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20/12/20
-5 a Natale
15/12/20
-10 giorni a Natale
Io continuo a limitare le uscite allo stretto indispensabile, scelgo gli orari meno affollati e pianifico con cura l'itinerario (mi auto proclamo stratega dello shopping fisico), entro con lista alla mano per ridurre i tempi di stazionamento e sanifico le mani ogni volta che entro ed esco da un negozio. Tutto molto stressante, torno a casa stanca come se avessi affrontato la mezza maratona e con la pelle delle mani arrossatissima che invoca clemenza, acqua e sapone e crema idratante. Le uniche uscite extra sono quelle per andare dal dentista... 'na botta de vita pazzesca: ogni volta mi tira via un molare :(
Tra sortite disinfettate e acquisti on line ho chiuso la lista dei regali già lo scorso venerdì e mi limito a monitorare gli ultimi pacchi vaganti affidati al corriere.
A proposito di acquisti on line.. avevo bisogno di una salsiera con piattino (che mi sono scocciata ogni anno a chiederla in prestito a mia madre e vivere con l'ansia di danneggiare la sua salsiera antica) il 30 novembre (seiv de deit!) su un noto franchising nazionale ne trovo una semplicissima: tutta bianca con piattino, decoro molto simile a quello del servizio buono, costo ragionevole. Opto per il servizio "clicca e ritira in negozio". Dopo 11 giorni e due solleciti al servizio clienti, finalmente arriva la comunicazione che il mio pacco è arrivato in negozio e posso ritirarlo; vado, e per non rimanere più del necessario evito di aprire e controllare il pacco in negozio. Torno a casa, apro il pacco e.... C'E' SOLO IL PIATTINO!
SUL SERIO? CI HAI MESSO 11 GIORNI PER PREPARARE UN PACCO E SEI RIUSCITO A DIMENTICARE DI INFILARE LA SALSIERA NELLA SCATOLA ?
Avviata la procedura di segnalazione del disservizio ho ricevuto una mail (automatica?) nella quale mi dicono che verrò contattata quanto prima... 4 giorni e tutto tace :(
Chiudiamo con un nota positiva: ho ricevuto in dono il delizioso Quaderno delle liste di Natale di Valefatina del blog Brodo di Coccole.
09/12/20
Sapevo che...
...sarebbe successo prima o poi ma ha fatto tanto male lo stesso.
Ho visto su Instagram una foto particolare ed ho pensato: "telefono a papà" e immediatamente dopo il pensiero: "non c'è più!" accompagnato da un dolore allo stomaco come se mi avessero sferrato un pugno.
Mi manchi.
02/12/20
Dicembre!
24/11/20
Illusioni, delusioni e...rivincite
In un primo momento proviamo a sollevarlo ma ben presto ci rendiamo conto che 30 chili di pacco da portare a piedi fino a casa non sono esattamente una passeggiata di salute quindi lo carichiamo in macchina e amen!
Esaltata come non mai comincio a fare spazio in salotto, sposto un paio di mobili e tappeti e finalmente arriva il momento tanto desiderato: monto il "tronco" e poi pian piano i vari rami a gancio, rigorosamente dall'alto verso il basso, verso le 23.30 sono a meno di un terzo del lavoro e, sveglia dalle 5,30, sto crollando dal sonno.
18/11/20
Addio "nanerottolo"... o forse no.
Il primo anno da sposata non ho fatto l'albero di Natale, avevamo subìto un lutto recente molto doloroso e non c'era la minima voglia di festeggiare.
L'anno successivo avevo già una neonata in casa e decidemmo di comprare il nostro primo albero.
Incursione in un un grande magazzino con bambina nel marsupio e marito a seguito.
Avevo già ben chiari i requisiti: l'albero (rigorosamente artificiale visto che ad addobbare quelli naturali mi si riempie la pelle di piccoli puntini rossi) doveva essere fronzuto, con aghi resistenti per durare negli anni senza spelacchiarsi e soprattutto alto, molto alto perché vivo in una casa antica e i soffitti misurano circa 4 metri.
Abbiamo trascorso un'ora ad esaminare attentamente la qualità e la forma dei vari alberi esposti e alla fine scelto l'albero ideale: un po' più caro degli altri ma di ottima fattura, robusto e resistente.
Tornata a casa, emozionatissima, comincio a montarlo e, sempre più perplessa, mi rendo conto che nonostante il suo metro e ottanta, in proporzione all'altezza dei soffitti, l'albero risultava un nanerottolo.
In risposta al mio piagnucolio "...maaa sembraaavaaaa più altooooo!" marito domanda: "non ti sei accorta che tutti gli alberi erano esposti su una pedana alta almeno 60 centimetri?"
