sabato 24 maggio 2014

La crostata di semola di grano duro, alle amarene e cioccolato

La frolla disperata del "tutto scaduto" l'ho fatta con:

200 grammi di semola di grano duro rimacinata fine "La Molisana"
110 grammi di zucchero di canna
i semi di un baccello di vaniglia
un pizzico di sale
90 grammi di burro

Riposo di un'ora in frigo.

Per il ripieno, un vasetto di marmellata di amarene Esselunga, buonissima, sopra un letto di scaglie di cioccolato fondente (rimasugli vari, non fatemi specificare).

Forno a 180º fino a doratura.

venerdì 17 gennaio 2014

La torta di vaniglia parossistica

La mia zia Nadia sta imparando a usare il computer, anzi, le manca poco per guardare dall'alto in basso Bill Gates e riscrivere la storia di Apple. Un gigante informatico non può che navigare sulla Zuccheriera e quindi solo per lei riprendo a scrivere le ricette anche in italiano. Senza foto, sennò si consuma un sacco di inchiostro per stamparle.

240 grammi di zucchero
125 grammi di burro morbido
3 uova
185 grammi di farina
1 bustina di lievito per dolci (il mio, spagnolo e scaduto in marzo 2012. È di sicuro il segreto della riuscita. Come ho fatto quella volta a fare un trasloco internazionale col lievito per dolci solo dio sa)
185 ml di latte
i semi di due baccelli di vaniglia (dei frati dell'abbazia di Praglia. Ma siccome volevo un effetto doping sintetico  ci ho messo anche una bustina di vanillina Paneangeli. È il profumo della libertà)
un pizzico di sale
zucchero a velo per decorare

Sbattere in crema il burro con lo zucchero.
Portare a ebollizione il latte con la vaniglia (i semi, non la vanillina) e lasciar raffreddare.
Aggiungere alla crema di burro le uova, poi, alternandoli, la farina mescolata a lievito e sale e vanillina e il latte.
Ungere una teglia e versarvi la crema.
Cuocere a 180 gradi per circa 25 minuti.
Servirla con zucchero a velo. È buonissima con la marmellata di fichi e mandorle. Quella dei Fratelli Chiaverini


martedì 2 luglio 2013

I taralli con giulebbe

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Una frazione di secondo prima che l'impastatrice si arrugginisca come le ginocchia sulla bicicletta, ogni mattina all'alba. Le estati sono uguali, qui o lì la luce ti squarcia sul letto quando ancora non hai fatto in tempo a chiudere gli occhi nel buio. E così l'alba è propizia per pedalare in solitudine tra il mais, lungo l'argine del canale, schiacciata tra due cementifici. Io che pensavo che fuori dalla Castiglia non ci fossero strade né cieli da pedalare. Dal volume "Puglia" de "La cucina regionale italiana" de "La Repubblica" Per una ventina di taralli 300 gr di semola di grano duro 100 gr di zucchero 3 uova grosse (o 4, se un po' più piccoline) un pizzico di sale 4 cucchiai di liquore all'anice olio per ungere la teglia 200 gr di zucchero a velo per la glassa Mescolare semola, zucchero, sale. Impastarli con le uova ed il liquore fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo, da far riposare 30 minuti, prima di dividere la pasta in cilindri e formare i taralli. Nel frattempo preparare acqua bollente in cui tuffare i taralli e ripescarli appena riemergono in superficie. Metterli poi su una teglia foderata di carta forno e unta d'olio e infornarli a 180º fino a leggere doratura. Spegnere il forno e preparare la glassa mescolando lo zucchero in 300 ml d'acqua, da far bollire fino ad ottenere uno sciroppo bianco con cui ricoprire i taralli. Metterli quindi nel forno spento ma ancora caldo fino a che la glassa non si sarà asciugata.

martedì 18 giugno 2013

L'insalata di seppioline e asparagi selvatici a spillo

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Seppioline ed asparagi cotti al vapore, lasciati al dente.
Poi ripassati in una padella con un filo d'olio, prezzemolo, uno spicchio d'aglio intero che poi va tolto e dei pomodorini ciliegia.
Per le giornate di caldo e pensieri, in cui pesa anche l'orologio al polso.

lunedì 3 giugno 2013

Il rotolo di pasta fresca ripieno di crema di salmone alle nocciole

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In ammollo, osservo il bordo della vasca da bagno un po' sdrucito.
Ci passano impavidi i millepiedi.
E ci vorrebbe il silicone, quello che per anni ho spalmato su altri bordi, ad arginare e sigillare la vita.
Decido che, al massimo, incarto e rotolo (e porto a casa). Ma che la vita finalmente fluisca, da crepe, fessure, sbreghi e sbecchi. E si sparga dove vuole.

