Il tanto nominato post su “Hezbollah”, che mi ero promessa di scrivere e pubblicare (già da quando ero a Beirut), finalmente è arrivato. L’ho partorito.
Ho sentito il bisogno di scrivere quest’intervento in seguito ad una parte di tesi universitaria riguardante il “jihad” (che mi è stata tagliata per motivi di “sicurezza”, attinenza, e per preservare la mia discussione), e dopo il periodo passato qui in Libano. Non ho mai nascosto la mia insofferenza verso i media italiani, più conniventi –giornalisticamente parlando- rispetto a quelli internazionali, e alla luce di ciò mi sento (in dovere) di dire la mia, come persona che ha toccato e tocca con mano i pensieri e le esperienze dei diretti interessati, i libanesi.
Quindi, prima di parlare del “partito di Dio”, cercherò di spiegare in “breve” (chi mi conosce sa che sarò tutt’altro che breve) il concetto di Jihad.
Come vengono definiti i terroristi di oggi dai nostri media? Jihadisti.
Questa parola è ormai diventata un sinonimo sostitutivo del termine “terrorista”, tant’è che se andate a chiedere per strada chi sia un jihadista, al 99,9% la risposta sarà: “Un terrorista!”.
Va bene, ammetto che per sapere cosa realmente è il jihad (maschile, sì, l’articolo al femminile e appannaggio della lingua italiana che collega il termine alla “guerra santa”) sia necessario fare ricerche che vanno al di là della semplice visione di un tg, però questo è un altro discorso.
C’è da dire che l’accezione terroristica è stata data dai terroristi stessi, ma possiamo dire anche che i media non si son spezzati il collo per evitare che un concetto così puro e personale diventasse cibo per xenofobi , ignoranti (da tastiera e da elezioni), e per chi -con l’ignoranza- cavalca l’onda.
COSA È IL JIHAD:
-Il termine jihad indica uno sforzo di pensiero (Jihad maggiore), a livello personale, al quale –nel tempo è stata data una connotazione militare (Jihad minore)
-Lo sforzo di pensiero riguarda ciò che deve fare un fedele musulmano per liberarsi dalle tentazioni terrene, e dalle pulsioni dell’io (anche quelle carnali, sì), mentre lo sforzo bellico è puramente atto alla difesa (DIFESA! Non attacco, badate bene!)
COSA NON E IL JIHAD:
-Il Jihad non è un concetto violento.-
Il Jihad non è una dichiarazione di guerra contro altre religioni. È doveroso far presente che il Corano si riferisce espressamente agli ebrei e ai cristiani come “persone del libro” che dovrebbero essere protette e rispettate. Tutte e tre le fedi adorano lo stesso Dio. Allah è solo la parola araba per Dio e viene utilizzata dagli arabi cristiani e da quelli musulmani (troverete molto comune anche “Rab”, o l’invocazione “ya rab”)
La difesa, quindi, e il concetto base per ricondurre il discorso a “hezbollah”.
Il movimento nacque nel 1982 in piena guerra civile, sotto la definizione di milizia, e si dichiarò da subito nemico delle potenze imperialiste, dei falangisti libanesi (partito cristiano maronita, che massacrò –assieme agli israeliani- dagli 800 ai 3500 profughi nel campo di Sabra e Chatila) degli invasori sionisti (che, proprio nel bel mezzo della guerra civile libanese, ebbero la brillante idea di invadere il Libano e rompere le balle, come sempre). Nel manifesto politico di Hezbollah è previsto un fittissimo impegno sociale, che prevede la costruzione di edifici pubblici nei quartieri più poveri, tra cui scuole, ospedali e servizi di ogni genere. Questo movimento politico-religioso, diventato un vero e proprio partito a guerra inoltrata, agli occhi dell’opinione pubblica è sempre stato terrorismo puro alla stregua dello stato islamico moderno, conosciuto meglio come Isis, in Italia, e Daesh qui nei paesi arabi. I membri del partito, a partire dal suo segretario Hassan Nasrallah, non hanno mai nascosto il loro appoggio verso l’ideologia del martirio per la difesa della propria terra. Nel Corano è espressamente detto che il suicidio, in quanto tale, è peccato (così come l’omicidio, senza che questo si verifichi per difesa), ma le azioni kamikaze che si verificarono durante la guerra sono state giustificate come difesa, o come jihad pura.
Lo sforzo bellico inteso da Hezbollah è quello di difesa, sino allo strenuo, del proprio territorio, usando ogni arma possibile (anche l’immolarsi) contro chi ha usato ogni arma possibile e inimmaginabile per neutrlizzare chi ha ucciso, stuprato, rubato senza pietà.
I libanesi adorano Hezbollah. La comunità sciita definisce questo partito come la salvezza del Libano.
E voi vi chiederete: difendono i terroristi?
E mi chiederete: non starai mica giustificando chi si fa saltare in aria?
Giustifico loro, SI.
Non l’isis, non i coloni israeliani che –lanciando molotov dentro le case palestinesi- condannano famiglie intere a bruciare vive.
Cos’è il terrorismo?
Non mi pare che i kamikaze giapponesi (da cui il termine e preso “vento di Dio”) venissero definiti terroristi. Il terrorista non è chi si fa esplodere. Il terrorista e chi genera terrore.
Il terrorista è un americano che, dietro la scusa di liberare la Siria da un “regime” e dall’isis, sgancia bombe sui civili. Il terrorista è il ragazzino israeliano appena arruolato che -con un drone- uccide quattro bambini che giocano a pallone sulla spiaggia di Gaza.
Più mi guardo attorno, più vedo le bellezze che questo paese offre a chi lo vede per la prima volta (i residenti lo amano, ma vogliono andarsene; altra analogia con tanti sardi che ho conosciuto durante la mia vita), e penso che gran parte del merito sia di hezbollah; ne sono proprio convinta. Se non fosse stato per loro, il Libano sarebbe caduto in mano sionista, e tutto ciò che son riuscita a vedere e amare, a quest’ora non avrebbe la stessa natura e la stessa purezza. Ho visto interi quartieri sciiti, roccaforti di hezbollah, e ho visto gli sforzi per ricostruire un minimo di tutto ciò che la guerra ha distrutto. (sia quella civile durante gli anni 70/80, sia quella mossa da Israele nel 2006, durata un mese, ma ugualmente catastrofica).
Jihad (in senso militare) è questo: Combattere per difendere un pezzo di terra tuo. Cacciare chi invade e distrugge, e tirarsi su le maniche per ricostruire strade, case, vita (che non sempre si ricostruiscono).
Jihad è il bambino palestinese che, scandalizzando noi occidentali, già a sei anni ha una fionda in mano e tira pietre ai carri armati. Ma perché le tira? Perché questi bambini non vengono messi a giocare?
Perche non possono. Jihad sono questi bambini che, nel giocare a pallone in pezzi di terra –tra pietre e mine inesplose- estraggono un cartellino rosso e lo mostrano a chi uccide i loro padri, le loro madri, e la loro famiglia. Non sappiamo nulla di cosa sia la guerra e di cosa significhi “terrorismo”.
Un gruppo di persone che, seppur radicale, difende la propria terra e lo fa rimanendo tra la propria gente, ascoltando e combattendo a mani nude, non può essere paragonato all’isis.
Non può e non deve.























