Mojtaba, significa «il prescelto» ed ironia della sorte Mojtaba Khamenei, il secondo dei sei figli dell’ ayatollah Ali ucciso in un raid israeliano, dopo una settimana di contrasti, ha ottenuto la maggioranza schiacciante dell’Assemblea degli eletti.
È diventato la nuova Guida suprema dell’Iran ma è anche un supremo immobiliarista: controlla un pacchetto di proprietà a Londra per un valore di quasi 250 milioni di euro
Khamenei ha due appartamenti di lusso a un passo da Kensington Palace, al sesto e settimo piano e a meno di 50 metri dall’ambasciata israeliana.
Si sospetta che quelle residenze siano in realtà piattaforme di spionaggio. Da lì è possibile fotografare chi entra e chi esce dalla residenza diplomatica israeliana, intercettare le conversazioni nel giardino e perfino il traffico internet.
Gli appartamenti vennero acquistati fra il 2014 e il 2016 utilizzando fondi provenienti dagli introiti petroliferi ottenuti aggirando le sanzioni internazionali.
Ufficialmente sono intestati ad Ali Ansari, un oligarca iraniano stretto amico della famiglia Khamenei, che sarebbe un prestanome ed hanno attualmente un valore di circa 60 milioni di euro.
Khamenei possiede inoltre ben 11 preziose ville a Londra nel quartiere di Hampstead, la «via dei miliardari”.
Furono acquistate nel 2013 attraverso una società di comodo basata nel paradiso fiscale dell’isola di Man e il cui beneficiario ultimo è sempre Ansari.
Tutte queste proprietà sono state bloccate dal governo britannico dopo che Ansari è stato colpito da sanzioni perché sospettato di finanziare i Pasdaran, le Guardie della Rivoluzione iraniane.
Pochi giorni fa sono stati arrestati quattro iraniani con passaporto britannico, accusati di spiare siti ed esponenti della comunità ebraica, in particolare le sinagoghe di Londra.
I servizi segreti sospettano che fossero in atto preparativi per un attacco antisemita come ritorsione per i raid aerei israelo-americani.
Gli uomini musulmani abbienti nella storia hanno sempre avuto una o più concubine, ragazze di solito schiave.
Nel Corano sono chiamate con un termine che significa «ciò che la mano destra possiede».
La schiavitù di persone musulmane era proibita per cui le concubine arrivavano, ancora bambine o adolescenti, da diversi canali.
Potevano essere figlie di schiave delle famiglie musulmane, prigioniere di guerra, donne comprate nei mercati di tutte le regioni confinanti con le terre islamiche medievali o scambi di persone nel contesto di accordi politici.
Il trattato scritto nell’XI secolo da Ibn Butlun, un medico nestoriano di Baghdad, racconta come venivano valutate.
Le schiave originare dell’India erano «buone per il parto», quelle di Medina ideali come cantanti, le ragazze berbere, in particolare se di «pelle chiara»le migliori per la maternità e il piacere sessuale, le «Zanj» dell’Africa orientale eccellenti nella danza e capaci di sopportare lavori pesanti, le donne dell’Azerbaigian affidabili, le greche meticolose e le armene le più adatte per il duro lavoro.
Un uomo e le sue concubine costituivano un’unità familiare poiché la sposa legittima non esercitava alcuna autorità su di loro in quanto schiave non sue ma di suo marito.
E una schiava della moglie legittima non avrebbe potuto mai essere concubina del marito perché non apparteneva a lui.
Quando la concubina rimaneva incinta, diventava umm walad o umm al-walad («la madre del figlio del padrone») e, una volta che il padrone riconosceva tale paternità, il suo status giuridico cambiava.
Se avesse avuto un aborto spontaneo o se il bambino fosse morto dopo la nascita, il suo status restava comunque irreversibile, anche in assenza di una nuova gravidanza.
Il padrone non poteva però farla diventare una delle sue quattro spose legittime, perché per sposarla avrebbe dovuto liberarla, dandole così la possibilità di scegliere.
La concubina-madre non poteva essere venduta né separata con la forza dalla sua casa o dai suoi figli, né poteva essere costretta a lavorare fuori dalla propria abitazione per un salario.
Suo figlio era considerato libero e legittimo, membro a pieno titolo della famiglia del padre e quindi erede della sua proprietà legalmente pari a qualsiasi altro figlio nato da moglie libera.
