Archive for the ‘Arte’ Category

La scuola di Roma

8 aprile 2025

All’inizio del Cinquecento Roma era – ancora una volta – la capitale culturale e soprattutto artistica europea. Nel 1513 – annus mirabilis – ci vivevano contemporaneamente i tre più celebri geni del Rinascimento.

Il grande vecchio era il toscano Leonardo, reduce dall’importante soggiorno milanese. Pittore sommo (aveva già dipinto – anche se non ancora completato – la Gioconda), era anche naturalista e ingegnere fra i più rinomati dell’epoca. Nella sua ottica c’era continuità fra i vari aspetti della sua personalità umana e della sua ricerca artistica: per esempio i suoi studi anatomici su soggetti umani e animali erano anche funzionali a una loro migliore rappresentazione pittorica.

L’uomo del momento era Michelangelo, toscano anche lui. Si sentiva innanzitutto scultore, ma è stato anche uno dei massimi pittori e architetti della storia umana. E, non da ultimo, era anche un poeta, forse il più grande lirico italiano del Cinquecento. In tutte le arti traduceva la sua dotta visione filosofica neoplatonica, secondo la quale l’anima spirituale deve liberarsi dei ceppi della sua gabbia materiale, il corpo: un’idea che trovava la sua rappresentazione ideale appunto nella scultura, in cui l’artista libera l’essenza delle figure umane dalla materia grezza.

Infine, l’astro nascente era il giovane Raffaello da Urbino. Se Leonardo era il pittore-scienziato e Michelangelo il pittore-filosofo, Raffaello era il pittore-pittore: a differenza dei suoi colleghi non deviava quasi mai dalla sua arte (salvo episodiche incursioni nell’architettura), nella quale eccelleva per il talento purissimo, una perfezione formale assoluta e una rapidità di esecuzione inarrivabile.

Proprio nell’affresco più famoso di Raffaello, La scuola di Atene (nelle Stanze vaticane), sono immortalati i tre sommi artisti, effigiati nelle sembianze di altrettanti filosofi greci. Solo che le corrispondenze sono a dir poco sballate.

L’autore si è autoritratto, all’estrema destra, nella schiera dei filosofi e matematici: voleva così attribuirsi uno spessore intellettuale che certo non gli mancava, ma che sarebbe stato più appropriato per Michelangelo o Leonardo, o anche per i grandi artisti matematici della generazione precedente, come Piero della Francesca e Leon Battista Alberti.

Michelangelo – con cui Raffaello aveva rapporti conflittuali – appare in basso nelle vesti di Eraclito, un filosofo considerato all’epoca minore: forse un segno di poca considerazione, ma comunque un’attribuzione poco consona anche e soprattutto perché la filosofia eraclitea dell’eterno divenire poco si accordava con la metafisica del neoplatonismo.

Leonardo era invece in buoni rapporti con Raffaello, che lo raffigura al centro della scena nei panni di Platone. Qui però l’incongruenza della rappresentazione raggiunge il livello del paradosso. Le due principali scuole filosofiche dell’antica Grecia erano quella platonica “trascendente”, secondo cui la spiegazione delle cose va ricercata al loro esterno, e quella aristotelica “materialistica”, che invece la vedeva al loro interno: una contrapposizione resa genialmente nell’affresco in modo sintetico e indimenticabile, con Platone che punta il dito verso l’alto e Aristotele che indica verso il basso con la mano. Ora, se Michelangelo era apertamente e totalmente schierato per il neoplatonismo, viceversa Leonardo, attento e curioso indagatore della natura nei suoi molteplici fenomeni, dimostrava senza dubbio uno spirito aristotelico.

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Il vecchio e il nuovo / 3

9 gennaio 2025

Come osserva giustamente Alessandro Barbero (e com’è ovvio) gli uomini medievali non pensavano di essere medievali: si sentivano (giustamente) i moderni, rispetto agli antichi. E per loro l’arte moderna era quella romanica, e poi quella gotica.

Con questo ragionamento, in ogni periodo storico tutta l’arte del momento è moderna e tutta l’arte precedente si può considerare antica (da qui il paradosso del futurismo ormai considerato un’avanguardia storica).

Perciò, in teoria, un museo che espone opere coeve è un museo d’arte moderna, mentre se espone opere precedenti è un museo d’arte antica. Oggi invece abbiamo fissato (sclerotizzato) un concetto di arte moderna e contemporanea formulato tempo fa: così ancora nel Ventunesimo secolo dobbiamo considerare Canova un esponente dell’arte moderna anziché un grandissimo scultore antico.

Da qui lo slogan involontariamente paradossale con cui una famosa e importante galleria d’arte di Roma vanta la sua storia: «Fondata nel 1898, la Galleria Russo è la più antica galleria d’arte moderna italiana».

N.B. L’affermazione avrebbe senso se nessuna delle gallerie antecedenti avesse mai esposto arte coeva.

