lo sacrifico all’ambizione”.

Un bel tipetto, che ha stima di sé, cresciuto in un ambiente che lo vezzeggia e gli predice una sorte gloriosa, facendolo crescere nel mito di se stesso. Marie scrive un diario in cui annota tutto, istruita da notevoli professori e intanto, scrive Bruno Nacci nella documentatissima postfazione, “legge Alexandre Dumas, Byron, Erodoto, e Shakespeare, Cervantes, Omero. Fa viaggi a Parigi e in Inghilterra. Ha un carattere imperioso. (…) Ripete spesso nel diario che vorrebbe essere un uomo, per amare come un uomo, andarsene in giro, studiare, senza scrupoli né pudori”. Ha una voce bellissima, suona il piano, il violino, la chitarra, dipinge. Nel 1880 un suo quadro viene ammesso al Salon di Parigi, e così nel 1881. 

Si resta ammirati dalla ricchezza culturale e umana della giovane, commossi dalla sua ardente giovinezza che si consuma come una febbre, generando una vita incompiuta. Il mistero d’ogni esistenza si riassume in queste pagine romanticamente, mostrando un’epoca in cui l’Europa era ancora il centro pulsante del mondo, portatrice dei valori dell’umanesimo. Si avvicinava la fine di quell’epoca, con la prima guerra mondiale. 

Il libro invita a riflettere il lettore non solo sul destino di due grandi personalità, quella di Marie, di cui restano tracce, lettere e pochi quadri, l’altra di Guy De Maupassant, grandissimo scrittore, di cui restano tanti romanzi e racconti, ma anche sul destino complessivo dell’umanità e di ciascuno e anche a interrogarsi su un futuro che appare sempre più oscuro e tragico, se resta affidato alla scellerata icona del Denaro, del Capitale, all’avidità di pochi dannati. Bisogna tornare ad abitare nel cuore dell’uomo, nella casa della misericordia, abbracciare la povertà, l’umiltà, la generosità, per rispettare il dono della vita che oggi è dissacrato, dispregiato, oltraggiato. Dov’è la dignità dell’uomo? Adam Vaccaro e lo scrivente hanno promosso un manifesto a. cui si invitano a partecipare tutti gli uomini e gli scrittori di buona volontà:

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MANIFESTO DELLA DIGNITA’ UMANA VIOLATA – OLTRE CENTO POETI E ASSOCIAZIONI ED ESPONENTI DI ALTRI LINGUAGGI E DISCIPLINE ADERISCONO


I POETI IN DIFESA DELLA DIGNITA’ UMANA

Cento poeti, Associazioni ed altri Enti e Istituzioni stanno aderendo ad un Manifesto promosso da Massimo Pamio e Adam Vaccaro mediante cui si esprimono un grido di dolore e un monito nei confronti di un’umanità che appare come arresa di fronte alle vicende che la coinvolgono, indifferente al proprio destino, inerte di fronte al Male che incombe su ogni vita, oggi più che mai, con l’annuncio di aggressioni a Paesi e popoli liberi. L’umanità sta alzando bandiera bianca rispetto a una realtà che non appare governabile. Occorre tornare insieme per manifestare urgentemente una rinascita collettiva, se si vuole evitare un futuro orrendo.

Le adesioni al manifesto stanno a testimoniare che una coscienza si sta svegliando in Italia di fronte agli orrori crescenti cui assistiamo, per far sentire la propria voce in difesa dei principi della solidarietà, della fratellanza, della pace, del rispetto per ogni creatura. E’ generato da tutto questo il

MANIFESTO DELLA DIGNITA’ UMANA VIOLATA

Dopo l’avvio di questa iniziativa, motivata da bisogni irrinunciabili di riaffermazione di verità e senso umani – a fronte di narrazioni di poteri che non prospettano altro che riarmamenti e guerre senza fine, con crescenti pericoli di sbocchi apocalittici, come uniche soluzioni a difesa del Bene di cui saremmo i soli depositari.

L’attacco del regime israeliano all’Iran lo conferma: una strategia che aggiunge al genocidio in Palestina un altro tassello verso la Terza Grande Ignominia contro l’umanità.

