Il grande sonno sta finendo ora

Ridestatevi dunque dal grande sonno. Rompete la placenta che vi imprigiona e il primo respiro sarà la pugnalata che vi darà la vita. Il pianto saprà di vittoria. Rompete le corde del necessario, abbattete tutto quello che vi sembra obbligatorie e d’un tratto non lo sarà più. Siate liberi per la prima volta, siate combattenti per la Vita, siate come il pesce che prova a volare.
Sia l’abitudine la più insolita delle usanze, sia casa vostra il mondo, sentitevi parte dello Splendore, guardate ogni cosa come se fosse la prima volta con gli occhi del neonato. Diffidate di chi spiega, di chi argomenta, di chi dà le proprie ragioni, di chi prova a convincervi, chiudete la bocca a chi è sicuro di quello che dice, non siate timidi, siate predatori dei pedanti. Perché non ci sarà ragion che tenga una volta vista, anche solo per una sola volta, la Vita vera. Non ci sarà gabbia che riuscirà a tenervi chiusi, non ci sarà guscio di infamia che riuscirà a proteggervi, una volta che lo Splendore dell’esistenza sarà davanti ai vostri occhi, esso si ergerà come un’opera monumentale, indistruttibile ed eterna di cui non riuscirete a fare a meno. Una forza magnetica e attrattiva renderà la vostra vecchia vita da detenuti insopportabile. Il richiamo che grande monolite eterno della Vita vi richiamerà a se e vi indicherà, con la sua enorme statura, il cuore del mondo chiamato Gusto.
Il giusto e lo sbagliato sono solo modi diversi di dire Vita, tutte le parole sono solo accezioni quasi identiche di dire Vita, e a quella si tenda senza limitare i propri occhi. Chi cerca di insegnarci la morale, le regole, i significati sarà solo un padrone di pecore tutte uguali, sarà un misero ciarlatano che proverà a rinchiudere il turbine di passioni (che non è altro che la Vita) dentro gabbie sistematiche. Siamo come animali da circo: viviamo senza saperlo dentro galere e senza aver mai visto la casa che naturalmente ci spetta.
Abbiamo breve durata, siamo noi stessi uno degli infiniti mezzi di espressione della Vita e in quanto tali siamo inconsistenti, siamo semplici guizzi, lapilli dell’enorme ed eterno vulcano che è la Vita. Ogni cosa è espressione della vita, ogni cosa è pura energia che vivendo produce luce ed energia, e allora voi siate tutti la luce più bianca e l’energia più potente, perché è vostro dovere essere la migliore espressione possibile della Vita. Essa si realizza tramite ogni sua creazione, e noi, esseri dotati di cognizione, dobbiamo dare sempre il meglio. Siamo fatti per questo, non siamo altro che pura Vita.

Schernite chi parla di infinito, toccategli il viso e vi accorgerete che questi si sposterà, e chiedetegli che cosa sia la Vita e che cosa sia il Gusto, e non saprà rispondervi, perché risposta non vi è davvero. E allora bruciate il loro infinito, dategli un bacio e anche lui a quel punto cadrà in pezzi, il suo mondo sarà in frantumi e la vera Vita gli sarà palese. E allora siate padroni solo di voi stessi, ma di voi stessi siatelo a pieno, non siate dominatori di nessuno, siate soltanto il messaggio stesso, siate Vita pura, siate pura Gioia di vivere.
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Pura gioia

Io sarò la dinamite che vi distruggerà, sarò la stella che cadente porterà via con sé tutto il resto, sarò il buco nero, l’apocalisse. Implorerete perdono e vi volterete al passato, verso quei giorni tranquilli nei quali riposavate placidi, con la nostalgia che non avete mai avuto. Immolerete i vostri figli più belli a tutti gli dei del mondo e li pregherete di farmi sparire, e di dimenticarmi per sempre. Io sarò puro terrore, sarò le vostre gambe tremanti, la goccia di sudore che scenderà fredda dalla vostra fronte tesa. Io sarò il vostro sangue gelato, sarò l’ultimo battito del vostro cuore, sarò il pentimento che vi coglierà dopo esservi buttati, o quando la corda sarà già tesa o il grilletto premuto. Ma a quel punto sarà tutto inutile, non sarà il perdono che vi salverà e nemmeno il pentimento. Nessuno sarà misericordioso con voi. Voi dovete sparire, e sparirete. Io sarò l’irreversibile processo di rottura di ogni falda del vostro corpo, vi distruggerò dall’interno, e potrete solo restare a guardare, inermi, ad osservare muti il vostro lento sfacelo. Senza che ve ne stiate accorgendo, gli organi del vostro corpo stanno già smettendo di funzionare, e le forze stanno scemando? Lo sentite ora il cuore che rallenta? Siete sordi, e io mi muoverò rumoroso nella vostra sordità, esploderò alle vostre spalle e scomparirete nel silenzio, senza un gemito, senza un urlo. Voi, che avete creato le mura di seta bianca che, anonime, coprono il pensiero, voi che spargete cenere sui nostri cuori e legate le nostre braccia con catene d’oro: siete solo delle ombre.