Khayzuran («canna sottile») rapita da un beduino in tenera età, fu venduta al terzo califfo abasside al-Mandi, che si innamorò di lei, la affrancò e la sposò nel 776.
Khayzuran gli diede due figli e una figlia e, dopo aver ottenuto il titolo di umm walad, influenzò le nomine reali e dominò i cortigiani, il consorte e anche i figli.
I suoi figli diventarono eredi del titolo califfale, facendo escludere gli altri figli avuti da al-Mahdi con la sua prima moglie, la cugina Rayta.
Riuscì a convogliare immense ricchezze verso il proprio tesoro personale. Al momento della sua morte, fu registrato che il suo reddito annuo assorbiva metà delle tasse fondiarie dell’Impero.
Nei cinque secoli del califfato abbaside, forse solo tre califfi nacquero da donne libere, gli altri erano figli di concubine straniere catturate.
“E non si atterrisca. Queste pagine le legga come guarderebbe nel cielo azzurro, per un istante. A lei dedico queste pagine sconvolte e disperate, a lei, che mi ha offerto una vita nuova di poesia e di sogno.
Emerge la dualità tra il dolore e la speranza, tra la disperazione e la possibilità di un riscatto attraverso l’arte e l’amore.
Lo scrittore, morto suicida, invita a leggere queste pagine come si guarderebbe il cielo azzurro e suggerisce un’ illusione fugace di serenità che si contrappone alla profondità del suo tormento interiore.
Fra gli uomini e nel resto del regno animale l’abitudine di mangiare i membri della propria specie è relativamente rara.
Ma ragni e mantidi femmine, ad esempio, divorano il compagno dopo l’accoppiamento ed inoltre i serpenti hanno sviluppato il cannibalismo in ben 11 differenti linee evolutive.
Una specie sviluppa questo comportamento per tenere sotto controllo il numero della popolazione o come risposta alla scarsità di risorse alimentari.
Nei serpenti in particolare, il cannibalismo è noto da tempo e uno studio ha raccolto e “recensito” 503 casi che, in totale, hanno coinvolto 207 specie diverse di serpenti da tutto il mondo.
Le tre famiglie più “cannibali” sono la Colubridae, che da sola comprende i due terzi di tutte le specie di serpenti, la Viperidae e la Elapidae, che contiene anche i cobra.
La prima famiglia comprende serpenti che normalmente non vanno a caccia di loro simili e quindi il cannibalismo avviene come risposta a uno stress, per esempio la carenza di risorse.
Nel caso delle vipere, la maggior parte dei casi di cannibalismo sono stati registrati in cattività, dove gli elementi di stress sono tanti ed evidenti.
Più interessante è il caso dei cobra e dei loro parenti, che comprendono quasiil 20% di tutti i casi accertati di cannibalismo, in quanto vanno regolarmente a caccia di altri serpenti compresi i loro stessi parenti.
Ilcannibalismo è quindi la dimostrazione di quanto questi serpenti siano bravi e opportunisti ad adattarsi alle circostanze.
In sintesi è una strategia di sopravvivenza estrema ma efficace, spesso legata alla necessità di ottimizzare il numero dei rivali e quindi le risorse alimentari disponibili.
Però ovviamente solo le specie che riescono ad aprire la mascella a sufficienza da inghiottire un altro serpente possono diventare cannibali.
I rapporti tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti (EAU) sono una complessa miscela di stretta alleanza strategica e rivalità economica e geopolitica.
Nel recente vertice del Consiglio di cooperazione del Golfo (Gcc), hanno però dichiarato che la neutralità dei paesi del Golfo è una strategia di sopravvivenza estera e interna.
Schierarsi con gli Stati Uniti sarebbe per loro avvicinarsi anche ad Israele, cosa che il mondo musulmano non può permettersi, specialmente in vista della futura spartizione di Gaza e di un Iran post-regime.
Significherebbe inoltre anche voltare le spalle alla Cina, con la quale hanno sempre intrattenuto ottimi rapporti diplomatici, tecnologici ed energetici.
Ma una crisi profonda nello Stretto di Hormuz potrebbe incidere sull’approvvigionamento energetico cinese.
La Repubblica Islamica è il quinto fornitore petrolifero di Pechino, preceduta da Arabia Saudita, Russia, Iraq e Oman.
Le città del Golfo però non sono state costruite per la guerra ed è limitata la difesa integrata della penisola che è basata sui sistemi americani Patriot e Thaad.
