Questo è un paradosso talmente plateale che l’avevo notato da piccolo e non l’ho mai segnalato qui proprio perché mi sembrava troppo scontato. Ma ci ho ripensato oggi, visto che quest’anno l’onda del “Black Lives Matter” ha portato a ripensare la storia dell’America in un’ottica meno eurocentrica, con tanto di statue di Cristoforo Colombo abbattute.
L’inverno del 1620 era stato durissimo per i Padri Pellegrini, la semina non aveva dato i frutti sperati e metà dei coloni non arrivarono a vedere la primavera. L’anno successivo le cose andarono meglio grazie all’aiuto della gente del posto, che li aveva riforniti di cibo ma soprattutto li aveva istruiti a coltivare e allevare le specie locali anziché quelle portate dall’Europa.
Nello spirito del tempo, i sopravvissuti ringraziarono Dio per questo. Al primo Giorno del Ringraziamento, nel 1621, furono invitati anche i nativi (era il minimo! Anzi, semmai dovevano ringraziare loro più che Dio, o almeno oltre a Dio).
Com’è noto, quelli che li seguirono non dimostrarono la stessa gratitudine. Fra il ’600 e il ’900 i nativi furono sistematicamente e intenzionalmente sterminati, tanto che secondo alcuni storici la strage può essere complessivamente definita un genocidio (più precisamente, una parte del genocidio che coinvolse tutti i popoli originari del contenente, dall’Alaska alla Terra del Fuoco).
In base ad alcune stime il conto totale dei morti, nei soli territori corrispondenti agli attuali 48 Stati contigui degli Stati Uniti, è di 12 milioni (ma subirono persecuzioni anche le popolazioni indigene degli altri territori attualmente parte degli Stati Uniti, come l’Alaska e Portorico).
A parte i numeri, l’aspetto che personalmente trovo più agghiacciante erano i modi: per esempio l’uso di armi biologiche, come la prassi di introdurre negli accampamenti dei nativi le coperte usate dai vaiolosi.
Bel ringraziamento!

Prima che l’attuale ricorrenza del Giorno del Ringraziamento fosse ufficializzata da Abraham Lincoln nel 1863, la festa veniva celebrata in date diverse, in modi diversi e anche con pretesti diversi a seconda degli Stati o anche delle contee. E qui il paradosso raggiunge il colmo: nel 1676 – quindi pochi decenni dopo i primi sbarchi europei e un secolo prima della nascita degli Stati Uniti – il governatore della contea di Charlestown, in Massachusetts, aveva deciso di indire un giorno di ringraziamento per celebrare la vittoria contro gli «indigeni pagani».
Se adesso il Columbus Day è osteggiato da una parte della popolazione americana, a maggior ragione dovrebbe esserlo il Thanksgiving. Ma oggi, i nativi americani lo hanno festeggiato?