Ringraziamo perciò le tante autorevoli condivisioni ricevute dai Cento Autori sottoelencati che hanno sottoscritto il testo che segue:

Come responsabili di questa iniziativa, insieme al più ampio Comitato Promotore, intendiamo riaffermare espressioni IN FAVORE DELLA VITA, denunciando le violenze e gli orrori, le crudeltà efferate perpetrate contro popolazioni inermi, la spersonalizzazione e i continui impoverimenti economici e culturali in atto che ledono la dignità di ogni essere umano. Riteniamo imprescrittibili i valori storici dell’umanesimo e di una coscienza universale costruita nel tempo e nella memoria del rispetto delle specificità umane e ambientali di ogni civiltà anche minoritaria. I capitali investiti in favore della perdita della biodiversità umana e naturale sono una minaccia per tutti. Per i poeti aderenti a questo Manifesto è prioritaria la presa di coscienza della trasformazione epocale in atto, che può generare perdita di ogni futuro, a partire da procedure istituzionali, nazionali e internazionali volte a privilegiare forme di potere concentrato, che mentre declamano democrazia, nei fatti la negano, con decisioni prive di ogni controllo e di legittimazione popolare, elaborando al contrario disposizioni legislative che criminalizzano o negano credibilità e legittimità a ogni voce di critica e dissenso.

Evidenziamo tali derive e proponiamo l’iniziativa di proclamare un giorno per l’umanità violata, in cui siano spenti cellulari, televisioni, computer e sia proposto l’ascolto del mondo, con iniziative nel Territorio, in tutti gli ambiti sociali capaci di farsi eco di sodalizi attivi e sensibili a tali complesse problematiche.

Massimo Pamio e Adam Vaccaro con

Il Comitato promotore:

Associazione Milanocosa

Silvana Baroni, L’ Associazione E’ Fatto Giorno Aps.

Anna Lombardo Geymonat – Associazione Palabra en el Mundo

Associazione Il Talento di Roma

Alessandra Maltoni – Associazione Cultura e Società

Maurizio Abbate Presidente Nazionale ENAC Ente Nazionale Attività Culturali

Guido Oldani – Fondatore Movimento Realisti Terminali

OPIOrchestra Poetica Italiana diretta da Beniamino Cardines

Bibliodrammatica Centro di ricerca produzione e promozione culturale

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Hanno sottoscritto il Manifesto (in ordine alfabetico):

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Alida Airaghi, Pina Allegrini, Antonio Alleva, Luca Alvino, Guglielmo Angelozzi, Lino Angiuli, Maria Attanasio, Claudia Azzola, Maria Carla Baroni, Silvana Baroni, Donatella Bisutti, Ferruccio Brugnaro, Vito Bucciarelli, Letizia Buccini, Giancarlo Bufacchi, Alessandro Cabianca, Antonella Caggiano, Valentina Calista, Giovanni Campi, Chandra Livia Candiani, Luciano Caniato, Luigi Cannillo, Laura Cantelmo, Beniamino Cardines, Barbara Carle, Anna Maria Carpi, Alessandro Carrera, Andrea Cattania, Nadia Cavalera, Ennio Cavalli, Daniele Cavicchia, Alberto Cellotto, Maria Benedetta Cerro, Giuseppe Cinà,  Emilio Coco, Manuel Cohen, Claudio Comandini, Giuseppe Conte, Anna Maria Curci, Azzurra D’Agostino, Chiara Daino, Francesco Dalessandro, Rolando D’Alonzo,  Antonella D’Arrezzo, Vito Davoli, Sandra De Felice, Francesco De Girolamo, Francesco De Napoli, Mariella De Santis, Nino De Vita, Tino Di Cicco, Manuela Di Dalmazi, Luigi Di Giampietro, Nicoletta Di Gregorio, Paola Di Gregorio, Ennio Di Lello, Stefania Di Lino, Grazia Di Lisio, Silvia Di Lorenzo, Antonio Di Marino, Milvia Di Michele, Annitta Di Mineo, Bruno Di Pietro, Antonella Doria, Gabriela Fantato, Francesca Farina, Annamaria Ferramosca, Fernanda Ferraresso, Mauro Ferrari, Monica Ferri, Alessandro Fo, Caterina Franchetta, Fabio Franzin, Lucetta Frisa, Barbara Gabotto, Mario Gabriele, Angelo Gaccione, Sergio Gallo, Gabriella Galzio, Maria Teresa Garau, Paolo Gera, Fabia Ghenzovich, Marco Giammarchi, Annamaria Giancarli, Giancarlo Giuliani, Francesco Granatiero, Giacomo Graziani, Alfonso Graziano, Vincenzo Guarracino, Lucia Guida, Lucia Guidorizzi, Giacomo Guidetti, Marco Guzzi, Nino Iacovella, Maria Jatosti, Giuseppe Langella, Anna Leone, Anna Lombardo, Mauro Macario, Francesco Macciò, Giulia Madonna, Dante Maffia, Giulio Maffii, Valerio Magrelli, Marcello Marciani, Dante Marianacci, Gianpaolo Mastropasqua, Vincenzo Mastropirro, Eugenio Mazzarella, Francesco Paolo Memmo, Daniele Mencarelli, Giorgio Moio, Massimo Mori, Mara Motta, Simona Novacco, Guido Oldani (RT), Vincenzina Pace, Marco Palladini, Alfredo Panetta, Margherita Parrelli, Angela Passarello, Marco Pavoni, Sandro Pecchiari, Elio Pecora, Plinio Perilli, John Picchione, Serena Piccoli, Giuseppe Piccolo, Mario Pizzolon, Ivan Pozzoni, Carlo Prinzhofer, Maria Pia Quintavalla, Valeria Raimondi, Vittoria Ravagli, Filippo Ravizza, Alberto Rizzi, Claudio Romano, Giuseppe Rosato, Ottavio Rossani, Raffaele Rubino, Paolo Ruffilli, Dimitri Ruggeri, Francesco Sassetto, Alessio Scancella, Pier Paolo Segneri, Lidia Sella, Simone Sibilio, Ambra Simeone, Antonio Spagnuolo, Stevka Smitran, Patrizia Splendiani, Marco Tabellione, Anna Maria Tamburini, Bianca Tarozzi, Gabriele Tinti, Bruno Tognolini, Angelo Tonelli, Matteo Veronesi, Pasquale Vitagliano, Stefano Vitale, Lucio Vitello, Lello Voce, Serena Zitti.