Adesso questi paesi potrebbero rivedere i loro investimenti e anche congelare i miliardi di dollari di beni iraniani detenuti nel Golfo che sostengono economicamente il regime.
Gli attacchi iraniani alle centrali idriche, elettriche (Qatar) e petrolifere (Arabia Saudita ed Emirati) sono volutamente un fattore destabilizzante.
Così come l’attacco effettuato dagli iraniani alla raffineria petrolifera saudita di Ras Tanura che è il più grande terminal offshore di carico di greggio al mondo.
Se attaccassero le centrali di desalinizzazione, vitali per la regione, Riyad potrebbe rimanere senz’acqua in sole due settimane.
Se un attacco dovesse coinvolgere anche l’oleodotto East-West, rotta alternativa per evitare lo Stretto di Hormuz, il settore petrolifero globale entrerebbe in crisi nera.
Gli huthi inoltre potrebbero prendere il controllo del Mar Rosso e la loro entrata sarebbe uno dei punti di non ritorno di questa guerra.
Le ultime stime indicano che gli Emirati Arabi Uniti, che hanno negato agli Stati Uniti l’uso delle proprie basi per attaccare l’Iran, sono stati presi di mira dalle forze di Teheran con circa duecento missili e 1.072 droni.
Infatti una ventina di missili e una settantina di droni hanno superato la contraerea colpendo l’aeroporto di Dubai, vari grandi alberghi, due data center di Amazon Web Services e il principale centro di desalinizzazione.
In confronto altri centri del Golfo sono meno bersagliati. Il Bahrein, che ospita la quinta flotta americana, ha ricevuto circa 75 missili e 130 droni.
Il Qatar, dove si trova la più vasta base statunitense nella regione, ha ricevuto un centinaio di missili e una quarantina di droni.
L’Arabia Saudita non pubblica i dati sugli attacchi ma, benché la sua principale raffineria sia stata colpita due volte, sembra meno presa di mira.
Gli Emirati quindi sono i grandi bersagli degli iraniani non solo perché, con gli Accordi di Abramo, riconoscono Israele ma soprattutto perché il modello Dubai sembra il vero obiettivo di Teheran.
Dubai è il simbolo dell’integrazione blasfema degli arabi del Golfo nelle élite globali del denaro.
L’Iran vuole portare all’estremo lo stress dei vicini arabi nel Golfo, rischiando anche la loro rappresaglia pur di spingerli a una rivolta contro Trump.
I re del Golfo hanno arricchito Trump, e si sono arricchiti, contando anche di controllarlo ma ora si trovano sotto attacco dei missili e droni iraniani in una guerra che non hanno voluto.
All’inizio del Novecento, la Persia è uno Stato fragile e segnato da instabilità politica ed ingerenze straniere.
Il colpo di Stato del 1921 guidato da Reza Khan apre il paese all’influenza britannica che vuole mantenere il controllo sul territorio e sulla Anglo-Persian Oil Company.
Reza Khan pone fine alla dinastia Qajar e, dal 1921 in poi, la Persia si trasformae la monarchia tradizionale lascia spazio allo scià.
La Persia ha iniziato ufficialmente a essere chiamata Iran il 21 marzo 1935, quando lo scià Reza Pahlavi chiese di utilizzare il nome nativo del paese.
Il termine “Iran”, che significa “Terra degli Arii”, riflette le origini antiche e l’identità multietnica del popolo, sostituendo il nome “Persia” di origine greca.
Per la monarchia resta centrale la laicizzazione dello Stato e la società deve adattarsi a un processo di secolarizzazione rapido e traumatico.
Negli anni Cinquanta il primo ministro Mohammad Mossadeqcerca di nazionalizzare l’industria petrolifera.
L’iniziativa si scontra però con gli interessi di Stati Uniti e Regno Unito che nel 1953 sostengono un colpo di Stato destinato a destituirlo.
La rivoluzione del 1979 è dunque il risultato di un diffuso sentimento di autodeterminazione in reazione alle ingerenze esterne nella politica del Paese.
Inoltre la monarchia, guidata da RezaPahlavi, favorisce le élite urbane e presta minore attenzione alle aree rurali e alle fasce più marginali della popolazione.
Ne derivano profonde disuguaglianze socio-economiche, malcontento e i sentimenti anti-scià anche per la troppa vicinanza da lui dimostrata agli interessi occidentali.
In questo contesto emerge la figura di Ruhollah Khomeini, religioso sciita costretto per anni all’esilio ma molto influente attraverso le reti religiose diffuse sul territorio.
