principia

Maggio 3, 2006

A KIND OF BLUE

Filed under: Miti, Modale — Aleph @ 4:33 PM

A proposito di modi. E' probabile che quelli di Miles Davis fossero lontani dall'affabile anche il giorno in cui, con scarso preavviso, convocò i suoi musicisti, per le sessioni di registrazione di "A Kind Of Blue", nell' Aprile del 1959. "Il maestro", come lo chiamavano i colleghi, era noto per le sue reali o presunte intemperanze caratteriali, oltre che per lo strepitoso talento musicale con cui negli ultimi anni aveva contribuito a ravvivare la scena jazz e condotto uno dei quintetti più innovativi e quotati, con gente del calibro di Red Garland, Paul Chambers e John Coltrane. In un momento in cui il linguaggio jazzistico è ad una svolta, in cui i virtuosismi e le improvvisazioni del be-bop sono state esplorate in ogni forma ed è fortemente sentita la necessità di inventare nuovi colori di espressione per il musicista, Davis è già da qualche anno alle prese con i primi esperimenti di composizione modale. Nel '59, negli studi della Columbia Records c'è anche Bill Evans, talento del pianoforte e genio dell'armonia. I cinque nuovi brani che Davis vuole registrare sono pensati per lui (in seguito si spargerà la voce che alcuni fossero stati pensati da lui), basati sul suo particolarissimo modo di risolvere il movimento delle voci al piano. Il giorno delle registrazioni sugli spartiti sono abbozzate solo qualche idea, alcuni accordi, qualche scala, ma a parte per "Flamenco Sketches" non saranno necessari alternate takes. Buona la prima. Ci si aspetta talento spontaneo per costruire una pietra miliare. Per la prima volta tutto il disco è composto utilizzando le scale modali, niente più progressioni di accordi a sostenere le improvvisazioni. Si tratta di una innovazione compositiva le cui ripercussioni, nel jazz e nella musica in generale, arriveranno da quei giorni, dritte alle orecchie di milioni di ascoltatori.

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aprile 25, 2006

LA CHIMERA

Filed under: Miti, Semantica — Aleph @ 11:56 PM

La mitologia di creatura composita e sputafuoco prende vita in Grecia, e giunge a noi tramite gli scritti di Ovidio, Esiodo, e, tra gli altri, Omero. Nell'Iliade è "il mostro d'origine divina leon la testa, il petto capra, e drago la coda; e dalla bocca orrende vampe vomitava di foco." Così come appare il bronzeo esemplare di Arezzo. Dal greco Χιμαιρα, l'etimologia è caprina. Ma le radici del credo sembrano affondare in terra vulcanica, quando tremila anni fa, si osservò il fenomeno geotermico della combustione spontanea di metano, "prodigio" che si verifica diffusamente ancora oggi in zone diverse del globo. Tra queste c'è il sud della Turchia orientale, con il monte Yanar Dag ("roccia che brucia"), che, nel Vsec a.C, lo storico fanfarone Ctesia chiamava, appunto, Chimera. E' lui per primo, lo cita[236] Plinio il Vecchio, che, ingigantendo e romanzando, come è suo costume, ci riporta il miracolo di un fuoco che neanche la pioggia può spegnere. Ma, rigore scientifico a parte, è facile immaginare, come, l'ormai tiepido fenomeno, agli occhi di allora, apparisse gravido di connotazioni inquietanti, visto e considerato che la sua entità era probabilmente maggiore di adesso.

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Avvistare la Chimera è interpretato come segno di sventura e presagio di disastri naturali, ma fortunatamente il mostro ha tana in cima al vulcano, che, giusto per far quadrare le cose, Servio ci dice essere infestato di leoni, nella cima, di capre a metà montagna, e di serpenti alla base. In realtà, tanto ordine zoologico non sarebbe necessario: la natura di animale composito si ritrova in quasi tutte le forme di mitologia (si pensi alla Sfinge, all'Unicorno o al Nue giapponese) ed è più probabile che ciò abbia a che fare con temi di più ampio respiro, (R. Graves in The Greek Myths, suggerisce in senso lato il calendario) piuttosto che con l'insolitamente distribuita fauna del monte. Anche se, va notato che nel caso della Chimera, su questa caratteristica di creatura "assemblata", col tempo si è modellato il significato che la parola oggi ha in biologia (si parla di tessuti chimerici in alcuni casi di trapianto, o di gene chimerico per i cibi transgenici) e più genericamente nell'accezione comune di "thing that has combined attributes from different sources"; che trovo molto attuale.