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Come da programma, al Manifesto è connessa l’antologia poetica Non nel nostro nome. Cento poeti italiani in difesa della dignità umana – che sarà pubblicata a dicembre del 2025, a cura di Massimo Pamio e Adam Vaccaro, per le Edizioni Mondo Nuovo. L’elenco dei nomi inseriti sarà comunicato prossimamente secondo la programmazione editoriale

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PREMIO POESIA D’AMORE MARCO TORNAR – CITTA’ DI SPOLTORE


Le Associazioni Culturali Il Pensiero DivergenteUTE (Università Della Terza Età) , UTL (Università Del Tempo Libero Aterno) e La Centenaria bandiscono, organizza e promuovono , con il patrocinio del Comune di Spoltore e del Museo della Lettera d’Amore, la seconda edizione del Concorso “Poesia d’Amore” Città di Spoltorededicato alla memoria di Marco Tornar

La cerimonia di premiazione si terrà a Spoltore (Pescara) venerdì 12 settembre 2025 alle 18 e 30, nell’ambito del festival Scrittura d’Amore.

Regolamento concorso letterario Poesia d’Amore Marco Tornar – Città di Spoltore 2025


Art. 1 
Si partecipa stilando in qualsiasi lingua (se straniera o in dialetto, si deve accludere la traduzione in lingua italiana) una sola poesia d’amore, inedita, della lunghezza massima di 30 versi, in 2 copie ben leggibili con cognome e nome del partecipante in alto a destra sulla prima pagina. 
Vanno aggiunte le dichiarazioni e le notizie richieste all’art. 2 in un solo foglio a parte. 
L’invio va fatto o con posta ordinaria o prioritaria, ma non raccomandata, oppure inviando il testo della poesia (una copia) per posta elettronica in un’unica e-mail allegando il file formato word intestato con cognome e nome del candidato che riporti la poesia – da spedire all’indirizzo di posta elettronica: associazionepensierodivergente@gmail.com


Art. 2 
Non è dovuta alcuna tassa di iscrizione o partecipazione. Bisogna accludere: un foglio (si veda il fac-simile allegato) contenente: 
a) le generalità del partecipante (nome, cognome, indirizzo, età, numero di telefono, curriculum, e-mail);
b) dichiarazione di autenticità del testo;
c) autorizzazione alla pubblicazione gratuita della poesia e all’archiviazione digitale nel Museo della Lettera d’Amore, che ne acquisisce i diritti di pubblicazione e di diffusione; 
d) dichiarazione di adesione a tutte le norme del concorso. 
Possono partecipare anche i minorenni e studenti delle scuole di ogni ordine e grado, nel rispetto delle norme del bando. Per i minorenni l’autorizzazione a partecipare dovrà essere firmata da un genitore o da chi esercita la patria potestà.