Io sarò dimentico di ogni regola, e di ogni forma mi farò estirpatore, raggiungerò la perfezione eliminando tutto ciò che domina e subordina. Spazzerò via tutto. Mi farò portavoce della parola magica che dovrà renderci tutti padroni: Gusto. E l’unica via per raggiungere il Gusto è abbandonare la locomotiva che ci ha trainati fino ad ora, scendere dal treno a carbone che, fetido, ci ha trascinati lungo rotaie ancorate a terra. L’unica via per essere partecipi della propria vita e di se stessi è afferrare le redini del divenire e spingerlo verso il Gusto. Noi siamo esseri abituati all’abitudine, e sarà meglio che sia questa natura ad essere prima di tutte estirpata. Sarò io l’antidoto per i parassiti che ci popolano.
Io stesso sono solo all’inizio di questo lungo processo di straniamento, ho appena iniziato a scrollare la tovaglia imbandita, a ribaltare il tavolo, a sbattere le sedie a terra, a dare fuoco alla casa delle Strutture che mi ha ospitato fino ad ora.
Rendetevi anche voi partecipi della scoperta del mondo vero, del vero cielo e della vera aria. Fino ad ora, le finestre sbarrate e le porte chiuse della casa delle strutture vi ha impedito di cogliere l’esterno, ma è fuori che si esprime la vita vera. Siamo noi ad essere nascosti a lei.
Io sarò il ferro che forzerà la porta e il martello che romperà le finestre, e come il sole, la brezza, il profumo e il canto della natura penetrerà, tutti sarete pronti a demolire la casa nella quale siete nati e cresciuti. A voi resta solo seguirmi.61b64c5c8653d9a2452939e8aeea6e2b

TUTTA UN’ALTRA MUSICA

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Sacri e profani questo è il momento della vostra unione. Qui, dopo tanto peregrinare, si parlerà di musica, e in particolar modo di DJ. L’intero scenario mondiale della Electronic Dance Music ha vissuto queste ultime settimane degli attimi di febbrile aspettativa, nell’estenuante attesa della notte tra il 18 e il 19 Ottobre. 1.16 AM circa, due messaggi nel telefono, due chiamate senza risposta, i miei amici avevano rispettato la promessa fatta qualche minuto prima: il primo che avrebbe visto la classifica di DJ Mag avrebbe chiamato gli altri. Fu una notte di attesa, la pubblicazione era prevista per la mezzanotte in punto ma evidentemente il DJ set di Hardwell all’Amsterdam Arena era andato un po’ per le lunghe.
Quel lontano dì di Luglio in cui votai prese improvvisamente nuova vita, mentre la pagina di Google in cui sarebbe comparsa la classifica si caricava lentamente, i miei voti ora sono di nuovo importanti, dopo tanta lunga attesa: 1 Hardwell, 2 Congorock, 3 Dimitri Vegas & Like Mike, 4 Djs From Mars, 5 Merk & Kremont. Nomi del tutto sconosciuti ai più, commerciali per alcuni, discutibili per altri, perfetti per me. L’Italia andava sostenuta anche in questo, nella scelta dei migliori Dj al mondo.
Finalmente lo schermo del cellulare capisce che il momento è topico, e mi mostra la classifica. Il primo nome rimane il suo: posizioni variate 0. Hardwell, Robbert van de Corput, il ventiseienne olandese è ancora in vetta.