La rivoluzione iraniana coinvolge componenti diverse della società, dai gruppi laici ai movimenti di sinistra ma le strutture religiose sono decisive
Khomeini riesce quindi a guidare la trasformazione politica che avrebbe portato alla nascita della Repubblica islamica.
Khomeini era un esponente dell’Islam sciita, ovvero una delle principali correnti dell’Islam che riconosce un ruolo centrale agli imam, guide religiose e spirituali legittime, discendenti del profeta Maometto.
Khomeini elabora l’idea che un’autorità religiosa possa guidare lo Stato, principio che sarà poi alla base della Repubblica islamica.
L’Iran monarchico si trasforma in una Repubblica islamica, sempre nel 1979, in cui gli elementi repubblicani vivono sotto un forte controllo religioso.
Gli “ayatollah” sono i più alti esponenti del clero sciita e la GuidaSuprema è la carica politica al vertice, scelta tra loro, che detiene il potere ultimo sulle principali decisioni politiche e militari.
Accanto alle istituzioni elettive, come il presidente e il parlamento, operano anche organi non eletti incaricati di vigilare sulla conformità delle leggi ai principi islamici.
Fra questi il Consiglio dei Guardiani deve verificare le leggi e seleziona i candidati alle elezioni.
Khomeini istituisce anche il corpo dei Pasdaran, o Guardiani della Rivoluzione, una forza militare separata dall’esercito tradizionale che risponde direttamente alla Guida Suprema e opera su più livelli.
Sul piano interno, i Pasdaran intervengono nella repressione delle proteste e nel controllo dell’ordine pubblico, spesso attraverso la milizia dei Basij.
Sostengono economicamente inoltre gruppi alleati esterni e gestiscono un cospicuo impero economico nei settori di edilizia, energia e delle telecomunicazioni.
Questa organizzazione limita però la libertà delle persone e si assiste al ridimensionamento dei diritti sociali. In particolare, la condizione delle donne subisce un’inversione significativa.
Sono introdotte pesanti restrizioni per loro tra cui l’obbligo del velo e forti limitazioni nella vita pubblica e privata.
Negli anni Novanta il presidente Mohammad Khatami cerca di introdurre maggiore apertura e tolleranza politica ma le sue riforme vengono osteggiate dai componenti più conservatori del sistema.
Teheran riesce a mantenere e proiettare la propria influenza oltre i confini nazionali attraverso una forte rete informale di alleanze, tra cui gli Hezbollah in Libano e i ribelli Houthi in Yemen.
Gli Houthi sono un gruppo yemenita, etnicamente arabo, il cui credo si colloca nello sciismo zaydita, una corrente distinta da quella iraniana, il duodecimanismo jafarita.
Lo zaydismo presenta una visione meno centralizzata dell’autorità religiosa, pur mantenendo l’idea di una guida politico-religiosa.
Il movimento prende il nome dal suo fondatore, Husayn al-Houthi, appartenente a una famiglia hashemita, che rivendica una discendenza diretta dal profeta Maometto.
Dopo la rivoluzione repubblicana in Yemen del 1962, le comunità zaydita sono state progressivamente marginalizzate dalla vita politica yemenita.
Negli ultimi anni, gli Houthi hanno acquisito visibilità internazionale per gli attacchi contro navi commerciali nel Mar Rosso, come azioni contro interessi legati a Israele e ai suoi alleati in particolare gli Stati Uniti.
Hezbollah invece è un movimento politico e militare sciita attivo in Libano, nato negli anni Ottanta nel contesto della guerra civile e dell’occupazione israeliana del Paese.
Fin dalla sua origine, ha sviluppato uno stretto legame con l’Iran, che ne ha sostenuto la formazione, l’addestramento e il finanziamento.
A differenza degli Houthi, Hezbollah si inserisce nella tradizione sciita duodecimana, la stessa dominante in Iran, e riconosce l’autorità religiosa della Guida Suprema iraniana ed è uno degli alleati più solidi e strutturati dell’Iran.
La successione al ruolo di Guida suprema dell’Iran impatta su un aspetto determinante per il regime: il controllo diretto ed esclusivo di un impero economico tra i più opachi e ramificati del Medio Oriente.
Si tratta del Setad (acronimo in farsi di ‘Sede Esecutiva dell’Ordine dell’Imam’), una fondazione creata nel 1989 da Ruhollah Khomeini, il padre della Rivoluzione islamica, per amministrare le proprietà confiscate dopo la rivoluzione del 1979.