[tmp] Si chiama Chimera anche una specie di pesci che vive in profondità, famiglia degli olocefali, tra cui la "monstruosa", che ci prepara ad un puntuale contesto di abissi ed orrori, visto che, proseguendo nella sua evoluzione semantica, a partire dal Medioevo, il mostro diventa simbolo delle forze demoniache. E' in questa accezione che Sebastiano Vassalli intitola la sua cronaca romanzata di un processo per stregoneria tenutosi in Piemonte. Del resto Marbòdo, vescovo di Rennes, ammoniva nelle sue invettive contro la donna: "Chimera .. una chiara immagine della prostituta". Rimangono da investigare le dinamiche per cui, di questo simbolo che fu carico di significati incendiari, lussuriosi ed oscuri, sia sopravissuto, nel parlare comune di oggi, solamente quello assai più generico ed innocuo, di "frutto dell' immaginazione". "Ma se il mio cuore spera, non sarà solo una chimera", nell'omonima canzone del 68, un giovane Gianni Morandi col cuore in fiamme.

aprile 22, 2006

FORZA BRUTA VINCE

Filed under: Artificiale, Intelligenza, Scacchi — Aleph @ 9:01 PM

Nel 1957 Herbert Simon, uno dei pionieri nel campo dell'intelligenza artificiale, dichiarò che entro dieci anni, in una sfida a scacchi, un computer sarebbe stato in grado di sconfiggere il campione del mondo. La sua previsione era bonariamente errata, tanto che nel 1968 David Levy scommise che per altri dieci anni i computer non avrebbero raggiunto neanche il punteggio di un gran maestro. Cosa che dimostrò nel 1978 battendo il programma Chess 4.7 (il più forte dei tempi, sviluppato dalla Northwestern University). Di decade in decade però le macchine hanno recuperato: nel 1989 Levy fu letteralmente stracciato da Deep Thought dell'IBM, e, nel 1996 un campione del mondo, Garry Kasparov, pur vincendo l'incontro perse una partita contro il successore di casa IBM: Deep Blue . L'anno dopo, sebbene non si trattasse del campionato del mondo ufficiale, una versione migliorata del computer sconfisse Kasparov per 3.5/2.5. Da allora, le cose non sono cambiate di molto e possiamo quindi affermare che i migliori computer di oggi giocano tanto bene, se non meglio, dei campioni del mondo. Cio è affascinante?

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Il primo tentativo di creare una macchina in grado di giocare a scacchi è in realtà la storia di una truffa. Nel 1769 l'inventore Wolfgang von Kempelen passò alle cronache, presentando presso la corte imperiale austriaca, il suo "Turco", un automa raffigurante un uomo in abiti orientali, seduto ad un tavolo, che, tramite un complesso sistema di leve ed ingranaggi, sembrava "giocare" e, quasi sempre vincere, le sue partite. Si tennero pubblicamente numerose sfide, alcune contro personaggi celebri: Napoleone e, successivamente, B.Franklyn, entrambi sconfitti dalla macchina. In realtà, il segreto del Turco, di cui si occupò persino E.A.Poe, in una saggio del 1836 dai toni piacevolmente investigativi, era quello classico degli illusionisti di allora: all'interno dell'accrocchio si nascondeva un abile giocatore umano (preferibilmente di piccola corporatura, o senza gambe) che seguiva e giocava il match su una seconda scacchiera. Il primo "vero" automa scacchistico fu El Ajedrecista realizzato in Spagna nel 1912. Era in grado di giocare, e neanche in modo del tutto preciso, solamente un semplice tipo di finale di partita (i suoi Re e Torre contro il Re dell'avversario umano).