Art. 3 
Il termine ultimo per l’invio dell’elaborato, se inviato per posta al seguente indirizzo: Concorso Poesia d’Amore – Città di Spoltore c/o Associazione IL PENSIERO DIVERGENTE, Via G. Fonzi n°45, 65010 Spoltore (PE), è fissato al 30 giugno 2025(farà fede il timbro postale di partenza o la data d’invio della mail).
La giuria, il cui verdetto è insindacabile, è composta da: Nicoletta Di Gregorio (Presidente), Annamaria Giancarli, Enrico Guerra, Massimo Pamio, Daniela Quieti, Stevka Smitran, Giada Faieta, Milvia Di Michele.


Art. 4 
Saranno assegnati i seguenti premi: 
Euro 250,00 al primo classificato;
Euro 150,00 al secondo;
Euro 100,00 al terzo; 
altri premi ai segnalati. 
Non è previsto rimborso per le spese di viaggio.


Art. 5 
Solo i vincitori e i segnalati saranno avvisati tempestivamente. I risultati verranno resi pubblicamente noti tramite la stampa, il sito internet ufficiale dell’associazione https://sites.google.com/view/ilpensierodivergente e gli indirizzi e mail di riferimento:
associazionepensierodivergente@gmail.com
deleoant48@gmail.com
Gli elaborati non saranno restituiti. La partecipazione al premio comporta l’accettazione di tutte le norme del presente regolamento. È tutelata la legge sulla privacy. L’organizzazione non risponde della mancata ricezione dei testi.
Le lettere in formato elettronico entreranno a far parte dell’archivio del Museo della Lettera d’Amore.


Art. 6 
Per evitare spiacevoli sorprese, si specifica che i candidati che non rispetteranno le norme del bando saranno esclusi.


FAC-SIMILE SCHEDA DI PARTECIPAZIONE

a) Generalità del partecipante
Il/la sottoscritto/a …
nato/a …
residente …
a …
invia/piazza …
n° …
cellulare …
email…
dichiara sotto la propria responsabilità, ai sensi della normativa vigente, che

b) il proprio testo è originale ed autentico e non lede in alcun modo diritti di terzi, in ossequio alle disposizioni internazionali, comunitarie e legislative di cui alla legge 633/1941, in materia di diritti d’autore e successive disposizioni normative, né costituisce violazione di norme penali;

c) autorizza la pubblicazione gratuita del proprio testo integralmente e/o in parte;

d) autorizza l’inserimento del proprio testo nell’archivio digitale del MLA/Museo della Lettera d’Amore e la pubblicazione e diffusione dello stesso testo a titolo gratuito e senza limiti di tempo, anche ai sensi degli art. 10 e 320 C.C. e degli art. 96 e 97 legge 22.4.41 n. 633;

e) accetta tutte le norme del Concorso;

f) allega alla presente un breve curriculum (professione ed eventuali pubblicazioni);

g) in caso di vittoria o segnalazione, si impegna ad avvisare l’Organizzazione circa la propria presenza;

h) per i minorenni: autorizzazione di un genitore o di chi esercita la patria potestà …

i) data e firma … …

La presente scheda va inviata:
a: Premio Poesia d’Amore Città di Spoltore c/o Associazione IL PENSIERO DIVERGENTE via G.Fonzi n° 45 – 65010 SPOLTORE (PE) (per e-mail o in formato cartaceo)

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QUANTO DOLORE PER ESSERE PURA DOLCEZZA


L’universo innamorato di Daniele Mencarelli

di Massimo Pamio

  1. La wunderkammer di Mencarelli

Per chi, non apprezzando la narrativa odierna, continua a insistere nella frequentazione dei classici, nei quali, come a una fonte inesauribile, appaga la propria sete di piacere per la lettura, è motivo di sorpresa ma anche di entusiasmo scoprire uno scrittore in attività che riveste un indubbio valore, vicenda che contribuisce a novare la fede in un presente deludente e apparentemente senza speranze. 

