Appunti antimilitaristi nella mattinata del bombardamento dell’Iran
Preferisco i cani che abbaiano e non mordono.
Questo, invece, è un cane rabbioso che, più sta in difficoltà, più tira morsi a destra e a manca senza preoccuparsi delle conseguenze che si produrranno fuori dal suo canile.

Il problema è che questo cane qua ha testate nucleari nel cortile e portaerei nel giardino. E quando un cane così si sente alle strette, non c’è museruola che tenga: è la storia che bussa alla porta, con il suo solito bagaglio di macerie e rimpianti.
Noi, fuori dal recinto, possiamo solo sperare che qualcuno lo tenga per la catena. Anche se al momento tutte le catene sembrano piuttosto arrugginite.
Ma almeno non applauditelo. Questi sono cani che si aizzano con gli applausi e cercano sempre nuovi ossi da spolpare.
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The Bully (il videoclip)
In sottofondo, i Motörhead cantano
Crediamo nella lotta fino al traguardo
We believe in the fight to the finish
Desideriamo il dollaro onnipotente
We desire the almighty dollar
La libbra di carne, il collare d’oro
The pound of flesh, the golden collar
Leccatevi la mano, lasciamo la nostra terra ai cani
Lick the hand, we leave our land for dogs
Da “Dogs“, 1987
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L’appendice degli itajani
Con un attacco di questa portata, dalle conseguenze potenzialmente catastrofiche per mezzo mondo, un ministro degli esteri non può limitarsi a dire: “La nostra priorità è la protezione dei nostri cittadini e delle nostre forze nella regione”.
Preoccuparsi degli italiani è doveroso; adoperarsi per tutelare i connazionali è sacrosanto, e nessuno lo mette in discussione. Il problema è ciò che quella dichiarazione lascia nel silenzio: nessuna visione, nessuna parola sull’impatto globale, nessuna posizione che vada oltre il recinto di casa propria. In uno scenario simile, restare nell’angolo più comodo e meno esposto non è prudenza diplomatica, è assenza di ruolo internazionale e di strategia.
Non si chiede imprudenza, né proclami muscolari. Si chiede una posizione. Un Paese che non prova nemmeno a dire quale ordine internazionale intenda difendere finisce, di fatto, per accettare quello deciso da altri.


