Il mediocre crollo della civiltà

La parte piú bella di questo articolo è il titolo.

La civiltà umana è crollata, sta crollando da millenni. Le piante, aiutate da qualche animale e dalle condizioni atmosferiche, riprendono il sopravvento.

Un ysipitto di prova, mediocre, da cui il titolo.

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Pastelli a olio su carta, A5.

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Effimero persistente

Riprendo in mano i pennelli, non per dipingere le miniature come al solito, ma per continuare a sperimentare questa carta di pietra, ricavata dagli scarti delle cave e non dagli alberi.

Oggi è stato il turno degli acquerelli che su questa carta liscia e bianca rendono molto bene1. La carta non si è rovinata, il colore non è passato dall’altro lato del foglio, o peggio ancora sulla pagina successiva, nonostante in alcuni punti abbia fatto uno stress test passando e ripassando.
Il dipinto, un classico ysipitto è quel che è, ma chi mi conosce lo sa.
E mi evita.

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Alberi al tramonto.


Come dicevo sopra il supporto è un quaderno piccolo di carta di pietra, essendo mezzo foglio, direi circa A6 come formato.


Un appunto erudito: venerdí scorso sono andato alla mostra di Edvard Munch a Roma e ho letto una frase del grande artista norvegese che sento molto vicina a me: dipingo quello che ricordo di aver visto, non quello che vedo.
Ecco, io faccio esattamente questo, un po’ per mia naturale incapacità di riprodurre fedelmente quello che vedo, unita a proverbiale goffaggine con i mezzi che mi picco di usare, ma molto per mia atavica inclinazione: quello che esiste c’è già. Quello che rielaboro io esiste solo in me, e nei miei dipinti o scritti dopo che sono stati resi manifesti. L’occhio e la mente che osservano, poi rielaboreranno ciò che io ho prodotto, creando una cosa ancora differente, aprendo altre realtà altrimenti impossibili. Realtà che non potrebbero esistere, sarebbero differenti, rapresentassi fedelmente quello che vedo. Praticamente chi osserva le mie opere crea versioni alternative del mio mondo e non del mondo fisico in cui viviamo.
Spero che questo consenta la creazione di altri mondi che potrei successivamente modificare e rendere di nuovo miei, modificando cosí il mio mondo e la mia anima.


  1. Solitamente uso la carta ruvida, da acquerello, ma è solo un altro effetto e su questo quadernino posso fare degli schizzi rapidi che rendono molto bene. 
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Ancora metafisica

Ho fatto un sogno. Un paesaggio spoglio,con una conifera gigante, forse in primissimo piano. Un Sole pallido eppure forte e maligno, forse una Luna. Persone che vagano.
Non ha alcun significato se non quello che gli si vuole dare.

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Misterioso.


La particolarità di questo ysipitto è che realizzato su carta di pietra. La stilografica, caricata con inchiostro Pilot Iroshizuku, colore Tsuyu-Kusa1 ha dato un’ottima resa, senza sbavature o passaggio sull’altro lato del foglio.
Sono pienamente soddisfatto.


  1. Ammetto la difficoltà della pronuncia di questi nomi. 
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Campagna nuvolosa

Stamattina in macchina ho visto un po’ di nuvole e di campagna e mi sono detto, perché non dimenticare tutto ciò che ho visto e ricreare a caso qualcosa che non esiste?
E cosí ho fatto.

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Campagna lo è chi campagna lo fa.

Un semplice ysipitto che ha il sapore dei semplici ysipitti di una volta1.


Pastelli a olio su cartoncino grigio, formato A52


  1. In realtà ogni ysipitto ha sempre il sapore dei semplici ysipitti di una volta, anche il primo in assoluto3
  2. Le misure trovatevele da voi, pigri maniaci! 
  3. Questa infatti è la prima caratteristica degli ysipitti4
  4. Non è vero, non è la prima caratteristica, ma non saprei vivere senza dirlo. 
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Una posizione comoda

Anche se ho quasi smesso di scrivere sul blog, non ho smesso di giocare di ruolo.
Infatti le cose non sono minimamente correlate, perché mai avrebbero dovuto esserlo? Vi create degli scenari fittizi in cui affrontate dei problemi logici, vi rispondete arrogantemente a delle domande, come se foste sti cazzo di geni, ed è tutta roba che esiste solo nella vostra mente.

