Potrebbe andare me(h)glio

Tutto sembrava andare piuttosto bene… no, rettifichiamo: tutto continuava ad andare in maniera perfettibile ma poteva andare peggio. E quando le cose possono andare peggio, di solito lo fanno. Koris aveva una settimana in cui riponeva abbastanza speranze di riposarsi e/o raddrizzare cose. Si sono raddrizzate? LOL.

Lunedì, giornata potenzialmente campale ma soprattutto decisiva, Aliena ha iniziato a vomitare, o meglio, a gomitare come dice lei (e un buon 80% degli under-6). “Influenza intestinale” si pensava, finché Koris non ha notato un odore di frutta marcia nell’acido e nella pipì. Un odore uscito dritto dritto dagli anni ’90 che evocava un party a base di the zuccherato, cartine di tornasole e Biochetasi. “Sta facendo una crisi di acetone, va alimentata a zuccheri rapidi e poi carboidrati” ha sentenziato Koris, individuo sponsorizzato dal metabolismo veloce e che consuma glucidi come una vecchia Panda in salita. Dubbi, fastidio, “ma io sta cosa non l’ho mai sentita”, “e se poi mangia troppo zucchero?”. Ci è voluto il placet della pediatra, che ha consigliato una cura a base di acqua zuccherata e lecca-lecca. Interrogata su che gusto preferisse, Aliena ha chiesto “un lecca-lecca alla melanzana”, mostrando strane velleità di cucina molecolare. Ad ogni modo vedere Aliena letargica per l’acetone è brutto, ma doverla gestire fra botte di zucchero stile anfetamine e capricci lamentosi non è proprio una passeggiata, ancor meno al nono mese di gravidanza. Comunque tutto bene quel che finisce bene, anche se saccheggia le scorte di biscotti Plasmon.

Dopo aver tentato un certo numero di tecniche senza alcuna validità scientifica per convincere AlienaBis/Akuphenia a presentarsi di testa e non di culo, Koris si è votata alla medicina per tentare la temibile manovra di inversione esterna. Credendoci moltissimo nonostante il tasso di riuscita assai basso. Così, mentre Aliena si metteva a vomitare acido come un mostro di Final Fantasy, Koris giaceva nella sala parto 4 in attesa che una gentile ginecologa incoraggiasse Akuphenia alla piroetta. Nel frattempo un’ostetrica un po’ strega (ne riparliamo dopo) con un tocco magico aveva convinto Akuphenia a muoversi da sola di traverso nella Koris-trippa. “Perfetto, adesso iniettiamo il farmaco per fermare le contrazioni, poi arriverà la ginecologa e finirà la rotazione” ha detto l’ostetrica, prima di uscire. Koris credeva che fosse questione di pochi minuti, quindi ha atteso promettendo ad Akuphenia mari, monti e motorini al compimento dei 14 anni se non si fosse più mossa di lì. Mezz’ora dopo Koris ha chiesto che diamine stesse succedendo, le hanno risposto che c’era un cesareo con urgenza vitale, quindi toccava pazientare. Akuphenia ha tenuto in posizione ancora mezz’ora ma iniziava a spazientirsi, Koris pure. La ginecologa è arrivata scusandosi e dicendo “pare che ci sia un altro cesareo dopo, ma proviamo a girare questa bambina”. Akuphenia se n’era rimasta al suo posto, la ginecologa era ottimista dicendo che si sarebbe sicuramente girata. Solo che Akuphenia si era rotta i coglioni di passare in cavalleria e mentre la ginecologa infilava le dita i Koris-addominali (che non è un’esperienza fastidiosa come si dice, somiglia più a essere pugnalati svariate volte), ha piantato i piedi e si è rifiutata di fare un altro centimetro, restandosene di traverso. La ginecologa ha abbandonato per andare su un altro caso urgente, sentenziando “se resta di traverso nascerà col cesareo”. Nemmeno cinque minuti dopo, Akuphenia se n’era tornata chiappe in basso, testa in alto e dito medio al mondo. E adesso? Boh. Tutto è possibile e a quanto pare deciderà la pazzoide in seconda. Non molto rassicurante.

