
Titolo originale: Billy Summers
Titolo italiano: Billy Summers
Autore: Stephen King
Pagine: 545
Prima edizione: 2021
Edizione italiana: traduzione di Luca Briasco (Sperling & Kupfer, 2021)
Il libro
Billy Summers è un sicario che si vede costretto a costruirsi una nuova identità per compiere “l’ultimo incarico della sua vita”. Tra pagine di memoir e momenti di quotidianità, Billy si lega alla comunità in cui si finge uno scrittore e trova, suo malgrado, connessioni umane inattese. Ma l’imponderabile è dietro l’angolo, pronto a rimescolare le carte in tavola.
L’autore
Stephen King non ha bisogno di presentazioni: il Re del Brivido, autore di decine di titoli divenuti pietre miliari della narrativa contemporanea, qui si cimenta con un romanzo che, pur lontano dall’horror puro, conserva il suo talento per i personaggi e la costruzione atmosferica. Billy Summers è uno dei suoi lavori più “umani”: meno mostri soprannaturali, più declinazioni della colpa, dell’amicizia e della redenzione.
Citazione
«L’idea che gente cattiva lo paghi per togliere di mezzo altra gente cattiva non rappresenta un problema per lui. In sostanza, si ritiene un netturbino con un’arma in mano.»
Considerazioni
Eccomi di ritorno su queste pagine con il primo articolo del nuovo anno. E lo so che siamo ormai a metà febbraio, ma il lavoro è aumentato come non mai, riducendo molto il mio tempo libero.
Dunque, passiamo alle mie impressioni sul libro. Che cosa mi porto a casa da Billy Summers? In primo luogo, la sensazione che King sappia ancora costruire un personaggio capace di farsi ricordare: Billy è complesso, acculturato (legge molto), pieno di rimorsi e, soprattutto, molto umano.
Una prima parte che si concentra sulle relazioni che Billy instaura con le persone che incontra, sulle piccole scene di vita quotidiana che servono a mascherare il suo scopo e a mostrarci che dietro la facciata del “professionista” c’è un uomo che lotta con un carico di sensi di colpa. In questa parte del racconto ho apprezzato e odiato – in egual misura – le sezioni in cui Billy scrive il suo “romanzo autobiografico”: una narrazione in cui riecheggia, a tratti, una vaga eco di Stand by Me — o, se preferite, dei Perdenti di Derry — nella costruzione delle amicizie e nelle micro-saghe comunitarie. D’altro canto, però, ho trovato questa fase di costruzione meno potente rispetto al resto del romanzo, pur riconoscendone l’importanza.
Il secondo atto, invece, cambia completamente – e inaspettatamente – registro: un incontro casuale sconvolge i piani del protagonista, e trasforma la sua vicenda in qualcosa di molto diverso dalle premesse iniziali.
La terza parte, e in particolare il finale, mi ha invece ripagato di qualche passaggio a vuoto della parte centrale. Le ultime trenta pagine, in particolare, costruiscono un parallelo fra finzione e realtà che ho trovato molto convincente e soddisfacente.
Riassumendo, Billy Summers è un romanzo solido, scritto con mestiere, che mette al centro un antieroe segnato dal passato e alla ricerca di una forma di redenzione. Non è il miglior King che abbia letto, ma è un buon libro, capace di tenere incollato il lettore e di restituire, alla fine, una chiusura soddisfacente.
Voto: 7/10
Consigliato a chi: Ama i noir caratterizzati da personaggi complessi, ai lettori affezionati a Stephen King in cerca di un King “umano” più che soprannaturale, ed a chi apprezza storie di amicizia, rimpianto e redenzione.