La vostra mente è un costrutto che vi imprigiona.
Liberatevi.

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Meglio dell’Orso Yogi.

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Nuvole

Ieri notte, prima di andare a dormire ho fatto un semplice pastello nuvoloso.
Non sono molto soddisfatto del risultato, ma seguendo la mia filosofia lo condivido ugualmente. Dagli errori si può sempre imparare qualcosa, anche quando gli errori sono un ysipitto.

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Solo un po’ di brutte nuvole.


Aggiungo che ho sistemato la condivisione automatica di Jetpack, quindi ora gli articoli vengono condivisi automaticamente sulla pagina Facebook. Dirlo qui ovviamente è inutile, perché se stai leggendo qui non ti serve sapere che lo puoi leggere da altre parti, ma non mi sembra il caso di dirlo dove ha senso dirlo.

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Rapido paesaggio

Scusatemi se sono un genio inarrivabile, ma io sono fatto cosí.
Quindi, siccome che sono un genio1 ecco che in una manciata di minuti ho sfornato un nuovo ysipitto, di quelli classici che però sono nuovi, perché questo dipinto a pastello a olio su cartoncino grigio l’ho testé pittato2.

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Un lieto paesaggio cittadino ispirato da una foto non mia.

Probabilmente non ho una mente molto ordinata o precisa, nonostante io cerchi sempre di mostrare il contrario3.


  1. Che sa pure scrivere con ineguagliabile eleganza. 
  2. Ché non pubblico le cose del passato dicendo che sono nuove, per chi mi avete preso4?! 
  3. Riuscendoci ovviamente, perché io ho una mente molto ordinata e precisa, checché ne diciate voi spregiosi5
  4. SPREGIOSI!! 
  5. SPREGIOSI!! 
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Sfocatura

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Sono solo una sfocatura
in mezzo ad altre sfocature.
Immagini indistinte.
Macchie di colore
senza contorni
senza forme.
Non siamo.
Non sono.


Una volta avrei tanto voluto essere, forse sono anche stato, sino a poco tempo fa avrei potuto pensare che ero. La verità purtroppo è un’altra, non credo di essere.
Forse non è una cosa strana e forse non è una cosa sbagliata, il “purtroppo” è riferito all’inganno della mente, al tempo perso, il tempo sprecato, il tempo rovinato.
Il tempo che non c’è piú e che forse non c’è mai stato.


Quanto di tutto questo è vero? Non lo posso sapere, ma soprattutto non lo ritengo importante.

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Il tempo del social

Per risparmiare tempo sui social, seguendo il titolo, scrivo un paio di argomenti differenti, ma collegati, in un solo articolo, cosí posso risparmiare tempo e articoli, che posso usare per scrivere questi incisi all’interno di questi articoli: mi piace sprecare il tempo come voglio e non invece farlo come voglio io, d’altronde.

Prima stavo ascoltando dei brani di qualche anno fa su YouTube, che anche se molti di voi non ci penseranno mai, è un social network, quindi assolutamente in tema con il tema ho deciso. E anche cosí non fosse, sticazzi. Stavo ascoltando dei brani del passato, dicevo, quando mi è caduto l’occhio su uno dei commenti in vista. Ovviamente era la solita cazzata che scrivono i ragazzini di oggi che però questa volta mi ha colpito: il succo del commento era qualcosa tipo «chi ascolta ancora questa canzone nel 2025?» come a indicare che il bimbo ne sa, cercando una conferma di bravura, per memoria o età, trovando gratificazione perché è. Questi commenti si trovano solitamente su brani di 10, 20 o anche 30 anni fa. Mi immagino queste persone che scoprono all’improvviso, ascoltando una canzone dei Lunapop o di qualsiasi altra merda ascoltino queste persone, il miracolo del tempo che passa e la permanenza dei supporti audiovisivi digitali e analogici. Il loro mondo deve essere una costante sorpresa, una scoperta continua, un mondo in cui ancora possono meravigliarsi perché il giorno segue alla notte in un ciclo che sembra inarrestabile. Chissà che shock sarà quando scopriranno che molte persone ascoltano ancora brani composti secoli e secoli addietro, composti quando ancora non era possibile registrare in alcuna maniera alcunché: «quanti ascoltano ancora Le quattro stagioni di Antonio Vivaldi nel 2025?». Quando scopriranno la carta stampata il loro cervello esploderà sicuramente.