In questi traffici nei vari uffici della maternità, Koris ha osservato una differenza di attitudine fra le ostetriche a inizio e fine carriera. Le più giovani sono dinamiche, empatiche e sorridenti. Quelle più avanti con gli anni hanno un modo di fare più burbero, ma passato lo shock iniziale hanno qualcosa di più, qualcosa che non ha nulla di scientifico e molto di sciamanico. Koris, per quanto razionale, ha una sorta di ammirazione per quest’aura da balia d’altri tempi che sì, ok la tecnica, ma c’è anche una parte misterica. “I bambini podalici sono di solito determinati, questa qui sembra essere molto determinata” ha sentenziato l’ostetrica-strega dopo il flipping fallito. “Ci sono le linee guida, certo, ma se dovesse avere un cesareo di notte si trova il modo di portarle la bambina mentre aspetta di andare in camera; tanto di notte tutti i gatti sono grigi” ha detto un’altra, davanti a certi dubbi di Koris di dover mollare Akuphenia da sola appena nata. Forse ogni tanto bisogna spegnere la parte razionale e fidarsi.

Insomma, Koris non sa più bene cosa aspettarsi e cosa pianificare, al netto di chi sostiene di non avere bisogno di piani. Intanto il tempo stringe (circa), il girovita pure (al netto di chiunque dica che Koris continua ad essere super tonica grazie ad Aliena personal trainer col piano del dottor Birkenmeier) e… boh, chissà cosa riserva il domani. Ma pure stasera a cena non scherza.

Aspettando Aliena vs aspettando Akuphenia

Aliena non è arrivata subito, come nelle storielle kawaii in cui si chiede un bebé e quello arriva come se fosse consegnato da un servizio Prime. Aliena si è palesata dopo un anno di ricerche e soprattutto dopo una gravidanza non evolutive che si è protratta anche troppo. Insomma, non proprio di che viverla tranquillamente. C’è da dire che Aliena da feto era… piuttosto rassicurante, a suo modo. Ha iniziato con una carrellata di maltrattamenti gastrici che tuttavia in linguaggio biochimico volevano dire “ehi, sono sempre qui, eh” (interpellata sul fatto che la Koris-dieta nel primo trimestre si riducesse a cracker, patate e mele, la ginecologa disse “è piuttosto un buon segno”, come se fossimo nel XIX secolo). Nonostante l’ansia ad ogni ecografia, Aliena è sempre stata “perfetta”: marker genetici ottimi, ogni pezzo al suo posto, posizionata testa in basso dai quattro mesi fino alla fine. Si è fatta sentire per la prima volta una sera di fine dicembre dando battendo tre colpi in stile seduta spiritica, mentre Koris stava ascoltando “Nightfall in the Middle-Earth” aspettando che cuocesse il risotto. L’unico vero momento di stress motivato fu in una serata di febbraio in cui per tre ore Aliena non si mosse, solo per lanciarsi in seguito in un pogo infernale durato tutta la notte. Poi vabbè, ha deciso di nascere con tre settimane di anticipo e incasinandosi col cordone, ma questa è solo la fine della storia.

Ciò nonostante, Koris non ha vissuto bene l’attesa di Aliena. A posteriori, quasi tre anni dopo, può serenamente ammettere che era terrorizzata all’idea di perderla, pertanto non osava affezionarsi troppo a quel parassita alieno che amava le carote, in utero e anche fuori. Era iniziato il settimo mese quando la ginecologa le disse “può cominciare a credere davvero che avrà un piccolo bebé” perché Aliena perfetta sì, ma pur sempre categoria peso piuma (di piccione). Quindi mentalmente il PeriodoMiglioreNellaVitaDiUnaDonnaTM per Koris è durato un paio di mesi o poco più. E un pochino si è odiata per questo, ma ormai era fatta.