Cala un silenzio gelido mentre visualizzo l'esposizione degli alberi; poi la triste presa di coscienza: impegnata ad esaminarli uno per uno, non avevo dato peso alla presenza della pedana.
Superato il trauma (e senza nessuna scusa per comprarne uno nuovo visto il prezzo) anno dopo anno il nanerottolo è stato montato ed addobbato con amore, ma in fondo al cuore c'era sempre il rammarico di non aver fatto attenzione alla pedana. Oltretutto la qualità, requisito fondamentale al momento dell'acquisto, era davvero buona e per oltre 20 anni non ci sono stati cedimenti.
Alla fine del 2018 ho preso LA decisione: avrei messo da parte una piccola somma ogni settimana in modo da arrivare a novembre 2019 con la cifra necessaria per acquistare l'albero dei miei sogni ma la morte di mio padre, in febbraio, ha cancellato la voglia di feste, alberi e quant'altro e il Natale dello scorso anno è trascorso piuttosto sottotono
Quest'anno ho rotto gli indugi e l'ho comprato: 3 metri di splendore (senza pedana XD) che tra qualche giorno prenderà il proprio posto in salotto.
Ho un po' di ansia da prestazione: basteranno gli addobbi e luci che già possiedo?
Risposta di marito e prole in coro: abbiamo materiale per addobbare 3 alberi di Natale!!! O.O
Vero, negli anni ho accumulato parecchi addobbi...quasi quasi mi sta venendo una mezza idea... l' albero nuovo in salotto e il nanerottolo nell'ingresso!
Basterebbe aspettare che si addormentino tutti e metterli davanti al fatto compiuto.
MUAHAHAH
Seguono aggiornamenti...
09/11/20
"Frolli" punti di vista
Durante l'infanzia sono stata la disperazione del nonno paterno.
La domenica mattina lui, rasato di fresco e profumato di dopobarba, passava a prendermi e insieme andavamo in edicola e in pasticceria, ordinava i dolci per tutti e poi mi pregava di scegliere un dolcetto.
Restavo lì indecisa, a fissare la vetrina e alla fine sceglievo a caso qualcosa che poi regolarmente a casa, con somma delusione del nonno, non avrei mangiato.
Non mangiavo dolci, non mi piacevano, mi limitavo a leccare via le fragole dalle paste e mi dannavo quando addentavo una fragola di martorana (pasta reale) che non sapeva di fragola ma di mandorla.
Negli anni ho recuperato (troppo) e se fosse per me i dolci li servirei al posto degli antipasti quando, non ancora sazio, li puoi gustare in tutto il loro splendore.
Sono davvero pochi i dolci che non mangio: i macaron, tutti i dolci con la banana (sia nell'impasto che tra le decorazioni) e lei, la più amata dagli italiani, la pasta frolla.
Io detesto la frolla, ancor di più quella "montata" e più che mai quella che "ci ho aggiunto un pizzichino di lievito per renderla più morbida"!
Ovviamente non la preparo quasi mai se non per accontentare marito che ogni tanto riemerge dalla monomania della torta di mele e chiede la crostata alla marmellata. Seguono lunghe trattative nel corso delle quali io propongo numerose alternative e lui resta arroccato sulla crostata. La discussione si conclude sempre con lo stesso scambio di battute:
Lui: non la vuoi fare perché non ti viene bene! (😒 se non mi viene bene perché la mangi?).
Io: non la voglio fare perché non mi piace!
E non è una bugia: se una cosa non mi piace non riesco a cucinarla e mi capita anche con i cibi salati.
Quando cucino ho bisogno di amare quello che faccio, di essere incuriosita da un cibo nuovo, di pregustare il risultato...non parliamo poi dell'umore che condiziona il risultato finale. Posso preparare dolci se il mio umore è neutro, se sono felice, se sono triste, ma è meglio che mai io prepari dolci se sono incazzata; il risultato è spaventoso e qualche volta finisce dritto nella pattumiera.
Arrivata a questo punto la domanda sorge spontanea: sono l'unica che ha questo legame tra l'umore, il piacere e il cibo o capita anche a voi?
Se ne avete voglia fatemi sapere.
Ciao.
05/11/20
Karma...e sangue freddo
I dpcm sono ormai diventata l'unità di misura dello scorrere del tempo in questo anno che difficilmente dimenticheremo.
Tra un dpcm e l'altro il mese di ottobre è scivolato via velocissimo e ci ritroviamo a novembre con una nuova serie di restrizioni nel tentativo di rallentare i contagi che ormai anche qui in terronia stanno diventando, purtroppo, pane quotidiano e cominciano a colpirci da vicino: non passa giorno senza che arrivi la notizia che qualche parente, amico, conoscente, collega è risultato positivo al tampone.
