Archive for dicembre 2020
I paradossi del coronavirus / 8
28 dicembre 2020Matematici criminali
14 dicembre 2020Nell’immaginario comune i matematici sono spesso pazzi, ma in genere inoffensivi. Invece non sono pochi quelli che si sono dedicati al crimine, alcuni effettivamente in modo squilibrato, altri in modo lucido e sistematico: se nell’Ottocento il fiorentino Guglielmo Libri si limitava a trafugare volumi preziosi dalle biblioteche (*), più recentemente l’americano Theodore Kaczynski si è guadagnato l’appellativo di Unabomber per la sua abitudine di spedire pacchi bomba.
Quello del francese André Bloch è uno dei casi più misteriosi (e più paradossali, visto l’esito finale). I suoi studi matematici vennero interrotti dalla chiamata alle armi per la prima guerra mondiale. Tornato a casa in seguito a una ferita, il 17 novembre 1917 uccise il fratello, lo zio e la zia. Non sono mai stati chiariti del tutto i motivi della strage, ma secondo una testimonianza Bloch voleva compiere un atto di eugenetica, eliminando i rami della famiglia affetti da malattia mentale. Ironicamente, fu lui a essere internato in un ospedale psichiatrico.

(Tratto dal mio articolo “I matematici dalla parte sbagliata” pubblicato sul numero di dicembre 2020 di Prisma, in edicola)
(*) La maggior parte dei commentatori non resiste giustamente alla tentazione di associare la sua specialità criminale al suo cognome
Uno di noi
9 dicembre 2020Pochi politici al mondo possono dire di aver fatto del bene al proprio popolo come Tabaré Vázquez, presidente dell’Uruguay dal 2005 al 2010 e dal 2015 al 2020. Eletto con il Frente Amplio, è stato il primo presidente di sinistra del Paese e il primo a interrompere l’alternanza fra i due partiti tradizionali, il Partido Colorado e il Partido Nacional; nell’intervallo tra i suoi due mandati è stato presidente il suo compagno di partito José Mujica, molto popolare anche per il suo passato da rivoluzionario e per il suo stile di vita morigerato (devolveva in beneficenza il 90% del suo appannaggio presidenziale e per spostarsi usava un vecchio Maggiolino Volkswagen che gli era stato regalato).
Tabaré Ramón Vázquez Rosas era un uomo di un altro tipo, meno pittoresco ma altrettanto se non più deciso. Laureato in medicina, si era specializzato in oncologia e radioterapia, e prima di entrare in politica aveva lavorato a lungo come medico e ricercatore. Una volta eletto presidente, ha fatto coerentemente “qualcosa di sinistra”: politiche contro la disoccupazione, un progetto per diffondere l’alfabetizzazione informatica anche fra le fasce più svantaggiate della popolazione e una riforma in senso assistenziale, “europeo”, del sistema sanitario nazionale – forse quella che, in quanto medico, gli stava più a cuore.
Ma soprattutto ha portato nella politica la più ovvia missione di un oncologo, a prescindere dalla sua ideologia e dal suo schieramento parlamentare: combattere il fumo. La sua legge antifumo, nel 2006, è stata la prima in America Latina e la settima al mondo. Come quella italiana, non si è limitata a proibire il fumo nei luoghi pubblici, per tutelare i non fumatori, né a scoraggiare l’abitudine del fumo, per proteggere tutta la popolazione: la legge ha agito anche a monte, contro le aziende del tabacco, proibendone la pubblicità, obbligandole a dichiarare in evidenza i rischi del fumo, vietando sui pacchetti le indicazioni truffaldine come “light” e limitando molto la possibilità di distribuire campioni gratuiti (ora una ditta può regalare un pacchetto di sigarette solo in cambio di un altro, in modo da permettere ai fumatori di provare un’altra marca ma senza poter fare proselitismo fra i non fumatori).

Tabaré Vázquez se n’è andato domenica scorsa. Il destino beffardo se l’è portato via con un tumore al polmone. Non è certo un caso anomalo: il “big killer” colpisce circa 2 milioni di persone ogni anno uccidendone la grande maggioranza (per due terzi fumatori: quindi porta alla morte ogni anno anche centinaia di migliaia di non fumatori). Quello che è dolorosamente paradossale è che stavolta è capitato a un uomo che aveva fatto della lotta al fumo una delle sue bandiere professionali e politiche.
L’ex-presidente può essere però orgoglioso della sua vita: con la sua legge ha ottenuto importanti riconoscimenti, fra cui nel 2006 l’onore più alto dell’Organizzazione mondiale della Sanità, il Premio speciale del direttore generale. E sicuramente saranno stati motivi di soddisfazione per lui anche il grande apprezzamento da parte della popolazione per la sua legge e la guerra che gli ha mosso la lobby del tabacco.
Poi sarà stato molto contento di vedere in tutto il mondo norme antifumo sempre più numerose e sempre più restrittive, a livello nazionale e locale; siamo ancora lontani dall’eradicazione del fumo ma, se guardiamo a com’era la situazione appena pochi anni fa, i passi avanti compiuti sono vertiginosi. Lui, da oncologo e da politico, ha fatto il suo dovere, adesso il suo Paese e il mondo intero portano avanti la sua opera. Prendendo in prestito le gloriose parole di Heine, lo si può ben definire «un soldato nella lotta per la liberazione dell’umanità».
¡Tu palabra levanto, tu ejemplo vivirá!
Questi ungheresi
4 dicembre 2020I politici ungheresi, in questo periodo, si sono conquistati la fama dei più incalliti sovranisti d’Europa. Ma a volte ci regalano qualche soddisfazione. Prima è stata la volta dell’antisemita che ha scoperto di avere origini ebraiche: Csanád Szegedi, dirigente del partito neonazista Jobbik, che si è dimesso (per la vergogna?) quando si è diffusa la voce. Gustosa notizia di cronaca ma di poco peso politico, considerando la modesta caratura del soggetto.
Adesso invece è toccato a un pezzo più grosso: un esponente del partito di governo Fidesz (quello del primo ministro Orbán) e addirittura europarlamentare. József Szájer si è dimesso dopo essere stato scoperto, con pasticche di ecstasy nella borsa, in un locale di Bruxelles dove era in corso un’orgia (secondo alcune fonti omosessuale) con altre 24 persone.
Ora, gli scandali sessuali sono frequenti in politica: dai numerosi casi piccanti inglesi che fanno la felicità dei tabloid a quelli eclatanti di Bill Clinton e Dominique Strauss-Kahn. Solo che Szájer è noto per le sue idee molto rigide sulla famiglia tradizionale e contrarie a ogni apertura alle unioni gay.
L’incoerenza ideologica è palese, ma è ancora più divertente quella dei modi. Szájer si fa passare per un politico sobrio, e una volta ha giustificato le sue posizioni reazionarie affermando posatamente: «Non penso che il concetto di matrimonio tradizionale sia cambiato solo perché siamo entrati in un altro millennio». Ora il raffinato sofista è stato pizzicato mentre scappava nudo dalla grondaia per non essere identificato (purtroppo le foto disponibili rispecchiano solo il primo aspetto).

La polizia infatti aveva fatto irruzione nel locale perché il ritrovo violava le norme anti-covid. E a pensarci bene, in effetti, ipocrisia a parte, questo era l’unico aspetto veramente dannoso e deprecabile del suo comportamento.