Akuphenia non è stata cercata, Akuphenia ha deciso di arrivare e non è nemmeno chiarissimo quale congiunzione di eventi lo abbia reso possibile. Akuphenia se n’è rimasta discreta per due mesi limitandosi a chiedere cibo e a staccare le energie a Koris quando esagerava, sopravvivendo da embrione a grotte non proprio raccomandabili. Koris era abbastanza persuasa che Akuphenia fosse in realtà soltanto stress per una vita frenetica; persino davanti al “oh cazzo” di un test con due righe non rosse ma viola si è detta “niente sintomi, starà andando tutto male”. Almeno finché sullo schermo dell’ecografo non è compraso un esserino che non assomigliava a un gamberetto rachitico, bensì con testa, braccia, gambe, dita e tutto quanto (ma senza Impareggiabile Parte). Messa davanti all’innegabile, Koris si era ripromessa “stavolta non me la prendo troppo”.

Solo che l’universo aveva altri progetti. Il bi-test di Akuphenia era buono ma non buonissimo (forse per questioni di calcolo multi-fattoriali), il test genetico che doveva rassicurare è arrivato vuoto, generando altri giorni di angoscia, per fortuna rientrata. Akuphenia cresceva bene, per quanto Aliena si prendesse gran parte delle attenzioni e delle energie di Koris, lasciata un po’ nave senza nocchiero in gran tempesta. Almeno finché un forzata dieta parigina a capodanno le ha dato un profilo da top model anoressica: non preoccupante, ma meglio farla crescere un po’. Tre settimane dopo Akuphenia aveva messo su un po’ di ciccia, tuttavia visto il suo odio per il mondo si è girata di culo, faccia verso le Koris-budella e che schifo la vita. Per altro c’era un’ombra a livello dell’addome, che poteva essere niente o qualcosa, e come tale andava sorvegliata. Anche lì, poco di cui stare tranquilli e materia per pensieri cupi perché dopo la trentesima settimana un feto non sarà un bambino, però non è nemmeno più quel grumo di cellule che si può lasciare andare con una certa facilità.

Per fortuna, a un esame più approfondito, l’ombra non sembra essere niente di più che una bolla che sta lì, non vascolarizzata, forse più piccola di prima, magari sparirà ancora prima che Akuphenia venga al mondo o al massimo poco dopo. Tuttavia Akuphenia è sempre girata di culo e non sembra avere intenzione di muoversi di lì. O meglio, ci prova ogni giorno riuscendo al massimo a fare mezzo giro, dopodiché si incastra o si incazza, non è chiaro. Koris ha provato alcuni metodi fricchettoni che non hanno portato a molto, se non forse a toglierle le chiappe dal Koris-bacino (e facevano parecchio male). Ormai si confida per lo più nella scienza medica o in qualche divinità ultraterrena.

Aliena, da brava primogenita e primo bebé della famiglia, generava un sacco di hype, attesa e gente pronta a schiavizzarsi in nome della nuova arrivata. Akuphenia è più un “ah sì, c’è anche lei”, che forse è il destino dei figli-bis. E il numero di persone che si ricordano che Koris porta Akuphenia e non i postumi di un oneroso pranzo di natale si contano sulle dita della mano (di un tornitore).

Ormai manca un mese o poco più al termine ultimo per la delivery di Akuphenia e Koris si sente un po’ meh. Non che si aspettasse di trasformarsi nella mamma pancina doc, ma nemmeno vivere questo stato di “sì, sono incinta ma niente di serio” e dover tenere botta su ogni fronte, non solo quello di Aliena. Ma arrivati a questo punto, tanto vale aspettare la fine della storia.