Entrando nel merito dell’artista, il primo posto è certamente un peso non da poco per chi fino a quattro anni fa era un vero e proprio sconosciuto, ma che ci vuoi fare, in 48 mesi questo ragazzo è riuscito a sfornare capolavori assoluti di Progressive che rimarranno sicuramente nella storia della musica House. Forse le sue ultime produzioni lasciano un po’ desiderare, ecco, non proprio da “migliore del mondo”, ma il primo posto è meritato per almeno cinque anni solo per aver composto quell’estasi dei sensi che è Apollo, o quella bomba di Spaceman, pezzi che hanno rivoluzionato del tutto la musica moderna, che hanno aperto le porte ad una Progressive molto più raffinata, alla Nicky Romero per intenderci. Un vero intenditore della dance, a parte tutto.
Alla seconda posizione ecco i due padroni di Tomorrowland, quelli che forse, per merito, avrebbero meritato la prima posizione. Visti dal vivo sono divertimento e casino allo stato puro, se ne fregano di tutte le norme di sicurezza dei locali: voglio fare il loro show e guai a chi li tocca. Litri di champagne sulla folla, poghi al limite del legale, e coreografie uniche: questi sono Dimitri Vegas & Like Mike, i Dj Belga che ogni anno aprono con il loro set il festival di musica electrodance più famoso al mondo.
Al terzo posto l’immancabile Armin Van Buuren a cui hanno probabilmente nominato uno scalino del podio: entra in classifica nel 2001 alla 27esima posizione, l’anno dopo è già in quinta e dal 2003 non scende mai sotto la terza, ben 5 volte in testa alla lista, di cui 4 consecutive. Il suo genere non è tra i miei preferiti ma sarebbe da folli non riconoscere in lui un pezzo di storia dell’ electrodance, un veterano dei CDJ. Ma le sorprese arrivano solo ora.
Al quarto posto lo Zac Efron dei Dj, classe 1996, Martin Garrix. Occhi azzurri, capelli biondi e un disco di platino a 17 anni nel curriculum, questo basta per descrivere il produttore di Animals. Si dice sia parente di un dirigente della Spinnin, beh affari suoi, sicuramente ha delle doti artistiche non indifferenti, Animals ha spaccato i timpani (e non solo) nelle discoteche per mesi, Elicopter, Wizard e Crackin sono dei buoni pezzi progressive, ma una scalata di 36 posizioni fa sempre sorgere dei sospetti.
Fino alla dodicesima posizione nessuna grande novità, soltanto degli aggiustamenti di 2/3 posizioni; sono contento per Skrillex che continua a mantenersi su alti livelli dato che secondo me è un artista che merita e che è stato sempre identificato come il principe della Dubstep quando in realtà è molto di più, un produttore con i controcazzi che sa stupirti con pezzi di una raffinatezza incredibile. Nessuno, come lui, sa passare con così tanta disinvoltura dal Reggae all’elettronica spinta, alla minimal; versatile e bravo in tutto quello che fa, certamente una personalità molto controversa se si pensa che nasce come artista emo-metal, ma senza dubbio ha il talento di pochi.
Alla tredicesima posizione esplodono i Blasterjaxx. Conosciuti per caso facendo zapping su You Tube, Fifteen (la loro traccia di lancio) ha uno di quei drop che ti fa arrivare il cuore in gola e che ti fa saltare fino ad avere crisi epilettiche. Visti dal vivo non sono magistrali, ma il loro sound è più energetico di un reattore nucleare, pochi pezzi ma buoni. Una rimonta di 58 posizioni li porta ad un punto critico e difficilmente mantenibile, ma chi lo sa, magari anche loro evolveranno la loro musica grezza ma efficace in qualcosa di man mano più elegante e curato.
Un ultimo appunto e dopo passo ai Dj italiani: mi dispiace per le gemelline Australiane, belle, bionde, che si attestano “soltanto” alla ventunesima posizione, avrei scommesso su gradini ben più alti, ma pazienza, quello che dovevano dimostrare a me, lo hanno già fatto il 1 giugno al Cocoricò in una serata indimenticabile.