Il pubblico e l’utenza dei social sta diventando, da molti anni, sempre piú stupido, questo sembra essere un dato di fatto assodato, ma similmente i social stessi stanno diventando sempre piú stupidi e fastidiosi da gestire: WordPress ha questo “nuovo” sistema a blocchi, che tramite app Jetpack è ancora piú scomodo da usare, che fa cacare a spruzzo: una serie di impostazioni predefinite per fare ciò che il social vuole tu faccia. L’utenza attuale probabilmente è piú contenta, la semplificazione è allettante, peccato che impatti sensibilmente sulla creatività. I social diventano piú scemi perché l’utenza rincretinisce o l’utenza rincretinisce perché i social diventano piú scemi? C’è un punto limite? Il fondo? È un circolo vizioso senza fine che porterà all’implosione?

E altra domanda: perché cazzo non mi condivide automaticamente gli articoli sulla corrispondente pagina Facebook come impostato? Che cazzo è successo in questo tempo? A causa di questa immensa rottura di coglioni, dovendo condividere a mano, non condividerò gli articoli se non quelli che per qualche motivo mi sembra piú interessante fare.

Un fallimento sottotono, ma pur sempre un fallimento.

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Un articolo al giorno

Come da titolo: un articolo al giorno. Un articolo al giorno un cazzo. Ma che mai dovrebbe fare un articolo scritto su un blog inutile? Ma anche scritto su un blog importantissimo. Non fa nulla, non ci vuole un genio per capirlo no? Fa soltanto in misura di quanto decidiamo che possa fare una cazzata inutile senza senso. Se io decido che leggere questo articolo mi cambia la vita e conseguentemente divento un astronauta non è stato l’articolo a farmelo fare, ma la mia decisione che quell’articolo volesse significare qualcosa e in particolare farmi diventare astronauta.

Non ci vuole tanto.


Parlando di cose altrettanto non serie, cioè ascrivibili all’incommensurabilmente ampio insieme delle abnormi cazzate, tema ultimo e spinta principale, primo motore immobile, di questo blog, ho notato che la maggioranza dei blog che seguivo una volta non li seguo piú. Probabilmente, anche se non lo ricordo, ho smesso di seguire tanti blog, per le ragioni piú disparate: sono stronzo io, sono stronzi loro, siamo stronzi entrambi (so bene che questa è solo una sintesi dei vari motivi, ma credo sia una sintesi alquanto efficace); ma ancora piú probabilmente quei blog non esistono piú, e onestamente non mi sento di dire che questo sia un problema a tutti i costi. Ogni cosa ha la sua epoca, ogni cosa ha il suo inizio e la sua fine e sono lieto di vedere la fine di cosí tante cose, non tanto perché vuol dire che io ancora ci sono, anche perché questo è ancora tutto da dimostrare, ma perché è bello vedere il compimento delle cose. E poi perché sono stronzo, che è uno dei motivi cardine elencati qui sopra.

Inutile dire che la mia continua e maniacale ricerca del fallimento ha reso possibile questo traguardo: aspettare che tutto quel mondo crollasse per poter tornare e vedere il mondo crollato e capire che non c’è assolutamente nessuna possibilità per me di poter continuare. Questo paradossalmente mi spinge a fare di piú, sapendo che è assolutamente inutile.

La pace.


Sino a ieri seguivo 69 blog, poi ne ho tolto uno.

Poi forse ne ho aggiunti un altro paio, ma non dispero, non mi seguiranno e potrò sempre rimuoverne altri.

La felicità è a portata di mano, basta allungarla e volerla cogliere.

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