Blitz-nonni

Dopo lunga opera di persuasione, soprattutto perché la permalosa AlienaBis detta Akuphenia mal sopporta i lunghi tragitti compressa in macchina, i Maiores si sono decisi a venire a Marseille. Soprattutto per vedere la nipote un’ultima volta da figlia unica, ma anche per prendere qualche misura per quando Akuphenia non sarà più solo un feto scontroso.

Aliena non era al corrente della venuta dei nonni, solo di una non meglio precisata “shorpresha”. Non si aspettava di vederli apparire dalle profondità del percheggio sotterraneo e sulle prime è rimasta alquanto stupita. Poi, passato un primo momento di smarrimento, è passata alle cose serie: “avete portato la focaccia shecca?” perché sì, belle le reunion di famiglia, ma quando si mangia?

Al netto del teppismo insito nella quasi-treenne, che i nonni preferiscono qualificare di “simpatica”, Aliena si è per lo più comportata nella sua modalità “spot del Fertility Day”. Si vede che la sua modalità “Gremlins” nota anche come “pubblicità per la Durex” è destinata solo a pochi intimi, ovvero calze, mutande e genitori. Soprattutto al ristorante a Aix si è comportata come se fosse un’agente del Gambero Rosso, aspettando un tempo inusitatamente lungo la “pashta con la ciccia”. Questa propensione di Aliena per andare a mangiare fuori pur essendo portata rarament le deve venire dalla genetica di ZiOrso.

Purtroppo mettere l’Amperodattilo e una quasi-treenne assieme significa incentivare un argomento di conversazione sensibile: le deiezioni. Così si sente urlare da una parte all’altra di casa “Nonna, guarda che bello shtronzo che ho fatto!”. Ripresa sulla terminologia, sorride con tutta la sua dentatura ancora incompleta e aggiunge “però shtronzo non si dice”, ricevendo tuttavia la licenza dall’Amperodattilo. “C’è feeling fra noi” continua a ripetere l’Amperodattilo, senza rendersi conto di essere vittima di sfruttamento.

U Babbu viene usato per lo più come lettore o per giocare a calcio al parco, con gran dolor di cuore di genitore#1. Ah, anche come chauffeur perché Aliena pare apprezzare molto la guida flemmatica e la macchina col tettuccio apribile. Continua a chiamarlo imperante per riportarlo all’ordine, conoscendo la sua naturale distrazione.

Akuphenia è il convitato di pietra che c’è ma non c’è. E nonostante le insistenze dell’Amperodattilo, è sempre senza nome.

Koris ha un po’ di apprensione all’idea di dover lasciare la piccola manipolatrice ai tre presunti adulti. Non tanto per Aliena, quando per tutto il resto del globo. Ma del resto che alternativa c’è?

Stoppete

Quando Aliena era in fabbricazione, Koris aveva ritardato il congedo per maternità di tre settimane, un po’ per recuperarle in estate nel post-parto, un po’ per pressioni di ex-Capo Giuseppi che la incoraggiò caldamente a farlo davanti a tutto il laboratorio per “serietà verso i progetti” (si spera che ex-Capo Giuseppi stia pagando tutte le sue stronzate con gli interessi). C’è da dire che la sera Koris smetteva di lavorare e si spalmava sul divano come un blob di trippa e odio per il mondo, senza dover rendere conto a nessuno o quasi. Adesso invece si ritrova un esigente individuo piuttosto basso con folkloristiche richieste del calibro “Leggiamo il libro dei cubozoa in braccio!” (che poi in verità è un bellissimo libro sui pesci brutti e non; e Aliena si è convinta di essere una murena a nastro), “Facciamo le tagliatelle e Cthulhu col Didò” (esiste un set del Didò per idoli blasfemi?), “Facciamo swaaaam swaaaam con le shpade lasher” (che poi sarebbero i tubi della pellicola per alimenti) più varie ed eventuali. Il tutto se possibile in posizioni che non prevedono l’avere trippe abitate verso il termine. Insomma, non la cosa peggiore dell’universo (chissà se qualcuno commenterà un “ah, sei fortunata, mio figlio voleva che facessi banjee jumping con lui al nono mese!” beccandosi un meritato “esticazzi?”), ma nemmeno il blob sul divano.