Negli anni, si è trasformata in una gigantesca holding dei pasdaran che investe in ogni settore dell’economia iraniana: immobiliare, banche, telecomunicazioni, assicurazioni, agricoltura, energia ed industria.
Oggi le stime parlano di un impero economico che sfiora i 200 miliardi. Di fatto, in Iran operano due sistemi economici distinti: quello ufficiale dello Stato e quello parastatale del Setad legato direttamente alla Guida Suprema.
Buona parte dei suoi profitti continua a derivare dalla confisca delle proprietà dello Scia’ e di minoranze religiose perseguitate, come i Baha’i, che hanno denunciato espropri per almeno 11 milioni di dollari.
Accanto al Setad operano inoltre i ‘bonyad’, fondi di investimento formalmente caritativi ma di fatto parte integrante dell’architettura economica del potere.
La Fondazione Mostazafan utilizza i bonyad per la costruzione di scuole, la distribuzione di aiuti o il sostegno ai veterani e alle famiglie dei ‘martiri’ e mantiene così una base di consenso tra i ceti più vulnerabili.
La carità è quindi uno strumento politico che serve a mantenere le persone vicine al regime e a creare dipendenza economica.
Sembra che Mojtaba Khamenei il potenziale successore di suo padre come Guida Suprema, che peraltro sembra essere stato ferito, abbia a sua volta accumulato un impero economico.
Impero suddiviso tra Emirati, banche svizzere e beni immobiliari nella lussuosa Bishops Avenue di Londra, solo questi per un valore di 138 milioni di dollari.
I Pasdaran vorrebbero imporre la sua elezione all’Assemblea degli Esperti, l’organo composto da 88 clerici incaricato formalmente di scegliere la Guida.
Questo perché Mojtaba è un fedele dei Pasdaran e la sua nomina garantisce continuità anche sulla gestione dell’economia parallela del regime.
Per fare implodere il sistema, serve che almeno una parte dell’élite dica che bisogna salvare l’Iran anche al prezzo di un cambio di leadership.
Se l’elezione di Khamenei figlio verrà confermata potrebbe essere considerata, da una parte del clero, una forma di nepotismo che aumenterebbe i dissidi interni al regime.
Le renne sono l’unica specie tra i cervidi nella quale sia i maschi che le femmine hanno i palchi.
I palchi, chiamate “corna”, sono strutture non permanenti che crescono in primavera e cadono tra autunno e inverno, dopo la stagione degli accoppiamenti.
Per ke renne questo avviene nei cosiddetti “terreni di parto”: aree dove le femmine danno alla luce i cuccioli, e contestualmente perdono i palchi.
Considerati finora come uno strumento di difesa, i palchi delle renne femmine hanno in realtà un altro scopo.
I ricercatori dell’università di Cincinnati hanno studiato un branco di renne che vive nell’Arctic National Wildlife Refuge dell’Alaska, famoso perché ogni anno compie una migrazione che copre quasi 2.500 km tra andata e ritorno.
Hanno osservato che i palchi caduti dalle renne femmine appaiono quasi sempre smangiucchiati.
Hanno compiuto inoltre una serie di spedizioni tra il 2010 e il 2018 e raccolto 1.567 palchi di renne femmine abbandonati dopo il parto. Di questi, l’86% portava segni di denti.
L’analisi ha dimostrato che il 99% dei 1.347 palchi smangiucchiati erano stati “attaccati” proprio da renne in particolare renne femmine. Il resto dei segni erano invece di vari roditori.
Hanno verificato che i palchi abbandonati contengono vari minerali come calcio e fosforo, che sostengono le renne durante la loro migrazione.
E il fatto che il suolo artico conservi così bene i palchi caduti significa che possono essere consumati anche a distanza di anni: i terreni di parto sono di fatto disseminati di integratori che le renne femmine sfruttano consapevolmente.
I palchi delle renne femmine sono quindi troppo piccoli per essere efficaci nella difesa e il fatto che li perdano proprio dopo il parto, quando potrebbero servire per proteggere i cuccioli, conferma che non hanno alcuna utilità difensiva.
In Italia i magistrati sono funzionari pubblici che esercitano il potere giudiziario. Sì accede al ruolo tramite concorso pubblico dopo la laurea in giurisprudenza.
È un ordine indipendente dal potere esecutivo e da quello legislativo: un magistrato non risponde al governo o ai parlamentari, ma solo alla legge.