In famiglia si cerca di mantenere il buon umore e la speranza, si esce pochissimo e solo per lo stretto indispensabile, cerchiamo di proteggere le nonne che ormai non vediamo da oltre una ventina di giorni con la speranza di poterci riunire senza pericolo almeno per le feste.
Personalmente cerco di non farmi prendere dal panico e dalla disperazione; affronto un giorno alla volta sforzandomi di pensare positivo, di cercare la bellezza e i pensieri positivi, impegnandomi in nuovi progetti che mi tengano occupata: uncinetto, gruppi di lettura, corsi on line di bon ton (non è mai troppo tardi per diventare una donnina a modo), pianificazione del Natale a dita incrociate (nuova disciplina legata all'andamento dei dpcm).
Mi rifiuto di farmi contagiare da quella che sembra essere diventata la moda del momento soprattutto sul web: sfogare sugli altri la propria frustrazione.
A marzo si diceva che saremmo usciti migliori da questa pandemia, sono passati sei mesi, la pandemia è ancora in corso e mi sembra che la gente faccia a gara per dare il peggio di se: su qualsiasi social è tutto un fiorire di offese, cattiverie, malignità. Urla virtuali che però hanno anche loro un lato positivo: mi aiutano a capire molto velocemente con chi non voglio interagire.
Non parliamo poi dei detentori-illuminati-tuttologi delle Verità Assolute (faccia di me perplessa e leggermente schifata). Recentemente ho scoperto una cosa bellissima che mi ha aperto gli occhi su determinati atteggiamenti e mi ha fatto ridere pensando ad alcuni soggetti dell'entourage familiare, si tratta del cosiddetto Effetto Dunning-Kruger cliccate sulle parole in grassetto e vi si aprirà il link che vi consiglio di leggere ;)
Ma il karma che c'entra? C'entra, c'entra!
Per una vita ho schifato e snobbato Facebook, avevo un account, creato giusto per tenere d'occhio la figliolanza, che poi ho cancellato senza neppure togliere la ragnatele quando i ragazzi hanno abbandonato FB.
Poi è arrivato il secondo dpcm d'autunno (suona romantico ma non lo è) e hanno chiuso le palestre, a questo punto la struttura dove seguo i corsi di power yoga ha pensato bene di continuarli on line e tra tutte le meravigliose soluzioni messe a disposizione dalla tecnologia moderna ha scelto FB.
Perplessa e incredula ho dovuto fare buon viso a cattivo gioco e pur di continuare (l'inattività del primo lockdown non ha fatto bene alle mie articolazioni) ho creato un account sul social che più detesto.
Se non è karma non so come chiamarlo!
18/10/20
...isti
Negazionisti, complottisti, menefreghisti, edonisti, polemisti.
Tanti "isti" un solo grande risultato: stanno tornando le restrizioni anti-contagio con mini lockdown, orario di chiusura anticipato per diverse attività, mascherine obbligatorie all'aperto, divieti vari ed eventuali.
Ed eccomi qui con "l'ansietta" che si sta nuovamente arrampicando sulla spalla a pensare freneticamente come riuscire a comprare per tempo e in maniera meno traumatica possibile i regali di Natale, a modificare per la quarta o quinta volta i festeggiamenti per i 50 anni del Bello (di questo passo festeggerà da solo chiuso in cucina) a cercare di organizzare le prossime settimane cercando di anticipare e concentrare nel minor tempo possibile analisi, visite mediche e impegni vari.
Attività mentale piuttosto vivace (anche se il risultato è un enorme stato confusionale che non aiuta per niente) mentre in realtà vorrei nascondermi sotto le coperte e sbucare fuori quando tutto questo sarà finito.
15/09/20
Bentornato Settembre
In agosto avrei potuto scrivere parecchio ma sarebbero stati post malmostosi, pieni di insofferenza, fastidio, nervosismo, stanchezza, dolore e rabbia.
Mi sono detta che non valeva la pena di lasciare traccia di tutto ciò, che mettere nero su bianco tutti quei sentimenti negativi sarebbe stata solo un’inutile perdita di tempo il cui unico risultato sarebbe stato dare un’importanza eccessiva a cose, fatti e persone che non la meritano affatto.
Ho lasciato scorrere i giorni e nel frattempo ho raccolto, custodito e curato piccoli istanti preziosi di bellezza e gioia.
Voglio che di questa estate lunga e anomala restino le emozioni gradevoli come la bellezza effimera delle nuvole, delle onde e dei fiori
04/08/20
Ringraziamenti e piani di fuga

15/07/20
DIETA VIRTUALE E PESCI EXTRACOMUNITARI

























