Quindi quando Koris, all’ultima ecografia, ha evocato la possibilità di ritardare la maternità, la ginecologa l’ha guardata con lo sguardo delle pessime idee e ha sentenziato “stavolta è meglio di no”. La ginecologa è una persona saggia perché Koris non conosce istinto di autoconservazione. Si ricorda inoltre al pubblico che Aliena frettolosa è nata con tre settimane d’anticipo, dopo appena 10 giorni dall’inizio della maternità, quindi forse meglio non ripetere l’esperienza.

AlienaBis/Akuphenia è già incazzata con la vita e nessuno si sente di darle torto. Girata di culo, faccia nascosta verso le Koris-budella, probabile dito medio in canna, andatetuttiaffanculopreventivo. Koris ha l’impressione che stia tentando delle grandi manovre ma non sembra essere molto efficace. Da una parte si dice che se Aliena non fosse stata il rainbow baby perfetto, AlienaBis non avrebbe mai avuto possibilità di tentare di esistere. Per inciso, l’unico tentativo onomastico per AlienaBis viene da sua sorella che vorrebbe chiamarla Chtulhu-Roberto, impossibile farle cambiare idea. Del resto Koris tre decenni fa voleva chiamare fratello Orso “Alessandro Beccogiallo”, quindi è forse è la tradizione di famiglia.

C’è una lunghissima lista di cose da fare, eventualità da tamponare, liste delle liste di cose da preparare. C’è tuttavia chi ha delle priorità un po’ sballate e una schiera di persona che si raggruppa sotto l’egida del “non ci ho pensato”. Gli ormoni di Koris la fanno vivere perennemente nello stato mentale della Germania nel 1914, non ha ancora invaso il Belgio solo perché se c’è tempo di merda in Provenza figurarsi nelle Fiandre.

Si spera che questo periodo di stop prima dell’arrivo di AlienaBis/Akuphenia le restituisca un po’ di tranquillità mentale. E no, non suggerite pratiche yoga, zen o fricchettone che l’unico zen concepito è quello dell’incazzoso monaco Nichiren.

Tieni duro ma forse no

Koris voleva scrivere un post. Koris voleva scrivere, a dire il vero, un certo numero di post. La maggior parte parlavano di quanto la vita faccia un po’ schifo, uno sul fatto che l’editore del malloppo (dopo vicissitudini non proprio logiche) ha deciso di tirarsi indietro, uno forse su Aliena e altalena speleo. Tuttavia la vita ha deciso di rendere le cose difficili, quindi avete visto post da queste parti? Ecco, appunto.

Soprassediamo sui casini editoriali dal malloppo. Gli addetti ai lavori sono stati informati, nessuno trova una logica o una maturità a certi comportamenti ma non ci sono le energie psicofisiche per fargli passare un brutto quarto d’ora. Alla fine vale il solito mantra nella vita: chi fa da sé fa per tre. Malloppo#1 avrà una copertina nuova (e decente) a inizio maggio, Celia lo impaginerà con un font decente e uscirà in self-publishing appena pronto. Malloppo#2 seguirà a ruota o a settembre, a seconda delle preferenze del pubblico. Koris vorrebbe tornare a scrivere Clerical Vibes e settordici racconti a tema “orrori cosmici sulla costa ligure” (che di sicuro qualcuno ha già fatto), ma non ha né il tempo né le energie. Questo perché?