I magistrati possono essere giudici, cioè quelli che emettono le sentenze, oppure pubblici ministeri(pm) come magistrati inquirenti che coordinano le indagini della polizia giudiziaria o magistrati requirenti che sostengono l’accusa durante i processi.
Il giudice deve essere nei processi in una posizione di completa neutralità: ascolta le testimonianze, analizza le prove e le perizie e alla fine emette la sentenza.
I giudici servono anche nelle fasi precedenti del processo: è questo il caso dei giudici per le indagini preliminari (gip), che decidono quando ci sono abbastanza elementi per andare a processo.
Di fatto esiste già la separazione delle funzioni: chi entra in magistratura decide se intraprendere l’attività da pm o da giudice e può cambiare idea solo una volta nei primi nove anni.
Cambia funzione qualche decina di magistrati all’anno su circa diecimila, e tipicamente passando dal lavoro di pubblico ministero a quello di giudice.
La riforma Cartabia del 2022 aveva introdotto una separazione di fatto delle funzioni, rendendo più stringenti i vincoli per il passaggio da un ruolo all’altro, pur lasciando che giudici e pm restassero all’interno dello stesso ordine professionale, quindi senza una separazione formale dei ruoli.
Il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) è l’organo che decide sulle carriere dei magistrati, quindi i loro trasferimenti, le promozioni e gli eventuali procedimenti disciplinari. Prende decisioni sia sui giudici che sui pm.
È composto da 33 membri, di cui tre sono membri di diritto: il presidente della Repubblica, che lo presiede, il primo presidente e il procuratore generale della Corte di Cassazione. Ci sono poi 20 magistrati, chiamati membri “togati”, e 10 membrilaici, cioè che non appartengono alla magistratura.
Attualmente la composizione del CSM viene decisa tramite un’elezione che avviene ogni quattro anni. I dieci membri laici sono eletti dal parlamento riunito in seduta comune (quindi Camera e Senato insieme), e vengono scelti tra professori ordinari di giurisprudenza e avvocati con almeno 15 anni di esercizio della professione.
Serve una maggioranza molto alta, i tre quinti dei componenti del parlamento, e questo obbliga i partiti di maggioranza e opposizione a mettersi d’accordo, evitando così che un solo schieramento politico possa determinarne l’esito (di solito i partiti si spartiscono le nomine in base al peso in parlamento).
Per i venti membri togati invece i magistrati organizzano elezioni interne per scegliere due magistrati della Corte di Cassazione, cinque pubblici ministeri e 13 giudici.
L’ANM, l’Associazione nazionale magistrati è il principale organo di rappresentanza dei magistrati, cioè una sorta di sindacato. Di fatto una associazione privata a cui si può decidere liberamente di iscriversi: la quasi totalità dei magistrati è iscritta.
L’ANM si occupa dei diritti dei magistrati, quindi di esporsi per questioni come stipendi, carichi di lavoro, condizioni dei tribunali e via così. In caso di forte dissenso, anche per scelte governative, l’ANM ha pure proclamato scioperi.
Le correnti sono gruppi organizzati all’interno dell’ANM. Sono nati per riunire magistrati con le stesse convinzioni e inclinazioni, vengono usati come luogo di discussione anche su faccende politiche e su temi relativi all’interpretazione della legge.
Le più importanti sono cinque:
– Unità per la Costituzione (Unicost), che riunisce i magistrati più moderati e di centro
– Magistratura democratica, Movimento per la giustizia – Art.3 e Area democratica per la giustizia, che sono le tre correnti collocate politicamente a sinistra
– Magistratura indipendente, che riunisce magistrati tendenzialmente di destra e di stampo più conservatore.
Su circa 9.200 mila magistrati iscritti, circa 2.100 fanno parte di una corrente, poco più di un quinto del totale.
Le correnti hanno influenza sulle attività del CSM, arrivando a condizionarne le elezioni e le decisioni in modo da favorire gli iscritti alle correnti a discapito dei magistrati non iscritti.
Luca Palamara è un ex presidente dell’ANM, esponente di Unicost e membro del CSM.
Nel 2019, durante alcune indagini, vennero fuori conversazioni in cui parlava di nomine nelle procure secondo pure logiche di spartizioni tra correnti.
Palamara fu radiato e diversi membri del CSM si dimisero, ma l’effetto più notevole fu la grande crisi di credibilità della magistratura.