Dj italiani. Naturalmente c’è da essere felici per avere di nuovo quattro nomi in classifica, come ai tempi di Picotto e Benassi anche se il primo fra questi è Gabry Ponte. Sarà sempre un mistero per me capire chi l’abbia votato, a parte i frequentatori dello schiumarty targato Acquafan e gli amici di Maria, perché la top 100 dj Mag è una classifica di artisti veri, e non di chi faceva parte degli Eiffel 69. A parte questo sono felicissimo per Merk & Kremont, inaspettata sorpresa, per i Vinai che sicuramente vedranno in futuro posizioni molto più calde, e per Zatox che si riconferma in classifica. Mi dispiace, invece, per i talentuosissimi Djs From Mars che escono (almeno per me) inaspettatamente insieme al guru Benny Benassi. Peccato davvero.
Una nota finale va alle new entry di quest’anno: tantissimi (25) e bravissimi. Una lista lunghissima di artisti usciti nei passati 12 mesi che sicuramente ci faranno delle grosse sorprese con il tempo, a partire da Oliver Heldens, passando per Carnage, Bourgeous, Audien, Deorro e così via fino ad arrivare ai grandi DVBBS, i quali daranno del filo da torcere ai mostri sacri della top 10.
Alla prossima classifica.

UN PROBLEMA DI RUOLI – 2

Ero partito dall’esempio di una società sana, nella quale ognuno sa bene che cosa fare, per cercare di risalire alla funzione originale del giornalista, problema che spesso mi circola per la testa.
Ecco, arrivato a questo punto, se mi dovessi liberare da ogni pregiudizio, e se riuscissi a vedere la realtà solamente per come la vorrei vedere, identificherei il giornalista quasi come un mitologico eroe greco. Inchieste sulle tresche ordite negli antichi palazzi della vecchia politica, reportage sugli aneddoti più contorti della storia contemporanea, interviste scomode, parole di ghiaccio, nessun interesse, nessuna paura, nessuna vergogna a palare su dove si sente la puzza, un perfetto rompicoglioni, un perfetto eroe moderno.
Forse sì, giornalisti del genere ancora esistono, esistono persone che riescono a parlare degli argomenti più ostici, senza preoccuparsi dei pareri dei vari ministruncoli o sottosegretari. Forse esistono ancora persone che senza spirito di onnipotenza (perché spesso è quello che frega) e senza paura di perdere la carica dispotica e presuntuosa di “editorialista” o di “opinionista”, si espongono per manifestare che cosa veramente va saputo. Esistono paesi leggendari, a nord delle nebbie padane, a nord delle guglie milanesi, ancora più a nord dei picchi altoatesini, nei quali la stampa ha ancora un ruolo bel preciso, ed è la politica ad aver paura della carta, non il contrario. In queste terre mitologiche, negli antichi palazzi si ha il timore di commettere magagne perché si ha il terrore di che cosa la gente pensi, e non funziona come qua, che ogni cosa viene presto dimenticata, viene presto abbonata come semplice marachella o, ancora peggio, come errore giudiziario, persecuzione delle toghe.
Io non sono affatto d’accordo su chi dice che eliminando la classe politica vigente, sostituendola con una più competente e all’avanguardia, si risolverebbero la gran parte dei problemi Italiani. La colpa non è tutta della politica, perché chissà che cosa è questa odiata politica se non il prodotto più massificato e popolare possibile della società. Non vorrei ridurre tutto al mero esempio, ma se si lasciano le finestre aperte di casa è possibile che entri un ladro, e allora la colpa è del ladro che è entrato, giusto, allora la prima reazione, normale, sarebbe quella di chiudere le finestre, si certo, ma presto si dimentica del ladro che è entrato e si riprende a tenere aperte le finestre, allora il ladro entra nuovamente, e così via per altre decine e decine di volte. La colpa a questo punto è solo del ladro o pure della fessaggine di chi continua a lasciare le finestre aperte, dimenticandosi che in passato un ladro è venuto a rubare a casa sua? Appurata la disonestà del ladro, non sarebbe quanto meno doveroso da parte della vittima continuare a tenere le finestre chiuse senza dimenticarsi dei numerosi furti passati? In Italia non funziona così.