Daniele Mencarelli è il caso in questione, uno dei pochi che riesce a suggellare la pagina con un’intensità paragonabile alle esperienze dei grandi del passato, capace di uno stile personale, di un’impronta che, sebbene rivesta un’attualità necessaria e per nulla corriva, si avvale di un afflato antico, di una semplicità che sollecita la riflessione e coinvolge la sostanza del lettore e la percorre tutta, fino al cuore, al nocciolo dei sentimenti, come se lo scrittore avesse a cuore di ricucire l’unicità dell’essere umano, per restituirlo nella sua interezza e, di converso, in una luce nuova e sempre antica di bellezza. Quale il suo metodo? Egli estrapola dall’esistenza dei personaggi alcuni giorni nei quali sembrano volersi consumare le ragioni di intere esistenze rese inimitabilmente universali, mediante una scrittura chiara, fondata su una cronaca dura e cruda, resa accessibile a tutti. La sua abilità consiste nel mostrare la vita così com’è, da parte di un narratore onnisciente che gode di un’intima consapevolezza pronta ad affrontare e a scarnificare la storia più fonda del dolore e a trarne le modalità di un’infinita dolcezza. Un viaggio alla scoperta dell’inferno che si nasconde in ogni individuo e nel suo itinerario giunge alla catarsi, alla salvezza, alla rinascita, dove la realtà si svela in quella meravigliosa veste che indossa quando appare ignuda: la Verità.

Nel soffermarsi sulle prime opere di Daniele Mencarelli, si è spinti alla libertà della lettura e dell’interpretazione: il comunicare e l’esprimere sono così equilibrati da sembrare paradigma unico, proprio perché le parole e le frasi abbandonano spontaneamente lo stretto ambito laboratoriale critico-ermeneutico per espandersi e riprendersi il loro spazio etico (estetica ed etica si sovrappongono) di animosa testimonianza, di messaggi volti apticamente a toccare le più celate e imperscrutabili profondità. 

Lo stesso Dio forse è spinto a riconciliarsi con la sua creazione, quando legge Mencarelli, e anche il lettore meno smaliziato, in una pur debole parca memoria, è sollecitato a cercare, nell’esistenza propria, una sola settimana in cui, almeno per una volta, è stato unicamente se stesso: puro uomo.

È indubitabile, esistono creature provviste di una sensibilità diversa, più divorante e fremente, che non lascia scampo e sovrasta la persona, fino a renderla incomparabilmente diversa dalle altre, destinandola a una esistenza difficile, complessa, meno libera, perché (ir)responsabilmente tesa verso tutto e verso il rispetto di tutti. E se il caso è quello di uno scrittore, ebbene, c’è da aspettarsi libri profondamente acuti e vibratili, pagine in grado di suggerire una provvisoria riconciliazione con la vita, con la misera e sublime condizione dell’essere umano, con quella di tutti, fetenti o assassini, ricchi ipocriti, falsi o buoni o cattivi. Non c’è dubbio, il caso è proprio quello di Mencarelli, autore le cui opere dovrebbero essere adottate negli istituti scolastici: La casa degli sguardiTutto chiede salvezzaFame d’aria valgono per mille e mille ore di lezioni trascorse nelle aule scolastiche. 

  • L’impianto romanzesco

Daniele Mencarelli appartiene alla specie migliore, a quelli che raccontano storie in grado di trovare un varco nel corpo, nella mente, nei labirinti dei personaggi, alla categoria di quelli non dominati dalla ricerca di trame efficaci, ma (come Siti, Busi, Trevi) si affidano all’arte della introspezione, allo studio molto approfondito delle caratteristiche dell’uomo, e a una sociologia, a un’analisi del ruolo che quel personaggio occupa nella comunità degli uomini, e sopra tutto dei modi in cui i gruppi degli uomini, al di là dell’organizzazione sociale, esplicano i loro rapporti, tessono relazioni che non sono solo rapporti di forza, di potere, di gerarchie. Rispetto agli altri, Mencarelli ha un elemento in più, possiede uno slancio che lo contraddistingue. Egli scopre il rapporto che gli uomini intrecciano con il dolore, che oscuramente ne sovraordina azioni e comportamenti. Come racconta lui il dolore, nessun altro. Il dolore visto non solo dall’esterno e dalle sue conseguenze evidenti. I personaggi annegano nel magma del dolore fino al collo. E sanno esplicarlo, non hanno vergogna di mostrarne le viscere, di renderlo presente, di esibire intime ferite, quotidiani morsi nella carne. Com’è, com’è fatto, come agisce, il Dolore. Come si rende, come si riporta tale condizione? Dietro ogni parola di Mencarelli c’è pathos ma c’è anche un’intelligenza profonda mediante cui cerca di svelare gli intrecci tra dolore e vita sociale e personale, e come il dolore riesca a creare e a modellare la società umana. Non c’è la fredda determinazione dello scrittore di creare un personaggio indimenticabile, di scrivere una storia memorabile. No, Mencarelli è innocente, ingenuo, dice il vero: nei primi romanzi ogni parola è una lacrima che spicca dagli occhi, ogni vocabolo è un grido di dolore appena contenuto, è il Dolore, lo strappo che rende l’uomo ancor più secreto a se stesso e ancor più umano, come se nascondimento e aletheia(verità, non nascondimento) fossero due cose distinte e però costitutive, che, senza l’uno, l’altro non sarebbe; ebbene, così come Mencarelli racconta, il lettore viene invitato a sondare il più profondo degli abissi, insieme con i personaggi, insieme con la storia, verso un pozzo senza fondo da cui forse alla fine si riemergerà nudi, ma veri, finalmente mistero e umanità fusi, sapranno ricostruire quel che c’è di essenziale nell’umana vita. Gran parte del merito è da annettere all’uso sapiente dei dialoghi, sempre coerenti, volti a sbozzare i personaggi, a renderli autentici: essenziali, taglienti, sinceri.  