La ricetta

La sfoglia di pasta, un rettangolo di circa 50x30, ognuno lo fa come gli pare

Per il ripieno ci vuole del salmone cotto al vapore e poi spappolato in crema, saltato in padella con una noce di burro, sale, pepe, un pizzico di zenzero, un po' di prezzemolo tritato, due o tre cucchiai di panna per legare e un bel po' di farina di nocciole tostate.

Si spalma la crema sulla sfoglia, si arrotola e si sigilla, dentro il cellophane adatto alla cottura o nell'alluminio, stretto stretto. Si cuoce per 10 minuti in acqua bollente, in una pesciera. Si fa raffreddare e si mette due ore in frigo, prima di tagliarlo a fette. Che poi si gratinano un po' in forno prima di servire.

sabato 27 aprile 2013

Le rose di Asolo

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Da poche ore sono nuovamente cittadina italiana a tutti gli effetti.
Col solito tempismo, alla sintesi di vent'anni di vita personale si affianca quella della storia recente (ma non troppo) della sinistra. Abbiamo combattuto sul fronte sbagliato ed è arrivata la resa dei conti.
Non sarà tutto rose e fiori, ma se son rose fioriranno.
Quelle di Asolo si schiudono in olio bollente, sono di pasta da galani stesa solo un po' meno sottile. Nel cuore, Nutella, mostarda, crema pasticciera con l'uvetta ed il rum.
Osservo dai colli asolani la marca trevigiana, mi sento un po' Duse ma senza il Vate (dl suo giogo non c'è bisogno): è il momento buono per iscriversi a un partito, scrivere un libro, fare un bambino. Qualcuna di queste cose già la sto facendo.

venerdì 5 aprile 2013

La torta sforzesca con la marmellata di prugne e zenzero

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Ho un Paese intero da scoprire e riscoprire.
Con l'occhio da straniera ma non troppo.
Cioè posso ancora permettermi, credo, perché son qui da poco, di far finta di non capire quel che non mi piace. Di ritrovarmi ad Urbino con pezzetti di Salamanca . Di perlustrare il Montefeltro con la solita voglia di perdermi, svicolare, deviare, sbagliare strada, senza rendere conto a nessuno. Tra Emilia, Marche, Umbria, Toscana. Di scoprire alcune delle cose buone di Moreno Cedroni. Di tornare, poi - perché in fondo tornare bisogna sempre- con un'inedita voglia di impastare.

La torta sforzesca, adattata da un librino chiamato "La brava cuoca" (che non sono più io da mò), l'ho fatta cosí:


500 grammi di farina Petra 9 del Molino Quaglia (roba di casa mia )
150 grammi di uvetta ammollata in acqua calda e rum
125 grammi di burro fuso
125 grammi di zucchero
1 cucchiaino di sale
70 grammi di frutta candita a pezzetti
i semi di una bacca di vaniglia
125 grammi circa di latte tiepido
una decina di noci tritate
1 uovo a temperatura ambiente
la buccia grattugiata di un limone bio
un cubetto di lievito

ho fatto una biga con parte della farina, il lievito, un po' di latte, un cucchiaino di zucchero, la vaniglia
lasciato lievitare fino al raddoppio del volume
aggiunto il resto di farina, sale, zucchero, burro fuso e uovo e impastato bene

steso l'impasto e sparsi sopra i canditi, l'uvetta, le noci
impastato di nuovo bene per distribuire gli ingredienti della farcia

fatto lievitare e raddoppiare
sgonfiato
raddoppiato di nuovo in uno stampo rotondo di carta, dai bordi alti

siccome ero in vena, ho decorato con mandorle, fiocchi di burro, zucchero in granella

cotto a 200º i primi 10 minuti, poi ultimata la cottura a 170º

mangiato con la marmellata di prugne e zenzero di Cedroni
cosa da duchi