Assopito, quasi drogato, il popolo italiano si distingue per leggendaria pigrizia nel ricordare, ma anche per tanta tanta bontà, si bontà, perché solo un popolo dalla smisurata bontà tratterebbe chi va a rubare a casa loro come facciamo noi con i nostri politici. Accecati forse dal nostro ego c trattiamo il partito che votiamo come una squadra di calcio e non come un entità da mettere sotto esame continuamente, poiché soggetta a continui mutamenti . Lo si difende a spada tratta, lo si continua a votare perché così si è sempre fatto, e spesso si cambia con lui, pur non volendo, piuttosto che criticarlo, o ancora peggio, cambiarlo, nessuno ci tiene a passare per un nuovo Scilipoti. Il grande esercito dei dimenticatori vota per i propri stessi carnefici, mentre l’altrettanto grande schiera degli inerti-scontenti non vota adducendosi scuse secondo le quali nessuna forza politica li rappresenta. Sì, nessuno mi rappresenta quindi me ne tiro fuori, questo mi fa sentire meglio, questo mi sentire apposto con la coscienza, lascio il mio mondo in mano ad altri, all’ignoto, qualcuno deciderà per me, male, ma lo farà per me, però io mi sento un bravo cittadino.
Con grande dispiacere sento di poter incolpare per gran parte chi dovrebbe aver il compito di svegliare le menti atrofizzate da tutto quello che noi stessi atrofici esseri sappiamo. Tante tante scuse secondo me, la gente nasconde la propria ignoranza dietro cause che sembrano inevitabili; è ovvio che c’è bisogno di grande sforzo individuale per riuscire ad emanciparsi almeno in parte dalla depistante informazione di massa.
Come si è trasformato il giornalismo nella società dell’arrivismo e dell’uniformazione? Un degenerato mecenatismo, il più delle volte. Si è confuso totalmente quello che dovrebbe essere autonomo da ogni condizionamento da ciò che deve dipendere da chi ci controlla. Si deve avere paura se si ruba, se si inganna, se si sta infamando qualcuno per dei propri vantaggi, non si deve avere paura di scrivere. Tanti i signori a tirare i fili del teatrino della stampa e della televisione. I giornali sono ormai un trampolini di lancio ideali per tirapiedi e giullari di corte. I talk show televisivi in cui si dovrebbe mettere il cittadino nella condizione di capire e analizzare, sono ormai gabbie di scimmie che si urlano addosso parlando lingue diverse. Non vedo via di uscita per l’informazione di questo pese finché saranno i miliardari a possederne i mezzi di diffusione.
Mosche bianche ce ne sono, e grazie a loro non affoghiamo del tutto, rare dimostrazioni di amore verso un paese che ha tanto bisogno di persone oneste ed in buona fede. Chi ancora è riuscito a scampare dai duri colpi dell’ignoranza non fa altro che seguire sulle strade battute da chi ancora mantiene quel briciolo di amor proprio, e di amor di patria, che gli permettere di raccontare la storia senza paraocchi e senza bavagli. Purtroppo però è sempre la maggioranza che decide e che detta leggi e se la maggioranza è in mano ai potenti il sillogismo è facile. Ma basta con la facile retorica, ma basta pure con questa stampa fasulla che lecca i piedi alla politica o alla stampa che non si sbilancia troppo, alla stampa che questo non lo scrivo, metti caso che qualcuno si verrà a lamentare, alla stampa che adesso la sparo grossa così vendo di più, alla stampa che scriviamo del cane di Berlusconi , attira l’occhio, anche se nessuno lo vuole ammettere. Basta, davvero.

UN PROBLEMA DI RUOLI – 1

In una società come si deve, ognuno ha il proprio ruolo. C’è il fornaio che fa il pane per tutti, c’è lo spazino che pulisce le strade, c’è l’impiegato della banca (che non so di preciso che cosa faccia), c’è il poliziotto che controlla che tutto sia entro i limiti della legalità e c’è pure il sindaco che organizza e tiene tutto al proprio posto. In una società come si deve ognuno ha la propria funzione perché fa quello per cui ha studiato, o quello per cui ha fato anni di esercizio, dato che ovviamente il fornaio non sarebbe capace di fare il poliziotto e l’impiegato di banca non ha la più pallida idea di come si puliscano le strade. Perfino l’architetto non ha idea di come si mettano i mattoni l’uno sull’altro per costruire le case che lui stesso progetta, e tantomeno il muratore immagina come si disegnino case che stiano in piedi da sole. In una società come si deve ognuno deve fare qualcosa che sa fare, non altro.
Non capisco perché, ma mi rimane estremamente difficile assegnare un ruolo preciso alla figura del giornalista, non capisco che cosa effettivamente lui sia destinato a fare in una società come si deve, riesco a palpare la sua importanza, certo, ma non riesco ad assegnargli un posto numerato come faccio con il fornaio o con il poliziotto. Per questo spesso mi sono interrogato appunto sull’importanza e sullo scopo che un giornalista debba avere all’interno della collettività.