Strategie Del Chip
I computer affrontano il gioco come un problema di ricerca della mossa migliore (anche gli umani lo fanno, i buoni giocatori almeno, ma il metodo è sostanzialmente diverso). La rappresentazione formale e sistemica di una partita non è complicata, quando si tratta di giochi ad informazione perfetta con regole relativamente semplici; dagli scacchi al Go fino al "tic-tac-toe" (quello del film War Games), l'algoritmo che sta al cuore del programma più o meno rimane invariato. Nel film del 1982 si immagina che il computer "intelligente" WOPR, in procinto di scatenare un conflitto termonucleare, sia forzato, da un giovane hacker, a giocare, contro se stesso, tutte le possibili partite di tic-tac-toe, fino a quando, in un memorabile, quanto improbabile lieto fine, deduce che il tris (e quindi anche la guerra mondiale) sono "A strange game. The only winning move is not to play. How about a nice game of chess?"

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Sebbene il film ce ne mostri qualche centinaio, includendo tutte le possibilità esistono 362880 partite possibili di tic-tac-toe. Il numero scende a 255168 se si escludono i "doppi". Come mai allora questo gioco diventa noioso così in fretta, almeno che non lo si giochi durante le oltremodo più noiose lezioni di religione? Il punto è che, man mano che si gioca, l'albero di ramificazione delle possibilità si restringe (le caselle libere sono sempre meno) e diventa così relativamente facile "scrutare" fino all'ultimo livello della ricerca (quello dell'ultima mossa) rendendo di fatto impossibile la vittoria dell'uno o dell'altro.

Il Numero di Shannon
Per quel che riguarda la scacchiera non si può calcolare il numero preciso di partite possibili, perche il fattore di ramificazione varia con l'evolversi del gioco e così anche il numero di mosse necessarie per raggiungere lo scacco matto. E possibile però calcolare una cifra approssimata. Il risultato comunemente accettato è 10123 , qualcosa di mostruoso che supera abbondantemente il numero, anch'esso stimato, di atomi nell'universo (circa 5*1079). Un numero che per la mente umana equivale all'infinito. Da perderci la testa. Del resto giocando con scacchiera ed elevamento a potenza il primo a perderci la testa fu proprio l'inventore del gioco, fatto decapitare, secondo una leggenda, dal Re di Persia, a cui aveva chiesto, come compenso per la sua apprezzata creazione, qualche miliardo di miliardi di chicchi di grano (263, per l'esattezza). Che poi è il risultato della Duplicatio Scacherii, il numero che i critici hanno riconosciuto in Dante, quando nel 28 canto del Paradiso, ci vuole suggerire quanti angeli ci siano in cielo. ("più che 'l doppiar de li scacchi s'inmilla." = 18.446.744.073.709.551.615).

Tornando alle partite di scacchi possibili, il numero di Shannon, è talmente superiore a quello degli angeli danteschi, che, neppure con la tecnologia di oggi, un computer potrebbe esaminare, in un tempo ragionevolmente minore dell'eternità, tutte le combinazioni. Figuriamoci nel 1949, quando il buon Claude, dopo aver approssimato e battezzato cotanta prossimità all'infinitamente grande, propose, nel suo pionieristico articolo "Programming a Computer for Playing Chess", un' alternativa strategica all'approccio "brutale" della ricerca cieca e meccanica (che definì di Tipo A): un approccio "selettivo", più simile a quello degli umani, che sanno scegliere quali alternative di gioco siano da considerare plausibili (strategia di tipo B). Questione di buon senso, direi. Ma insegnare il buon senso alle macchine, risultò, cosa ben complicata. Tanto che già agli inizi degli anni '70, fu chiaro che i programmi di tipo A erano più facili da sviluppare e, soprattutto, giocavano meglio. Da allora, tutti i progressi sostanziali, sia in casa IBM che altrove, sono stati compiuti tramite la forza bruta: grazie all' aumento della potenza di calcolo delle macchine. Per intenderci: Deep Blue, dieci anni fa, era in grado, coi suoi 512 processori paralleli dedicati, di analizzare 200 milioni di posizioni al secondo.
http://whyfiles.org/040chess/main1.html