Come il giorno e la notte / 2

20 dicembre 2023

Il Romanticismo è stato un movimento artistico, filosofico e culturale nato in Germania alla fine del Settecento. Ma è anche una categoria spirituale atemporale: quella che esprime il lato notturno della realtà, che tende all’infinito e quindi alla nostalgia inguaribile, che canta lo struggimento dell’impossibilità di un compimento.

Spesso invece il termine si usa nel senso di “sentimentale” (si definisce romantica qualunque commedia rosa) o di “poetico” e “pittoresco”. Si arriva all’assurdo quando si considera romantica una città come Parigi, la Ville Lumière, la città della luce per definizione sia per la sua scintillante illuminazione sia perché è stata il principale centro dell’Illuminismo, del secolo dei Lumi: a rigor di termini, insieme forse a Firenze, è la città meno romantica del mondo.

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Aggettivi che descrivono peggio i pittori

3 ottobre 2023

Munch: ridanciano
Klimt: legnoso
Mondrian: sensuale
Matisse: spigoloso
Van Gogh: spensierato
Picasso: modesto
Mirò: senile
Dalì: sottovalutato
Michelangelo: superficiale
Leonardo: sconosciuto
Raffaello: squilibrato
Masaccio: longevo
Canaletto: approssimativo
Otto Dix: pacioso
Rouault: lezioso
Gauguin: artico
Botero: etereo
Pollock: cristallino
Turner: calligrafico
Schiele: angelicato
Kirchner: soave
Klee: sinuoso
Vermeer: chiassoso
Rubens: algido
Bosch: essenziale
Caravaggio: solare
Beato Angelico: turpe
Simone Martini: pacchiano

Cadrà l’inverno anche sopra di loro

30 Maggio 2022

«Noi vogliamo distruggere i musei», tuonava Marinetti nel suo famoso Manifesto del futurismo, suggerendo anche una possibile modalità esecutiva: «Sviate il corso dei canali, per inondare i musei!…». E forniva naturalmente le motivazioni: «Musei: cimiteri!… Identici, veramente per la sinistra promiscuità di tanti corpi che non si conoscono. Musei: dormitori pubblici in cui si riposa per sempre accanto ad esseri odiati o ignoti! Musei: assurdi macelli di pittori e scultori che vanno trucidando si ferocemente a colpi di colori e di linee, lungo le pareti contese!».

Oggi non solo le opere dei grandi pittori futuristi sono conservate in numerosi musei in tutto il mondo, ma al Museo del Novecento di Milano c’è addirittura una “Galleria del Futurismo”. E senza saperlo Marinetti covava anche una serpe in seno: a Rovereto la Casa d’Arte Futurista Depero si fregia di essere «l’unico museo fondato da un futurista» (lo stesso Depero, nel 1957).

La sorte paradossale del futurismo, annoverato oggi fra le avanguardie storiche, è comune ad altri movimenti artistici di rottura, che prima o poi vengono fagocitati dal “sistema” e assimilati alle opere polverose del passato. Il grande musicista Brian Eno ha osservato una volta: «Perché Fontana di Duchamp gira nei musei con assicurazioni costosissime se il senso era che qualunque orinatoio può essere un’opera d’arte?».

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Inversioni 4 / Colori

21 febbraio 2022

Nell’iconografia tradizionale il blu era il colore mariano, come si può vedere per esempio nelle meravigliose madonne di Giovanni Bellini, o nella strepitosa Annunciata di Antonello da Messina.

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Così per molto tempo, specialmente nell’Ottocento, le bambine venivano vestite con abiti azzurri o spesso di un ancora più femminile celeste.

Viceversa il colore virile per eccellenza era il rosso, acceso e violento. E la sua sfumatura più tenue, il rosa, era il colore dei maschietti.

(Grazie a Ilaria per la segnalazione)

I fiori e i cannoni

12 novembre 2021

Spesso mi capita di pensare a quanto sarebbe bello se Van Gogh oggi potesse vedere i suoi quadri, che lui non riusciva a vendere, battuti all’asta a cifre record.

La fama postuma però ha anche i suoi lati negativi. Gira su youtube un video con brani di Chopin intitolato “Relaxing Classical Music“. Come se lo scopo della musica classica (qualunque cosa questa definizione voglia dire) fosse semplicemente di rilassare. E come se la musica di Chopin fosse banalmente salottiera e superficiale, quando già all’epoca Schumann, nella sua veste di acuto critico musicale oltre che di eccelso compositore, l’aveva definita “cannoni nascosti sotto i fiori”. A quanto pare oggi quei cannoni restano nascosti molto bene.

Ebbene, il video ha per giunta come immagine di sfondo La notte stellata di Van Gogh. Quello stile irrequieto e contorto, che esprimeva la perenne angoscia esistenziale del pittore, è oggi talmente banalizzato che gli ignoranti di arte lo possono prendere per rilassante: l’aggettivo che probabilmente lo descrive peggio.

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Una cosa simile è successa a Brecht, che con L’opera da tre soldi voleva denunciare le malefatte del capitalismo: oggi la Ballata di Mackie Messer, nelle sue versioni arrangiate, anglicizzate e variamente strumentate, si può ascoltare perfino nelle convention delle grandi multinazionali. I denti del pescecane sono stati smussati e resi inoffensivi dall’abitudine e dalla notorietà, nascosti anche loro sotto un mazzo di fiori ingannatori.