Un po’ perché è sempre incinta e attualmente alle soglie dell’ottavo mese di gravidanza. Koris si sente serenamente di annunciare che odia essere incinta e che gli ultimi due mesi andrebbero passati in sedazione profonda. Per di più, se già la prima gravidanza è una fottuta operazione di marketing ingannevole in cui ti spacciano self-care sul divano e tisane (quando invece nella migliore delle ipotesi è sentiersi una balena spiaggiata, trascinandosi penosamente da una parte all’altra), la seconda è “fare tutto come prima, ma con l’aggravante della trippa ingombrante, perché spiegare la self-care a una quasi treenne è un inutile esercizio di retorica”. “Delega e prenditi cura di te” dice il/lo/la/i/gli/le basic influenzer dell’instragram; che è fattibile se vivi in un modello familiare anni ’60 con i nonni al piano di sotto, oppure con un conto in banca che ti permette di evocare un esercito di baby-sitter. Un po’ meno se la routine quotidiana è un parkour (sempre con la panza) fra impegni suoi, tuoi e qualunque fottutissimo intoppo l’universo stronzo ha deciso di metterti davanti. E con qualunque si intende proprio qualunque. Self-care tre quarti di minchia, è già qualcosa arrivare vivi a fine giornata e collassare mezz’ora dopo aver narcotizzato l’Alienottola.

AlienaBis detta Akuphenia pare sia già incazzata con la vita (e diamole torto), quindi si è piazzata culo verso l’uscita come a dire “col cazzo che mi fregate a tirarmi fuori di qui” (e diamole torto, episodio due). Chiunque ha già detto a Koris che è troppo presto per tirare conclusioni, che può ancora girarsi e rigirarsi sei volte come una frittatona di cipolle. Però Koris sa che Aliena, forse con più fiducia nel mondo che l’avrebbe accolta, si era messa testa avanti al quinto mese e non si era più mossa. Ergo è un’altra fonte di stress che nessuno si calcola perché “è presto”; ci sarebbero milioni di pratiche dolci per incoraggiare Akuphenia a fare le capriole, ma rientrano tutte nel faldone “self-care improbabile” di cui sopra. Perché se devi trovare il tempo in agenda per andare a pisciare, figurati se lo trovi per yoga, meditazione, negoziati con feti con le palle girate. Ah, e Akuphenia gioca nella categoria pesi minimi. Non che Alienottola fosse una gigantessa, anzi, tuttavia la cosiddetta “shorelliiiiiina” all’ultima ecografia aveva un perimetro addominale da fare invidia a Kate Moss. Non c’era ancora da allarmarsi, ma insomma, Koris doveva provare a tenere qualche energia e qualche carboidrato per far prendere massa ad Akuphenia. Magari lasciando un po’ presa sul lavoro…

LOL. Perché il merdone lavorativo giunto proprio prima di natale forse si è risolto adesso. A colpi di giornate di troppe ore, scambi troppo intensi, organizzazioni che vanno a Troie (località vicino a Castelnaudary), dubbi esistenziali e poco, pochissimo tempo per tirare il fiato. Koris ha ascoltato in loop “A lifetime war” un numero spropositato di volte, chiedendogli chi cazzo glielo stesse facendo fare, per altro all’ultimo trimestre di gravidanza. “Fatti mettere in maternità anticipata” direbbe l’universo. Ok, preparatevi che questa è difficile e necessita di calcoli cabalistico-previdenziali. Koris in realtà dovrebbe posticipare di tre settimane l’inizio del suo congedo, per attaccarle al post-parto in estate e veleggiare fino al mese di luglio in cui dovrebbe entrare in vigore il nuovo congedo pagato previsto in verità per gennaio 2026 (però una certa corrente destrorsa è lesta a togliere sussidi quanto lenta a introdurne nascondendosi dietro il dito della fase pilota, test, preliminare… questo non è un blog poltico, ma potrebbe diventarlo) e tenersi Akuphenia nei perigliosi e deserti mesi di luglio e agosto. Quindi col cazzo andare in maternità anticipata perché no, il welfare familiare su cui si basa tutto il bacino del Mediterraneo non è un’opzione. Se fosse andato tutto come previsto e non fosse scoppiato il merdone pre-natalizio, il carico mental-lavorativo di Koris sarebbe stato compatibile con la trippa che avanza e il congedo ritardato. Così… boh, scopriremo la settimana prossima se Akuphenia ha un futuro come supermodella di Prada o se Koris può continuare ad ammazzarsi dietro a un computer. Postilla polemica: non è che perché il tuo lavoro non prevede di scaricare cassette al porto allora è compatibile col fare millemila ore anche se incinta. E no, non si vuole sminuire nessuno/a/um in una gara al massacro “il mio lavoro non si può fare incinta, il tuo sì”, si dovrebbe piuttosto fare fronte comune per non dover passare mesi di sofferenza con la scusa “tanto hai il culo seduto” (ma il cervello no), di fronte a una classe politica che vuole il riarmo demografico continuando a considerare qualunque cosa legata alla maternità per una richiesta di fancazzismo istituzionale. Sì, questo non è un blog politico, lo abbiamo detto.