Il primo Mencarelli: i suoi testi come una domanda rivolta al lettore, costretto a interrogarsi, a torturarsi: dopo la lettura di un suo romanzo o si rinasce o si è privati del barlume della luce. Perché alle sue domande bisogna rispondere e non si può voltare la faccia dall’altra parte: gli scritti rafforzano, incoraggiano, fanno ri-diventare uomini, sinceri, senza fronzoli, senza risposte ipocrite, senza codardia, senza viltà. Dopo la lettura si torna non reali, ma leali. Con se stessi, con il mondo. E se dall’altra parte c’è slealtà, non sarà abbastanza forte come la lealtà che si è acquistata.

Potrà sembrare eccessivo, ma i romanzi di Mencarelli sono tali, senza trucchi, drammaticamente autentici e veri, e all’autenticità non si può rispondere che con altrettanta veemenza. Perciò, se si è pavidi, ipocriti, Mencarelli non è affrontabile.

  • Brucia l’origine

E poi arriva il romanzo più recente, Brucia l’origine1, in cui l’Autore è sempre più vicino a Walter Siti, non foss’altro per l’ambiente romano di periferia che non funge da fondale scenografico, bensì viene ad essere il vero protagonista della rappresentazione. Rispetto a Siti, però, accade qualcosa di diverso, che definirei mencarelliano, e cioè una sorpresa vertiginosa nell’esposizione che si percepisce in ogni rigo, in ogni frase: una dolcezza leggerissima, impercettibile, appena gemmata, che si intuisce, non si svela. Ed è nient’altro che la commozione profonda con cui l’autore avverte le figure che descrive, una commozione costante, continua, tenace che non si interrompe mai, perfino nei momenti più crudi del racconto. Una dolcezza sontuosa e pungente come una struggente, malinconica nostalgia, che restituisce ancor più nudi e umani i personaggi: ecco, torna il tema della verità intima raccontata con una fedeltà certosina. Si azzarderebbe nell’affermare che Mencarelli ami alla follia i suoi personaggi, ma si direbbe il vero. Mencarelli, come Jacopone da Todi, è il folle d’amore, è talmente innamorato dei suoi personaggi da rasentare il misticismo. Egli è lo scrittore più mistico della letteratura italiana dei nostri giorni (caratteristica che stavolta lo avvicina a Trevi, al Trevi di Il libro della gioia perpetua.). 

Vale la pena raccontare la trama del libro? Il ritaglio dei pochi giorni mediante cui traspaiono in filigrana i destini di tante persone, con le quali il lettore finisce per fraternizzare? No, vale la pena leggere Brucia l’origine, per aiutare se stessi a interrogarsi sui propri timori, sulle proprie gioie. Ed è quello che la grande letteratura compie, da sempre, allenare all’empatia per riparare se stessi.

  1. Daniele Mencarelli, Brucia l’origine, Milano, Mondadori, 2024, pp. 192, € 19,00. Gli altri romanzi di cui qui si parla, sempre dello stesso autore: La casa degli sguardi, Milano, Mondadori, 2018, Tutto chiede salvezza, Milano, Mondadori, 2020, Sempre tornare, Milano, Mondadori, 2021, Fame d’aria, Milano, Mondadori, 20
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