Il vecchio e il nuovo / 2

3 luglio 2019

“Nuovo” è uno dei concetti più relativi che ci siano: ogni cosa nuova a un certo punto diventa vecchia. Lo sanno bene i fiorentini: la splendida basilica di Santa Maria Novella (cioè appunto “nuova”) è stata chiamata così perché costruita dove prima sorgeva la “vecchia” chiesetta di Santa Maria delle Vigne (la quale però a sua volta, appena costruita, avrebbe potuto fregiarsi del titolo di “nuova”). Ironia della sorte, pochi anni dopo – e non troppo lontano da lì – è stata costruita la cattedrale di Santa Maria del Fiore: oggi quindi, fra le due più famose chiese di Firenze dedicate a Santa Maria, quella “Novella” è la più antica.

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Il paradosso è portato al culmine a Parigi, dove il Pont Neuf è il ponte più vecchio della città (c’è il trucco: ce n’erano ovviamente di più antichi ma non sono arrivati ai nostri giorni). Sui nomi dei ponti erano stati più accorti proprio i fiorentini: il Ponte Vecchio non potrà mai essere superato in anzianità.

Inversioni

22 gennaio 2019

1) Su Marte, di giorno, il cielo è spesso di un colore rossastro, mentre i tramonti sono di un bel blu intenso.

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2) La parola francese hôtel, cioè albergo, ha la stessa etimologia di “ostello”. E ostello si dice auberge.

3) Il Mausoleo di Santa Costanza, a Roma, è uno dei migliori esempi di chiesa a pianta circolare. E se le tipiche chiese a navate rettangolari hanno l’abside semicircolare, la chiesa rotonda ha un’abside rettangolare.

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L’eredità di Caravaggio

14 luglio 2017

Caravaggio è stato uno dei pochissimi fra i grandi pittori della sua epoca – se non l’unico – a non avere avuto una bottega di allievi. E si capisce, vista la vita irregolare che conduceva, sempre in fuga. Però nessuno ha avuto più seguaci di lui, tanto che si definiscono caravaggeschi molti dei pittori del Seicento (e non solo in Italia).

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Punti cardinali / 4

28 agosto 2013

Lo stile gotico è in tutti i sensi nordico, a partire dal nome: Giorgio Vasari, quando lo conia nel Cinquecento, si riferisce ai goti per descrivere in senso dispregiativo uno stile barbarico, esagerato, a cui contrappone l’equilibrio armonico del Rinascimento italiano.
In effetti il gotico è il primo stile architettonico della storia a nascere in Francia e ad arrivare in Italia solo in un secondo momento (anche se, valicando le Alpi, si ammorbidisce, perdendo un po’ del suo “estremismo” e adeguandosi un po’ alla dolcezza italiana).
Il paradosso è che in Spagna questo stile nordico predomina proprio nel Sud, nell’assolata Andalusia. L’esempio più famoso è la grandiosa cattedrale di Siviglia, che rivaleggia con i grandi capolavori del gotico francese e tedesco.

Catedral_Sevilla

Il motivo c’è, e non è di ordine spaziale ma temporale: durante il periodo d’oro del romanico, che ha lasciato importanti testimonianze nel centro-nord della Penisola Iberica, l’Andalusia era ancora sotto il dominio arabo. Quando i re spagnoli entrano a Siviglia, è già l’epoca del gotico.

Definizioni da tre soldi

11 luglio 2012

Strana, la sorte degli artisti e dei movimenti “di rottura”… Brecht oggi viene annoverato fra i “classici” del teatro, e il futurismo viene ossimoricamente classificato come “avanguardia storica”.

Come il giorno e la notte

21 febbraio 2012

Il Romanticismo, oltre a essere stato un movimento artistico, filosofico e culturale, è una categoria spirituale atemporale: quella che esprime il lato notturno della realtà, che tende all’infinito e quindi alla nostalgia inguaribile, che canta lo struggimento dell’impossibilità di un compimento.
Spesso invece il termine “romantico” si usa banalmente nel senso di “sentimentale”, e lo si applica a qualunque commedia rosa; oppure nel senso di “poetico” e “pittoresco”. Si arriva all’assurdo quando si considera romantica una città come Firenze, che invece simboleggia in eterno il trionfo del Rinascimento, cioè della razionalità, della luce e dell’equilibrio.

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… e guai a chi me lo tocca!

2 luglio 2011

La Palestina non fa parte dell’Onu a pieno titolo, ma ha solo lo status di “osservatore”. Perciò l’Unesco non ha potuto inserire nel “patrimonio dell’umanità” la Basilica della natività a Betlemme.
Neanche il Vaticano fa parte dell’Onu, eppure è stato inserito nella lista: è il primo paradosso.
Il secondo è che in questo modo l’Unesco ha dichiarato “patrimonio dell’umanità” beni artistici su cui non ha alcun diritto. Il papa, per assurdo, non potrebbe opporsi e proclamarli sua proprietà esclusiva?


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