Potrebbe sembrare una questione da poco, ma quasi certamente è molto più importante di capire cosa faccia l’impiegato di banca o il tester di fazzoletti (per chi non lo sapesse esiste una figura professionale pagata per annusare l’odore dei fazzoletti e provare la loro commerciabilità). Eh sì, è molto facile confondere il mestiere di giornalista con un altro che non c’entra nulla e spesso anche i giornalisti non sanno bene che cosa stanno facendo, perché lo stanno facendo, per chi, con quali scopi.
Probabilmente se si facesse un sondaggio tra le persone, la maggioranza risponderebbe che il giornalista deve raccontare che cosa sta succedendo, descrivere nella maniera più dettagliata e imparziale possibile gli avvenimenti, il presente. Magari si limitasse a questo. La mente dell’uomo, purtroppo, è incline a modificare ciò che sente in base alle proprie convenienze, non ci si fa nemmeno apposta; inoltre l’italiano è una lingua dalle molteplici e spesso contraddittorie interpretazioni, tanto che possono esserci centinaia di modi per raccontare la stessa cosa.
A questo punto la mia confusione è peggiore di prima, chi è questo giornalista? Cosa fa? È portavoce o spia? Commentatore o malfidato barattiere? Mercante o missionario? Purtroppo dei venditori ci si può fidare sempre troppo poco, perché sì, voglio sempre attirare più acqua possibile al loro mulino, ma allora come fare? Come uscire da questo Gran Bazar di notizie?
Ricordo che quando morì Lucio Dalla rimasi alquanto perplesso dai titoli di alcuni articoli trovati qua e là su internet. La notizia più semplice e diretta penso sarebbe stata più o meno così: “Muore Lucio Dalla di infarto durante un tour in Svizzera, aveva 68 anni”. Ma invece no, questo basta, la notizia viene modificata chimicamente e guarnita di informazioni futili e commoventi, o futili e basta come fa CHI, il quale scrive scrive: “È morto Lucio Dalla, colpito da infarto: lo sgomento, il dolore, i ricordi di amici e vip, l’abbraccio della sua Bologna”. Io dico, è morto Lucio Dalla, dovrebbe importarmi qualcosa di quello che dicono i vip? Ma vabbè, andiamo oltre. Giornelettismo.com scrive: “Lucio Dalla: è morto l’artista “senza vergogna””. Ma che vuol dire “l’artista senza vergona”? Penso nessuno ce lo abbia mai chiamato a parte in questo articolo e non mi sembra affatto che Dalla fosse rinomato per la sua spudoratezza. Ma vabbè, lasciamoli stare, comprendiamo che scrivere “senza vergogna” è decisamente più accattivante che “pacato bolognese” quale di fatto era. Blizquotidiano.it si supera: “Lucio Dalla, l’avvocato: “Ecco come è morto””. In effetti sono famose le conoscenze mediche di questi moderni avvocati, ormai i dottori sono passati di moda.
Cosa dire a questo punto, ovviamente in ogni mestiere c’è chi è più bravo e chi lo è meno, ci sono gli ambiziosi, gli opportunisti, gli audaci e gli arroganti, quindi non mi sento di accusare l’intera categoria, assolutamente, le più grandi menti del nostro tempo si trovano spesso proprio tra giornalisti lucidissimi ed in buona fede, ma ancora resta da capire quale sia il ruolo che essi hanno nella società e nella storia, capire perché, nonostante internet, nonostante le agenzie di stampa che ci forniscono con assoluta oggettività gli avvenimenti, perché abbiamo ancora bisogno di leggere delle idee per capire i fatti? E come mai ancora ci facciamo condizionare così tanto da essi? Al prossimo articolo (scusate, non volevo essere ancora più noioso).