In tutto ciò Koris non ha tirato in ballo lo scatolone del “varie ed eventuali” in cui si sono annidati i casini della vita quotidiana, le giornate in cui Aliena è un gremlins da chiudere nel microonde, gli scazzi, i momenti del vorrei-piangere-ma-non-posso, la grande del piaga del “tu sarai anche incinta, ma io sono stanco/a/um”. Poi sarà vero quello che dicono, che la gravidanza è il momento in cui bisogna essere egoisti. Solo non per chi porta il feto.

P.S. No, Akuphenia non ha ancora un nome.

Akuphenia

Come già detto in più e più sedi, l’Amperodattilo è una bestia curiosa. E la sua curiosità non ammette ignoranza, nemmeno quando effettivamente nessuno possiede l’informazione desiderata. Allora piuttosto se la va a cercare, anche con metodi non proprio ortodossi e forse non proprio efficaci, ma tant’è. Durante le vacanze di Natale non si dava pace di non conoscere il futuro nome della futura AlienaBis. Ora, tale nome non è definito, resta a tutt’oggi un mistero eleusino, un dilemma senza soluzione, qualcosa che non può essere rivelato ai comuni mortali perché… non c’è.

Tutto questo può far demordere l’Amperodattilo dai suoi propositi? Ovviamente no. Una sera ha bloccato sul divano Koris e U Babbu (per solidarietà, forse) per tentare di estorcere una confessione con metodi da Inquisizione. Visto che non stava ottenendo risultati, ha iniziato a scorrere qualunque sito a tema “nomi per baby Aliene”, seguendo la tecnica del “hit or miss” detta anche a “cazzo di cane”: se li giro tutti finirò ben per trovare quello giusto.

Amperodattilo: Chiara
Koris: ma se sei sempre tu a parlare di Chiara Riccio, neonata scurissima e liscissima piazzata accanto a me nel nido dell’ospedale di Merdopoli! Se la chiami Chiara come minimo esce nera. E se la chiami Gaia, sarà incazzata a bestia
Amperodattilo: Elena!
Koris: Elena era già escluso per Elena di Troia, ma adesso che ho scoperto Elena Lekapene ancora di più
Amperodattilo: allora Teodora
U Babbu: Teodora era un po’ bagascia, eh…
Koris: se vuoi un’imperatrice bizantina a me va bene Eudoxia
Amperodattilo: ma non dire belinate! Giulia, Giulia va bene…
Koris: Giulia è carino, ma pure in francese Julia è inflazionato: chiami tua figlia al parco e si girano venti bambine
Amperodattilo: Zoe!
U Babbu: come la Renault elettrica…?
Amperodattilo: Astrid…
Koris: non la posso chiamare Astrid, era il nome di un reattore a neutroni rapidi poi mai realizzato
Amperodattilo: Brigitte!
Koris: come la moglie di Macron?
U Babbu: o come quella fascistissima della Bardot
Amperodattilo: Sole, Soledad…
U Babbu: uh, no che poi escono quelle locuzioni terrificanti come Amanda Sole o Maria Luna…
Amperodattilo: Jessica?
Koris: certo, come la squinzia di “Viaggi di Nozze”
U Babbu: io mi oppongo a tutti quei nomi ormai coatti stile Jessica, Debbbborah, Samantah…
Amperodattilo: Acu… Acu… (momento di esitazione) Acufene! Che razza di nome è Acufene?

