In una repubblica, il capo dello Stato viene deciso, in forma diretta o indiretta, dalla volontà del popolo, laddove in una monarchia la volontà è quella divina. Con qualche eccezione.
Napoleone è spesso considerato dai francesi uno dei loro più grandi sovrani, insieme a Carlo Magno e Luigi XIV (*). La grande differenza è che, mentre gli altri due il titolo l’avevano ereditato, Napoleone se lo conquistò da solo, partendo da zero (da un altro punto di vista, è l’unico la cui ascesa al trono non seguì una regolare successione dinastica ma fu la conseguenza di un colpo di Stato che rovesciò un regime democratico).
Dopo essersi incoronato imperatore dei francesi, Napoleone si nominò il 26 maggio 1805 anche re d’Italia, cingendo a Milano la corona di ferro. Gli storici riportano che in quell’occasione, riferendosi appunto alla corona, pronunciò la famosa frase: « Dieu me la donne, gare à qui la touche ! » (spesso tradotta con «Dio me l’ha data, guai a chi me la tocca!»).

Se però Dio attribuisce la corona per diritto di nascita agli eredi al trono, Napoleone era l’ultimo monarca sulla faccia della Terra ad avere il diritto di pronunciare quella frase, blasfema secondo alcuni e paradossale senza ombra di dubbio.
(*) La “grandezza” che li accomuna, nell’accezione delle loro epoche, era legata allo sfarzo della corte o all’estensione dei territori posseduti o conquistati, non alle qualità morali.
Nel caso di Carlo Magno (che comunque non era “francese”) il massacro dei prigionieri sassoni del 782 (conosciuto come “il bagno di sangue di Verden”) basta a testimoniare della sua spietatezza.
Luigi XIV da parte sua era un guerrafondaio che, fra lussi e conflitti, rovinò le finanze statali e pose le basi per la crisi che sfociò tempo dopo con la grande Rivoluzione (a farne le spese, com’è noto, fu il suo discendente Luigi XVI).
Napoleone, indubbiamente grande come condottiero, aveva un debole per le campagne militari, che vedeva come la prima opzione per risolvere un contrasto e non l’ultima; anche per questo è a sua volta considerato da molti un criminale di guerra.