aprile 15, 2006

MALLEUS MALEFICARUM

Filed under: Misfatti, Scherzi da Prete — Aleph @ 3:00 PM

Ecco a voi Papa Innocenzo VIII. Uno dei peggiori nel periodo peggiore della storia dei papi. Il suo curriculum di nefandezze comprende mediamente quelle dei "capi di stato" di allora, ma si inclina precipitosamnete verso il vergognoso, quando nel 1484, con la pubblicazione della bolla Summis desiderantes, ufficializza la caccia alle streghe come pratica da diffondersi sistematicamente e su larga scala. Intendiamoci, la chiesa di allora aveva già fatto guerre, torturato eretici, proibito libri e bruciato streghe, e l'Inquisizione esisteva da quasi tre secoli, quando le sante parole del vicario la invitarono (con sommo desiderio – ma ai miei occhi sospetto) a rivolgere le proprie sanguinarie attenzioni, verso un nuovo "nemico pubblico". Il Diavolo, o più precisamente la sua manifestazione terrena preferita: le donne.

Sì, perche a fine secolo la situazione in Europa è mediamente disastrosa. La peste nera ha decimato e impoverito, costringendo a condizioni di vita impossibili, lo scontento è tangibile e rischia di scoppiare in rivolta, c'è già la Riforma nell'aria, e a casa Innocenzo sono tutti su di giri. Serve qualcosa per sviare i sospetti visto che la domanda che la gente inizia a farsi, e con impaziente frequenza è: di chi è la colpa?
Trattandosi in pratica di salvarsi il culo testimoniando il falso, la Chiesa Cattolica non esitò a puntare così in alto, che sarebbe stato impossibile essere smentiti: "Vs Onore, non siamo stati noi, il vero colpevole è il Diavolo!". E visto che sembrava inefficace, abbrustolire sul rogo uno che passa le sue estati all'inferno, si preferì una soluzione "secolarizzata", concentrandosi sui suoi –ma di più sulle sue– seguaci in terra, presenti peraltro in numero veramente esiguo ai tempi, e quindi includendo, perchè no, tutta una serie di figure, queste sì più diffuse, che comprendevano: mendicanti, guaritrici, erbaie, presunte streghe, maghi, omosessuali, malati di mente o di epilessia e in genere tutti gli "outsiders" socialmente indesiderabili.

"Non lascierai vivere chi pratica la magia". (B.Ebr.- Esodo 22,17)

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Forti di un esercito di teologi pervertiti e di preti repressi venne scrupolosamente costruita ad arte, un'impalcatura teorica che da un lato indicava la donna come essere inferiore, naturalmente propenso alla lussuria e al mercimonio diabolico, e dall'altro introduceva un pò di brio nella vita processuale degli inquisitori, incoraggiando la tortura come strumento probatorio.
Si inaugura così uno dei capitoli più perversi della pur nutrita storia delle vergogne del Cattolicesimo. Il numero di esecuzioni dal '500 a fine '700 è tuttora argomento controverso di stime che vanno dalle 100.000 (per gli storici di orientamento filocattolico) fino ai 9.000.000. Si va dal semplice crimine contro l'umanita al genocidio. Si tratta, in ogni caso, dell'unico caso di sterminio sessista mai verificatosi nell'intera storia dell'umanità. Non solo perchè in un'ottica spietatamente misogina la maggior parte (85-90%) delle condanne furono inflitte a donne, ma soprattutto per il carattere morbosamente sessofobico dei processi che vertevano principalmente su crimini di natura sessuale. E sessualmente perverse erano anche le torture, che venivano perpetrate sui corpi svestiti e rasati per poter individuare il "marchio del diavolo" (cicatrici e nei erano segni molto sospetti, soprattutto se situati vicino ai genitali).

http://www.alateus.it/streghe.htm
P. Odifreddi – "Le streghe siamo noi"

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