Silenzio in sala, la domanda resta sospesa nella cupa aria serale.
“Amper, hai letto la pubblicità del sito”
L’Amperodattilo inizia a ridere. Koris inizia a ridere. U Babbu sogghigna mezzo addormentato. L’Amperodattilo sta per pisciarsi addosso dal ridere. “Smetti di ridere così che svegli tua nipote” le intima Koris. L’Amperodattilo si piega a metà, corre “fino a pisciare” (come dice la volgarissima Aliena), poi torna a distribuire colpe. “Scemi, mi avete fatto leggere liste per sei ore e mi si sono incrociati gli occhi” intima agli altri due prima di ricominciare a ridere.

Ma ormai il danno è fatto. La povera AlienaBis, più o meno ignara, è ora conosciuta col soprannome di Akuphenia per colpa di nonnAmper. Akuphenia con k per suonare esotico, ph per sembrare raffinata e la a finale per un tocco di italianità. Se AlienaBis, ormai conosciuta come Akuphenia (Akuphenia Bismark per Celia), nasce incazzata col mondo ha tutte le ragioni di esserlo.

Non i migliori auspici

Ultimo giorno di vacanza e Koris negli ultimi quindici giorni si è riposata da “no” a “col cazzo proprio”. La permanenza parigina le ha dato un colpo di grazia fisico, morale, psicologico, psionico e qualunquistico. Soprattutto alla Koris-pazienza. Il 2026 potrebbe essere l’anno del “mobbastaveramenteperò” e delle risposte un filino troppo sincere e senza filtro. Dopodiché forse Koris si sentirà in colpa, ma forse ci sarà meno pressione sulla valvola cerebrale che ha più volte rischiato di saltare negli ultimi giorni.

L’idea di ricominciare a lavorare, da una parte, è quasi consolante. Dall’altra il pensiero di quegli inventari isotopici che sono così e nessuno sa perché dà la stessa prospettiva che trovarsi su un rullo trasportatore diretta a una pressa idraulica. Ad ogni modo, non se ne esce vivi. In maniera molto egoista, l’Aliena almeno ritroverà la sua routine, i suoi amichetti e la sua vita che a due anni e mezzo non fa così schifo. E sì, può esistere questo meraviglioso concetto secondo cui una nanerottola di nemmeno un metro sta bene anche al di fuori della cerchia familiare. “Uh, ma allora non le vuoi bene se non la vuoi sempre con te!” e sarà sicuramente così, grazie per questa opinione da archiviare alla N di nonmenefregauncazzo.

La verità è che fino a fine novembre c’era una prospettiva. Una prospettiva stupida, perché alla fine scappare per 24 ore per andare a un concerto non è esattamente una cosa a cui due adulte (?) dovrebbero aspirare. Ma tant’è, quello c’era, “non posso farmi arrestare/scappare in Patagonia cilena/farmi uno shottino di candeggina, a novembre dobbiamo andare a vedere i Sabaton”. Per il 2026… boh. E no, AlienaBis non è una prospettiva, soprattutto non si accolla una prospettiva di salvezza altrui a una personcina che non sa nemmeno decidere se cacarsi addosso o meno. Meglio accollarla a cinque metallari cazzari.

E questo post doveva essere molto più lungo, ma Koris oggi si sente come burro spalmato su troppo pane, quindi ci si rilegge al prossimo rant.

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