I figli e il dilemma della religione

Circa un anno fa ebbi una vivace discussione con una ragazza, credente cattolica, nonché scout praticante, sull’educazione religiosa che bisogna imprimere ai propri figli. Io, fermo sulle mie tanto quanto lei sulle sue, sostenevo che la libertà intellettuale del bambino doveva essere tutelata nella maniera più integra possibile, evitandogli contatti con la religione fino a che non sarebbe stato in grado di concepirla autonomamente, e finché non fosse stato in grado di capire il giusto e lo sbagliato; tanto di questo si tratta. Insomma, non volevo in alcun modo corrompere l’indole primordiale del pargolo, seminando in lui idee che, seppur sane da molti punti di vista, avevo paura lo avrebbero condizionato in modo irreversibile. Si sa che la mente di un bimbo è molto più tenera e malleabile, e si sa pure che ciò che si è appreso da piccolo è difficilmente sradicabile o modellabile una volta cresciuti. Il mio timore era quello di dover dare al mio ipotetico figlio un’impronte troppo definitiva e specifica riguardo un argomento su cui io ho dei forti dubbi. Ma il problema è esclusivamente questo, il fatto stesso che io non sono cristiano e non ho ricevuto un’educazione di questo tipo. Il problema visto dagli occhi di un credente è diametralmente opposto, ad un cristiano sembra altrettanto assurdo non dare al proprio figlio un’educazione religiosa tanto quanto a me appare ingiusto dargliene una cattolica. Il gioco è lo stesso che va avanti da millenni del Dio sì, Dio no, e a quanto pare non se ne scappa con tanta facilità, e nemmeno con la logica proprio per il fatto che un adulto che si dice credente -e che perciò ha ricevuto un’educazione cattolica fin da bambino- difficilmente cambia idea invecchiando (studi dimostrano che la spiritualità nasce proprio intorno ai venti anni).
Lo stesso problema mi si è riproposto proprio ieri sera, leggendo un paio di articoli dell’Internazionale dell’ 11-17 Luglio rispetto alla moderna tendenza all’abbandono della religione, e la conseguente crescita di associazioni laiche.
Statisticamente è dimostrato che le società più laiche siano anche quelle in cui si vive meglio, anche se laico non sta per forza per ateo dato che solo una piccola percentuali di non credenti si definisce definitivamente ateo. La tendenza al sovrannaturale è quasi patologica nell’uomo, e come diceva Kant, se viene fatta galoppare la ragione, essa produce concetti verosimili anche se indimostrabili. Per questo ancora molti credono all’astrologia, si affidano a maghi, guardano programmi televisivi molto fanta e poco scientifici. Non è detto dunque che un allontanamento da Dio porti necessariamente ad una trasformazione in senso razionale della popolazione, comporterebbe soltanto uno spostamento dell’attenzione da Dio ad altre forme più verosimili di ultraterreno.
Forse il problema è solo che il cattolicesimo sta passando di moda, è una religione antica, difficilmente rinnovabile, che allontana chiunque non rispetti i suoi arcaici canoni, si spaccia per una dottrina aperta a tutti, che accoglie tutti, quando invece ancora esistono parroci che in processione fanno tappa davanti alle abitazioni di boss mafiosi, che vengono arrestati per pedofilia, che truffano lo stato, eccetera, eccetera, eccetera.
Una religione che pone un essere umano come intermediario con Dio si macchia certamente di arroganza e presunzione. Una religione che pone un essere umano come intermediario con Dio è evidentemente di un altro millennio, decisamente inadeguata e paurosamente simile ad una monarchia (perché di questo si tratta) che vive nello sfarzo e nel lusso. Ma non voglio cadere nella solita retorica anti clericale, che di oratori anti-casta-chiesa ce ne sono già abbastanza.
Per tornare al problema iniziale, e per fare un esempio concreto e reale, io non mangio carne, perché secondo me sono maggiori gli svantaggi e i problemi alla salute piuttosto che ambientali che questo prodotto crea rispetto ai vantaggi che potrebbe dare. Chi non mangia carne ha meno probabilità di contrarre tumori e malattie cardiache, nonché ha anche un’aspettativa di vita maggiore di chi invece ci si nutre.
Nonostante sia convinto di ciò, non so se mai imporro a mio figlio di non dover mangiare carne, non so se sia giusto, perché starebbe a lui la decisione una volta cresciuto, sebbene io sia suo padre.
Detto ciò quello dell’educazione non è un nodo facilmente sbrogliabile e purtroppo (sì, purtroppo) sta sempre tutto nel giudizio del genitore capire che cosa sia più giusto per suo figlio, e capire quali siamo i propri limiti nei quali qualcun altro deve intervenire per colmarli, come, ad esempio, il catechismo.