Archive for novembre 2020

Bel ringraziamento!

27 novembre 2020

Questo è un paradosso talmente plateale che l’avevo notato da piccolo e non l’ho mai segnalato qui proprio perché mi sembrava troppo scontato. Ma ci ho ripensato oggi, visto che quest’anno l’onda del “Black Lives Matter” ha portato a ripensare la storia dell’America in un’ottica meno eurocentrica, con tanto di statue di Cristoforo Colombo abbattute.

L’inverno del 1620 era stato durissimo per i Padri Pellegrini, la semina non aveva dato i frutti sperati e metà dei coloni non arrivarono a vedere la primavera. L’anno successivo le cose andarono meglio grazie all’aiuto della gente del posto, che li aveva riforniti di cibo ma soprattutto li aveva istruiti a coltivare e allevare le specie locali anziché quelle portate dall’Europa.

Nello spirito del tempo, i sopravvissuti ringraziarono Dio per questo. Al primo Giorno del Ringraziamento, nel 1621, furono invitati anche i nativi (era il minimo! Anzi, semmai dovevano ringraziare loro più che Dio, o almeno oltre a Dio).

Com’è noto, quelli che li seguirono non dimostrarono la stessa gratitudine. Fra il ’600 e il ’900 i nativi furono sistematicamente e intenzionalmente sterminati, tanto che secondo alcuni storici la strage può essere complessivamente definita un genocidio (più precisamente, una parte del genocidio che coinvolse tutti i popoli originari del contenente, dall’Alaska alla Terra del Fuoco).

In base ad alcune stime il conto totale dei morti, nei soli territori corrispondenti agli attuali 48 Stati contigui degli Stati Uniti, è di 12 milioni (ma subirono persecuzioni anche le popolazioni indigene degli altri territori attualmente parte degli Stati Uniti, come l’Alaska e Portorico).

A parte i numeri, l’aspetto che personalmente trovo più agghiacciante erano i modi: per esempio l’uso di armi biologiche, come la prassi di introdurre negli accampamenti dei nativi le coperte usate dai vaiolosi.

Bel ringraziamento!

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Prima che l’attuale ricorrenza del Giorno del Ringraziamento fosse ufficializzata da Abraham Lincoln nel 1863, la festa veniva celebrata in date diverse, in modi diversi e anche con pretesti diversi a seconda degli Stati o anche delle contee. E qui il paradosso raggiunge il colmo: nel 1676 – quindi pochi decenni dopo i primi sbarchi europei e un secolo prima della nascita degli Stati Uniti – il governatore della contea di Charlestown, in Massachusetts, aveva deciso di indire un giorno di ringraziamento per celebrare la vittoria contro gli «indigeni pagani».

Se adesso il Columbus Day è osteggiato da una parte della popolazione americana, a maggior ragione dovrebbe esserlo il Thanksgiving. Ma oggi, i nativi americani lo hanno festeggiato?

Come Totti e Omero

17 novembre 2020

C’è chi è ancora restio a leggere e-book, o per pigrizia o perché è troppo affezionato al vecchio formato cartaceo, o semplicemente per abitudine.
Lo ammetto (senza snobismi e anzi quasi con un senso di colpa): sono uno di questi lettori retrogradi.
In compenso uno dei miei libri di “divulgazione narrativa”, Macedonia di matematica, è stato pubblicato qualche anno fa solo in e-book.

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Se Totti e Omero sono forse le uniche persone nella storia di cui si dice che abbiano scritto più libri di quanti ne hanno letti, per la categoria degli e-book sono finora l’unico (che io sappia).

Hi facebook!

6 novembre 2020

Il 19 ottobre 2016 la sonda Schiaparelli dell’Agenzia Spaziale Europea si è schiantata su Marte, distruggendosi. In seguito, le indagini hanno portato alla conclusione che, per un errore nei dati inviati dai sensori, il computer di bordo aveva dedotto troppo presto di trovarsi sul suolo marziano e aveva perciò disattivato il paracadute quando invece la sonda si trovava ancora a 3 km di altitudine.

Sono cose che succedono quando si lascia agli algoritmi la decisione finale (o unica), senza un controllo umano. Se ci fosse stato un astronauta alla guida non sarebbe mai precipitato.

Non succede solo nello spazio. Su facebook, l’immagine di sfondo è quella con cui si dà agli altri utenti, anche quelli con cui non si è in contatto, una prima informazione su di sé. La mia immagine era una famosa fotografia scattata in Germania sotto il nazismo.
In mezzo a una folla di persone che facevano il saluto a Hitler, August Landmesser rimase – lui solo – ostentatamente a braccia incrociate. La mia immagine di sfondo era appunto quella vecchia foto in bianco e nero, con tanto di circoletto a evidenziare il suo coraggioso comportamento unico.

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L’algoritmo di facebook, vedendo tutti quei saluti romani, deve aver concluso che la mia fosse un’apologia di nazismo, anziché l’esatto contrario, e mi ha cancellato la foto.

Più recentemente, commentando un post di un amico, deridevo i naziskin che, nella loro ignoranza, scrivono sui muri “Hi Hitler!”. Una dabbenaggine divertente, anche secondo i lettori del post. Ma non per l’algoritmo di facebook, che a quanto pare è almeno tanto sprovveduto quanto le teste rasate, perché ha interpretato la mia osservazione nel senso diametralmente opposto e l’ha catalogata come “violazione agli standard della community”.

Ora, poco male per me: a parte la rimozione del mio commento, per questa volta non mi hanno sanzionato, perché «sappiamo che gli errori possono succedere» (!); la minaccia è che, alla prossima “infrazione”, sarò sospeso da facebook per un giorno. Un danno da nulla rispetto alla distruzione di una sonda da centinaia di milioni di euro (e fra l’altro senza facebook si sta benissimo). Però, caro Mark, lasciatelo dire, un controllo umano non farebbe male. O forse gli standard della community vogliono tutelare il buon nome dei naziskin?


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